sabato 7 aprile 2018

"Perciò noi testimoniamo e confessiamo…"

Declaratio finale del convegno "Chiesa cattolica, dove vai?", Roma, 7 aprile 2018

A causa di interpretazioni contraddittorie dell’Esortazione apostolica Amoris laetitia, tra i fedeli nel mondo si diffondono sconcerto e confusione.
L’urgente richiesta da parte di circa un milione di fedeli, più di 250 studiosi e anche di cardinali di una risposta chiarificatrice del Santo Padre a queste domande non è stata finora ascoltata.
Nel grave pericolo venutosi a creare per la fede e l’unità della Chiesa noi, membri battezzati e cresimati del Popolo di Dio, siamo chiamati a riaffermare la nostra fede cattolica.  
Ci autorizza e ci incoraggia a farlo il Concilio Vaticano II, che nella Lumen gentium al n. 33 afferma: «Così ogni laico, in virtù dei doni che gli sono stati fatti, è testimonio e insieme vivo strumento della stessa missione della Chiesa “secondo la misura del dono del Cristo” (Ef 4,7)».
Ci incoraggia a farlo anche il beato John Henry Newman, che nel suo scritto si può dire profetico On Consulting the Faithful in Matter of Doctrine, già nell’anno 1859 indicava l’importanza della testimonianza di fede da parte dei laici.
Perciò noi testimoniamo e confessiamo in accordo con l’autentica tradizione della Chiesa che:
  1. il matrimonio tra due battezzati, rato e consumato, può essere sciolto solo dalla morte. 
  2. Perciò i cristiani che, uniti da un matrimonio valido, si uniscono a un’altra persona mentre il loro coniuge è ancora in vita, commettono il grave peccato di adulterio.
  3. Siamo convinti che esistono comandamenti morali assoluti, che obbligano sempre e senza eccezioni.
  4. Siamo anche convinti che nessuno giudizio soggettivo di coscienza può rendere buona e lecita un’azione intrinsecamente cattiva.
  5. Siamo convinti che il giudizio sulla possibilità di amministrare l’assoluzione sacramentale non si fonda sull’imputabilità o meno del peccato commesso, ma sul proposito del penitente di abbandonare un modo di vita contrario ai comandamenti divini. 
  6. Siamo convinti che i divorziati risposati civilmente e non disposti a vivere nella continenza, trovandosi in una situazione oggettivamente in contrasto con la legge di Dio, non possono accedere alla Comunione eucaristica.
Il nostro Signore Gesù Cristo dice: «Se rimanete nella mia parola siete davvero miei discepoli, conoscerete la verità e la verità vi farà liberi» (Gv 8,31-32).
Con questa fiducia confessiamo la nostra fede davanti al Supremo Pastore e Maestro della Chiesa e davanti ai vescovi e chiediamo loro di confermarci nella fede.

41 commenti:

Anonimo ha detto...

Insomma l'ennesima riproposizione delle risposte ai dubia, ma nessuna correzione canonica...

Anonimo ha detto...

Tutto qui? Delusione.....
Nonna

Unam Sanctam ha detto...

E di nuovo si cerca di giustificare con il CVII i problemi che sono già impliciti nel CVII...

Unam Sanctam ha detto...

Correggo il mio commento precedente, non chiaro (pubblichi, per favore, solo questo corretto).

Di nuovo si cerca di risolvere mediante il CVII (mi riferisco alla citazione "necessaria" da Lumen Gentium) i problemi che sono già impliciti nello stesso CVII...

fabriziogiudici ha detto...

Tutto qui? Delusione.....
Nonna


Io sto leggendo da un'oretta, oggi sono stato fuori casa. Ma non sottovaluterei: la dichiarazione finale è di fatto una correzione, che risponde correttamente ai dubia. Ora viene affidata al Popolo di Dio.

Anonimo ha detto...

DICHIARAZIONE O CORREZIONE?
CON QUESTA DECLARATIO, DE FACTO E' STATA CORRETTA L'A.L. NEI PUNTI IN CUI SI DISTANZIAVA DALLA DOTTRINA CATTOLICA DI SEMPRE.
QUALI REAZIONI SI AVRANNO ALLE SEVERE E CHIARE PAROLE PRONUNCIATE?
VISTA L'AUTOREVOLE PRESENZA DI CARDINALI E VESCOVI, QUESTA PRIMAVERA HA FATTO EMERGERE CON CHIAREZZA IL DISSENSO AD ALCUNE ESTERNAZIONI DI CARATTERE DOTTRINALE.
DIFFICILE CONTINUARE A FAR FINTA DI NULLA.
Mario Proietti

Anonimo ha detto...


una "declaratio" timida e ambigua in alcuni punti., una camomilla

1. La confusione nasce da "interpretazioni contraddittorie" di AL. Giusto. Ma fatte da chi? Mistero. Perché non aver il coraggio di dire la verità e cioè che queste "interpretazioni contraddittorie" nascono all'interno stesso della Gerarchia mentre il Papa latita o peggio sembra favorirle? In ogni caso, si doveva pur dire che era da elementi della Gerarchia che veniva il male.
2. C'è ovviamente l'immancabile citazione del Vaticano II, in uno dei suoi passaggi conformi alla tradizione della Chiesa. E prima del Concilio ai laici non veniva riconosciuto un ruolo attivo nella testimonianza della fede?
3. Le proposizioni "testimoniate e confessate" sono la risposta ai famosi Dubia nel senso della dottrina ortodossa cattolica. Bene. Il Papa non ha risposto, rispondono i fedeli.
Forse si poteva accennare al fatto, che appunto i fedeli sono costretti a rispondere loro, secondo la sana dottrina, stante il silenzio scandaloso del Papa.
4. La conclusione, con la richiesta di esser confermati nella fede fatta al Papa e ai vescovi, sembra riflettere l'ambigua nozione di collegialità di Lumen Gentium 22.2. Ma dai testi sacri e da tutto l'insegnamento della Chiesa risulta che il Signore ha conferito al solo Pietro (suo Vicario in terra) l'ufficio di "confermare nella fede i fratelli", di essere cioè Supremo Pastore e Maestro della Chiesa universale. Tale "conferma" i vescovi possono poi farla nelle loro diocesi, anche se può valere moralmente per l'intera Chiesa.
5. Non si sarebbe anche dovuto dire che i fedeli rifiutano espressamente ogni altra interpretazione del cap. VIII della AL, in quanto da ritenersi erronea nella fede e pericolosa per la salvezza delle loro anime?

Insomma, il documento appare timido, ambiguo nei punti indicati, preoccupato di mostrarsi in linea con il Concilio, ingessato dalla paura di offendere qualcuno o di esser accusato di voler provocare uno scisma. Un documento come questo non va a vedere il bluff di Bergoglio e dei vari Kasper, Maradiaga, Schoenborn, etc. Il bluff consiste nel continuare a dire, con faccia incredibilmente tosta, che la dottrina della Chiesa da costoro insegnata non è cambiata e che nessuno la vuole cambiare.
Ma per costringere gli impostori a mostrare le carte, ci vuole ben altro che una declaratio alla camomilla come questa.
PP

Anonimo ha detto...

(dal blog di Tosatti, tra tanti fedeli delusi, un commento equilibrato che condivido):
"Io temo reazioni sconclusionate, o più semplicemente che verrà adottata la strategia del silenzio, con l’ordine a tutti i giornali e giornalisti di non dare rilievo alla notizia, né sulla stampa nazionale né, soprattutto, su quella internazionale. In sostanza: “Avete ribadito la Dottrina cattolica di sempre? Benissimo, tanto nessuno tranne quattro gatti interessati ne saprà mai niente e noi potremo continuare allegramente a minare la barca di Cristo”.
Spero che chi di dovere, cioè gli organizzatori del congresso ed i firmatari, abbiano già preso provvedimenti affinché questo non accada: a costo di essere tacciati come “vescovi contro papa Francesco”, se ne deve parlare. La gente, i semplici fedeli che vivono in questi tempi bui e di crisi devono sapere che c’è ancora qualcuno disposto a proclamare ed a morire (se non letteralmente, figuratamente) per amore della Verità. Questa è la più grande testimonianza di fede, di cui noi poveri disgraziati laici abbiamo bisogno. Alla Chiesa servono martiri della Fede e persone innamorate di Cristo, non affabulatori o caporioni."
EquesFidus

http://www.marcotosatti.com/2018/04/07/chiesa-dove-vai-dichiarazione-finale-di-fede-correzione-implicita/#comments

fabriziogiudici ha detto...

E di nuovo si cerca di giustificare con il CVII i problemi che sono già impliciti nel CVII...

No, scusate, francamente questa è una reazione insensata. Il CVII ha enormi problemi, ma non è tutto un problema. La parte citata del CVII è quella che investe di responsabilità i laici e non vedo dove sia il problema in quelle affermazioni. Si potrebbe anzi leggere tutto quanto sta avvenendo come uno snodo epocale: il CVII ha di fatto creato la prova a cui il Popolo di Dio sarebbe stato sottoposto, sia per quanto riguarda le premesse che avrebbero portato l'apostasia della gerarchia, sia in quelle che lo avrebbero investito di responsabilità per la via d'uscita. Invece di attendersi che arrivi un deus-ex-machina che toglie le castagne dal fuoco a tutti, senza che questi tutti debbano esporsi più di tanto (o magari per niente), prima di tutto va compreso che ora le responsabilità sono di tutti noi. Quello che ci serviva, come laici, era un documento che fosse elaborato in modo opportuno da persone competenti, incluso alti prelati, attorno al quale far fronte comune e non apparire come singole schegge che agiscono autonomamente. Ora ce l'abbiamo.

marius ha detto...

Cessazione dall’ufficio di Romano Pontefice

Dal quaderno n 3905 del 2 marzo 2013 de "La Civiltà Cattolica", pp. 445-462. L'autore insegna diritto canonico nella Pontificia Università Gregoriana, di cui è stato rettore

di Gianfranco Ghirlanda S.I.

Cause della vacanza della Sede Romana

La vacanza della Sede Romana si ha in caso di cessazione dall’ufficio da parte del Romano Pontefice, che si verifica per quattro ragioni: 1) morte; 2) certa e perpetua pazzia o totale infermità mentale; 3) notoria apostasia, eresia o scisma; 4) rinuncia.
Nel primo caso la Sede Apostolica è vacante dal momento della morte del Romano Pontefice; nel secondo e nel terzo dal momento della dichiarazione da parte dei Cardinali; nel quarto dal momento della rinuncia.

(...)

Allora, se il Romano Pontefice non esprimesse quello che già è contenuto nella Chiesa, non sarebbe più in comunione con tutta la Chiesa, e quindi con gli altri Vescovi, successori degli Apostoli. La comunione del Romano Pontefice con la Chiesa e con i Vescovi, secondo il Vaticano I (3), non può essere comprovata dal consenso della Chiesa e dei Vescovi, in quanto non sarebbe più una potestà piena e suprema liberamente esercitata (c. 331; "Nota Explicativa Praevia" 4). Il criterio allora è la tutela della stessa comunione ecclesiale. Lì dove questa non ci fosse più da parte del Papa, egli non avrebbe più alcuna potestà, perché ipso iure decadrebbe dal suo ufficio primaziale. È il caso, ammesso in dottrina, della notoria apostasia, eresia e scisma, nella quale il Romano Pontefice potrebbe cadere, ma come «dottore privato», che non impegna l’assenso dei fedeli, perché per fede nell’infallibilità personale che il Romano Pontefice ha nello svolgimento del suo ufficio, e quindi nell’assistenza dello Spirito Santo, dobbiamo dire che egli non può fare affermazioni eretiche volendo impegnare la sua autorità primaziale, perché, se così facesse, decadrebbe ipso iure dal suo ufficio. Comunque in tali casi, poiché «la prima sede non è giudicata da nessuno» (c. 1404), nessuno potrebbe deporre il Romano Pontefice, ma si avrebbe solo una dichiarazione del fatto, che dovrebbe essere da parte dei Cardinali, almeno di quelli presenti a Roma. Tale eventualità, tuttavia, sebbene prevista in dottrina, viene ritenuta totalmente improbabile per intervento della Divina Provvidenza a favore della Chiesa (4).

Tratto da:
http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/1350455.html

Marcello ha detto...

"Con questa fiducia confessiamo la nostra fede davanti al Supremo Pastore e Maestro della Chiesa e davanti ai vescovi e chiediamo loro di confermarci nella fede."

La chiave è qui. Vuol dire: confessiamo la nostra fede e chiediamo al Papa di confermarla. Per me è una correzione, formale no, ma pur sempre correzione.

Altro discorso è ciò che ne conseguirà, per me papa Bergoglio farà finta di niente e dovrebbe essere necessaria la dichiarazione di eresia da parte del collegio dei Cardinali. Ma non ci sarà perché in minoranza.

mic ha detto...

Ma per costringere gli impostori a mostrare le carte,

Il problema è che mentre loro ormai giocano a carte scoperte i nostri procedono a passi felpati. Ovvio che si vuole evitare uno scisma ma ad una situazione così anomala e inedita (almeno nella forma sgangherata attuale) mi pare che si proceda con estrema cautela ponderando il da farsi. È l'efficace incisività quella che ancora fa fatica ad emergere.
Sul ruolo dei laici, se è stato citato il concilio, i relatori non hanno mancato di sottolinearne le manifestazioni nel corso della millenaria storia della Chiesa.

mic ha detto...

Penso che la 'forma' (dunque anche una "correzione formale") non faccia alcuna presa sul 'liquame' del magistero attuale.
Credo però che una volta riaffermata la verità circa il magistero, è la persona, nell'esercizio anomalo e arbitrario del suo ufficio, che vada contestata...

fabriziogiudici ha detto...

che verrà adottata la strategia del silenzio,

Strategie ne tenteranno certamente; per esempio, a me non pare una coincidenza che la nuova esortazione apostolica di Francesco venga lanciata, guardacaso, proprio domani: a ridosso dell'evento di sabato, dando la possibilità di sovrapporsi mediaticamente. Ma non mi preoccuperei: tutte le furbate che hanno provato ultimamente si sono ritorte contro di loro in brevissimo tempo. I nostri canali di comunicazione, che diffonderanno l'evento e la dichiarazione, sono gli stessi che hanno mostrato già di temere. La cosa veramente importante è che supportiamo la cosa compatti, senza divisioni interne.

Anonimo ha detto...

La "declaratio" sta a sè rispetto alle relazioni.
Nella "declaratio", pur citando quel passo del Concilio, si sarebbe dovuto dire che esprimeva una concezione
tradizionale della Chiesa, sempre insegnata dalla Chiesa.
Comunque, questo "passa il convento". Meglio di niente. Adesso vediamo se, anche sulla base di questa Declaratio, riaffermante principi fondamentali
della Fede, chi di dovere avrà finalmente il coraggio di rimproverare apertamente Papa Francesco per gli
errori e le eresie che diffonde e lascia diffondere senza assolutamente smentire o intervenire. Va infatti
rimproverato anche per la sua latitanza: non è ammissibile
tanto per fare un esempio che il Generale dei Gesuiti dubiti
apertamente della storicità dei Vangeli senza che il Papa si senta in dovere di intervenire nei suoi confronti.
PP

Anonimo ha detto...

un convegno del genere avrebbe avuto senso un anno fa, prima della lettera argentina e della sua recezione da parte delle diocesi... ma oggi, che senso ha parlare ancora di "ambiguità" e diverse interpretazioni di AL? Signori, non c'è più alcuna ambiguità! Il Papa ha risposto e i vescovi si stanno adeguando. Ribadire per l'ennesima volta la dottrina senza procedere alla correzione formale e canonica, non serve a nulla

Anonimo ha detto...

Tutto bello, ben vengano i convegni e le dichiarazioni finali.... e poi? Cosa cambia?Il papa fingerà di non vedere nè sentire, non ci saranno conseguenze e tutto procederà nella solita melma. Intanto la fede è sempre più a rischio. Possiamo solo sperare in un intervento dall'alto.

Anonimo ha detto...

la domanda in tutto questo è: ma che fine ha fatto il granitico episcopato polacco che aveva rifiutato in blocco Amoris Laetitia? Se si fossero fatti vivi avrebbero fatto pesare l'essere una chiesa importante e compatta su questi temi, ma da mesi tacciono... non hanno firmato nessuna adesione ai dubia come i kazaki... dove sono?

Anonimo ha detto...

scusi Frabrizio, ma il suo discorso non ha senso... nessuno aspetta il "deus ex machina", i laici fanno quello che possono ma sono i cardinali quelli che hanno potere canonico... si è annunciata da oltre un anno questa benedetta correzione fraterna, la si faccia senza altri tentennamenti. La farei io, ma sono laico e non ho alcun potere...

Anonimo ha detto...

Amoris laetitia. «Una dichiarazione inutile, nessuno cambia le verità di fede»

«Che valore dare a questa dichiarazione? Del tutto inutile. Nessuna delle verità di fede che la tradizione ci consegna su Eucaristia e matrimonio viene rivoluzionata da Amoris laetita. Quindi non si vede la necessità di ribadire verità che nessuno mette in dubbio». Ne è convinto monsignor Giuseppe Lorizio, docente di teologia fondamentale alla Lateranense. «Ma voglio dirlo in maniera serena, non polemica, confrontandomi su alcuni aspetti evocati durante il convegno di ieri».....

https://www.avvenire.it/chiesa/pagine/teologo-lorizio

Anonimo ha detto...

Amoris laetitia. «Una dichiarazione inutile, nessuno cambia le verità di fede»

Come volevasi dimostrare. Nessun cambiamento, perciò nessuna necessità di ribadire alcunchè. Ecco qua la risposta di chi continua, con molta faccia tosta,nella menzogna più becera e non ammette l'evidenza di un papato eretico. Insomma, o i cardinali prendono iniziative ufficiali e fanno davvero i cardinali di Santa Madre Chiesa o non cambia niente. Non se ne può davvero più.

Anonimo ha detto...

Ma di che cosa si agita Avvenire? Cos’è questa stizza? Se, come scrive, la dichiarazione pronunciata ed acclamata ieri a Roma è “inutile“ perché “nessuno cambia le verità di fede”, non ci saranno problemi a confermare quelle parole da parte di colui che per mandato di Cristo ha ricevuto il compito di confermare nella fede. Se è inutile, non per questo è inopportuna.

mic ha detto...

Avvenire:
"Curiosamente è stato proprio il laico Pera a riconoscere che la supposta “confusione” nella Chiesa non si deve a Francesco, ma consisterebbe nella «riduzione del messaggio di salvezza del cristianesimo a messaggio di liberazione». Conseguenza il neopelagianesimo di chi ritiene che ci si può salvare solo con le proprie opere di liberazione. Ma guarda caso è proprio uno dei pericoli dai quali costantemente mette in guardia papa Bergoglio, come si evince anche nella recente Lettera Placuit Deo della Congregazione per la dottrina della fede."

Fanno finta di non capire (o sono troppo ignoranti) che la distinzione tra salvezza e liberazione significa aver spostato la funzione della Chiesa dal piano ontologico a quello sociologico-politico proprio della teologia della liberazione et similia.

Anonimo ha detto...


"Una dichiarazione inutile, nessuno cambia le verità di fede"
L'allucinante dichiarazione minimalista di Avvenire.

Nessuno ha cambiato fondamentali verità di fede, dice Avvenire? Ma dove vivono?

Il nodo del contendere è dato dalla famigerata nota n. 351 di Amoris Laetitia, nel cap. VIII. Il testo cui la nota si riferisce afferma:
"A causa dei condizionamenti o dei fattori attenuanti, è possibile che, entro una situazione oggettiva di peccato - che non sia soggettivamente colpevole o che non lo sia in modo pieno [inciso ambiguo] - si possa vivere in grazia di Dio, si possa amare, e si possa anche crescere nella vita di grazia e di carità, ricevendo a tale scopo l'aiuto della Chiesa (351)".
La nota n. 351 specifica in cosa possa consistere questo aiuto della Chiesa: "In certi casi, potrebbe essere anche l'aiuto dei Sacramenti....".
Dato il tenore dell'alinea della nota ci si è chiesti subito se il Papa volesse con essa autorizzare l'amministrazione della Comunione a persone che vivono e permangono in una "situazione oggettiva di peccato", quali appunto i divorziati risposati. Per la dottrina della Chiesa essi sono adulteri e concubini, qualsiasi cosa pensino della loro condizione.
Si sono formate due scuole di pensiero:
1. L'affermazione del Papa va interpretata sempre secondo la dottrina di sempre e quindi bisogna ritenere che egli non volesse assolutamente autorizzare la Comunione ai divorziati risposati: sarebbe come se il Papa autorizzasse dei peccatori impenitenti a commettere il peccato di sacrilegio, come è quello di prendere la S. Comunione pur essendo scientemente in peccato mortale e restandovi a tutti gli effetti anche per l'avvenire.
2. All'opposto, tutta l'ala c.d. "progressista", compresi i vescovi argentini, ha sostenuto che, con la nota n. 351, il Papa permetteva, in certi casi, la Comunione ai divorziati risposati conviventi e non intenzionati a voler praticare la castità, al fine di espiare il loro peccato di adulterio. E'da notare, per chi ha pratica del funzionamento concreto delle leggi, che qui lo "in certi casi" è puramente pleonastico: si comincia concedendo solo in certi casi per poi generalizzare e concedere sempre. Ma anche lo "in certi casi" è qui inaccettabile.
3. Chi aveva ragione? Il nodo l'ha troncato lo stesso Papa Francesco quando ha ordinato di pubblicare negli Acta l'interpretazione eterodossa dei Vescovi argentini e la sua lettera a loro nella quale affermava: "non esistono altre interpretazioni". L'unica valida è quella dei vescovi argentini. Essa rispecchia il pensiero del Papa. Punto.
4. La decisione del Papa conferisce valore normativo, di legge, ad una interpretazione del suo testo secondo la quale si autorizza una grave violazione della dottrina e della pastorale della Chiesa, permettendo appunto a divorziati risposati e conviventi di perpetrare il sacrilegio di una Comunione ricevuta continuando a restare nella condizione loro oggettiva di adulteri e concubini.
5. Se non è un mutamento di dottrina questo, quale lo è? Avvenire ci prende forse per imbecilli?
6. Questo vulnus gravissimo inferto alla dottrina (al Deposito della Fede) ne implica altri, non meno gravi, sul piano dei concetti generali, tutti fondati sui dogmi di fede.
E cioè: - l'indissolubilità del matrimnio cattolico non ha più senso - né l'imperativo della fedeltà - la coscienza individuale diventa giudice del comportamento morale, principio intrinsecamente contrario alla morale cristiana, che si basa sulla Rivelazione non sul sentire particolare del soggetto - non esistono più atti intrinsecamente malvagi, si introduce il "relativismo" etico al posto della morale cristiana.
Al posto dell'etica cristiana irrompe la secolaristica "etica della situazione" una caricatura della vera morale, inaugurata dal pensiero esistenzialista (Heidegger, Sartre), riprovata a suo tempo da Pio XII.
PP

Anonimo ha detto...

Ho qualche perplessità sulla quinta proposizione, o almeno sul modo in cui è espressa:

“Siamo convinti che il giudizio sulla possibilità di amministrare l’assoluzione sacramentale non si fonda sull’imputabilità o meno del peccato commesso, ma sul proposito del penitente di abbandonare un modo di vita contrario ai comandamenti divini.”

Il giudizio del confessore, se assolvere o no il penitente, si deve fondare certamente sul “proposito del penitente di abbandonare un modo di vita contrario ai comandamenti divini”: se questo proposito manca, il penitente non è disposto, e non può quindi essere assolto.

In quel giudizio però dev’entrare anche la considerazione del grado d’imputabilità del peccato del penitente. Se per ipotesi il confessore si rendesse conto, con buone e solide ragioni, di trovarsi di fronte a un caso d’ignoranza incolpevole, o comunque di non imputabilità, o d’imputabilità non piena, del peccato, ne dovrebbe evidentemente tener conto. In quel caso, egli dovrebbe, certo, con prudenza e carità illuminare il penitente sull’esigenze della légge morale oggettiva.

Forse si sarebbe potuto aggiungere un “solo”: “... non si fonda SOLO sull’imputabilità o no del peccato commesso, ma sul proposito ...”

O, meglio ancóra forse, si sarebbero potute ripetere le parole del compianto cardinal Caffarra: il giudizio sull’imputabilità riguarda il passato (i comportamenti passati del penitente), ma non certo il futuro: non può assolvere preventivamente i comportamenti futuri.

Sulla sostanza, a ogni modo, siamo d’accordo.

Maso

Felice ha detto...

"Se non è un mutamento di dottrina questo, quale lo è? Avvenire ci prende forse per imbecilli?". Sì!

marius ha detto...

Penso che la 'forma' (dunque anche una "correzione formale") non faccia alcuna presa sul 'liquame' del magistero attuale.
Credo però che una volta riaffermata la verità circa il magistero, è la persona, nell'esercizio anomalo e arbitrario del suo ufficio, che vada contestata...


Cara Mic, non so se qui comprendo bene il tuo pensiero.
- Intendi dire che la correzione formale non è stata finora eseguita perché a tuo avviso è stata stimata come potenzialmente inefficace?
- E che perciò finora è stato stimato più confacente soltanto riaffermare in termini generali la verità canonica?
- E ritieni che, fatto ciò, d'ora in poi e in seguito i prelati di buona volontà potranno contestare la persona del Papa a causa delle sue discutibili e disastrose modalità di pascere il gregge di Cristo?

Così mi sembra da queste brevi righe, che però sono molto condensate, e potrei aver mal compreso. Potresti per favore esplicitare?
Grazie, e ti chiedo scusa per la fatica supplementare che ti procuro.

mic ha detto...

Caro Marius,
Non intendevo (non ho alcun motivo per ritenerlo) che la correzione non sia stata o non venga fatta per il motivo espresso.
È un fatto però che l'aver abbandonato il linguaggio definitorio e la solidità dei dogmi, ritenuti soggetti ad evoluzione, insieme all'uso di un linguaggio ambiguo che permette interpretazioni diverse, può far dire di non aver cambiato nulla ma nella realtà permette e sopporta comportamenti persino rivoluzionari.
Non si entra più nel merito, su cui di escludono i dibattiti usando le etichette al posto dei ragionamenti. E dunque da qui la mia personale impressione che anche la correzione formale rischi di rimanere senza effetti in un contesto in cui la 'forma' è considerata obsoleta.
A meno che non contenga anche conseguenti soluzioni canoniche.
E credo che il problema stia tutto qui.
La stringatezza è direttamente proporzionale alla delicatezza e alla gravità del momento.

Paolo Pasqualucci ha detto...


La "correzione formale" deve a questo punto "contestare la persona" apertamente, cioè il Papa rivelatosi a fide devius. Non c'è più tempo da perdere, i cardinali devono intervenire

Se posso esternare la mia opinione, credo che Maria Guarini volesse dire che, al punto in cui siamo arrivati, non basta più contestare la cattiva dottrina e pastorale sul piano dei concetti, squisitamente teologico, cosa che pur si deve in primo luogo fare, che è stata fatta e si sta facendo.
Messi bene a fuoco gli errori, ormai chiari a tutti, si devono alla fine imputare apertamente al responsabile principale cioè a Papa Francesco. Il cardinale o i cardinali decisi a difendere il Deposito della Fede, devono ormai affrontare Bergoglio a viso aperto.
Come ha fatto, lo ripeto per l'ennesima volta, san Paolo ad Antiochia: "Ma quando Cefa venne ad Antiochia io mi opposi a lui apertamente perché egli si era reso degno di biasimo...Ma quando io mi avvidi che non camminavano rettamente secondo la verità del Vangelo, in presenza di tutti io dissi a Cefa..."(Gal 2, 11 ss.).

Papa Francesco ha ordinato di pubblicare sugli AAS, come unica valida, l'interpretazione secondo la quale Amoris Laetitia contiene, con la famosa nota n. 351, la possibilità e quindi l'autorizzazione a compiere in certi casi l'atto sacrilego di una Comunione ricevuta trovandosi e restando oggettivamente nella condizione di adulteri e concubini.
Di fronte ad un'enormità del genere, alla perversione della dottrina e della pastorale della Chiesa codificata come norma di legge da parte dello stesso Pontefice regnante [!], tergiversare ancora, ritardare la Correzione dottrinale personale e pubblica del deviante, non è più ammissibile.
Eminenze reverendissime: Forza e coraggio! Affidatevi integralmente allo Spirito Santo, che vi ha scelto per la difficile e ingrata missione di difendere la Chiesa dall'apostasia dilagante!

marius ha detto...

Messi bene a fuoco gli errori, ormai chiari a tutti, si devono alla fine imputare apertamente al responsabile principale cioè a Papa Francesco. Il cardinale o i cardinali decisi a difendere il Deposito della Fede, devono ormai affrontare Bergoglio a viso aperto.

In altre parole i cardinali devono finalmente fare quello che avevano da tempo predetto e promesso, cioè la correzione formale degli errori contenuti nell'Amoris Laetitia, confermati dall'Autore medesimo tramite la pubblicazione sugli AAS dell'eretica interpretazione dei vescovi argentini come l'unica autentica, nonché tramite l'ostinata assenza di risposta, che altro non è che un altro assenso al dilagare ovunque dell'errore dottrinale attraverso la nuova prassi pastorale.

Non importa se si deve lottare contro un magistero liquido nel cui contesto ad una correzione formale non viene data alcuna importanza.
Noi non dobbiamo pensare in modo strategico al fine di perseguire dei risultati. Questo lo si fa in politica.
Quando si tratta di Dottrina bisogna agire semplicemente secondo verità.
Questa è la cosa giusta da fare secondo verità per fare trionfare la verità?
La si fa e basta, in quanto questa è la volontà di Dio.
Lui sa le conseguenze e a Lui ci si affida per l’esito, qualsiasi esso sia.

Usando le strategie invece ci si affida a criteri umani.
Ad un magistero liquido errante e pastoralistico non bisogna rispondere con ugual moneta, cioè solo con una correzione razionale e pastorale che distingue sempre l'errore dall'errante, stigmatizzando il primo ma tutelando in un certo senso il secondo. Perfino qualsiasi società civile, a salvaguardia della società stessa, non separa l’atto all' autore, ma condanna il ladro col latrocinio, o l'omicida con l'omicidio.
Qui si tratta di non nascondersi dietro un dito, ma di dire a chiare lettere che quanto ha detto scritto e fatto il Papa non è cattolico, che non ha diritto di essere definito cattolico, che è estraneo al cattolicesimo, e quindi ce se ne distanzia ufficialmente. Poi la Provvidenza provvederà.

fabriziogiudici ha detto...

scusi Frabrizio, ma il suo discorso non ha senso... nessuno aspetta il "deus ex machina", i laici fanno quello che possono ma sono i cardinali quelli che hanno potere canonico...

Il discorso non ha senso se si ragiona solo in termini umani e di uffici umani. Certamente sono d'accordo: sono i cardinali che devono agire canonicamente e questo è in termine di azioni umane. Ma se si inquadra la crisi come una crisi di fede, del popolo (questa volta non dico "di Dio", dico il popolo in generale) che pretende di ridefinire la Parola di Dio per i propri comodi e per questo applaude chi oggi governa la Chiesa, e tutto quello che sta accadendo è la punizione (non ancora culminata) di questa ribellione, non si può pensare che la soluzione arrivi da una quarantina di uomini, mentre il popolo continua a pensare come gli pare. Per capirci, pensiamo alle consacrazioni delle nazioni, così come citate da Fatima e da altre vicende precedenti: non è che tutto può ricadere sulle spalle di un Papa o un Concilio, se la Chiesa intera non segue (e qui ora non m'illudo che tutto il popolo segua e si converta, ora mi riferisco al piccolo gregge). È il piccolo gregge che deve prima subire e passare la prova e dare testimonianza; a quel punto ci saremo meritati la grazia di Dio, e i cardinali e chi di dovere troveranno il modo di agire.

Maurizio ha detto...

Condivido in toto il commento di Marius.
E aggiungo che, man mano che passano le ore dalla diffusione della Declaratio, mi pare che venga fuori pian piano, nei vari commenti, la sensazione del bicchiere mezzo vuoto, più che di quello mezzo pieno.
In fin dei conti, si trattava di una Dichiarazione fatta da laici: non si poteva cogliere l'occasione per essere un po' più espliciti?
Per me, è una Declaratio che assomiglia troppo alle interviste fatte recentemente dai Cardinali, utili solo a chi ne condivide i contenuti. E che non regge il paragone con la Correctio Filialis de Haeresibus Propagatis, ben più incisiva.

mic ha detto...

La si fa e basta, in quanto questa è la volontà di Dio.

Questo è quello che penso anch'io e penso che è ciò che accadrà e per cui il Convegno è stato una tappa importante e significativa.
Quando ho parlato di inefficacia, non pensavo a strategie possibili o diverse: ho fatto semplicemente una constatazione realistica basata sulla realtà delle cose.
E mi riferisco all'inefficacia su chi dovrebbe confermare e invece, col magistero liquido, provoca confusione, divisione, disorientamento.
Leggi attentamente quello che ho detto prima e che non ripeto per non dire una virgola in più ad evitare possibili polveroni.
In ogni caso ciò che risulta inefficace sul piano umano, se accompagnato dalla preghiera e dall'offerta, di certo davanti a Dio ha tutto il suo peso e noi a questo ci affidiamo.

marius ha detto...

Questo è quello che penso anch'io e penso che è ciò che accadrà (...)
In ogni caso ciò che risulta inefficace sul piano umano, se accompagnato dalla preghiera e dall'offerta, di certo davanti a Dio ha tutto il suo peso e noi a questo ci affidiamo.
(Mic)

Cara Mic, nel mio commento 9 aprile 2018 13:52 prendevo spunto dal professor Pasqualucci, come fa un musicista quando su un tema dato sviluppa una sua variazione. Il mio intento non era di polemizzare con te. A te avevo già rivolto le mie domande di chiarimento.

Ma a proposito di una possibile inefficacia di una correzione formale nei confronti del diretto destinatario e del suo vasto entourage, che riflette lo spirito del concilio diffuso su sterminati strati a livello planetario, non dobbiamo dimenticare l'esito più che mai necessario, anzi indispensabile di una conferma nella fede verso il piccolo resto ancorato alla fede di sempre, ma oltremodo disorientato e scoraggiato dalla situazione anomala, non certo sostenibile all'infinito.

Si può forse concepire la Catholica come succede stabilmente nell'anglicanesimo, con una high e una low church??? Lì è così perché la Dottrina ha un'importanza relativa. Per noi invece la Dottrina è il condensato dell'insegnamento di NSGC, ed è quindi inammissibile che esso sia contaminato dall'eresia. Diventa quindi intollerabile che i pastori (detti di riferimento) attendano così a lungo per riaffermare la Verità.

Ma, a dire il vero, non dovremmo meravigliarci più di quel tanto, perché il CVII da mezzo secolo ci ha abituati a considerare che in seno alla Verità dogmatica può esserci un po' di errore, o un po' di ipotesi teologica, un po' di liberalismo, come in una sorta di yin e yang, come se tale fosse una condizione ineluttabile, col tentativo di renderla digeribile soltanto col vano artifizio della fatidica ermeneutica della continuità.

È possibile che anche gli esitanti cardinali ed i vescovi conservatori sotto-sotto siano affetti da questa mentalità? Una cosa è certa: essi non esitano mai nel citare qualche riga commestibile tratta dalla miscellanea conciliare. Perché lo fanno? Magari proprio per spirito di conciliare dialogo? Come per dire “noi in fondo siamo uniti nella stessa fede, facciamo unità, veniamoci incontro, potremmo trovare un accordo in una terra di mezzo”?

Non sarebbe piuttosto più semplice, chiaro, pulito e logico ed inequivocabile ed ugualmente se non maggiormente efficace appellarsi soltanto alla "Chiesa di sempre” con cui la chiesa conciliare (per gli ermeneuti della continuità) dovrebbe comunque già essere in perfetta indubitabile continuità?

marius ha detto...

Leggo or ora...

Nessuna "Correzione Formale" perché Brandmüller ha perso la pazienza

Il cardinale Raymond Burke non pubblicherà una correzione formale dell'Amoris Laetitia, come aveva annunciato diverse volte nel 2017.

Hilary White scrive sul suo blog whatisupwiththesynod.com (9 aprile) che Brandmüller ha perso la pazienza quando i cardinali Meisner e Caffarra sono morti, dicendo al cardinale Burke che non sarebbe andato oltre. Pertanto Burke ha lasciato perdere la correzione formale.
White definisce la recente Dichiarazione di Fede di Burke e Brandmüller “una dichiarazione di dimissioni”.

da:
https://gloria.tv/article/jnNs12TnVYkN1VeX6tWWGqHPF

Anonimo ha detto...

da un commento di gloriatv:

"............"... Scusatemi amici, ma avete tradotto molto male in italiano, non facendo capire quello che l'autrice Hilary White ha voluto dire (sul fatto che la White abbia ragione oppure no, non entro nel merito). Propongo una traduzione più corretta della frase principale:

[l'autrice ha appena parlato della Dichiarazione Finale di Fede] Ma onestamente chiunque si stia ancora aspettando da questi uomini che facciano qualche cosa di canonicamente definitivo è fuori dalla realtà. Non sono questi i tipi.
Si dice in giro che quando Meisner e Caffarra morirono, Brandmueller si perse di coraggio - che fin dall'inizio non era mai stato particolarmente significativo - e disse a Burke che non sarebbe andato oltre, così Burke ha lasciato cadere la faccenda di una "correzione formale".
Insomma, in quelli che potremmo azzardarci a chiamare termini "politici" questa non è meramente una dichiarazione di fede, ma una dichiarazione che essi si stanno rimettendo tranquilli. La manovra dei Dubia è finita."........"


Anna

fabriziogiudici ha detto...

Onestamente non ho capito molto dell'articolo citato, specialmente per quel "perdere la pazienza". Sono andato a vedere l'originale:

The word on the street is that when Meisner and Caffarra died, Brandmuller lost his nerve – never especially significant to begin with – and told Burke he wouldn’t go any further, so Burke has let the matter of a “formal correction” drop.

"Lost his nerve" si traduce in "si è scoraggiato", e almeno la frase ora ha senso. Però:

1. possiamo basarci sulle voci di corridoio ("word on the street")? Chi è questa Hilary White? Dall'idea che mi sono fatto di Brandmuller in questi anni, con le sue dichiarazioni, non mi pare proprio uno scoraggiato.

2. se le cose stanno così, e quindi è una questione di numeri, che per ora mancano, attendo sempre la spiegazione del perché altri cardinali, parimenti critici, non si sono associati; come Ejik, o Zen. Di Zen, uno che sfida il regime cinese, mica mi direte che è scoraggiato...

Molto più banalmente, può essere che ritengano ci debba essere un numero sufficiente di cardinali prima di agire?

marius ha detto...

Molto più banalmente, può essere che ritengano ci debba essere un numero sufficiente di cardinali prima di agire?

Fabrizio, non è il numero che conta.
Che differenza fa ad essere in 4, o in 2 o in 1?

Anonimo ha detto...


Sant'Atanasio non si trovò ad un certo momento ad agire praticamente da solo?
Non se ne preoccupò e continuò nella battaglia in difesa della vera fede, affrontando
anche due scomuniche.
Sembra evidente che le ultime esternazioni del Papa contro i suoi critici, teologicamente inesistenti, fatte sempre in generale, all'ingrosso e con toni minacciosi, non sono fatte per incoraggiare i meno audaci, per così dire.
La critica va ovviamente mantenuta, ovviamente, finché il Papa continuerà nella sua disastrosa impostazione. Cerchiamo però di usare sempre i toni giusti, per non offrire stolidamente spunti a chi ci vuole colpire per soffocare ogni legittimo dibattito.
Z.

fabriziogiudici ha detto...

Fabrizio, non è il numero che conta.

Io sono anche d'accordo: la mia era una domanda, per capire se è questo che trattiene i cardinali. E poi, comunque, quali sono i motivi che impediscono ad altri di associarsi? L'olandese, per esempio, si è esposto in prima persona; è giovane, dunque sa che rischia molto se pensa alla "carriera"; eppure non si è associato formalmente. Zen si è esposto in tutto e per tutto; è come se si fosse associato di fatto, visto che ha partecipato al convegno; ma non formalmente. Come mai? Questa è una domanda che non possiamo non porci? Sono in accordo con la critica, ma in disaccordo su come procedere?

Marisa ha detto...

OGGI piove anche su Roma?

Spero vivamente di SÌ:
che quella pioggia SCIOLGA LO STRATO DI SALE sui Cardinali ridotti a STATUE.

Cessi la loro cristallizzazione (che in questo caso non deriva da Cristo ma dall'eterno nemico) e RITORNI ALLA VITA IL DOVERE DI TUTELA DELLE ANIME.

Così sia.