venerdì 15 settembre 2017

Convegno Summorum Pontificum. Roma, Angelicum 14 settembre 2017. Resoconto essenziale

Quello che segue è il mio resoconto dell'evento di ieri: il Convegno del decennale: "Il Motu proprio Summorum Pontificum di Benedetto XVI: una rinnovata giovinezza per la Chiesa", tenutosi presso l'Università Pontifica Angelicum
Mi sono servita dei miei appunti e di quanto la memoria custodisce dell'esperienza. Non mi dilungo in commenti che non mancheranno in un prossimo articolo in cui condenserò diverse impressioni e riflessioni. Quella più immediata è che tutti - e dico tutti - gli illustri relatori vedono e riconoscono qual è la verità, quali sono i problemi (anche se, quanto al concilio, se ne parla solo con citazioni commestibili) e quali i rimedi, mentre i loro insegnamenti ci fanno ardere il cuore come ad Emmaus. Dunque c'è consapevolezza ed è risuonato, forte, l'invito a 'resistere' ed anzi a promuovere la Liturgia - e la pastorale - tradizionali, come unico rimedio, baluardo certo e irrinunciabile. Ma chi è che deve promuovere? Penso innanzitutto alla formazione dei sacerdoti che tutti dicono carente ma che nelle sedi adeguate nessuno cura nel senso auspicato. E mi fermo qui... mentre la realtà continua ad andare da tutt'altra parte. Ma lasciamo prevalere la fiducia e la speranza nel Signore e nella Sua e nostra Madre e nella pars sanior dei nostri Pastori.  (M.G.)

Laudetur Jesus Christus!
Molto numerosa e partecipe l'Assemblea di cardinali vescovi, sacerdoti, religiosi e religiose nonché di laici provenienti da tutto l'Orbe cattolico. Saluti particolari sono stati rivolti da Padre Nuara a presenze inconsuete: una delegazione di Hong Kong e le monache eremite provenienti dalla Lapponia Svedese.

In questa nostra società così  segnata dal relativismo, è confortante veder riuniti a Roma - anche in preghiera per il concomitante Pellegrinaggio ad Petri Sedem -migliaia di laici e centinaia di sacerdoti e seminaristi convenuti da lontano per portare proprio a Roma la loro preghiera e la loro speranza.

I lavori dell'evento congiunto del Convegno del decennale: "Il Motu proprio Summorum Pontificum di Benedetto XVI: una rinnovata giovinezza per la Chiesa", tenutosi presso l'Università Pontifica Angelicum il 14 settembre, iniziano con il canto del Veni Creator nella corale consonanza di pensieri e sentimenti.
Introduce P. Vincenzo M. Nuara OP (Moderatore di Amicizia Sacerdotale Summorum Pontificum e Assistente spirituale di Giovani e Tradizione
Ha curato con grande acribia anche tutte le precedenti edizioni. Dopo un breve excursus di luci e ombre, sostanzialmente egli ribadisce la grata riconoscenza per il Summorum Pontificum, che riconosce in maniera ufficiale e autorevole la piena legittimità della Liturgia Romana Tradizionale. Conclude affermando che la Liturgia antica ha dato e continuerà a dare nuova giovinezza alla spiritualità di molti che la conoscono e la amano.
Ha poi preso la parola mons. Guido Pozzo (Segretario della Pontificia Commissione Ecclesia Dei). Il suo tema: Il Summorum Pontificum dieci anni dopo. Bilancio e prospettive
Esordisce col dire che il Summorum non è stato una semplice concessione ai tradizionalisti; sarebbe riduttivo e insufficiente arrestarsi ad un'affermazione del genere.
Fornisce alcuni dati che, nel decennale di applicazione del motu proprio, mostrano un indice di crescita delle celebrazioni domenicali regolari della Messa tradizionale. Non senza la persistenza di una problematica generale da ricondurre non solo alla scarsità ma anche alla non disponibilità dei sacerdoti nonché a pregiudizi teologici o pastorali. Ciò determina situazioni di isolamento che ogni diocesi dovrebbe essere impegnata a risolvere non senza un maggiore impegno da parte dei singoli sacerdoti.  Auspica un atteggiamento non rivolto al passato, pur nella necessità di ancorare l'anima a quanto veicola grazie perenni. Stigmatizza la vulgata di conio conciliare della rottura e della discontinuità e ribadisce la necessità di risanare la spaccatura ecclesiologica, non solo liturgica, in atto, attraverso lo sviluppo ordinato qualitativo e sostanziale della liturgia che riguarda il destino del risorgere della vita di fede. Vero antidoto contro l'enfasi creativa e le tendenze allarmanti che neutralizzano il Sacrificio. Sgombrando il campo da alternative di principio tra Chiesa pre-conciliare e post-conciliare.
Richiama il n. 1069 del Catechismo della Chiesa Cattolica per ricordare che la Liturgia è Opera Christi. Bisogna lottare contro l'autoreferenzialità. Ciò che conta sono le categorie cristologiche del popolo corpo di Cristo.
Non esclude la convergenza verso una forma unica del rito romano ma attraverso la crescita di fede di tutta la Chiesa e non di una imposizione burocratica.
Sostanzialmente insiste, come del resto tutti gli altri, sul ruolo di riconciliazione in seno alla Chiesa voluto da Benedetto XVI. E afferma che la messa tradizionale non è un elemento perturbatore o di minaccia per l'unità della Chiesa, ma un dono; anzi, una sorta di garanzia.
Ѐ la volta del Cardinale Gerhard Ludwig Müller (già Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede e Presidente della Pontificia Commissione Ecclesia Dei), accolto da un lunghissimo e caloroso applauso. Il suo tema: Dogma e Liturgia
Esordisce ricordando che la Liturgia è il popolo di Dio che partecipa all'opera di Dio. Liturgia, espressione della fede e non autoconferma comunitaria autoreferenziale a cui si oppone la categoria cristologica del Corpo di Cristo. Sostanzialmente ribadisce i principi formali e fondamentali della tradizione Cattolica e la comune struttura fondamentale della Chiesa. Afferma che la libertà di celebrare è la sola barriera al secolarismo e all'umanesimo anticristiano. La restaurazione è il futuro della Chiesa nella liturgia - diaconia - martyria. Manifestazione vivente e non semplice applicazione di principi teoretici, la Liturgia è fonte e norma dell'auto-comprensione morale e spirituale della Chiesa. A differenza della gnosi che pretende di trasmettere la conoscenza ad una élite, la Chiesa esprime la sua fede nella sua liturgia pubblica e questa sviluppa la comprensione della fede.
Illustra la nascita (fin dal V secolo con Prospero di Aquitania) e il significato dell'espressione lex orandi - lex credendi (ut legem credendi lex statuat supplicandi) che riguarda l'autorealizzazione della Chiesa. Strumento e segno, confessione, ringraziamento, annuncio, servizio...
Insiste a lungo sulla necessità che la Liturgia rispecchi la retta dottrina che si appoggia sull'insieme della tradizione: la Parola e lo Spirito della Rivelazione è sempre contenuto nella liturgia che esprime in maniera fedele ciò che il magistero della Chiesa esprime in maniera definitiva. Ѐ a questo titolo che è molto importante l'esattezza delle traduzioni.
In un passaggio afferma che anche i Dogmi mariani recenti sono già presenti nell'autocomprensione della Chiesa basata sulla fede antica. Cita al riguardo 2 date significative: 8 dicembre - 15 agosto.
Accenna al sensum fidelium che nasce dal contatto con Cristo mediante la Liturgia, comunicazione divina in Cristo, attualizzazione della Rivelazione e non insieme di formule di pensiero. Scrittura e Liturgia fonti in quanto forme vive.  La teologia non è una costruzione teorica della realtà: né la sola fide, né la sola Scriptura appartengono al cattolico e neppure il concetto luterano della messa che elimina l'idea del Sacrificio.
Per sommi capi la conclusione. Le vie dell'uomo che non conducono a Dio sono vicoli ciechi. Il Logos parla e viene in Corpo, Sangue, Umanità e Divinità. Attenzione a ciò che è e non a ciò che facciamo perché la Liturgia non è espressione della coscienza della comunità, è rivelazione accolta nella fede e nella preghiera. Il crollo della liturgia ha determinato il crollo della fede. La Liturgia Latina-Gregoriana ridarà giovinezza: essa è futuro e speranza.
Questa scarna rapida rassegna non rende sufficientemente ragione di un intervento dotto, decisamente ratzingeriano, non solo ma anche per le molte citazioni, soprattutto riguardo alla teologia della Liturgia. A Benedetto XVI esprime la sua riconoscenza. 
Interviene Don Marino Neri (Segretario di ASSP). Il suo tema: Presentazione degli Atti del 4° convegno sul Motu proprio Summorum Pontificum del 2015
Moderatore, insieme a P. Nuara. Emerge l'ottica di rivitalizzare e recuperare i tesori liturgici e spirituali del Rito Romano antiquior come baluardo per affrontare le sfide e i problemi del mondo contemporaneo. Don Marino Neri sottolinea che la Sacra Liturgia promossa dal Motu proprio Summorum Pontificum può risanare le criticità emerse e diffondere santità tra i fedeli.
Interviene Dom Jean Pateau (Abate del Monastero benedettino di Fontgombault). Il suo tema: I frutti di grazia del Summorum Pontificum per la vita monastica e sacerdotale.
Non ha mancato di accennare ai pericoli per la vita monacale della concelebrazione prevista dal Novus Ordo Missae, mentre la Messa antica favorisce la pietà liturgica anche con le Messe individuali lette. 
Richiama la fiducia e la speranza nel futuro, nella certezza che la celebrazione del Rito antico e lo scandire la liturgia delle ore nella forma tradizionale porteranno pace, devozione e nuove vocazioni. Auspica l'incremento di comunità che celebrino la liturgia antica, il cui mistero, sacralità e ricchezze spirituali daranno frutti certi anche alle comunità monastiche che seguono il Novus Ordo. E che il nostro cuore diventi sempre più una celebrazione eucaristica. Ho colto in particolare i richiami al silenzio, alla dimensione verticale. La liturgia non è proprietà del Prete. Il Summorum Pontificum esprime coscienza ed esperienza, azione di grazia e speranza.
Ascoltiamo Martin Mosebach (scrittore e saggista). Il suo tema: Santa routine: sul mistero della ripetizione
Esordisce sottolineando l'ironia della "nobile semplicità" (espressione di Winckelman di 250 anni fa) ripresa da Sacrosanctum Concilium, n.34. "I riti splendano per nobile semplicità; siano trasparenti per il fatto della loro brevità e senza inutili ripetizioni; siano adattati alla capacità di comprensione dei fedeli né abbiano bisogno, generalmente, di molte spiegazioni". 
Da qui Mosebach sviluppa interessanti e significative riflessioni sia sull'importanza della ripetizione che sull'enfasi infausta circa la comprensibilità. Afferma che la supposta semplicità in realtà è diventata riduzione, depauperamento. Ѐ proprio della Liturgia esprimere l'eternità attraverso strumenti temporali. Ѐ qui che si inseriscono le ripetizioni: le triplici ripetizioni 
Cita la riduzione del Kyrie a sole due invocazioni, chiedendosi perché una ripetizione duplice sia meno inutile di una triplice.
Afferma che la semplicità e la ripetizione non esprimono alcuna contraddizione; al contrario la semplicità esige la ripetizione. Lo strumento retorico della ripetizione viene scelto per rendere un canto echeggiante al di fuori della sfera storica (come il Sanctus). Il Kyrie (che è come la spina dorsale) e l'Agnus Dei, nella rispettiva triplice ripetizione, mostrano che l'invocazione dovrebbe essere ripetuta all'infinito, che è l'unica preghiera che valga la pena pronunciare (esemplare in questo la liturgia orientale). La soppressione delle cosiddette ed erroneamente ritenute "ripetizioni inutili" - nella possibile non consapevolezza dei padri conciliari - segna il distacco dall'aspetto escatologico della liturgia. 
La rinascita della liturgia tradizionale rivaluta le "ripetizioni necessarie", non già all'interno del rito, ma dell'intero rito. Il rito è ripetizione, ma è sempre nuovo nel sacrificio di Cristo che è reso presente come fosse la prima, ultima, unica volta. E nella gradualità del rinnovarsi consente che si sperimenti e si attinga la forza di ritrovarsi a casa. Ciò che più conta è che il rito è più forte degli uomini che vincono se si abbandonano; ma se non sono pronti non possono coglierne la forza. Lasciarsi trasportare dalla messa nelle sue interminabili ripetizioni significa abbandonare la volontà di semplificare e di pensare in maniera indipendente. E molto altro.
Accenna inoltre alla lingua, ancella traditrice perché le traduzioni possono alterare i riti (corre spontaneo il pensiero al recente motu proprio magnum principium... qui). Ѐ una possibilità tecnica, intellettuale (ma non spirituale) adatta all'anima.
I frutti maturano nella ripetizione e nell'abitudine. Richiama la necessità della continuità del prendersi cura: cultura deriva dal contesto agricolo e indica ciò che deve essere prodotto e amato costantemente e ripetutamente. L'atto spirituale non si esaurisce nell'essere compreso una sola volta, sollecita nutre e trasfigura. Cogliamo in controluce la bellezza e l'insistente qualità dell'eternità sempre identica ed è la pratica costante che produce frutti. Per questo repetita iuvant, qualcuno accenna...
Ed ecco la relazione del card. Robert Sarah (Prefetto della Congregazione per il Culto divino e la Disciplina dei Sacramenti). Il suo tema: “Il silenzio e il primato di Dio nella sacra Liturgia”.
[Questa relazione la inserisco a parte, domani; perché è quella che ho annotato di più e merita di non perdersi nel mucchio. Anche se il resto del 'mucchio' è già denso di spunti e di suggestioni].
Inserisco soltanto l'incipit.
Esordisce citando Benedetto XVI il cui intento era la riconciliazione all'interno della Chiesa dopo che si è cercato di adattare la riforma alla svolta antropologica per ricostruirla in senso antropocentrico. Ma la Liturgia non è il laboratorio del nostro agire: è il baluardo della presenza di Dio. Infatti  è la dimenticanza di Dio il pericolo più incombente del nostro tempo in cui l'attenzione non è più diretta al primato di Dio (terrorismo senza Dio; secolarismo sempre più aggressivo; consumismo; cultura della morte - Ratzinger luglio 2004) e la liturgia deve fungere da baluardo offrendo la presenza di Dio. Ma che succede se nella liturgia noi pensiamo solo a noi stessi? [...]
Segue la relazione Mons. Markus Graulich (Sotto-Segretario del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi). Il suo tema: Dall'Indulto alla legge universale della Chiesa, una lettura canonistica del SP
Il Motu Proprio è una legge universale per tutta la Chiesa, che deve essere applicata ovunque. Non necessitava, di per sé, di un ulteriore regolamento, ma l'istruzione Universae Ecclesiae ne facilita l'applicazione. La novità maggiore è nell'art. 1, che sancisce che il messale di Paolo VI è la forma ordinaria della lex orandi e quello di S. Pio V, nuovamente edito da S. Giovanni XXIII, la forma straordinaria e dunque le due forme del rito romano possono essere entrambe liberamente celebrate da ogni sacerdote.
Interessante l'affermazione che il "Numquam abrogatus" sul Messale del 62 è fondato sul fatto che la categoria giuridico-canonica dell'abbrogazione non può essere applicata ad un Messale che non è una raccolta di leggi. La legislazione può limitare l'uso di un Messale ed è questo che ha fatto Paolo VI ha abrogato le leggi che regolano l'uso ddl Messale e non il Messale. Bah! Sottigliezze canoniche...
Conclude con l'esempio di un parroco che volesse introdurre la forma straordinaria nella sua parrocchia senza pregiudizio per la forma ordinaria. Può farlo di sua iniziativa anche se non esiste un un coetus che glielo chieda, perché la legge non lo vieta.
Ultimo relatore il Dott. Ettore Gotti Tedeschi (già Presidente dello IOR). Il suo tema: “L’economia” della Liturgia
Puntualizzazioni incisive e coinvolgenti. Esordisce con l'osservazione che si tende ad operare sugli effetti dimenticando le cause.
L'Economia non è una scienza e neppure una legge, è uno strumento neutro per raggiungere un fine. L'economia funziona per l'uomo se soddisfa i suoi veri bisogni (spirituali, morali, intellettuali, materiali) e non si limita a quelli materiali.
Se ciò non avviene, l'economia prende autonomia morale, ignora la legge naturale e sfugge di mano all'uomo. Ma uno strumento non può avere autonomia morale. 
Si dà senso all'economia dando senso alla vita e per questo l'uomo ha bisogno di essere nutrito spiritualmente, attraverso i Sacramenti, la Liturgia. 
La liturgia non è forma, ma sostanza e non deve soltanto essere celebrata, ma trasformare l'uomo. E ciò avviene se è adeguata a rivivere il sacrificio della Croce.
Chi ha deciso di corrompere le culture del mondo globale deve omogeneizzare le morali. La globalizzazione delle culture comporta l'omogeneizzazione delle morali. Come? Attraverso il sovvertimento della Messa, che è sostanza, trasformata in forma. L'omogeneizzazione delle morali passa per la trasformazione della Messa in una forma manipolabile.
Nota che la sigla NOM (Novus Ordo Missae) coincide esattamente con Nuovo Ordine Mondiale. E coincide anche nel tempo, negli intenti e nei successi...
Quali sono gli effetti di una liturgia che son arricchisce spiritualmente l'uomo? 
La liturgia "corrotta" non cambia l'uomo, non argina la miseria morale e dunque nemmeno la miseria materiale. La corruzione della liturgia le impedisce di creare la ricchezza integrale dell'uomo e produce la povertà integrale.
Se la Messa non cambia l'uomo, la Chiesa perde la sua funzione (quella di esercitare il triplice munus: docendi, sanctificandi, regendi)
Il Motu Proprio "Summorum Pontificum" non è stato emanato per soddisfare "4 tradizionalisti", ma per salvare e lasciare a disposizione un mezzo certo di valore per produrre ricchezza integrale per l'uomo, incluse le grazie per discernere ciò che è bene e ciò che è male.
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Al termine, tutti i partecipanti si sono trasferiti nella Basilica di S. Marco al Campidoglio per i Vespri Solenni presieduti da S. E. Rev.ma Mons. Georg Gänswein, Prefetto della Casa Pontificia.

45 commenti:

Anonimo ha detto...

Mi ha toccato l’intervento di Martin Mosebach. Riporto ed evidenzio:

“Ѐ proprio della Liturgia esprimere l'eternità attraverso strumenti temporali. Ѐ qui che si inseriscono le ripetizioni: le triplici ripetizioni ………..

la semplicità e la ripetizione non esprimono alcuna contraddizione; al contrario la semplicità esige la ripetizione. Lo strumento retorico della ripetizione viene scelto per rendere un canto echeggiante al di fuori della sfera storica (come il Sanctus). Il Kyrie (che è come la spina dorsale) e l'Agnus Dei, nella rispettiva triplice ripetizione, mostrano che l'invocazione dovrebbe essere ripetuta all'infinito, che è l'unica preghiera che valga la pena pronunciare……….

La rinascita della liturgia tradizionale rivaluta le "ripetizioni necessarie", non già all'interno del rito, ma dell'intero rito. Il rito è ripetizione, ma è sempre nuovo nel sacrificio di Cristo che è reso presente come fosse la prima, ultima, unica volta. E nella gradualità del rinnovarsi consente che si sperimenti e si attinga la forza di ritrovarsi a casa…….

I frutti maturano nella ripetizione e nell'abitudine. Richiama la necessità della continuità del prendersi cura: cultura deriva dal contesto agricolo e indica ciò che deve essere prodotto e amato costantemente e ripetutamente. L'atto spirituale non si esaurisce nell'essere compreso una sola volta, sollecita nutre e trasfigura. Cogliamo in controluce la bellezza e l'insistente qualità dell'eternità sempre identica ed è la pratica costante che produce frutti.”



Anna

Anonimo ha detto...

Intervento di Sarah disastroso: prolisso, ripetitivo, confuso, ambiguo, incerto e a tratti persino offensivo.

Tutti gli altri sono stati ottimi. Sono molto contento di aver potuto capire bene il Card. Sarah.

Prima lo stimavo molto, ora so che non c'e' da fidarsi.

Cara mic buona censura.

mic ha detto...

L'ironico 'buona censura' meritava di essere accolto.
Come non censurare commenti che affermano di tutto e di più senza dimostrare nulla e segnalare le motivazioni del proprio dissenso o i punti che suscitano perplessità?

Anonimo ha detto...

Dottoressa possiamo ilarmente giocare con una svista di data? Chissà come sarà stato un futuribile "Angelicum" il 14 Settembre 1017......sicuramente inesistente e senza San Tommaso......praticamente come la teologia tomista nel 2017: inesistente.

Anonimo ha detto...

A quelli che legittimano la distruzione della fede da parte del"Santo Padre": l'inferno esiste. Occhio.

marius ha detto...

Ѐ la volta del Cardinale Gerhard Ludwig Müller (già Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede e Presidente della Pontificia Commissione Ecclesia Dei), accolto da un lunghissimo e caloroso applauso.

Se mi è concesso fare un’osservazione di carattere emozionale fuori dallo stretto contenuto degli argomenti trattati dai relatori, mi dispiace qui turbare il clima di festa ma in tutta onestà devo dire che se fossi stato lì presente mi sarei sentito in grande disagio; non me la sarei sentita affatto di applaudire un ex-prefetto della Dottrina della Fede che ha sempre cincischiato su un punto nodale per le sorti della Fede Cattolica quale il sostegno ai Dubia dei 4 Cardinali, dove di ruolo egli avrebbe dovuto intervenire a dovere, salvo però tuonare in termini sindacali per il suo licenziamento, cioè quando la questione ha toccato soltanto la sua persona.
Mi domando: tutti quelli che hanno applaudito così lungamente e calorosamente cosa pensavano nella loro testa?
Era solo una questione di fair play? Forse un atto di solidarietà per il defenestramento da lui subìto?
Ok, ma qui traspare una buona dose di entusiasmo che francamente su di me contagioso non è. Perdonatemi. Non sparate sul pianista: un po’ di fair play anche per me...

Poteva buttare all'aria i tavoli ? ha detto...

Come riferisce il Mannheimer Morgen , il Cardinale Müller ha espresso alcune critiche forti sullo stato attuale degli affari in Vaticano:

Invece della Congregazione [per la Dottrina], il Segretariato di Stato del Vaticano è ora considerato l’istituzione più importante. “Le questioni di diplomazia e di potere hanno ora la priorità, è un errore fondamentale che deve essere corretto”. Dovrebbe essere piuttosto la fede cristiana che dovrebbe essere al centro e il papa dovrebbe semplicemente essere “servitore di salvezza”.
Ad esempio, il cardinale Müller ha nominato la visita recente del cardinale Pietro Parolin a Mosca e l’impressione pubblica che ha fatto: le immagini di Parolin con Putin e con il patriarca Kyrill stanno dando agli occhi di Müller un’ “ottica fatale, perché si può cadere qui nel trappola di pensare che la religione e la politica sono un’unica unità “. Il Die Tagespost ha sottolineato così le parole di Muller:

Non è mai fatto uscire fuori quando la missione della Chiesa stava circondando [e concentrando] il potere. “Il centro del papato non è il papa, ma la fede cristiana”. Egli stesso [Müller] avrebbe voluto “una più chiara preparazione teologica di documenti [ufficiali]”.

mic ha detto...

Forse un atto di solidarietà per il defenestramento da lui subìto?

L'ultima che hai detto, secondo me...
In ogni caso gli applausi non sono stati risparmiati a nessuno. In fondo credo che sia consentito anche, pur in un momento di crisi epocale e molto ma molto seria, l'espressione della gioia e dell'entusiasmo di trovarsi riuniti da ogni dove, con pensieri e sentimenti che ti facevano sentire nel cuore della Chiesa.
Non penso sia becero 'sentimentalismo'; ma vera gioia spirituale, pur nella consapevolezza dei limiti sia nostri che altrui, compreso il già prefetto...

Anonimo ha detto...

Se e' vero che e' stato immediatamente convocato facendogli interrompere la celebrazione ( Cosa inaudita ! )della Santa Messa....
come se fosse consentita la celebrazione a rate...

Anonimo ha detto...

Bella sintesi, attendo pubblicazione intera del dibattito, complimenti, dott.ssa Guarini. Lupus et Agnus.

Anonimo ha detto...

Ironia... stavolta se ne e' accorta mic... di solito la si bolla come zelo amaro ( in modo erroneo e tendenzioso) invece e' solo sana ironia... se non approfondisco e' solo perche' purtroppo quando si scrivono scomode verita' ci si rende conto con dispiacere che spesso anche i blog "tradizionalisti" si comportano come la pravda dei tempi di baffone.

Se mi promette di non censurare saro ben lieto di circostanziare.

A scanso di equivoci mi impegno a non insultare nessuno ovviamente ma non faro certo sconti...

Anche io applaudivo, ma era come per molti, solo educazione.

Mi faccia sapere, mi firmo pure:

Matteo Veca

Gianni ha detto...

Ma possibile che non vada mai bene niente e nessuno?

Se parliamo dei modernisti come Kasper, Marx, Maradiaga, Wuerl, Cupich e soci questo è beneplacito per tutti...

Però poi si scopre che anche Sarah non va bene, Muller non va bene, ma pure Burke ha i suoi limiti e non si espone...per i "sapientoni" che criticano senza portare motivazioni, ci sarà mai qualcuno all'altezza di non si sa quali aspettative?

Nessuno nega la crisi che stiamo vivendo, ma almeno ringrazio mic che riesce ancora a vedere "del buono" da qualche parte...anche perché a leggere molti commenti parrebbe che nemmeno Cristo Risorto stia facendo un granché per risolvere questo pasticcio (chissà se gli stessi commentatori fossero fatti cardinali sarebbero in grado di "sistemare le cose"...!!)!!!!

Anonimo ha detto...

Bravissimo, Anonimo 12:59 : concordo con lei al 100%, ma ritengo inutile ricordarlo a chi si arrampica sugli specchi pur di giustificare tutto ciò che fa il "Santo Padre", senza si e senza ma; a modo loro questi fratelli sono fedeli al "si si, no no", solo che hanno sbagliato la scelta del soggetto di cui prendere le difese ad oltranza; hanno abbandonato Cristo per seguire gli uomini, anche quelli più ambigui e discutibili. Peggio per loro ... chi è causa del suo mal ...

mic ha detto...

Bella sintesi, attendo pubblicazione intera del dibattito, complimenti, dott.ssa Guarini. Lupus et Agnus.

Grazie :)
La pubblicazione degli Atti in genere si fa attendere mesi ed è curata da fede & Cultura.
Quando ne disporremo molta acqua sarà passata sotto i ponti... Ho l'impressione che si stiano preparando momenti ancor più critici!

mic ha detto...

Se mi promette di non censurare saro ben lieto di circostanziare.

Attendo con interesse. Censuro solo gli insulti o le provocazioni.

mic ha detto...

ritengo inutile ricordarlo a chi si arrampica sugli specchi pur di giustificare tutto ciò che fa il "Santo Padre", senza si e senza ma

Perché lo venite a dire qui, visto che non siamo tra coloro che giustificano ad oltranza?

Anonimo ha detto...

http://www.aldomariavalli.it/2017/09/16/le-parole-di-pietro/

Luisa ha detto...



" Ma possibile che non vada mai bene niente e nessuno?"

Sottoscrivo in toto il commento di Gianni, già mi sembra che la prima cosa da fare e scivere sia ringraziare Maria per la sua diretta , per la sua condivisione e il suo resoconto , mi sembra poi che non si dovrebbe fare l`economia, prima di sparare a destra e manca, di prendere il tempo di leggere gli interventi e non solo qualche passaggio, invece di essere contenti e riconoscenti nel vedere quante persone di qualità sono venute ad un Convegno sul Summorum Pontificum, si cerca subito la pulce, il difetto, scusami Marius, ma perfino un applauso pone problema, non lamentiamoci poi se un certo mondo tradizionalista è oggetto di critiche, quando vedo che Riscossa cristiana ha ritenuto che la morte il cardinale Caffarra non meritasse nemmeno due righe in memoria, mi dico che quel mondo dovrebbe cominciare col sanare le sue divisioni interne.

Luisa ha detto...

Alcune foto qui:

http://blog.messainlatino.it/

marius ha detto...

Cara Luisa,
io non mi riferisco a RC. Di fronte alla morte tutti noi dovremmo fermarci in silenzio, sia per rispetto a chi è trapassato sia perché un giorno ci troveremo nella stessa situazione di fronte al Tribunale Divino e dovremo rendere conto personalmente senza sconti.

In questo frangente invece la situazione è molto diversa. Immaginavo di essere criticato, non era difficile supporlo. Ma io non ho fatto altro che esteriorizzare il mio sentire portando in modo comprensibile -mi pare- le mie motivazioni. È su queste che bisogna eventualmente discutere, non sulle mie reazioni emotive, che in fondo avrei anche potuto autocensurare. Ma non l'ho fatto, perché ritengo che ciascuno abbia ben il diritto di esprimere rispettosamente anche il suo sentire, pure per dissentire dal comun sentire di una folla.

Come sanare le divisioni interne?
È NSGC a dircelo: "la verità vi farà liberi".
L'unità si fa sulla verità, non sul compromesso o sulla tolleranza.

irina ha detto...

"...Afferma che la semplicità e la ripetizione non esprimono alcuna contraddizione; al contrario la semplicità esige la ripetizione..."

Che è poi il modo in cui la Vita procede. Dall'alternarsi del giorno alla notte, del sonno alla veglia, del cielo sereno al temporale, del caldo al freddo. Dal bambino che nella semplice ripetizione di alcuni suoni impara ad articolare sempre meglio fino a comporre parole semplici via via più complesse, oppure quando dopo tentativi e tentativi a vuoto riesce a congiungere le mani e ancora dopo tanto strisciare, si mette seduto e si issa, aggrappato alla coperta del letto, e resta in piedi, uomo piccolo tra uomini grandi. La vita è questa serie di azioni, di suoni semplici ripetuti, che diventano perfezione conosciuta, dalla quale procedere alla successiva senza mai abbandonare il semplice, a nuovo riscoperto, che ripetuto approfondisce il già conosciuto, elevando ad una conoscenza sconosciuta al mondo. Sconosciuta perchè completa, perchè viva. Credo che la liturgia riscoperta porterà alla riscoperta della vita. Vita che ora non conosciamo più perchè siamo nella cultura della morte che richiede atti eclatanti, senza ripetizione. Atti eclatanti senza ripetizione, che poi sono sempre gli stessi perchè senza vita,maschere, senza originalità, mortifere. L'umile ripetizione del semplice porta con sè l'originalità che l'atto eclatante non ha. Perchè nell'umile ripetizione del semplice la superbia viene schiacciata,allora ognuno può cogliere nella Verità il vero se stesso, quello che il Signore, passo dopo passo, gli ha mostrato essere.

marius ha detto...

@ Gianni (XXIII?):
Cerchiamo sempre ciò che ci unisce, mai quello che ci divide

Luisa ha detto...

Marius non ho pensato che ti riferissi a RC ho solo espresso la mia incomprensione per certi comportamenti che non posso che definire settari, estremisti, divisori e controproducenti, è triste se non drammatico che non si possa sospendere il giudizio nemmeno di fronte alla morte e stiamo parlando del cardinal Caffarra non di un eretico, di uno dei tanti ( con berretta viola o rossa) che stanno attaccando le fondamenta della nostra fede.
Su Müller se posso capire le tue riserve mi sembra evidente che l`applauso che ha ricevuto è stato suscitato non solo dalla solidarietà ma coronava un intervento dotto, come Maria ne ha riferito, senza dimenticare che oramai libero il cardinal Müller non si priva di esprimere il suo pensiero, vedi le sue ultime esternazioni e poi mi sembra che abbia riaffermato sulla liturgia delle verità che oramai è raro sentire dalla bocca dei cosidetti custodi della liturgia, rinvio al resoconto di Maria.
Un caro saluto.

Luisa ha detto...

In un post precedente ho riportato la presa di posizione della CES sull`AL =orientamenti generali da contestualizzare nelle diocesi e regioni, dicevo quanto e come fosse non solo Bergoglio conforme, ma enfatica nei suoi confronti, oggi vedo un articolo su V.I. che conferma la mia lettura, al punto che Alain de Raemy, il vescovo ausiliare della "mia" diocesi membro dell’équipe che ha redatto il testo afferma:

«I vescovi incoraggiano un profondo percorso di discernimento incarnato in ogni situazione. E in alcuni casi, pur evitando ogni generalizzazione, è possibile che l’accesso ai sacramenti della confessione e all’eucaristia possa aiutare il cammino personale».

Chiaro no?
Fate vobis, fate quel che volete, aprite le porte, costruite ponti...togliete le dogane(la Dottrina), nessuna esclusione solo inclusione, come dicevo sapendo che la Svizzera è già in stato di scisma, che il rispetto e l`obbedienza del e al Magistero della Chiesa l`ultima ma proprio l`ultima delle preoccupazioni a tutti i livelli della gerarchia e dei sedicenti cattolici che di cattolico non hanno più nulla (pur reclamandosi l`élite), le derive, gli abusi, le libertà prese con l`ortodossia già la norma e profondamente radicati, si può facilmente prevedere in che senso l`AL sarà "inculturata".

  http://www.lastampa.it/2017/09/13/vaticaninsider/ita/nel-mondo/i-vescovi-svizzeri-dallamoris-laetitia-una-pastorale-rinnovata-dvFFdyo7E8bpz2Xj0zZ6gN/pagina.html

marius ha detto...

Luisa, appunto non ero entrato nel merito del discorso del Card. Müller, ma mi ero limitato a commentare la cronaca che narrava del lunghissimo e caloroso applauso che egli ha ricevuto PRIMA, quale accoglienza. Quindi l'applauso non coronava il suo intervento. Era dato a priori. Questo per l'esattezza della dinamica. Cosa che ha suscitato in me la reazione che ora non sto più qui a ripetere.

marius ha detto...

«I vescovi incoraggiano un profondo percorso di discernimento incarnato in ogni situazione. E in alcuni casi, pur evitando ogni generalizzazione, è possibile che l’accesso ai sacramenti della confessione e all’eucaristia possa aiutare il cammino personale».

Luisa, come vede benissimo anche Lei, siamo a questi punti, anche a km 0, non solo in Argentina e a Malta.
Con buona pace dell'ex prefetto della Dottrina della Fede che dall'alto della sua cattedra affermava, se la memoria non mi inganna, che la dottrina cattolica non è in pericolo. Non v'è nulla per cui applaudire. Triste ma vero.

Anonimo ha detto...

intervento del card. Sarah Riporto da formiche.net e bussolaQ o il giornale
“ ……………………………………………………………L’idea di base… è che sulla liturgia si gioca il futuro del cattolicesimo. Ma al di là del confronto, la volontà è quella di attuare una “riconciliazione”, la cosiddetta “terza via”. Un incontro tra il “vecchio ordine” e il nuovo.
“La celebrazione di tutte e due le forme dovrebbe essere un elemento naturale della Chiesa”, e se ne può ricavare “mutuo arricchimento”. Ma l’idea di imporre un rito ibrido “è assolutamente fuori dalla mia intenzione”, ha sottolineato Sarah………………………………………………………………………………… “
“…..anche il messale antico, ha precisato il cardinale Sarah, può beneficiare delle aggiunte provenienti dal nuovo. Non esiste, quindi, “concorrenza” tra la forma ordinaria ed extra ordinaria del rito romano, ma una “relazione di mutuo arricchimento tra le due forme”.

Allora: “rito ibrido” no, riconciliazione dei riti si.
Ma cosa intende per riconciliazione dei riti ?

Qui solo pochi giorni fa: http://magister.blogautore.espresso.repubblica.it/2017/08/29/liturgia-la-controrelazione-del-cardinale-sarah/) dove questa “riconciliazione” pare coincidere esattamente col “rito ibrido”, la “terza via” o “sintesi”:

Poiché c'è continuità profonda e unità ..le due forme devono ..arricchirsi reciprocamente. È prioritario che, con l'aiuto dello Spirito Santo, esaminiamo, nella preghiera e nello studio, come ritornare a

un RITO COMUNE RIFORMATO, sempre con la finalità di una riconciliazione all'interno della Chiesa.

Sarebbe bello che coloro che utilizzano il messale antico osservino i criteri essenziali della costituzione sulla sacra liturgia del Concilio. È indispensabile che queste celebrazioni integrino una giusta concezione della "participatio actuosa" dei fedeli presenti (SC 30). La proclamazione delle letture deve poter essere capita dal popolo (SC 36). Così pure, i fedeli devono poter rispondere al celebrante e non contentarsi di essere degli spettatori estranei e muti (SC 48). Infine, il Concilio fa appello a una nobile semplicità del cerimoniale, senza ripetizioni inutili (SC 50).
Toccherà alla commissione pontificia "Ecclesia Dei" procedere in questa maniera con prudenza e in forma organica. Si può auspicare, là dove è possibile, se delle comunità ne fanno la domanda, una armonizzazione dei calendari liturgici. Si devono studiare le vie verso una convergenza dei lezionari.”

Chiaro, no ?


Anna

Anonimo ha detto...

Sempre sul card. Sarah:

Considera un dettàglio (“Circostanza minuta, particolarità”) l’orientamento del celebrante. Certamente l’orientamento del celebrante non rende invalida la consacrazione. Ma io non credo sia un dettaglio. L’orientamento esprime la direzione. A chi si rivolge il celebrante ? A Dio (in persona Christi e per tutta la Chiesa, presenti e non presenti, vivi o morti in purgatorio) o all’assemblea che presiede ? A chi si rende culto ? Sono dettagli anche le genuflessioni , la comunione in bocca ?

Pare che il tutto sia inteso sotto il profilo psicologico dei fedeli. Cioè per l’uomo. Per consentire all’uomo di “sentire” Dio. Di soddisfare i suoi bisogni “religiosi”. Ma la Messa è il culto che Gesù, sacerdote e vittima, rende a Dio padre per il Padre, innanzitutto, e poi, per noi, a cui noi ci uniamo in preghiera, stando sotto la croce, e nutrendoci di Lui, con la comunione. Gesù è realmente presente nella Messa. Realmente si offre in sacrificio. E veramente Dio Padre è presente, con lo Spirito Santo e tutti gli angeli e i santi e anche i cristiani purganti. E’ un mistero. Inginocchiarsi davanti a Lui non è un dettaglio. Non è un dettaglio l’orientamento del celebrante. Il celebrante, in persona Christi, è un ponte tra gli uomini e Dio, quando è orientato come i fedeli. E’ la chiusura di un cerchio, orizzontale, quando li guarda in faccia.

Anna

Anonimo ha detto...

Infine sull’invito ai cattolici tradizionalisti.

Dice: “Voi non siete tradizionalisti, siete cattolici del rito romano”. E qui io sono perfettamente d’accordo. So infatti che la Tradizione è una delle due fonti della Rivelazione, credo la più importante, perché precede la Scrittura, e ne è , in qualche modo, “consacrazione”, per cui vi è una identificazione tra Tradizione e cattolicesimo. Infatti ho più volte contestato questa “precisazione” perché tautologica. Non esiste cattolicesimo senza Tradizione.

Purtroppo però si è verificato che la Tradizione è stata messa da parte, oscurata e anche contraddetta espressamente a volte, più spesso implicitamente ed in modo ambiguo. E perseguitata. Ciò, purtroppo dai Pastori.
Allora questo termine diventa un modo di evidenziare la propria cattolicità, di indicare la necessità di un ritorno ad essa, per la Chiesa tutta, per riprendere la “bussola”.

Dice “siete chiamati da Dio, come tutti i santi, a prendere il vostro posto nella Chiesa e nel mondo di oggi”. Ma noi siamo nella Chiesa e nel mondo (essere nel mondo non vuol dire fare compromessi col mondo o abbracciare il mondo, essere del mondo).

Dice “non siete ..membri particolari della Chiesa a motivo delle vostre pratiche spirituali”. Invece lo stiamo. Non per niente siamo perseguitati. E la nostra non è “una pratica spirituale”, da mettere accanto a quella dei carismatici, dei neocatecumenali ecc. ecc. Non è una “sensibilità”. Da mettere accanto alle altre, come in bancone di un supermercato. Non è una delle facce di un poliedro. Non è una questione di “gusto”, ma di verità. Di giustizia, nel senso di dare a Dio ciò che gli spetta, compreso un culto degno. Non so spiegarmi meglio. Ma c’è qualcosa di profondo che stona parecchio. Alla base.

Anna

Luisa ha detto...

Beh Marius immagino che il caloroso e lungo applauso c`è stato prima e dopo l`intervento del cardinale e immagino che se fossi stato a Roma mi sarei unita a quell`applauso, Müller fa parte di coloro che hanno scelto di dire che bisogna leggere l`AL alla luce di tutta la Dottrina della Chiesa criticando chi interpreta "Amoris laetitia" secondo il proprio modo di intendere l’insegnamento del papa....è come se avesse tentato di costringere Bergoglio a camminare sui binari diritti dell`ortodossia, purtroppo sappiamo che Bergoglio non tollera alcuna costrizione, nemmeno quella della Dottrina per lui solo una rigida dogana:

http://magister.blogautore.espresso.repubblica.it/2017/02/01/il-papa-tace-ma-parla-il-cardinale-muller-che-ai-dubia-risponde-cosi/

mic ha detto...

Luisa, Marius, vi prego di smetterla di formalizzarvi sugli applausi e andiamo ai contenuti, che molto hanno da dirci in tutti i sensi e discutiamo con serenità ma anche non sano discernimento soprattutto sui contenuti.
E lascerei che ognuno possa sentirsi libero di esprimere sue impressioni e sensazioni, ma senza alimentare il batti e ribatti interminabile che diluisce il discorso anziché focalizzarsi sulle cose più importanti.

mic ha detto...

Per Anna

Ho programmato per domattina la pubblicazione delle mie ampie annotazioni sulla relazione del card. Sarah.
Quanto pubblica Magister non è preso dalla relazione. Esaminerò con attenzione il testo originale francese da cui è ripreso e ne riparliamo.
Dalla relazione al Convegno mi sono fatta un'idea di cosa voglia dire il cardinale non necessariamente catastrofica perché credo che la cosiddetta riforma della riforma, piuttosto che dal 'mutuo arricchimento' - che è una boiata - scaturisca dall'esigenza molto presente in Ratzinger (e nei ratzingeriani come Sarah) di recuperare le falle riconosciute del NO. Esigenza che purtroppo non sembra condivisa dal papa regnante che col 'Magnum principium' e con la nefanda preparazione di una nuova preghiera eucaristica ecumenica, sta marciando in direzione contraria. E questo lo notavo ieri e approfondiremo. Sto preparando un articolo.
Comunque sono consapevole che più che tappare le falle bisogna tornare all'antico rito. E questo è stato ampiamente e ripetutamente riconosciuto. E anche di questo parleremo.
Il testo che segnali fornisce dettagli che possono aiutarci a capir meglio e dunque me ne servirò per affrontare il discorso a 360°.
In ogni caso della riforma della riforma e dello sviluppo organico della liturgia ho parlato ampiamente nel mio saggio che a giorni uscirà, nella terza edizione, aggiornato con tutti gli sviluppi dal fatidico 2013.

Anonimo ha detto...

«Morire dentro l’Eucarestia»
Alla Messa noi siamo innanzi tutto presenti per Dio. Se non rivolgiamo il nostro sguardo in maniera radicale verso Dio, la nostra fede diventerà tiepida, vagabonda e incerta. Quando ero un piccolo corista, osservavo con attenzione la delicatezza e il fervore con i quali i missionari celebravano le loro messe. Grazie a loro ho capito quando il Sacerdote dice: “E’ grande il mistero della fede”, non si tratta di una formula!
Senza la fede cosa può significare l’Eucarestia? Ricordatevi che molti discepoli hanno lasciato Gesù quando ha detto loro: “Vi darò il mio corpo da mangiare”. Al giorno d’oggi, ancora molti lo lasciano…
Sono fisicamente presenti alla messa ma la loro fede è carente, indebolita per la mancanza di fervore dei nostri tempi e il paganesimo delle nostre società. E’ la fede che introduce gli uomini dentro al mistero di Dio che ama fino alla morte.
E anche io muoio in ogni celebrazione eucaristica, come dice San Paolo: «Io muoio ogni giorno» (Rm 15). Se noi moriamo nella celebrazione eucaristica, sappiamo che è per avere la vita nuove. La messa deve essere preceduta da una vita di preghiera intensa a casa.
La celebrazione dell’Eucarestia sarà densa se ogni cristiano coltiva una profonda interiorità e una intensa vita di preghiera quotidiana.»
Card. Robert Sarah

Luisa ha detto...

Non penso aver parlato solo di applausi ma partendo dalla reazione di Gianni e dal suo
"" Ma possibile che non vada mai bene niente e nessuno?" ho citato anche la reazione di marius in particolare il mio pensiero su certe reazioni di un certo mondo tradizionalista, mi sembra che anche tu mic hai reagito a quel commento di marius dando il tuo sentimento, non mi sembra che queste semplici osservazioni di chi non era presente siano suscettibili di diluire il discorso e chi le ha fatte non si è limitato a quelle ma posso capire che chi era presente al convegno e ha vissuto l`intensità e profondità di quei momenti le consideri bazzecole irrilevanti e irritanti.
Buona domenica.

tralcio ha detto...

Non si finisce mai di imparare e di stupirsi...
Non si finisce mai di scoprirsi finitezza che partecipa all'eternità, immanenza che si affaccia sul trascendente, toccando e vedendo materia corporea per nutrire la nostra spiritualità grazie alla volontà di Dio di comunicarsi e alla nostra offerta di comunione.
La volontà di Dio è tutta grazia e alla nostra volontà è chiesto di essere "in grazia".
Nella Santa Messa lo Spirito Santo e il sacerdote ottengono il miracolo della Presenza Reale.
In ogni Santa Messa appare anche la Beata Vergine Maria, corredentrice nostra.
Non si finisce mai di ringraziare per questa actuosa participatio del Cielo.
Non si finisce mai di prendere atto di essere stati un po' scippati dell'invisibile preziosissimo proprio mentre ci riempivano e appesantivano di ciarpame visibile.
Non si finisce di prendere atto che ogni nostra umana pretesa, liturgicamente è un intervento a gamba tesa; ogni nostra "simulazione" è un fallo da espulsione.
Grazie anche a Mic per questo serbatoio di catechesi, notizie, spunti e condivisione.

Luisa ha detto...

Segnalo:

-SARAH AI GRUPPI STABILI

"Non siete tradizionalisti, ma cattolici. Uscite dal ghetto"

http://www.lanuovabq.it/it/non-siete-tradizionalisti-ma-cattolici-uscite-dal-ghetto


-MULLER

«Il futuro della Chiesa si decide nella liturgia»

http://www.lanuovabq.it/it/il-futuro-della-chiesa-si-decide-nella-liturgia

Anonimo ha detto...

Mic, la risposta è qui:

Rivisitare il Vaticano II
Dati questi preliminari, la sola soluzione del «caso» Lefebvre che lei potrebbe accettare, sembrerebbe essere un pubblico disconoscimento del Vaticano II da parte del Sommo Pontefice. Ma, lo vedrebbe lei il Papa, una domenica mattina, affacciarsi in piazza San Pietro e annunciare ai fedeli che dopo più di vent’anni egli si è accorto che il Concilio si è sbagliato e che bisogna abolire almeno due decreti votati dalla maggioranza dei Padri e approvati da un Papa?

Mons. Lefebvre: Andiamo, via! A Roma si saprebbe trovare una modalità più discreta… Il Papa potrebbe affermare con autorità che alcuni testi del Vaticano II hanno bisogno di essere meglio interpretati alla luce della Tradizione, così che diventi necessario cambiare alcune frasi, per renderle più conformi al magistero dei Papi precedenti.

Bisognerebbe che si dica chiaramente che l’errore può essere solo tollerato, ma che esso non può avere dei «diritti»; e che lo Stato neutrale sul piano religioso non può né deve esistere. Ma, ovviamente, io non mi faccio illusioni: anche se il Papa volesse apportare queste correzioni, non potrebbe farlo. Quella «mafia liberal-massonica» di cui ho parlato prima non potrebbe tollerarlo.

http://www.unavox.it/Documenti/Doc1073_Intervista_Lefebvre_maggio_1987.html

Anonimo ha detto...

Tocca citare pure Noam Chomsky...

«Il modo furbo per mantenere le persone passive e obbedienti è quello di limitare strettamente lo spettro accettabile di opinioni, ma permettere un dibattito vivace all’interno di quello spettro».

Luisa ha detto...

Ho messo quei due link dopo aver cercato sulla Bussola resoconti sul Convegno, e ho dovuto cercare perchè non figurano nella pagina principale ma nella sezione Ecclesia, già dalla diretta di Maria potevamo renderci conto di quanto ricchi e dotti fossero gli interventi, grande è il merito di chi, come Maria ( e il suo resoconto è particolarmente vasto), in attesa della pubblicazione, ci offre la possibilità di già conoscerne in parte e in sostanza il contenuto.
Nella serie ci sono le parole e ci sono i fatti mi hanno colpito queste parole di Sarah:
" “questo può essere anche dovuto al fatto che molto spesso la liturgia, così come viene celebrata, non è celebrata fedelmente e pienamente come la intende la Chiesa, ma depauperandoci o deprivandoci di quel pieno incontro con Cristo nella Chiesa, che è un diritto di ogni battezzato”. Tanto che “molte liturgie sono davvero nient’altro che “antropocentriche”, “un teatro, un divertimento mondano, con tanti rumori, danze e movimenti corporali che assomigliano alle nostre manifestazioni folkloriche”. Invece, la liturgia è il momento di un incontro personale e di intimità con Dio e qui il cardinale ha ammonito Africa, Asia e America Latina a riflettere “sulla loro ambizione umana di inculturare la liturgia, in modo da evitare la superficialità, il folklore e l’autocelebrazione culturale”."

Leggendo queste parole non ho potuto non pensare agli spettacoli domenicali presentati come messe ma in realtà autocelebrazioni, banchetti festivi dove il Sacrificio del Signore è occultato, e sopratutto alla prassi liturgica neocatecumenale costruita a tavolino da un pittore spagnolo dopo aver rigettato e la liturgia e l`insegnamento della Chiesa, sono decenni che le fantasie, le derive, gli abusi liturgici deformano le coscienze dei cattolici, alcuni documenti magisteriali, dopo aver riconosciuto quelle derive chiamati "errori di applicazione", hanno tentato di correggerli ma senza nessun effetto concreto sul terreno, documenti restati lettera morta, Benedetto XVI aveva voluto una Commissione e incaricato Canizares per correggere quegli "errori", ma la commissione è sparita nel nulla, i neocatecuemnali continuano nelle loro prassi parallele, e le messe show con le loro animazioni e i loro animatori liturgici a far sì che la gente non si annoi in chiesa... ci sono lee parole e ci sono i fatti.
E lo scempio continua.
Quando sul terreno, nella realtà le parole come quelle del card. Sarah avranno un impatto? Quando si passerà dalle parole agli atti?
Se è già un passo avanti che venga riaffermata la centralità della liturgia, e riconosciuti gli abusi, quando chi di dovere interverrà per sanzionare gli errori e gli erranti?

Luisa ha detto...

Solo un esempio, la messa ecumenica ci siamo vicini vicini, che cosa aspetta la Congregazione competente per intervenire?

http://riforma.it/it/articolo/2017/07/11/fare-rete-sapere-chi-pratica-lospitalita-eucaristica

http://www.lavocedeltempo.it/Rubriche/IDEE-E-OPINIONI/Unita-nella-diversita-e-Ospitalita-eucaristica-due-proposte-un-cammino

"Da alcuni anni il gruppo ecumenico torinese ‘Spezzare il pane’, composto da membri di chiese diverse che già condividevano la lettura ed il commento della Parola, ha deciso di condividere anche la comunione, chiedendo ‘ospitalità eucaristica’ad alcune chiese ed ai loro pastori.
Non viene richiesto, per vivere insieme quest’evento, l’adesione ad un ‘pensiero unico’ sull’eucarestia, ma piuttosto il rispetto di tutti per il pensiero di ognuno; del resto – come anche Paolo Ricca ha osservato nel suo ‘L’ultima cena, anzi la prima’ - se né Gesù, né Paolo hanno spiegato il ‘come’ di questa presenza, perché allora dobbiamo farlo noi?


"E’ ormai consuetudine che, una volta al mese, il gruppo si incontri in un chiesa cattolica, luterana, valdese o battista per condividere l’eucarestia, partecipando al culto o alla messa - officiati secondo la liturgia della chiesa ospitante - e collaborando con ruoli diversi alla celebrazione. Distribuzione della comunione, letture e commento della Parola divengono così altrettante occasioni di condivisione ecumenica, ricollocando in primo piano la propria identità di cristiani rispetto a quella di appartenenza ad una specifica chiesa. All’accoglienza eucaristica hanno così aderito, in misura crescente, diversi luoghi di culto, qualche comunità e qualche realtà parrocchiale, e questa pratica va ora diffondendosi anche in altre città."

fabriziogiudici ha detto...

La Congregazione Competente mi sa tanto che è quella del card. Sarah... Ormai è impossibile evitare la contrapposizione diretta e cercare di ridurre tutto sul piano verbale.

Dovrebbe primariamente intervenire il vescovo del posto, ma figuriamoci.

Anonimo ha detto...

" ambizione umana di INCULTURARE la liturgia "
Gia' visto .

Luisa ha detto...

"Ormai è impossibile evitare la contrapposizione diretta e cercare di ridurre tutto sul piano verbale. "

Dovrebbe essere impossibile, ma l`arte di lasciar marcire le situazioni, di chiamarle eccezioni, casi e situazioni particolari, per poi farle diventare la norma( ed è quel che sta succedendo con l`AL) è un esercizio oramai così radicato e generalizzato che non vedo, da parte di chi ha l`autorità e la responsabilità per farlo, un intervento per raddrizzare la situazione e, purtroppo, anche chi effettivamente parla, scrive, tenta di allertare almeno le coscienze non ancora addomesticate, non va al confronto diretto, si ferma prima, e intanto la revolucion continua.
Da una parte l`arroganza, la sicumera del totipotere, dall`altra una prudenza che non è sempre intelligente e ancor meno "furba" e che per tanti è solo una forma di codardia perchè hanno la consapevolezza dello scempio, gli argomenti, l`ortodossia dottrinale dalla loro parte , eppure si fermano, si autoparalizzano, dietro la porta del potere.

mic ha detto...

http://tradinews.blogspot.it/2017/09/pere-dom-jean-pateau-colloque-summorum.html

Domani lo traduco.

Anonimo ha detto...

Muller dice :
«Il futuro della Chiesa si decide nella liturgia»
E poi fa i complimenti ai neocatecumenali.
Allora la loro liturgia va bene ?