domenica 23 aprile 2017

don Elia. Uomini di Dio

Viam veritatis elegi
(Sal 118, 30).

Cercasi uomini di Dio. No burocrati, gestori, assistenti sociali, ideologi, opinionisti, animatori, intrattenitori… ma nemmeno sofisti in tonaca, pedanti eruditi, saccenti sputasentenze, pedissequi rubricisti, infallibili censori, astiosi restauratori… Uomini che non solo posseggano la retta dottrina  e una sana teologia, ma ne vivano, le incarnino e le facciano risplendere agli occhi di quanti cercano la verità, ardere nei cuori che la amano e fruttificare nella vita dei fedeli. Uomini che non offrano solo idee chiare e argomentazioni (apparentemente) incontrovertibili, ma che guidino le anime nelle vie di Dio, siano di casa nel Suo cuore, trabocchino di unzione spirituale, gustino e facciano gustare le Sue incomparabili dolcezze, comunichino la Sua compassione e tenerezza, risplendano di luce soprannaturale, rendano “tangibile” la grazia.

sabato 22 aprile 2017

I "dubia" dei quattro cardinali fanno scuola. È l'ora dei laici

Tempestivo ed efficace Sandro Magister su Settimo cielo. Per 'fare chiarezza'.

I quattro cardinali non sono mai stati da soli con i loro "dubia". Ne è prova ciò che è accaduto a Roma sabato 22 aprile in una sala dell'Hotel Columbus, a pochi passi da piazza San Pietro, dove sei rinomati studiosi laici sono convenuti da altrettanti paesi del mondo per dare voce all'appello che si leva da larga parte del "popolo di Dio" perché sia fatta chiarezza nella confusione suscitata da "Amoris laetitia".

Anna M. Silvas è venuta dall'Australia, Claudio Pierantoni dal Cile, Jürgen Liminski dalla Germania, Douglas Farrow dal Canada, Jean Paul Messina dal Camerun, Thibaud Collin dalla Francia. E l'uno dopo l'altro, nell'arco di un giorno, hanno fatto il punto sulla crisi che il documento di papa Francesco ha prodotto nella Chiesa, a un anno dalla sua pubblicazione.

“Gesù si è fatto serpente, diavolo e peccato” (Bergoglio)

Nel blog ne abbiamo parlato qui.

Il serpente e Bergoglio

BERGOGLIO MEDITAZIONE MATTUTINA NELLA CAPPELLA DELLA DOMUS SANCTAE MARTHAE
Nel segno della croce, Martedì, 4 aprile 2017, da: L'Osservatore Romano, ed. quotidiana, Anno CLVII, n.79, 05/04/2017.
Ecco le linee di riflessione che il Pontefice ha proposto nella messa celebrata martedì mattina, 4 aprile, a Santa Marta.
«[…] “Quando avrete innalzato il figlio dell’uomo, allora conoscerete che io sono e che non faccio nulla da me stesso”». Con queste parole — ha affermato il Pontefice, riferendosi al brano tratto dal libro dei Numeri (21, 4-9) — «Gesù fa ricordare quello che è accaduto nel deserto e abbiamo sentito nella prima lettura». È il momento in cui «il popolo annoiato, il popolo che non può sopportare il cammino, si allontana dal Signore, sparla di Mosè e del Signore, e trova quei serpenti che mordono e fanno morire». Allora «il Signore dice a Mosè di fare un serpente di bronzo e innalzarlo, e la persona che subisce una ferita del serpente, e che guarda quello di bronzo, sarà guarita».

venerdì 21 aprile 2017

21 aprile. 2770 anni dalla fondazione della Città eterna

2770 anni dalla Fondazione della Città eterna. Il 21 aprile è una festa pagana. Tra l'altro guardate la potente simbologia, indice di ars e saggezza non solo architettonica, e cosa succede al Pantheon in questo giorno quando il sole di mezzogiorno colpisce una griglia metallica sopra la porta, saturando di luce il cortile esterno.
Ma non è soltanto questo. Nonostante questo la Provvidenza ha reso Roma Caput mundi una città già sacra, centro spirituale, culturale e politico del mondo. Ed è per questo che Pietro vi si è recato per annunciare Cristo e vi ha fatto la sua Sede. Dunque, non a caso, questo è il centro da cui ancora oggi si dipartono e nel quale si incrociano, nell'ordine spirituale, le vicende dell'intero genere umano. E non solo con riferimento alla Roma perenne, ma anche alla nostra fatica nel riaffermarne e difendere la cattolicità di cui siamo figli ed eredi. « Non solo e non tanto per nascita, quanto per adesione dell'anima. Chi comprende e aderisce, è figlio. Chi non comprende o non aderisce, è figlio di altro ».
Nell'occasione riprendiamo alcune citazioni che aprono un volume da cui abbiamo attinto e attingiamo molte chiavi di lettura della temperie attuale.
Iota unum non praeteribit (Matth., 5, 18)
Miscuit in medio eius spiritum vertiginis (Isai., 19, 14)
Moribus antiquis stat res romana virisque (Ennio)
Romano Amerio, Iota unum. Studio delle variazioni della Chiesa cattolica nel secolo XX, Lindau Torino, 2009

Dalla Monizione al lettore.
[...] L’autore non ha nessun desiderio del passato, perché un tal desiderio implicherebbe un rigirare del divenire umano in sé stesso e dunque un compimento. Tale compimento terrestre è incompatibile con la veduta sopramondana che domina l’opera. Anche le res antiquae che stanno nel motto enniano che apre il volume, non sono cose che stanno avanti (antiquus da ante) il nostro tempo, ma avanti ogni tempo, stanno cioè nella sfera assiologica tenuta per indefettibile. Se un richiamo v’è in questo libro, è a tale sfera soltanto. Il lettore non voglia cercarne altro. 

Benedetto XVI: «Per gli uomini di oggi Dio ha perso il primato»

Su segnalazione di un sacerdote che ci segue, riprendo dal Corriere della Sera, un recente testo inedito di Benedetto XVI, scritto dal Papa emerito nel 'recinto di Pietro', il Monastero Mater Ecclesiae, per l’edizione russa del volume sulla liturgia della sua opera omnia, Teologia della liturgia. Il testo evoca uno dei suoi discorsi memorabili: la Lectio Magistralis tenuta al Collège des Bernardins di Parigi, il 12 settembre 2008, nel quale ricordava come il monachesimo di San Benedetto avesse salvato il patrimonio del pensiero antico e formato la cultura europea grazie a quei monaci che avevano come obiettivo « quaerere Deum », cercare Dio. C'è da osservare che quando dice: «Ma al fondo, pur con tutte le differenze, l’essenza della liturgia in Oriente e Occidente è unica e la medesima», il pensiero non può che correre al Rito antiquior nel quale questa essenza è intatta; il che spiega il provvidenziale, anche se purtroppo non sufficientemente promosso, suo sdoganamento attraverso il motu proprio Summorum Pontificum.

«Se il Signore non è più importante, si spostano i criteri per stabilire quel che è importante. L’uomo, così, sottomette se stesso a costrizioni che lo rendono schiavo»
Nihil Operi Dei praeponatur — Nulla si anteponga al Culto divino. Con queste parole San Benedetto, nella sua Regola (43,3), ha stabilito la priorità assoluta del Culto divino rispetto a ogni altro compito della vita monastica. Questo, anche nella vita monastica, non risultava immediatamente scontato perché per i monaci era compito essenziale anche il lavoro nell’agricoltura e nella scienza.

Sia nell’agricoltura come anche nell’artigianato e nel lavoro di formazione potevano certo esserci delle urgenze temporali che potevano apparire più importanti della liturgia. Di fronte a tutto questo Benedetto, con la priorità assegnata alla liturgia, mette inequivocabilmente in rilievo la priorità di Dio stesso nella nostra vita: «All’ora dell’Ufficio divino, appena si sente il segnale, lasciato tutto quello che si ha tra le mani, si accorra con la massima sollecitudine» (43,1).

Venerdì 21 aprile. La Preghiera di Riparazione

Ricordiamo che oggi, venerdì (è anche il Primo Venerdì del mese), è il giorno dedicato alla nostra Preghiera di Riparazione secondo le modalità, complete delle Litanie del Sacro Cuore, che trovate qui.

Altre notizie e avvisi su Riscossa Cristiana [qui].

Dopo la pausa pasquale riprendiamo il nostro incontro settimanale, ricordandoci l’importanza della fedeltà alla preghiera di riparazione, sia per i nostri peccati, sia per quanto vediamo con dolore accadere quotidianamente nella Chiesa e nel mondo. Preghiamo anche perché il Signore voglia presto darci Santi Pastori che possano guidare i fedeli in questa epoca di smarrimento, di confusione e di empietà e sostenga quelli che si espongono con parresìa.

Per la nostra formazione, iniziamo la lettura del «Cur Deus homo» di Sant'Anselmo d'Aosta Il testo potrà essere scaricato in formato pdf cliccando qui; in tal modo potrete costituire e conservare la vostra biblioteca di letture di formazione.
* * * 
LUNEDÌ 1° MAGGIO 2017 A PAGNANO (frazione di Merate – LC), presso il teatro OP (via Cappelletta) con inizio alle ore 09.45 e chiusura con la S. Messa, che verrà celebrata alla ore 17.30, si terrà il Terzo Incontro nazionale della Lega Cattolica per la Preghiera di Riparazione
Per il programma dettagliato, cliccate qui.
Sarà possibile pranzare presso il ristorante Caminun (via Lunga, 19), al costo di euro 15,00, oppure mangiare al sacco.
Per esigenze organizzative vi preghiamo di comunicare la vostra partecipazione entro il 15 aprile, specificando se desiderate pranzare al ristorante. In caso di nuclei familiari vi raccomandiamo di indicare il numero dei componenti. Tutte le comunicazioni andranno fatte all’indirizzo legariparazione@email.it

Dottrina versus Discernimento

Riprendo un articolo di p. Giovanni Scalese su Antiquo Robore.
Vedi precedenti nel blog sull'intervista da lui commentata: qui - qui - qui.

L’intervista rilasciata da Padre Arturo Sosa, Preposito generale della Compagnia di Gesú, al vaticanista Giuseppe Rusconi (pubblicata su Rossoporpora) ha fatto parlare di sé soprattutto per l’infelice battuta sull’assenza di registratori al tempo di Gesú. Connesse con quell’affermazione, però, Padre Sosa faceva alcune considerazioni sul discernimento, che sono state trascurate dai piú, ma sulle quali mi sembra opportuno soffermarsi, tenuto conto delle conseguenze che esse possono avere nella vita della Chiesa. I termini “discernere” e “discernimento” ricorrono nell’intervista 24 volte. Mi limiterò a riportare qui il passo dove si tratta del rapporto fra dottrina e discernimento:

giovedì 20 aprile 2017

Benedetto XVI sul “fondamentalismo islamico”

In occasione dei 90 anni di Joseph Ratzinger, lo Stato e la Chiesa della Polonia hanno tenuto a Varsavia un convegno sul tema: "Il concetto di Stato nella prospettiva dell’insegnamento di Joseph Ratzinger / Benedetto XVI".
E nel messaggio che il "papa emerito" ha inviato il 15 aprile al presidente e ai vescovi della Polonia si legge:
"Il tema scelto porta autorità statali ed ecclesiali a dialogare insieme su una questione essenziale per il futuro del nostro continente. Il confronto fra concezioni radicalmente atee dello Stato e il sorgere di uno Stato radicalmente religioso nei movimenti islamistici, conduce il nostro tempo in una situazione esplosiva, le cui conseguenze sperimentiamo ogni giorno. Questi radicalismi esigono urgentemente che noi sviluppiamo una concezione convincente dello Stato, che sostenga il confronto con queste sfide e possa superarle".
Appare evidente la contraddizione con il successore... Tuttavia resta da approfondire il fatto che parli di radicalismi al plurale. Perché ogni fede (compresa quella cristiana) ha in sé fondamenti che non possono essere messi in discussione. Ѐ importante che Ratzinger abbia focalizzato e posto il problema. Ma un problema è anche mettere sullo stesso piano - sia pure in forma generica - il radicalismo cristiano e quello musulmano (cosa che purtroppo non ha mancato di fare esplicitamente Bergoglio1): il che è erroneo e crea confusione. Innanzitutto perché il cristianesimo propone, mentre l'islam impone e lo fa con la violenza di un regime teocratico che il nostro Signore Crocifisso non genera né insegna, mentre ha già vinto la morte... Tocca ai "Suoi" fecondare la storia, nel Suo Nome, innanzitutto non rinnegandoLo.

Mi si fa notare che il discorso di Ratzinger verte chiaramente sui 'radicalismi' dei movimenti islamisti. Ringrazio e ne convengo. In ogni caso il mio invito ad approfondire i 'radicalismi' (fermo restando il fatto che il termine mi ha evocato l'improvvido parallelo del successore che andava e va rettificato) evoca anche la questione dello 'stato laico'. Perché, alla fine, 'laico' diventa 'laicista' nonché nichilista, mentre la Catholica una concezione convincente dello Stato ce l'ha e non la deve sviluppare ma promuovere. Non a caso un vescovo fedele esclamava: "Lo hanno detronizzato"! E ovviamente si riferiva al Signore.
Centrata l'osservazione di P. Pasqualucci: «Ancora una volta, manca qualcosa nelle esternazioni dell' Emerito, che Dio lo conservi: noi cattolici, noi cristiani non abbiamo già tutti gli elementi di una "convincente" concezione cristiana e cattolica dello Stato? Dobbiamo ancora "svilupparla"? Dico gli "elementi" poiché non si tratta, ovviamente, di riproporre sic et simpliciter il modello medievale dello Stato, con il suo tipico incontro-scontro di Papato e Impero, di gerarchia e anarchia feudal-comunale, etc. etc, così dipendente quel modello da irripetibili situazioni storiche. Si tratta di contrapporre un ideale cristiano di Stato, basato su di un ideale cristiano di società, ossia, per ciò che riguarda lo Stato in senso stretto, di riformare in senso cattolico certe istituzioni politiche ed economiche, tanto per cominciare. E per quanto riguarda il rapporto Stato-società, di riproporre i valori morali cattolici, a cominciare da quello della famiglia, da quelli di un'etica personale improntata all'idea del sacrificio e del dovere etc. Ratzinger non dà un'indicazione precisa, sembra affidarsi all'evoluzione dei tempi, il suo rilievo resta nel generico, anche perché, riproporre l'ideale del vero Stato cristiano significherebbe contraddire il principio spurio del "dialogo", che anche per Ratzinger è stato ed è articolo di fede».
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1. “L’idea di conquista è inerente all’anima dell’Islam, è vero. Ma si potrebbe interpretare, con la stessa idea di conquista, la fine del Vangelo di Matteo, dove Gesù invia i suoi discepoli in tutte le nazioni”. (Bergoglio, L'Osservatore Romano 17 maggio 2016).
Aberrante attribuire a Nostro Signore un intento di “conquista” belligerante proprio, invece, di Maometto che ha brandito e fatto brandire spade grondanti sangue da secoli, ha guidato eserciti. Mentre il Signore Gesù invia i "suoi" discepoli alla conquista di anime da salvare. E li invia inermi, con queste parole : “Vi mando come pecore in mezzo ai lupi” (Matteo 10, 16). 

mercoledì 19 aprile 2017

Santa Messa in Rito antiquior a Rivarolo Canavese (TO)

Riceviamo e volentieri diffondiamo la notizia che venerdì 21 aprile 2017 alle ore 21 presso la Chiesa Parrocchiale di S. Giacomo in Rivarolo C.Se (TO) sarà celebrata la S. Messa Cantata nella Forma Straordinaria del Rito Romano (Messale latino di S. Giovanni XXIII del 1962) ,nel venerdì fra l'ottava di Pasqua. I canti saranno a cura del Coro "Antica Cantoria di Quincinetto".
Con l'occasione, estendiamo ad amici e simpatizzanti i migliori auguri per una buona ottava di Pasqua.

martedì 18 aprile 2017

La deriva autoritaria ed antieuropea del neo-Sultano Erdogan - Alexandre Del Valle

Sta accadendo in Turchia. Sta accadendo in Europa. Ci riguarda troppo da vicino.

Le divisioni comunitariste proprie della Turchia si sono chiaramente manifestate all'atto degli incidenti in occasione dell'incontro di calcio Lyon-Besiktas. Non bisogna dissociarle dall'aumento di potere di Erdogan. Perché è l'Europa, più che il suo paese, ad essere minacciata dal suo referendum.
Votando «sì» alla revisione costituzionale, gli elettori turchi avanzano verso un nuovo regime iper-presidenziale che conferisce quasi pieni poteri al nuovo Sultano foriero di una sintesi islamo-nazionalista .

Erdogan persegue così un triplice obiettivo:
  • Il completamento di ciò che egli stesso chiama «cambiamento di civilizzazione» nel suo paese che, rompendo con la democrazia liberale e l'Occidente «miscredente», diventerà una Turchia autoritaria, islamica, neo-ottomana e riconciliata con la sua cultura medio-orientale;
  • rimanere al potere fino al 2024 ed essere il leader turco che ha governato più a lungo in Turchia, al fine di detronizzare Ataturk, il padre della Turchia nazionalista moderna, del quale ha gradualmente smantellato tutte le strutture laiche in nome delle riforme europee.
  • impadronirsi dei pieni poteri, compreso quello giudiziario per bloccare in modo permanente le indagini sul suo coinvolgimento (e quello di suo figlio e diversi ministri dell' AKP) in gravi casi di corruzione.