lunedì 27 febbraio 2017

I monaci di Norcia, tra terremoti e Provvidenza - Cristiano Lugli

Sono passati circa quattro mesi dalla violenta scossa di terremoto avvenuta nel centro Italia il 30 ottobre scorso, causando centinaia di crolli unitisi ai lutti e ai danni che già avevano preceduto con il boato emerso dal suolo della terra, in particolare ad Amatrice e Accumoli.
Il cuore si è particolarmente stretto davanti alle immagini che ritraevano il crollo della Basilica di San Benedetto, a Norcia, culla e patria del monachesimo occidentale e cioè apice della spiritualità di quell'Europa che fu cristiana.

Davanti a quei crolli un brivido dietro la schiena poteva presentarsi, se non altro perché simbolo del crollo del Cattolicesimo universale, abbandonato e tramortito prima di tutto dalla sua stessa madre Europa, divenuta meretrice di quei disvalori laicisti che oggi la caratterizzano essenzialmente.
Era il 30 ottobre, appunto, alla metà di una mattinata di sole. Percepito il terremoto anche in terra di Romagna, a Rimini, il pensiero è direttamente fluito verso quelle terre di asceti e di Santi, di arte e di bellezza che sola poté provenire dal Cristianesimo: "se anche qui la terra ha tremato - ci si è subitamente chiesti - che ne sarà dell'Umbria?". E allora una corsa verso il bar più vicino, che con i mezzi della moderna mediaticità ci consente di piangere all'istante le nostre disgrazie, senza nemmeno più avere il tempo di riporre la fiducia e la speranza in Dio, "quare tristis es anima mea, et quare conturbas me? Spera in Deo, quóniam adhuc confitebor illi...". Ed ecco nei titoli principali ciò che non avremmo mai voluto sentir dire: crollata la Basilica di San Benedetto; e di colpo le immagini, nitide e struggenti, di quel candido e meraviglioso Tempio di Dio che non è più.

domenica 26 febbraio 2017

1 marzo 2017, mercoledì delle ceneri. Rito Antiquior a Napoli

1 marzo, Mercoledì delle Ceneri, ore 18
presso il Santuario di San Gaetano
(piazza San Gaetano 78, Napoli)

Don Giorgio Lenzi (IBP) celebrerà la
S. Messa cantata in Rito Romano antico,
 
preceduta dalla
benedizione e imposizione delle Ceneri.

Cordiali saluti. In Iesu et Maria,
Antonio Stefano Sembiante

“La deposizione del Papa” – Un importante Colloquio internazionale. Il Decreto di Graziano

Al di là delle possibili conseguenze, il fatto stesso che se ne parli a livello internazionale, dà la misura della inusitata gravità della situazione in cui versa la Chiesa.

Aggiorniamo la comunicazione (già data qui nella presentazione di Paolo Pasqualucci) in ordine all'importante “Colloquio internazionale” sul tema, diventato negli ultimi tempi di vitale importanza per la Chiesa cattolica, della “Deposizione del Papa. Luoghi teologici – Modelli canonistici – Poste costituzionali”.
[Locandina leggibile o scaricabile qui].
Il colloquio internazionale si terrà il 30 e il 31 marzo 2017, in Francia, a Sceaux. L'evento è organizzato congiuntamente dall’Università di Parigi-Sorbona, di Parigi-Sud e Parigi-Saclay (Facoltà Jean Monnet), dall’Università di Clermont in Alvernia, dal Laboratorio per il Diritto & le Società Religiose, dal Centro Michel de l’Hospital e dall’Istituto delle Scienze Giuridiche e Filosofiche della Sorbona. Vi partecipano sedici professori, gran parte dei quali ordinari. Il Colloquio raccoglie tra i migliori specialisti del mondo accademico francese nel campo del diritto pubblico, della storia del diritto, del diritto canonico. Il suo interesse deriva anche dal fatto di affrontare la complessa questione da una molteplicità di punti di vista, non limitati pertanto all’angolazione strettamente canonistico-teologica ma includenti profili processualistici e costituzionali, come pure di teoria della politica. La speranza è che da questo Colloquio possano uscire idee nuove, capaci cioè di contribuire a trovare giuste soluzioni per la crisi e l’impasse sempre più grave che al momento attanagliano la Chiesa cattolica.

don Elia. Dittatura protestante


Terzo peccato contro lo Spirito Santo: impugnare la verità conosciuta
(dal catechismo).

Il papa a Lund
Vien da pensare che tutte le diocesi cattoliche e le facoltà teologiche abbiano ricevuto da Roma un ordine tassativo e ineludibile, secondo il più tradizionale stile centralistico della Curia, ma in senso esattamente opposto: quest’anno sembra obbligatorio celebrare il cinquecentesimo anniversario della “riforma” luterana. Ovunque un pullulare di convegni, settimane intensive, incontri ecumenici con pastori e pastore… tutto, ovviamente, con un unico intento celebrativo e apologetico (al contrario), quasi si trattasse di una sorta di nemesi storica che dovesse riparare le esecrabili condanne del Concilio di Trento (le quali – sia detto per inciso – sono dogmi di fede e non si possono contestare, sotto pena di scomunica). Si direbbe che, senza i cosiddetti “riformatori” protestanti, la Chiesa non avrebbe mai ritrovato la verità del Vangelo, smarrita per strada, né la sua vera identità, deformata fin dall’epoca costantiniana.

sabato 25 febbraio 2017

Cristiani martiri nella Siria dimenticata

Da Vatican Insider nel mondo del 20 febbraio.

Un incontro alla rivista Missioni Consolata per ricordare il dramma di un popolo martoriato dalla guerra 
Introdotto da Enrico Vigna e da padre Gigi Anataloni, monsignor Mtanios Haddad, siriano, Archimandrita della chiesa greco-melchita, rettore della Basilica di Santa Maria in Cosmedin in Roma e rappresentante della sua Chiesa preso la Santa Sede, ha parlato a Torino su invito della rivista Missioni Consolata e del CIVG (Centro di iniziative per la verità e la giustizia). Davanti a un pubblico numeroso e molto attento, la testimonianza dell’Archimandrita è stata molto forte e controcorrente come sempre. Haddad ha conosciuto il cristianesimo fin dall’infanzia, viene da una zona in cui si parla ancora l’aramaico, la lingua di Gesù. Maalula in questi giorni è alla ribalta delle cronache per gli scontri fra esercito e ribelli. In mezzo, fra i due fuochi, vi è un convento, che ospita suore ed orfani.

Il diritto di parlare delle conseguenze della sodomia. Silvana De Mari

Virna Balanzin sul periodico Vita Nuova di Trieste intervista Silvana De Mari. La riprendiamo perché è necessario tener desta l'attenzione e non abbassare la guardia sul diritto, che è anche un dovere, di scendere in campo per questa come per altre espressioni della libertà di pensiero e di parola.

Silvana De Mari è un medico, stimata professionista nel suo campo, e inoltre un’affermata scrittrice di romanzi di genere fantasy che raccoglie notevoli consensi di pubblico e critica. Eppure i motivi per cui di recente si è trovata al centro di un vero e proprio caso mediatico non sono legati ai meriti del suo lavoro né del suo talento nella scrittura. Alcune sue affermazioni critiche riguardo la pratica sessuale tra persone omosessuali hanno scatenato l’ira funesta della comunità LGBT (sigla usata come termine collettivo per riferirsi a Lesbiche, Gay, Bisessuali e Transgender) che si è rivolta persino all’Ordine professionale dei Medici per chiederne la radiazione. Nonostante le parole della De Mari non fossero assolutamente offensive ma si limitassero a una constatazione oggettiva derivante dalla sua esperienza di pratica medico-scientifica e riguardassero le conseguenze di comportamenti sessuali a rischio per la salute, è stata fatta comunque oggetto di una campagna diffamatoria e denigratoria, verbalmente aggressiva e violenta soprattutto in rete, da parte di associazioni omosessuali e anche di singoli aderenti o gravitanti intorno ad esse. Per cercare di fare un po’ di chiarezza su quali siano state le cause all’origine del “Caso De Mari” l’abbiamo incontrata direttamente a Merate, in provincia di Lecco, dove si trovava sabato 4 febbraio scorso per relazionare, all’Auditorium locale, su “Eowyn, Galadriel e le altre: l’eroismo femminile nel Signore degli Anelli”. Ed ecco qui di seguito, senza filtri, raccolta la sua testimonianza, il suo pensiero.

venerdì 24 febbraio 2017

Gesù (non) dixit. Il gesuita che offende Cristo - Antonio Livi

L’intervista del generale dei gesuiti Padre Sosa, per il quale le parole di Gesù andrebbero contestualizzate perché gli evangelisti non avevano con sé un registratore, per la sua assoluta incoerenza logica, non meriterebbe alcun commento teologico ma solo una risata. Ma, trattandosi di un intervento dell’attuale generale dei Gesuiti nel dibattito sulla interpretazione di un documento pontificio così problematico come l’Amoris laetitia, si rende necessario, per responsabilità pastorale nei confronti dei fedeli ai quali l’intervista è giunta attraverso i media internazionali, un richiamo al corretto rapporto del Magistero e/o della sacra teologia con la verità rivelata, quella con la quale Dio «ha voluto farci conoscere la sua vita intima e i suoi disegni di salvezza per il mondo» (Vaticano I, costituzione dogmatica Dei Filius, 1870).

Søren Kierkegaard e l'eccellenza del celibato. Un saggio attualissimo di Cornelio Fabro

Interessante articolo di Vigiliae Alexandrinae. Da condividere per meglio comprendere i prodromi delle attuali tendenze rivoluzionarie in ordine alla famiglia e al celibato ecclesiastico

Ciò che spinse il padre stimmatino Cornelio Fabro, uno dei teologi italiani più rinomati e al contempo fedeli alla Tradizione nel secolo XX, a divenire uno dei massimi esperti internazionali di Søren Kierkegaard e ad apprendere la lingua danese per poterlo leggere e conoscere fin nelle sfumature del suo pensiero, fu probabilmente la convinzione che il grande filosofo danese avesse più di ogni altro suo contemporaneo compreso che la perfetta trascendenza di Dio creatore, trinitario e personale, doveva considerarsi il vero discrimine tra il Cristianesimo e i sistemi romantici, soprattutto quello di Hegel, che predicavano del nome di "dio" il soggetto trascendentale, di volta in volta l'io dell'uomo o lo stato sovrano.
Proprio Hegel, seguendo e sviluppando il pensiero politico di Lutero all'interno dell'idealismo, aveva posto nel grembo dello stato - ossia della "realtà dell'idea etica" con cui "Dio fa ingresso nella storia" - famiglia e matrimonio come istituzioni contemporaneamente superate e conservate dallo stato stesso. In questo modo, insieme alla religione e alla Chiesa, matrimonio e famiglia erano consegnati alla storia e all'immanenza assoluta dello stato in cui esse trovavano la propria costante dimensione trascendentale, il proprio "dio" e creatore.

Venerdì 24 febbraio. La Preghiera di Riparazione

Ricordiamo che oggi, venerdì, è il giorno dedicato alla nostra Preghiera di Riparazione secondo le modalità, complete delle Litanie del Sacro Cuore, che [trovate qui].

Altre notizie e avvisi su Riscossa Cristiana [qui].

Ogni giorno, con grande dolore, vediamo chinarsi davanti al mondo chi dovrebbe invece guidare sulla strada della Fede. Restiamo quindi fedeli al nostro impegno nella preghiera di riparazione delle offese al Sacro Cuore di Gesù. Rinnoviamo anche le preghiere affinché il Signore doni Santi Pastori alla Sua Chiesa e sostenga quelli che si espongono con parresìa.

Per la nostra formazione, leggiamo alcuni Detti di Sant'Antonio Abate. Il testo potrà essere scaricato in formato pdf cliccando qui; in tal modo potrete costituire e conservare la vostra biblioteca di letture di formazione.

giovedì 23 febbraio 2017

Il generale dei gesuiti guida l'esercito degli storicisti - Silvio Brachetta

Riprendo da Settimo Cielo di Sandro Magister.

Con Arturo Sosa Abascal, nuovo superiore generale della Compagnia di Gesù, si ha la dimostrazione compiuta che la teologia cattolica è travolta dallo storicismo.
Ne ha data notizia indiretta Sandro Magister, riportando tra le altre queste parole di Sosa in un’intervista:
"Intanto bisognerebbe incominciare una bella riflessione su che cosa ha detto veramente Gesù. A quel tempo nessuno aveva un registratore per inciderne le parole. Quello che si sa è che le parole di Gesù vanno contestualizzate, sono espresse con un linguaggio, in un ambiente preciso, sono indirizzate a qualcuno di definito".
Questo di Sosa è solo l’ultimo di una serie sterminata di ragionamenti analoghi, da parte di altrettanti autori.
La tesi è vecchia, riproposta in modo assillante: le Scritture dovrebbero essere sottoposte a un’esegesi continua, per via del fatto che su di esse non si potrà mai dare un’interpretazione definitiva.