domenica 12 novembre 2017

Il cardinal Müller appoggia il Cardinal Sarah nella sua interpretazione del 'Magnum principium' contestatagli dal papa

Com'è ormai purtroppo consuetudine, le alte gerarchie ecclesiastiche continuano a parlare dall'impropria cattedra mediatica. 
Suscita grande interesse la recente intervista del cardinale Gerhard Ludwig Müller al Neue Passauer Presse [qui], nel corso della quale, oltre a ribadire la sua posizione sul decentramento alle Conferenze episcopali [qui - qui], si pronuncia specificamente anche in ordine alla liturgia, rivelando il suo appoggio al cardinale Robert Sarah a proposito della sua interpretazione [qui] del motu proprio Magnum Principium sulla traduzione dei testi liturgici e, conseguentemente, anche in ordine alla correctio papale che ne è seguita, che sostanzialmente accusava il Card. Sarah di aver frainteso le direttive del papa. [qui].  
Alla specifica domanda rivoltagli nel corso dell'intervista: 
“Recentemente c’è stato anche un conflitto del papa con il cardinale Robert Sarah prefetto della Congregazione per il culto divino. Diversamente da Sarah, Francesco lascia ai vescovi delle Conferenze episcopali più libertà nella traduzione dei testi liturgici. È un affronto al cardinale?”.
l’ex Prefetto della Congregazione per la Dottrina della fede ha risposto:
“Mi rammarico molto che per quanto riguarda la questione della traduzione esatta e fedele dei testi liturgici dalla lingua latina nel Rito Romano siano emerse tali frizioni. La liturgia unisce, non deve dividere e far scaturire contraddizioni. Per quanto riguarda il tradurre si deve prestare attenzione all’esattezza dei contenuti, alla fedeltà e a una reale corrispondenza nello spirito e nella cultura della lingua in cui si traduce, la  lingua di destinazione. L’autorità finale in caso di dubbi non può risiedere nelle Conferenze Episcopali perché questo vorrebbe dire distruggere l’unità della Chiesa cattolica e la comprensione della fede e della comunione e della preghiera... “Qui non si può fare riferimento alle categorie politicizzanti del centralismo e della decentralizzazione. “La legge della fede è la legge della preghiera”. Abbiamo già vissuto di frequente il fatto che i traduttori dei testi biblici e liturgici a cui hanno fatto appello i vescovi abbiano indebolito e annacquato i testi col pretesto di una migliore comprensione”.
Ha anche fornito alcuni esempi, prendendo peraltro una posizione molto netta in senso cattolico:
“Insegnamenti molto esigenti come quello dell’espiazione del peccato di Gesù sulla Croce, della nascita di Gesù da Maria Vergine, dell’incarnazione di Gesù, del dono della sua carne e del suo sangue sotto la forma di pane e vino e altre verità sono stati in alcuni Paesi iperrazionalizzati o ridotti a un appello etico e così si è spogliato il realismo purificante del cattolicesimo”.
Alla domanda più insidiosa:
“Benedetto XVI ha scritto che la liturgia con Sarah è in buone mani [vedi]. Questo vuol dire che non c’è armonia fra Benedetto e Francesco?”.
Il cardinal Mūller replica:
“Sarah nella sua patria, la Guinea,  ha testimoniato la sua fede a rischio della vita di fronte ad un regime comunista barbaro. Questa è una profonda precondizione spirituale, per non cercare nella liturgia un autoriflesso umano ma per praticare davvero un culto e un’adorazione esistenziali e spirituali di Dio e nell’unione con il Salvatore sofferente e martoriato sulla Croce e con il Signore risorto trovare il punto centrale di un’esistenza cristiana. È al di là della mia competenza esprimermi pubblicamente sui rapporti fra il Papa e Benedetto XVI”.
In tal modo, il cardinale precisa ulteriormente quanto già chiarito in ordine alla sua introduzione al libro scritto da Rocco Buttiglione “Risposte amichevoli ai critici di Amoris Laetitia” (editrice Ares)
«I Dubia sono autorevoli, chiaramente legittimi, io ho dato una risposta che non è contro nessuna persona. Il mio testo è chiaro su questo. Una interpretazione corretta dice che Amoris Laetitia si può e si deve interpretare ortodossamente nell’unità della tradizione cattolica. Purtroppo alcuni hanno sempre una visione “partitica”, pro o contro il Papa come se la Chiesa fosse un partito politico. Il senso del mio intervento non è di continuare con le polemiche ma di superarle e di parlare teologicamente su questi temi. Non si tratta di avere ragione a ogni costo ma di rendere onore alla Verità rivelata. Vorrei che le mie riflessioni facessero uscire da questa visione riduttiva: il tema è la Verità, ciò che ha detto Gesù Cristo, non il Papa o i cardinali. E quanto al Papa bisogna ben distinguere ciò che è scritto in documenti magisteriali, in cui è maestro di fede, da quelle che possono essere opinioni, commenti e perfino intenzioni, che essendo argomentazioni private, non hanno alcuna rilevanza per la fede divina e cattolica».  [qui]
Il problema è che il dibattito teologico, sempre opportuno all'interno della Chiesa, nella prassi trova applicazioni a senso unico e non elimina la confusione creata dalle difformi interpretazioni delle ambigue espressioni dell'Esortazione apostolica, di fatto volute come modalità rivoluzionarie che le consentono.

19 commenti:

Andrea Carradori ha detto...

Sinceramente non se ne può più: ognuno dice la sua come se ci si trovasse in una litigiosa assemblea condominiale.
Chi soffre di queste ripicche e di queste liti?
Soltanto il corpo mistico di Gesù: la Chiesa!
Non avrei mai immaginato che saremmo precipitati in questo baratro senza possibilità di risalita.
Cì anche da domandarsi quale vantaggio per la salute delle anime possono derivare le contibue sottolineature degli interventi di questo o di quel prelato più o meno in lite fra di loro.
Prima o poi la mente e il fisico sottoposti a queste continue pressioni mediatiche si ribellano e dicono STOP a tutto.
Buona domenica!

Luisa ha detto...


Segnalo:

"La rivoluzione di Bergoglio. A piccole dosi ma irreversibile"


http://magister.blogautore.espresso.repubblica.it/2017/11/12/la-rivoluzione-di-bergoglio-a-piccole-dosi-ma-irreversibile/

Anonimo ha detto...

...bisogna ben distinguere ciò che è scritto in documenti magisteriali, in cui è maestro di fede, da quelle che possono essere opinioni, commenti e perfino intenzioni, che essendo argomentazioni private, non hanno alcuna rilevanza per la fede divina e cattolica...

Dire che le intenzioni papali, anche nell'interpretazione dei documemnti magisteriali, non hanno "alcuna rilevanza per la fede" è eresia, qualcosa ancor più protestante e letale alla fede che la odierna canonizazzione vaticana di Lutero.
Doppiamente assurdo: da parte del pontefice, che diventa libero da qualsiasi legame con la fede. Da parte dei fedeli, che possono scegliere quello che è magistero o meno, come con ***l'esortazione apostolica*** Amoris laetitia: alcuni dicono di si, altri di no. L'obbedienza al vicario di Cristo diventa oggetto di "discernimento", la coscienza ha sempre l'ultima parola e Bergoglius vincit.
È qualcosa di molto simile alla questione di fatto dei giansenisti, condannata solennemente da Roma.
Jeanne de Rohan

fabriziogiudici ha detto...

Noto un intervento del card. Brandmueller ...

http://www.ilfoglio.it/chiesa/2017/11/12/news/la-chiesa-dei-tre-papi-162680/

... sul Concilio di Costanza. Effettivamente ieri ricorreva il settimo centenario dell'elezione di Papa Martino V: ma il pezzo del cardinale ha solo prospettiva storica?

PS Quel Concilio non è anche legato alla controversia della Haec Sancta?

Anonimo ha detto...


Per rendere commestibile il pontificato di Francesco si annacqua fino all'acqua distillata la figura del pontefice, si vuole ridurre il magistero alle sole definizioni dogmatiche solenni, e ancora sottomesse a tutte le interpretazioni misericordiose e in uscita. Sarebbe la fine della Chiesa.
Per preservare Francesco si butta fuori il papa e il papato. Che bellezza.
Jeanne de Rohan

Angheran70 ha detto...

"Com'è ormai purtroppo consuetudine, le alte gerarchie ecclesiastiche continuano a parlare dall'impropria cattedra mediatica".

Cosa ci sarebbe di improrio? Noi non possiamo escludere che essi abbiano già parlato nelle opportune sedi con tutti le modalità dell'esortazione evangelica , prima in disparte , poi con uno o due testimoni ecc. Muller , come detto riguardo alle celebrazioni dei 500 anni della Riforma, ha parlato anche quando era in carica come prefetto. Quindi se parla pubblicamente si vede che ha già percorso tutti gli altri gradini. D'altra parte spesso esigiamo a gran voce prese di distanza da questo o da quello lamentando che nessun porporato si faccia avanti.

Lo stesso Sarah mi pare che abbia atteso un anno prima di dare comunicazione delle novità volute sul rito del Giovedì Santo. Quindi non si può accusare di non aver parlato nelle opportune sedi perchè , per quanto riguarda i comuni fedeli, nessuno ne è a conoscenza , credo.

Luisa ha detto...


In un altro post, a proposito di quel che Müller aveva detto alla Bussola, avevo espresso il mio "ras le bol" di tutti gli interventi di vari prelati che arrivano a dire una cosa salvo poi a dire che non l`hanno detta, non fanno che alimentare la deleteria confusione in cui siamo immersi.
Non dico che debbano tacere, al contrario, chi sta demolendo la nostra fede dispone di tutte le tribune e può ampiamente diffondere il suo messaggio devastatore, sono uniti e remano tutti nella stessa direzione, non è facile contrastarli, per questo ci vuole intelligenza, unità e non dispersione, CHIAREZZA e non confusione, CORAGGIO e non timore tetanizzante.
Noi siamo qui ad aspettare una parola forte e chiara di Pastori che non hanno perso per strada la fedeltà alle promesse fatte, la responsabilità per la salvezze delle anime, la loro fede cattolica tout court, ma che la loro parola sia costante e CHIARA, che ci sia solidarietà fra di loro, pochi interventi ma chari e forti.
Forse, anzi probabilmente, quegli interventi non serviranno a nulla nel senso che la rivoluzione bergogliana continuerà imperterrita e veloce, convegni, simposi, conferenze, libri, Conferenze episcopali, ecc., sono al suo servizio, niente sembra poter rallentare la sua marcia in avanti, ma almeno che chi vede il disastro OSI nominarlo, per combattre il nemico bisogna già nominarlo, un giorno non potrà dire : sapevo e non ho detto niente, sapevo e non ho fatto nulla.

Dalla Bussola ha detto...


"È ormai una crescente, sistematica, martellante manipolazione della realtà, un uso costante della menzogna e dell’ipocrisia per accelerare l’avvento della “nuova Chiesa”. Che questo avvenga dalle colonne del quotidiano ufficiale della Cei, senza che si alzino voci di vescovi (non i soliti due o tre) che chiedano conto di quel che sta avvenendo, è sconcertante.
Eppure basta un povero prete di periferia con le sue ostinate domande a svelare la grande menzogna.
Così come le domande, i Dubia, di quattro cardinali da un anno continuano ad essere una spina nel fianco di turiferari e guardiani della rivoluzione.
Permanere e perseverare nella verità, questa è la strada di coloro che sono coscienti che in ballo non c’è il prevalere di una fazione sull’altra, o un progetto di Chiesa, ma la fede del popolo cristiano.

Non ci si sta giocando il potere terreno, ma la salvezza eterna. Continuino pure a mentire quanti tengono stretto il potere nella Chiesa, continuino pure a tacere e tremare di paura quanti tengono alle proprie carriere ecclesiastiche. Ci sarà sempre qualcuno – e anche oggi sono più di quel che si creda – che amerà la Verità sopra ogni altra cosa, che perseguirà la santità e non il successo, che amerà il popolo che gli è affidato e non lo tradirà. Gesù lo ha promesso: Non praevalebunt."
 
http://www.lanuovabq.it/it/il-prete-coraggio-e-un-avvenire-senza-pudore

Gederson Falcometa ha detto...

"È ormai una crescente, sistematica, martellante manipolazione della realtà, un uso costante della menzogna e dell’ipocrisia per accelerare l’avvento della “nuova Chiesa”.

Il P. Roger Calmel già parlava sul questo problema nel testo:

"Il regime della menzogna nel regno della verità"
http://www.corsiadeiservi.it/it/default1.asp?page_id=1028

Anonimo ha detto...

In questi tempi il Signore sta purificandoci.
Una prova permessa dal Cielo trova senso innanzitutto nel renderci più umili.
Bisogna diminuire a noi stessi perché possa crescere la grazia di Dio in noi.
Serve grande umiltà per pregare anche per chi un retto giudizio non può dirlo commestibile.
Allora l'olio smette di essere prodotto dal mondo, dalle opinioni o dal bisogno di approvazione degli altri.
C'è una purezza di fondo fatta di una coscienza rivolta a Dio e la lampada arde di Lui.
Di certi nostri bisogni rivolti al mondo, anche religiosamente inteso, si può fare a meno.
Così si può pregare, con carità (che è grazia di Dio), anche per chi non stimiamo affatto.
Non perché mutiamo un giudizio, rettamente fondato, su quella cosa, ma per fiducia in Dio.
L'amore che mette olio nelle lampade non è roba nostra. Non lo compriamo nel mondo.
Sarà l'unico olio che non lascia al buio nel momento che soltanto Dio sa.
Forse non ci pensiamo mai abbastanza, ingannati dal demonio che ci provoca di mondo.
Siamo così portati a ragionare secondo il mondo che ci preoccupa chi il mondo lo applaude!
Invece ci deve importare solo l'applauso di Dio, che il mondo non sente e non acquista.

http://www.veritatemincaritate.com/2017/11/la-parabola-delle-dieci-vergini/

a mezzanotte un grido ha detto...

Dal blog di Sandro Magister
Sul teatro del mondo la stella di papa Francesco brilla più che mai, ora persino da pacificatore atomico tra gli Stati Uniti e la Corea del Nord. Ma anche dentro la Chiesa egli si trova alle prese con una guerra mondiale a pezzi, una strana guerra che ha contribuito lui stesso a scatenare, arciconvinto che andrà a buon fine. Jorge Mario Bergoglio è indiscutibilmente un innovatore. Ma lo è nel metodo prima che nei risultati.
Le novità le introduce sempre a piccole dosi, seminascoste, magari in un'allusiva nota a piè di pagina, come ha fatto con l'ormai famosa nota 351 dell'esortazione postsinodale "Amoris laetitia", salvo poi dire con candore, interpellato in una delle sue altrettanto famose conferenze stampa in aereo, che quella nota nemmeno se la ricorda...
C'è chi si allarma per questa confusione che pervade la Chiesa. Ma Francesco non fa nulla per rimettere ordine in casa. Tira avanti sicuro... Lascia che corrano le interpretazioni più disparate, sia conservatrici che di progressismo estremo, senza mai condannarne esplicitamente nessuna. L'importante per lui è "gettare il seme perché la forza si scateni", è "mescolare il lievito perché la forza faccia crescere", sono parole di una sua omelia di pochi giorni fa a Santa Marta.
È la liquidità del suo magistero la vera novità del pontificato di Francesco. Ciò che non tollera è che qualcuno osi fissarlo in idee chiare e distinte, purgandolo da quanto di innovativo contiene.


Questo è lo strumento scelto dalla Provvidenza per questo tempo rivoluzionario.
Un tempo che ha visto un papa, il cui nome di battesimo è Giuseppe, "fuggire" camminando sul cadavere "spirituale" dei sacerdoti, come ebbe in visione Pio X.
Un tempo in cui al papa inviso al mondo è subentrato un papa che il mondo trova affine.

Sul teatro del mondo la sua stella brilla luminosa (così Magister).

A mezzanotte un grido:ecco lo sposo. Metà delle vergini si troveranno al buio.
Gesù non è banalmente "contro la legge", ma dice che a salvare non è la legge (e tanto meno ci salva il fare il contrario di quel che dice la legge). La prospettiva di osservazione è infatti quella della salvezza e non quella della mera pratica di regole: per salvarsi è necessario agire "nel nome dello Sposo". Si negozia "terra" per guadagnare il Cielo, perciò è importante non ridurre la salvezza al fare e bisogna vigilare sulla possibilità di praticare la virtù senza vantaggio e persino a nostro danno come succederebbe a chi praticasse il bene per il bene e non per Cristo. Tanta carità filantropica vuole esser vista dal mondo; tanta ideologia misericordista è talmente sbandierata da manifestare più vanità che grazia; il dialogo con il mondo è un inno al mostrarsi aperti invece di tendere ad adorare Dio e annunciarne la Verità. La legge non salva (di per sé) perché sotto l'apparenza possono esserci più sostanze. Se si pensa di guadagnare la terra dando per scontato che ci spetti di diritto il Cielo, si trascura proprio lo Sposo, cioè snobbando la prospettiva eterna della salvezza.
Lo Sposo ha mancato di carità dicendo alle cinque vergini stolte (nota bene: erano vergini, avendo praticato la legge) un perentorio: "non vi conosco"?
La tragedia di molto cattolicesimo odierno è tutta qui. Non adora lo Sposo. Una buona azione non fatta nel nome di Cristo resta buona, ma non procura i frutti dello Spirito Santo che transustanzia le apparenze. E se non si crede alla trasformazione resta solo la gestione. La fede fa vedere la realtà oltre l'apparenza e non usa la realtà per apparire.
Lo Spirito santo consacra la realtà sottraendola all'uso comune. Oggi invece molti desacralizzano...

Luisa ha detto...


A proposito di ossimori tipo "prudente audacia", di """matrimoni""" di capi-scout omosessuali ,
di un sacerdote caoraggioso zittito per aver posto le buone domande,
di vescovi e cardinali che sono "consapevoli della confusione e del rovesciamento dell’insegnamento della Chiesa che si sta perpetrando; ma tacciono, hanno paura di rimetterci la faccia, l’onore (già diversi sono stati sepolti da false accuse), la possibilità di restare nella propria posizione o la possibilità di aspirare a qualche promozione",
a proposito di un vescovo, Carlo Roberto Maria Redaelli, secondo il quale bisogna "ascoltare lo Spirito (Spirito santo, il santo è andato a farsi benedire, che evidentemente prima della primavera bergogliana nessuno conosceva e ascoltava, un pò come la misericordia una novità tutta bergogliana) senza pretendere di trovare ricette preconfezionate nelle Scritture o nella tradizione canonica». :

http://www.lanuovabq.it/it/prudente-audacia-lultima-trovata-pro-gay-di-avvenire

E così per un "vescovo cattolico" la Parola del Signore è ridotta ad una ricetta preconfezionata, bisogna metterla ai passi con i tempi, deve essere aggiornata.
E non si vergognano.


vescovo Carlo Roberto Maria Redaelli, riassumibile così: «Ascoltare lo Spirito, senza pretendere di trovare ricette preconfezionate nelle Scritture o nella tradizione canonica». 

Luigi Rmv ha detto...

Il punto centrale di questa intervista a Muller è:
"Non si tratta di avere ragione a ogni costo ma di rendere onore alla Verità rivelata. Vorrei che le mie riflessioni facessero uscire da questa visione riduttiva: il tema è la Verità, ciò che ha detto Gesù Cristo, non il Papa o i cardinali".

Credo che su questo siamo d'accordo tutti, e questa presa di posizione incoraggia molto noi piccoli.
Ci dicono che siamo "contro" il papa, ed e' falso: Siamo contro il tentativo sfacciato, e parzialmente riuscito, di camuffare e nascondere questa Verità.
È questo che ci avvilisce e scandalizza, oltre all'inerzia diffusa di coloro che hanno voce e potere per difenderla.

Fermo restando che nella ricerca della Verità bisogna approfondire le cause del suo annacquamento, radicate nel "tabu'" CVII.

Del resti le crepe di esso furono causate anche, se non sbaglio, dall'eretico Rhaner, rifermento principale di Bergoglio.
Le sue interpretazioni, non sono solo eretiche, sono blasfeme.
Dire che Dio "deve" adeguarsi all'uomo, dopo il sacrificio immenso del Figlio e di tutto quello che ha insegnato e fatto, è quanto di piu' scandaloso ed eversivo si possa immaginare nella Chiesa cattolica.

Se questa è la concezione del cristianesimo di Rhaner, di Bergoglio e dei loro fedeli, e' evidente che Francesco & C. non hanno a cuore la Verità.
La loro concezione di Cristo è in contraddizione inconciliabile con la Verità.

E' ovvio che la mutevolezza erronea e peccaminosa delle esigenze umane, a cui Dio dovrebbe correr dietro, non possono conciliarsi con una Verità divina immutabile a cui è l'uomo che, quale Sua creatura deve, ovviamente, adeguarsi.

Quindi è conseguenza logica e naturale che a Bergoglio e ai suoi fedelissimi, nella loro concezione secolare ed eretica di nostro Signore, preme solo e unicamente avere ragione, imporre la loro verità, facendola prevalere su quella di Cristo e di coloro, troppo pochi, che ancora l'hanno a cuore.

Luigi Rmv ha detto...

Lettera aperta agli eminentissimi card. Muller, card. Sarah, card. Burke, mons. Schneider e a tutti coloro che condividono con Voi la difesa della Verita', sino all'ultimo dei sacerdoti.

Se leggete questo blog vi grido, con rispetto, dolore e speranza, parafrasando san Giovanni Paolo II "NON ABBIATE PAURA!"

È il momento del coraggio, quello dei leoni della Fede, dei martiri cristiani, perché la Verità per cui nostro Signore ha versato il Suo santissimo Sangue, dal CVII in poi, è messa in serio pericolo, forse mai come adesso.

Anche noi, piccoli e insignificanti fedeli, abbiamo un bisogno vitale a che la Verità di Cristo sia difesa.
Per siamo emarginati nella Chiesa, ma siete Voi, Eminenze, che avete il potere di difenderla, siete Voi che avete la maggiore responsabilità.

Sapete meglio di me che Dio molto Vi ha dato e molto Vi chiederà, ma Ve lo ricordo lo stesso.

Siamo un gregge che conosce la Voce e la Parola del Pastore, ma le voci di molti attuali pastori, compresa quella dell'attuale Vescovo di Roma, non la riconosciamo piu'. È brutto, ma è la verità.
Quindi Vi prego, fate sentire piu' forte la Vostra voce!
Non abbandonateci!

Matteo ha detto...

Nell'era digitale, il detto "verba volant, scripta manent" si traduce "le interviste vanno nel dimenticatoio, i documenti ufficiali rimangono".
Che Muller nell'ennesima intervista prenda le parti dell'ortodossia non serve a niente, né che noi la strombazziamo come cosa buona.
Muller firmi insieme agli altri 2 reduci una correzione formale, altrimenti di ste chiacchiere volanti ne abbiamo fin sopra i capelli.

Se vuoi fermare un carroarmato e non hai armi, l'unico modo è porsi davanti anche a rischio della proprio vita.
Pensare di fermarlo agitando un cartellino o gridando o addirittura alzando solo la voce, è UTOPICO.
Faccio una mia piccolissima e ridicola protesta: non commenterò più nulla fino a che non ci sarà sta correzione formale.
Basta con le interviste di Burke o Muller. O ci mettono davvero la faccia, o sono solo canzonette.

tralcio ha detto...

http://www.temponuovo.net/pro/presenza-reale.jpg

Anonimo ha detto...

Amarezza dell'amarezza
http://querculanus.blogspot.it/2017/11/a-proposito-di-apostolato-della.html#more

Cuore Divino di Gesù, io ti offro per mezzo del Cuore Immacolato di Maria, Madre della Chiesa, in unione al Sacrificio Eucaristico, le preghiere, le azioni, le gioie e le sofferenze di questo giorno in riparazione dei peccati e per la salvezza di tutti gli uomini, nella grazia dello Spirito Santo, a gloria del Divin Padre. Amen.

mic ha detto...

Grazie per la segnalazione dell'articolo di padre Scalese.
Su questo blog della snaturamento dell'Apostolato della preghiera e delle nuove intenzioni di preghiera del papa si è parlato qui

http://chiesaepostconcilio.blogspot.it/2016/01/cambiamenti-da-non-subire-lo.html
http://chiesaepostconcilio.blogspot.it/2016/01/lultima-picconata-del-grande.html
http://chiesaepostconcilio.blogspot.it/2016/02/la-preghiera-del-papa-proposta-urbi-et.html
http://chiesaepostconcilio.blogspot.it/2017/01/lintenzione-di-preghiera-ecumenica-e.html
http://chiesaepostconcilio.blogspot.it/2016/07/intenzioni-di-preghiera-del-papa-per-il.html

irina ha detto...

http://opportuneimportune.blogspot.it/2017/11/favens-hresim-lequivocita-magisteriale.html

Qui di religioso non c'è più nulla e men che meno di cattolico. Si fanno beffe di NSGC e di noi, facendo i vaghi, gli gnorri, i puri...ipocriti.