mercoledì 13 agosto 2014

Alessandro Gnocchi, sulla manipolazione del linguaggio

Un grazie di cuore ad Alessandro Gnocchi per averci messo a disposizione questo suo ultimo scritto su Il Foglio di oggi.

Eppure gli innocenti continuano a morire e nascere secondo leggi che offendono Dio e umiliano l’uomo. Eppure oggi, ancora più di avantieri, la buona morte e la buona nascita sono lì per diventare moneta sonante anche dove avevano incontrato almeno un po’ di opposizione. Eppure l’eugenetica e gli altri mali che inquietavano Chesterton al principio del secolo scorso si stanno incarnando all’inizio di quello in corso. Si potrebbe riempire una pagina di “eppure” mettendo alla fine del conto il crescente massacro di cristiani. Eppure gli intellò[1] cattolici e i pastori che solo un pontificato fa menavano vanto di “non negoziare” adesso sono altrove, oppure, se va bene, suonano un’ottava sotto e tirano sul prezzo. 

Un epilogo per il quale non si può neanche evocare la grandezza romantica di una trahison, perché quei clercs così solerti nell’assecondare Benedetto XVI non si battevano per dei principi: difendevano una linea. Nel Paese che ospitava il Papa dei valori non negoziabili, si trattava di un segno tracciato appena un poco più avanti che in altre lande, ma nulla di più.

Cambiato il capo, è cambiata la linea. Oggi, intellò, pastori e pecorelle, salvo rare e lodevoli eccezioni, battono la nuova frontiera delle periferie esistenziali dove la valuta dottrinale e quella morale si assoggettano a un misericordioso cambio a tasso variabile. Domani chissà.
L’esito del referendum del 2005 sulla procreazione assistita, vinto con l’artificio dell’astensionismo e perso nel segreto dell’urna, aveva fatto gridare al genio politico italiano, un po’ machiavellico e un po’ clericale. Ma, come in tutte le vittorie politiche dei cattolici postomoderni, anche in quella della battaglia sulla legge 40 la fedeltà alla linea mascherava un’esiziale carenza dottrinale a cui nessuno voleva badare.

Per resistere agli assalti del mondo, ci vuole ben altro che una linea da difendere. Servono dottrina rigorosa, morale intransigente e preghiera fervorosa. Tutta merce introvabile in una Chiesa in cui nessuno ha gridato al lupo quando parole e concetti hanno preso a significare altro da quanto avevano detto fino a un momento prima. Una malattia incubata tra fine Ottocento e inizi del Novecento, esplosa con il nome di modernismo, mai completamente debellata e definitivamente conclamata dal Concilio Vaticano II in poi.

L’affermarsi di definizioni come “diversamente credente”, “fratello separato”, “comunione non piena”, “tradizione vivente”, solo per mostrare qualche esempio tra i più diffusi, evoca un’opera da Grande Fratello orwelliano. “E’ qualcosa di bello la distruzione delle parole” dice in “1984” un funzionario addetto alla costruzione della neolingua. “(…) E non mi riferisco solo ai sinonimi, sto parlando anche dei contrari. Che bisogno c’è di una parola che è solo il contrario di un’altra? Ogni parola già contiene in se stessa il suo contrario. Se hai a disposizione una parola come ‘buono’, che bisogno c’è di avere anche ‘cattivo’? ‘Sbuono’ andrà altrettanto bene”. 

Oltre a “sbuono”, ci sarà quindi “plusbuono”, “arciplusbuono”, fino a un numero infinito di gradazioni. Con l’esito di violentare la parola ingravidandola con il seme del suo contrario e farle partorire l’esigenza della sua caducità, farle desiderare la sua stessa morte per manifesta insignificanza pur nella consapevolezza di non poter morire. Ma la violenza sulle parole è la fine degli uomini, è la chiusura dei Cieli, è la rinuncia a raddrizzare le creature piegate dal peccato. Se il “credente” non individua più il suo contrario nell’”ateo”, se non riconosce più i suoi antagonisti nell’”eretico” o nell’”idolatra”, ma può solo concepire diverse sfumature del credere, allora finisce per vezzeggiare una più comoda corruzione della fede invece che cercarne la purezza. E, allora, negoziare neccesse est.

Se nulla ha più il suo contrario, è segno il principio di non contraddizione, che ha fondato la filosofia e la teologia cristiane, ha ceduto a quello che Orwell chiama bipensiero, “la capacità di accogliere simultaneamente nella propria mente due opinioni tra loro contrastanti, accettandole entrambe. L’intellettuale di Partito sa (...) di essere impegnato in una manipolazione della realtà, e tuttavia la pratica del bipensiero fa sì che egli creda che la realtà stessa non venga violata”.

L’osceno spettacolo della “vita” che diventa il proprio contrario senza essere chiamata “morte”, dell’”uomo” manipolato in qualcosa di “diversamente uomo” senza suscitare almeno un fremito d’orrore può essere interrotto solo da chi chiami le cose con il loro nome. Ma una Chiesa votata a radunare credenti, diversamente credenti e non credenti al cospetto dell’immagine di un Dio sempre più evanescente si è da tempo privata dei mezzi per fare chiarezza.

È l’esito di un’operazione condotta per via esogena e per via endogena attraverso una metodica che ricalca quella descritta da Vladimir Volkoff nel “Montaggio”, un raro e quasi inosservato romanzo di spionaggio che, come tutti i capolavori del genere, cela un saggio acuminato sulla natura dell’uomo e sul mistero di Dio. Volkoff vi narra come, tra gli Anni Sessanta e Ottanta del secolo scorso, l’Unione Sovietica abbia manipolato, fino quasi spezzarla l’intelligenza dell’occidente. Un’opera paziente e inesorabile fondata, come rivela l’emissario della misteriosa “Direzione” degli agenti di influenza a una promettente recluta, su tre archetipi: la Leva, il Triangolo e il Fil di ferro.

“La prima immagine” dice il reclutatore delle “Direzione” “è la Leva. Più grande è la distanza fra il punto d’appoggio e il punto d’applicazione, più grande è il peso che si può sollevare, mantenendo uguale la forza. Bisogna ben impregnarsi dell’idea che ciò che forma la Leva è la distanza stessa e, di conseguenza, cercare sempre di aumentarla, mai di diminuirla. Ne deriva che, nel campo dell’influenza, non bisogna mai agire da soli, ma sempre attraverso un intermediario o, ancor meglio, attraverso una catena di intermediari. (…) Ha visto quel manifesto che rappresenta una madre con il bambino in braccio e il motto ‘Lottiamo per la pace’? E’ un’idea della nostra Direzione. Nell’Unione Sovietica, per lanciare lo stesso appello, abbiamo un manifesto con lo stesso motto, ma sa cosa vi è raffigurato? Un soldato dell’Armata Rossa con il mitra sulla pancia”. E quando la recluta chiede se la Leva sia quel manifesto, il maestro risponde: “No! La Leva è l’ingenuo che contempla il manifesto e ne ripercuote il messaggio perché, credendo nelle virtù della pace, non può fare a meno di credere alla sincerità di chi la rivendica”.

Quanto al Triangolo, svela il maestro, “si tratta ancora di un’applicazione del principio di base: nulla di diretto, sempre degli intermediari, mai lottare sul proprio terreno o su quello dell’avversario, regolargli il conto altrove, in un altro paese, in un altro contesto sociale, in un altro campo intellettuale che non sia quello in cui vi è veramente conflitto. Questa concezione presuppone tre partecipanti: noi, l’avversario e un elemento di contrasto, cioè un elemento che riverbera la nostra manovra. (…) Supponiamo che io decida di estendere la mia influenza su un certo paese. Il Triangolo sarà composto da me, dalle autorità di quel paese e dal suo popolo, che è l’elemento di contrasto”.

Infine, “L’immagine del Fil di ferro deriva dal fatto che, per spezzarlo, bisogna torcerlo nelle due direzioni opposte. Ora lei tocca proprio il fondo della nostra arte, uso la parola a proposito. L’agente d’influenza è il contrario di un propagandista, o meglio è il propagandista assoluto, colui che fa propaganda allo stato puro, mai in favore, sempre contro, senz’altro scopo che dare gioco, allentare, tutto scollare, sciogliere, disfare, disserrare. (…) l’agente d’influenza sovietico non si farà mai passare per un comunista. Ora con la sinistra, ora con la destra, segherà sistematicamente l’ordine esistente. (…) Basta giocare il rosso e il nero, il pari e il dispari”.

Ecumenismo di nuovo conio e buonismo interreligioso diffusi fin nell’ultima sacrestia: e così è piantata nel cuore della Chiesa la Leva che ne scardinerà l’ordine. Una pastorale votata a vanificare la dottrina sul terreno della prassi, per il bene del popolo di Dio che tutto e tutti sussume: e il Triangolo è chiuso a dovere. Un conservatorismo flaccido che se un tal documento, un tal gesto, un tal rituale vengono torti po’ troppo verso sinistra, invece di denunciare che sono divenuti un’altra cosa, mostra volentieri che li si può raddrizzare torcendoli anche verso destra: e il Fil di ferro del rigore si spezza assieme all’intelligenza di chi abbia assecondato il gioco.

Le intelligenze spezzate sono le piaghe più profonde e dolorose lasciate sulla carne della Chiesa dal colpevole oblio dell’essere. Una volta tolto lo sguardo dalla Grecia di Socrate, Platone e Aristotele, si è rinunciato all’unica via attraverso la quale può parlare a tutti gli uomini di tutti i luoghi e di tutti tempi. “La Chiesa” dice Marshall Mc Luhan è nata quando la scrittura fonetica greca stava muovendo ancora i suoi primi passi. La cultura greco-romana viveva ancora la sua infanzia quando la Chiesa già era costituita. Credo bene che ciò non sia un semplice accidente storico, bensì il frutto di una disposizione provvidenziale. (…) la Chiesa si è trovata incarnata fin dagli inizi nell’unica cultura che andava elaborando delle posizioni solide e fisse. (…) La cultura greco-romana, che sembra essere stata imposta alla Chiesa come la corazza alla tartaruga non offriva nessuna possibilità a una teoria (…) del cambiamento. Tutto ciò si è interposto tra la Chiesa e le altre culture del mondo, le quali vivono di forme accomodanti, flessibili ed evolutive”.

Nella Grecia classica, la Chiesa ha colto l’emergere immutabile dell’essere e gli strumenti per dirlo. E ha trovato la via per conoscere nell’intimo quell’universo che Sant’Agostino chiamava Verbum prolatum, Parola proferita, quasi voce della Parola di Dio, articolazione delle Sue sillabe dette una volta per sempre. Per questo le parole e il loro significato non possono essere mutati. Tanto il linguaggio, quanto il pensiero razionale, si fondano sull’ineffabile: per indicare una cosa nello spazio, basta l’urlo di un animale, ma per definirlo nel tempo serve il parlare articolato dell’uomo, espressione piccola e limitata del Verbo inesauribile nel pensiero umano.

Le parole spezzate, prive di senso genuino, sono incapaci di salvare la ragione e le azioni degli uomini, proprio come il pane che non sia di frumento e il vino che non sia d’uva non possono essere consacrati nel Corpo e nel Sangue di Gesù Cristo per salvare le anime. C’è un legame evidente e insieme misterioso tra la Parola di Dio e la parola dell’uomo, così come tra le creature. Fu forse il monaco carolingio Rabano Mauro, abate benedettino di Fulda e arcivescovo di Magonza, a chiamare per primo questo legame “analogia”, che è una delle caratteristiche dell’essere. Nel “De rerum naturis et verborum proprietatibus” Rabano dice che tutto l’universo si regge sulla legge dell’analogia.

“La legge dell’analogia” scrive Attilio Mordini in “Verità del linguaggio”, un saggio tanto prezioso quanto sconosciuto “che ci mostra le creature come simboli, non in un convenzionale e rigido allegorismo, bensì come la vita stessa delle cose veramente amate, è il linguaggio di Dio nella creazione; e non vi sarebbe il linguaggio dell’uomo se la legge del simbolo fosse soltanto un’astrazione. Infatti la parola umana è proprio un simbolo, il primo e l’ultimo simbolo dell’uomo, il simbolo da cui muove tutta l’esperienza del mondo esteriore, e il simbolo a cui l’esperienza stessa torna per farsi giudizio, preghiera, linguaggio d’amore”.

Private del loro significato le parole, non smettono di parlare, divengono simboli impazziti che distruggono la ragione. Divengono strumenti di un rito blasfemo che produce gli echi dell’inferno già qui sulla terra. Un esito evocato da Thomas Mann nel “Doctor Faustus” in una pagina in qualche punto teologicamente eccepibile, ma letterariamente potente: “Questa è, precisamente, la gioia segreta, la sicurezza dell’inferno: che non è enunciabile, che è salva dal linguaggio, che esiste semplicemente, ma non la si può mettere nel giornale, non la si può rendere pubblica, non se ne può dare una nozione critica con parole, poiché le parole sotterraneo, cantina, mura spesse, silenzio, oblio, mancanza di salvezza sono solo deboli simboli (…) là tutto finisce, ogni pietà, ogni grazie, ogni riguardo e fino all’ultima traccia di comprensione per l’obiezione incredula e scongiurante: ‘Questo voi potete, eppure non potete fare di un’anima’. E invece sì, lo si fa e avviene senza il controllo della parola, in cantine afone, laggiù in fondo dove Dio non ode, e per tutta l’eternità”.

Il riflesso divino nel linguaggio dell’uomo che salva la ragione da quest’inferno trova sublimazione nelle parole che perpetuano il sacrificio del Logos sulla Croce. Inchiodate là sul simbolo dei simboli, epilogo dell’incarnazione del Verbo, riportano in asse la creazione intera. “Hoc est enim Corpus meum”: se il sacerdote si sostituisce in qualche modo simbolicamente alla persona di Gesù nel pronunciare queste parole, proprio in quel momento il simbolo si fa realtà sostanziale nelle specie del pane, e poi del vino. Realtà e simbolo si incontrano come una retta verticale che vada a trafiggere quella orizzontale al centro di una croce. E il mondo, popolato dai tanti legami dell’analogia ma sfigurato dal peccato, può continuare a reggersi.

Alla fine, è questo il bersaglio ultimo di chi ha corrotto il linguaggio fino quasi a farne l’inferno del “Doctor Faustus”, nell’illusione che Dio più non oda e più non parli.

“Impossibile che la Direzione non sia passata di qui” dice fra sé il protagonista del “Montaggio” assistendo a una Messa cattolica riformata. “Fu di una povertà sconcertante, la volgarità della musichetta sottolineava l’insulsaggine delle strofe. Aleksandr, che ricordava le austere magnificenze del rito gregoriano e, talvolta, frequentava le chiese ortodosse dove ‘il Signore si veste di splendore’, non capì nulla di quella parodia d’ufficio protestante, con ritornelli numerati e letture in una lingua grossolana se non plebea. ‘Impossibile’ disse fra sé ‘che la Direzione non sia passata di qui. Impossibile che la Chiesa abbia rinunciato spontaneamente alla bellezza di un servizio che dà agli uomini della terra un’idea del Regno dei Cieli. Quas vult perdere Directoratus dementat”.
È per questo intellò e pastori hanno cessato parlare.
Alessandro Gnocchi
_______________
1. Intellettuale; neologismo - "prestito" dal francese - usato spesso al plurale intellos, con riferimento agli intellettuali di sinistra. (ndR)

29 commenti:

annarita ha detto...

Grazie Alessandro Gnocchi!

Flavio B. ha detto...

Un articolo da evidenziare tutto in grassetto.
Ineccepibile.

Silente ha detto...

Grazie ad Alessandro Gnocchi per questo bel intervento, e grazie a Mic per averlo pubblicato.
Da parte mia, un ringraziamento particolare per aver citato Attilio Mordini, intellettuale scomodo e controcorrente, probabilmente il migliore tra gli intellettuali tradizionalisti del dopoguerra, maestro di Cardini e di Pucci Cipriani. I suoi migliori libri: "Dal Mito al materialismo", "Verità del linguaggio", "Il Mito primordiale del Cristianesimo quale fonte perenne di metafisica", si trovano ancora in giro. Basta cercarli. Ne vale la pena.

Anonimo ha detto...

Meraviglioso e sconvolgente nella sua drammaticità e verità. Grazie all'Autore.

Max ha detto...

Le citazioni letterarie di Gnocchi rivelano una solida cultura non soltanto cattolica.

Jacobus ha detto...

Le citazioni letterarie di Gnocchi rivelano una solida cultura non soltanto cattolica.

Luisa ha detto...

Nella serie: " chi sono per giudicare" e agisci secondo quel che la tua coscienza percepisce come bene o male, potrebbe interessarvi questo articolo sulla massoneria, in particolare le sue relazioni con la Chiesa:

"Siamo eretici nel campo delle idee - ammette il gran maestro Stefano Bisi - in fondo siamo dei rivoluzionari. Però con la chiesa cattolica i rapporti nel corso degli anni sono cambiati a livello periferico.
L'arciprete di Piombino, ad esempio, tempo fa ad un convegno si alzò in piedi e, pubblicamente, ci disse: 'Se vi sentite in pace con la coscienza, se venite in chiesa e volete ricevere la comunione, io non ho nulla in contrario'". "Il Goi - rivela ancora Bisi - spera oggi in papa Francesco."


http://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/2014/08/12/news/massoneria-89304067/?ref=HREC1-20

mic ha detto...

Per saperne di più su Attilio Mordini.

http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=28305

Condivido l'osservazione sulle citazioni letterarie di Gnocchi, che contribuiscono a disseppellire tesori nascosti.

Latinista ha detto...

“La Chiesa” dice Marshall Mc Luhan è nata quando la scrittura fonetica greca stava muovendo ancora i suoi primi passi. La cultura greco-romana viveva ancora la sua infanzia quando la Chiesa già era costituita.

Vorrei che qualcuno mi spiegasse meglio questo punto.

la Chiesa si è trovata incarnata fin dagli inizi nell’unica cultura che andava elaborando delle posizioni solide e fisse.

Mi chiedo quanto sapesse Mc Luhan delle culture - che so - della Cina, dell'India o della Persia per dare un'esclusiva alla cultura greco-romana.

La cultura greco-romana, che sembra essere stata imposta alla Chiesa come la corazza alla tartaruga non offriva nessuna possibilità a una teoria (…) del cambiamento.

Comincio a chiedermi quanto sapesse Mc Luhan anche della cultura greco-romana. La filosofia greca si può dire che sia stata tenuta a battesimo con le teorie del cambiamento di un Eraclito o di un Empedocle.
Quanto poi alle "posizioni solide e fisse" che avrebbero dominato la cultura greco-romana, come dimenticare che gli esercizii dialettici del tipo: "dimostra una cosa e poi dimostra il suo contrario", inventati dai sofisti, ebbero un gran successo in tutta l'età antica e furono presto importati a Roma?
Siamo sicuri che Mc Luhan (e Gnocchi dietro di lui) non si fosse fatto una sua personale immagine di quella civiltà - un'immagine non corrispondente al vero?
Mi riesce difficile considerare rigoroso un articolo che argomenta tramite questi nonsensi; e a dirla tutta mi riesce difficile anche continuarne la lettura.

mic ha detto...

L'indagine razionale e le elaborazioni concettuali della filosofia greca, insieme al diritto romano, ha forgiato la nostra civiltá occidentale grazie ai fondamentali, che il cristianesimo ha fecondato col Soprannaturale di cui è portatore, attraverso le sue fonti d'oriente e d'occidente.
È questa l'universalità de la Catholica, che non è estranea dall'uomo di ogni luogo e di ogni tempo ed è capace di fecondare ogni altra civiltà illuminandone gli elementi già orientati alla verità che è il Logos, attraverso cui tutte le cose sono state create.
È questo l'elemento unificante e il tessuto connettivo dell'umanità nuova, redenta e rigenerata in Cristo.
Gli universali e Cristo Signore che li rende "viventi" e fecondi sono a misura del cuore ( e della vita) di ogni uomo che viene in questo mondo. E che, conoscendoli, voglia accoglierli.
Altrimenti cosa? Il Tao? Il Budda?

mic ha detto...

Non voglio dimenticare la coincidenza (Logos-dabar; parola-fatto) dell'ebraismo e dunque la concretezza dell'Incarnazione fino alle sue estreme e vittoriose conseguenze in Cristo, culmine e fonte della storia della salvezza; il rapporto con Dio (Trinità) e l'Alleanza; l'universalità della testimonianza. Non più davanti ma in mezzo a tutti i popoli...

Tra i fondamentali che mi vengono in mente: Uomo, Coscienza, Corpo e Anima, Libero arbitrio, Essere Tempo Eternità, Buono Bello Vero, Vita e Morte. Senza inclusioni relativiste, che sono inquinamenti e hanno provocato la degenerazione attuale.

Non dimenticando che agere sequitur esse e non viceversa.

mic ha detto...

Completo ancora (scrivo dal cell) .

Ovviamente, quando parlo di ebraismo, parlo di quello portato a compimento in Cristo nella Nuova ed eterna Alleanza sancita nel Suo sangue. Non di quello spurio talmudico nato a Yavne nel 70 d.C.

Latinista ha detto...

Sì, mic, ma che c'entra questo col travisamento della civiltà greco-romana che si fa nell'articolo?

L'articolo, se non l'ho travisato io, sostiene che la Chiesa trovò nella cultura greco-romana l'humus ideale per delle precise ragioni, che però non sono vere. Su queste basi non si può costruire.

Venendo alla Sua risposta, dico, ma davvero nessun'altra civiltà aveva elaborato il concetto di uomo, di coscienza, di corpo e anima ecc.?
Sospetto che se il cristianesimo si fosse sviluppato per esempio in India Lei avrebbe potuto dare una risposta non troppo diversa, perché di specifico greco-romano non ha detto molto; se non che la conclusione sarebbe stata: "Altrimenti cosa? La stoa? Orfeo?"
Ora, è chiaro che a offrire gli schemi concettuali allo sviluppo del pensiero cristiano è stata soprattutto la filosofia greca, perché storicamente è in quel terreno che il cristianesimo si è sviluppato, e non in India; ma questo non significa poterle dare esclusive che non ha.

Turiferario ha detto...

Devo concordare con latinista: la Chiesa è nata quando la cultura greca era pienamente matura, non certo alle sue prime prove. Quando nasce Cristo Omero è "vecchio" di otto secoli all'incirca, e Socrate, Platone e Aristotele di cinque. Le loro idee fondamentali erano ormai di pubblico dominio, alla portata anche di persone non particolarmente addottrinate. Non è un caso che la Chiesa si formi in questo contesto, è indubbio.

Luisa ha detto...

Gli intellò e non solo di Bruxelles, avranno sulla coscienza anche questo:

http://www.ilgiornale.it/news/politica/conto-degli-sbarchi-pagheranno-donne-1044455.html

L`irenismo di chi pensa che l` "assimilazione", l`"integrazione", la "non discriminazione", "il rispetto delel differenze", "la tolleranza", alcune fra le parole più usate e abusate, basteranno a risolvere anche i problemi posti dall` arrivo sempre più massiccio di persone musulmane, rivela una cecità et "courte vue" colpevoli e irresponsabili, ancor più quando chi parla e agisce, sminuendo e tacendo i problemi, ne conosce tutte le faccette.

In Francia ormai non si mette più l`accento sull`"integrazione", sull` "assimilazione", al contrario siamo noi a dover arrichirci grazie al patrimonio culturale dei nuovi arrivati , ma non stupisce visto che l`eredità cristiana, le radici cristiane, l`eredità tout court, la tradizione trasmessa, sono assimilate ad un passato da svilire a profitto del presente, i particolare della ricchezza del "multiculturalismo".
Angelismo, irenismo, ipocrisia, relativismo, freddo calcolo, tante parole e slogan, un linguaggio con un vocabolario studiato e metodicamente diffuso, altrettanti paraventi di una realtà che prima o poi finirà per scoppiarci alla figura.

mic ha detto...

Ora, è chiaro che a offrire gli schemi concettuali allo sviluppo del pensiero cristiano è stata soprattutto la filosofia greca, perché storicamente è in quel terreno che il cristianesimo si è sviluppato, e non in India; ma questo non significa poterle dare esclusive che non ha

Non è questione di rivendicare un'esclusiva per la filosofia greca...
E' un fatto che il Cristianesimo ha reso fecondi i suoi fondamentali. Ed è questo che è in grado a sua volta di fecondare tutto ciò ch'è orientato a Cristo di ogni filosofia, scartando tutto ciò che non lo è.

Luisa ha detto...

"I giorni della responsabilità"
di Massimo Viglione


http://www.riscossacristiana.it/giorni-della-responsabilita-di-massimo-viglione/

mic ha detto...

Ancora per Latinista:

Son tornata al testo e noto che McLuhan (e dietro di lui Gnocchi) si riferisce al linguaggio e alla sua struttura e agli effetti dell'alfabeto fonetico che sono più lenti a prodursi rispetto alla semplice circolazione delle idee.
E credo che in un articolo così complesso e con i limiti imposti dalla stesura per un giornale questo non lo si potesse aggiungere.
Inoltre, quando si parla di Grecia e permanenza dell'essere, non a caso Gnocchi cita Socrate, Platone e Aristotele: anche secondo lui, evidentemente, i sofisti & C sono l'antigrecia...

mic ha detto...

Luisa,
quell'articolo di Viglione ha la sua fonte ne "Il giudizio cattolico" e Riscossa cristiana mi ha battuta sul tempo, perché lo avevo programmato tra le bozze da pubblicare ;)

C'è purtroppo anche molto altro su cui riflettere e lo faremo.

rr ha detto...

Citerei, inoltre, il filosofo dell' "Essere" , Parmenide. Se non ricordo male, sicuramente più antico di Empedocle, e più o meno contemporaneo di Eraclito. Senza naturalmente dimenticare i cosiddetti "fisici" (Anassimene, Anassimandro, ecc.).
Con tutto il rispetto per l'India e la Cina, ma che c'entrano quelle civiltà con la costruzione e l'evoluzione della nostra europea ?
Ed in particolare, che c'entrano con la teologia e l'etica cattoliche ?
RR

Anonimo ha detto...

C'entrano come i cavoli a merenda, i cinesi non hanno mai avuto una religione vera e propria e codificata, si basa tutto sul rispetto degli avi e sul seguire certi comportamenti etici, in fondo prima del maoismo gli imperi cinesi erano governati da'filosofi' e uomini di cultura,poeti;l'India è un mondo a sé stante in cui ogni uomo è visto come emanazione, scintilla divina, quindi hanno qualcosa come 300.000.000. di divinità divise fra buone e cattive, buddhismo e taoismo sono filosofie etico comportamentali, scelte particolari ed individualistiche che nulla hanno a che vedere con una religiosità intesa come presenza di un dio, entrambe le 2 vie non sfiorano neppure l'idea di un dio che soprassieda al destino degli uomini,totalmente in mano a loro stessi, lo stesso Nirvana non è un paradiso come viene presentato da occidentali superficiali ed infatuati di 'spiritualismo' esotico orientale, senza mai leggere testi esplicativi, il fine ultimo di tutte queste filosofie è sparire nel nulla, non rinascere più, quindi non c'è un aldilà che premia o condanna, c'è solo il nulla, non per niente il prof. Ratzinger le definiva una sorta di auto erotismo, quindi nulla hanno a che vedere col cristianesimo che infatti non ha mai attecchito in quei paesi in modo rilevante, altra cosa è l'Islam, una non religione che predica solo la sottomissione ottenuta colla violenza, sarebbe ora che tutti questi beati beoti che sventolano bandiere arcobaleno anche sui tetti della radio vaticana,cominciassero a studiare seriamente e a leggere i testi per rendersi conto che fra 'noi' e 'loro' c'è un abisso incolmabile, altro che dialogo.Scusate il lungo.Lupus et Agnus

Anonimo ha detto...

" C’è un legame evidente e insieme misterioso tra la Parola di Dio e la parola dell’uomo, così come tra le creature. Fu forse il monaco carolingio Rabano Mauro, abate benedettino di Fulda e arcivescovo di Magonza, a chiamare per primo questo legame “analogia”, che è una delle caratteristiche dell’essere. Nel “De rerum naturis et verborum proprietatibus” Rabano dice che tutto l’universo si regge sulla legge dell’analogia."

Analogia come comparazione o come modo per spiegare il senso nascosto spirituale dietro la lettera della Scrittura?

Silente ha detto...

D'accordo con Rosa. La filosofia cristiana ha due pilastri: la filosofia greca e il pensiero romano (giuridico, ma non solo). Il "Logos" ellenico e lo "Jus" latino: "di quella Roma onde Cristo è romano" dice Dante. Parmenide, Platone, Aristotile, Plotino e poi Cicerone, Virgilio, Seneca. San Paolo era intriso di spirito greco e civismo romano: "Civis Romanus sum" rivendicò orgogliosamente: e venne giudicato secondo la legge romana.
I Padri della Chiesa erano intrisi di filosofia neo-platonica, così come Boezio, martirizzato dal re barbaro Teodorico per la sua fedeltà all'idea di Roma e, ovviamente Agostino. L'influenza di Aristotile su Tommaso è troppo nota per essere richiamata.

Non per nulla, il modernismo si pose, tra i suoi primi obiettivi, quello di "de-ellenizzare" la filosofia della Chiesa.
Purtroppo gli esiti odierni ci dicono che, almeno apparentemente, ci sta riuscendo. Ma, come diceva J.R.R. Tolkien: Le radici profonde non gelano.

Anonimo ha detto...

Quando nasce Cristo Omero è "vecchio" di otto secoli all'incirca, e Socrate, Platone e Aristotele di cinque

Qualche problemuccio con le date... Platone opera nel IV secolo a.C., così come, a maggiore ragione, Aristotele.

Cattolico ha detto...

Il cambiamento di senso delle parole era una tattica dei modernisti nell’epoca in cui non erano ancora arrivati al potere (da S.Pio X alla morte di Pio XII), e quindi complottavano in segreto, sull' esempio dei carbonari. Un volta conquistato il potere, e divenuti da rivoluzionari dittatori (guai infatti a chi oggi osa dissentire da loro, rimpiangere il passato pre CVII), questi signori si stanno adoprando per far accettare una nuova terminologia, che è quella di Blondel, di Tyrrel, di Loisy, Bonaiuti, ecc. Basta vedere come Bergoglio disprezza il depositum fidei, la dottrina, i comandamenti, i precetti, i riti. Infatti, mentre il concetto cattolico di rivelazione mette l' accento sulle verità che si devono credere, e dalle quali deriva la morale, il nuovo concetto di rivelazione adottato dal CV II pone in primo luogo l’ esperienza mistica, che sarebbe sufficiente per la salvezza. Per questo oggi la "pastorale" ha praticamente abbandonato l'insegnamento dei comandamenti della legge di Dio e delle verità della fede. Mi sembra quindi che Bergoglio voglia imporci una religione come semplice esperienza emotiva, priva di precetti, comandamenti, dottrina: una teoria vecchia come il cucco, che risponde al nome di GNOSI, negazione della Rivelazione come corpus di verità accessibili all’intelletto, rivelate all’uomo affinché vi si adegui e si salvi. Cosìsi verrebbe a trasformare la religione cattolica nella Gnosi: religione come esperienza inesprimibile concettualmente, razionalmente. Quindi via le parole, i comandamenti, il credo: non servono più, basta un mieloso pietsimo, basta l’incontro con i fratelli. Dio si rivela solo in un incontro personale, inesprimibile: era la teoria di Blondel (L’Azione), ripresa pari pari dall’antica Gnosi. Quindi di cosa vanno cianciando questi modernisti, quale “nuova evangelizzazione” del cavolo ! questa è pura ERESIA, già condannata da S. Pio X (e sono scomunicati ispo facto coloro che la diffondono, anche se camuffata), è farina del diavolo; satana, si sa, è ripetitivo e scimmiotta il Signore; non sa fare altro, e così fanno tutti coloro che seguono lui invece del Cristo. Pace e bene.

mesmer ha detto...

Il confronto su questo tema è molto bello (anche a me è alquanto piaciuta la menzione di Attilio Mordini, che anch'io come Silente, stimo un intellettuale di considerevole rango).

Senza accodarsi a chi liquida le tradizioni orientali dopo averle trasformate in altrettante caricature (in Oriente non è mancato chi, con altrettanto poco senno, ha fatto lo stesso con la nostra), mi sembra di poter affermare con qualche fondatezza che nel mondo orientale (dell'Estremo, ma a tratti anche del Medio Oriente) alcuni "fondamentali" non sono in effetti stati elaborati in forma tematica, programmatica e sistematica.

Se al pensiero orientale una profonda e sofisticata riflessione filosofica sull'articolazione Tempo/Eternità, su Vita/Morte o sulla Coscienza, non manca, ed è anzi centrale, già in materia di ontologia si avverte un forte debito d'ossigeno. Sorprendentemente marginale è poi in Oriente la riflessione sulla Libero arbitrio, e assolutamente assente quella su uno dei più grandi portati del pensiero greco-latino esposto ai raggi fecondatori del Cristianesimo: la nozione di Persona.

Sottoscrivo, ad ogni buon conto, sia le perplessità di Latinista sia le osservazioni di Silente (anche quelle sulla de-ellenizzazione e la giudaizzazione forzate del cattolicesimo recenziore). Non senza aggiungere che i Sofisti non sono meno Grecia dei Milesii, degli Eleati o dei Platonici.

Rr ha detto...

Certo che i sofisti sono altretatnto greci degli altri, ma dopo di loro sono arrivati Socrate, Platone, Aristotele, Plotino.
Come dire....dal Resegone al' Everest.
Rr

Silente ha detto...

Scrive giustamente mesmer de: "la giudaizzazione forzata del cattolicesimo recenziore". Questa è una caratteristica poco denunciata del modernismo, et pour cause. Si rifiuta il Logos, l'ordinata metafisica, ma anche lo Jus, la razionalità composta, la logica del sillogismo per rifluire in un desertico, allucinato "profetismo" irrazionale e a-teoretico di radice giudaica. L'Antico Testamento (la cui lettura era sconsigliata in tempi normali), ormai prevale sul Vangelo, dimenticando la diversità "ontologica" tra i due testi. Il cripto-giudaismo si salda con l'eresia protestante.
Negare la provvidenziale eredità greco-romana nella filosofia cristiana significa legittimare un "nuovo" cattolicesimo intriso di sentimentalismo a-razionale, a-dogmatico, "fluido" come la modernità presente, nel cui nome si può giustificare tutto e, al contempo, condannare tutto. "Padre" Bianchi ne è l'esempio forse più emblematico. Sarebbe la fine della Chiesa. Ma ciò è impossibile, perché ci è stata fatta una Promessa: "alla fine, il mio Cuore Immacolato trionferà". Fidiamoci.

mesmer ha detto...

nulla hanno a che vedere col cristianesimo che infatti non ha mai attecchito in quei paesi in modo rilevante

La seconda parte dell'affermazione è inesatta. Nella Cina di oggi il Cristianesimo (anche se più nella sua deformazione protestante che nella forma cattolica) a grandi falcate. Un sociologo americano ha stimato che al ritmo attuale entro il 2030 un terzo della Cina sarà cristiana. Leggasi inoltre quanto scriveva il Bartoli nella sua Storia della Compagnia di Gesù nel XVII secolo a proposito della predisposizione al Cristianesimo di certi popoli orientali (in particolare i Giapponesi), dove la religione cristiana attecchì in modo fulmineo e poi eroico e venne brutalmente sradicata per mere ragioni politiche.

il fine ultimo di tutte queste filosofie è sparire nel nulla, non rinascere più

Anche questa affermazione contiene un inesattezza. Per queste tradizioni sapienziali cessare il ciclo delle rinascite non significa affatto sparire nel nulla, bensì lasciare il piano dell'apparenza. Il nulla inteso al modo dell'ontologia occidentale, poi, è altra cosa dal "vuoto" cui si riferiscono le filosofie orientali. Qui domina l'essenza, là domina la relazione. Il "nulla" degli orientali è l'assenza (o, dal punto di vista dell'esperienza concreta, il toglimento) delle determinazioni isolate.

La filosofia Orientale non è una bagatella, così non lo è quello Occidentale. Sono sistemi di pensiero incommensurabili e irriducibili l'uno all'altro (ciò non vieta che si possa approssimare una quadratura del cerchio).

E qui chiuderei la questione Oriente non cristiano, che con il blog e i suoi temi non ha molto a che fare.