mercoledì 7 maggio 2014

Francescani dell’Immacolata. Che fare dopo il crudele divieto imposto a p. Stefano M. Manelli?

Padre Ariel S. Levi di Gualdo mi segnala un suo articolo appena pubblicato su Riscossa cristiana sul "caso" dei Francescani dell'Immacolata, su cui molto e da molto stiamo dibattendo. Lo riprendo per continuare a tener desta l'attenzione.
Dopo aver letto, mi è sorta spontanea una riflessione che diventa una domanda, anzi innesca una serie di domande.
Il Superiore di un Ordine religioso ha una responsabilità che non riguarda solo la sua persona, ma le persone che gli sono affidate e l'Opera che ha intrapreso con approvazione pontificia. E dunque:
  1. padre Manelli, proprio in qualità di "superiore maggiore di un istituto religioso clericale di diritto pontificio", non gode di potestà esecutiva ordinaria generale equiparata a quella di un vescovo, inerente all'ufficio e non alla persona
  2. È spiegabile solo mettendo in campo la Compagnia delle Indie, la duplice carognata di un provvedimento nei confronti del quale è preclusa ogni forma di ricorso in suspensivo, in assenza di un vero e proprio processo canonico ed anche ogni impugnativa presso le superiori istanze perché esiste l’avallo pontificio di un atto amministrativo che, peraltro in via preliminare, impone un provvedimento giustificabile solo eventualmente a indagini concluse? Atto che, con anomalo arbitrio, contraddice una legge universale in luogo di una riforma legislativa chiara ed organica di pari livello.
  3. Perché nessuno risponde a chi chiede un possibile ripristino del diritto leso dei fedeli al pari di quello dei frati, fermo restando il resto da verificare da parte di chi di dovere? 
  4. Quella del superiore e dei frati non dissidenti è obbedienza, giustificato timore o omertà?
Ovviamente non accetto l'idea della santificazione a priori di padre Manelli; ma non mi convince nemmeno il comportamento arrogante della pars destruens in senso concreto e non filosofico. (M.G.)

Due giorni fa abbiamo pubblicato l’articolo di Michele Majno sul divieto a p. Manelli di visitare la tomba dei genitori. Questa cattiveria ha turbato molti lettori e aperto un dibattito su ciò che si può e si deve fare in circostanze così eccezionali. Vi proponiamo ora la lettura che p. Ariel S. Levi di Gualdo fa di queste pagine dolorose di Storia della Chiesa e saremo ben lieti di ospitare ulteriori contributi su un argomento che non cessa di addolorare e turbare i tantissimi fedeli che hanno sempre visto nei Francescani dell’Immacolata e nel loro Fondatore una guida sicura e una vera testimonianza di Fede cattolica. PD
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Due giorni fa questa rivista ha pubblicato un articolo sulla «cattiveria allo stato puro» con la quale è stato ulteriormente colpito l’anziano fondatore dei Francescani dell’Immacolata [qui].

Dalla cronistoria del fatto riportata con precisa fedeltà nell’articolo di Michele Majno sortiscono fuori in modo implicito certi preti — ed è d’obbligo ribadire ancora “certi” — appartenenti come tali a una specie degenere. Forse l’autore di questo articolo, narrando certi fatti dolorosi, di questo non si è neppure accorto, io invece sì: subito. Cercherò allora di venire in soccorso all’autore di questo articolo ed ai lettori per spiegare: «Quello che i preti non dicono».

Nel malaugurato caso in cui mi accadesse qualche cosa di simile a quanto accaduto al Venerabile Padre Stefano Maria Mannelli, mi comporterei come lui. In caso contrario cadrei in contraddizione con il mio indelebile carattere sacerdotale, quindi con me stesso e con i miei scritti stampati e pubblicati.
Per rendere chiara l’idea vi fornisco uno stralcio tratto da un mio libro:

«[...] Se infatti nel corso dei secoli si fosse prestata obbedienza solo a pontefici, vescovi e superiori maggiori veramente autorevoli e santi, che ne sarebbe stato della Chiesa e del sacerdozio in sé, posto che attraverso la libera obbedienza altrettanto liberamente accettata e solennemente promessa, il presbìtero ha deciso di acquisire la propria piena libertà vera? Tutti sono capaci a ubbidire a una figura autorevole di grande personalità, spiritualità e santità di vita, ma non è questa la sfida rivolta al presbìtero e al religioso; la sfida è quella di ubbidire a un vescovo o a un superiore maggiore fragile, limitato e mediocre, purché costui non chieda cose contrarie alla dottrina e al Magistero della Chiesa e non usi la propria autorità per commettere ingiustizie, perché in tal caso è doveroso disubbidire e informare la suprema autorità ecclesiastica dei suoi abusi, affinché sia ripristinata la giustizia violata” [E Satana si fece trino. Ed. Bonanno, 2011. cit. pag. 143. qui]».

Andando al di là dei comprensibili umori e delle comprensibili amarezze, andrebbe quindi colto e capito che la delicatezza di tutta la vicenda è davvero straordinaria, visto che qualcuno preso da impeto di passione pare non averla colta, al punto da ipotizzare una eventuale citazione in giudizio del responsabile dell’ennesima disumanità verso il Padre Stefano Maria Mannelli presso la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo [qui].

Va bene che il Santo Padre ha da poco rinnovato il passaporto della Repubblica Argentina [qui, qui], però, cari amici e cari lettori: cerchiamo perlomeno noi di dimostrare di essere cattolicamente seri e di non esagerare con colpi di scena ad effetto, perché casomai non fosse a lui chiara la dignità del mandato che gli è stato conferito e la paternità universale che dovrebbe esercitare, a noi è invece tutta chiara: una dignità intimamente legata al mistero della Rivelazione e della Redenzione [Mt 16, 13-20].

È pertanto necessario chiarire — Corte Europea a parte — che il responsabile di quanto è stato disposto nei riguardi di questa Congregazione non è il Padre Fidenzio Volpi o.f.m. capp. ma chi lo ha nominato e approvato: il Sommo Pontefice, che di questo gioco al massacro non può certo essere all’oscuro [C.I.C. can. 334, testo: qui]. Non a caso, in modo coerente e ineccepibile, il commissario replica verso certe critiche a lui rivolte affermando: «Noi tutti ci siamo sempre rimessi alle decisioni della Santa Sede, chiedendo previamente, nel mio caso, che fosse autorizzato ogni atto di governo da compiere […] Pertanto ciascuna critica si estende alla Congregazione dei religiosi che mi ha nominato, e al di là di essa, al Romano Pontefice. Non basta pregare per il Papa: bisogna anche prestargli obbedienza» [vedere lettera: qui].

La vicenda del Padre Fondatore dei Francescani dell’Immacolata è resa dunque molto particolare dalla sua straordinaria delicatezza, perché nel cosiddetto caso di specie l’Autorità Suprema alla quale appellarsi è oramai solo quella di Dio Padre Onnipotente, creatore del cielo e della terra, di tutte le cose visibili e invisibili … perché non stiamo dissertando su un provvedimento preso da un vescovo diocesano, o di un provvedimento preso dal capo di un dicastero romano, che può essere impugnato presso il supremo tribunale ecclesiastico o attraverso una supplica rivolta direttamente al Sommo Pontefice. Stiamo parlando di un provvedimento approvato personalmente dal Santo Padre, che è supremo Pastore della Chiesa universale, ed in quanto tale non è previsto verso di lui appello alcuno [C.I.C. can. 333 §3, testo: qui], perché non esiste sulla terra chi possa giudicarlo, essendo egli — cosa che noi crediamo per fede — il Vicario di Cristo in terra.

Siamo di fronte a un caso di straordinaria delicatezza e di gravità a tratti inaudita dinanzi al quale bisogna sospendere il giudizio per evitare danni molto maggiori, perché la palese ingiustizia — sicuramente affatto voluta — è stata comunque direttamente approvata dal legittimo Successore di Pietro, di cui nessuno di noi può porre in discussione l’autorità, perché facendolo non si andrebbe a disquisire sul piano della legittima speculazione teologica, su quando e in quali precise circostanze il Romano Pontefice è o no infallibile o quando i criteri di infallibilità sono applicabili e applicati ex cathedra Petri; si andrebbe a intaccare il dogma di quella legittima autorità che Pietro ha ricevuto dalla volontà e dalle mani del Verbo di Dio fatto uomo. Cosa questa chiara a un sant’uomo come il Padre Stefano Maria Mannelli, addolorato ma sereno, che mai si sognerebbe di porre in discussione la pietra sulla quale il Cristo ha fondato la sua Chiesa, per chiedere, al di là di essa, una non meglio precisata giustizia terrena alla Corte Europea dei Diritto dell’Uomo.

Il giudizio spetta ormai all’Onnipotente e nessun credente che nutra autentico e sacro timor di Dio, vorrebbe essere a tempo e luogo al posto di chi questo giudizio lo dovrà ricevere.

Sono da sempre convinto che i Francescani dell’Immacolata non abbiano fatto nulla per meritare questo provvedimento così sproporzionato e che tutto sia legato ad una tremenda vendetta diabolica di alcune agguerrite frange della Compagnia delle Indie che non hanno mai digerito che questi “piccoli fratonzoli plebei” nati appena agli inizi degli anni Settanta del Novecento, abbiano osato organizzare eccellenti convegni internazionali per smontare la teologia di discutibile cattolicità del “Tommaso d’Aquino” dei gesuiti, vale a dire Karl Rahner [qui, qui, qui], per seguire con Pierre Teilhard de Chardin e via dicendo …

Opinioni, queste mie, che espressi subito in privato a diversi laici cattolici e confratelli sacerdoti appena fu decretato il commissariamento di questa Congregazione religiosa.

Senza fare torto al diretto interessato potrei chiamare a mia testimonianza il confratello anziano Antonio Livi, insigne filosofo e teologo metafisico, che al convegno su Karl Rahner partecipò attivamente assieme al teologo domenicano Giovanni Cavalcoli [qui] ed all’eminente capo anziano della nostra “Riserva Indiana”: Brunero Gherardini [qui].

Queste le parole che espressi ad Antonio Livi due anni or sono: «Ti confesso una mia paura: temo che il convegno promosso dai Francescani dell’Immacolata con le relative pubblicazioni che ne sono seguite, a quei frati, se non peggio alla loro intera congregazione, sarà fatto pagare molto caro, perché tutti noi che abbiamo toccato Karl Rahner, siamo stati rigorosamente bruciati [qui, qui]».

O forse è solo un caso che tutti i frati teologi e filosofi che di quel convegno furono promotori e presso il quale furono competenti e illuminati relatori [qui, qui], a commissariamento appena decretato furono presi e spediti ai quattro angoli estremi del mondo?

A maggior ragione vi invito a pregare assieme al Padre Stefano Maria Mannelli per quelle che saranno le sorti future di questi personaggi che nel corso degli ultimi cinquant’anni hanno infettato la Chiesa con le peggiori derive teologiche: il rahnerismo spinto ai massimi estremi, l’ecumenismo selvaggio, il sincretismo in Oriente che consegue logico al fatto che si era partiti furbescamente per inculturare e si è poi finiti stupidamente inculturati [qui], la Teologia della Liberazione in America Latina, i personaggi a dir poco ambigui inseriti come docenti e amministratori nelle scuole e nelle università gestite dalla Compagnia [qui], senza che alcuno paventi commissariamenti di sorta …

… pregate per loro, ridotti ormai alla sincretistica Compagnia delle Indie. Perché dopo questo pontificato arriverà inesorabile il giorno in cui, ciò che resta della Compagnia — che dalla metà degli anni Settanta a oggi è calata del 45% e dove l’età media dei padri è ormai al di sopra dei settant’anni, se si togliesse dal conto l’incorporato esercito di sincretisti orientali mezzi buddisti e mezzi cattolici — finirà col rimpiangere Clemente XIV, pontefice putacaso proveniente come il Padre Stefano Maria Mannelli dall’Ordine dei Frati Minori Conventuali. E ricordando Clemente XIV, che nel 1773 soppresse la Compagnia, è probabile che diranno: “Ah, quel sant’uomo del Ganganelli [qui], come fu con noi clemente e misericordioso!”.

Per adesso si commissariano però i Francescani dell’Immacolata con la risibile scusa del Vetus Ordo Missae, per presunti sospetti di “derive lefebvriane” e per — udite, udite! — spirito di obbedienza non particolarmente perfetta [vedere lettera del commissario apostolico qui]. Non si commissaria però — e per motivi ben più gravi e soprattutto reali — la decadente ma pur sempre potente Compagnia delle Indie, dove molti de li boni gesuiti celebrano invece con messali personalizzati, fanno prendere la Santissima Eucaristia self-service direttamente ai fedeli che se la intingono di propria mano come un biscottino dentro il calice del Prezioso Sangue [Redemptionis Sacramentum, n. 104, testo: qui], che concelebrano l’Eucaristia con pastori protestanti in Germania, Belgio, Olanda, Stati Uniti [vedere graviora delicta 172 c. Testo: qui], che in molte delle loro chiese spesso non si attengono alle norme liturgiche stabilite dalla Chiesa e si lanciano in esotiche bizzarrie [qui], che ripetutamente e per lunghi anni certe loro frange di teologi si sono fatti pubblica beffa del magistero di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI nei centri di formazione teologica, Pontificia Università Gregoriana inclusa, ed ai quali dobbiamo la gran parte del meglio del peggio degli ultimi cinquant’anni di storia della Chiesa.

Domani, Dio che misericordioso lo è sul serio, non per vezzo popolare né per audience, forse provvederà diversamente, forse provvederà anche severamente …

Più volte mi sono domandato come questa vicenda, che potrebbe rischiare di passare alla storia come una macchia indelebile di un pontificato, possa o meno essere racchiusa in uno scambio di battute riferito dal Santo Padre stesso: «Alcuni cardinali mi hanno fatto diverse battute: “tu dovresti chiamarti Adriano, perché Adriano VI è stato il riformatore, bisogna riformare”. Un altro mi ha detto: “Il tuo nome dovrebbe essere Clemente, così ti vendichi di Clemente XIV che ha soppresso la Compagnia di Gesù [qui]».

E se domani fosse eletto al Sacro Soglio un pontefice proveniente dalle fila dei francescani che prendesse il nome di Ignazio e non trovasse di meglio da fare che commissariare ciò che resta della Compagnia delle Indie? Perché spesso, per castigare, bisogna sapersi anzitutto mascherare a dovere per gettare fumo negli occhi con buona arte. Satana è mica scemo: nell’ovile giunge camuffato da timido agnello, non certo nella sua veste di lupo, quella la tira fuori dopo, quand’è entrato dentro.

Ubbidendo, il Padre Stefano Maria Mannelli non protegge in modo acritico questo papato, perché in una prospettiva cattolica ben più profonda e tutta quanta escatologica egli protegge — come tutti noi uomini e sacerdoti di fede — l’istituzione del papato e il mistero del dogma petrino. E così deve essere, perché non può essere diversamente per un sacerdote che abbia veramente fede, pronto a proteggere col proprio doloroso martirio bianco la pietra sulla quale Cristo in persona ha edificato la sua Chiesa, pur non avendo noi mai pronunciato un voto solenne di speciale obbedienza al Papa, ed è forse per questo che, grazie a Dio, ubbidiamo a lui e alla Santa Chiesa di Cristo, anziché ubbidire a quella superbia ed a quella arroganza intellettuale che spinge da sempre gli accoliti del demonio al di là del bene e del male, sino al punto di commissariare chi difetta nella … santa obbedienza.

43 commenti:

Anonimo ha detto...

Non mi pare ci sia granché da fare, dopo aver preso atto che il 'pope's clever theologian' va sparando ca....ssate per ogni dove con la benedizione del grande capo, mi sembra ininfluente aspettare ottobre per sapere come finirà il sinodo e la cc.....six feet under si augura Mundabor per costoro, ma prima se ne vedranno delle belle ( si fa per dire).Lupus et Agnus

Anonimo ha detto...

chiedere che del caso se ne occupi direttamente il Card. Gerhard Ludwig Müller - Prefetto della Congregazione per la Dottrina della fede

Mazzarino ha detto...

Che fare? Esattamente il contrario di quanto dice Padre Ariel. E cioè denuncia alla Procura della Repubblica.

cattolico ha detto...

Sarebbe opportuno che anche uno, un solo sacerdote, vescovo, monsignore, alzasse la voce in Curia a Firenze e credo che molti laici lo seguirebbero. A Firenze ci sono stati altri casi di ribellione, come all’Isolotto, negli anni ’70. Possibile che nessun ecclesiastico si muova? tutti don Abbondio? mi tornano sempre in mente le parole dette in varie apparizioni recenti dalla Madonna “stavolta la Chiesa la salveranno i laici” (ad ex. a Schio, Vicenza, al veggente Renato Baron). Sursum corda, quindi. Pace e bene

Marco Marchesini ha detto...

L'unica cosa da fare è associarsi alla FSSPX e ricominciare con la buona battaglia.
L'altra alternativa è rinunciare alla lotta contro le tendenze moderniste degli attuali uomini di Chiesa, Papa compreso. Sono loro a comandare e ad imporre ordini ingiusti (come il NOM e l'adesione al concilio). O si è d'accordo con loro, oppure si rifiuta di seguirli nel loro moderismo accettando tutte le conseguenze canoniche.

Non ci sono altre vie. Obbedire al Papa vuol dire scegliere la via del modernismo. Roma non poteva accettare un'istituzione che mette in crisi le loro tendenze moderniste. Questa NON è come la persecuzione verso Padre Pio.

Questa è una scelta.


Purtroppo anche in passato i FFI hanno cercato di coniugare la fedeltà alla Tradizione con l'accettazione del concilio, il NOM con il VO. Alla fine i nodi e le contraddizioni di un simile atteggiamento vengono al pettine. A parte che intellettuamente parlando non si può a lungo accettare una contraddizione, poi alla fine è ovvio che l'autorità impone di fare una scelta.

Una "scomunica" da un Papa, che vuole imporre la sua visione modernista alla Chiesa, sarebbe una medaglia di fronte a Dio, così come la pseudo "scomunica" verso mons. Lefebvre.

I FFI hanno scelto la via dell'obbedienza cieca al Papa e personalmente sono in forte disaccordo con loro.
Non conta nulla il mio parere, ma in coscienza io ho fatto la mia scelta, soprattutto dopo avere personalmente sperimentato le ambiguità, omissioni e persino eresia nella tradizione del NOM.

Luisa ha detto...

Che sacerdoti e religiosi scelgano pure di obbedire stando zitti e subendo anche persecuzioni ignobli, ma non può essere rimproverato ai laici di agire altrimenti, di scegliere di testimoniare amicizia e solidarietà ai FI, e a chiunque sia vittima di provvedimenti ingiusti.
L`abiltà machiavellica( vorrei usare un termine ben più pesante) di impedire ai FI, sin dall`inizio, ogni ricorso mostra senza alcun dubbio la volontà di distruggere e di non tollerare nessuna opposizione e resistenza, un comportamento dittatoriale, iniquo e all`opposto di quella misericordia di cui tanto ci stanno riempiendo le orecchie.
Il commissariamento dei FI, come è stato deciso e come sta svolgendosi, i motivi per i quali si sarebbe reso necessario, le misure inique che son state prese contro Padre Manelli e i FI, la totale indifferenza se non disprezzo per i loro fedeli, non hanno il carattere e la cogenza di un atto di autorità papale che sarebbe infallibile e che come tale dovrebbe essere rispettato e accettato in silenzio.
O allora viviamo in regime dittatoriale alla mercé di arbitri e abusi di poteri, fossero anche papali, silenziati e imbavagliati, senza nessuna possibilità di difenderci.
È questo che sta succedendo nella Chiesa?

Antonio ha detto...

Quella dei FFI è davvero una vicenda dolorosa che lascia attoniti.
Tuttavia ha ragione Marco Marchesini. Qui il problema non si pone sul piano morale - su quello ha ragione padre Ariel - bensì su quello teologico.
Col Concilio Vaticano II si è imposta una dottrina in rottura con la Tradizione bimillenaria della Chiesa; addirittura la Dignitatis Humanae sul riconoscimento della libertà religiosa come diritto naturale dei fedeli delle diverse religioni da riconoscere positivamente dallo Stato civile, si contrappone in maniera diametralmente opposta all'enciclica Quanta Cura e al Syllabo di Pio IX, oltre che alla Mirari Vos di Gregorio XVI.

Come emerge dall'articolo, l'obbedienza al superiore è sempre dovuta, prescinde dalla santità di quest'ultimo e dalle motivazioni dell'ordine, ad eccezione del caso in cui l'ordine stesso vada contro il bene della Fede.

La contraddizione dei FFI in ciò risiede: si pratica l'obbedienza alla legittima Autorità senza discernimento del suo fine ultimo, che è il bene della Fede.
Per il bene della Fede, purtroppo, non si può obbedire agli ordini dell'attuale gerarchia modernista, in quanto voloneti o nolenti al modernismo si finisce prima o poi per sfociare, e se proprio per miracolo non ci finisci, per mezzo di quella stessa obbedienza provvedono ad annientarti.

Si può non condividere la mia analisi, ci mancherebbe. Tuttavia faccio notare che storicamente solo chi ha seguito questa via conserva oggi la libertà di professare integralmente la fede cattolica e celebrare la Messa c.d. tridentina. Libertà di apostolato, movimento, evangelizzazione. Libertà di condanna dell'errore modernista, libertà nella Fedeltà alla dottrina di Santa Romana Chiesa.

Certo, si tratta di una libertà contro il Papa... Ma sempre qui si torna... si tratta di scegliere cosa fare: obbedire rischiando di perdere la fede o andando comunque incontro a certa demolizione del proprio operato, ovvero resistere conservando la fede.

Scelta non facile, drammatica.
Umanamente capisco la posizione del padre fondatore dei FFI, il quale ha tutta la mia stima e il sostegno della mia preghiera. Personalmente mi auguro che il bene che il buon Dio trarrà da questa ennesima persecuzione sarà quello di aprire ulteriormente le menti e i cuori a comprendere come l'unica via per difendere la Fede sia resistere a chi agisce per pervertirla.

Alessandro Mirabelli ha detto...

Cosa fare? Molto semplice. Comportiamoci come i modernisti organizzando una campagna di stampa di carta stampata sui FFI. Lasciamo perdere l'agenzia TASS del Vaticano che si chiama Vatican insider che ha ignorato l'intervista di Caffarra ma che ho trovato modo di scrivere della mariatona del piccolo Cremlino che si chiama radio Maria Italia. Coinvolgiamo i vaticanisti più seri: Matzuzzi, Magister, anche Tosatti che ora è' in pensione, il Foglio, giornalisti non vaticanisti come Socci. Teniamo desta ed l'attenzione sulle turpi nequizie di Fidenzio Volpi e del suo mentore clerical - mafioso che si chiama Joao braz de Aviz. E mi fermo qui.

rr ha detto...

Eponymous Flower riporta dichiarazini rese durante un incontro tra Religiosi in Spagna, tenuto alcuni gg fa, da parte del Segretario della Congregazione degli Ordini religiosi.
Dice che il CVIi e' un punto " non negoziabile " nella vita e nella formazione dei religiosi.
Intanto in USA un altro importante seminario di un ordine religioso molto CVII e' messo in vendita ( su Rorate coeli)
RR

Luís Luiz ha detto...

Bravissimo. Ma tutto questo suppone una questione di fatto abbastanza oscura: che la rinuncia di Benedetto XVI sia stata un atto assolutamente libero. Personalmente, credo più facile credere alla nullità della rinuncia che credere a una così ovvia e grave ingiustizia da parte del vicario di Cristo.

Luisa ha detto...

Possiamo, e forse, dobbiamo continuare a conservare se non speranze troppo accese almeno dubbi sulle reali intenzioni di papa Bergoglio,
possiamo dirci che nella sua grande furbizia e abiltà comunicativa il Papa sta manipolando i media rendendosi così popolare ai loro occhi che non oseranno sconfessarsi distruggendo l`idolo che loro stessi hanno contribuito a costruire, il giorno in cui non andrà nel senso da loro voluto,
si può e forse si deve non escludere quell`ipotesi.
I messaggi che ci arrivano da papa Bergoglio sono un misto di cose rette e saggie e di elementi che suscitano confusioni più che motivate, non è facile seguirlo, alcuni lo hanno definito ambiguo, si potrebbe dire inafferrabile, imprevisibile...elettrone libero.

Ma ci sono dei barometri che indicano comunque una direzione, uno di quei barometri è l`amico personale di Bergoglio, Tornielli, e dunque Vatican Insider, basta leggere i suoi articoli, dove e come mette l`accento, su che cosa insiste e che cosa ignora, solo un esempio: è chiara la sua "lettura" delle intenzioni del Papa su divorziati risposati, nessun bisogno di leggere fra le righe.

Anonimo ha detto...

Per tutto il tempo che il papa sarà Francesco non si potrà far proprio nulla per i FFI.P.Volpi è semplicemente l'esecutore degli ordini di Bergoglio.Non lo conosco personalmente perciò non posso dire se svolgendo questo compito si stia divertendo e ci abbia preso gusto ,ma gli ordini partono dall'alto .Veramente credete che nessuno ,e parlo di vescovi e cardinali , sia intervenuto per i FFI? Non serve a nulla anzi si peggiora la situazione. L'unica cosa che si può fare è farne scrivere , ed anche non molto spesso , per non irritare il Papa, a qualche giornale amico .Per il resto si può solo pregare ed aspettare.Bobo

hpoirot ha detto...

Cosa fare? Abbandonare innanzitutto il manifesto bi-ritualisata.

http://www.comedonchisciotte.org/images/mezzo.jpg

In secondo luogo, ha pienamente ragione Marco Marchesini, unirsi alla SPX per cominciare a resistere.

hpoirot ha detto...

in realtà ci sarebbe anche una terza cosa da fare: smettere di credere che in Vaticano ci siano alleati della Tradizione (alla Ratzinger) e abbandonare ogni nostalgia...

In questi giorni tutti si stracciano le vesti perché Papa Bergoglio farà beato PaoloVI in Ottobre, ma chi ne approvo' (il 20 dic. 2012) le VIRTU' EROICHE?

Sempre lui: Benedetto XVI !

Fu la prima tappa del processo, senza la quale la beatificazione in Ottobre non potrebbe avvenire.

http://www.news.va/it/news/riconosciute-le-virtu-eroiche-di-paolo-vi

I FI devono avere il coraggio di APRIRE semplicemente gli occhi.

mic ha detto...

"il CV2 è un punto non negoziabile " nella vita e nella formazione dei religiosi.

Dunque il CV2 diventa un nuovo articolo del "Credo"?
E viene confermato che sostanzialnente è assurto al rango di "dogma" anzi di nuovo super-dogma, che lo stesso Benedetto XVI escludeva (a parole).
Questo, senza mezzi termini, si chiama "conciliarismo", ed è un'eresia che tra l'altro ne veicola diverse.

Alessandro Mirabelli ha detto...

...questo suo atteggiamento, comune a molti tradizionalisti, di ripetere sempre le stesse cose senza però mai agire e contattacare rende il tradizionalismo innocuo agli occhi dei modernisti. Abbiamo analizzato e rianalizzato le uscite di Bergoglio, ora basta chiacchiere e passiamo all'azione.

mic ha detto...

Non me ne vorrà Alessandro Mirabelli se ho espunto dal suo post il riferimento alla persona che, come spesso capita, si rivela una frecciata inutile, che non porta alcun contributo alla discussione e rischia anzi di farla degenerale in sterili batti e ribatti.

In ogni caso, ben venga l'invito all'azione. Consapevole che per ognuno l'azione si concretizza in qualcosa di diverso e, a volte, l'unica 'azione' possibile diventa il silenzio e la preghiera.

In questo nostro impegno comune ancora non siamo arrivati a questo punto. Ma a noi, come laici, in questo momento non resta che la "resistenza", che è fedeltà e che si sostanzia nella denuncia nel confronto, nella testimonianza, nella promozione e nel trasferimento nel concreto del nostro quotidiano di quel che assimiliamo nell'insieme della vita di fede e relazionale.
Una "resistenza" che, oltre a quel che già facciamo, non vedo in ogni caso individuabile in qualcosa di eclatante, che non ci compete e, se dovesse rivelarsi necessario, va soppesato, attuato con un'azione mirata, coesa e ben meditata non senza l'avallo o la partecipazione di sacerdoti.

mic ha detto...

Intanto, sempre per Alessandro Mirabelli,
visto che invita ad informare la stampa "amica", ha già preso qualche concreta iniziativa al riguardo?

Luisa ha detto...

Chi può agire concretamente presso il potere dominante, chi ha la possibilità di bussare a porte amiche o non nemiche, lo faccia, chi ha i mezzi, la forza e l`energia di organizzare e animare gruppi, convegni, riunioni, conferenze, lo faccia, chi ha la competenza per scrivere libri e i mezzi per diffonderli lo faccia, i modi di testimoniare e informare sono vari ma che non si venga qui a rimproverare e anche accusare chi per diverse ragioni sceglie un altro tipo di azione, o di non azione, chi, consapevole della sua impotenza, o forse dopo ripetuti tentativi infruttuosi presso "chi di dovere", realizza che gli restano in primis la propria testimonianza di vita che non è invibile agli occhi altrui, la coerenza fra parole a atti che talvolta vale più di mille parole, e poi anche la possibilità di esprimersi e condividere esperienze, pensieri e sentimenti su spazi come questi.
Non si tratta di "contrattaccare", di agire "contro" ma "per".

Anonimo ha detto...

Questa crudeltà è, in effetti, un tratto della tradizione ecclesiastica con la t minuscola. L'abbiamo vista all'opera con padre Pio, tanto per citare un caso noto a tutti. Ma poi con una interminabile fila di bersagli eterogenei, da Nestorio a Giovanna d'Arco, da Bruno a Siccardi (non Cristina). E' il volto disumano dell'inflessibilità ideologica. Il contenuto ideologico muta, ma i costumi dei suoi recipienti no.

Turiferario ha detto...

E' però un segno dei tempi il fatto che l'ossequio al modernismo oggi debba essere imposto dall'alto con le minacce, le punizioni, i commissariamenti e la disciplina. Significa che sta venendo meno la forza propulsiva di questo movimento, che in passato si è imposto piuttosto attraverso l'entusiasmo, il contagio, la contestazione e la ribellione dal basso. Significa che un pensiero nato come antisistema si contraddice ponendosi come sistema indiscutibile e da accettare a priori. Sono sintomi di senilità e di decadenza, non di buona salute.

mic ha detto...

Sono sintomi di senilità e di decadenza, non di buona salute

E' vero. Ma è proprio qui che dobbiamo saper riconoscere e anche gettare, con l'aiuto della Grazia, i semi della Rinascita, come hanno fatto i monaci secoli fa.

Vorrei ricordare come se ne parla qui

http://chiesaepostconcilio.blogspot.it/2013/10/spigolature-spiritualita-monastica.html

Anonimo ha detto...

Lo scrittore che sperava contro ogni speranza. L’aldilà di Antonio Socci: un’intervista

“Resuscitiamo i morti!”. Viaggio nell’aldilà e ritorno con Antonio Socci, uomo, giornalista, scrittore, padre, testimone della speranza cristiana, appassionato della verità cattolica. Che ha pubblicato la sua ultima fatica: “Tornati dall’Aldilà”, forse il più bello e toccante dei suoi libri; su chi ha vissuto esperienze di premorte e chi è tornato alla vita dalla morte; partendo dai resuscitati di Gesù nei vangeli, sino a sua figlia e alle altre. Una riflessione sul Dio “che atterra e suscita, che affanna e che consola”.

http://www.papalepapale.com/develop/lo-scrittore-che-sperava-contro-ogni-speranza-laldila-di-antonio-socci-unintervista/
m

Anonimo ha detto...

Ad onor del vero nel 2009 fu dichiarato venerabile per l'eroicità delle sue virtù nella chiesa anche papa Pacelli, ma lì si sa chi impedisce il prosieguo del processo....

Anonimo ha detto...

Significa che sta venendo meno la forza propulsiva di questo movimento, che in passato si è imposto piuttosto attraverso l'entusiasmo, il contagio, la contestazione e la ribellione dal basso.

Esattamente. Sono dinamiche intrinseche a ogni movimento ideologico (ma poi quale movimento non lo è?). Il "modernismo" ha esaurito la sua fase rivoluzionaria, ha perduto la sua fluidità e va trasformandosi in un corpus di "dogmi" da imporre a suon di legnate. Questa fase potrà andare avanti per parecchio tempo, ma, come dice il Turiferario, i sintomi dell'incipiente decadenza sono evidenti. Il problema è però un altro: e dopo? Temo che il sogno di un ritorno al passato prossimo sia destinato a rimanere tale. Forse riemergerà, piuttosto, qualche versione riaggiornata del passato remoto. Chissà. Certo il passaggio è di enorme interesse.

Luís Luiz ha detto...

Significa che sta venendo meno la forza propulsiva di questo movimento, che in passato si è imposto piuttosto attraverso l'entusiasmo, il contagio, la contestazione e la ribellione dal basso.

È vero, ma non perchè il movimento contrario - laq Tradizione - sia ora più forte, ma forse perchè il livello spirituale della gente è ancora più basso in tutto il mondo. Cf. Sandro Magister: http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/1350787

Cattolico ha detto...

Come tutti i rivoluzionari, anche i modernisti (impossessatisi del ponte di comando della barca di Pietro in modo subdolo e probabilmente illecito) da rivoluzionari sono diventati poi dittatori. Ricordo che Montini, da contestatore dell'autorità pontificia, ebbe a confessare che pregava per la morte di Pacelli, di cui aveva tradito la fiducia facendo la spia ai sovietici quando era alla Segreteria di Stato, costringendo Pio XII ad allontanarlo sui due piedi). Una volta poi arrivato dove mirava (con quali subdoli mezzi lo sa solo Iddio) eccolo trasformarsi in dittatore (nei rapporti col card. Ottaviani era di una sgarbatezza unica, come pure con suor Lucia di Fatima). Ma verrà Qualcuno, o Qualcuna, che li metterà a posto, che farà loro abbassare la cresta, ridurre la superbia, l'intolleranza e l'aggressività. "Verrà un giorno" diceva anche Fra Cristoforo nei Promessi Sposi, ed io sono sicuro che quel giorno verrà anche per loro. Fiducia, quindi, e coraggio, ad Jesum per Maryam, ché si va sul sicuro, come ci assicura San Luigi Maria Grignon de Monfort (dal Trattato della vera devozione alla Vergine Maria). Pace e bene

Turiferario ha detto...

Ringrazio per i commenti al mio post. Non voleva essere naturalmente trionfalistico, il modernismo cercherà in tutti i modi di non farsi soppiantare, ma già si sta ponendo sulla difensiva. Difesa, fra l'altro, di potere e di privilegi. Difficile fare previsioni sul "dopo", come si chiede l'anonimo delle 13.40. Concordo con lui che pensare a una pura restaurazione sia illusorio. Non penso che avremo una Chiesa militante "postmodernista" perfetta, come non era perfetta quella del 1950, o del XVII o del XIII o del IV o del I secolo. Sarebbe gran cosa averne una meno imperfetta di adesso, però.

Anonimo ha detto...

@ Cattolico
"Ricordo che Montini, da contestatore dell'autorità pontificia, ebbe a confessare che pregava per la morte di Pacelli, di cui aveva tradito la fiducia facendo la spia ai sovietici quando era alla Segreteria di Stato, costringendo Pio XII ad allontanarlo sui due piedi)."

Questa tua frase mi ha fatto sobbalzare. È di una gravità inaudita. Sei sicuro? puoi citare una fonte certa? Se fosse vera una cosa simile, sarebbe il colmo il farlo beato-santo. Già GXXIII non è stato certo un esempio di misericordia con San Pio da Pietrelcina e con suor Lucia, ma qui si toccherebbe davvero il fondo!
Grazie.
Marius

Anonimo ha detto...

Molto piu` santo il beato Bartolo Longo, che con la costruzione del santuario di Pompei e la meravigliosa Supplica ha edificato milioni di Cattolici!!!!

Il suo medico curante era
San Giuseppe Moscati. : )

Un altro grande santo napoletano e`
il venerabile don Dolindo Ruotolo!!!
Invito tutti a leggere le sue opere.

Affidiamoci con fiducia alla loro protezione!!!

Antonio ha detto...
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Messa Tridentina Napoli ha detto...

A proposito di Don Dolindo Ruotolo, sabato scorso è stata celebrata una Messa in rito romano antico nella Chiesa in cui è sepolto. http://messatridentinanapoli.wordpress.com/2014/05/08/messa-tridentina-nella-chiesa-di-don-dolindo-ruotolo/

Anonimo ha detto...
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Anonimo ha detto...

Cosa pensate della sostituzione di suor Lucia con un' impostora??

Ho guardato le foto che circolano in rete e sono davvero diverse le due persone!!

Turiferario ha detto...

Lascerei stare le leggende nere, che fioccano su ogni pontefice, spesso di fonte massonica o simile. Se vogliamo criticare Paolo VI abbiamo argomenti a iosa dalla sola imposizione del NOM...

mic ha detto...

abbiamo argomenti a iosa dalla sola imposizione del NOM...

nell'uso, comprovato da foto, dell'Ephod (che contraddistingue il Somma Sacerdozio giudaico: quello di Caifa, per intenderci) e in diversi altri comportamenti.

@ marius ha detto...

@Marius, lei si meraviglia?....
guardi bene che non uno, ma tanti sono i "dettagli" biografici che i canonizzatori dovrebbero prendere in considerazione prima di mettere sugli altari Paolo VI, e che farebbero sobbalzare chiunque sia dotato di un briciolo di buonsenso, se non di sensus fidei!
ma ovviamente -come già accaduto il 27 aprile- occulteranno tutto, senza pensare che con intero MINIMIZZERANNO tutto, (approfittando dell'ignoranza e NONCURANZA del popolo-bue): essi non pensano che con internet la gente oggi può (se vuole aprire gli occhi) documentarsi bene su certi fatti storici mai divulgati dal regime.
Ad es.
legga il racconto straziante del martirio subito dal regime comunista dall'eroico card.
József Mindszenty, sempre difeso da Pio XII

http://www.salpan.org/SCANDALI/Mindszenty.htm

e come tale martirio fu favorito dalle decisioni di Paolo VI.
Queste sono pietre della storia che gridano invocando giustizia.....
perchè canonizzare un papa la cui opera è piena di iniziative deplorevoli, perniciose per la chiesa e INIQUE verso la Tradizione, verso gli autentici cattolici e servi di Cristo e della Chiesa perenne, opere demolitrici della Fede cattolica (spec. riforma Messa > simil-cena protestante), e NON martiri della Fede come il card. Misdzenty ?
oggi, 3. millennio era cristiana, sarà fatto santo colui che impone la Croce a un martire ??
ma quella o quelle storie degli ultimi 50 anni, credo che solo al Giudizio universale saranno aperte davanti a tutta l'umanità, e davanti al Giudice Divino otterranno risarcimento.
Solo un somaro o un cieco volontario potrebbe spingere a favore della canonizzazione di un simile papa. E lo faranno, spudoratamente, e la gente (milioni di ingannati), berrà come "cosa giusta e santa" anche questa colossale INIQUITA'(non le "inequità" di parole mistificanti di Bergoglio), ma l'iniquità mostruosa, che cresce ogni giorno ad opera di questo ingannevole pontificato a DUE teste, e che si unisce al Calvario di Cristo, in questo mysterium che sembra non trovare sbocco....

mic ha detto...

di questo ingannevole pontificato a DUE teste, e che si unisce al Calvario di Cristo, in questo mysterium che sembra non trovare sbocco....

Giuridicamente, non si può parlare di "pontificato a due teste".
Metafisicamente, neppure. Uno dei due non è papa. La ragione ci dice che colui che ha rinunciato non è più papa, anche se il suo riconosciuto e dichiarato "per sempre" - riferito al cosiddetto "servizio contemplativo", lascerebbe pensare il contrario.

Anonimo ha detto...

precisazione al commento 8:04

il martirio fisico ad opera del regime comunista, subito dal card. Misdzenty, si svolse sotto Pio XII, ma la croce morale e spirituale che Paolo VI impose al card. fu un atto conseguente all'affermarsi della ostpolitik, da G23 in poi, (cioè dalle nuove aperture del cv2):

la cultura e la diplomazia parlavano di “dialogo”, distensione, convivenza pacifica, apertura ai regimi comunisti
[...],
[e la sofferenza morale del presule negli anni '70 derivò dalla decisione di Paolo VI di voler dichiarare vacante quella sede vescovile]:
...Nel 1971 il nunzio a Vienna gli comunicò che la Santa Sede aveva dato al regime comunista la garanzia che egli non avrebbe detto niente all’estero «che potesse riuscirgli sgradito». Il cardinale negò di saperlo[...]"Pregai perciò il nunzio di comunicare ai competenti organi vaticani che in Ungheria regnava ora un opprimente silenzio di tomba e che io inorridivo al pensiero di dover tacere anche nel mondo libero». [...]
«Dopo tutto quello che è successo posso concludere che il Papa non è stato più in grado di resistere alla pressione del regime di Budapest», che chiedeva la «rinuncia alla mia carica arcivescovile». Si disse convinto che il Papa era amareggiato perché sapeva bene che così veniva a chiedergli «un nuovo sacrificio alle sofferenze che già avevo dovuto sopportare». Adducendo una serie di considerazioni, l’intrepido presule fece notare al Papa che non poteva rinunciarvi.
Tuttavia nel 25° del suo arresto ricevette una lettera in cui «con riconoscenza e gratitudine [si affermava] che la sede arcivescovile di Esztergom era dichiarata vacante».

----------------
sotto Paolo VI quindi il card. Misdzenty vive da martire silenziato della "chiesa del silenzio":

http://www.radicicristiane.it/fondo.php/id/592/ref/3/Il-cardinale-Mindszenty,-martire-della-fede-e-...-della-diplomazia-

@ marius ha detto...

gent. Mic, sono d'accordo che giuridicamente non è a due teste.
L'ho detto solo relativamente al fatto (evento di risonanza mondiale del 27 aprile) che queste discutibilissime canonizzazioni -infauste per la fede in quanto foriere di gran confusione- sono avallate dai DUE papi, (in questo si sono mostrati due mentes CONCORDI) poichè, come abbiamo letto tutti, purtroppo BXVI ha già riconosciuto -con la sua autorità di pontefice, due anni orsono!- le virtù eroiche di Paolo VI.
E la prossima canonizzazione sarà naturalmente con iter rapidissimo, senza ostacoli ahimè, conseguente a quelle dichiarazioni.
Chi si potrà opporre? esistono forse oggi entro ottobre, testimonianze contrarie, più autorevoli di BXVI- che le autorità competenti ascolterebbero ? .

Anonimo ha detto...

La ragione ci dice che colui che ha rinunciato non è più papa

e riguardo all'altro, che fu eletto il 13 marzo, e che sta dicendo e facendo ogni giorno da un anno in qua, cose scandalose non degne di un papa, o addirittura atti e parole favorevoli ai nemici di Cristo e della Chiesa, che cosa ci dice la ragione ?

Anonimo ha detto...

La ragione ci dice che colui che ha rinunciato non è più papa

e riguardo all'altro, che fu eletto il 13 marzo, e che sta dicendo e facendo ogni giorno da un anno in qua, cose scandalose non degne di un papa, o addirittura atti e parole favorevoli ai nemici di Cristo e della Chiesa, che cosa ci dice la ragione ?

Arcangelo ha detto...

Anonimo ha detto...
Cosa pensate della sostituzione di suor Lucia con un' impostora??

Ho guardato le foto che circolano in rete e sono davvero diverse le due persone!!

NEL 1985 si diffuse la voce della MORTE di Suor Lucia.