martedì 23 luglio 2013

Romano Amerio. Quando l'azione, l'amore e la volontà prendono il sopravvento sull'idea, sul pensiero, sulla verità, sulla conoscenza

Iota unum. Studio delle variazioni
della Chiesa cattolica nel XX sec.
Abbiamo letto alcune note di don Divo Barsotti su uno dei problemi-concause della crisi attraversata nella Chiesa(*) del nostro tempo, che sembra aver raggiunto una peculiare espressione in questo pontificato. Si tratta di una variazione della Chiesa cattolica, che Romano Amerio negli anni dell'immediato post-concilio aveva già inquadrato, insieme a diverse altre, con drammatica e purtroppo silenziata chiarezza. Quella che egli chiama "dislocazione della divina Monotriade". Lo riprendo perché -essendo un elemento nodale- non a caso si intreccia con ognuno dei temi dibattuti di recente nonché con l'intero impianto non solo ecclesiale ma anche culturale del nostro tempo. Ritrascrivo, per chi leggesse solo ora, l'affermazione di Amerio:
«Come nella divina Monotriade l’amore procede dal Verbo, così nell’anima umana il vissuto procede dal pensato. Se si nega la precessione del pensato dal vissuto, della verità dalla volontà, si tenta una dislocazione della Monotriade; allo stesso modo separare l’amore, la carità, dalla verità non è cattolico». 
Nel 2009, per i tipi della Lindau, il Prof. Enrico Maria Radaelli(**), il più illustre allievo dell'Autore, ha curato l'edizione di due opere tanto basilari del pensiero cattolico quanto purtroppo sottoposte ad una ostinata damnatio memoriae, alla quale cerchiamo di porre un possibile rimedio: Iota unum e di Stat Veritas. Per l'esattezza si tratta della riedizione di Iota unum, mentre Stat Veritas rappresenta una novità editoriale.
Iota unum è arricchito dalla postfazione dello stesso Radaelli: «Tutta la Chiesa in uno iota», dalla quale estraggo il brano riguardante questo punto [pag.685-687] pubblicato di seguito, per un approfondimento chiaro ed autorevole della questione.

[...] Amerio avrebbe stretto proprio intorno a Cartesio ogni sospetto di responsabilità dell’atto improprio, del delitto di sovvertimento di tanto vaste cose. Resta il fatto che senza la riflessione su questo punto, per il quale l’azione, il dinamismo, l’amore e la volontà prendono il sopravvento sull’idea, sul pensiero, sulla verità e sulla conoscenza, non si afferrerebbe il carattere specifico di Iota, compendio quasi universale di cosa, di quanto, di come e di dove proprio questo cosmico rovesciamento abbia portato ancora una volta fuoco e distruzione all’interno della Chiesa come mai prima (e, di conseguenza, all’interno di tutto il mondo occidentale).

Amerio, anche qui aderendo in tutto al più rigoroso tomismo, sa che tutto l’agire umano non discende e deriva dallo Spirito Santo se non come conseguenza dell’incarnazione del Logos, e prima ancora come analogico portato della generazione del Logos dalla Mente del Padre, che è il fatto negato da Cartesio.[17]
«Al fondo del problema moderno – scrive Amerio – c’è il Filioque, perché chi nega il Filioque concede il primato, indiscreto e assoluto, all’amore: l’amore non ha limiti, non ha remore; qualunque azione tu faccia “con amore”, quell’azione è buona».

Sicché, attribuendo Amerio, secondo la più corretta lettura della dottrina cattolica, l’imperio sovrano della storia tutto unicamente al Logos, al Pensiero, alla conoscenza, alla verità, alla fede (e io con l’Aquinate dico anche pariteticamente alla Imago, imprescindibile espressione del Logos, dalla quale fluiscono bellezza, liturgia, arte, linguaggio e ogni gesto umano),[18] ogni suo scorciamento in ogni altro senso è atroce abuso, aberrazione, «ferimento del Cristo», come egli stesso preciserà proprio in quell’occasione.

L’inversione pone la questione del metodo della vita, per cui l’uomo compie tutte le proprie azioni non più mosso avendo come motore il pensiero, il ragionamento, ma il sentimento, le passioni; non più avendo per fine “fare verità”,[19] ma, nel migliore dei casi, fare concordia, fare pace, il che è certo il fine più nobile cui si possa giungere, ma che per essere raggiunto deve essere disposto secondo giustizia, stando al motto «La fede è il principio, la carità il compimento», pensato cioè non come se si potesse raggiungere a ogni costo, ma solo secondo quelle tali condizioni che permettono di aderire alla verità delle cose; ma proprio questo è il metodo accantonato, che è (era) semplicemente “fare verità”.

L’abbandono del metodo per così dire “naturale” – ossia seguente la disposizione di natura della divina Monotriade rivelata da Cristo – è in verità abbandono del Logos, e con ciò è abbandono di ogni base razionale su cui misurare la bontà di ogni atto, fosse pure quello di “fare la pace”; tutto ciò si rivela allora puro fideismo, ossia – levando di mezzo la ragione e la sua coscienza – si rivela disastroso sprofondamento dell’uomo tra i bruti.[20]

La «dislocazione Monotriadica» è una dislocazione metodologica per la quale, sradicati in primo luogo i princìpi di identità e di non contraddizione, dal metodo razionale si decade all’emotivo e passionale, dal metodo spirituale al carnale, dal logico all’arbitrario, dirò di più: spiantando il principio d’autorità che fiorisce dalla ragione, si decade dal deiforme allo zooforme, che è a dire dal pensiero capace di trascendenza al naturalismo. Dunque è metodo catastrofico, troppo sovvertitore della vita dell’uomo.

Esso però viene seguito dalla pressoché universale compagine culturale della civiltà occidentale perché ha dalla sua una grande (un’immensa) qualità: esso permette all’uomo di credersi indipendente, di credersi libero. E non c’è nulla che possa trascinare l’uomo nei gorghi dell’irrealtà come la malìa della propria indipendenza e libertà, che essa sia esercitata nella famiglia, nella politica, nell’etica della vita, nell’arte, nella dottrina o nella Liturgia.

Ben al contrario, fa notare Amerio non a caso fin dalle prime pagine del suo opus magnum, «il principio primo del cattolicesimo è l’autorità o equipollentemente […] l’obbedienza» (p. 40 {28}).
Seguire quindi la metodologia distorta filosoficamente indicata in Occidente da Cartesio[21] non solo precipita l’uomo tutto fuori della realtà, e lo cosifica, ma con tale rovinio di cosa tra le cose lo spinge in una sorta di ateismo di cui poi perderà la vera causa.

Si noti che se l’uomo tornasse a seguire il metodo dato dalla sequenza divina reale non vivrebbe affatto senza l’amore, la pace e la libertà, come comunemente e con ferocia fanno sapere i sostenitori della metodologia “cartesiana”, ma anzi, al contrario, vedrebbe tutto ciò esaltato a ultimo fine, come dev’essere, della sua opera e della sua vita, compiute attraverso la conoscenza, la visione della realtà,[22] secondo il noto divino ammonimento: «La verità vi farà liberi»:[23] ossia uomini, ossia, senza ambagi, santi. Per riprendere dunque a cristianizzarsi (e da qui a incivilirsi) questo punto scavato in Iota unum si pone a testo di riferimento. Essendo poi snodo centrale, anzi vitale, dell’orientamento dell’uomo per potersi realizzare, vi si tornerà necessariamente al terzo paragrafo, ma questo è per ora ciò che serve a chiarire quello che è il cardine centrale, direi persino causale, del pensiero di Amerio. [...]
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Note di Chiesa e post-concilio
(*) La crisi è nella Chiesa non della Chiesa, perché l'Una Santa tale è e resta nel Suo Signore.
(**) Autore anche del più recente: Il domani - terribile o radioso? - del dogma, pro manuscripto, 2013
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17. V. RENÉ DESCARTES, Lettere a [Marin] Mersenne, Lettera di Elisabetta ecc., in ROMANO AMERIO, Arbitrarismo divino… cit., passim. La validità della disamina ameriana su Cartesio si appoggia unicamente sul suo carteggio epistolare, posto che «taluni argomenti sono affrontati dal filosofo soltanto in questa sede, come la teoria della creazione delle verità eterne», come rilevò anche ARMANDO TORNO in L’ultima lettera di Cartesio? Alla nutrice, «Corriere della sera», 26 settembre 2005, recensendo un volume che lo pubblica integralmente (RENÉ DESCARTES, Tutte le lettere 1619-1650, Bompiani, Milano 2005, a cura di GIULIA BELGIOIOSO); sicché oggi viene avallata la scelta fatta da Amerio fin dal ’37, di stimare il carteggio fonte esclusiva dell’argomento; si è a questo punto speranzosi, con i presenti nuovi riscontri, che presto gli venga restituita – e con generoso riconoscimento – la primogenitura anche di questa non irrilevante intuizione, proprio a iniziare dalla quale il Luganese ebbe modo di formulare la dottrina più utile e decisiva per sottrarre la ragione filosofica in primo luogo all’irrazionalismo di Cartesio.
18. Tutta la dirompenza della cosa, che stabilizza il metodo della vita dato dalla divina Monotriade, è mostrata da chi scrive in Ingresso alla Bellezza. Fondamenti a un’Estetica trinitaria (Introduzione di Elio Franzini), Fede & Cultura, Verona 2007.
19. Analogamente a quanto suggerito da Ioan., 3, 21 e da Ephes., 4, 15.
20. La più corretta disposizione da tenere nella relazione tra intelletto e volontà, qui chiamata «metodo della vita», è illustrata in tutti i suoi risvolti appunto in Ingresso alla bellezza… cit., nelle quattro Lectiones sui “puri di cuore”, pp. 143-96.
21. “Filosoficamente”: il primo a compiere la medesima inversione, stando a quanto rileva Amerio dal Campanella, sarebbe stato, mille anni prima, Maometto: lo Stilese infatti, nel 1626 – dunque post conversus – nell’ambito della stesura della sua confutatio a quella che allora, nel più rigoroso tomismo, non veniva ritenuta altro che un’eresia cristiana – un’eresia trinitaria –, ossia al Maomettismo, aveva steso alcune osservazioni filosofiche sui concetti metafisici riscontrati: v. ROMANO AMERIO, Introduzione, in TOMMASO CAMPANELLA, Legazioni ai Maomettani. Quod Reminiscentur, libro IV, a cura di, Leo Olschki Editore, Firenze 1960, pp. 8-9: «Nel Maomettismo invece il C. ravvisa l’errore che fa primeggiare la forza sulla ragione, invertendo quindi e pervertendo l’ordine primalitativo dell’essere (la volontà, che procede, vien fatta precedere l’intelletto). È la teosi della violenza e la religione del dio Maozin [cfr. Dan., 11, 38; letteralmente: dio forte, ossia Giove Capitolino, posto con la forza dal re Antioco Epifane nel tempio di Ierusalem, ndc]. E perciò, siccome chi ponga come primum la forza, leva la necessità e la possibilità della giustificazione razionale del mondo, Maometto col suo predestinazionismo immotivato e necessitante, trovasi imparentato agli eretici del Cinquecento (Lutero, Calvino ecc.), e anzi è un preludio remoto all’Anticristo, di cui gli ultimi riformatori sono il preludio prossimo»; da notare che Amerio, curatore dell’Opera omnia dello Stilese (34 voll. in Edizione Nazionale), fu – e tutt’ora resta – l’unico tra gli studiosi del Frate ad averne saputo cogliere e documentare, dopo la conversione in carcere, la più perfetta e sincera ortodossia.
22. Si veda, dello scrivente, per questo tema decisivo – ‘fare la verità attraverso la visione della realtà’ –, Ingresso alla bellezza… cit., Prolegomena, pp. 17-31.
23. Ioann., 8, 32.

22 commenti:

Jacobus ha detto...

Stiamo volando alto... Grazie!

Libero ha detto...

E' un punto centrale, che non credo preso in considerazione da chi lo dovrebbe.

Il discorso proposto, però, è vero che vola alto, ma forse un po' troppo. In certi punti si presenta un po' ostico.

mic ha detto...

Mi sorge spontanea una riflessione.
Nella SS. Trinità non compare l'immagine, ma il Verbo (parola e fatto insieme), mentre è l'uomo ad essere creato ad immagine e somiglianza di Dio.
Anzi, nell'AT il Signore vieta l'uso delle immagini (che diventano idoli). E potrebbero anche corrispondere alle idee prefabbricate dell'uomo sulla Realtà, che eludono la Rivelazione.

E l'immagine autentica è Cristo Signore, l'uomo nuovo, che ha detto "chi vede me vede il Padre". Ed è a Lui che dobbiamo "conformarci", non ad altro...

mic ha detto...

Il discorso proposto, però, è vero che vola alto, ma forse un po' troppo. In certi punti si presenta un po' ostico.

Non è il solo a dirlo.
Appena riesco , cercherò di "sminuzzare".
Se c'è qualcuno che mi anticipa gliene sarò grata :)

Angelo ha detto...

Ma perchè Don Camillo non interviene più? Io non volevo offenderlo, ma solo ironizzare su certe sue posizioni che non condivido (mentre su altre siamo in totale accordo). Don Camillo, se c'è batta un colpo!

lonewolfe ha detto...

Nella SS. Trinità non compare l'immagine

Radaelli, in uno dei suoi testi quello sulla Bellezza (vado a memoria e mi sfugge il titolo), richiamandosi a san Tommaso, illustra il senso dei quattro Nomi attribuiti alla seconda Persona della Trinità. Il secondo di questi è appunto Imago, ossia Volto, Specchio, Immagine o ancor meglio, spiega Radaelli, Bellezza. Cristo dunque è il Volto, la Bellezza del Padre, è il darsi e dirsi del Padre, della Mente da cui il Figlio promana. Bellezza sublime e fonte essa stessa d’ogni altra bellezza.
E poiché, come si legge nel Prologo di Giovanni, ogni cosa è stata fatta ‘per mezzo e in vista di Lui’, non è arbitrario, io credo, pensare che l’uomo, ogni uomo, in Cristo rinasce nuovo perché ritrova in Lui la propria somiglianza col Padre. Rinasce figlio nel Figlio.
Sembra un intricato gioco di parole, e in Radaelli ancor di più, ma invece è la grande nobiltà della metafisica. E’ l’ebbrezza dello spingersi al largo in un simile ‘fiume di bellezza’. Peccato che tanta magnifica sapienza porti Radaelli e Amerio a esiti e giudizi estremi. E cioè che l’errore supposto della ‘dislocazione della divina monotriade’, e dunque il travisamento delle relazioni intra trinitarie, abbia inficiato il pensiero della Chiesa al punto da indurre delle vere e proprie variazioni. Il Magistero più recente per esempio, fino all’ultima enciclica, insiste sulla necessaria derivazione dell’Amore dalla Verità e sulla inscindibile relazione fra i Due. Ma il corridoio logico entro cui Radaelli e Amerio, chiudono inesorabilmente il loro impianto teoretico concede di bagnarsi nella storia solo per giudicarla e guardarla dall’alto d’insondabili certezze. E’ la sapienza dei sapienti da cui trovo necessario guardarsi. Ma ovviamente è questo il parere di chi come me la metafisica la frequenta q.b. per viverla, non per studiarla. Immagino che qui siate d’altro avviso.

Anonimo ha detto...

Grazie per gli argomenti interessanti e le belle relative discussioni (alcuni interventi davvero notevoli) degli ultimi post.
Se non si approfondiscono le radici filosofiche,prima che teologiche (quindi liturgiche,quindi morali),che stanno “alle radici dell’equivoco”,non si va da nessuna parte.Si finisce come i tradizionalistinonostilialpapa a frignare sterilmente su ipotetici misteri di iniquità,che tanto misteriosi non sono,altro non essendo che la logica,naturale ,necessaria conseguenza dell’abbraccio mortifero con il quale la chiesa (quella minuscola,tutta giuliva del suo culto dell’uomo),ha entusiasticamente non aperto fessure ma spalancato praterie alla modernità,oggettivamente dominata da filosofie anticristiche,finendo inevitabilmente per snaturare sé stessa e rinnegare la sua storia,pur di essere accettata dai potenti del mondo e illudersi pateticamente di contare qualcosa ai loro occhi.
Sì.Interessante sarebbe approfondire anche sotto l’aspetto dell’Estetica .Verbo e Imago indissolubilmente legati nell’Incarnazione.Reciprocamente funzionali,come meravigliosamente attestato da quasi duemila anni di Arte Sacra.Quella vera,non l’immondizia esposta da Ravasi a Venezia.
Psig


sam ha detto...

"Come nella divina Monotriade l’amore procede dal Verbo, così nell’anima umana il vissuto procede dal pensato. Se si nega la precessione del pensato dal vissuto, della verità dalla volontà, si tenta una dislocazione della Monotriade; allo stesso modo separare l’amore, la carità, dalla verità non è cattolico"

Se ci si ferma alle parole, in effetti può essere un concetto difficile, ma se si guarda all'immagine di cui abbiamo già parlato nell'altro post, diventa più chiaro.
Mi riferisco all'immagine di Gesù che alita lo Spirito Santo.
Teniamo dunque presente questa relazione:

Figlio=Verbo-Logos=Gesù Cristo=Verità --> Spirito Santo=Amore che procede dal Padre e dal Figlio.

A questo punto, se posso permettermi, proverei a tradurre e semplificare il passaggio di Amerio così, sperando di non fare troppo danno:

Come nella Santissima Trinità lo Spirito d'Amore procede dal Figlio-Logos (pensiamo per esempio all'atto della Creazione che è atto di generazione d'amore gratuito che il Padre compie mediante la Parola, il suo "fiat"), così nell'uomo come si vive e si agisce dipende da quel che si pensa. Se si nega che i pensieri precedano l'azione, se si nega che la verità esista prima e a prescindere dalla volontà umana, si tenta un riposizionamento delle tre Persone della Santissima Trinità (in cui lo Spirito Santo Amore procede dal Padre e dal Figlio Verità); allo stesso modo separare l’amore, la carità, dalla verità non è cattolico"

L'ultimo concetto è chiaro ed è spiegato benissimo anche nella prefazione alla Caritas in Veritate.

mic ha detto...

per lonewolfe,
ringrazio del puntuale riferimento al testo di Radaelli, che esplicita i quattro Nomi e permette di vedere in Cristo la vera immagine e la manifestazione della Bellezza....
Non vedo certezze insondabili nelle affermazioni di Amerio come non ne vedo in quelle di Radaelli. Vi riconosco piuttosto l'esplicitazione in termini veritativi e non fumosi di fondamenti non molto richiamati né esplorati.
Quando si parla di "variazioni", Amerio ne esplicita chiaramente le ragioni smascherando molte ambiguità o distorsioni, per non parlare di annacquamenti o omissioni, che diventano cancellazioni...
Sulla citazione dell'ultima enciclica non posso che compiacermi. Ma non credo sia sufficiente una citazione felice del Magistero recente per collocare al di sopra della storia due studiosi come Amerio e Radaelli, le cui certezze sono quelle delle verità perenni che la Chiesa custodisce e che è necessario ridire, sondandone e sviluppandone le ulteriori ricchezze, ad ogni generazione.

mic ha detto...

L'ultimo concetto è chiaro ed è spiegato benissimo anche nella prefazione alla Caritas in Veritate.

Il concetto è espresso anche nell'ultima enciclica che, pure, dobbiamo attribuire a Papa Benedetto.
Gli insegnamenti a cui ti riferisci Sam non presentano difficoltà. Anzi, ci ristorano.
Ma è ormai un dato consolidato che nella Chiesa di oggi, e soprattutto nelle espressioni dell'attuale pontificato, azioni e parole non appaiano mosse avendo come motore il pensiero, il ragionamento, ma il sentimento, la prassi, senza curarsi di esplicitare la verità.
Mentre Amerio, secondo la più corretta lettura della dottrina cattolica, attribuisce "l’imperio sovrano della storia tutto unicamente al Logos, al Pensiero, alla conoscenza, alla verità, alla fede, ogni suo scorciamento in ogni altro senso è atroce abuso, aberrazione, «ferimento del Cristo»"

Radaelli aggiunge con San Tommaso anche "pariteticamente l' Imago, imprescindibile espressione del Logos, dalla quale fluiscono bellezza, liturgia, arte, linguaggio e ogni gesto umano".

I risultati e gli scempi nefasti li vediamo proprio nei campi qui citati...

sam ha detto...

Un santo sacerdote un giorno mi disse una frase bellissima: la verità è sempre armonica.
Infatti cerco sempre di ricordare a me stessa che la verità non è mai un monolite, bensì un'armonia.
Pertanto, prendendo spunto da lonewolf, vorrei dire che se non vi è dubbio che nella Santissima Trinità l'Amore di Dio, che non è un sentimento passivo ma un atto generativo, procede dal Verbo (dal Padre attraverso il Figlio, "per mezzo di Lui tutte le cose sono state create"), è altrettanto vero che "il Verbo si fece carne" per opera dello Spirito Santo, quindi in questo caso vediamo che la stessa Verità che in Dio precede l'Amore, può entrare nell'uomo e nel mondo soltanto per mezzo dell'Amore.

Direi che la conclusione di Amerio è perfetta.
In fin dei conti non si tratta di stabilire una gerarchia, ancorchè in certi momenti storici sia più urgente sottolineare un aspetto o l'altro, dal momento che l'umanità tende a pendolare intorno all'equilibrio perfetto di Dio senza mai raggiungerlo (Benedetto nella Caritas in Veritate ha parlato dell'urgenza attuale di recuperare e rivalutare l'ordine della Veritas, senza cui la Caritas umana si falsifica e decade, ma è indubbio che vi siano state nella storia della Chiesa anche periodi di tendenza opposta che brandivano la Veritas senza la necessaria Caritas).
In fin dei conti si tratta di ribadire l'inscindibile relazione tra Amore e Verità e tra Verità e Amore.
Ogni tentativo umano di disgiungere o preordinare l'uno all'altro non rappresenta l'ordine di Dio per l'uomo.

Luisa ha detto...

Solo un commento che, mi scuso, farà scendere il livello della discussione.
Non sto seguendo la GMG, ma, stranamente, i media di casa mia la seguono come mai hanno seguito quelle in cui era presente Benedetto XVI, e così non posso far altro, salvo a "zapper", che ascoltare i servizi e che cosa ascolto e vedo?
Emozione, emozione, emozione e ancora emozione, e non hanno ancora visto "Francesco"!
Una religione "PEACE & LOVE", pace e amore , tutti insieme volemose bene, abbattiamo i muri divisori, ho visto sacerdoti e vescovi dire che oggi non bisogna più far discorsi complicati (!!) che non arrivano al cuore, se poi per strada si perde la Verità ( questo lo dico io) non importa.
Oggi importano la "testimonianza", agire, l`amooooore, lo stare insieme, che poi ad esempio durante la Messa lo si faccia alzando le braccia e svitando le lampadine, gli occhi revulsi, o comunicandosi seduti e danzando poi una danza ebrea attorno alla tavola-mens, o andando tutti all`altare e insieme sollevare i calici, non importa.
Ma che testimonianza è quella che non porta la Fede così come è stata consegnata da Cristo alla Sua Chiesa ma le fantasie dei novatores, le emozioni, il sentimentalismo senza sane e rette radici cattoliche?

mic ha detto...

non vi è dubbio che nella Santissima Trinità l'Amore di Dio, che non è un sentimento passivo ma un atto generativo, procede dal Verbo (dal Padre attraverso il Figlio, "per mezzo di Lui tutte le cose sono state create"), è altrettanto vero che "il Verbo si fece carne" per opera dello Spirito Santo, quindi in questo caso vediamo che la stessa Verità che in Dio precede l'Amore, può entrare nell'uomo e nel mondo soltanto per mezzo dell'Amore.

E' bello, perché è vero.
E' però sempre un amore che conosce e ama perché conosce.
E questo non per "stabilire delle gerarchie", come giustamente ricordi o per sottolineare un aspetto piuttosto che un altro. Ma per ristabilire l'armonia delle essenze nei credenti e nella storia.

Altrimenti succede quel che denuncia Luisa...

minstrel ha detto...

Che dal Filioque possa discendere l'analogia di Amerio e che tale analogia sia logicamente giusta questo non significa che tale processione imposta in modo obbligatorio l'azione dell'analogia stessa.
Mi spiego: Perché è il Filioque a dare l'analogia e non la sola processione al Padre?
Prova ne è che l'ortodossia non accetta in modo assoluto il Filioque eppure non mi appare una chiesa tutta emozione senza fondamento veritativo. Anzi.

Se ho due minuti tento di approfondire ancora di più.
Resta il fatto che Amerio non era certo sprovveduto e sapeva il fatto suo. Ergo il libro deve essere un bel banco di prova per la teologia di oggi.

minstrel ha detto...

Una bella lettura da Concilium
http://www.internetica.it/controversia-Filioque.htm

mic ha detto...

Minstrel sono sorpresa :)
Citi un vecchio documento del mio sito che avevo perso di vista.

Cito, ed è interessante:

... Ma già Atanasio, negli scritti polemici Contra Arianos e nelle dichiarazioni più amichevoli Ad Serapionem, insegna che il Padre, il Figlio e lo Spirito riposano l'uno nell'altro (lo aveva già detto Ireneo del Padre e del Figlio); che dello Spirito si deve pensare ciò che si pensa della seconda persona della Trinità, e soprattutto che la partecipazione dei fedeli a Dio stesso è una partecipazione nello Spirito Santo. Dato però che qui si tratta di un'unione con Dio per mezzo del Figlio, attraverso il Verbo, i fedeli sono partecipi di Dio nello Spirito attraverso ed a motivo di Gesù Cristo.
In questo senso dev'essere intesa la formula, continuamente ripetuta e più tardi contestata, del dià tù hyiù [attraverso il Figlio].


Atanasio dice che il Padre è 'sopra tutto' ed anche 'attraverso tutto e in tutto" il Figlio 'attraverso tutto' e lo Spirito ‘in tutti’ (o tutto).
La comunione con Dio è quindi una comunione con il Padre, che è sempre Padre del Figlio, nello Spirito.

Lo Spirito partecipa pienamente del Padre e del Logos, a motivo della perfetta unità delle attività ed essenza di Dio (enérgeia), per cui è lecito chiedersi se l'interpretazione successiva non abbia voluto leggere in Atanasio una dissociazione troppo marcata tra la ousìa [natura, essenza, sostanza] di Dio e la sua energeia.
Non è qui il caso di dare una risposta.

Comunque è chiaro che in tutte le sue fasi delle diverse argomentazioni, Atanasio parla non soltanto su Dio così com'egli è in se stesso ('Trinità immanente'), ma anche sul modo in cui egli è ad extra, rispetto al fedele che lo conosce e lo loda. Si potrebbe così ritenere che Atanasio abbia consentito il passaggio dall'ordine della conoscenza (nello Spirito, attraverso il Figlio, dal Padre) all'ordine interno (taxis) della Trinità....

Marco P ha detto...

Forse l'ortodossia non sarà una chiesa peace&love come quella sfigurata postmoderna che abbiamo in occidente, però è multicefala e in questo forse si può evidenziare un prevalere dell'aspetto sensuale (cioè molto legata ai sensi umani) e autocelebrativo dell'uomo di cui tanto si discute su questo blog. Hanno cioè la collegialità più istituzionalizzata che in occidente (dove però si sta lavorando alacremente per mettersi al pari, come osservato acutamente dal metropolita di Pergamo Zizioulas, recentemente) ma questo è comunque, penso, inquadrabile nel discorso della dislocazione delle relazioni intratrinitarie.

Vorrei aggiungere che Amerio e Radaelli non si pongono su una torre d'avorio ma sono sempre fedeli al non praevalebunt e ciò si evince ad esempio da affermazioni quali "ripareggiare la Verità" che comporta il fatto che la Verità non è negata (dal più alto trono), ciò che significherebbe che le porte degli inferi hanno prevalso, ma che è oscurata.

Anonimo ha detto...

Dal blog di Tornielli, scrive macv:


"Il problema è che oggi per religione cattolica non si intende più la fede in certe verità FONDAMENTALI ed esistenziali ritenute dai credenti vere, come che Gesù è il figlio di Dio che si è incarnato è morto e risorto per i nostri peccati, e che dopo la morte ci sarà la vita eterna, e che saremo sottoposti al Giudizio divino e dannati o salvati…. no, oggi per religione si intende un vago, sentimentale, emotivo, individuale stato d’animo per cui io individuo, mi sento tanto buono ( e mi commuovo su me stesso!) se faccio la carità a un povero, se mi occupo di volontariato.. oggi per religione si intende un vago sentimentale stato d’animo.. quello che ti fa sentire tanto buono , tanto bravo…tanto in pace colla tua coscienza.. perchè accogli gli immigrati! perchè non
sei omofobo! perche sei pacifista! Sei tanto buono , tanto
bravo che ti senti “religioso”.
Manca tutta la parte soprannaturale, il senso del Mistero e del Sacro, manca tutta la credenza nell’aldilà, manca tutto quello che un tempo si chiamava “timor di Dio”
Mancando queste cose fondamentali per qualunque religione, in effetti non si tratta più di una religione ma di una specie di antropologia-sociologia-psicologia-morale del tutto umana , in cui la componente divina potrebbe anche essere del tutto rimossa.
Il cristianesimo di oggi langue e muore perchè ha tagliato le sue radici che lo collegavano al DIvino. La linfa che scorreva dal divino all’umano , nobilitando e divinizzando l’umano, non scorre più perchè le radici sono state tagliate.. come un albero secco , inaridito, perchè le sue radici non sono più…."

Angelo ha detto...

Atanasio dice che il Padre è 'sopra tutto' ed anche 'attraverso tutto e in tutto" il Figlio 'attraverso tutto' e lo Spirito ‘in tutti’ (o tutto).
La comunione con Dio è quindi una comunione con il Padre, che è sempre Padre del Figlio, nello Spirito.

Lo Spirito partecipa pienamente del Padre e del Logos, a motivo della perfetta unità delle attività ed essenza di Dio (enérgeia), per cui è lecito chiedersi se l'interpretazione successiva non abbia voluto leggere in Atanasio una dissociazione troppo marcata tra la ousìa [natura, essenza, sostanza] di Dio e la sua energeia.

Non sapevo che questa "dissociazione" potesse essere stata dedotta dagli interpreti di Atanasio. Sapevo che Gregorio Palamas, sistematizzatore della dottrina delle "enérgeiai", riprende in specie San Massimo il Confessore, non so con quanta precisione. Questa dottrina è cattolicamente problematica perchè platonizzante.

sergio ha detto...

Non è vero che " Stat Veritas" sia una novità editoriale. Infatti è uscito già nel 1997 edito da Ricciardi, tra l'indifferenza e l'ignoranza dei molti.

mic ha detto...

La novità editoriale consiste nell'averlo recuperato dalla damnatio memoriae, insieme alla contemporanea ristampa di Iota unum, con entrambi i testi arricchiti dalle postfazioni di E.M. Radaelli.

mic ha detto...

Però è vero che fosse già edito nel 1997, grazie per la precisazione.