martedì 2 luglio 2013

Più collegialità, più unità, più carità. E la Verità?

"I capisaldi del Vaticano II", indiscusso e indiscutibile, sono diventati il nuovo credo del "popolo di Dio" che facciamo sempre più fatica ad identificare con "il corpo mistico di Cristo".
Massimo Introvigne, su La nuova Bussola quotidiana, lancia - senza peraltro argomentarle - perentorie affermazioni sulla ritenuta salvaguardia del primato petrino, di fronte alle perplessità suscitate da fatti e detti del nuovo papa. Un atto: istituzione del Consiglio della Corona e ripetute affermazioni riguardanti la "collegialità" - peraltro trasformata addirittura in "sinodalità" - nonché l'"unirsi nelle differenze", sia in occasione del conferimento del pallio il 29 giugno scorso che nei recenti incontri con il Patriarcato ecumenico di Costantinopoli: "dialogo come scambio di doni" .
Ci troviamo di fronte all'ennesimo esempio di "allineamento" acritico sull'onda del sempre più  consolidato "conservatorismo conciliare". In chiusura, viene chiamata in causa anche la Tradizione; ma con il solito refrain apodittico, che dimostra quanto le ragioni esplicitate e documentate da pastori e studiosi, non solo non siano prese in considerazione, ma neppure confutate con un minimo di argomentazione, per essere sommariamente messe a tacere evocando la proclamata e mai dimostrata 'riforma in continuità'. Riporto alcuni punti-chiave con le relative chiose.
Comincio a chiedermi l'utilità di queste mie puntualizzazioni, che restano circoscritte in quest'alveo in fondo di nicchia, perché nessuna Agorà di quelle più gettonate dalla corrente ecclesiale egemone le ospiterebbe mai. E dunque si tratta di riflessioni che non entrano in un circuito comune. Almeno così è accaduto finora e nulla mi lascia pensare che sia cambiato qualcosa.

...Il Conclave ha chiesto al nuovo Pontefice d'immettere nella Chiesa più collegialità, più consultazione fra Curia romana e vescovi sparsi nel mondo. Francesco annuncia che si muoverà in questa direzione, ma purché non si metta in discussione il primato del Papa, senza il quale viene meno l'unità della Chiesa.
Il Papa ha proposto tre pensieri sul ministero petrino, secondo tre diversi significati del verbo «confermare»: confermare nella fede, confermare nell'amore, confermare nella carità.
Confermare nella fede. ... E anche il Papa, ha detto Francesco, corre «il pericolo di pensare in modo mondano». Anche questa non è una novità, la troviamo nel Vangelo. Sono passati pochi minuti dall'istituzione del pontificato e già Pietro si mette ad argomentare appunto «in modo mondano», a suggerire a Gesù che forse la crocifissione non è proprio necessaria, attirandosi la nota durissima risposta del Signore: «Va’ dietro a me, Satana! Tu mi sei di scandalo» (Mt 156,23). «Quando lasciamo prevalere i nostri pensieri, i nostri sentimenti, la logica del potere umano - commenta Francesco - e non ci lasciamo istruire e guidare dalla fede, da Dio, diventiamo pietra d’inciampo». Che questo valga anche per i Papi lo sappiamo da quel primo famosissimo dialogo fra Gesù e Pietro.
1. Quel "confermare nella fede", pur partendo da un esempio calzante tratto del Vangelo, riduce il tutto al rischio di "cadere nella logica del potere umano", che è solo uno dei rischi in cui può incorrere ogni cristiano e lo stesso pontefice nell'esercizio della sua funzione. Il papa sembra però dimenticare che il "confermare nella fede" richiede anche il riconoscere gli errori e rifiutarli. E si coglie una inquietante deriva nella ventilata "unità nelle diversità", quando sappiamo bene come molte delle diversità alle quali il papa si riferisce nascono da errori secolari che hanno creato le fratture componibili solo attraverso il reditus degli eretici (non più tali ma semplicemente fratelli-separati) alla vera Chiesa e non nella ricerca comune di una verità al di fuori di essa. Questa dimenticanza già sembra creare un vulnus di non poco conto, perché tra l'altro tutte queste "diversità" sono unite nel rifiuto del primato petrino mentre riuscirebbero ad accettare un papa che fosse un primus inter pares, come sembrerebbe proporsi il Vescovo di Roma in virtù di una "collegialità" applicata nelle sue più estreme conseguenze, peraltro non conciliabili con la divina istituzione del primato di Pietro sugli altri Apostoli.
Può affermare di aver conservato la fede solo colui che può dire con Paolo ai Corinti : "Vi rendo noto, fratelli, il vangelo che vi ho annunziato e che voi avete ricevuto, nel quale restate saldi, e dal quale anche ricevete la salvezza, se lo mantenete in quella forma in cui ve l'ho annunziato. Altrimenti, avreste creduto invano!" (1 Cor 15,1)
E ai Galati (1, 8-9): "Ma se anche noi stessi, oppure un angelo dal cielo vi annunciasse un vangelo diverso da quello che vi abbiamo annunciato, sia anàtema! L’abbiamo già detto e ora lo ripeto: se qualcuno vi annuncia un vangelo diverso da quello che avete ricevuto, sia anàtema!"
Confermare nell'amore. San Paolo al termine della sua vita può scrivere: «Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la corsa, ho conservato la fede» (2 Tm 4,7). «Di quale battaglia si tratta?», si chiede Francesco. «Non quella delle armi umane, che purtroppo insanguina ancora il mondo; ma è la battaglia del martirio. San Paolo ha un’unica arma: il messaggio di Cristo e il dono di tutta la sua vita per Cristo e per gli altri. Ed è proprio l’esporsi in prima persona, il lasciarsi consumare per il Vangelo, il farsi tutto a tutti, senza risparmiarsi, che lo ha reso credibile e ha edificato la Chiesa». Se vuole essere credibile, anche il Papa, il Vescovo di Roma è chiamato a testimoniare il suo amore per la Chiesa in modo totale, senza temere le contraddizioni,  le persecuzioni e il martirio. E questo è anche il  compito di tutti i vescovi, simboleggiato dalla consegna del pallio.
2. "Confermare nell'amore" e farsi tutto a tutti: ottimo proposito. Ma può esserci vera carità senza verità? Può esserci vera carità, se non c'è la conferma anche nella verità, che può vedere come vera unità solo quella creata dal Signore in chi "rimane" in Lui e non ne rinnega gli insegnamenti custoditi dalla sua Chiesa e non può comprendere l'unità fittizia messa insieme dal volontarismo umano, "guardando a ciò che unisce" mentre ciò che divide continua a generare fratture tuttora non risolte? Si corre il rischio di cadere in una prassi ateoretica in cui l'agire precede il conoscere con conseguenze facilmente intuibili. Lo confermerebbero i suoi insegnamenti "in pillole", lanciati come frecce acuminate, che colpiscono il sentimento ma non nutrono la ragione e, mancando dei necessari approfondimenti, risultano monchi e quindi passibili di interpretazioni plurime. 
Confermare nell’unità. Lo stesso pallio è anche «simbolo di comunione con il Successore di Pietro». La Costituzione dogmatica «Lumen gentium» del Concilio Ecumenico Vaticano II, ha ricordato Francesco, definisce il Papa «principio e fondamento perpetuo e visibile dell’unità della fede e della comunione». Lo stesso testo conciliare afferma che il Signore «costituì gli Apostoli a modo di collegio o gruppo stabile, a capo del quale mise Pietro, scelto di mezzo a loro». Com'è noto, questo fu un problema centrale e difficile per il Vaticano II: armonizzare il primato del Papa, senza il quale non c'è unità, con la collegialità tra i vescovi, che è necessaria al governo di una Chiesa sempre più estesa e complessa e senza la quale, ha detto Francesco, l'unità rischia di trasformarsi in una sterile «uniformità». Dopo il Concilio i Papi hanno cercato di promuovere «il Sinodo dei Vescovi, in armonia con il primato. Dobbiamo andare per questa strada della sinodalità, crescere in armonia con il servizio del primato».
Su questo punto abbiamo ampiamente dibattuto in un precedente articolo del quale richiamo il link.

La carrellata di Introvigne non manca di tirare in ballo anche la Tradizione:
.. la Fraternità Sacerdotale San Pio X, appunto l'organizzazione fondata da mons. Lefebvre, ha pubblicato una dichiarazione ufficiale in cui ribadisce che non è disponibile ad accettare, come chiedeva Benedetto XVI, i documenti del Vaticano II interpretandoli secondo una «ermeneutica di riforma nella continuità» con il Magistero precedente, ma intende rifiutare questi documenti - o almeno buona parte di essi - in quanto rimane convinta che «la causa degli errori che stanno demolendo la Chiesa non risiede in una cattiva interpretazione dei testi conciliari, ma nei testi stessi». La dichiarazione cita la libertà religiosa, l'ecumenismo, il dialogo interreligioso, la liturgia, ma rifiuta anche esplicitamente la Costituzione dogmatica «Lumen gentium», affermando che la nozione di collegialità «distrugge l'autorità della Chiesa». ...Tuttavia in tema di libertà religiosa, ecumenismo, relazioni con gli ebrei e ora anche collegialità Francesco continua a ribadire - sulla scia di Benedetto XVI - che gli insegnamenti del Vaticano II non sono facoltativi, denunciando implicitamente posizioni che peraltro esistono anche al di fuori del mondo «lefebvriano» . È giusto e anzi doveroso approfondire l'interpretazione dei documenti conciliari, denunciando le false ermeneutiche che li presentano come rottura con il Magistero precedente.  Ma interpretare non può significare rifiutare, né accettare solo quanto nei testi del Vaticano II si limita a ribadire il Magistero precedente. Benedetto XVI parlava non di semplice «continuità» ma di «riforma nella continuità», e Francesco sta ora ribadendo uno per uno i momenti riformatori, nello stesso tempo interpretandoli «in continuità» sulla scia di Papa Ratzinger: dell'ecumenismo ai rapporti con il mondo ebraico e alla collegialità. Chi rifiuta i capisaldi del Vaticano II non può affermare di essere in armonia e in comunione con il Pontefice.
4. Anche qui siamo a un deja vu di conio ormai stantio. Peccato che della cosiddetta "riforma nella continuità", che nessuno potrebbe rifiutare pregiudizialmente[1], ci sia solo la reiterata proclamazione, come del resto in questo articolo, in luogo della chiara individuazione - da più parti e più volte invocata - degli elementi che la costituiscono. Mentre, per contro, ci sono fondati motivi per individuare punti certi di 'rottura', già motivati e documentati ma liquidati con le affermazioni apodittiche che anche qui stiamo registrando. È questo il grande dramma, è questa la ragione della crisi -dai più neppure riconosciuta- che viviamo nella Chiesa del nostro tempo. "I capisaldi del Vaticano II", indiscusso e indiscutibile, sono diventati il nuovo credo del "popolo di Dio" che facciamo sempre più fatica ad identificare con "il corpo mistico di Cristo".
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1. Pur se l'uso del termine riforma abbinato a continuità appare quasi un ossimoro e, di per sé, è già poco rassicurante perché ben si discosta dal proclamato aggiornamento.

28 commenti:

minstrel ha detto...

Potrei chiederti quali sono i punti di rottura che trovi? Mi indichi i post eventuali dove li hai enumerati? Grazie ancora e buon cammino.

mic ha detto...

Li ho sviluppati essenzialmente nel cap. IV del mio libro, di cui trovi notizia al link che indico sotto.
Comunque qui te li elenco. Ma già nel blog, tra le pagine fisse in alto a destra puoi trovarne diversi.
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È sotto gli occhi di tutti l'attentato alla continuità perpetrato attraverso innovazioni dottrinali e/o ambiguità uscite dal concilio e sviluppate nel post-concilio:

1. Nuova ecclesiologia e insidie della collegialità;
2. Libertà religiosa;
3. Fusione delle fonti della Rivelazione con l’assorbimento della Tradizione nella Sacra Scrittura;
4. Ecumenismo. Definizione evoluzione
5. dialogo ad ogni costo. Chiesa dialogante e non più docente
6. Nuovo linguaggio fluido e mai definitorio: parole nuove che velano l’antica Sapienza;
7. Affermazione del medesimo Dio adorato da cristiani, ebrei e islamici;
8. Tendenze giudaizzanti e modifica della “Dottrina della sostituzione” della Sinagoga con la Chiesa in “dottrina delle due salvezze parallele”;
9. Antroprocentrismo ed equivocità tra chiesa storica e chiesa metafisica;
10. Sostituzione del Rito: Novus Ordo Missæ in luogo del Rito usus Antiquior, oggi riesumato ma purtroppo in subordine;
11. Sincretismo diffuso: Assisi ed eventi consimili.

http://chiesaepostconcilio.blogspot.it/2012/06/un-discorso-da-tenere-aperto-e-da.html

mic ha detto...

Sull'antropocentrismo della Gaudium et Spes, sulla Dignitatis Humanae e la Nostra aetate, sulla "Nouvelle Théologie", su concilio e '68, ecc. con le parole chiave nel motore di ricerca si trovano una marea di riflessioni, con testi importanti di Mons. Gherardini.

Anonimo ha detto...

Romano dice,

Mic, tra gli errori elencati si deve aggiundere un errore grande ma molto sottile: il dire che la Chiesa è il Popolo di Dio, invece che il Corpo Mistico di Cristo...

Il Popolo di Dio è il termine proprio al popolo ebraico; esso significa uno dei molti scelti da Dio ma mai associato con Lui come i suoi figli adottivi...un popolo non associato perchè non privilegiato con la grazia di adozione e quindi mai fideli a Dio...

Poi il nuovo lezionario che è pieni di errori, assurdità e omissioni....oggi per esempio c'è la lettura per la distruzione di Sodoma e quello dal Vangelo dove gli Apostoli dicono, "Salvaci!" essendo la barca sta per sonndare....il significato implicito è che la gierarchia = gli uomini di Sodoma....che è un insulto alla santità degli apostoli e del Sacramendo di Ordine

mic ha detto...

L'ho scritto più volte, caro Romano:

«Popolo di Dio» è esatto ma generico ed è una connotazione ancora ebraica. Invece, «Corpo Mistico di Cristo» è un'identità più precisa più piena e rende perfettamente ciò che la Chiesa è ontologicamente.

Non c'è solo decadimento teologico, c'è il solito annacquamento e quel "tralasciare" tipico di tante formule conciliari, che poi ha per conseguenza l'abbandonare, far cadere nel dimenticatoio: in definitiva, tradire la verità che è perfettamente veicolata da formule più pregnanti e significative...

mic ha detto...

A quei punti bisognerebbe aggiungere anche l'enfasi sul mistero pasquale (che non è una scoperta del concilio, ma è il Kerygma tutto intero), quella sulla 'mensa della Parola' a scapito di quella dell'Eucaristia (e dunque della Presenza Reale) e l'iconoclastia nei confronti della musica e del canto sacri, tutti collegati alla questione liturgica...

Anonimo ha detto...

Vero! Aspetti tecnici a parte, il canto gregoriano è ecclesiologia, è gerarchia. Nulla di meno scontato e banale. La sua estromissione (de facto) dal nuovo rito è, per forza di cose legata alle due ecclesiologie dei due riti.
È un canto politicamente scorrettissimo: è canto di pochi, per i molti. Richiede devozione, studio e dedizione.
La necessità di una specializzazione della schola è garanzia di intermediazione nella trasmissione della Rivelazione. Già, perché i neumi sono la traduzione in musica delle Scritture. E come le scritture non sono date in loro stesse, ma vivono della mediazione gerarchica della chiesa, così é il gregoriano.
Certo, ripetiamolo, non è il canto del popolo di Dio, non è il catechismo in musica (a quello pensò Lutero col corale): è il Verbo che si fa suono, é il Mistero che si fa suono che, solo se ci lasciamo permeare, saprà farci partecipare davvero attivamente al Mistero.
MR

giovanni ha detto...

Sul nuovo lezionario ha scritto qualcosa di interessante padre Scalese sul suo blog Querculanus

Anonimo ha detto...

Nonostante affascini tante persone e dica belle parole anche toccanti, che sono il lato buonista sessantottardo della chiesa, papa Francesco non esercita l'Autorità (sembra anzi rifiutarla), con cui avrebbe il dovere
di preservare le anime dalle falsità di oggi, che sono comunque collegate a quelle di sempre.

Japhet ha detto...

E che dire di quando prega col protestante e chiede preghiere agli ebrei?

Concludendo il suo discorso con le parole « pace » e « shalom », Francesco ha lanciato ai delegati del Comitato internazionale ebraico per il dialogo interreligioso: « Vi chiedo il dono della vostra e preghiera e vi offro la mia ».

Come interpretare questa richiesta di preghiera?
Certo il papa dovrebbe sapere che gli ebrei non pregano Gesù, che è Dio, ma neppure la SS. Trinità che lui ci ha rivelato.
Che senso ha la loro preghiera, nei confronti di un Papa, che è il Vicario di quel Cristo che non hanno riconosciuto e che tuttora rifiutano?

Anonimo ha detto...

sempre più allucinante questo blog: ma che fate del principio di realtà?

mic ha detto...

C'è la realtà dei 'pupazzi' e quella di chi ragiona e mette in fila i dati che ha.

DJ ha detto...

Che senso ha la preghiera chiesta agli ebrei?

Lo stesso di quella di Tauran con i buddisti.

Marco P ha detto...

"Comincio a chiedermi l'utilità di queste mie puntualizzazioni, che restano circoscritte in quest'alveo in fondo di nicchia, perché nessuna Agorà di quelle più gettonate dalla corrente ecclesiale egemone le ospiterebbe mai. E dunque si tratta di riflessioni che non entrano in un circuito comune"

Cara Mic, le tue puntualizzazioni sono utilissime, il bene fatto sarà noto a tutti nell'ultimo giorno, quello eterno del Giudizio, al pari del male
ed al pari dei rispettivi effetti sortiti (dal bene non può nascere che bene, dal male non può scaturire che altro male). Non dubitare della tua fedeltà al Signore che ricompensa immediatamente, non come lo fa il mondo con riconoscimenti, premi ed ovazioni, ma con fiumi di grazia. Non ti preoccupare perché il Signore ama gli umili, i poveri (di spirito), chiede solo di accogliere la grazia che ci dona di esserGli fedeli, sempre, anche a costo di essere da soli. Il "resto di Israele" ha questo premio, immeritato. Lo sconforto non viene dal Signore, magari è da Lui permesso per mantenerci umili e quindi va accettato e sopportato, ma non bisogna soccomberne.
Continua nella tua bellissima opera, sempre e solo ad maiorem Dei gloriam.

Marco P ha detto...

Dice Introvigne: "....È giusto e anzi doveroso approfondire l'interpretazione dei documenti conciliari, denunciando le false ermeneutiche che li presentano come rottura con il Magistero precedente. Ma interpretare non può significare rifiutare, né accettare solo quanto nei testi del Vaticano II si limita a ribadire il Magistero precedente. ...."

Cioè, se ho ben capito, del Vaticano II si devono analizzare le interpretazione per scovare quelle erronee.
Ma in base a che cosa si giudica se sono erronee ?
Quando sono in rottura con il Magistero precedente, si risponde.
Poi si aggiunge che del Vaticano II non ci si può limitare ad accettare solo quello che ribadisce il Magistero precedente.

Quindi, il Magistero precedente da un lato deve essere il metro di giudizio del Vaticano II, poi però è quest'ultimo a dover essere accettato sopravanzando il primo quando non vi si trova la famigerata continuità.

Qui siamo alla frutta, la logica la più elementare è andata dimenticata, sepolta sotto l'ideologia conciliarista.

mic ha detto...

Caro Marco P,
ti ringrazio per aver raccolto il mio rammarico. Ma non riguarda la mia persona. Penso piuttosto che poter allargare il dibattito potrebbe, oltre a raggiungere più persone, servire a difendere e diffondere maggiormente ciò che amiamo e in cui crediamo e anche a controbattere con più efficacia le menzogne o i fraintendimenti o sviamenti che circolano.
Però dalla giornata di oggi ho imparato molto perché pochi articoli, come questo, hanno suscitato una marea di insulti e di interventi squallidi oltre ogni dire... E dunque mi sono resa definitivamente conto che in certi casi il dialogo è proprio impossibile. Me ne dispiace, ma mi affido e vado avanti.

alessandra ha detto...

IV CONCILIO LATERANENSEV Della dignità dei patriarchi

Rinnovando gli antichi privilegi delle sedi patriarcali, decretiamo, con l'approvazione del santo e universale concilio, che, dopo la chiesa Romana, la quale per volontà del Signore ha il primato della potestà ordinaria su tutte le altre chiese, come madre e maestra di tutti i fedeli cristiani, la chiesa di Costantinopoli abbia il primo posto, l'Alessandrina il secondo, quella di Antiochia il terzo, quella di Gerusalemme il quarto, ciascuna col proprio rango; così che, dopo che i loro prelati hanno ricevuto dal Romano pontefice il pallio, simbolo della pienezza della loro dignità pontificale, possano lecitamente dare a loro volta, quando sia stato prestato loro il giuramento di fedeltà e di obbedienza, il pallio ai loro suffraganei, ricevendo per sé la professione canonica, e per la chiesa Romana la promessa di obbedienza.

Facciano anche portare dinanzi a sé, dappertutto, la croce del Signore, meno che in Roma, e dovunque fosse presente il Romano pontefice o un suo legato, che faccia uso delle insegne della dignità apostolica. In tutte le province soggette alla loro giurisdizione, quando è necessario, si faccia ricorso ad essi, salvi gli appelli interposti alla sede apostolica, a cui bisogna che tutti si attengano umilmente

Marco P. ha detto...

"...hanno suscitato una marea di insulti e di interventi squallidi oltre ogni dire"
....

(Matth. V, 11,12)
beati estis cum maledixerint vobis et persecuti vos fuerint et dixerint omne malum adversum vos mentientes propter me

gaudete et exultate quoniam merces vestra copiosa est in caelis sic enim persecuti sunt prophetas qui fuerunt ante vos

Anonimo ha detto...

Romano dice:

i commenti di Joannis Zizioulas, metropolita di Pergamo nell'intervista fatta da Vatican Insider sono allarmanti...

http://vaticaninsider.lastampa.it/inchieste-ed-interviste/dettaglio-articolo/articolo/ortodossia-ortodhoxy-ortodhoxia-papa-el-papa-pope-26095/

sembre che egli capisce meglio che molti cattolici la programma di Francesco: l'annulamento di 2000 anni di sviluppo teologico cattolico e magisteriale sul primato di Pietro...

Dio ci salva!

dal web ha detto...

Il Papa si è domandato "perché siamo divisi", ma può essere una risposta la sua testimonianza del pregare con un pastore evangelico che nega ben sei dei Sette Sacramenti, compresa la sua stessa autorità petrina?

Anonimo ha detto...

Il Papa si è domandato "perché siamo divisi", ma può essere una risposta la sua testimonianza del pregare con un pastore evangelico che nega ben sei dei Sette Sacramenti, compresa la sua stessa autorità petrina?

che la negi pure il Bergoglio...???
Ori

Pulex ha detto...

"Benedetto XVI parlava non di semplice «continuità» ma di «riforma nella continuità»"

Una riforma puo essera una cosa optima. Ma si domanda: Che cosa e riformata? Durante la storia della Chiesa le riforme erano di disciplina e di costumi. Mai e stata riformata dottrina della Chiesa, perche non puo essere diformata.

Anonimo ha detto...

“Normalmente – aveva detto papa Bergoglio – facciamo tre cose: disinformazione, cioè dire soltanto la metà che ci conviene e non l’altra metà; l’altra metà non la diciamo perché non è conveniente per noi. Alcuni sorridono… ma quello è vero o no? Hai visto che cosa? E passa. Secondo è la diffamazione: quando una persona davvero ha un difetto, ne ha fatta una grossa, raccontarla, ‘fare il giornalista’… E la fama di questa persona è rovinata. E la terza è la calunnia: dire cose che non sono vere. Quello è proprio ammazzare il fratello! Tutti e tre, disinformazione, diffamazione e calunnia, sono peccato! Questo è peccato! Questo – ha concluso il Papa – è dare uno schiaffo a Gesù nella persona dei suoi figli, dei suoi fratelli”.

Si applica a chi dirige e partecipa a questo blog...... ;-)

mic ha detto...

Tutti e tre, disinformazione, diffamazione e calunnia, sono peccato! Questo è peccato! Questo – ha concluso il Papa – è dare uno schiaffo a Gesù nella persona dei suoi figli, dei suoi fratelli”.

Uno che utilizza strumentalmente queste frasi del Papa, che riguardano TUTTI fa esattamente quello che denuncia (a nostro riguardo del tutto arbitrariamente). Inoltre:

1. lancia l'accusa senza dimostrare dove e come saremmo caduti in queste mancanze.

2. non tiene conto che le nostre riflessioni non sono opinioni personali, né resoconti o tanto meno scoop giornalistici, ma sono supportate dal Magistero perenne.
Vuole forse accusare anche quello?

Pulex ha detto...

Mi piace molto, se il Papa fa di passi all'incontro di Ortodossi. E normale, che lavora per l'unita, salvi i dogmi gia definiti. O non?

Gederson ha detto...

"E anche il Papa, ha detto Francesco, corre «il pericolo di pensare in modo mondano»"

Sarà che solo corre?

Quando il Brasile era imperio aveva 4 potere: legislativo, esecutivo, giudiziario e il potere moderatore dall'imperatore al quale erano ordenati gli altri 3. Questa divisione fa una miscela della teoria di Montesquieu e della teoria del francese Benjamin Constant. Questo ultimo è un autore molto interessante, principalmente per la divisione che fa dei potere che per lui dovevano essere così diviso:

1. potere reale;
2. potere esecutivo;
3. potere rappresentativo di opinione;
4. potere della continuità;
5. potere di giudicare.

In tempo che se parla nella Chiesa della ermeneutica della continuità (un potere della continuità predicato per un pensatore liberale francese del XVIII sec? Per quale ragione? Anche in Francia aveva un'ermeneutica della continuità e altra della rottura?) e tanto una quanto altra ermeneutica hanno potere rappresentativo di opinione, questa divisione è al meno curiosa. Adesso diventa più curiosa, perchè il potere moderatore del imperatore era molto simile al consiglio della corona. Questo potere era personale e privato dell'imperatore, consigliato da un Consiglio di Stato, tale come vuole Francesco!!!

Il consiglio della corona è una novità nella Chiesa, ma è stato applicato prima per le monarchie liberale del XIX sec (anche Portogallo 1826 ha fatto suo il modelo di monarchia liberale di Benjamin Constant).Inoltre l'autore ce una distinzione interessante tra libertà degli antiche e la libertà dei moderni...





mic ha detto...

Mi piace molto, se il Papa fa di passi all'incontro di Ortodossi. E normale, che lavora per l'unita, salvi i dogmi gia definiti. O non?

Qualunque passo verso l'incontro e l'unità non può che piacere a tutti.
Ma non a prezzo della diluizione del primato petrino ed altro, come sembra delinearsi.
A meno che le nostre valutazioni non siano troppo allarmiste.
Sarà il futuro a dircelo.

mic ha detto...

Concordo con l'intervento di Pulex, 3 luglio 12:46