martedì 15 gennaio 2013

Duetto Koch-Müller: Ebrei e Luterani affratellati dal Concilio, Tradizione cattolica out...

Stralcio dal comunicato SIR sulla imminente giornata del Dialogo ebraico-cristiano che, come ogni anno, si terrà il 17 gennaio prossimo. Avrebbe potuto essere una notizia come tante, in fondo di routine, perché l'evento fa parte di una consuetudine ormai pluriennale, se non fosse per le dichiarazioni del cardinal Koch:
[...] Gli ebrei, “i nostri fratelli maggiori”.
« Sono molto grato - dice al Sir il card. card. Kurt Koch, presidente della Commissione vaticana per i rapporti religiosi con l’ebraismo - che le chiese in Italia celebrano la Giornata dell’ebraismo. E sono molto contento anche della scelta della data perché è prima della Settimana della preghiera per l’unità dei cristiani. Questa Giornata quindi mostra la relazione tra la Chiesa e la sinagoga ». « Gli ebrei - dice il cardinale - sono i nostri fratelli maggiori: soprattutto nella visione di Benedetto XVI circa l’unità tra i due Testamenti, siamo legati con gli ebrei inscindibilmente. Questa è la chiara visione anche alla luce della Dichiarazione conciliare ‘Nostra Aetate’ ». Rispetto dunque alle preoccupazioni circa una probabile apertura alla Fraternità sacerdotale S. Pio X, il cardinale è stato molto chiaro: « Non c’è nessun dubbio nella Chiesa cattolica che questa dichiarazione abbia valore ancora oggi. È soltanto il gruppo dei lefebvriani che non l’accetta, che non accetta il dialogo ecumenico, il rapporto con gli ebrei e la libertà religiosa. Sono invece punti centrali del magistero del Santo Padre e se un gruppo che non accetta un Concilio e non accetta un Magistero, si deve domandare come fa a vedersi cattolico. Questo è il problema fondamentale ». Il cardinale ricorda poi quanto detto da padre Lombardi rispetto anche alle frasi del vescovo lefebvriano Fellay. “Ogni forma di antisemitismo è un atto non cristiano e la Chiesa cattolica deve combattere con tutte le sue forze contro questo fenomeno ». Dunque non c’è alcun rischio che si facciano passi all’indietro? « Assolutamente no - risponde il card. Koch - perché la Chiesa non può mettere in discussione il Concilio. Questo è impensabile. E il Santo Padre non può negare il suo magistero ».
Dunque ci risiamo. Assistiamo ancora una volta alla prona piaggeria che arriva al punto di  confondere l'antisemitismo con l'identità cristiana prima che cattolica! Ma la cosa più grave è che, mentre s'ode a destra l'ennesimo squillo di tromba del cardinal Koch, presidente della Commissione vaticana per i rapporti religiosi con l’ebraismo, che bacchetta la Tradizione, a sinistra risponde lo squillo della ennesima esternazione dell'arcivescovo Müller, prefetto della Dottrina della Fede, che così si esprime in una libreria romana, nel corso della presentazione di un suo libro sul pensiero di Benedetto XVI:
(CWN/InfoCatólica) Tuttavia, spiega il prefetto della CDF, alcuni luterani desiderano la restaurazione della piena comunione con Roma, e la Chiesa dovrebbe esser pronta ad accoglierli. L'arcivescovo suggerisce che, nella stessa maniera degli Anglicani, la Chiesa cattolica dovrebbe permettere a questi luterani, nel processo di unione alla Chiesa, che preservino le tradizioni legittime che hanno sviluppato.

Secondo Mons. Müller, nell'opinione di alcuni luterani, Martin Lutero pretendeva soltanto riformare la Chiesa e non causare divisione tra i cristiani. Questi luterani credono che le riforme necessarie furono portate a termine dal Concilio Vaticano II. Il prelato spiega che nella sua terra natale, la Germania, « i protestanti non si oppongono completamente al cattolicesimo, giacché hanno conservato molte tradizioni cattoliche ».
Quest'ultima dichiarazione ha almeno l'attenuante di un contesto una volta ancora rigorosamente mediatico ma non ufficiale e tuttavia praticamente attribuisce al Concilio il compimento delle riforme della Chiesa ritenute necessarie da Lutero! Ecco perché nella Chiesa sembra non possa esserci posto per la Tradizione, oltre a poter ammettere nel suo seno i Luterani con le loro tradizioni per di più definite legittime! L'arcivescovo ricorda le tradizioni cattoliche che hanno conservato, ma ignora totalmente le verità fondanti della Fede che hanno rinnegato e tuttora rinnegano! 

Non ci sono più parole per esprimere il nostro sconcerto e la nostra estraneità a questa congerie di neo-protestanti nonché giudaizzanti, che stanno sfigurando il volto de la Catholica.

[Vedi anche cosa ne dice Baronio, sul blog Opportune Importune]

46 commenti:

Anonimo ha detto...


Possibile che ancora non ne hanno abbastanza dei ricatti dei cosiddetti fratelli maggiori?

DJ ha detto...

Tutto nasce da qui: se Roma è stata indotta a rinunciare a condannare l'ebraismo talmudico (Jules Isaac a Giovanni XXIII, ecc), non aveva altra scelta che aprirsi a tutte le religioni, rinunciare a condannare gli errori, promuovere la cosiddetta libertà religiosa....

News.va ha detto...



http://www.news.va/fr/news/le-cardinal-koch-nostra-aetate-ne-se-discute-pas

Anonimo ha detto...

Gentile dice,

siamo ai confronti con una guerra di equivocazioni:

Mons. Williamson che chiama la Chiesa, la Chiesa conciliare...è Koch ed altri che dicono che il Concilio è innegabile come tale...

Nè l'uno nè l'altro affermano la verità cattolica...

Se il concilio è innegabile, quindi Cardinale Ratzinger non era cattolico per criticarlo...

Se la Chiesa è la Chiesa conciliare, l'Arcivescovo Lefebvre non era cattolico per dialogare con i suoi rappresentanti...

Anonimo ha detto...

la demolizione dela Chiesa continua. E pensare che almeno Muller e' un uomo del Papa.
C'e' da piangere

viandante ha detto...

Per chi come me non é da molto che ha potuto riscoprire la Tradizione e la sua Messa, inutile dire che i primi passi sono stati un po' cauti e timorosi. Non si capiva e vedeva ancora tutta la gravità del problema agli inizi. Strada facendo la strada che si percorre con la Tradizione si dimostra però l'unica via percorribile per arrivare veramente a Cristo, al Dio fatto uomo che per millenni la Chiesa ha proclamato. Ormai la convinzione é sempre più forte.

Allora che dire di queste esternazioni? Beh, nel dolore per la passione che sta affliggendo la nostra santa Chiesa cattolica, c'è almeno la conferma, data dai frutti conciliari, che sì la strada giusta é proprio quella della Tradizione. Più passa il tempo e più i segni della deriva della "nuova " Chiesa sono evidenti.

A questo punto solo i ciechi non possono più vedere il precipizio!
Inutile discutere su questo.

Luisa ha detto...


Le Cardinal suisse répond ainsi de manière explicite aux Leggo nel link in francese:
"préoccupations" engendrées par le dialogue entre le Saint-Siège et les membres de la Fraternité sacerdotale Saint Pie X."

Le "preoccupazioni" degli ebrei!
Sono gli ebrei a dettare il calendario delle beatificazioni nella Chiesa, danno o non danno il loro placet, sono le loro "preoccupazioni" che pesano sulla bilancia della Chiesa e influenzano i vertici della Chiesa.
Non bisogna in alcun modo "froisser", toccare la loro suscettibilità.
Sudditanza, piaggeria, timore riverenziale, pensiero che sembra diventare debole e schiavo appena si tratta degli ebrei.
Fratelli maggiori?
Io non li considero tali, non mi considero la loro sorellina minore, ma io sono nessuno, gli ebrei stessi rigettano quell`espressione, eppure è ripresa instancabilmente.
E che passi hanno fatto gi ebrei verso i cristiani?
Hanno forse tolto dalle loro preghiere le parole infamanti su Cristo e Sua Madre?
Strana Chiesa quella che non cessa di fare passi verso chi non è cattolico ma chiude le porte a chi è cattolico, a chi non ha mai cessato di esserlo.
Strana Chiesa quella che apre le porte a tutti perchè c`è posto per tutti, anche invitandoli a conservare le loro tradizioni, ma le chiude a chi pecca di una troppo grande fedeltà alla Tradizione e alla Dottrina cattolica.

Marco P. ha detto...

"se un gruppo che non accetta un Concilio e non accetta un Magistero, si deve domandare come fa a vedersi cattolico. Questo è il problema fondamentale ». "

Se un gruppo che non accetta XX Concilii dogmatici e non accetta il Magistero vivo, ci si deve domandare come fa a vedersi cattolico. Questo è il problema fondamentale.

Perplesso ha detto...

"Sono gli ebrei a dettare il calendario delle beatificazioni nella Chiesa, danno o non danno il loro placet, sono le loro "preoccupazioni" che pesano sulla bilancia della Chiesa e influenzano i vertici della Chiesa."

Vi sembra "normale" la lunga attesa per Pio XII e l'accelerazione per Giovanni Paolo II e ora anche Paolo VI?

Marco P. ha detto...

Dice il custode della Fede:
"... i protestanti non si oppongono completamente al cattolicesimo, ...."

Dice S. Agostino:
“In molti punti, gli eretici sono con me, in qualche altro no; ma a causa di questi pochi punti in cui si separano da me, non serve loro a nulla di essere con me in tutto il resto” (S. AUG., In Psal. 54, n. 19; PL 36, 641)."

il vandeano ha detto...

Bravi Koch e Muller, Satana vi ringrazia e vi attende per darvi il dovuto premio.

mic ha detto...

Cito Mons. Gherardini da "la Catholica"

"Ecco dunque il significato di cattolica: essere dovunque, con tutti, per tutti, per sempre e sempre rimanendo quel particolare soggetto ch'esso è e come è. Esattamente il contrario di fatti e persone che non posson perciò fregiarsi dell'appellativo cattolico. «Gli eretici son su tutta la faccia della terra, ma non tutti dappertutto. Gli uni qui, gli altri là. Tuttavia non mancan mai [...] La superbia è la loro unica madre, così come la madre di tutt'i fedeli cristiani, sparsi in tutt'il mondo, è la nostra Chiesa cattolica. Nessuna meraviglia: la superbia ingenera lacerazioni, la carità produce l'unità» [S. Agostino]. Essi, infatti, si separaron dalla Chiesa madre, donde la Cattolica prese l'avvio per distendersi nel mondo intero; se fossero cattolici, si manterrebbero in rapporto con la Chiesa dalla quale l'Evangelo prese le mosse; non posson, però, comunicare con essa perché stravolgono l'Evangelo."

Sapientiae amor ha detto...

“In molti punti, gli eretici sono con me, in qualche altro no; ma a causa di questi pochi punti in cui si separano da me, non serve loro a nulla di essere con me in tutto il resto” (S. Agostino, In Psal. 54, n. 19; PL 36, 641).

Lo stesso San Tommaso ci insegna che nelle false dottrine anche se ci fosse un'unica menzogna quella renderebbe l'intera dottrina eretica, perchè quelle verità sarebbero a servizio dell'unica menzogna che alla fine conduce alla rovina (per il luteranesimo ci sono bestialità a iosa): non è mai esistito per Dio e per la sua Chiesa il più o meno errore, o lo è tutto o non lo è per niente.

Luisa ha detto...

È in atto, sotto lo sguardo benevolo e anche laudatorio di molti responsabili della Chiesa, la giudaizzazione del Cristianesimo.

È eclatante in un certo movimento che non vuol essere chiamato movimento...perchè si definisce itinerario di "formazione cattolica", una formazione avvolta nell`arcano imposto alla Chiesa perchè gli iniziatori rifiutano(!) la pubblicazione dei suoi testi formativi( PCL dixit), una sorta di entità astratta che rifiuta di essere assimilata alle definizioni delle realtà ecclesiali, non movimento, non associazione di laici(come se non fosse costituita da persone concrete), che porta in avanti il suo progetto, la sua nueva estetica, che sola salverà la Chiesa del terzo millenio (fondatore dixit)!
Ma loro sono cattolici, rigettano la Tradizione, la Liturgia, l`isegnamento, la pastorale della Chiesa, ma sono cattolici, impongono il segreto sulla loro formazione, ma sono considerati cattolici.
Come lo sono tutti i riformatori-distruttori che stanno, dal di dentro, devastando la Chiesa a partire dai suoi fondamenti.



Marco P. ha detto...

Dice ancora il Prefetto che ai luterani che rientrassero tramite l'ordinariato dovrebbe essere consentito di mantenere le tradizioni legittime che essi hanno sviluppato.

Ora qualche cosa di legittimo significa che è secondo la legge e trattandosi di questioni di Fede e Morale non ci si può che riferire alla Legge di Dio.
Quindi secondo Mgr. Muller in un movimento eretico si sono sviluppate tradizioni secondo la Legge di Dio ?
E donde verrebbero queste tradizioni?
Se anche ce ne fossero che sono rimaste dalla precedente appartenenza alla Chiesa queste sarebbero però state inficiate da secoli di asservimento all'eresia e di distacco da Roma, quindi non potrebbero più essere considerate tradizioni apostoliche.
Se fossero invece tradizioni nate in seno al protestantesimo-luteranesimo discorso analogo: mancando la continuità apostolica non potrebbero essere annoverate tra gli elementi tradizionali ortodossi.
Quindi di quale legittimità si sta parlando ?

E poi egli dice che le tradizioni sarebbero sviluppate, ma la Tradizione se è tale non si sviluppa (leggasi evolve) ma si trasmette.

Anonimo ha detto...

"E poi egli dice che le tradizioni sarebbero sviluppate, ma la Tradizione se è tale non si sviluppa (leggasi evolve) ma si trasmette."

Discorso fumoso e modernista... Chi o cosa "garantisce" questo "pastore"?

Anonimo ha detto...

PROPRIETA' TRANSITIVA

"Gli ebrei - dice il cardinale - sono i nostri fratelli maggiori: soprattutto nella visione di Benedetto XVI circa l’unità tra i due Testamenti, siamo legati con gli ebrei inscindibilmente. Questa è la chiara visione anche alla luce della Dichiarazione conciliare ‘Nostra Aetate’ ». ...
« Non c’è nessun dubbio nella Chiesa cattolica che questa dichiarazione abbia valore ancora oggi. È soltanto il gruppo dei lefebvriani che non l’accetta, che non accetta il dialogo ecumenico, il rapporto con gli ebrei e la libertà religiosa. Sono invece punti centrali del magistero del Santo Padre e se un gruppo che non accetta un Concilio e non accetta un Magistero, si deve domandare come fa a vedersi cattolico. uesto è il problema fondamentale ».
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???
io vorrei sapere se queste affermazioni il Papa le condivide o no. Certo, chi tace acconsente, altrimenti l'avrebbe già smentite da un pezzo.
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tenuto conto che ultimamente un rabbino (in un vostro post di giorni fa) ha detto che gli ebrei odierni dicono "NO" a Gesù, ne consegue che
NOI CATTOLICI, per essere bravi fratelli che amano i fratelli (maggiori?) devono ANCHE LORO dire NO a Gesù.

Ergo:
per essere bravi ecumenici e caritatevoli fratelli, anzi per essere veri cattolici, dobbiamo dire NO A GESU', Nostro Signore Salvatore e fondatore della Santa Chiesa.

Dagli alti pastori ci viene dato l'ordine di ABIURARE IL CRISTIANESIMO, rinnegare Nostro Signore, sia pure in modo indiretto, subdolo !

ma non vi sembra ormai il caso di dire, di TUTTI questi alti vertici, accecati:
Deus dementat quos perdere vult ?
?
e se Koch &C (papa consenziente) dicono che QUESTO è Magistero a cui obbedire, che facciamo, obbediamo ?
e se non obbediamo, siamo fuori dalla Chiesa ?
da quale chiesa precisamente ?

md

Antonio ha detto...

Luisa sostiene che è in atto la giudaizzazione del Cristianesimo. Ciò è certamente vero. Io ritengo che sia inutile --e forse anche un po' ipocrita, se non sciocco-- scandalizzarsi di Koch che ripete meccanicamente lo slogan di GPII, o di Muller che afferma cose dell'altro mondo, mentre l'attuale pontefice afferma addirittura che gli ebrei sono nostri "padri nella fede". Dallo sciagurato pontificato di GPII si è passati a quello di BXVI: ad es., nella riunione di Assisi si è giunti ad invitare anche gli atei (che sarebbero "uomini di buona volontà"), mentre si continuano a sostenere eresie come quella sopra riportata. Se Williamson è una testa calda, queste altre teste cosa sono?

hpoirot ha detto...

Credo nella Chiesa: Una, Santa Cattolica, Apostolica.

Sia ma in Vaticano...

Non la credono più Una,
visto che da 50 anni cercano di ristabilire un'unità che non hanno mai perso!

Non la credono più Santa, visto che si sono scusati unilateralmente sette volte con gli ebrei "per le colpe del passato" e prevedono di scusarsi (dansosi le colpe fifty-fifty) coi luterani nel 2017.

Non la credono più Cattolica, preferendo il termine più generico di Cristiana"
cioé fatta da tutti i movimenti/religioni che almeno striscio si riferiscono a Cristo

Non la credono più Apostolica, visto che hanno appena sancito in un documento ufficiale che la Chiesa "oggi, non intende più operare per la conversione degli ebrei" e chiaramente anche delle altre religioni, come provano centinaia di esempi ogni anno...


mic ha detto...

Se Williamson è una testa calda, queste altre teste cosa sono?

La durezza e gravità della situazione generale è quella che è. Ma il discorso sulle "teste" si fa complesso. E' inutile fare paragoni di "teste"... anche il Papa, che non è onnisciente può sbagliare e da ciò in cui sbaglia si può dissentire. L'importante è che restino intatte le "essenze".
Dice Amerio: "la Chiesa non va perduta nel caso non 'pareggiasse' la verità, ma nel caso 'perdesse' la verità". E quando la Chiesa non pareggia la verità? Quando i suoi insegnamenti la dimenticano, o la confondono, la intorbidano, la mischiano, come avvenuto (non è la prima volta e non sarà l’ultima) dal Concilio a oggi. E quando perderebbe la verità? (Possiamo parlarne solo al condizionale). Accadrebbe solo se dogmatizzasse una dottrina falsa, cose che solo il papa potrebbe fare; ma non potrà mai farlo, per il fondamento divino da cui è stato costituito...

La Chiesa Cattolica non non può finire per la sua essenza divina, qualunque sia il limite degli uomini che la guidano e la rappresentano, non solo al vertice ma anche alla base.

La Una Santa non si trasferisce secondo le "teste", ma sussiste dove il Signore l'ha posta!

mic ha detto...

La risposta di cui sopra vale ovviamente per tutti e, in particolare, per il post 12:10

Luisa ha detto...

Vedo le incoerenze, almeno tali le considero se metto in raffronto le parole, ortodosse, con gli atti che smentiscono le parole, ascolto i discorsi che la mia coscienza, formata dalla Chiesa, non riesce a fare suoi, non posso non vedere di che cosa è capace certa gerarchia della Chiesa, connivenza e complicità con chi sta portando la Chiesa su altre vie, non giro gli occhi da un`altra parte quando la vedo legittimare e incoraggiare chi vomita la Tradizione, chi violenta la Liturgia.
Quando i dubbi e la confusione sono alimentati dai Custodi della Dottrina e della Liturgia, quando vengono talvolta anche da chi dovrebbe essere una guida sicura e fidata ma che nel contempo quella stessa coscienza che sente quel malessere, che rifiuta di lasciarsi anestetizzare da discorsi colpevolizzanti, SA che quella è la Chiesa, la sola Chiesa di Cristo, che quello è il mio Papa, un Papa a cui voglio bene, e al quale devo molto, non mi resta che accettare quel malessere, accettare che non so e non capisco, e che più approfondisco e meno so e meno capisco.
Ciò non significa tacere, zittire e soffocare i pensieri e le parole che salgono dalla coscienza, ciò non impedisce di vedere anche le fiammelle di luce e verità che fanno bene all`anima e al cuore.

giovanna ha detto...

Concordo pienamente con gli ultimi post di Mic e Luisa. Aggiungo che la fedeltà del Signore alla Sua Chiesa e alle Sue promesse è l’ultima parola, è la certezza che sgombra il campo, io credo, da ogni pessimismo. E aiuta anche ad accettare talvolta di non capire, perseverando all’ombra delle Sue ali nel calvario della Chiesa.

Antonio ha detto...

Quello di Amerio non è un dogma. Meno male che voi donne avete la fede, la speranza e la carità. Resta che il fatto che, secondo il papa, gli ebrei sono "nostri padri nella fede". Qui c'è poco da capire: o lo si accetta o lo si rifiuta. Se lo dice Martini, giù anatemi (giustamente); se lo dice il papa, Luisa dice che non capisce, Mic tira fuori Amerio come se fosse il Denzinger, Giovanna vede addirittura la luce.

Cesare Baronio ha detto...

Cari amici,

il mio commento è qui:

http://opportuneimportune.blogspot.it/2013/01/ordinariato-luterano-1.html

Potete pubblicarlo, se volete.
B.

mic ha detto...

Antonio, è ovvio che quello che dice Amerio non è un dogma ma è l'istituzione della Chiesa che - Amerio o non Amerio - è divina e comporta ciò che la proposizione di Amerio indica con autorevole chiarezza.

Sugli "Ebrei nostri padri nella fede", mostri di non leggere quello che è stato denunciato su questo blog, perché questa affermazione non è condivisibile e dunque non la condivido.

Questa frase [fratelli maggiori] è stata peggiorata, in senso giudaizzante, da Benedetto XVI, il quale ha definito gli «Ebrei Padri dei Cristiani nella Fede» (Benedetto XVI, Luce del mondo, Città del Vaticano, LEV, 2010). Con il Pontificato di papa Ratzinger si è così passati — in maniera molto soffice quanto al modo, ma molto radicale quanto alla sostanza — da «Ebrei Fratelli» a «Ebrei Padri» dei Cristiani. Il che è inconciliabile con il Vangelo (Gv., VIII, 43).

Luisa mostra e dimostra la difficoltà di comprendere e accettare certi dinamismi, Mic ha appena spiegato, Giovanna vede la luce che in fondo al tunnel c'è ed è lì che non solo siamo diretti, ma Essa ci guida e ci sostiene anche in questa tenebra fitta e in queste assurde divisioni persino tra persone che condividono la stessa fede.

Cosa dovremmo fare secondo te, lanciare anatemi? Ma ci compete? E a che serve, se non ad incendiare gli animi e a non cambiare di una virgola la realtà?

Andiamo avanti continuando a denunciare ciò che non quadra, affermando ciò che è cattolico, pregando e facendo il resto della nostra parte nella vita, ma con realismo secondo la nostra situazione, dal nostro posto, senza assumerci responsabilità e autorità che non abbiamo...

Areki ha detto...

Sono sconcertato da queste esternazioni gravissime di questi due cardinali.
Mi domando se costoro hanno ancora la Fede Cattolica.
Ripeto sono affermazioni di estrema gravità che contraddicono apertamente tutta la dottrina cattolica autentica.
Mi consola il fatto che in questo modo i modernisti stanno gettando la maschera e appellandosi al concilio Vat. II è ormai evidente la natura erronea e falsa dei documenti conciliari. Inutile stare col bilancino a fare mille distinguo. Il Concilio se viene interpretato in questo modo non può venire da Dio.
Stanno costruendo un castello di sabbia e una torre di Babele che presto crollerà.
DEUS NON IRRIDETUR !!!

mic ha detto...

Bravi Koch e Muller, Satana vi ringrazia e vi attende per darvi il dovuto premio.

Ho pescato questa perla.
La salute dell'anima e il giudizio ultimo sulle persone spetta solo a Dio. Sarà forse difficile; ma possiamo essere ultrasicuri che non debbano ravvedersi?

Più che puntare lo sguardo su questo, impegniamoci a contraddire e rettificare quel che dicono di sviante!

mic ha detto...

Il Concilio se viene interpretato in questo modo non può venire da Dio.
Stanno costruendo un castello di sabbia e una torre di Babele che presto crollerà.
DEUS NON IRRIDETUR !!!


E' così Areki. Davvero molte misure sono state colmate!

mic ha detto...

Per Baronio:
ho messo il link nell'articolo.

Ma dove le peschi o le crei certe immagini?

Questa è geniale!

Luisa ha detto...

@Antonio

Non considero ogni parola che esce dalla bocca di Papa Benedetto infallibile, è un uomo e come tale può sbagliare, certi suoi atti o silenzi mi hanno sorpreso e anche sconcertata, e allora?
Devo rigettare lui come persona e con lui tutto il suo Magistero in blocco?
Dovrei usare certi termini ignobili che vedo circolare sul web?
Se fosse mio padre andrei da lui e gli chiederei delle spiegazioni, lo renderei partecipe delle mie incomprensioni e lo ascolterei, ma non posso farlo allora resto con le mie domande, il mio malessere, le mie incomprensioni e... il mio affetto.
Ma non dimentico e ancor meno zittisco il mio disgusto quando vedo certi vescovi e cardinali di Santa Romana Chiesa tradire le loro promesse, andare fino a tradire il Papa, ad ordire complotti alle sue spalle e farlo ad esempio su una certa pseudo"liturgia" ...

viandante ha detto...

Per Luisa:
Certo che vi sono vescovi e cardinali che tradiscono il Papa ed ordiscono complotti alle sue spalle e anche a suo danno.
Ma questi qui di cui stiamo parlando (Müller e Koch) sei sicura che lo stiano tradendo? Io non ne sono così sicuro, penso piuttosto ad una differenza di stile.

Luisa ha detto...

Non mi riferivo a loro, viandante, pensavo al card. Canizares.
Koch e Müller e altri con loro, li ha voluti il Papa, lo so, non considero il Papa un burattino, prigioniero nella sua torre, quelle nomine le ha volute lui, è chiaro.
Che mi pongano problema è altrettanto chiaro!

Luisa ha detto...

Ecco che cosa ha detto mons. Bianchi a Radio Vaticana

"L'ebraismo - continua mons. Bianchi - è una tradizione di spiritualità, cultura e liturgia che accompagna il cammino dell'umanità. Andare verso l'ebraismo, per noi cristiani, non è andare lontano da noi, ma andare dentro di noi. Ci fa crescere nella nostra stessa identità di cristani"

http://it.radiovaticana.va/105/Articolo.asp?c=656249

Antonio ha detto...

Ecco che cosa ha detto mons. Bianchi a Radio Vaticana

"L'ebraismo - continua mons. Bianchi - è una tradizione di spiritualità, cultura e liturgia che accompagna il cammino dell'umanità. Andare verso l'ebraismo, per noi cristiani, non è andare lontano da noi, ma andare dentro di noi. Ci fa crescere nella nostra stessa identità di cristani"

E' precisamente quello che dice il papa, con l'aggravante, per quest'ultimo, di aver proposto la tesi della "paternità nella fede". Io credo, Luisa, di capire sia Bianchi che Ratzinger, anche perchè dicono le stesse cose, che sono anche la maggioranza delle cose che dicono i cattolici conciliari, ispirati da NE. Se si capisce l'uno, non si può no capire l'altro.

Antonio ha detto...

Chiedo venia, NA (Nostra Aetate)

Luisa ha detto...

Non sapevo che esistesse una giornata per l`ebraismo nella Chiesa in Italia, Polonia, Austria e Paesi Bassi.
Potrebbe interessarvi questo articolo.

http://paparatzinger6blograffaella.blogspot.it/2013/01/nella-nostra-aetate-un-grande.html

Leggo che:
"Se è vero che la crisi maggiore del nostro tempo è la crisi di Dio, ovvero l'oblio di Dio e l'estromissione di Dio dall'esistenza quotidiana, allora ebrei e cristiani sono chiamati soprattutto oggi a rendere sempre presente questo Dio, in tutte le circostanze, a parlare di Lui e ad annunciare i suoi insegnamenti a favore di una pacifica e gioiosa convivenza di tutti gli uomini."

Ok, peccato che si dimentichi di parlare di Gesù Cristo per non urtare la sensibilità ebraica, già si è ufficialmente rinunciato a cercare di portarli a Cristo.

Koch ha detto:

"La Chiesa cattolica dovrà effettuare una più approfondita riflessione teologica, dato che uno dei suoi compiti più importanti sarà quello di chiarire teologicamente il nuovo rapporto sviluppatosi con l'ebraismo dopo Nostra aetate (n. 4). Occorrerà poi continuare con slancio, pazienza e perseveranza i due dialoghi istituzionali della Commissione per i rapporti religiosi con l'ebraismo, ravvivandoli con sempre nuovi impulsi. "

Amicus ha detto...

Koch ha detto: "... uno dei suoi compiti più importanti sarà quello di chiarire teologicamente il nuovo rapporto sviluppatosi con l'ebraismo dopo Nostra aetate (n. 4)."

Alla faccia dell'"ermeneutica della continuità"...

Gederson Falcometa ha detto...

Vedere estratti di alcune opere del Papa, pubblicato l'articolo "La teologia di Ratzinger strano" di SISINONO, Anno XXXV n. 6, del 31 Marzo 2009:

«L’altro grande tema che acquista sempre più rilievo in ambito teologico è la questione del rapporto tra Chiesa e Israele. La consapevolezza di una colpa, a lungo rimossa, che grava sulla coscienza cristiana dopo i terribili eventi dei dodici funesti anni dal 1933 al 1945, è senza dubbio una delle ragioni primarie dell’ urgenza con cui tale questione è oggi sentita» .

«Dopo Auschwitz il compito della riconciliazione e dell’accoglienza si è presentato davanti a noi in tutta la sua imprescindibile necessità»
“Molte religioni un’unica Alleanza”

«Questa origine [“la salvezza viene dai giudei”] mantiene vivo il suo valore nel presente» (ivi)

«Ebrei e cristiani debbono accogliersi reciprocamente in una più profonda riconciliazione, senza nulla togliere alla loro fede e, tanto meno, senza rinnegarla ma anzi a partire dal fondo di questa stessa fede. Nella loro reciproca riconciliazione essi dovrebbero divenire per il mondo una forza di pace. Mediante la loro testimonianza davanti all’unico Dio…»

«l’avvicinamento della Chiesa cattolica cominciò da alcuni gruppi di Paesi in cui si soffriva maggiormente la divisione tra le Chiese, finché il concilio Vaticano II aprì le porte della Chiesa alla ricerca dell’unità di tutti i cristiani» .

Gederson Falcometa ha detto...

Il concetto di teologia ratzingeriana Testamento:


"Per quanto riguarda i rapporti tra Antica e Nuova Alleanza, le cose si complicano. Infatti Ratzinger scrive che il termine “Testamentum” (Testamento), usato dall’antica versione latina e reso poi da San Girolamo con “foedus” o “pactum” (Alleanza o Patto), non è stata una scelta propriamente corretta per tradurre la parola ebraica berìt. I traduttori greci della Bibbia ebraica (traduzione dei Settanta) l’hanno resa, infatti, quasi sempre (267 passi su 287) non con l’equivalente greco di “patto” o “alleanza” (syn-theke), ma bensì con il termine dia-theke, che vuol dire non “un accordo reciproco” , ma «una disposizione in cui non sono due volontà a mettersi d’ accordo, ma vi è una volontà che stabilisce un ordinamento» . Sembrerebbe cosa di poco conto. Invece Ratzinger, a partire da questa distinzione, arriva – come vedremo – a formulare la teoria che l’Antica Alleanza non è mai cessata: poiché berìt, reso con Alleanza in latino, significa solo volontà divina e non comporta la corrispondenza umana, Dio ha mantenuto l’Alleanza con Israele, anche se questo è stato infedele. Ratzinger, infatti, scrive: «Ciò che noi chiamiamo “Alleanza”, nella Bibbia, non è concepito come un rapporto simmetrico tra due partner che stabiliscono tra loro una relazione contrattuale paritetica con obblighi e sanzioni reciproche. […] l’’ “alleanza” non è un contratto che impegna a un rapporto di reciprocità, ma un dono, un atto creativo dell’amore di Dio» . E cita San Paolo (2 Cor. III, 4-18 e Gal. IV, 21-31 ), nel quale si trova la «contrapposizione più netta tra i due Testamenti» , mentre, quando parla di Alleanza (Ebr., XIII, 20), usa il termine di «alleanza “eonica” , cioè eterna, con una terminologia che è ripresa dal Canone romano [della Messa]» . Ratzinger specifica che, se San Paolo nella seconda lettera ai Corinzi «pone in netta antitesi l’Alleanza instaurata da Cristo e quella di Mosè», le cose vanno diversamente tra Abramo e Cristo. Infatti «nel nono capitolo della lettera ai Romani» San Paolo utilizza non più il termine Patto o Testamento, ma Alleanza al plurale e Ratzinger commenta: «l’Antico Testamento conosce tre alleanze: il sabato, l’ arcobaleno, la circoncisione […].

continua...

Gederson Falcometa ha detto...

L’ alleanza con Abramo [San Paolo] la vede come l’alleanza vera e propria, fondamentale e permanente, mentre quella con Mosè “è sopraggiunta in seguito” (Rm., V, 20), 430 anni dopo quella con Abramo (Gal.3,17) e non ha affatto privato quest’ultima del suo valore» . Quindi il Patto o il Testamento stipulato da Dio con Mosè (1330 a. C.) è transitorio e non eterno, mentre l’Alleanza stipulata con Abramo (1900 a. C.) è permanente ed eterna! Perciò l’Antica Alleanza con Abramo sussiste ancora, non è mai cessata. Ma – osserviamo – quando gli ebrei increduli asseriscono di avere per padre Abramo, Gesù risponde loro che Abramo lo è solo carnalmente, poiché egli credeva nel Messia venturo, mentre loro lo vogliono uccidere, quindi il loro padre spirituale è il diavolo (Gv., VIII, 42) e aggiunge: “Chi è da Dio ascolta le parole di Dio; ecco perché voi non le ascoltate: perché non siete da Dio” (Gv.VIII, 47). Ora come conciliare la Rivelazione del Vangelo di san Giovanni con l’ interpretazione ratzingeriana, secondo la quale Abramo sarebbe tuttora padre degli increduli ebrei post-biblici, dacché l’Alleanza stipulata da Dio con lui è eterna? Certo, si può rispondere che essa è eterna nel momento in cui è vissuta nella Fede di Abramo nel Messia Gesù Cristo, onde l’Alleanza con Abramo continua in quella Nuova ed eterna, a cui era finalizzata, ed è perfezionata e realizzata da questa nel Sangue di Cristo. Ma gli ebrei post-biblici, che rifiutano Cristo Dio e la SS. Trinità, non sono in Alleanza né con Abramo né con Dio, come afferma Gesù nel Vangelo di San Giovanni. Ratzinger, però, asserisce il contrario: «con questa distinzione [tra alleanza abramitica e alleanza mosaica] viene meno la rigida contrapposizione tra Antica e Nuova Alleanza e si esplicita l’unità […] della storia della salvezza, in cui nelle diverse alleanze si realizza l’unica Alleanza» , onde l’ebraismo odierno, benché incredulo, sarebbe tuttora in Alleanza eterna con Dio tramite Abramo (e non Mosè). Ma anche ciò è falso, benché Ratzinger cerchi – distinguendo tra Mosè ed Abramo – di dare un fondamento più solido alla teoria di Giovanni Paolo II dell’«Antica Alleanza mai revocata» (Mainz, 1981)."


LA STRANA TEOLOGIA DI RATZINGER

TORNA AL CATALOGO da SISINONO, Anno XXXV n. 6, del 31 Marzo 2009 http://www.doncurzionitoglia.com/strana_teologia.htm

mic ha detto...

Quindi il Patto o il Testamento stipulato da Dio con Mosè (1330 a. C.) è transitorio e non eterno, mentre l’Alleanza stipulata con Abramo (1900 a. C.) è permanente ed eterna! Perciò l’Antica Alleanza con Abramo sussiste ancora, non è mai cessata

A prescindere da qualunque altra considerazione, non dicevano i Padri che Abramo "fu giustificato perché ha creduto nel Cristo venturo"?

Del resto la spiegazione è data in maniera limpida nel brano qui su che richiama il Vangelo, dove Gesù stesso dice espressamente: "Abramo esultò nella speranza di vedere il mio giorno; lo vide e se ne rallegrò", (Gv, 8, 56) suggellando perfino il discorso con l'affermazione "Prima che Abramo fosse, Io sono". (Gv 8,58)
... ed è superfluo sottolineare la valenza dirompente di quell'"Io sono"!

Se l'Alleanza Nuova ed eterna è in Cristo che è Dio, come e perché star lì a tirar fuori sottigliezze di tipo rabbinico?

Gederson Falcometa ha detto...

Mic,

Questo passaggio evidenziato per te è interessante, perché è fuori di senso, due alleanze eterna. Se l'alleanza con Abramo è eterna, quale il senso di una nuova e eterna alleanza in Cristo?

Il tratto in cui si parla della correttezza della traduzione, per me è anche importante per capire che cosa è stato fatto negli ultimi 50 anni. Forse si può dire che è il miglior riassunto di ciò che abbiamo assistito negli ultimi tempi a causa del fatto che prima del Concilio aveva una Chiesa difensora di "una volontà che stabilisce un ordinamento" e dopo abbiamo una Chiesa che vuole fare "accordi reciproci" con tutti.

Faccio notare che non riesco a capire queste correzioni di traduzione della Bibbia fatta dal ebraico, dal momento che l'ebraico è caduto in disuso per secoli (fino a diventare una lingua morta). Quindi, questi suoni correzioni, almeno per me come una sorta di rivelazione privata. Un'altra cosa che mi colpisce è che queste "correzioni" in contrasto con l'ispirazione divina della religione (e la scienza sono dipendente), nella misura in cui ritiene che la questione di come Dio avrebbe potuto permettere questi errori sostanziali di traduzione?

mic ha detto...

Caro Gederson,
io non vedo niente di negativo in questo ricorrere all'ebraico per una migliore comprensione dei testi e posso dirti per esperienza che l'esegesi ne guadagna e si arricchisce di sicuro!

D'altronde il testo ebraico della scrittura è quello masoretico dell'800 d.C. ma i rotoli di Qumran hanno messo in evidenza la sua estrema fedeltà ai testi antichissimi (c'è l'esempio del rotolo di Isaia: tale, quale). In Vaticano si conservano diversi Targum in aramaico che venivano usati per i neofiti (i catecumeni qui a Roma dei primi secoli!).

Ricordiamo che i Vangeli, se anche si sono pervenuti nei testi greci, hanno un substrato ebraico molto riconoscibile (tranne quello di Luca) e soprattutto Matteo e Giovanni (quest'ultimo pieno di aramaismi molto riconoscibili).

Il problema sorge quando si esce dall'alveo cristiano e si vuol far dire al testo quello che vogliamo noi e non quello che lo Spirito suggerisce partendo dal Vangelo e può andare a finire che lo si oltrepassa, come nel caso evidenziato sopra, dell'Alleanza...

Gederson Falcometa ha detto...

Grazie per le spiegazioni. Il mio dubbio sul queste correzioni, era la questione della lingua ebraica avere caduto in disuso e non essere più parlata al tempo di Gesù '. Sembra che anche il Vangelo di Matteo (secondo Papia), è stato scritto in aramaico che era la lingua parlata in quel momento in Israelle. Apprezzo la tua spiegazione e te ringrazio, mi ha aiutato a capire meglio il problema.

Parlando d'altro, ho trovato qualcosa che potrebbe essere importante. E 'il lavoro della rivista La Cattolica Civilttà "Il valore del Silabo". Devo averlo cittato qui prima, ma solo ora ho visto che nella prima parte del lavoro (ancora non so su altri parte) è discussa la posizione dei cattolici che avevano dubbi suo valore dogmatico del documento. Senza entrare nel merito della posizione delle persone che avevano dubbi essere giusta o sbagliata, il modo in cui se portavano davanti al Syllabus è simile al modo in cui ci troviamo dinanzi al Concilio. La rivista, me sembra, ha riconosciuto il diritto di loro in avere dubbi quanto ao documento, come se può vedere nella risposta:

"Molto più agevole cosa è entrare in discussione con coloro, i quali pur negando il valore dommatico del documento pontificio, si professano devoti figli della Chiesa, ossequiose e docili pecorelle verso il Pastore supremo dell'ovile di Gesù Cristo. Essi sono con noi nella stessa fede e carità; e se in questo punto se ne discostano, gli è non perchè neghino doversi soggezione di mente e di cuore all'insegnamento del Vicario di Gesù Cristo, quando Egli parla come tale, e questa sarebbe questione di principio; ma solo perchè negano contenersi nel Sillabo un insegnamento veramente dommatico: pronti (e come dubitarne?) alla resa totale ove ciò venga loro dimostrato. La questione dunque, come ognun vede, è di fatto. È giusto, prima di soggettarsi ad un obbligo, domandarne le prove; come è vero eziandio che un'obbligazione riconosciuta nella questione di principio, non è per ciò solo riconosciuta se non condizionatamente a riguardo del fatto; conseguentemente cioè al verificarsi quelle condizioni che sono richieste, perchè un fatto particolare cada sotto il già ammesso principio." Il Valore del Silabo - I Parte: 3° Il valore del Sillabo ed alcuni Cattolici - La Civiltà Cattolica - http://progettobarruel.zxq.net/novita/11/valore_del_Sillabo_I.html

Le parole in grassetto sono un esempio (per analogia) di che la richiesta per la dimostrazione della continuità tra il Consilio e la tradizione (e altre domande), fatta da mons. Gherardini (e la maggior parte delle personalità legate alla tradizione), è del tutto legale. La rivista chiama fedele ai cattolici che avevano dubbi sul valore del Silabo. Sarà che anche questo ha cambiato dopo il Concilio?

Vale la pena leggere la parte che riguarda i cattolici che aveva dubbi sul Syllabus, perché in qualche modo, può essere utile anche oggi.

Un saluto dal Brasile

mic ha detto...

Il mio dubbio sul queste correzioni, era la questione della lingua ebraica avere caduto in disuso e non essere più parlata al tempo di Gesù '.

Se all'epoca di Gesù si parlava l'aramaico, l'ebraico non ha mai cessato di essere la lingua sacra del culto, quella della parashà, la lettura di passi delle Scritture fatta il Sabato in Sinagoga e che abbiamo ereditato nella cosiddetta "Litugia della Parola".
Anche se c'è stata la fioritura dei Targumim in aramaico (targum=traduzione) con in più la spiegazione dei sacri testi.

Quando Gesù ha letto il passo di Isaia nella Sinagoga, deve averlo letto in ebraico, dunque non parlava solo aramaico.