martedì 11 settembre 2012

Abrogazione del Rito: prima che giuridico, un problema spirituale!

Questo messaggio lasciato da Peter M. nella nostra discussione che sviluppa il tema dell'abrogazione o meno del Messale del 1962, ci dona una riflessione che merita attenzione anche sull'aspetto del biritualismo e delle "forme". Lo estraggo e lo propongo anche a chi passa di qua per la prima volta, perché credo che abbia colto il succo del problema e lo ha espresso in termini chiari e netti. Il cuore del discorso, prima che giuridico è spirituale, anche se l'analisi giuridica era finalizzata a difendere un tesoro inopinatamente sottratto. Il problema è dunque essenzialmente spirituale, ne siamo ben consapevoli; ma non dimentichiamo di sottolinearlo per non perdere di vista l'essenziale e condividerlo col maggior numero possibile di persone, che possano giovarsene.

Personalmente ho sempre pensato alla terminologia del Summorum come a un escamotage necessario per evitare di parlare di biritualismo. Il discorso del biritualismo avrebbe potuto rendere giuridicamente più difficile il diritto di ogni sacerdote di Rito Romano di celebrare secondo i due Messali; per dare a tutti il diritto di celebrare i due riti, toccava parlare di "forme".

Poi, il discorso dell'abrogazione è più complesso. Sì possono abrogare le preghiere? Mi sono spesso chiesto come si possa proibire a un sacerdote a recitare una preghiera, ad es. per benedire l'incenso - con quale diritto? Ma a ciò ci costringe il legalismo.

Si riconosce sempre una persona cara: ogni tratto somatico, ogni espressione o gesto ce la fa conoscere e ce la rende cara. Persino profumi o suoni ci possono parlare di lei, oppure vecchie fotografie... Ma per chi lavora effettuando autopsie, il cadavere non evoca memorie o conoscenza: un arto, un fegato, i sintomi di qualche patologia.

Gli eminenti studiosi che prima studiarono approfonditamente i testi della Messa, per poi proporre cosa tagliare, cosa aggiungere, cosa riproporre in modo diverso, potevano amare la Messa? Non avevano forse già smesso di celebrarla come "preghiera che ci precede", da conoscere, amare, curare? Io credo di sì.

E ora discutiamo sulla liceità dell'abrogazione o sulla regolamentazione dell'uso dei due Messali. E questo è un giuridicismo quasi offensivo.

Si smise di pregare la Messa già da molto tempo, poi, gli studiosi ce la tolsero. Forse la gerarchia voleva veramente aiutare a riscoprire la preghiera, ma scelse il metodo di introdurre una nuova Messa - affidata ad anatomo patologo-liturgici - con i risultati che già conosciamo.

E mi ripeto: prima che giuridico, parliamo di un problema spirituale che come tale andrebbe affrontato.

19 commenti:

Dante Pastorelli ha detto...

PETER ha in parte ragione. Una legge della Chiesa dovrebbe aver come obiettivo la salus animarum.
Ma le leggi della Chiesa formano un corpo giuridico che quella salus deve garantire. Quindi questo corpo giuridico non può esser tralasciato.
Poiché i novatori afferman che giuridicamente è stato abrogato il Messale di S. Pio V (o la sua vigenza come la pignoleria di qualcuno che che dà dell'idiota al Papa suggerisce dall'alto del suo aereo trono) giuridicamente la Chiesa risponde, e giuridicamente i canonisti pro e contra giuridicamente discutono.
Benedetto XVI nel Summorum Pontificum e nella Lettera ai Vescovi non fa solo un discorso giuridico, ma altamente spirituale giacché riconosce la profondità, la perfetta espressione della dottrina cattolica, la veneranda santità e l'opera santificatrice del rito antico alla luce del quale deve riformarsi anche il NO.
Tutto quel che fu sacro per la Chiesa ieri è sacro anche oggi.

Areki ha detto...

Concordo con l'analisi di PETER. Anche secondo me la questione liturgica prima di essere di valore giurudico è una questione che riguarda la salus animarum.
La liturgia di per sé non può essere manipolata o abrogata come anche la tradizione orientale ci dimostra.
Naturalmente aggiustamenti sono possibili, ma non stravolgimenti.
Il Santo Padre ha certamente il diritto dovere di operare gli aggiustamenti, ma neppure lui può operare stravolgimenti.
la Santa Liturgia è sempre qualcosa che ci sovrasta, siamo noi che dobbiamo adeguarci ad essa e non la liturgia essere adeguata ai nostri gusti e alle mode del tempo (questo penso sia l'errore di fondo dei novatori).
Attenzione poi a dare troppo valore alle leggi degli uomini (giuridismo) dimenticando il valore perenne della legge di Dio anche in campo liturgico.
don Bernardo

Dante Pastorelli ha detto...

Caro Areki,
a chi giuridicamente lo ostacola il Papa giuridicamente risponde, ma il suo obiettivo è spirituale. Nella Chiesa non credo che si possa troppo separare il Diritto dal fine spirituale.
S. Pio V abrogò i messali con meno di 200 anni di vita per il bene delle anime, perché quei messali non gli apparivano o comunque potevano non esser dottrinalmente sicuri, anche in minima parte.

Peter M ha detto...

Mi si permetta però di dire che il discorso di "vigenza" vs "abrogazione" forse non è segno di pignoleria, cercherò di spiegarmi.
S.E. mons. Bugnini voleva cambiare anche l'Ave Maria. Così non fu, ma penso sia corrispondente al vero dire che anche se l'avessero cambiata, nessuno avrebbe mai potuto impedirmi di rivolgermi alla Madonna usando il saluto dell'Angelo e di Santa Elisabetta con l'aggiunta di S. Pio V. Io però sono un Pinco Pallo qualsiasi.
La stessa cosa non vale per un sacerdote che in pubblico vuole pregare come vuole la Chiesa: in questo caso un Papa può (legalmente) dirgli di usare un Messale e non un altro. Questo uso imposto è la vigenza (o meno). Il Messale non viene abrogato, perché una preghiera non può venire abrogata, ma se ne vieta l'uso pubblico in nome della Chiesa.
Infatti, cosa dice il Santo Padre subito dopo la frase famosa del numquam abrogatus? Cito: "Al momento dell’introduzione del nuovo Messale, non è sembrato necessario di emanare norme proprie per l’uso possibile del Messale anteriore" e cioè per una vigenza parallela dei due Messali.
Poi i fatti hanno dimostrato quanto fosse necessario, e viene emanato il mp Summorum Pontificum. Necessario perché? Perché mentre S.Pio V dichiarò illecito l'uso pubblico dei messali con meno di 200 anni di vita, "quei messali non gli apparivano o comunque potevano non essere dottrinalmente sicuri" per citare Dante. Il nuovo messale di Paolo VI, invece, è meno chiaro di quello di S. Pio V su vari punti (la nostra Ospite ha altrove menzionato un confronto sinottico con il messale di Cranmer, confronto che chiunque può fare): la vigenza parallela dei due riti è perciò necessaria alla salus animarum.
Tutto questo discorso non cambia il problema di fondo: Si poteva, legalmente, introdurre il nuovo, giuridicamente legittimo, messale. Ma se ne sentiva la necessità solo perché non si pregava più la Messa tramandata da sempre, nonché la si celebrasse. L'uso più che millennario e l'origine forse apostolica del Canone? Tradizione che dovette cedere davanti al legalismo.
Gli effetti sono davanti agli occhi di tutti.

mic ha detto...

Ma se ne sentiva la necessità solo perché non si pregava più la Messa tramandata da sempre, nonché la si celebrasse. L'uso più che millennario e l'origine forse apostolica del Canone? Tradizione che dovette cedere davanti al legalismo.

Questo non lo ritengo del tutto esatto, caro Peter. Penso che molti cattolici, pur accettando acriticamente il NO, non abbiano mai smesso di viverlo e di 'pregarlo' secondo la 'spiritualità' tradizionale, salvo a soffrire e sentirsi a disagio nei casi di abusi più gravi e riconoscibili. Oggi, che effettivamente 50 anni di diluizione quando non 'rottura', stanno mostrando i loro effetti e anche lo iato generazionale che si è creato si rivela enorme, possiamo dire che il rischio è maggiore.

Il 2007, col Summorum, ha segnato uno spartiacque, perché anche fra coloro che non avevano continuato a vivere nel proprio contesto il Rito di sempre, alcuni lo hanno riscoperto altri, più giovani, hanno scoperto il tesoro di spiritualità e di sacralità che esso davvero è.

Oggi alimentiamo la speranza e l'impegno di poter condividere e diffondere in questa generazione perché passi anche a quelle che verranno, la dottrina e la spiritualità che lo sottende.

Thibaud ha detto...

La Bolla Papale di S. Pio V,
QUO PRIMUM TEMPORE, non era forse una legge della Chiesa, con aspetti giuridici inalienabili?

Risposta: SI!

Domanda:

Per quale motivo Paolo VI, diede ordine ad un rito parallelo, contravvenendo all'aspetto giuridico, contenuto nella QUO PRIMUM TEMPORE, al numero XI.

- Nessuno dunque, e in nessun modo, si permetta con temerario ardimento di violare e trasgredire
questo Nostro documento: facoltà, statuto, ordinamento, mandato, precetto, concessione, indulto
dichiarazione, volontari, decreto e inibizione. Che se qualcuno avrà l'audacia di attentarvi, sappia che
incorrerà nell'indignazione di Dio onnipotente e dei suoi beati Apostoli Pietro e Paolo.-

Dunque, a guardar bene:

- Paolo VI, di fatto non poteva abrogare una Bolla del suo predecessore, tantomeno una Bolla che contiene un'esplicita ammonizione.

- Non potendolo fare, avrebbe costituito un rito parallelo,imponendolo ai fedeli.

Così facendo, di fatto ha messo in ridicolo la Chiesa e ha costituito l'approccio per le rivendicazioni secolari in seno al protestantesimo, a partire da luterani, evangelici, calvinisti, gnostici e laicisti, i quali da sempre disconoscono e combattono ferocemente l'aspetto giuridico della Gerarchia Ecclesiastica.

Un'arma a doppio taglio, che pone i fedeli accorti in una difficile posizione. Quale Chiesa si deve rispetto ed ubbidienza se ella stessa non rispetta ciò che giuridicamente avrebbe istituito?

Un problema che pone dei grossi interrogativi.

Grazie a quei fedeli che lottando sino allo sfinimento, abbiamo ottenuto il Summorum Pontificum, ma non basta, perchè se da una parte questa chiesa nata 50 anni fa, c'è qualcuno che tende una mano, lo stesso poi lascia campo libero a quei che la vogliono distruggere.

Sua Santità, dovrebbe rendersi conto lui per primo, in che stato si trova la Chiesa oggi e si risparmi il concetto di "nuova evangelizzazione" perchè suona molto sibillino.

Si liberi della zavorra dei movimenti e nuovi ordini riconosciuti dopo il Vaticano II, grazie all'instancabile processo di "restaurazione" voluto in primis da G.Paolo II.

Peter M ha detto...

Cara Mic, certamente è una descrizione un po' easperata, ma resta vero che in molti paesi la Messa di sempre sparì, senza troppe proteste. Infatti il Santo Padre, nello spiegare la necessità del motu proprio, dice che "Dopo, però, si è presto dimostrato che non pochi rimanevano fortemente legati a questo uso del Rito romano che, fin dall’infanzia, era per loro diventato familiare. Ciò avvenne, innanzitutto, nei Paesi in cui il movimento liturgico aveva donato a molte persone una cospicua formazione liturgica e una profonda, intima familiarità con la forma anteriore della Celebrazione liturgica".
Dove la si conosceva, non la si voleva perdere, ed è il caso francese, penso. In Spagna? Italia? E comunque il fatto resta che per fomentare la comprensione e la partecipazione alla Messa, serviva catechesi, non un nuovo messale.

mic ha detto...

Dove la si conosceva, non la si voleva perdere, ed è il caso francese, penso. In Spagna? Italia? E comunque il fatto resta che per fomentare la comprensione e la partecipazione alla Messa, serviva catechesi, non un nuovo messale.

Appunto.
E oggi, che la catechesi non manca, insieme alla "nuova evangelizzazione" talmente "nuova" da essere "altra", è una catechesi 'spuria'.

Dante Pastorelli ha detto...

E' il Papa che parla di abrogazione del Messale di S. Pio V, e lo fa per motivi di chiarezza.
Affermare come fece Paolo VI che il nuovo messale era stato promulgato per sostituire i precedenti cosa significa?

"ma se ne vieta l'uso pubblico in nome della Chiesa"
Il termine uso importante: è proprio l'USO immemorabile che non si poteva abrogare e de jure non lo è stato.

Dante Pastorelli ha detto...

Nessuno può impedire al Papa di proporre un nuovo Messale. Non è che Paolo VI avesse meno poteri di S. Pio V.
Il discorso è se poteva o meno dichiarar sostituito, o abrogato che dir si voglia, il rito tridentino e se giuridicamente lo abbia fatto o no.

Dante Pastorelli ha detto...

E' il Papa che parla di abrogazione del Messale di S. Pio V, e lo fa per motivi di chiarezza.
Affermare come fece Paolo VI che il nuovo messale era stato promulgato per sostituire i precedenti cosa significa?

"ma se ne vieta l'uso pubblico in nome della Chiesa"
Il termine uso importante: è proprio l'USO immemorabile che non si poteva abrogare e de jure non lo è stato.

Thibaud ha detto...

Paolo VI, non poteva dichiarare abolito il Messale di S. Pio V, ma lo ha fatto in modo sottile, ne ha vietato l' uso come ricorda il commentatore Dante.

Non ha emanato nessun documento che lo abolisse, è semplicemente ricorso ad un nuovo rito e lo ha imposto.

Non fa nessuna differenza, anzi se ne può solo dedurre che abbiano giocato d'astuzia ed inganno.

E' vero S. Pio V e Paolo VI, avevano gli stessi poteri, ma le motivazioni che li ha animati, sono l'una in contrapposizione dell'altra.

Il primo, per gravi necessità, dato che nella Chiesa vi erano più riti e la confusione regnava.

Il secondo di fatto ha abolito l'ordine regnante introducendone un'altro che di fatto, ha riportato la Chiesa indietro di 5 secoli.

Sono convinto che giuriudicamente vi sia materia per formulare un atto di accusa a Paolo VI, fosse solo per il fatto che del Messale S. Pio V ne vietò l'uso.

Anonimo ha detto...

Il discorso è se poteva o meno dichiarar sostituito, o abrogato che dir si voglia, il rito tridentino e se giuridicamente lo abbia fatto o no.

1. Lo poteva.
2. Lo ha fatto.

Tutto il resto sono semplicemente bei discorsi che vogliono mettere una toppa su un vestito lacero da tutte le parti. Prima o poi il castello di carte cadrà facendo vedere la dura e cruda verità: "il tradimento di Pietro" aspettando a Dio piacendo il suo rinsavimento! Per il momento l'unico punto fermo sono la Tradizione e L'Epikeia per rimanere cattolici.

Areki ha detto...

Mi trovo concorde con le riflessioni espresse da Thibaud e dall'anonimo delle 19,59.

Paolo VI nella riforma liturgica ha abusato dell'autorità petrina soprattutto nel voler praticamente cancellare tutta la liturgia romana antecedende al messale del 1969 da lui promulgato e imposto a tutta la Chiesa.

Mentre San Pio V era animato dal desiderio di favorire la forma tradizionale della preghiera della Chiesa, Paolo VI era animato dal desiderio di modernizzare tutto: i frutti di questa modernizzazione sono sotto gli occhi di tutti.

Paolo VI che depose la tiara è stato di gran lunga più autoritario di tutti i suoi predecessori e ha tentato di esercitare questa sua autorità anche nei confronti di Dio.
Decidendo lui (Paolo VI) il modo migliore in cui Dio deve essere pregato dai cattolici romani....
altro che umiltà....

Dante Pastorelli ha detto...

Il tradimento di Pietro. Mi dispiace, questo è un piano inclinato o già forse sfociato nel sedevacantismo.
E mi dispiace che Areki-don Bernardo concordi, lui che, se ho capito bene i suoi vari interventi, ma spero di sbagliare, celebra secondo il rito del Pietro traditore.
Il tradimento di Pietro, anzi dei Pietro, ci sarebbe stato ove il Messale da lui promulgato e dagli altri utilizzato rendesse invalida la celebrazione del Santo Sacrificio.
Lo Spirito Santo, quali che fossero le intenzioni di Paolo VI - alcune son chiare altre recondite e le conosce solo Dio -, ha impedito che il tradimento di Pietro si realizzasse.
I discorsi che sarebbero una toppa sono in realtà l'unica strada per sciogliere alcuni nodi intricati nella vicenda umana e pontificia di Paolo VI che pure seppe darci l'Humanae vitae, La Mysterium Fidei, il Credo del Popolo di Dio in cui ribadisce con forza l'intera verità cattolica.

Quanto al confronto tra S. Pio V e Paolo VI, è un discorso diverso che esula dal problema che si discute. Certo non mi è venuta mai la minima tentazione di paragonare il secondo al primo.

passante grato ha detto...

Il tradimento di Pietro. Mi dispiace, questo è un piano inclinato o già forse sfociato nel sedevacantismo.
E mi dispiace che Areki-don Bernardo concordi, lui che, se ho capito bene i suoi vari interventi, ma spero di sbagliare, celebra secondo il rito del Pietro traditore.


Ma chi è il gestore del Blog, Pastorelli?! Anche don Bernardo non le sta bene! ma perchè non si fa un blog per conto suo? Il sacerdote ha detto bene!

Ho notato ed ora ho la conferma che chiunque di discosti dagli oracoli di Pastorelli viene ricoperto di sarcasmo da strada, specie se è sacerdote!

Ma insomma Mic! Quanto deve durare questa storia!

Thibaud ha detto...

Quasi in punta di piedi, mi permetterei di sottolineare un aspetto, che ho colto dagli ultimi commenti.

Scrive il signor Dante, (persona stimabile ed attenta)

" Il tradimento di Pietro, anzi dei Pietro, ci sarebbe stato ove il Messale da lui promulgato e dagli altri utilizzato rendesse invalida la celebrazione del Santo Sacrificio."

A mio avviso fanno fatte alcune distinzioni.

Il tradimento di Pietro, non consiste solo ed esclusivamente, sul Messale da lui promulgato ed imposto a tutta la Chiesa, ma ci sono altre azioni che concorrono allo stesso fine, ossia il lento e feroce attacco alla roccia della Tradizione.
Dai oggi e dai domani, la goccia scava.
Il tradimento consiste nell'abuso di potere che i Pietro post conciliari, hanno sistematicamente messo in atto in modo scentemente oculato, ed è inutile negarlo.

Abuso di potere, che ha portato a formulare, Encicliche chiaramente in contrapposizione rispetto alla continuità con la Tradizione.

Esempio ne ho fatto tra la "UT UNUM SINT", di Papa G.PaoloII e la Costituzione Apostolica "PASTOR AETERNUS" di Papa Pio IX, sul Primato e Magistero Petrino.

Questo è tradimento di Pietro!

Da non confondersi con il pensiero sedevacantista, il quale non può essere in alcun modo giustificato.

Spiegandomi meglio, il sedevacantismo si poggia sul concetto, per il quale un Papa eletto dallo Spirito Santo, non può e non deve sbagliare mai e se sbaglia non è più da considerarsi Papa.
Non è così!
Il Papa ricordiamolo, ha l'assistenza dello Spirito Santo, sicura e certa quando si pronuncia ex Cathedra, per il resto può incorrere in errori anche gravi, che ne possono compromettere la sua personale salvezza.

Allo stesso modo, non mi sento di accusare di sedevacantismo, chi vista la gravissima crisi che sta attraversando la Chiesa, pensa che lo Spirito Santo non stia agendo.

E' una possibilità concreta, ma non per questo, autorizza chi lo pensa ad affermare che il Papa non sia Papa, come in effetti non mi pare aver riscontrato nei commenti dei commentatori che hanno fatto questa puntualizzazione.

In fondo, quello che più conta è saper distinguere, quello che è di Pietro, magistero infallibile e certo, da quello che è dell'uomo Pietro, il quale può essere il più insigne dei teologi o dottore della Chiesa ma che può e deve essere ripreso dai suoi inferiori,nei casi in cui ce ne fosse bisogno. Così S. Paolo quando riprese S. Pietro.

Credo che in questo senso, vada considerata l'affermazione del signor Dante, che in sostanza ribadisce, l'impossibilità di attuazione dell'eresia da parte del Vicario di Cristo, ma a questo aggiungo, che se sinora non si è attuata sino in fondo, non si può scartare l'idea che lo Spirito Santo stia agendo tramite altre persone che non siano il Papa, come lo possono essere dei semplici fedeli alcuni anche presenti in questo blog che espongono osservazioni e timori.

Ritornando al Messale e l'abuso di potere di Paolo VI, il concetto di Sacrificio invalido, viene a consumarsi, quando si dovesse assistere alle tante forme di abusi litirgici, commessi da "sacerdoti" collusi con l'eresia modernista.

In fondo se lo hanno potuto fare, è in primis grazie all'abuso di potere e quindi di tradimento di Pietro, di quel Pietro che ha gettato le basi perchè ciò avvenga.

Il che NON significa e NON giustifica il NON riconoscere l' Autorità, come da prassi sedevacantista.

Peter M ha detto...

Forse sarebbe utile fare la distinzione (non mia) di tradizione divina (intrinsica al Depositum fidei; le verità rivelate necessarie alla salvezza, i sacramenti, la struttura della Chiesa ecc) e la tradizione ecclesiastica (diritto canonico, leggi liturgiche, disciplina ecclesiastica, magistero non-infallibile ecc.).
Mentre il post-concilio ha visto una sostanziale tenuta e difesa della tradizione divina (cf. le encicliche di PVI menzionate sopra), la tradizione ecclesiastica è stata rivoluzionata al punto di costringere il Santo Padre a dire che la Chiesa di oggi è veramente la Chiesa di ieri, stesso soggetto.
Un confronto tra i S. Pio V e Paolo VI andrebbe a mio parere fatto tenendo a mente la distinzione sopra. Mentre il primo difese entrambe le forme di tradizione, il secondo agì diversamente. Ma è veramente sufficiente l'argomento dell'autorità per dire che ciò che si poteva fare giuridicamente andava anche fatto per garantire ciò che don Bernardo ha descritto come il miglior modo di pregare Dio - e cioè (etimologicamente, perlomeno) l'ortodossia?

mic ha detto...

non si può scartare l'idea che lo Spirito Santo stia agendo tramite altre persone che non siano il Papa, come lo possono essere dei semplici fedeli alcuni anche presenti in questo blog che espongono osservazioni e timori.

Andiamoci piano con affermazioni del genere!
Condivido la riflessione di Peter M. e mi riprometto di approfondire.