mercoledì 25 aprile 2012

Uno studio che sembra arrivi a sproposito. Ma potrebbe influire davvero?

Riposte Catholique pubblica oggi un commento su uno Studio portato alla ribalta in questi giorni in ordine all'autorità magisteriale del Vaticano II. Il tono e le espressioni usate sono molto severe nei confronti dell'autore, ma soprattutto sottolineano l'inopportunità di portare altra carne al fuoco in questo delicato momento.  Comprendo i timori dell'estensore della critica e li registro, insieme alla notizia, anche perché è sempre interessante e fruttuoso conoscere cosa si muove oltr'Alpe  o comunque nel resto dell'universo cattolico. Tuttavia non li condivido del tutto perché, se è vero che lo studio arriva in un momento come questo e potrebbe portare acqua al mulino degli avversari, è altrettanto vero che la soluzione della questione penso non sia attribuibile alla composizione in un modo o nell'altro del dissenso, che ha origini e articolazioni complesse che rimarranno sul tappeto non sappiamo per quanto tempo e comunque riguardano tutta la galassia tradizionale. La soluzione risiede piuttosto nell'accettazione da parte della Santa Sede - e in definitiva del Papa se i lupi non prevarranno -, di una regolarizzazione canonica senza contropartite che snaturino l'identità della FSSPX. Potrebbe rivelarsi un giudizio avventato il mio; ma lo sapremo, spero, a giorni.

Mentre la Congregazione per la Dottrina della Fede si riunisce oggi per studiare l'ultimo documento inviato da Mons. Fellay, superiore generale della DSSPX, la Fraternità San Vincenzo Ferrer pubblica, nell'ultimo numero della sua rivista Sedes Sapientiæ, uno studio di Padre Bernard Lucien sull'autorità magisteriale del Vaticano II. Secondo la presentazione di questo studio :
L'attuale dibattito vede opporsi due tendenze. Da un lato, si insiste sull'aspetto oggettivo della Tradizione – il suo contenuto – e si sottolineano i problemi di attualità col magistero anteriore, posti da alcuni testi del Vaticano II. Dall'altro lato, si insiste sull'aspetto attivo della Tradizione – la trasmissione –, della quale il magistero è organo autorevole, e si sottolinea la necessità di recepire gli insegnamenti di questo concilio ecumenico. È dunque necessario tentare un coordinamento di questi due punti di vista. È ciò che ha fatto Padre Lucien, appoggiandosi su alcuni principi teologici assurti allo stato di dottrina certa ed esplicita nella Chiesa.
Per pubblicare lo studio, la rivista prende come spunto soprattutto « discussioni tra la Fraternità sacerdotale San Pio X e la Santa Sede ». Se questa è la ragione che motiva la pubblicazione, c'è da restare meravigliati di un passo del genere. Nel momento in cui Roma discute con la FSSPX, non è opportuno che un teologo interferisca nella discussione, ponendo all'attenzione dell'opinione pubblica un parere privato, anche se esso è frutto di un serio studio. Perché, finalmente, in questa questione e nella situazione specifica, è al papa che  è rimesso il giudizio è sarebbe dannoso che un testo possa essere utilizzato, contro il suo stesso intento, da parte di avversari alla necessaria riconciliazione tra cattolici. Alcuni mesi fa, si poteva comprendere la pubblicazione di questo studio, che poteva inserirsi nel dibattito in corso di svolgimento tra i teologi della Fraternità San Pio X e quelli designati dalla Santa Sede. Oggi, essa appare particolarmente inopportuna.

La presentazione di questo studio ed una sua sintesi si trovano sul sito della Fraternità San Vincenzo Ferreri. Malgrado tutto l'interesse del discorso, resta il fatto che questo approccio del concilio Vaticano II non è mai stato autenticato dal Magistero. Esso presenta dunque tutto l'interesse di una pista di ricerca (secondo noi pubblicata in un brutto momento), ma non ha altra autorità che questo. Resta il fatto che il concilio Vaticano II, di cui si continua a ripetere che ci riguarda al doppio titolo di cattolici ed uomini moderni, ed al quale ci si chiede di aderire, non apparirebbe affatto come un testo chiaro e senza equivoci. Spetta dunque al Magistero pronunciarsi per precisare gli aspetti più incomprensibili o dissipare gli equivoci dei diversi testi conciliari. È il ruolo dei teologi chiarire col loro lavoro il discernimento del Magistero. Che essi consegnino al grande pubblico documenti senza autorità non può che accrescere le difficoltà.

12 commenti:

mic ha detto...

D'altronde, se si insiste sul fatto che lo studio manca di autorevolezza, su cosa potrebbe basarsi la sua temuta efficacia?

Dante Pastorelli ha detto...

Ma se non si conosce questo studio che senso ha parlarne?
'

Icabod ha detto...

...È ciò che ha fatto Padre Lucien, appoggiandosi su alcuni principi teologici assurti allo stato di dottrina certa ed esplicita nella Chiesa.

Chi è che garantisce che quei principi teologici assurti a dottrina esplicita siano anche dottrina certa?

mic ha detto...

Ma se non si conosce questo studio che senso ha parlarne?

Se ne conoscono le coordinate, ho messo un link alla sintesi, l'esame è tutto da proseguire e da approfondire. Se varrà la pena, lo farò traducendo anche altro.

Ma quello che mi premeva ora sottolineare è la improbabilità che qualsivoglia "studio" rischi di inficiare l'esito degli accordi, che è probabile non verteranno sull'assenso ai punti che sono e restano controversi, ma sulla regolarizzazione canonica con la possibilità di continuare a dibattere.

Il problema sarà, alla resa dei conti, verificare se davvero la Santa Sede accetta che il dibattito prosegua.

Secondo molti segnali una certa tirannia intellettuale della parte egemone tende a soffocarlo; ma non credo sia ormai più possibile...

Amicus ha detto...

Mi sembra difficile che in questo momento un semplice studio teologico possa influire sul Papa o su Mons. Fellay e la FSSPX. In ogni caso, i domenicani della Fraternità San Vincenzo Ferrer hanno già da molto tempo accettato la 'Dignitatis humanae' del Vaticano II, assai prima dei monaci del Barroux. Di conseguenza, teologicamente parlando, sono spacciati, la loro capitolazione completa al Superconcilio verrà da sè gradualmente, per logica conseguenza: è solo questione di tempo, purtroppo.

Dante Pastorelli ha detto...

Allo stato delle cose non è uno studio di don Lucien a cambiare il corso degli eventi.
Forse confondo quest'istituto con un altro: ma una volta era legato a Lefebvre?

Anonimo ha detto...

Allo stato delle cose non è uno studio di don Lucien a cambiare il corso degli eventi.
Forse confondo quest'istituto con un altro: ma una volta era legato a Lefebvre?
E' partito da posizioni molto più estreme di quele della FSSPX. E' stato fiancheggiatore della Fraternità. Poi ha fatto pace con il Vaticano (prima ancora del 1988). Esono giunti fino a scrivere una NON UFFICIALMENTE mai RICHIESTA, "dimostrazione" dell'ortodossia del "Nuovo Corso" (ecumenismo e libertà religiosa in primis)

Anonimo ha detto...

Sono d'accordo.
Il dibattito non può finire con la conclusione delle discussioni che hanno portato ad un nulla di fatto e hanno forse radicalizzato il dissenso su alcuni nodi del concilio.

Ma questi non riguardano solo la FSSPX.

Dante Pastorelli ha detto...

Mi accorgo solo ora del link messo da Mic che sul mio PC non è ben evidenziato, chissà perché. Ed ha contribuito all'errore la stanchezza di circa dieci ore di lavoro all'annuale mostra-vendita dei fiori, con un assalto di folla da ringrullire oggi, il primo giorno di sette.
Di questa svista chiedo scusa.
Quel che ho letto non mi sembra che esponga tesi nuove, la solita solfa ricicciata.

Gederson Falcometa ha detto...

Cara Mic,

Da quanto si legge della presentazione, mi sembra che Padre Lucien Bernard, parte di un punto di partenza sbagliato. Dico questo avendo in mente il testo di Giovanni Servodio (amico del nostro amico Dante - che commenta il testo di don Michel Gleize). In questo testo, egli sostiene che Roma mantiene ora un aspetto soggettivo della tradizione, in questa situazione, il Magistero che assume l'aspetto attivo e la tradizione assume un aspetto passivo che vive in funzione dell'azione del Magistero. In caso contrario, è nel suo aspetto oggettivo che la tradizione assume un aspetto attivo e il Magistero assume l'aspetto passivo proprio del custode del deposito della fede.

Alcuni amici mi hanno parlato di Padre Bernard Lucien, sembra che era sedevacantista e dopo, ha accettatto il Concilio Vaticano II e tutti nuovi dottrine. Facendo un lavoro dove cerca di fare una difesa della libertà religiosa (Senza considerare le conseguenze logiche della dichiarazione DH, che sono la separazione tra chiesa e stato, e la dottrina manichea, che suggerisce questa separazione).

Un Saluto dal Brasile

Anonimo ha detto...

Sì, il commento tenta di conciliare l'inconciliabile: il passaggio dall'oggetto al soggetto.
Incredibile la virata del don: da sedevacantista a conciliarista.

Anonimo ha detto...

Incredibile la virata del don: da sedevacantista a conciliarista.
Ecco, adesso avete un esempio soto gli occhi. Adesso potete comprendere il senso dell'esempio, con la ragazza che sposa un musulmano. Nessuno le chiederà di farsi islamica, ma sarà lei a rendersi conto che, se vuole avere un barlume di speranza (spesso vana) di essere benvista dai suoceri e di poter esercitare un minimo di diritti sui figli, non solo si deve convertire, ma deve essere più zelante delle islamiche di nascita.