mercoledì 25 aprile 2012

Lunga lettera del Papa ai vescovi tedeschi sulla traduzione di 'pro multis' in 'per tutti'

Aggiornamento: Oggi, 8 maggio, Santro Magister pubblica una nota di monsignor Juan Andrés Caniato, incaricato per la pastorale delle comunicazioni sociali nell’arcidiocesi di Bologna, che riproduciamo, di seguito all'articolo, per chi fosse interessato.

Per ora abbiamo solo la notizia e non l'intero testo che, come del resto è consuetudine, il sito della Santa Sede non rende tempestivamente disponibile. Stupisce questa meraviglia del Papa, quando anche nelle nostre diocesi la traduzione è la stessa. Del resto il fenomeno è strettamente collegato con l'infausto abbandono del latino come lingua universale e - per quanto riguarda la Vetus latina usata nella forma extraordinaria della Santa Messa - anche linguaggio ieratico e sacro da sempre. Stupisce anche il fatto che non ci si ricolleghi alla Lettera inviata nell'ottobre 2006 dalla Congregazione per il Culto divino a tutte le Conferenze Episcopali, proprio sulla traduzione di "pro multis" nella Consacrazione del Calice; il che conferma la consapevolezza della Santa Sede sulla generalizzazione del problema.

Il Papa ha inviato una lettera di cinque cartelle ai vescovi tedeschi per dirimere una annosa diatriba linguistica nata con la riforma liturgica voluta dal Concilio vaticano II e la connessa traduzione in lingue volgari dei Vangeli. La missiva, firmata da Benedetto XVI il 14 aprile e diffusa oggi [24 aprile] dalla Conferenza episcopale tedesca, si riferisce alla traduzione - teologicamente densa di implicazioni - delle parole pronunciate da Gesù nell'ultima cena.

Il proprio sacrificio "pro multis", in latino, è stato tradotto in tedesco "fuer alle" (per tutti) e non, più letteralmente, "fuer viele" (per molti). In vista della prossima pubblicazione nel mondo germanofono della nuova traduzione dell'innario (Gotteslob), il Papa, da sempre molto attento alle questioni liturgiche e alla corretta interpretazione del Concilio vaticano II, sottolinea che questa traduzione "è un'interpretazione" coerente con i "principi che hanno guidato la traduzione in lingua moderna dei libri liturgici". Per Ratzinger, però, oltre una "certa misura" la traduzione interpretativa non è giustificata per le Sacre Scritture e ha portato, in alcuni casi, a "banalizzazioni" che hanno significato "autentiche perdite". "Anche personalmente mi è divenuto sempre più chiaro che il principio della corrispondenza non letterale ma strutturale come linea-guida nella traduzione ha i suoi limiti", spiega il Papa, che sottolinea: "Poiché devo pregare le preghiere liturgiche in diverse lingue, mi accorgo che tra le diverse traduzioni a volte è difficile trovare ciò che le accomuna e che il testo originale è spesso riconoscibile solo da lontano".

Come è suo solito, nella lettera ai vescovi tedeschi Ratzinger anticipa le possibili obiezioni degli interlocutori: "Cristo non è morto per tutti? La Chiesa ha cambiato il suo insegnamento? È capace di farlo e può farlo? Si tratta di una reazione che vuole distruggere l'eredità del Concilio?". La risposta è negativa. Richiamando l'istruzione vaticana 'Liturgiam authenticam' del 2001, il Papa spiega che la fedeltà dei testi liturgici contemporanei al "pro multis", per molti, dei Vangeli di Matteo e Marco (mentre nei racconti di Luca e Paolo Gesù si rivolge direttamente ai disepoli che il suo sacrificio è "per voi") rimanda alla fedeltà del linguaggio di Gesù al capitolo 53 del libro biblico di Isaia. E non è modificabile arbitrariamente.
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© Copyright TMNews, Città del Vaticano 24 aprile

Nota di monsignor Juan Andrés Caniato
“IL TRADUTTORE ITALIANO HA SCIAGURATAMENTE PENSATO…” I problemi di traduzione non sono poca cosa e stanno emergendo ogni giorno di più nella loro drammatica problematicità.
Per rimanere nel rito della messa, basterebbe pensare al “Padre nostro”: è un testo biblico o liturgico? Se è testo liturgico, va tradotto dal latino liturgico e non dal greco, con criteri liturgici e non biblici. “Et ne nos inducas in tentationem, sed libera nos a malo”.
(Nel novembre del 2011 i vescovi italiani votarono per cambiare il “non ci indurre in tentazione” in “non abbandonarci alla tentazione”, con 111 voti contro 68 dati a “non abbandonarci nella tentazione” – ndr). Oppure al “Gloria”: cosa significa “bonae voluntatis”? Così come è tradotto adesso parrebbe la “buona volontà” degli uomini, quando invece si tratta della buona disposizione di Dio verso gli uomini, con tutto quello che consegue.
(Ancora nel novembre del 2011 i vescovi italiani votarono per cambiare il “pace in terra agli uomini di buona volontà” con “pace in terra agli uomini che egli ama”, con 151 voti contro 36 andati alla versione in uso – ndr).
Ma tornando alle parole della consacrazione nella grande preghiera eucaristica non si percepisce la gravità teologica della traduzione italiana, che ha reso con due participi passati ciò che nel testo latino è addirittura al futuro:
– corpo “offerto in sacrificio” al posto di “tradetur”, “che sarà consegnato”;
– e sangue “versato” al posto di ” effundetur”, “che sarà versato”.
Ne va della comprensione stessa della messa e del suo rapporto con l’ultima cena e con la passione, morte e risurrezione di Cristo. 
Il traduttore italiano ha sciaguratamente pensato che il fedele italiano, se avesse ascoltato quei due verbi al futuro avrebbe potuto immaginare che il Signore non avesse ancora donato la sua vita per noi…
In realtà è proprio quel futuro che ci aiuta a comprendere il rapporto tra eucaristia e Pasqua: gli apostoli, nell’ultima cena parteciparono realmente alla Pasqua di Gesù, prima che avvenisse storicamente, esattamente come noi oggi vi partecipiamo dopo che è avvenuta.
L’eucaristia non è memoriale dell’ultima cena, con enfatizzazione del “banchetto”, ma della passione, morte e risurrezione del Signore, attraverso il rito compiuto da Gesù nell’ultima cena. L’eucaristia spezza la barriera del tempo cronologico, e ci rende partecipi “qui e ora” del mistero pasquale.
Se un fedele italiano avesse avuto dei dubbi su quel futuro, sarebbe stata una occasione preziosissima di catechesi semplice e persuasiva sul significato del sacramento.

23 commenti:

Anonimo ha detto...

Re: Sciopero dell'otto per mille "DIO ha visitato il suo popolo"(Luca VII,16)
CHIEDIAMO LA GRAZIA DI SEMPRE COMPATIRE E CONSOLARE I SOFFERENTI E DI
GIAMMAI FARCI SEDURRE DALLE MENTALITà DI QUESTO SECOLO
Il regime dell'8 per mille è una vera e propria presa in giro. Si fa credere
che vadano alla Chiesa Cattolica, in realtà vanno alla COnferenza
Episcopale.
Premesso ciò, chi scrive ha un record: lui ed i suoi familiari, sono gli
unici, tolti fORSE i TdG e qualche vecchio socialista
utopista-romantico-"umanitario", che non hanno MAI dato l'8 per mille alla
CEI.
Per chi può obbiettare che così vanno al finanziamento di film
pornografico-anticattolici e/o a campagne per i preservativi a scuola,
faccio notare che il regime funziona più o meno così:
a) i soldi (già comunque pagati) di chi non sceglie, NON vanno per intero
allo Stato, ma sono divisi tra tutti i soggetti aventi diritto all'accesso,
in parti proporzionali alle quote di coloro che hanno scelto. Es: se il 50%
sceglie la CEI, il 30 lo Stato ed il 20 gli altri soggetti, l'8 per mille di
coloro che non hanno scelto, va per il 50% Comunque (sigh!) alla CEI, per il
30 allo Stato e per il 20 agli altri soggetti. In definitiva, la scelta
dell'8 per mille è una sorta di surrettizio "suffragio", più o meno come se
fosse il voto in un referendum;
b) Tutti i confessori che leggono il presente sito, conoscono (o, almeno, si
presume che dovrebbero conoscere) la differenza tra il dare volontariamente
ed il non poter impedire che altri prendano;
c) ho volutamente fatto riferimento a TdG e vecchi socialisti umanitari e,
per di più, preceduto dal "fORSE", poiché, almeno al mio paese, anche le
barbe dei vecchi pepponi, stalinisti puri & duri (ed anche qualche
bordighista), per non parlare dei sessantottini, nel suffragio pro
assegnazione dell'8 per mille, solitamente preferiscono la CEI,
nell'illusione di starli dando alla Chiesa.
COLORO CHE DAVVERO VOGLIONO DARLI ALLA CHIESA, LI MANDINO ALL'OBOLO DI SAN PIETRO.

Federico Vannini ha detto...

io non ho capito: il Papa ha modificato la traduzione da "per tutti" in "per molti" oppure ha scritto un pistolozzo, che nessuno leggerà, e basta?

Anonimo ha detto...

Perchè il Papa scrive solo ai vescovi tedeschi, se nel resto del mondo c'è lo stesso problema?

Anonimo ha detto...

Questo del "pro multis" é certamente un problema, ma tra tutte le questioni liturgiche e d'altro tipo dovrebbe essere uno dei più semplici da risolvere da parte del papa. Certo che se il papa, con la sua consueta "umiltà" si mette semplicemente alla stessa altezza degli altri vescovi, sentiamo la mancanza del papa...
Il problema é tutto lì. Non posso sempre aspettare sperando che il tempo aggiusti tutto.

mic ha detto...

io non ho capito: il Papa ha modificato la traduzione da "per tutti" in "per molti" oppure ha scritto un pistolozzo, che nessuno leggerà, e basta?

Il Papa non ha modificato nulla, ha ripristinato, anzi richiamato, la traduzione (da cui discende anche la conseguente catechesi) giusta.

Intatti, come provvidenzialmente ricorda la Congregazione per il Culto divino (2006):

"...L'espressione "per molti", pur restando aperta all'inclusione di ogni persona umana, riflette inoltre il fatto che questa salvezza non è determinata in modo meccanico, senza la volontà o la partecipazione dell’uomo. Il credente, invece, è invitato ad accettare nella fede il dono che gli è offerto e a ricevere la vita soprannaturale data a coloro che partecipano a questo mistero, vivendolo nella propria vita in modo da essere annoverato fra "i molti" cui il testo fa riferimento."

Anonimo ha detto...

Il Papa sa quello che fa, vede molto meglio e molto più lontano di noi. Non abbiamo nessun diritto, dalla nostra piccola "postazione", di giudicarne l'operato.

Comunque, la mia personale impressione è che manca poco, se le conferenze episcopali continueranno a fare orecchio da mercante, a un intervento d'autorità col quale comincerà a correggere i testi e a legiferare, come già ha fatto quando ha riabilitato la Messa gregoriana. Parla tutte le lingue.

mic ha detto...

Ricordo quando se ne dibatteva molti anni fa in facoltà, come ci tenevano i docenti a sottolinare che "molti" traduceva il semitismo "moltitudine", perché in effetti in ebraico non esiste il termine "tutti".

Sta di fatto, però, che il testo greco dei Vangeli riporta oi polloi (i molti), altrimenti avrebbe tranquillamente usato pantes (tutti).

Anche a volerlo considerare un semitismo, resta fermo il significato da sempre attribuito dalla Chiesa che è quello sopra ricordato e corrisponde a "molti".

Che il Signore sia venuto per TUTTI non ci piove; ma "a quelli che lo accolgono ha dato il potere di diventare figli di Dio", cioè di essere ri-generati dal Padre nel Figlio per mezzo dello Spirito del Signore Risorto ricevuto nel Battesimo e operante la progressiva 'conformazione' a Cristo mediante l'esercizio della Fede per mezzo e nella Sua Chiesa.

mic ha detto...

Il Papa sa quello che fa, vede molto meglio e molto più lontano di noi. Non abbiamo nessun diritto, dalla nostra piccola "postazione", di giudicarne l'operato.

Vorrei sottolineare che, lungi dal giudicare il Papa, ho semplicemente segnalato la notizia, limitandomi ad esprimere perplessità e pormi qualche domanda in presenza di una situazione generale diffusa e non riguardante solo i vescovi tedeschi.

Serafino ha detto...

Non ho capito: il Papa ha modificato la traduzione da "per tutti" in "per molti" oppure ha scritto un pistolozzo, che nessuno leggerà, e basta?
in altri termini, questa lunga lettera è l'esternazione di un pio desiderio, o è una legge obbligante?
Ovviamente con tanto di sanzioni per coloro che la applicheranno?
Al contrario, un prete (come ne conosco alcuni)che MOTU PROPRIO decida di celebrare, usando l'espressione PER MOLTI, al posto di PER TUTTI, può essere certo di non avere rimproveri? Se, di fronte ai rimproveri (anzi, ad eventuali censure) decidesse di ricorre a Roma, proprio appellandosi alla lettera in oggetto (e/o, meglio ancora, al documento del cardinale Arinze, Roma gli darebe ragione?

don Camillo ha detto...

Questa cosa mi lascia molto indifferente, specie da quando ho saputo che in Italia dove il Papa è primate, non si utilizzerà MAI il "per molti" perchè così ha deciso la CEI!

Il Messale "nuovo2" non è stato più stampato perchè han preferito MANTENERE il "per tutti", con le altre porcherie dell'edizione italiana, da due mesi ristampato (copia anastatica dell'1983 senza neanche le modifiche, pensate, del 1989) per tutta l'Italia.
Esempio di "continuità" ma nella rottura!
Il Papa benedice, ovviamente!

Una vergogna sempre all'ombra del cuppolone!

Anonimo ha detto...

Che il papa sappia quello che fa lo spero vivamente. Per il resto, ed é la sciagura di questi nostri tempi, sono molti gli esempi che ci mostrano come tanti dei problemi attuali siano l'esito di decisioni o non decisioni (papali e conciliari) non molto fortunate, per usare un eufemismo.
E quando si rimane scottati dall'acqua calda, si inizia ad aver paura anche di quella fredda...
Sono grato all'attuale pontefice di molte cose, proprio perché si stanno avverando le parole dette a Pietro "una volta ravveduto, conferma i tuoi fratelli". Ma siamo solo agli inizi.
Per il resto il governo di un papa, con il dovuto rispetto, é criticabile come qualsiasi altro.

spigolature dal web francofono ha detto...

La dissidenza dei vescovi tedeschi, così come quella dei vescovi austriaci ed altri è clamorosamente e apertamente manifesta.

Il Magistero si è già pronunciato dal 2001 sulle traduzioni false e dannose, con la Liturgiam authenticam, come ricorda il Papa. Poi, nel 2006 il cardinal Arinze aveva attribuito carattere d'urgenza alla correzione (e relativa catechesi) dell'espressione "per tutti" in "per molti".

Siamo nel 2012 a 11 anni dall'Istruzione e il Papa stesso ammonisce gli episcopati germanofoni perchè si conformino alla norma liturgica.

Forse l'episcopato germanofono si affretterà ad obbedire al Papa e a correggere l'errore? In quello anglofono la conversione è stata lenta e le esortazioni romane sono state a lungo frenate dai gruppi di pressione di neo-liturghi attaccati, come in Germania, ai loro errori.

Quando si valuta il rapporto tra Roma e la FSSPX, non bisogna mai dimenticare questi fatti che dimostrano quanto la "comunione" con Roma sia divenuta precaria ed a geometria molto variabile.

L'attuale disobbedianza degli episcopati, larvata o manifesta, è molto più grave di quella che si attribuisce alla FSSPX. La liturgia non è che un pretesto per l'episcopato tedesco. Altrove, in altri paesi, si trovano altri pretesti.

Ma il fondo del problema è che si ha a che fare con teste mitrate profondamente desiderose di modificare la dottrina della Chiesa. Conseguentemente c'è il rigetto dell'insegnamento dogmatico e infine un sordo attacco contro la Fede della Chiesa.

Nella FSSPX ci sono vescovi che, al contrario, si rifanno alla Tradizione. A volte a torto prendono posizioni eccessive che sono condannabili, ma a suo tempo partivano da motivazioni sincere. La storia lo dirà.

E' la rettitudine di questo combattimento che Roma recentemente ha riconosciuto. La mano ad essi tesa conferma da parte di Roma una fiducia in figli che avevano difficoltà ad esprimere il loro amore sempre sincero e vero nei confronti della Chiesa Una Santa.

Esiste dunque una differenza di natura profonda tra le due forme di disobbedienza...

Anonimo ha detto...

http://www.ladige.it/sondaggi/crocifisso-aule-scolastiche-va-messo

chi consiglia non governa ha detto...

se i dettami del post concilio fossero stati fatti applicare tramite consigli e suggerimenti oggi staremmo ancora a cantar la messa tridentina... così pure dopo il concilio di Trento S.Pio V non credo che avesse suggerito le modifiche ai messali precedenti... BISOGNA DARE ORDINI una monarchia senza RE non esiste

Anonimo ha detto...

Dank dem Papst

Anonimo ha detto...

chi consiglia non governa ha detto...
se i dettami del post concilio fossero stati fatti applicare tramite consigli e suggerimenti oggi staremmo ancora a cantar la messa tridentina.
Purtroppo non è stato così. A quei tempi, c'era una tale timore reverenziale per l'Autorità, che ci si di faceva punto d'onore e d'orgoglio nel seguirie i consigli ed i suggerimenti, e persino ciò era solo presentato come tale. Ben pochi, e loro erano i primi che si sentivano gli scrupoli di coscienza nel farlo, chiedevano "Ma il papa lo sta ordinando"? E chi lo ha fatto, ha continuato a cantare la Messa Tridentina, molto più a lungo di altri. Poi sono giunti gli ordini, ma i primi danni li si è cominciati a fare con il detto, riferito di ventesima mano "Il PAPA *avrebbe piacere* che".

Gederson Falcometa Zagnoli Pinheiro de Faria ha detto...

"Ricordo quando se ne dibatteva molti anni fa in facoltà, come ci tenevano i docenti a sottolinare che "molti" traduceva il semitismo "moltitudine", perché in effetti in ebraico non esiste il termine "tutti"".

Mic,

guarda quelo che dize il Papa nella lettera ai vescovi tedeschi:

"Permettetemi di dire qualche parola circa l'origine del problema. Negli anni '60, quando il Messale Romano è stato tradotto in tedesco, sotto la responsabilità dei vescovi, ci fu un consenso esegetica che le parole "molti" e "molto" che si trova in Isaia 53, 11 in poi, era una espressione ebraica che indicherebbe comunità ", tutti". La parola "molti" della storia di Matteo e Marco è stato anche considerato un semitismo essere tradotto come "tutto". "

Sembra che ci sia un altro problema di fondo. La versione della Chiesa, del Vecchio Testamento (per quanto ne sappiamo), è la versione greca dei Settanta, che era l'unica versione biblica del tempo di Gesù '. L'ebraico dopo la distruzione di Gerusalemme ad opera dei Babilonesi, è stato sostituito nel 586 aC da aramaico e non più utilizzati per diversi secoli, era una lingua morta (che è venuta a rinascere come una lingua nel XIX secolo). Gli ebrei, a sua volta, venuto solo per avere un canone biblico nel 90 dC dal sinodo di Jamnia. Allora, come appare ora, una versione ebraica di AT ad influenzare la traduzione e l'interpretazione del NT? Quale versione ebraica del AT, è questa?

mic ha detto...

Non lo avevo detto, ma se non ricordo male anche la versione dei LXX non riporta pantes (tutti) ma oi polloi (i molti)

Ora vado a controllare.

Gederson Falcometa Zagnoli Pinheiro de Faria ha detto...

Mic sì. Ma la cosa strana è l'uso di una versione ebraica dell'Antico Testamento, quando la versione ufficiale della Chiesa è la greca dei settanta. Questo è strano.

Qui in Brasile (e mi sembra che in Italia), ha anche il problema della traduzione di "pro multis" a "per tutti". Sarà che questo non è, per lo stesso motivo, che in Germania?

mic ha detto...

Confermo: in Isaia 53,11, nella LXX c'è il termine pollois "il giusto mio servo giustificherà molti"

Una conferma in più che nel testo greco dei vangeli non si tratta di un semitismo...

mic ha detto...

quando la versione ufficiale della Chiesa è la greca dei settanta

Infatti, è un vezzo tutto protestante di insano archeologismo e di arzigogolature pescate nell'ebraico, purtroppo molto presente nell'orbe cattolico.

Sta di fatto che sia il Papa che il Culto divino, ripristinano il "pro multis"

mic ha detto...

La parola "molti" della storia di Matteo e Marco è stato anche considerato un semitismo essere tradotto come "tutto". "

In tutti i suoi scritti il Papa ha l'abitudine di analizzare tutta una serie di 'visuali', per poi trarre le sue conclusioni, quando le trae ;)

In questo caso lo ha fatto.

Non stupisce tuttavia, considerata anche la sua formazione, che abbia considerato anche questa chicca postconciliare.

Gederson Falcometa ha detto...

Mic,

Grazie per il commento. Ancora il mistero rimane: qual è l'origine del testo ebraico dell'AT, utilizzato nella traduzione tedesca?

E un'altro dubbio:

Questa versione ebraica influenza solo la traduzione di "pro multis" o influenzerà la traduzione di altri passaggi?