sabato 30 agosto 2014

Benedetto XVI ha rinunciato solo al ministero di Romano Pontefice, ma non ha rinunciato alla legittima elezione?

Nei giorni scorsi è apparso su Riscossa cristiana un articolo di Don Ariel Levi di Gualdo [qui]. Dopo, una kilometrica premessa, don Ariel affronta il tema promesso dal titolo: Andamento lento: andiamo verso una Chiesa con tre pontefici, due “emeriti” e uno eletto? Quello del “Papa Emerito” è un istituto che al momento non esiste.
Un tema da noi già esaminato in diretta sin dall'inizio e seguito negli sviluppi e manifestazioni del suo progressivo svolgersi. Ultimamente ne avevamo già parlato [qui], dove potete trovare anche i link ai precedenti.
Intrigante la dichiarazione di don Ariel, in risposta al commento di un lettore.
Preceduti da una breve riflessione, estraggo da quella discussione commento e risposta pubblicati di seguito, perché vi si rispecchia quanto qui da noi si dibatte da tempo, seguendo il dipanarsi delle vicende giorno dopo giorno, con considerazioni da nessuno condivise in ambito ecclesiale ufficiale; riprese da pochi e in diverso modo: es. Messori [qui] - Socci [qui] e [qui] - Grabber [qui]; accennate raramente altrove: es. Cacciari. Per non parlare delle "domande" di Tornielli, che hanno meritato risposte a dir poco ironiche [qui].

Influenza culturale: la menzogna al potere

In uno dei romanzi di Volkoff[1] (1932-2005), Il Montaggio[2], vengono descritti i meccanismi dell'influenza “culturale” che ha inquinato l'Europa nel secondo dopoguerra[3]. Le citazioni seguenti sono tratte da Vladimir Volkoff, Il Montaggio, edizioni Guida, 1990; corsivi ed evidenziazioni sono del sottoscritto.

Pagine 65-67: un funzionario del KGB spiega i concetti elementari della propaganda ad uno che sta per essere reclutato come agente di influenza:
Il nostro compagno Mao Tse-tung dice che bisogna «mettere nello stampo» la coscienza delle masse avversarie: poiché siamo noi ad aver forgiato lo stampo, poi le teniamo alla nostra mercè. [...] In primo luogo la propaganda bianca, che si giuoca a due e che consiste semplicemente nel ripetere milioni di volte «io sono migliore di te».

IN MEMORIAM: il vero volto di San Pio X

Roberto de Mattei su Corrispondenza Romana [qui].

8 dicembre 1904,
50° Anniversario proclamazione Immacolata Concezione
Cento anni dopo la sua morte la figura di san Pio X si erge dolente e maestosa, nel firmamento della Chiesa. La tristezza che vela lo sguardo di Papa Sarto nelle ultime fotografie, non lascia solo intravedere le catastrofiche conseguenze della guerra mondiale, iniziata tre settimane prima della sua morte. Ciò che la sua anima sembra presagire è una tragedia di portata ancora maggiore delle guerre e delle rivoluzioni del Novecento: l’apostasia delle nazioni e degli stessi uomini di Chiesa, nel secolo che sarebbe seguito.

Il principale nemico che san Pio X dovette affrontare aveva un nome, con cui lo stesso Pontefice lo designò: modernismo. La lotta implacabile al modernismo caratterizzò indelebilmente il suo pontificato e costituisce un elemento di fondo della sua santità. «La lucidità e la fermezza con cui Pio X condusse la vittoriosa lotta contro gli errori del modernismo– affermò Pio XII nel discorso di canonizzazione di Papa Sarto – attestano in quale eroico grado la virtù della fede ardeva nel suo cuore di santo (…)».

venerdì 29 agosto 2014

La FSSPX conclude con la celebrazione in San Pietro un pellegrinaggio a Roma per il centenario del dies natalis di San Pio X

La notizia è ripresa dal Sito ufficiale del Distretto di Francia della Fraternità Sacerdotale San Pio X. L'evento risale al 9 agosto scorso.

In occasione del pellegrinaggio a Roma della parrocchia Saint-Martin-des-Gaules di Noisy-le-Grand, abbiamo avuto l'immensa gioia di poter  assistere alla Santa Messa nella cappella nella Basilica di San Pietro in cui riposa il corpo di San Pio X, nostro santo patrono.
Nel video realizzato da La Porte Latine, Sito ufficiale del Distretto di Francia della FSSPX, è possibile seguire l'intera celebrazione.
Si osservino soprattutto i gesti del sacerdote, don Michel de Sivry, ripresi da vicino, in modo tale che i fedeli mai hanno occasione di vedere, e si resterà colpiti dall'immenso rispetto per le Sacre Specie nel rito tradizionale. [Fonte]

Canto gregoriano e teologia liturgica: note in margine ad un divorzio

Ringrazio Mattia Rossi per questo suo testo, pubblicato sull'ultimo numero di Divinitas, Rivista internazionale di ricerca e di critica teologica Anno LVII (2014), n. 1, pp. 11-16, Città del Vaticano, curata da Mons. Brunero Gherardini.

Quello dell’oblio del canto gregoriano dal Novus Ordo Missae, il messale riformato da Paolo VI, è una quaestio che, negli affannosi anni del post-Concilio, si è imposta per la sua oggettiva mole di nefaste conseguenze e che – parafrasando il salmo 136 – potrebbe essere inquadrata all’interno di quella storia che andrebbe sotto il titolo di “Come cantare i canti del Signore in terra straniera?”. È un discorso complesso e articolato che non può essere sommariamente liquidato, come spesso apoditticamente avviene, con luoghi comuni privi di dimostrazioni o trincerandosi dietro la necessaria competenza che richiede la trattazione della materia. È giunto il momento di fare alcune necessarie precisazioni.

La sparizione della musica liturgica, e, nella fattispecie di questo contributo, del gregoriano, dalla messa postconciliare, a ben vedere descrive sufficientemente bene l’apogeo, nonché la raffigurazione simbolica anche cultuale, di una manifesta, quanto nociva, desistenza dall’Autorità.
Il canto sacro è sempre stato concepito dalla Chiesa non come un qualcosa “in più”, ma sostanzialmente come qualcosa di “diverso” dalla quotidianità del parlato: il canto era elemento strutturale della liturgia sempre, non solo nella festività. La liturgia era canto: questo era il primario compito del canto liturgico. In retorica, ogni proclamazione è sempre anche una interpretazione di ciò che viene annunciato. E se si tratta di liturgia, allora, la Parola esige di essere annunciata solennemente. La nuda recitazione banalizza e depaupera, è inevitabile. Se noi, nella liturgia, non celebriamo l’uomo, ma celebriamo Colui che è l’impronunciabile per eccellenza, ecco allora che le parole non bastano più, occorre “metafisicizzare” la pronuncia del sacro. A questo servono la musica e il canto, sin dai padri d’Israele.

giovedì 28 agosto 2014

Bari. Riprende la celelbrazione del Rito Romano Antico

Presso la chiesa di

San Giuseppe in Bari Vecchia
Sabato 30 agosto alle ore 19:15

riprende la celebrazione della Santa Messa nel Rito Romano Antico, preceduta dalla recita del Santo Rosario.

Ordinariamente le Messe vengono celebrate da Mons. Nicola Bux.

La secolarizzazione dei ciellini

Brevi note a margine di un articolo di Dal Bosco e Vassallo («Meeting», il fumo tossico di CL).


La secolarizzazione del movimento di Comunione e Liberazione ha come biglietto da visita la progressiva e inarrestabile riduzione della fede ad un baldanzoso incontrismo, della speranza ad un incoercibile ottimismo e della carità ad un brillante darsi da fare nella società e nella Chiesa. Il risultato - e contemporaneamente la dimostrazione - è l'ormai completa istituzionalizzazione del movimento: dalla fase dell'attiva persecuzione (1) (i giornali li calunniavano, le Brigate Rosse li gambizzavano, i preti li emarginavano, gli studenti lanciavano loro bombe molotov, i vescovi li cacciavano via dai seminari (2) e dalle parrocchie), i ciellini sono divenuti presenza rispettata, vezzeggiata e addirittura ricercata (i vescovi avvertono l'urgenza di ripopolare le parrocchie, il servizio d'ordine ciellino assicura la riuscita dei grandi eventi diocesani, le opere caritative di CL sembrano le uniche a reggere in piedi nonostante la doppia crisi economica ed ecclesiale...).

mercoledì 27 agosto 2014

La “Carta del coraggio” degli scout cattolici dell’Agesci e lo spensierato cammino verso l’apostasia

Gli Scout hanno perso la bussola?
Il Martedì di Alessandro Gnocchi su Riscossa cristiana e le sue risposte a cadenza settimanale ai lettori.
Riprendo il testo di ieri [qui].  La risposta di oggi riguarda un argomento dibattuto in questi giorni [leggevo su Radio spada qui e qui] ritenuto -ben a ragione- un segno preoccupante dei tempi. Più che la "carta del coraggio", come qualcuno l'ha definita dal titolo "Strade di coraggio" [qui], sembra la carta del conformismo al ribasso rispetto ai principi. Breve stralcio dal secondo link a Radio spada:
[...] Io chiedo a voi e ai capi: quando avete scritto 'sta Carta, questi capi dov'erano? Quando l'avete pubblicata, dov'erano? E soprattutto, quando vi hanno ammessi e formati, dov'erano? Hanno parlato mai con voi di queste cose? Un'associazione scout cattolica vive l'esperienza del contatto con la natura come occasione di formazione spirituale e umana, o vive la formazione spirituale e umana come occasione di scampagnate? Viene da chiederselo e da chiedervelo, se voi ragazzi scout ritenete che quella roba che avete scritto sia prova d'amore e coraggio.[...]

Rispondo al signor Monea, che, assieme a questa breve richiesta ci fatto avere il documento che chiedo al direttore di pubblicare integralmente.

Glielo devo perché la sua lettera sta aspettando da una ventina di giorni, ma anche perché, avendo io scavato una settimana scarsa al mare cercando di riposarmi un po’, trovo il lavoro praticamente già fatto.

Mi limito solo a far passare il documento di mano in mano perché mostra in tutta la sua genuinità che cosa sarà in un brevissimo torno di tempo la Chiesa tutta. Per fede, dobbiamo dire la Chiesa quasi tutta. Ma certo, quel che rimarrà di buono sarà davvero un lumicino perché gli scout dell’Agesci stanno aiutando un sacco di vecchietti ad attraversare il fossato che separa l’ortodossia dall’apostasia.

La FSSPX non si trova in una situazione di scisma "sacramentale" o "di fatto", come sostenuto di recente dal Card. Gerhardt Müller.

Non sono mancati, anche di recente, nuovi colpi bassi alla Fraternità Sacerdotale di San Pio X. Questa  volta provenienti da parte dell'ala ribelle dei FI. Uno dei loro campioni ha partorito un documento pieno di inesattezze, nel fare l'excursus dei più recenti sviluppi della vicenda [qui]. Naturalmente c'è chi ne ha approfittato per dare la stura alla propria analoga viscerale avversione per la FSSPX e per la Tradizione e, ciò ch'è più grave, per rispolverare l'accusa di scisma e di "scomunica sacramentale", rifacendosi a recenti dichiarazioni del Prefetto della Congregazione della Fede il cardinale Gerhardt L. Müller [qui]. Da sottolineare peraltro che non si tratta di magistero, ma della solita intervista...
Per questo pubblico - per fare chiarezza su una dolorosa e non ben conosciuta vicenda ecclesiale - le pagine che seguono, tratte dal nuovo libro di Paolo Pasqualucci, La persecuzione dei "Lefebvriani", Edizioni Solfanelli, pag. 143 - 12,00 €.
Dopo la breve presentazione del contenuto del libro, riporto di seguito la Postilla che risponde al riproporsi di  notizie distorte.

Nel maggio del 1975 la Fraternità Sacerdotale S. Pio X — congregazione di vita in comune senza voti (pubblici) fondata cinque anni prima secondo tutti i crismi del diritto canonico da mons. Marcel Lefebvre ad Écône in Svizzera, nel Vallese — fu soppressa dall’Ordinario locale unitamente al Seminario che ne costituiva la sua stessa ragion d’essere.
Secondo il diritto, solo al Papa spettava il potere di dissolvere una congregazione regolarmente istituita, o al vescovo diocesano, ma solo come esecutore dichiarato e dimostrato della volontà del Papa di sopprimere l’ente. Tale volontà doveva risultare da una pontificia “approvazione in forma specifica” della procedura di soppressione. Ma la prova di tale indispensabile “approvazione” non è mai stata fornita.
Si è trattato di un caso da manuale di abuso di potere, abuso che il presente saggio espone in dettaglio in tre densi ma lineari capitoli, con un’accurata analisi della documentazione esistente, dalla quale risultano inequivocabilmente le numerose e gravi irregolarità che viziarono l’intera procedura.
Vittima di una palese ingiustizia, mons. Lefebvre si rifiutò di obbedire. Continuò nella sua opera, appellandosi allo stato di necessità.

Postilla. La Fraternità non si trova in una situazione di scisma "sacramentale" o "di fatto", come ha sostenuto di recente Sua Eminenza il Card. Gerhardt Ludwig Müller.

In un'intervista al Corriere della Sera del 22 dicembre 2013 [qui], il Prefetto della Congregazione della Fede il cardinale G.L. Müller, al tempo ancora vescovo, riesumò l'accusa di scisma alla Fraternità. «La scomunica canonica - disse - stata revocata ma resta quella sacramentale, de facto, per lo scisma; si sono [i "lefebvriani"] allontanati dalla comunione con la Chiesa.»158

A queste dichiarazioni si è replicato ricordando le affermazioni in senso contrario di diverse alte personalità ecclesiastiche, dal cardinale Edward Cassidy al cardinale Castrillón Hoyos per l'appunto, allo stesso Benedetto XVI, il quale, nella Lettera Apostolica del 10 marzo 2009 ai vescovi [qui], nella quale spiegava il perché della remissione delle scomuniche ai quattro vescovi della Fraternità, mai aveva parlato dell'esistenza di un effettivo scisma 159.

martedì 26 agosto 2014

Mons. Negri: “Noi cristiani dobbiamo molto alle Crociate”

Il vescovo contro "la mentalità laicista che cerca di dominare la nostra coscienza e il nostro cuore". [qui] - [Vedi anche]

In questi giorni gli scontri inter-religiosi riempiono le cronache con nuovi quotidiani massacri, provocando reazioni di sdegno da parte dei cittadini e dei politici, così come manifestazioni di solidarietà verso gli oppressi. Manifestazioni come quella, l’ultima in ordine di tempo, di esporre la “N” di Nassarah, ossia di nazareno nella sede dell’Arcivescovado e nelle case dei fedeli cattolici, per sensibilizzare sulle atrocità commesse in Iraq e in Siria ai danni dei cristiani voluta dall’arcivescovo Luigi Negri.