lunedì 3 agosto 2015

La Basilicata è la prima regione italiana a vietare l’indottrinamento gender nelle scuole

Potenza, 28 luglio 2015. La Basilicata è la prima regione italiana ad approvare una mozione contro l’insegnamento del gender nelle scuole. In passato la Regione Lombardia aveva voluto una mozione a sostegno della famiglia naturale, suscitando l’ira dell’Arcigay: “abominevole, intrisa di odio”.

A dare la notizia in anteprima è il portale Notizie ProVita dell’omonima Associazione no profit che si occupa di promuovere i valori della vita, dal concepimento fino alla morte naturale, e della famiglia fondata sul matrimonio tra uomo e donna.

Riferisce Notizie ProVita: “Avevamo scritto qualche giorno fa che in Regione Basilicata era stata presentata una mozione che esprime la contrarietà delle Istituzioni regionali a che nelle scuole si attuino progetti educativi ispirati all’ideologia gender”.

Gli orrori dell'ideologia di genere: la menzogna del "gender mainstreaming" e il "caso Reimer"

Siamo grati a Paolo Pasqualucci che ci offre il testo che pubblico di seguito, indubbiamente importante nella presente situazione. Rientra nel suo e nostro impegno legato anche alle dinamiche che accompagnano e precedono l'Assise sinodale. Nell'intento di mobilitare (in vari modi) un'opinione pubblica cattolica fedele alla vera dottrina della Chiesa, da mantenersi ad ogni costo, opinione che possa anche influire sia su quanto si muove nell'agone politico in tema di sovvertimenti socio-antropologici, prim'ancora che morali e spirituali che sulle decisioni che dovrà prendere il Sinodo e il Papa dopo il Sinodo. La temperie che stiamo attraversando è diversa da ogni altra, mentre quello di Ottobre non è un sinodo come gli altri e può rappresentare una svolta, il momento nel quale scoppierà il tumore che nella Santa Chiesa si è diffuso da cinquant'anni. 

Gli orrori dell'ideologia di genere: la menzogna del "gender mainstreaming" e il "caso Reimer"
1. Un autore tedesco demolisce l’ideologia di genere. Data la tragica attualità assunta dal fenomeno dell’omosessualismo, le cui istanze depravate sono state accolte nelle direttive delle grandi organizzazioni internazionali (ONU in testa) e nelle legislazioni di ormai numerosi paesi “occidentali”, che si stanno spingendo sempre più verso l’abisso, con l’instaurazione di un sistema scolastico corruttivo di fanciulli e fanciulle in tenera età o quasi,  mi sembra utile riproporre all’attenzione dei cattolici il breve ma incisivo saggio del giornalista e pubblicista tedesco Volker Zastrow, tre edizioni fra il 2006 e il 2010, che analizza in modo esemplarmente critico la “filosofia di genere”, ideologia partorita dalla pseudocultura femminista e gay, che delira di una supposta natura “sociale” e non “naturale” del sesso[1]. Questa ideologia viene utilizzata, come se fosse una cosa seria, per giustificare il riconoscimento, la protezione e la diffusione dell’omosessualità (maschile e femminile) da parte dei governi. In Germania e Svizzera, nell’area prossima ai cattolici fedeli alla Tradizione della Chiesa, si è sviluppata in questi anni una pubblicistica che ha sottoposto a valide e ben documentate critiche i fondamenti di quest’ideologia, dimostrandone la totale inconsistenza[2]. Anche in Italia, in questi ultimi anni, in campo cattolico (quello dei cattolici fedeli alla Tradizione della Chiesa) è apparsa una pubblicistica che si sta coraggiosamente e validamente battendo contro questa infame ideologia, nonostante l’atteggiamento scandalosamente ambiguo (quando non addirittura complice) finora tenuto verso di essa da diversi membri della Gerarchia, la cui Suprema Autorità si è finora ben guardata dall’intervenire con un documento dottrinale (come sarebbe suo specifico  d o v e r e ,  Lc 22, 32) che definisse e condannasse nel dovuto modo (alla luce delle verità di fede e della morale cristiana) le aberrazioni di cui quell’ideologia si fa portatrice e le gravi ed inaccettabili conseguenze che esse hanno per la società tutta[3].

domenica 2 agosto 2015

C'è bisogno di parlare prima che sia troppo tardi

“Nessuno tocchi Caino” . Ci serve per uccidere Abele.

E, dopo Danilo Quinto, ecco Maurizio Blondet [qui]

Un amico mi gira l’agenzia (Zenit, cattolica) che annuncia: Papa Francesco premiato dai radicali come “Abolizionista dell’Anno 2015”. Chissà perché non mi indigno più. Sua Simpatia aderisce da anni a tutte le battaglie radicali. Pannella lo ama e ne è riamato, per non parlare di Emma Bonino, con cui ha dimostrato una calda vicinanza.

Ha parlato contro la pena di morte.  Di più:  s’è pronunciato anche contro l’ergastolo, “pena di morte nascosta”, fra gli applausi di Nessuno Tocchi Caino. In nome, della “suprema dignità della persona umana ”, il colpevole di omicidi efferati deve uscire presto dalla galera.

Se il Vicario di Cristo accetta le lusinghe di Pannella

Con questo testo Danilo Quinto inizia una collaborazione diretta con Chiesa e post-concilio, che avrà cadenza settimanale. Una voce chiara e forte sugli argomenti che ci interpellano dall'orizzonte ecclesiale e politico con intrecci e connubi inediti e impensabili prima di questo pontificato.
Approfitto per ricordare il suo Ancilla hominis. La Chiesa è il corpo mistico dell'uomo? [qui e qui]. Il libro è acquistabile dal sito delle Edizioni Radio Spada o inviando una e-mail all'autore: pasqualedanilo.quinto@gmail.com
Dell'argomento di oggi, ho trovato traccia su Avvenire, asetticamente convenzionale; nei contesti normalizzatori e/o pedissequamente allineati figuriamoci se ci si scandalizza...


«Non mi meraviglierei – scrissi tempo fa in un articolo dedicato alla telefonata di Bergoglio a Pannella – se il leader radicale si apprestasse a conferire al Papa la tessera d’onore del suo partito. Non mi stupirei neanche che il Papa l’accettasse, coronando così il sogno ancestrale di Pannella: quello di parlare ai cattolici – componenti del fiume carsico, come lui lo chiama, della storia radicale – dalla loggia di San Pietro. Non accanto al Papa, ma da solo».

La tessera non è ancora arrivata, ma siamo molto vicini. L’altro giorno, Bergoglio è stato insignito del premio «Abolizionista dell’anno», da «Nessuno tocchi Caino», l’organizzazione affiliata ai radicali, che si occupa della pena di morte nel mondo.

Oltre a Marco Pannella, ai responsabili di Nessuno tocchi Caino – tra i quali l’ex appartenente a Prima Linea, Sergio D’Elia, che opera nell’organizzazione insieme a Valerio Fioravanti e Francesca Mambro – alla conferenza stampa di presentazione del rapporto annuale sulla pena di morte, erano presenti, tra gli altri, il Ministro della Giustizia, Andrea Orlando e il sottosegretario al Ministero alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Sandro Gozi (iscritto al Partito Radicale) e Flaminia Giovanelli, sottosegretario del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, che ha definito uno «stimolo» essere presente nella sede del Partito Radicale. Di quale «stimolo» si tratti, solo lei lo sa.

sabato 1 agosto 2015

Terzo Pellegrinaggio all’Aurora dell’Assunta a Grottammare Alta, città di Papa Sisto V

Anche quest’anno abbiamo il piacere di invitarti al 3° Pellegrinaggio all’aurora dell’Assunta il 15 Agosto, solennità della Santissima Madre di Dio Assunta in Cielo, si svolgerà la processione religiosa dalla Chiesa di Sant’Agostino alla Chiesa Parrocchiale di San Giovanni Battista in Piazza Peretti nel Vecchio Incasato di Grottammare Alta, la città di Papa Sisto V, dove sarà celebrata la Santa Messa Cantata nel venerabile rito romano antico, dal Rev.do Don Andrea Leonesi, disciplinata dal Motu Proprio Summorum Pontificum in Canto Gregoriano e con i canti tradizionali mariani.
Sabato 15 Agosto:
Inizio Processione Chiesa di Sant’Agostino dalle ore 5,15, verso la Chiesa di San Giovanni dove sarà Celebrata la Santa Messa Solenne Chiesa ore 5,45.
Si ringrazia il Rev.mo Don Giorgio Carini Parroco di Grottammare Alta sempre pronto ad accoglierci e all’Amministrazione Comunale nella persona del Sindaco che ha dato il patrocinio per il Pellegrinaggio. [Fonte]

Uno scheletro di Messa per una Chiesa scheletrica

Editoriale "Radicati nella fede" - Anno VIII n° 8 - Agosto 2015

Attendevano una nuova Chiesa, per questo si sono messi a cambiare la messa.
Volevano una chiesa con nuovi dogmi e nuova morale, allora hanno dovuto ritoccare la messa cattolica, così tanto da renderla uno scheletro di se stessa.
E a messa scheletrica, corrisponde uno scheletro di Chiesa, fatta di una dogmatica e una morale scheletriche.

Lo dicevamo il mese scorso [Non archeologisti, ma figli della Chiesa]: la nuova liturgia ha preteso di saltare due millenni di storia cristiana, con l'illusione di ricollegarsi ad un mitico inizio del cristianesimo. Hanno detto, i signori della riforma post-conciliare, che occorreva semplificare, per far emergere la nobile essenzialità del rito cattolico. Hanno ritenuto sostanzialmente negativo tutto il lavoro di secoli e secoli che la Chiesa aveva fatto, per rendere sempre più limpido ed educativo il rito cattolico. Hanno tolto e tolto, considerando quasi tutto aggiunta negativa, e ne è venuto fuori uno scheletro di messa. Una messa piena di vuoti e di non-detto, vuoti e non-detto riempiti dalla fantasia del celebrante e dei fedeli.

2 agosto. Santa Messa tradizionale a Torino

Associazione Cardinal G. Saldarini
per la liturgia latino-gregoriana “Summorum Pontificum”
(Coetus fidelium stabiliter existens ex art. 5 M.P. Summorum Pontificum
et art. 15. Instr. Universae Ecclesiae)

S. Messa cantata latino-gregoriana in forma straordinaria
X Domenica dopo Pentecoste

Domenica 2 agosto 2015 - ore 19.30
Parrocchia di S. Gioacchino 
Corso Giulio Cesare 10 bis, Torino

Programma musicale della celebrazione:  proprio gregoriano del giorno parzialmente salmodiato -Kyriale XI (Orbis Factor, in dominicis per annum, secc. X-XV)- Credo III - O Esca viatorum (H. Isaac, + 1517, testo di S. Tommaso d'A.) - Salve Regina (t. simplex) - Giù dai colli (Rastello-Gregorio, 1929, inno per la beatificazione di S. Giovanni Bosco) - Improvvisazioni per organo sul proprio gregoriano del giorno e C.Tournemire, Comunion de l'Office de la Xeme dimanche après la Pentecote.
Organo Vincenzo Mascioni 1952 - Organista Marco Capello

Al termine della S. Messa: Seconda questua per il sostegno delle attività della Associazione Card. Saldarini

venerdì 31 luglio 2015

Il perdono di Assisi. «Non anni, ma anime!»

Si tratta di un testo già proposto. Ma giova riprenderlo ogni anno.

Una notte dell’anno del Signore 1216, Francesco era immerso nella preghiera e nella contemplazione nella chiesetta della Porziuncola, quando improvvisamente dilagò nella chiesina una vivissima luce e Francesco vide sopra l’altare il Cristo rivestito di luce e alla sua destra la sua Madre Santissima, circondati da una moltitudine di Angeli. Francesco adorò in silenzio con la faccia a terra il suo Signore! Gli chiesero allora che cosa desiderasse per la salvezza delle anime.

La risposta di Francesco fu immediata: “Santissimo Padre, benché io sia misero e peccatore, ti prego che a tutti quanti, pentiti e confessati, verranno a visitare questa chiesa, conceda ampio e generoso perdono, con una completa remissione di tutte le colpe”. “Quello che tu chiedi, o frate Francesco, è grande – gli disse il Signore -, ma di maggiori cose sei degno e di maggiori ne avrai. Accolgo quindi la tua preghiera, ma a patto che tu domandi al mio vicario in terra, da parte mia, questa indulgenza”.

E Francesco si presentò subito al Pontefice Onorio III che in quei giorni si trovava a Perugia e con candore gli raccontò la visione avuta. Il Papa lo ascoltò con attenzione e dopo qualche difficoltà dette la sua approvazione. Poi disse: “Per quanti anni vuoi questa indulgenza?”. Francesco scattando rispose: “Padre Santo, non domando anni, ma anime”. E felice si avviò verso la porta, ma il Pontefice lo chiamò: “Come, non vuoi nessun documento?”. E Francesco: “Santo Padre, a me basta la vostra parola! Se questa indulgenza è opera di Dio, Egli penserà a manifestare l’opera sua; io non ho bisogno di alcun documento, questa carta deve essere la Santissima Vergine Maria, Cristo il notaio e gli Angeli i testimoni”.

Quando la teologia e l’esegesi vengono piegate a presunte esigenze pastorali. Intervista a Silvio Brachetta

Riprendo dal sito dell'Osservatorio internazionale cardinale van Thuân [qui]. Puntualizzazione sulla posizione di Silvio Brachetta nei confronti di p. Innocenzo Gargano [vedi nel blog] e, a seguire, interessante intervista a cura di Stefano Fontana.


Silvio Brachetta, giornalista e collaboratore del nostro Osservatorio, studioso di San Bonaventura da Bagnoregio ma non meno preparato sui Padri della Chiesa e sulla teologia in genere, è intervenuto in un dibattito a livello nazionale e i suoi scritti polemici sono stati pubblicati nel noto blog di Sandro Magister Settimo Cielo. La disputa riguardava alcuni scritti del teologo camaldolese padre Guido Innocenzo Gargano. Su di essi Brachetta ha fatto da apripista, altri teologi sono in seguito intervenuti da varie parti del mondo per contestare la dubbia visione del padre camaldolese.

La tesi di padre Gargano

Riepiloghiamo brevemente. Fra Gargano in un saggio pubblicato sull’Urbanian University Journal, poi ripreso su Settimo Cielo, sosteneva che Gesù Cristo, pur avendo insegnato l’indissolubilità del matrimonio, non avrebbe tuttavia rigettato completamente la “legge vecchia” di Mosè che permetteva il divorzio. Mosè lo aveva fatto – così disse Gesù – per la “durezza del loro cuore”, ma questa durezza del cuore – sostiene Gargano – c’è anche oggi nei coniugi che si sono separati e che hanno costituito una nuova coppia. Nei loro confronti Gesù avrebbe usato misericordia ancor più di Mosè, perché la sua “legge nuova”, enunciata nel discorso delle beatitudini, toglie l’asprezza e il legalismo della legge vecchia.