mercoledì 2 settembre 2015

Il superiore del distretto italiano della FSSPX: "Felici per il gesto paterno"

Il Tempo di oggi pubblica una intervista a don Pierpaolo Petrucci, Superiore del Distretto italiano della FSSPX.

«Quello che ha fatto Papa Francesco è incredibile, è bellissimo, siamo felicissimi, tutti quanti, i cinque sacerdoti, i due frati, i volontari, e anche le cinque suore francesi che stanno qui». Quello di ieri è stato un giorno di festa per la Comunità sacerdotale San Pio X in via Trilussa 45 ad Albano, alle porte di Roma. Ma è un volontario a risponderci al telefono per primo dal priorato lefebvriano, che è anche il quartier generale del Superiore del distretto d’Italia, don Pierpaolo Petrucci, e dove vive anche il priore, don Aldo Rossi. Gli chiediamo di passarci i numeri "uno" e lui ci risponde così: «Quelli stanno sempre in ginocchio a pregà, mica so’ come i preti moderni. Adesso (è pomeriggio inoltrato, ndr.) hanno appena finito il Rosario e leggono il breviario» dice invitandoci a richiamare più tardi. È sera quando parliamo con il Superiore dei lefebvriani italiani.

Danilo Quinto. «Due etti all’amatriciana»

La Lettera indirizzata a Mons. Rino Fisichella, presidente del Consiglio pontificio per la promozione della nuova evangelizzazione presenta diversi risvolti oltre a quello riguardante la FSSPX. Oggi Danilo Quinto si lascia interpellare dall'accenno all'amnistia, che evoca sull’agenda istituzionale la politica carceraria e possibili provvedimenti di clemenza. Certamente non è un appello di ordine giuridico, ma porta comunque acqua al mulino di uno dei 'pallini' dello storico leader dei Radicali, la cui esultazione, ampiamente pubblicizzata, la dice lunga sull'impatto provocato da ogni esternazione papale.

«Evviva Papa Francesco, per il coraggio, soprattutto quando si esprime per dare forza alla legalità». Così, Marco Pannella, dopo aver appreso della lettera scritta da Bergoglio a Mons. Rino Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per la Nuova evangelizzazione e responsabile del Giubileo che si aprirà il prossimo 8 dicembre: 
«Il Giubileo ha sempre costituito l'opportunità di una grande amnistia, destinata a coinvolgere tante persone che, pur meritevoli di pena, hanno tuttavia preso coscienza dell'ingiustizia compiuta e desiderano sinceramente inserirsi di nuovo nella società portando il loro contributo onesto. A tutti costoro giunga concretamente la misericordia del Padre che vuole stare vicino a chi ha più bisogno del suo perdono. Nelle cappelle delle carceri potranno ottenere l'indulgenza, e ogni volta che passeranno per la porta della loro cella, rivolgendo il pensiero e la preghiera al Padre, possa questo gesto significare per loro il passaggio della Porta Santa, perché la misericordia di Dio, capace di trasformare i cuori, è anche in grado di trasformare le sbarre in esperienza di libertà». 
Padre Lombardi, il portavoce, che ha il compito improbo d’interpretare Bergoglio, sostiene: «Non è un appello di carattere giuridico: si tratta di una lettera indirizzata a mons. Fischella, quindi interna alla Chiesa, non alle autorità italiane. Se volesse chiedere l'amnistia, lo farebbe con altre modalità». Quali? Telefonate a Mattarella o al Ministro della Giustizia o a Pannella? Inviti in sala Nervi alla Bonino insieme ai bambini? Conversazioni con Scalfari? Messaggi al Parlamento? Encicliche? Forse è un’idea. Meglio, d’altra parte, parlare di giustizia piuttosto che di condizionatori d’aria, come nell’ultima.

La Messa dell'assemblea culla l'agnosticismo

Editoriale "Radicati nella fede" - Anno VIII n° 8 - Settembre 2015

Ciò che non c'è più nella Messa, scompare inevitabilmente anche dalla vita cristiana. È solo questione di tempo, e nemmeno molto.
Così è stato con l'ultima riforma liturgica: i “vuoti” del rito sono diventati “vuoti” del nuovo cristianesimo.
Ne vorremmo sottolineare uno tra tutti: la scomparsa del submissa voce per il prete, che corrisponde all’assenza del silenzio per i fedeli. Ci sembra questo uno dei punti che più evidentemente indicano un cambiamento radicale nel rito cattolico. D'altronde è questo che soprattutto appare come scandaloso, per i fedeli che oggi si imbattono nella Messa tradizionale: le lunghe parti in cui il sacerdote, specialmente nel canone, pronunciando le parole sottovoce, non fa sentire alcunché ai fedeli, obbligandoli al silenzio.
Più volte abbiamo constatato che è questo a far problema, più dell'uso del latino.

martedì 1 settembre 2015

Facoltà di assolvere ai sacerdoti della FSSPX durante l'Anno Santo.

Aggiornamento:
Comunicato della Fraternità San Pio X
La Fraternità San Pio X apprende dalla stampa le disposizioni che Papa Francesco ha preso in occasione del prossimo Anno santo. Nell'ultimo paragrafo della sua lettera indirizzata questo 1° settembre 2015 a Mons. Rino Fisichella, presidente del Consiglio pontificio per la promozione della nuova evangelizzazione, il Santo Padre scrive: «Per mia propria disposizione stabilisco che quanti durante l’Anno Santo della Misericordia si accosteranno per celebrare il Sacramento della Riconciliazione presso i sacerdoti della Fraternità San Pio X, riceveranno validamente e lecitamente l’assoluzione dei loro peccati».
La Fraternità San Pio X esprime la sua riconoscenza al Sommo Pontefice per questo gesto paterno. Nel ministero del sacramento di penitenza essa si è sempre appoggiata con assoluta certezza sulla giurisdizione straordinaria che conferiscono le Normae generales del Codice di diritto canonico. In occasione di questo Anno santo il Papa vuole che tutti i fedeli che desiderano confessarsi ai sacerdoti della Fraternità San Pio X possano farlo senza che nessuno possa porre la minima obiezione.
In occasione di questo anno di conversione, i sacerdoti della Fraternità San Pio X avranno a cuore di esercitare con una generosità rinnovata il loro ministero al confessionale, seguendo l’esempio di dedizione continua che il santo Curato d’Ars ha dato a tutti i sacerdoti. Menzingen 1° settembre 2015

Questo l'altisonante titolo di Vatican Insider di oggi. Il tutto nel novero del Giubileo della Misericordia... 
«L'approccio pastorale di Francesco e la sua preoccupazione per la salvezza delle anime: ecco ciò che unisce le decisioni di concedere a tutti i preti di perdonare l'aborto, ai carcerati di ottenere l'indulgenza e ai fedeli della Fraternità San Pio X di essere validamente e lecitamente assolti dai loro preti».
[...] Ancora, l'identico criterio entra in gioco nella decisione di rendere sempre pienamente valide e legittime le confessioni dei fedeli della Fraternità San Pio X durante l'Anno Santo. In attesa di passi ulteriori, di chiarimenti teologico-dottrinali, di sistemazioni canoniche... Francesco parla di quanto gli hanno raccontato alcuni vescovi del mondo, circa le difficoltà vissute da questi fedeli. E pensando a loro, al bene delle loro anime, il Successore di Pietro intende sanare interamente alla radice e togliere qualsiasi dubbio sulla validità e sulla piena liceità delle assoluzioni e delle confessioni celebrate dai sacerdoti appartenenti alla Fraternità fondata dall'arcivescovo tradizionalista Marcel Lefebvre.

Queste le precise parole del papa dalla Lettera per l'indulgenza in occasione del Giubileo :
[...] Un’ultima considerazione è rivolta a quei fedeli che per diversi motivi si sentono di frequentare le chiese officiate dai sacerdoti della Fraternità San Pio X. Questo Anno giubilare della Misericordia non esclude nessuno. Da diverse parti, alcuni confratelli Vescovi mi hanno riferito della loro buona fede e pratica sacramentale, unita però al disagio di vivere una condizione pastoralmente difficile. Confido che nel prossimo futuro si possano trovare le soluzioni per recuperare la piena comunione con i sacerdoti e i superiori della Fraternità. Nel frattempo, mosso dall’esigenza di corrispondere al bene di questi fedeli, per mia propria disposizione stabilisco che quanti durante l’Anno Santo della Misericordia si accosteranno per celebrare il Sacramento della Riconciliazione presso i sacerdoti della Fraternità San Pio X, riceveranno validamente e lecitamente l’assoluzione dei loro peccati.

È di un attivista Lgbt il rapporto della Chiesa svizzera al Sinodo

Il 5 maggio 2015 la Conferenza episcopale Svizzera emise un comunicato stampa riguardo all'imminente sinodo di ottobre per informare la popolazione sui risultati emersi dalle risposte al secondo questionario della Santa Sede; il primo questionario era stato somministrato in vista del sinodo del 2014. Era quindi la seconda volta che la Chiesa, tramite le diocesi del mondo intero, sollecitava il popolo cattolico a dire la sua riguardo alla dottrina cattolica in fatto di morale.

Il questionario vaticano era piuttosto difficile e farraginoso. Così la CES, con spirito pratico ed efficienza tipicamente elvetica incaricò un organismo specializzato, la sua Commissione Pastorale, di elaborare un formulario più agile compilabile anche via web, e di redigere pure la bozza della relazione conclusiva in seguito all'elaborazione dei dati.
Ecco un estratto di quel comunicato stampa:

Accorato appello ai sacerdoti del Triveneto a favore della Messa Tridentina di Mirano

Spett. Chiesa e Postconcilio,
Vorremmo che pubblicaste gentilmente sul Vs. sito/blog un nostro accorato appello rivolto a tutti i sacerdoti, specialmente dell'area del Triveneto, in grado ci celebrare la Messa Tridentina.

Sono il portavoce del gruppo stabile "Gruppo Fedeli Miranesi", che dal 2012 cura la celebrazione mensile della Santa Messa di sempre nella parrocchia di San Leopoldo Mandic a Mirano (Diocesi di Treviso, Provincia di Venezia).

Ebbene, attualmente la Messa è officiata ogni secondo sabato del mese alle 16.30, ma vorremmo presto iniziare a celebrarla due volte al mese (precisamente il quarto sabato alla stessa ora). Purtroppo, il sacerdote che attualmente celebra per noi, incaricato dalla Curia di Treviso, non può venire a Mirano più di una volta al mese, poiché è molto impegnato nella parrocchia in cui risiede.

L'unica possibilità per noi è quella di individuare uno o più sacerdoti che si rendano disponibili a venire a Mirano per celebrare la Messa ogni quarto sabato del mese.

lunedì 31 agosto 2015

Immigrazione e “parolinate”: osservazioni di cattolici

Riprendiamo dal sito bergoglionate :

Sì, parolinate, quelle espresse dal cardinale Segretario di Stato del Santo Padre Francesco, Pietro Parolin e perché, diciamocelo onestamente, qui due sono le cose: o si finge di non sapere, o si finge sapendo di fingere (non vogliamo usare di proposito il termine mentire perché sarebbe tutto un altro discorso).
Radio Vaticana ha riportato stralci dell’omelia di Parolin alla Messa al Policlinico Gemelli e dopo aver tentato di spegnere l’incendio acceso dal piromane segretario della CEI Galantino, a chi accusa la Chiesa di ingerenza quando parla di immigrazione, il cardinale risponde così:
“Io credo che la Chiesa deve parlare e deve parlare anche su questo tema dell’immigrazione, soprattutto nel senso di chiedere a tutti uno spirito e un’apertura all’accoglienza, a non avere paura dell’altro, e a cercare di integrare le differenze per costruire un mondo più giusto e solidale”.
E di questo vogliamo parlare anche noi non solo perché siamo “membra vive della Chiesa”, ma perchè siamo anche cittadini di questa Nazione, ed essendo nel mezzo (tra voi Pastori e i politici) spesso veniamo tirati di qua e di la e di questo, scusate, siamo anche un po’ stufi, soprattutto quando non si dicono le cose come stanno.
Siamo stanchi di questo idolo invocato quale “spirito di apertura” e di accoglienza, soprattutto quando lo Stato Vaticano non ci dice dove dobbiamo accoglierli, in quali strutture e soprattutto chi deve pagare?

L'Occidente non ha più né guide né difensori

Cominciano a fioccare i commenti di laici non allineati. Farebbero bene governanti e gerarchie a non sottovalutare il senso comune
L'articolo che segue è stato pubblicato, a firma di Francesco Alberoni, su Il giornale di ieri.

L'invasione degli islamici avviene nel disinteresse dell'Europa e degli Usa 
Il Papa e il presidente Mattarella dicono che c'è una Terza guerra mondiale. No, sbagliano, non c'è nessuna Terza guerra mondiale.

Quello che è in atto è l'invasione dell'Europa da parte di popolazioni asiatiche ed africane. Un'Europa che non si difende e non le respinge, anzi le accoglie e le aiuta. I problemi nasceranno e diventeranno più gravi domani, quando queste popolazioni saranno aumentate enormemente e avranno dato luogo a nuove configurazioni e a nuovi conflitti etnici, religiosi e politici. Ma per ora né i governanti né gli intellettuali né i giornalisti europei se ne preoccupano. [1]

Danilo Quinto. Le lacrime di coccodrillo di Massimo D'Alema

L'articolo di Danilo Quinto che pubblichiamo questa settimana, nell'incipit, tira in ballo D'Alema. In fondo non è proprio lui tra coloro che hanno sostenuto Mario Monti, seguendo le direttive dell’eurocrazia oligarchica dei soliti noti: Draghi, Goldman Sachs, Merkel e compagnia? D'altronde egli ha avuto il potere, è stato al governo; ma quale progettualità ha mai promosso insieme alla sua consorteria? Può permettersi, ora, di lanciare proposte condite da frecciate caustiche? Tutto il resto non è che un'altra faccia della stessa medaglia. Lobbies e consorterie non affliggono solo la Chiesa; ma credo sia consequenziale...

«Non dico che bisogna sempre ispirarsi al passato ma nemmeno sputarci sopra per far finta di essere grandi», dice un piccato Massimo D'Alema, rispondendo a Matteo Renzi, che nei giorni scorsi aveva criticato il ventennio di «berlusconismo e antiberlusconismo», attribuendo alla «rissa permanente ideologica» i ritardi dell'Italia. D’Alema aggiunge che il Partito Democratico dovrà presto decidere se «allearsi con la destra o ricostruire il centrosinistra»: «Sono due alternative e ci troveremo di fronte a questa scelta: andremo alle elezioni con Alfano, Cicchitto e Verdini o cercheremo di ricostruire il centrosinistra?».

L’ex Presidente del Consiglio è fin troppo ferrato in politica, per non comprendere che a Renzi di questo problema non importa un bel nulla. L’«asso pigliatutto» per eccellenza, il «rottamatore» che nulla ha rottamato, lo scopritore di giovani fanciulle che dovrebbero occuparsi di riforma della pubblica amministrazione o di quella costituzionale, il dispensatore di promesse mai mantenute, non fa alleanze tenendo presenti progetti o visioni per la società che deve governare. Fa alleanze di potere. Se gli serve Berlusconi, firma con lui il «Patto del Nazareno» e in base a questo fa fuori il suo predecessore, rivolgendogli un momento prima l’hashtag «enricostaisereno».

domenica 30 agosto 2015

Don Elia. Lampada che arde e risplende

Lampada che arde e risplende, Giovanni Battista, il Precursore del Messia, ha pagato con la vita la sua fedeltà alla verità divina.

L’antichità conosceva il valore del matrimonio. Pur ammettendo de iure il ripudio e tollerando de facto certe intemperanze comportamentali, il diritto romano sanciva e tutelava l’inviolabilità dei patti liberamente contratti, compreso quello coniugale. Nell’Antica Alleanza la santità del matrimonio, protetta da una legislazione molto severa, era fondata sull’originaria volontà del Creatore: «Per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà alla sua sposa e i due saranno una carne sola» (Gen 2, 24). Nella Nuova Alleanza, fin dalle origini, l’unione legittima di un uomo e di una donna, santificata dal Verbo incarnato mediante il sacramento da Lui istituito, è stata elevata ad immagine dell’unione di Cristo con la Chiesa. La continuità tra la legge naturale e quella rivelata è in questo caso quanto mai evidente; ogni persona ragionevole può agevolmente riconoscerla, né può ragionevolmente metterla in discussione.

Rispetto a quanto, fino a neanche mezzo secolo fa, era sentire comune e dottrina giuridica certa, la situazione attuale risulta semplicemente sconvolgente. Un abisso di decadenza ci separa dai nostri genitori o – per chi è più giovane – dai nostri nonni: in pochissimi decenni è avvenuto un cambiamento talmente profondo e radicale che non se ne ha nemmeno coscienza. L’uomo moderno ha perso la memoria, non solo del remoto passato, ma anche di quello recente. Il cumulo di macerie affettive in cui tanti si dibattono cercando invano una via d’uscita è risultato, fra l’altro, anche di decisioni collettive che, in nome della democrazia, sarebbe stato impensabile non assecondare: non possiamo – si ripeteva negli ambienti cattolici – imporre agli altri la nostra visione… Anche in questo caso, purtroppo, una volta apertasi una crepa nella diga, l’enorme pressione dell’acqua l’ha travolta, lasciando dietro di sé devastazione e rovine.