sabato 28 febbraio 2015

Chiesa e preti senza carita’ : “perché non c'era posto per loro”

Riprendo, da MiL, l'ennesima denuncia dell'ostracismo dei misericordiosi. ne avevamo parlato qui.

Una ( triste ) realtà dei nostri ( tristi) giorni.
C’era una volta in una ridente città di provincia un bel gruppo di fedeli, variegato per età e per condizione sociale, unito dall’entusiasmo comune di lodare Dio con le espressioni liturgiche dei loro padri.
Pregavano assieme ad un piccola comunità di frati : perfetta attuazione dell’ideale “cor unum” di cui tanti parlano ma che pochi riescono ad attuare.
Due anni fa in piena estate comunicarono ai fedeli che i fraticelli non avrebbero più potuto celebrare la Messa antica …
La Provvidenza Divina volle però che la celebrazione della S.Messa Gregoriana non subisse interruzione alcuna in quella città e in quella chiesa : ai frati "impediti" infatti subentrò  un giovane e bravo prete venuto “dalla fine del mondo” che, grazie al suo indiscusso carisma e alle belle ed ispirate omelie, ha fatto pure raddoppiare il numero dei fedeli (anche da località  lontane)   .
Il gruppo cresceva e si rendeva meritevole di bellissimi gesti di carità verso Dio (culto) e verso i bisognosi.

Torino. II Domenica di Quaresima Tradizionale “Reminiscere”

Associazione Cardinal G. Saldarini
per la liturgia latino-gregoriana “Summorum Pontificum”
(Coetus fidelium stabiliter existens ex art. 5 M.P. Summorum Pontificum
et art. 15. Instr. Universae Ecclesiae)
Domenica 1 marzo 2015, ore 17,00
S. Messa cantata in forma straordinaria (messale latino/gregoriano del 1962 di S. Giovanni XXIII)
II Domenica di Quaresima “Reminiscere”
Santuario di San Giuseppe
V. S. Teresa, 22 - TORINO

Programma musicale della celebrazione:
Proprio gregoriano del giorno parzialmente salmodiato Kyriale delle domeniche di Avvento e Quaresima (XVII, Kyrie t. 6) –– Credo IIIParce Domine (responsorio gregoriano) – Ave Verum (antifona gregoriana) – Attende Domine (responsorio gregoriano) - Ave Regina Coelorum (t. simplex) – Tu es Petrus con versetti e oremus (nella ricorrenza della Cattedra di S. Pietro) - Pietà Signor (Inno di L. Perosi)

II Domenica di Quaresima Tradizionale a Viguzzolo

Domenica 1 marzo 2015 - ore 17.00
Chiesa parrocchiale della Beata Vergine Assunta
Via Roma 2, Viguzzolo (AL)

SANTA MESSA CANTATA
PER LA II DOMENICA DI QUARESIMA
nella forma straordinaria del Rito Romano Antico

ORDINARIUM MISSAE:
Missa Orbis Factor (gregoriano)
Credo 3 (gregoriano)

PROPRIUM MISSAE:
Introitus: Reminiscere (gregoriano)
Graduale: Tribulationes (gregoriano)
Tractus: Confintemini Domino (gregoriano)
Offertorio: Meditabor in mandatis tuis (gregoriano)
Christus factus est (M. Asola)
Communio: Intellige clamorem (gregoriano)
Cristo ver uomo e Dio (Lauda)
Finale: Anime affatigate e sitibonde (Lauda)

Il servizio musicale della celebrazione liturgica sarà curato da:
Associazione Musicale “Audite Nova”, Voghera (PV)
Direttore - Mario Giaccoboni

28 febbraio. A due anni dalle dimissioni: Giornata di preghiera

Fonte: La Vigna del Signore

venerdì 27 febbraio 2015

Venerdì. Preghiera di Riparazione

Ricordo che oggi, Venerdì, è il giorno della Preghiera di Riparazione.
O Dio, che nella tua misericordia ti sei degnato di elargire i tesori infiniti del tuo amore nel Cuore del Figlio tuo, trafitto per i nostri peccati, concedi che, rendendoGli il devoto omaggio della nostra pietà, possiamo compiere anche l’ufficio di una degna riparazione
Pertanto: ripariamo! Affrettiamo il trionfo della Chiesa di Cristo: torni quanto prima a risplendere della luce del suo Signore nelle parole e nella vita dei suoi figli, perché il mondo creda.
Per comodità di chi legge e per chi conoscesse l'iniziativa solo solo ora, invito a leggere qui (preghiere e alcune indicazioni).

Ci prepariamo al cinquecentenario

Esistenzialmente periferico [qui] semplice, diretto, efficace.

  • 31 ottobre 1517: Martin Lutero si rifugia nell'eresia. 
  • 15 giugno 1520: papa Leone X minaccia di scomunica Lutero, con la bolla Exsurge Domine, se quest'ultimo non avesse ritrattato entro 60 giorni le sue eresie. 
  •  3 gennaio 1521: papa Leone X, con la bolla Decet Romanum Pontificem, scomunica finalmente Lutero.

Pertinaci chiusure che sembrano andare contro corrente

C'è chi continua imperterrito a distribuire dal web patenti di eresia dove non dovrebbe. E non gli è bastato che ciò - insieme ad altro - gli sia costato l'adesione di mons. Antonio Livi ad  un certo sodalizio. 
Poiché è citata come fosse verità rivelata l'ultima infelice mossa di mons. Semeraro, vescovo di Albano [qui], già confutata con un Comunicato ufficiale [qui], osserviamo come il vescovo evoca il problema canonico, che diventa la foglia di fico per nascondere l'ortodossia della FSSPX ed eludere i rischi di eresia post-conciliari. Chiavistello che non vuol discutere la dottrina, mentre la Fraternità Sacerdotale di San Pio X non fa altro che manifestare pubblicamente in maniera tenace e ardente i fondamenti della fede, senza averne cambiato uno iota.
Cos'è dunque che farebbe addirittura equiparare, con evidente capziosità basata sul nulla la Fraternità al modernismo, autentica eresia che sta dilaniando la Chiesa del nostro tempo? Sono incongruenze che non abbiamo mancato di rilevare in precedenti articoli. Ma si preferisce sparare a zero su quanto non rientra nella propria visuale, con la tattica già ben evidenziata qui dalla nostra lettrice Anna, che riguarda sia le persone che alcuni ambiti ecclesiali presi di mira con ostinata protervia.
« Certe strategie dialettiche si pongono come strumenti di confusione che mirano, nella discussione ad evitare di entrare nel merito delle questioni, gravi, che dividono il mondo cattolico (falso/vero) in materia di fede e di morale, spostando l’attenzione dall’oggetto della discussione alla persona che discute, la quale viene catalogata, inserita in una categoria, creata artatamente al fine di potere stigmatizzare la categoria (e dunque l’interlocutore nella quale viene inserito o nella quale l’interlocutore stesso si auto-inserisce), attraverso l’attribuzione ad essa di connotazioni negative di tipo ideologico e più spesso psicologico-spirituale-comportamentale ».
Per ripareggiare la verità, riproponiamo di seguito le mie considerazioni dell'epoca, che restano di pertinente attualità, integrate con i fatti che rivelano sviluppi più recenti che vedono coinvolta anche la Congregazione per la dottrina della fede, che ci auguriamo possa ancora contare qualcosa nella liquidità che ci sta sommergendo. È solo per grazia che non siamo in apnea.

Una strana chiusura che sembra andare contro corrente

Sembra essersi scatenata una campagna contro la Fraternità di San Pio X in palese controtendenza con le recenti aperture dell'Ecclesia Dei, nella persona di Mons. Pozzo. A queste aperture, dobbiamo aggiungere, ben più recentemente, la visita di Mons. Schneider al Seminario di Winona [qui] e quella del Cardinale Walter Brandmüller, presidente emerito del Pontificio Comitato di Scienze Storiche, al Seminario di Zaitzkofen Herz Jesu (Germania). Non dimentichiamo che questi incontri costituiscono ufficialmente le modalità in cui proseguono gli scambi dottrinali tra la Fraternità San Pio X e le autorità romane «in un quadro più ampio e meno formale degli incontri precedenti», secondo la decisione presa nel corso della riunione di Mons. Fellay con il cardinale Gerhard Ludwig Müller Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, il 23 settembre 2014. Questi incontri sono l'occasione per i visitatori di conoscere maggiormente la Fraternità San Pio X e rendersi quindi meglio conto del lavoro svolto dalle opere della Tradizione.

Tornando alla questione Semeraro, notavo come la stampa enfatizzasse la Notificazione ai parroci sulla «Fraternità San Pio X» del Vescovo di Albano, che non faceva altro che dare la fotografia della situazione dal punto di vista dell'ancora non raggiunta regolarizzazione canonica, ma determinava improvvide sanzioni nei confronti dei fedeli, senz'alcun fondamento canonico.

Anche allora eravamo di fronte ad una campagna mediatica [qui], che chiamava in causa, con titolone ad effetto, direttamente il Papa. Non sappiamo fino a che punto - ora come allora - sia falsificazione della realtà o una comunicazione indiretta e, come tale, comunque malsana. Che da parte del vescovo ci fosse difetto di accoglienza era cosa nota. Ma i toni sono decisamente fuori luogo. Tra l'altro, a ben vedere anche in un'ottica conciliare, il vescovo si arroga prerogative anti-ecumeniche perché il tipo di "reditus" - che per come si esprime lui è rieducazione alla luce del Vaticano II - non viene richiesto né agli anglicani né ai luterani né agli ortodossi. Cito dalla Notazione:
« [...] Pertanto qualunque fedele cattolico che richiede e riceve Sacramenti nella Fraternità San Pio X si porrà di fatto nella condizione di non essere in comunione con la Chiesa Cattolica. Una riammissione nella Chiesa Cattolica dovrà essere preceduta da un adeguato percorso personale di riconciliazione, secondo la disciplina ecclesiastica stabilita dal Vescovo [...]».
Aggiungo: L'ultimo documento magisteriale, che sancisce la dottrina tradizionale sull’ecumenismo prima del Decreto conciliare Unitatis Redintegratio, è la Instructio de motione oecumenica (Santo Officio, 20 dicembre 1949: in AAS, 31 gennaio 1950) che riprende l’insegnamento di Pio XI nell’enciclica Mortalium animos. Nell’Unitatis redintegratio l’Instructio del 1949 non è mai citata e non lo è neppure il vocabolo ritorno (reditus). Dunque alla reversione è subentrata la conversione.
Constata infatti su questa variazione conciliare Romano Amerio (Iota unum, Lindau 2009, pag. 491-492): « Le confessioni cristiane, compresa la cattolica, non devono volgersi l’una all’altra, ma tutte insieme gravitare verso il Cristo totale che trovasi fuori di esse (non più nella Chiesa cattolica, quindi) e in cui esse devono convergere ».
Da qui il cambiamento dottrinale: la Chiesa di Roma non è più il fondamento e il centro dell’unità cristiana e la vita storica della Chiesa, che è la persona collettiva di Cristo, converge intorno a più centri (le varie confessioni cristiane) il cui centro più profondo sussiste al fuori di ciascuna di esse; il cambiamento implica che i separati non devono muovere verso il centro immobile che è la Chiesa guidata da Pietro. L'unità quindi non è più considerata già nella storia e cade la necessità di rifarsi ad essa escludendo a priori qualunque pluralismo paritario. Viene meno quindi la « riaffermazione della trascendenza del Cristianesimo il cui principio, che è Cristo, è un principio teandrico vicariato storicamente dal ministero di Pietro ». 
Disapplicando perfino questo principio - che peraltro può esser ritenuto malsano nei confronti dei "separati", cosa che non riguarda in alcun modo la Fraternità di San Pio X che da sempre celebra "una cum" il papa - inopinatamente il vescovo Semeraro tira fuori un improprio, infondato e insostenibile "reditus" per la FSSPX e i fedeli che la frequentano. Siamo arrivati all'Auctoritas, non veritas, facit legem? Ma è solo la Verità e non l'autorità che fonda il diritto.

Regalità di Cristo e l’impegno del cattolico in politica

Ringrazio Silvio Brachetta, nostro collaboratore di vecchia data, che sono felice di ritrovare in questo momento del nostro percorso anche attraverso l'articolo che pubblico di seguito, perfettamente in tema con quanto andiamo dibattendo. Lo abbiamo incontrato di recente in un suo scritto pubblicato da Sandro Magister, di cui si è parlato qui. Ha una bella formazione e un lodevole impegno. L'analisi che segue è ben articolata, interessante per mostrare, tra l'altro, come si possa fare una lettura in continuità del concilio, in molte delle cui proposizioni essa si può trovare. C'è però il problema, non ignorabile alla luce degli esiti sotto i nostri occhi, degli effetti sia della legittima autonomia della realtà temporale che degli effetti del dialogo non finalizzato alla conversione [vedi]. E saranno opportune alcune puntualizzazioni sulla Regalità sociale del Signore [qui] che non si trova direttamente rinnegata sui documenti (almeno che io sappia); ma che, per effetto di alcune riforme e del loro spirito, risulta di fatto diluita se non ancora oltrepassata del tutto. Accenno solo alla libera diffusione degli errori per effetto della mancata loro condanna; alla famosa Ostpolitik, per nulla tramontata, con le aggravanti di conio TdL, ecc.
Potremo sviluppare queste riflessioni nella discussione, approfondendo con profitto i punti controversi.
Metto a disposizione [qui], per fosse interessato a scaricarsela, la versione pubblicata da Il Corriere del Sud nell'ottobre 2013.

Regalità di Cristo e l’impegno del cattolico in politica

Qualche anno prima della pubblicazione della prima enciclica sociale[1], Leone XIII riproponeva estesamente l’insegnamento dottrinale della Chiesa sulla Regalità di Gesù Cristo, nell’enciclica “Immortale Dei”[2]. E anche in seguito, nella “Annum sacrum”[3], il Pontefice confermava che Gesù Cristo è «re e signore di tutte le cose», specificando che la sua autorità «non si estende solo ai popoli che professano la fede cattolica […], ma abbraccia anche tutti coloro che sono privi della fede cristiana». Tutta l’umanità è, dunque, «realmente sotto il potere di Gesù Cristo», il quale «non ha il potere di comandare soltanto per diritto di nascita, essendo il Figlio unigenito di Dio, ma anche per diritto acquisito». Acquisito come? Con il suo «sangue», versato sulla Croce: «ecco il prezzo» con cui, per comprare «tutto», Cristo «ha dato tutto» se stesso.

giovedì 26 febbraio 2015

Marx lancia la sfida: "Non siamo una filiale di Roma e non sarà un Sinodo a dirci cosa fare qui"

Matteo Matzuzzi su Il Foglio [qui]. (Il grassetto è della redazione)

Che i vescovi tedeschi fossero i più battaglieri sulle materie oggetto della riflessione sinodale lo si sapeva già. Lo scorso agosto, dopotutto, annunciarono che sarebbero calati su Roma con un documento recante in calce tutte le firme dei presuli favorevoli alle tesi proposte dal cardinale Walter Kasper. Oggi, poco soddisfatti dei risultati del primo appuntamento, il Sinodo straordinario dello scorso ottobre, si preparano alla sfida finale. Il presidente della loro conferenza episcopale, il cardinale Reinhard Marx, arcivescovo di Monaco e Frisinga, chiarisce in conferenza stampa che "noi non siamo una filiale di Roma".
Il porporato ha osservato che se nell'insegnamento si rimane in comunione con la Chiesa, nelle questioni meramente pastorali "il Sinodo non può prescrivere nel dettaglio ciò che dobbiamo fare in Germania". Come scrive il Tagespost, la conferenza episcopale di Germania corre e non pare avere intenzione di attendere quel che accadrà il prossimo autunno e le successive decisioni papali: "Non possiamo aspettare fino a quando un Sinodo ci dirà come dobbiamo comportarci qui sul matrimonio e la pastorale familiare". Marx ha anche annunciato che nelle prossime settimane sarà pubblicato un documento in vista dell'appuntamento di ottobre, verso il quale la Germania “ha una certa aspettativa”. Necessario, a giudizio del presidente della conferenza episcopale tedesca, trovare “nuovi approcci” in grado di “aiutare a garantire che le porte sono aperte”.
In una lunga intervista apparsa lo scorso gennaio sulla prestigiosa rivista America, edita dalla Compagnia di Gesù, Marx chiariva che c’è tanto lavoro da fare in campo teologico. Dobbiamo trovare il modo perché le persone ricevano l’eucaristia. Non si tratta di trovare modi per tenerle fuori! Dobbiamo trovare modi per accoglierle. Dobbiamo usare la nostra immaginazione e chiederci se possiamo fare qualcosa. L’attenzione deve focalizzarsi su come accogliere le persone”.

28 febbraio - 1° marzo. Messe Tradizionali a Lugano

Prossime due S.Messe secondo il Messale di S.Giovanni XXIII del 1962
sabato 28 febbraio 2015 - ore 8,00
S.Messa LETTA
Cappella della Clinica Luganese Moncucco

domenica 1° marzo 2015 ore 16,00
S.Messa CANTATA
Chiesa di S.Carlo, via Nassa, Lugano

All'inizio di questo mese un gran numero di fedeli ha partecipato ad una Divina Liturgia in rito bizantino slavo nella chiesa di S.Nicolao a Besso.
  • I celebranti giravano (come si suol impropriamente dire) la schiena ai fedeli; meglio: erano rivolti verso Dio; 
  • recitavano le preghiere in una lingua sconosciuta, una lingua liturgica con cui ci si rivolge solo a Dio; 
  • molto spesso lo facevano in segreto, sicché nessuno, naturalmente tranne Dio, li poteva udire;  
  • e, a nome di tutto il popolo, il coro rispondeva con accuratezza artistica alle invocazioni dei celebranti.
Come mai in questa particolare occasione a nessuno è venuto in mente di reagire a questi aspetti che invece di solito sono sottolineati in tono spregiativo per la S.Messa celebrata nell'antico rito di sempre della Chiesa Cattolica Romana?
Chissà quanti dei presenti a quella Divina Liturgia sapevano che esiste anche il rito romano antico detto Tridentino? E che Benedetto XVI nel suo Summorum Pontificum ha dichiarato solennemente che è sempre valido e che non era mai stato abolito?
Occorre conoscere la S.Messa di sempre, attingere ai suoi tesori spirituali e così (ri)scoprire le nostre radici (occidentali).