martedì 6 agosto 2013

La Chiesa non è e non può essere misogina

Sono felice di aver trovato - e quindi di condividere - un chiaro e riuscito esempio di come riuscire ad esprimere contenuti immutabili con "modalità nuove". Quando il linguaggio si adatta non per tradire la sostanza, ma per meglio veicolarla.
N.B. Dell'immagine a lato, del Caravaggio, mi ha sempre molto colpita la mano di "Maria" che indica la fonte di luce riflessa dallo specchio...

“Amiche cattoliche della mia rubrica telefonica, dei socialcosi, del blog e della posta, elettronica e a piccione, voi sperate di poter vivere la vostra diversità femminile più a fondo nella Chiesa, e aspettate che il Papa dica una parola su questo?” Lancio la domanda a un congruo campione di donne credenti. Ricevo di rimando una salva di pernacchie, sguardi interrogativi (da quelle in carne ed ossa), risposte del tenore di: “A Costa’, ma che stai a dì?”, “Aho, ma che davero davero?” “Più responsabilità? Ancora? Ma che, sei matta? Vuoi un po’ delle mie?”

Ritanna Armeni ha scritto sul Foglio che “anche le donne più rispettose e comprensive, che hanno dedicato la loro vita alla Chiesa, non possono non definirla misogina”.

Io personalmente non conosco una sola donna cattolica, ma veramente neanche una, che si sia mai sentita emarginata, svalutata, addirittura odiata dalla Chiesa. La loro diversità nella Chiesa, che sentono madre accogliente, la vivono già, senza chiedersi come.

Conosco donne che hanno aperto strade, come Chiara Lubich, Chiara Amirante, Chiara Corbella, madre Elvira, madre Teresa, madre Cànopi, solo per restare ai nostri giorni, conosco teologhe e docenti in Università Pontificie – alcune anche in posizione costruttivamente dialettica rispetto al Magistero, ma comunque dentro la Chiesa – scrittrici e saggiste, e poi molte, moltissime altre che vivono privatamente la loro realtà, in modo creativo e felice, e quando infelice non certo per colpa della Chiesa misogina. Conosco ingegneri e suore, primari e avvocati, madri e filosofe, scrittrici e commesse, insegnanti e infermiere, a volte più cose insieme, a volte solo – per modo di dire – mogli e madri, che tengono in equilibri diversi tante parti delle loro vite, magari cambiando più e più volte le proporzioni, ma sempre mettendo al centro del cuore e della vita Gesù Cristo, senza mai porsi il problema di voler essere di più, casomai di meno (quasi tutte hanno figli e lavori in sovrabbondanza, e vorrebbero anche cederne quote in outsourcing, se potessero, magari, giusto per qualche giorno). Donne invitate a parlare a fianco di cardinali, a parlare dai pulpiti delle chiese, a ritiri, incontri.

Sono donne in pace con la loro femminilità, che sanno che la loro grandezza è diversa da quella dei maschi (si può ancora dire? discrimino?), maschi che proprio a loro sono affidati, come l’umanità tutta – scriveva Giovanni Paolo II – in modo speciale da Dio.

È questo il potere delle donne, che è diverso da quello maschile: l’uomo sottomette, la donna seduce, cioè porta a sé, e sono due forme di potere che possono essere usate per il bene o per il male (spero che questa rozza ed elementare distinzione non offenda nessuno, ma si sa, noi cattolici siamo un po’ sempliciotti, al bene e al male ci crediamo ancora).

Conosco invece moltissime donne ingannate dalla vera misoginia, quella del femminismo, ma qui dovrei cominciare a srotolare un lunghissimo papiro, andando fuori tema.

Cosa esattamente nelle parole del Papa ha fatto accendere una speranza nella Armeni? (“Ha fatto uno scarto, ha sparigliato”). Di certo, come nota lei, non c’è un’apertura al sacerdozio femminile, tema sul quale è stato chiarissimo (comunque nessuna del mio campione da sondaggista artigianale vorrebbe essere prete, per la cronaca).  Ha detto, nell’intervista dai cieli di Rio, che quando si parla delle donne nella Chiesa si dice “soltanto può fare questo, può fare quello, adesso fa la chierichetta, adesso legge la Lettura, è la presidentessa della Caritas. Ma c’è di più! Bisogna fare una profonda teologia della donna”. Quindi non ruoli ma essenza. E poi propone a modello le donne del Paraguay, che dopo la guerra si sono messe a fare figli, e la Madonna. Insomma, non mi pare lanci proposte nuove, niente che non sia nel deposito della fede cattolica, niente che si discosti da “la donna ha il primato dell’amore” di Pio XI, o dal “genio femminile della relazione” della Mulieris Dignitatem.

La donna – come scrive madre Cànopi – se vive autenticamente la sua vocazione si trova sempre e comunque al “primo posto”, cioè al posto centrale che spetta all’amore. E la notizia è che le donne così sono davvero contente, quando sono realizzate nelle relazioni, nel prendersi cura, quando sono materne, anche se non hanno figli di carne.

Poi a volte riescono a fare cose molto buone anche con il loro lavoro, pur se in modo auspicabilmente diverso dagli uomini, perché se vogliono essere presenti per quelli che amano devono potare qualche ramo, come spiega per esempio Ann Marie Slaughter (“Why women still can’t have it all”), che ha lasciato un incarico come consigliera di Obama per portare i figli alle partite e finire di lavorare prima della chiusura del lavasecco. D’altra parte, come dice l’economista Nuria Chinchilla, una donna che chieda gli stessi diritti degli uomini manca di ambizione, e di fantasia. Siamo diverse e ci piace così. Siamo, noi cattoliche, contro le gender theories, e a favore delle discriminazioni (se discriminare, a leggere il vocabolario, è distinguere una persona dall’altra): vogliamo cose diverse.

Le donne sono specialmente collegate alla fonte della vita – un dato biologico immutabile, questo – e perciò unificano l’uomo, lo mettono in contatto con il senso profondo del suo essere, che siano madri o meno (questo significa il “siate madri, non zitelle” detto da Francesco alle suore).

Per questo per le donne il potere ha un altro nome. Alle nozze di Cana la Madonna obbedisce a Gesù – “tutto quello che vi dirà, voi fatelo”, dice ai servi – eppure con le sole parole “non hanno più vino”, con il solo far presente un bisogno (qualità sommamente femminile) fa sì che Gesù cominci a compiere segni pubblici. (Ora mi spiego perché i gelati e le patatine i figli li chiedono sempre a me e non al padre, adesso che ci penso, la cosa ha anche un fondamento teologico…).

Ma il punto ancora più fondamentale è che per chi crede non ha alcun senso parlare di potere in termini di visibilità, gerarchie, affermazione. Questa è una logica umana, fondata e ragionevole per i non credenti, ma che non riguarda noi cattolici. È come invocare un tiro da tre punti in una partita di calcio.

Il fatto è che per Dio la Chiesa è la sposa,  perché che la Chiesa sia donna non è una trovata di Papa Francesco, basta rileggere il Cantico dei Cantici, o la lettera di san Paolo agli Efesini.  È quel Gesù Cristo che è morto amando in modo misericordioso noi e tutte le nostre miserie, comprese le rivendicazioni piccine, innocente in croce, e tra l’altro non è stato un incidente di percorso, ma esattamente il motivo della sua venuta sulla terra: è la contestazione evangelica del mondo in cui viviamo. Parlare di potere dunque non ha senso. O meglio non dovrebbe averlo, se non fosse che l’uomo moderno è una specie di Big Mac, un panino multistrato che cerca di tenere insieme tutto, di salvarsi la pelle ma anche l’anima, di mantenere una fede consolatoria e poco disturbante, che può tornare utile in caso di problemi. D’altra parte Dio non è una ricetta per le lasagne: ci puoi mettere o no la besciamella, puoi cambiare il numero di strati di pasta, ma sempre lasagne sono, più o meno buone (le mie molto meno). Dio invece è un numero di telefono, e se cambi una cifra, non c’è possibilità, chiami un altro. Il nostro è esattamente quello della croce, quello venuto per servire, quello che poteva vincere facile, ma ha scelto di no.
Costanza Miriano
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[Fonte: Il Foglio 3 agosto 2013]

11 commenti:

mic ha detto...

Piccola notazione sulla citazione tra gli esempi di Chiara Lubich che una strada l'ha aperta, ma quella di un falso ecumenismo e di ambigui rapporti con altre religioni.

Luisa ha detto...

Sarò ancora una volta un pò OT, anche se a parlare è una donna e non una donna qualunque(scherzo...)visto che è la sorella di papa Bergoglio, ebbene che cosa ha detto ad un giornalista Elena Bergoglio?

Dopo aver ammesso di avere avuto un pò di male con Benedetto XVI, ha dichiarato che suo fratello Francesco darà un nuovo volto alla Chiesa, che la sua elezione sarà una rivoluzione per l`Europa e il mondo, precisando tuttavia che i cambiamenti si faranno lentamente,
ha ridetto quanto suo fratello vorrebbe una Chiesa dove i pastori , sbarazzati delle loro ricchezze materiali e dei loro privilegi, hanno l`odore delle pecore e non vivono in modo isolato, è per questa ragione, ha aggiunto, che il papa ha rifiutato di portare le scarpe rosse che sono ai suoi occhi un simbolo di regalità.

Anche il fratello di Benedetto XVI era spesso sollecitato dai media ma mai si è permesso di dire una parola sul suo governo e ilsuo programma.
Altri tempi.

mic ha detto...

Avevo letto, cara Luisa.
Le forum Catholique, nel dare la notizia, non risparmia commenti pungenti proprio sulla stile e sui contenuti di certe comunicazioni.

Louis Martin ha detto...

Nella mia esperienza, ho trovato spesso le donne testimoni più coraggiose di tanti uomini, soprattutto con l'esempio, prima che con la parola.
La loro indole le rende talvolta più facili a slanci poco meditati (e magari poco prudenti), ma spesso ciò è dovuto alla mancata complementarietà della parte maschile (che non fa la sua parte), o alla malizia maschile, che quando c'è è peggiore di quella di Eva.
La Chiesa ha sempre usato la bellissima metafora della testa e del cuore, duo organi diversi ma ugualmente vitali.
Questo vale da subito nella storia della salvezza: Nostro Signore predica e Maria serba nel proprio cuore e tiene in mano lo stesso cuore del Signore.
La Chiesa è continuamente edificata da santissimi ordini femminili.
E poi la famiglia. La Chiesa affida alla madre il compito più importante, quella di essere la primissima e fondamentale responsabile dell'educazione cristiana dei figli, proprio con l'esempio della sua devozione e della sua pietà. La madre li genera al mondo e li deve anche condurre al cielo: avete mai letto le meravigliose litanie a santa Monica?
Senza questo ruolo un padre cristiano non può nulla.
Cosa può il più santo degli abati senza un santo maestro dei novizi?

Seraafino ha detto...

Senza questo ruolo un padre cristiano non può nulla.
le mie vicende personali e familairi, mi porterebbero a sottoscrive in pieno questa tale frase:" Senza questo ruolo un padre cristiano non può nulla".
Invece, la fiducia in Dio e lo logica, mi portano a dire:Non esageriamo.
Diciamo che il compito è molto più gravoso.

minstrel ha detto...

Bella lì Costanza, bella lì!

ciao raga!

Louis Martin ha detto...

Certo Serafino, Dio può tutto sempre. Mi riferivo al semplice ordine naturale delle cose.
Ma Dio è sempre Dio, anche in condizioni non ordinarie.
Dico di più: Dio è di più anche della famiglia stessa, e se permette certe cose, trova anche le soluzioni e ricava il bene dal male.
l tuo sguardo rivolto alla provvidenza è un bello sguardo cristiano sulla vita.

rocco. ha detto...

ordine naturale: uomo lavora , donna fai figli. ad ognuno le sue fatiche. ora mic mi rimprovera! :D

mic ha detto...

Non ti rimprovero caro Rocco,
è un discorso essenziale che richiede discernimento.
Ma soprattutto la necessità che sia l'uomo che la donna ri-scoprano, approfondiscano e vivano, con tutti i possimibili mutui arricchimenti e integrazioni nella complementarietà, il loro ruolo specifico.

rocco ha detto...

cara Mic,
fai bene a puntualizzare! la mia era una forzatura scherzosa , ma non tutti avrebbero capito, perche' non sanno che hai levigato le mie idee!

anzi il mio era un messaggio di apprezzamento( anche un po' autoironico) all'articolo che ho visto anche come ulteriore approfondimento dei discorsi che abbiamo fatto . anzi mi sono reso conto che a volte vivo la verita in msniers un poco troppo , come dire, spigolosa. tra l'altro e' un discorso che in generale riguarda le sfumature. ora mi dilungo...
"si si no no" e' bianco e nero , buono e cattivo, giusto sbagliato.
questo pero' non deve far diventare integralisti. ma e' difficile perche si rischia di diventare relativisti...quindi il principio e' tale e immutabile ma l'uomo difficilmente lo pone in essere sic et simpliciter. come si rimane in equilibrio? per equilirio non intendo assolutamente il compromesso. e' difficile. ma sto capendo che ogni cosa va valutata singolarmente in ogni suo aspetto , ma secondo principi etici eterni.
Mic , so che preferisci rimanere sul concreto e sull'attualita' nel tuo blog, soprattutto , giustamente , in questo periodo in cui bisogna tenere gli occhi aperti per non rimanere confusi, ma in questi articoli ritorni alla Verita' piu "generale" e io ne approfitto per condividere con chi puo' capire , i miei pensieri. ne approfitto per ringraziarti pubblicamente per il blog che tieni SOLO PER AMORE DELLA VERITA'.altrimenti non avresti dato retta ad uno sconosciuto qualsiasi. :)

Anonimo ha detto...

Gentilissima Prof."Mic",
sono un grande ammiratore di Costanza MIRIANO.
Proprio per tale motivo, mi pongo una domanda. Tanto per incominciare, la gentile Costanza non deve rendere conto a me. Non sono il suo parroco, non sono suo padre, non sono (PURTROPPO!) suo marito. E qua sta il nocciolo del problema. La dottoressa Miriano è una bellissima donna. La bellezza è una delle principali grazie che può dare Dio. Anzi è un modo di partecipare al Perfettamente Bello, che è Dio stesso, può essere il mezzo per ricordarlo. Una bella donna, pertanto, è la depositaria di una certa sorta di "sacralità". E qui sta il problema. La dottoressa Miriano è un po', come dire, generosa, nel mostrarsi. Ripeto: non deve rendere conto a me, se sta bene così al marito ed al parrocco, passi. Però, lasciamo perdere che Padre Pio era severo (per usa un blando eufemismo) verso ogni sorta di nudità, lasciamo perdere che a Monte Berico, nel 1910, si cantava "mode non più, perchè offendono il buon Gesù";lasciamo perdere che il pensiero che suscita in molti maschietti, me compreso, è "Felice l'uomo cui è sottomessa", pensiero che purtroppo ha la precedenza (almeno in me, ma sono forse un maniaco?) sui pensieri più elevati che le sue conferenze vorrebbero suscitare. Non le sembra che sarebbe più coerente, più efficace e forse anche più "seducente" se indossase gonne lunghe, scollature meno generose e velo in chiesa? Sono io che sono un bacchettone? E/o un "maniaco"? Faccia lei e se può, discutetene un po' fra donne.