giovedì 7 dicembre 2017

Il teologhese rahneriano, tra “soggettivalità” e “autocomunicazione graziosa” di Dio - Silvio Brachetta

Questo di Rahner, qui proposto, è solo un piccolo carotaggio di un panorama ben più vasto, a cura di teologi o studiosi che hanno visto nel parlare difficile e contorto un bene per la Chiesa militante e trionfante. Da più di mezzo secolo i contenuti della fede, proprio a seguito di queste forme letterarie spurie, si sono fatti vaghi, equivoci, nonostante il magistero (specialmente pontificio) abbia cercato di mantenere uno stile semplice e comprensibile.

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Vittorio Messori narrava del suo incontro con il teologo Karl Rahner e di come questi volesse «rileggere tutte le verità di fede “in modo nuovo, più semplice, più consono all’uomo del nostro tempo”» (La sfida della fede, Sugarco, 2008).
Ecco come Rahner definisce il concetto di «miracolo», nel suo Corso fondamentale sulla fede(Edizioni Paoline, 1984): «Il miracolo si ha laddove, per lo sguardo dell’uomo spirituale, aperto al mistero di Dio, la concreta configurazione dell’evento è siffatta che ad essa è direttamente partecipata quell’autocomunicazione divina che egli sperimenta già sempre nella sua esperienza trascendentale della grazia in maniera istintiva e che, d’altro canto, si manifesta proprio nel miracolo e così si testimonia come autocomunicazione».

Attenzione a dire che non ci si capisce niente. Questo è diventato il modo di esprimersi ufficiale della teologia moderna, di cui è obbligatorio dire che è chiaro e comprensibile, più di qualsiasi linguaggio del passato. Deve essere capito. Non si osi mai ribattere – come fa Messori – che il «miracolo vero» è che «qualcuno, oltre a Rahner e ai suoi colleghi, teologi contemporanei, ci capisca qualcosa». Non ci si azzardi mai a confessare, in parrocchia o in seminario, di non capire cosa significhi valutare l’«esperienza trascendentale di Dio come conoscenza aposteriorica». Si potrebbe essere guardati male dal parroco e giudicati incapaci di «dire Dio» dall’assemblea celebrante dei nuovi credenti illuminati.

E invece vale dare davvero un’occhiata al Corso chiarificatore di Rahner, stando ben attenti di leggere con entusiasmo ogni singolo passaggio, ogni singola parola, finalmente spiegata dal teologo tedesco, dopo secoli e secoli di oscurità dottrinale. Tommaso e Agostino, ad esempio, non si erano resi conto che la «conoscenza aposteriorica» di Dio è un «diritto» e un «dovere» del fedele. Non avevano soprattutto capito che il «discorso su Dio» è la «riflessione che rimanda a una conoscenza più originaria, atematica e irriflessa di Dio».
Tommaso e Agostino avrebbero fatto malissimo a chiedersi come può essere che una «riflessione» sia «irriflessa». Ma non è matto Rahner, come parrebbe. Sarebbero stati loro a diventarlo, se si fossero posti una domanda tanto assurda.

E Anselmo, Girolamo, Basilio? Quanto più e quanto meglio avrebbero detto, se solo avessero capito che «noi perveniamo a noi stessi e alle strutture trascendentali date con la nostra soggettivalità». Non si dica, non sia mai, che «soggettivalità» se l’è inventata Rahner o il traduttore di Rahner a pagina 82 del libro. Si dica invece che senza «soggettivalità» la teologia è morta, tanto evidente è il concetto. E si dica pure che “amore”, “estasi” e “gloria” sono parole vecchie, spente – e che invece “struttura”, “autocomunicazione”, “aposteriorica” e “soggettivalità” sono le perle del futuro, piene di fascino e speranza.

Con Rahner scopriamo finalmente che la salvezza di Gesù Cristo «non è una condizione oggettiva cosale», ma avviene senza eliminare o contestare «la significatività salvifica dell’intercomunicazione con un altro uomo, anzi con l’uomo in generale». Il vero mistero è capire come mai Tommaso d’Aquino non sia arrivato a tanto acume e perché mai abbia usato parole e sintassi impegnative, ma infinitamente più semplici.
Come può essergli sfuggito, in perfetto teologhese rahneriano, che l’«autocomunicazione graziosa» di Dio, «quale modificazione della nostra trascendentalità non è riflettibile»? Quel sempliciotto di Tommaso come si è permesso di argomentare, nella Summa, con un semplicissimo «Pare che Dio non esista» e dimostrando, senza inutili intellettualismi, che invece esiste?

Questo di Rahner, qui proposto, è solo un piccolo carotaggio di un panorama ben più vasto, a cura di teologi o studiosi che hanno visto nel parlare difficile e contorto un bene per la Chiesa militante e trionfante.
Da più di mezzo secolo i contenuti della fede, proprio a seguito di queste forme letterarie spurie, si sono fatti vaghi, equivoci, nonostante il magistero (specialmente pontificio) abbia cercato di mantenere uno stile semplice e comprensibile.
E tuttavia per entrare in quella che oggi si potrebbe chiamare la teologia seria e ufficiale è necessario passare le forche caudine del rahnerismo, così come per essere accettati dalla paleontologia è obbligatorio inginocchiarsi acritici davanti al darwinismo evoluzionista.
Silvio Brachetta. - Fonte: Vita Nuova Trieste

19 commenti:

irina ha detto...

Magnifico. Due sane risate. Esempi purtoppo di epidemie intellettuali mai diagnosticate e mai curate.

Giosuè ha detto...

E' proprio a motivo di un linguaggio contorto e oscurato nel suo vortice confuso, che è stato per molto tempo difficile confrontarsi a livello religioso su i principi e i valori all'interno delle singole parrocchie o della Chiesa stessa. E' proprio per questo linguaggio sempre più scuro che zelanti pastori hanno sposato una chiesa non più spirituale e di periferia, trascurando la spiritualità e diventando ONLUS soccorritrice come ospedale da campo non per un bene spirituale da difendere, ma da calpestare, anteponendo il dare il bicchiere d'acqua del vangelo all'ammonire e al consigliare il fratello, beni questi ormai obsoleti delle nuova chiesa catto-comunista. E' proprio per questo linguaggio confuso che altri zelanti pastori hanno interpretato sempre più il vangelo secondo i loro gusti filosofici e hanno instillato nelle loro omelie errori sempre più grossolani nella fede dei loro parrocchiani, cercando di avvicinare più loro alle eresie di Lutero e di altri eretici che alla Verità profonda di Cristo, demonizzando ogni apparizione della Madonna e ogni realtà soprannaturale riconosciuta pur dalla Chiesa. Insomma questi linguaggi ermetici, aulici, accademici, filosofici hanno rinnovato quello che Cristo disse «Guai a voi, dottori della legge, che avete tolto la chiave della scienza. Voi non siete entrati, e a quelli che volevano entrare l'avete impedito» (Luca 11,52). E lo stesso S. Paolo disse: «Badate che nessuno vi inganni con la sua filosofia e con vuoti raggiri ispirati alla tradizione umana, secondo gli elementi del mondo e non secondo Cristo» (Col 2,8).

tralcio ha detto...

«Il miracolo si ha laddove, per lo sguardo dell’uomo spirituale, aperto al mistero di Dio, la concreta configurazione dell’evento è siffatta che ad essa è direttamente partecipata quell’autocomunicazione divina che egli sperimenta già sempre nella sua esperienza trascendentale della grazia in maniera istintiva e che, d’altro canto, si manifesta proprio nel miracolo e così si testimonia come autocomunicazione». Così il citato Karl Rahner.

Dirlo tautologico nella fede? O tanatologico per la fede cristiana? O semplicemente incomprensibile nella sua compiaciuta contorsione dialettica e semantica?

Di chi è la luce nella Chiesa? Della finestra sulla volta da cui passa? O della mattonella del pavimento che ne resta illuminata? O della colonna che sostiene la volta con le finestrelle? O, molto più prosaicamente e secolaristicamente, dell'Enel?
(http://traditioliturgica.blogspot.it/2017/12/cosa-ci-insegna-simbolicamente.html).

Siamo passati dall'ascesi perfezionatrice di cristiani che vivono da monaci (finestrelle per la grazia di Dio), disponibili a purificarsi per essere canali della Grazia di Dio, alla verbosità intellettualoide di pseudo-teologi sollazzanti le proprie voglie, autogiustificandosi con la fede di cui discettano, ritenendolo il miracolo in cui credere.

La luce viene da Dio. La Chiesa è una questione di Grazia. Non basta essere "morali" (o ritenersi tali) per stare in un ordine che sarebbe buio, o in un disordine privo della luce necessaria a smascherarne il disordine. Tutto sarebbe coperto non dalla Grazia (la luce) di Dio, ma solo dalla tenebra della Sua assenza.

La Chiesa ridotta a circolo dei benpensanti, adeguati al mondo, concilianti e conciliari, in dialogo con chiunque si dica già salvo, già pieno di Spirito santo, già giusto: pura speculazione intellettuale, idealismo,una Chiesa piena di chiacchiere e rumore, ma senza silenzio interiore ne' Luce dall'Alto.

Non c'è alcun automatismo nella grazia: anzi, c'è una lunga sapienza accumulata per rendersene degni, fino a riceverne il miracolo che trasforma il nostro limite in luce.
La Chiesa non è il luogo della magia e della superstizione: perciò non esiste l'assegnazione "per diritto" del dono dello Spirito a certi uomini per il semplice fatto di ricoprire un ruolo, o a tutti gli uomini e le donne, per il semplice fatto di essere umani.
Questo diritto non ce l'hanno i concili, i sinodi e i movimenti ecclesiali.
Ne ottiene un po', di grazia, chi lotta nell'ascesi dando sangue per avere lo Spirito.
Ne otteniamo nel segno della croce. Chi è pieno di grazia, il peccato non sa che cosa sia!
La perla preziosa esige scelte forti per potersene legittimamente intrattenere.

Da Dio non si ricevono sconti, non c'è mai la stagione dei saldi.
Rahner è un liquidatore, un ideatore di hard discount, un parolaio da televendita.
C'è tutta una Chiesa postconciliare che vi si ispira, proponendo sport senza allenamento;
dimagrimento senza digiuno; fede senza dogmi; preghiera e culto senza adorazione...
La grazia sacramentale ha bisogno di una disposizione interiore purificata, trasparente alla luce. Nella Chiesa non c'è spazio per la magia e la superstizione. Prescindere da una conversione nostra, farsi il miracolo e la luce da soli, restando come siamo, è la morte spirituale, proprio mentre si ciancia di spiritualità.

Gesù è la quintessenza della spiritualità, della trascendenza, dell'ascesi, della purezza, della mistica, del carisma: Egli è Luce ed è Via perchè la Luce sia Verità e Vita. La Sua umanità è un contenitore temporaneo della divinità e infatti il cristiano crede a Gesù Dio.

Che cosa se ne fa un povero peccatore, nel suo buio, nella sua malattia oscurata dal peccato, di un bagno di mondo e di auto-incensazione, auto-giustificazione e chiusura delle finestre in alto, per votarsi al socio-assistenziale psichico e moralistico? Niente.

fabriziogiudici ha detto...

Io ho visto due o tre film di Fantozzi (i primi). Al netto, sono roba da poco: al massimo un'insieme di gag - che singolarmente possono anche essere molto divertenti, devo ammettere che la generazione dei comici di Villaggio faceva ancora ridere - ma se si cercava una visione d'insieme, questa era l'orribile e desolata disperazione dell'ateo (ben testimoniata da Villaggio uomo, nelle interviste).

Considerate solo come insieme di gag non si può negare la presenza di una serie di chiavi di lettura del mondo moderno, piuttosto efficaci (da prendere con le pinze, perché il senso degli autori era "tutto è inganno, falso e inutile", mentre per un cattolico ci sono molti inganni, ma c'è anche la Verità); giustamente alcuni modi di dire sono passati nella lingua italiana. Il culmine di tutto è il momento "corazzata Potemkin", proprio contro la supponenza dei "sapienti" che si ergono sui semplici non perché conoscono la verità, ma perché fanno discorsi incomprensibili.

Probabilmente la Chiesa ha bisogno di un momento "corazzata Potemkin".

Silvio Brachetta ha detto...

Grazie Maria per la segnalazione.
Buona festa dell'Immacolata.

fabriziogiudici ha detto...

http://www.ilgiornale.it/news/cronache/cos-chiesa-fin-ecco-conseguenze-bergoglio-1471808.html

"Così la Chiesa finì" è il titolo del nuovo libro di Aldo Maria Valli. Il vaticanista di punta del Tg1 immagina - mediante un racconto distopico - la dissoluzione del cattolicesimo.
Un processo lungo, che avviene tramite il succedersi di una serie di "Francesco", pontefici accomunati dalla necessità dottrinale di adeguare la forma, la sostanza e le istanze della religione cattolica allo "spirito del tempo". Il Vaticano - nell'opera di Valli - abbandona progressivamente i dogmi di fede, sino a promulgare l'esistenza del "Superdogma dell'accoglienza": l'unica verità dottrinale riconosciuta come tale.

bedwere ha detto...


Riguardo a quel che scrive Fabrizio, quando il blocco comunista era sul punto di cadere, tutti erano al corrente che il sistema era marcio. Ma gli stessi, alcuni per convenienza, altri per paura,tacevano. Basto` pero` un piccolo scossone perche' finalmente crollasse la cortina di ferro. Mi sembra invece che manchi ancora la "massa critica" di cattolici che non ne possono piu` per generare un'implosione.

Anonimo ha detto...

"E' facile parlar difficile". E' DIFFICILE PARLAR FACILE"(Saggezza popolare).

mic ha detto...

8° GIORNO: CHINATI SU DI NOI

Ascolta, o prediletta da Dio, l'ardente grido che ogni cuore fedele innalza verso di Te. Chinati sulle nostre piaghe doloranti. Muta le menti dei malvagi, asciuga le lacrime degli afflitti e degli oppressi, custodisci il fiore della purezza nei giovani, proteggi la Chiesa santa, fa' che gli uomini tutti sentano il fascino della cristiana bontà... Accogli, o Madre dolcissima, le nostre umili suppliche e ottienici soprattutto che possiamo un giorno ripetere dinanzi al tuo trono l'inno che si leva oggi sulla terra intorno ai tuoi altari: tutta bella sei, o Maria! Tu gloria, Tu letizia, Tu onore del nostro popolo. Amen. 3 Ave Maria.

Sacerdos quidam ha detto...

"Il miracolo si ha laddove, per lo sguardo dell’uomo spirituale, aperto al mistero di Dio, la concreta configurazione dell’evento, ecc."...:

Per chi proprio ci tenesse a saperlo, con tutte queste contorsioni mentali Karl Rahner sta dicendo che il miracolo è 'autocomunicazione di Dio' perché tutto si svolgerebbe all'interno della coscienza dell''uomo spirituale'.
Non vi sarebbero dunque miracoli 'esterni' all'uomo, visibili e constatabili, come ad esempio quelli compiuti da Nostro Signore, ma solo percezioni interiori e puramente soggettive.
E di conseguenza i miracoli come una delle prove della Rivelazione Divina non esisterebbero.
Neomodernismo allo stato puro, insomma, dove la coscienza umana sarebbe unica fonte di ogni esperienza religiosa, compresa quella cattolica. L'harakiri del Cattolicesimo.

E non c'è solo K. Rahner, ovviamente, ma tutto l'immenso stuolo di teologastri eretici che hanno imperversato dal Vaticano II in poi in modo quasi totalmente indisturbato, senza che i famosi Papi 'conciliari' si degnassero di far qualcosa per salvare le anime dei sacerdoti dalle loro grinfie.
Nulla da meravigliarsi della situazione odierna nella Chiesa, in cui Papa Bergoglio agisce solo come esecutore finale del programma neomodernista vaticansecondesco.

mic ha detto...

Tota pulchra es, Maria.
Et macula originalis non est in Te.
Tu gloria Ierusalem.
Tu laetitia Israel.
Tu honorificentia populi nostri.
Tu advocata peccatorum.
O Maria, O Maria.
Virgo prudentissima.
Mater clementissima.
Ora pro nobis.
Intercede pro nobis.
Ad Dominum Iesum Christum.

Anonimo ha detto...

Crollato l'ordine antico in cui il mondo monastico era il fulcro della Chiesa (nell'alto medioevo), crollata la pratica morale del clero (nel rinascimento), crollata l'autorità dei chierici (dopo la rivoluzione francese), crollata la teologia e la liturgia (dopo il concilio vaticano II), crollata la teologia morale (con papa Francesco), cosa rimane?

Certo, lungo il tempo ci sono sempre stati fieri oppositori e parziali ricostruttori ma il crollo è proceduto e ha avuto la meglio.
Il crollo della morale (favorito da papa Francesco) è solo l'ultimo dei bastioni a cadere. Prima sono caduti tutti gli altri. Non si può non vedere in tutto ciò l'opera del Maligno favorita certamente da chierici irresponsabili e accecati.

Sacerdos quidam ha detto...

N.B.: il Cardinale Giuseppe Siri ha scritto magistralmente confutando gli errori di Karl Rahner nel suo famoso libro 'Getsemani', in cui si occupa anche di altri distruttori della Fede come Henri de Lubac, nonchè dello storicismo di cui è appestata la loro 'nouvelle théologie'. Un libro da lui scritto soprattutto per i seminaristi o comunque per coloro che iniziavano gli studi teologici, un testo di studio che sarebbe utilissimo leggere (mi permetto di consigliarlo a tutti) e che si può anche scaricare qui:
http://www.rassegnastampa-totustuus.it/cattolica/wp-content/uploads/2014/07/GETSEMANI-RIFLESSIONI-SUL-MOVIMENTO-TEOLOGICO-CONTEMPORANE%E2%80%A6.pdf

Cesare Baronio ha detto...

A leggere gli sproloqui di Rahner viene il mal di testa: basterebbe questo per catalogarli come ciarpame.

Ma se pensiamo all'epiteto di "neopelagiani prometeici" lanciato da Santa Marta c'è da chiedersi quando finirà l'epoca dei paroloni - le sesquipedalia verba di cui parlava Orazio nell'Ars poetica - per lasciar posto alla semplicità cristallina del parlar cristiano.

E qui non siamo ai livelli di Leone XIII, che componeva le encicliche direttamente in latino con una proprietà di linguaggio ed una prosa inarrivabili: questi nascondono dietro un eloquio ostico e contorto la peste delle loro eresie, mascherandole ipocritamente e con la presunzione di sembrar eruditi. Ravasi docet.

mic ha detto...

La preghiera inserita per la novena è quella del 9° e ultimo giorno.

Regina, sine macula originalis concepta, ora pro nobis!

fabriziogiudici ha detto...

Basto` pero` un piccolo scossone perche' finalmente crollasse la cortina di ferro. Mi sembra invece che manchi ancora la "massa critica" di cattolici che non ne possono piu` per generare un'implosione.

Esatto. Ma i soloni nostrani continuavano a dire che l'URSS era il paradiso. Per questo bisogna mantenere l'ottimismo, anche quando sembra che quelli sono potenti e vincenti. E bisogna che, nel nostro piccolo, facciamo come il Ragioniere (rivisitazione della fiaba del re nudo) e diciamo le cose chiare e nette in pubblico. Arriverà il momento che seguiranno i novantadue minuti di applausi...

Aloisius ha detto...

Si e' attivato un circolo vizioso negativo che si alimenta da solo.
La maggioranza dei cattolici vuole il cristianesimo postconciliare modernista e la Chiesa - prima piano piano e poi con la turbina - l'accontenta e si sente a suo agio nel farlo.
Meno fatica, più approvazione.
Le aperture sul peccato fanno anche molto comodo a parte del clero, come nel caso, ad esempio, dell'alto grado di omosessualità e di chissà quanti altri orribili segreti.

È un meccanismo simile alla televisione, alla pubblicita': più elargiscono spettacoli e pubblicità degradanti, più la gente se ne nutre, più una cosa piace più girano soldi, e così via.

Così fa il mondo, così fa la Chiesa.
Conseguenza naturale e' che, per giustificare l'ingiustificabile, salgono in cattedra gli eretici, con quel linguaggio tanto incomprensibile e lontano dal cristianesimo, quanto comico (anzi, tragicomico), parodia di intellettualità sterile e nociva (Sacerdos Quidam ha interpretato perfettamente).

Si può affermare che è questo proselitismo materialista e suicida ad essere una "solenne sciocchezza", non certo quello finalizzato a cercare la conversione dei peccatori.

Ma questa minoranza (propagandati come gruppetti scarti anticattolici, antipapa, ecc.) non ci scoraggia, perché il criterio per seguire Cristo non è certo numerico.

Comunque mi sembra che il malcontento aumenti e che i toni siano più decisi, anche se il CVII resta ancora un tabù, intoccabile, indiscutibile e blindato dalla santità dei papi sotto i quali ha trovato applicazione e interpretazione.
Che la Vergine Maria assista la Chiesa santa di Suo figlio.

Anonimo ha detto...


"Blindato dalla santità dei papi sotto i quali ha trovato applicazione..."

quando le cose ritorneranno a posto, nella Chiesa, questa "santità" dovrà certamente esser riveduta e corretta, per così dire.
X.

Perfetto ! ha detto...

MODERNISMO: l'eresia multiforme.
Breve spiegazione - don Ricossa
https://gloria.tv/video/7XjJxbi2xEYbEfgzyRPCkNnyS