martedì 14 novembre 2017

Raymond Leo card. Burke: Amoris Laetitia, fare chiarezza per salvare la fede

A un anno dalla pubblicazione dei Dubia sull'esortazione apostolica "Amoris Laetitia", viene diffusa la seguente intervista al cardinale Raymond Leo Burke, che fa il punto su quanto accaduto da allora. Così come i "Dubia" questa intervista esce contemporaneamente su La Nuova Bussola Quotidiana, Settimo Cielo e il National Catholic Register. E noi contestualmente la riprendiamo. 
La ritengo importante sia perché avalla pubblicamente la Correctio filialis che perché attendibilmente prelude, nel caso di mancata risposta a questo che viene chiamato 'ultimo appello', alla correctio canonica.

Eminenza, è passato un anno da quando lei, il cardinale Walter Brandmüller e i due cardinali recentemente scomparsi, Carlo Caffarra e Joachim Meisner, avete pubblicato i "dubia". A che punto siamo?

A un anno dalla pubblicazione dei "dubia" su "Amoris laetitia", che non hanno ottenuto alcuna risposta dal Santo Padre, constatiamo che la confusione sull’interpretazione dell’esortazione apostolica è sempre maggiore. Per questo motivo si fa ancora più urgente la nostra preoccupazione per la situazione della Chiesa e per la sua missione nel mondo. Io, naturalmente, continuo ad essere in regolare contatto con il cardinale Walter Brandmüller per quanto riguarda questi gravissimi problemi. E tutti e due rimaniamo in profonda unione con i due cardinali defunti Joachim Meisner e Carlo Caffarra, che ci hanno lasciati nel corso degli ultimi mesi. Così, ancora una volta faccio presente la gravità della situazione, che continua a peggiorare.

Si è molto parlato dei pericoli della natura ambigua del capitolo 8 di "Amoris laetitia", sottolineando che è aperto a molte interpretazioni. Perché fare chiarezza è così importante?

La chiarezza nell’insegnamento non implica alcuna rigidità che impedisca al popolo di camminare sulla via del Vangelo, ma, al contrario, la chiarezza dona la luce necessaria ad accompagnare le famiglie sulla via della sequela di Cristo. È l’oscurità che ci impedisce di vedere il cammino e ostacola l’azione evangelizzatrice della Chiesa, come dice Gesù: “Arriva la notte, in cui nessuno può lavorare” (Gv 9, 4).

Può spiegare di più la situazione attuale alla luce dei "dubia"?

La presente situazione, lungi dal diminuire l'importanza dei "dubia", li rende ancora più pressanti. Non si tratta affatto, come qualcuno ha detto, di una “ignorantia affectata”, che solleva dubbi solo perché non vuole accettare un determinato insegnamento. Piuttosto, la preoccupazione è stata ed è di determinare con precisione ciò che il papa ha voluto insegnare come successore di Pietro. Le domande nascono, quindi, proprio dal riconoscimento dell’ufficio petrino che papa Francesco ha ricevuto dal Signore al fine di confermare i suoi fratelli nella fede. Il magistero è un dono di Dio alla Chiesa per fare chiarezza sui punti che riguardano il deposito della fede. Affermazioni alle quali mancasse questa chiarezza non potrebbero essere, per loro stessa natura, espressioni qualificate del magistero.

Perché è così pericoloso, secondo lei, che ci siano interpretazioni diverse di "Amoris laetitia", in particolare sull'approccio pastorale di chi vive in unioni irregolari e specificamente sui divorziati risposati civilmente che non vivono in continenza e ricevono la santa comunione?

È palese che alcune indicazioni di "Amoris laetitia" riguardanti aspetti essenziali della fede e della pratica della vita cristiana hanno ricevuto varie interpretazioni, che sono divergenti e a volte incompatibili tra loro. Questo fatto incontestabile conferma che quelle indicazioni sono ambivalenti e permettono un varietà di letture, molte delle quali sono in contrasto con la dottrina cattolica. Perciò le questioni sollevate da noi cardinali riguardano che cosa abbia insegnato esattamente il Santo Padre e come il suo insegnamento si armonizzi con il deposito della fede, dato che il magistero “non è superiore alla parola di Dio ma la serve, insegnando soltanto ciò che è stato trasmesso, in quanto, per divino mandato e con l’assistenza dello Spirito Santo, piamente ascolta, santamente custodisce e fedelmente espone quella parola, e da questo unico deposito della fede attinge tutto ciò che propone a credere come rivelato da Dio” (Concilio Vaticano II, Costituzione dogmatica "Dei Verbum", n. 10).

Non ha chiarito il papa su quale posizione egli si pone, tramite la sua lettera ai vescovi argentini, nella quale egli ha affermato che "non vi è altra interpretazione" se non le linee guida che questi vescovi hanno indicato, linee guida che hanno lasciata aperta per delle coppie non sposate ma in intimità sessuale la possibilità di ricevere la santa eucaristia?

Al contrario di quanto alcuni hanno detto, non possiamo considerare una risposta adeguata alle domande da noi poste la lettera del papa ai vescovi della regione di Buenos Aires [qui], scritta poco prima che egli ricevesse i "dubia" e contenente commenti alle linee guida pastorali dei vescovi. Da una parte, queste linee guida possono essere interpretate in modi differenti; dall’altra, non è chiaro che questa lettera sia un testo magisteriale, nel quale il papa abbia voluto parlare alla Chiesa universale come successore di Pietro. Già il fatto che si sia conosciuta quella lettera perché fatta filtrare alla stampa – e solo dopo sia stata resa nota dalla Santa Sede – solleva un ragionevole dubbio sull'intenzione del Santo Padre di rivolgerla alla Chiesa universale. Inoltre, risulterebbe un po' strano – e contrario al desiderio esplicitamente formulato da papa Francesco di lasciare la concreta applicazione di "Amoris laetitia" ai vescovi di ogni paese (cfr. AL 3) – che ora egli imponga alla Chiesa universale quelle che sono soltanto le concrete direttive di una particolare regione. E non dovrebbero allora essere considerate tutte invalide le differenti disposizioni promulgate da vari vescovi nelle rispettive diocesi, da Philadelphia a Malta? Un insegnamento che non è sufficientemente determinato, tanto nella sua autorità quanto nel suo contenuto effettivo, non può mettere in dubbio la chiarezza del costante insegnamento della Chiesa, che, in ogni caso, rimane sempre normativo.

La preoccupa anche il permesso dato da alcune conferenze episcopali a dei divorziati risposati che vivono “more uxorio" (cioè avendo relazioni sessuali) di ricevere la santa comunione senza un fermo proposito di cambiar vita, contraddicendo così l'insegnamento pontificio precedente, in particolare l’esortazione apostolica di san Giovanni Paolo II "Familiaris consortio"?

Sì, i "dubia" e le domande restano aperti. Quelli che sostengono che la disciplina insegnata da "Familiaris consortio" 84 è cambiata si contraddicono l'un l'altro quando arrivano a spiegarne le ragioni e le conseguenze. Alcuni arrivano fino al punto di sostenere che i divorziati in nuova unione che continuano a vivere "more uxorio", non si troverebbero in uno stato oggettivo di peccato mortale (citando in appoggio AL 303); mentre altri negano questa interpretazione (citando in appoggio AL 305), ma lasciano completamente al giudizio della coscienza di determinare i criteri di accesso ai sacramenti. Sembra che l'obiettivo di tanti interpreti sia di arrivare, in un modo o nell'altro, a un cambiamento di disciplina, mentre le ragioni che essi adducono a questo fine non hanno importanza. Né essi mostrano alcuna preoccupazione su quanto mettono in pericolo materie essenziali del deposito della fede.

Qual è l'effetto tangibile che questa miscela di interpretazioni ha avuto?

Questa confusione ermeneutica ha già prodotto un triste risultato. Infatti, l'ambiguità riguardo a un punto concreto della cura pastorale della famiglia ha portato alcuni a proporre un cambiamento di paradigma dell'intera pratica morale della Chiesa, le cui fondamenta sono state autoritativamente insegnate da san Giovanni Paolo II nella sua enciclica "Veritatis splendor ".
In effetti è stato messo in moto un processo che è eversivo di parti essenziali della tradizione. Per quanto riguarda la morale cristiana, alcuni sostengono che le norme morali assolute devono essere relativizzate e che una coscienza soggettiva e autoreferenziale debba avere un primato – in definitiva equivoco – in materie che toccano la morale. Quello che è in gioco, dunque, non è in alcun modo secondario rispetto al "kerygma”, cioè al messaggio fondamentale del Vangelo. Stiamo parlando della possibilità o no che l’incontro con Cristo, per grazia di Dio, dia forma al cammino della vita cristiana, in modo che possa essere in armonia con il disegno sapiente del Creatore. Per comprendere la portata di tali cambiamenti, basta pensare a cosa succederebbe se questo ragionamento fosse applicato ad altri casi, come quello di un medico che effettua aborti, di un politico che fa parte di un reticolo di corruzione, di una persona sofferente che decide di fare una richiesta di suicidio assistito...

Alcuni hanno detto che l'effetto più rovinoso di tutto ciò è che configura un attacco ai sacramenti, oltre che all'insegnamento morale della Chiesa. È così?

Al di là del dibattito morale, il senso della pratica sacramentale va degradandosi sempre di più nella Chiesa, specialmente quando si tratta dei sacramenti della penitenza e dell'eucaristia. Il criterio decisivo per l'ammissione ai sacramenti è sempre stato la coerenza del modo di vivere di una persona con gli insegnamenti di Gesù. Se invece il criterio decisivo diventasse l'assenza della colpevolezza soggettiva della persona – come hanno suggerito alcuni interpreti di "Amoris laetitia" – ciò non cambierebbe la natura stessa dei sacramenti? Infatti, i sacramenti non sono incontri privati ​​con Dio, né sono mezzi di integrazione sociale in una comunità. Piuttosto, sono segni visibili ed efficaci della nostra incorporazione in Cristo e nella sua Chiesa, in cui e per mezzo di cui la Chiesa pubblicamente professa e mette in pratica la sua fede. Quindi trasformare la diminuita colpevolezza soggettiva o la mancanza di colpevolezza di una persona nel criterio decisivo per l'ammissione ai sacramenti metterebbe a rischio la stessa "regula fidei", la regola della fede, che i sacramenti proclamano e attuano non solo con parole ma anche con gesti visibili. Come potrebbe la Chiesa continuare ad essere sacramento universale di salvezza se il significato dei sacramenti fosse svuotato del suo contenuto?

Nonostante il fatto che lei e tanti altri, tra cui oltre 250 accademici e preti che hanno pubblicato una "correzione filiale" [qui], abbiate già espresso seri dubbi circa gli effetti di questi passaggi di "Amoris laetitia", e poiché finora non avete ricevuto nessuna risposta da parte del Santo Padre, lei intende qui rivolgergli un ultimo appello?

Sì, per queste gravi ragioni, un anno dopo aver resi pubblici i "dubia", mi rivolgo di nuovo al Santo Padre e a tutta la Chiesa, sottolineando quanto sia urgente che, nell'esercitare il ministero che ha ricevuto dal Signore, il papa confermi i suoi fratelli nella fede con una chiara manifestazione dell'insegnamento riguardante sia la morale cristiana che il significato della pratica sacramentale della Chiesa.

28 commenti:

irina ha detto...

Prova personale di dimostrazione:
La trasgressione viene considerata un arricchimento esperienziale della persona, mentre rispettare il dettame divino è considerato un impoverimento delle esperienze di cui sopra.
In realtà la trasgressione indebolisce la volontà perchè incapace di resistenza; indebolisce il pensiero chè, accogliendo la contraddizione che dovrebbe rigettare, divide se stesso tra detto e cotraddetto senza poter rigettare nè l'uno nè l'altro perchè dovrebbe rigettare, in parte o in toto, se stesso; indebolisce il sentimento che accogliendo questo e quello, perde spessore diventando un simulacro di sè nel sentimentalismo. Rispettare il dettame divino rafforza la volontà ché resiste più gagliardamente per altro da sè; rafforza il pensiero che, nell'azione secondo Verità, ne sperimenta la giustezza e la vita che ne derivano per sè e per gli altri; rafforza il sentimento che nel sacrificio trova nuova forza per amare sempre più santamente se stesso e gli altri. Possiamo provare con il comandamento: non rubare.Mi arricchisco di più rubando o non rubando? Perchè?

Anonimo ha detto...

...
Vogliamo concludere con il monito di Ezechiele cap.3, poco conosciuto e mai citato nella nuova pastorale, leggiamolo per capire il perché, questi sono gli scandali da denunciare:

«Figlio dell’uomo, ti ho posto per sentinella alla casa d’Israele. Quando sentirai dalla mia bocca una parola, tu dovrai avvertirli da parte mia. Se io dico al malvagio: Tu morirai! e tu non lo avverti e non parli perché il malvagio desista dalla sua condotta perversa e viva, egli, il malvagio, morirà per la sua iniquità, ma della sua morte io domanderò conto a te. Ma se tu ammonisci il malvagio ed egli non si allontana dalla sua malvagità e dalla sua perversa condotta, egli morirà per il suo peccato, ma tu ti sarai salvato. Così, se il giusto si allontana dalla sua giustizia e commette l’iniquità, io porrò un ostacolo davanti a lui ed egli morirà; poiché tu non l’avrai avvertito, morirà per il suo peccato e le opere giuste da lui compiute non saranno più ricordate; ma della morte di lui domanderò conto a te. Se tu invece avrai avvertito il giusto di non peccare ed egli non peccherà, egli vivrà, perché è stato avvertito e tu ti sarai salvato» (vv. 16, 21).

https://cronicasdepapafrancisco.com/2017/11/14/gli-scandali-che-non-scandalizzano-papa-francesco/

Anonimo ha detto...

Le parole del cardinal Burke vanno intese nel senso che, se il Santo Padre non chiarirà le cose, seguirà infine, nel prossimo futuro, la correzione fraterna? Sembra di sì. Io lo spero.

Maso

Anonimo ha detto...

OBBEDIENZA E RESISTENZA AGLI ORDINI INGIUSTI NEI TEMPI DI CONFUSIONE. IL RICATTO DELL'OBBEDIENZA

... Resistere al Vicario di Cristo, infatti, ha in sé qualcosa di inquietante, che ogni cattolico, per istinto, tende a rifiutare, poiché una tale opposizione sembra porlo fuori della Chiesa.
Di fronte a tale dilemma, il Padre Roger-Thomas Calmel O.P. (1914-1975), il grande teologo domenicano del secolo scorso, distingue una "sicurezza suprema" e una "sicurezza ordinaria" di essere nella Chiesa di Cristo.
La prima si fonda sull'infallibilità del Papa nelle definizoni ex cathedra, e in quelle del magistero ordinario universale, ossia nell'insegnamento in continuità con la Tradizione: "quod ubique, quod semper, quod ab omnibus", secondo il noto adagio di S. Vincenzo di Lerino. La "sicurezza ordinaria" si fonda sulle qualità personali del Papa, sui suoi doni di natura di grazia. Ma nessuno ha mai sostenuto che il Papa non possa sbagliare "per il suo silenzio, le sue omissioni o i suoi equivoci". Una volta assicurata la "sicurezza suprema" della propria appartenenza alla Chiesa, attaccandosi fermamente alla Tradizione, occorre giudicare degli atti e decreti dubbi e, "nel caso in cui essi alterino i dogmi o il culto divino, opporvisi con fermezza, certamente con rispetto poiché si tratta del Papa, ma con fermezza, poiché si tratta di non rendersi complici di un peccato contro un dogma o contro l'autentica celebrazione del culto".
In sostanza, "in nome delle definizioni solenni infallibili, come anche dell'insegnamento ordinario in continuità della Tradizione, occorre rifiutare gli atti fallibili e riformabili che con tutta evidenza distruggono la stessa Tradizione".
L'accusa immediata che sorge davanti a questo atteggiamento è quello di avvicinarsi al libero esame protestante. Ma senza fondamento. "La Chiesa, infatti - continua il Teologo domenicano -, non ha mai inteso il primato di Pietro nel senso di puro arbitrio e in modo che i cristiani siano abbassati al rango indegno di sudditi incondizionati del Papa, ma in un senso conforme alla Tradizione".
Nella costituzione Pastor Aeternus del Concilio Vativano I si legge che " lo Spirito Santo non è stato promesso ai Successori di Pietro per permetter loro di pubblicare una dottrina nuova.... Esso è stato loro promesso per conservare santamente ed esporre fedelmente la Rivelazione trasmessa dagli Apostoli, cioè il Deposito della Fede". L'autorità che pretendesse di affrancarsi dal suo compito ben preciso e determinato - sostiene padre Calmel - "obbliga per ciò stesso i sudditi a non obbedire". In altri termini, l'obbedienza del cristiano è contenuta in limiti ben definiti.
Evidentemente non si tratta di un invito alla disobbedienza, ma - al contrario - di una spiegazione del primato dell'obbedienza a Dio quando l'autorità travalica ed abusa del proprio potere. E', in altri termini, l'obbedienza volontaristica che, senza tentennamenti, va rifiutata. Un'obbedienza incondizionata a chicchessia - dal Papa in giù - sotto il falso pretesto che "chi obbedisce non fallisce", non ha nulla di cristiano, poiché dimentica che chi comanda - chiunque egli sia - non è né esente dal peccato, né è dispensato lui stesso dall'obbedire alle leggi e tradizioni quando comanda.
San Gregorio Magno senza mezzi termini affermava che "chi si sottomette al male per obbedienza è più vicino alla ribellione che alla sottomissione".

Anonimo ha detto...

«Quando i generali tradiscono, abbiamo sempre più bisogno della fedeltà dei soldati».
(Giovannino Guareschi)

Anonimo ha detto...

Alcuni dubia per sua eminenza!

-"Per salvare la fede", quale fede? Quella conciliare che non è cattolica? Siamo così certi che quelli che approfitteranno delle concessioni di AL, prima di Francesco fossero ligi al Dogma Cattolico? Ho i miei dubia ma lei, che ne pensa?

-E di Lutero, che ha da dire eminenza? Non la turbano le commemorazioni in suo onore? Non la turbano le parole di Bergoglio, di Galantino e di altri autorevoli esponenti della gerarchia? Quelle non sono pericolose? Si può perciò soprassedere?

-Visto che ha ritenuto di dover scoraggiare la frequentazione delle Messe della FSSPX, perchè dovremmo invece continuare ad assistere a quelle protestantizzate secondo il rito di Montini? Non sono forse anch'esse pericolose per la Fede? E delle liturgie ecumeniche con pastori protestanti, che dice? Non hanno nulla in contrario se i suoi colleghi nell'episcopato e nel cardinalato le promuovono senza nessun tipo di remora?

-Se AL fosse ritirata, per lei tutto si sarebbe sistemato e non esisterebbero più criticità e pericoli per il Dogma Cattolico? Bergoglio dunque diverrebbe un novello defensor fidei?


Luisa ha detto...



"Dubia ultima chiamata. Burke rincara la dose "Un anno di confusione""


http://www.campariedemaistre.com/2017/11/dubia-ultima-chiamata-burke-rincara-la.html

Luisa ha detto...


"... Primo: ci sono sacerdoti santi, dobbiamo scovarli e sostenerli. Secondo: ci sono peccatori consapevoli che non vogliono rischiare di mancare ulteriormente di rispetto a Nostro Signore e non hanno alcuna fiducia in queste aperture, accoglienze, accompagnamenti, discernimenti, che proprio loro non capiscano in che consistano."


http://www.marcotosatti.com/2017/11/15/rvc-un-fatto-realmente-accaduto-ci-conferma-che-i-dubia-un-anno-dopo-sono-piu-vivi-necessari-e-provvidenziali-che-mai/

Dalla Bussola ha detto...


"Viri probati, l'accelerazione della Chiesa tedesca"

http://www.lanuovabq.it/it/viri-probati-laccelerazione-della-chiesa-tedesca

Anonimo ha detto...

Buon Dio , non si fa in tempo ad aprire gli occhi al nuovo giorno che immediatamente ci tocca di riparare !
https://www.lifesitenews.com/news/new-zealand-cardinal-makes-pope-francis-inspired-change-to-mass

Luisa ha detto...

Seconda udienza di Bergoglio sulla Messa, parla del silenzio, della preghiera ma non capisco chi sono i pappagalli quando dice:

" Per entrare nel Regno dei cieli bisogna lasciarsi meravigliare. Nella nostra relazione con il Signore, nella preghiera - domando - ci lasciamo meravigliare o pensiamo che la preghiera è parlare a Dio come fanno i pappagalli?"

http://www.lanuovabq.it/it/nella-preghiera-riconoscetevi-figli-fatevi-sorprendere

fabriziogiudici ha detto...

I pappagalli forse sono quelli che recitano il Rosario? D'altronde già avevamo appreso che hanno "gli occhi inespressivi"...

Sacerdos quidam ha detto...

Mi associo all'Anonimo delle 01:18 :

e bisognerebbe aggiungerne altri ancora, di dubia.
Comunque, almeno riguardo all'Amoris laetitia si sbrighi,Eminenza!
Basta con le interviste, ne abbiamo abbastanza. Grazie.

irina ha detto...

"Per entrare nel Regno dei cieli bisogna lasciarsi meravigliare. Nella nostra relazione con il Signore, nella preghiera - domando - ci lasciamo meravigliare o pensiamo che la preghiera è parlare a Dio come fanno i pappagalli?"

Questo parlare simil-poetico e sempre melenso, è stucchevole; i colpi bassi finali poi vengono compresi solo da chi li tira. Tutte chiacchiere al vento di chi non ha argomenti fondanti di quelle che dovrebbero essere sue specifiche competenze.

Pietro C. ha detto...

" Per entrare nel Regno dei cieli bisogna lasciarsi meravigliare. Nella nostra relazione con il Signore, nella preghiera - domando - ci lasciamo meravigliare o pensiamo che la preghiera è parlare a Dio come fanno i pappagalli?"

A parte che i pappagalli non parlano a Dio, qui è ovvio che è sottintesa la solita polemica con chi ripete le cose a "paperovia" e vuole che le cose siano sempre identiche a loro stesse.

A mio avviso Bergoglio soffre di un cortocircuito mentale che ha pesanti conseguenze: egli pensa che formalista e custode della fede in fondo siano la stessa cosa.

Pregare "come i pappagalli" significa pregare usando le formule della tradizione (che sono ripetitive) per cui questo, per lui, è automaticamente un segno di formalismo.
Questa reale mancanza di discernimento in se stesso (prima che fuori di sé) non gli fa vedere che tali realtà sono differenti tra loro e possono coincidere solo in pochi deleteri casi. Così il Nostro è portato inevitabilmente a concludere che Dio fa "sorprese", ossia, come logica conseguenza, è contro la sua stessa rivelazione sulla quale si basa la Tradizione (ripetitiva!) della Chiesa.

Poche idee e assai ben confuse (per essere gentili)!!

Marisa ha detto...

Luisa, diciamo solo che interrogarsi su quello continue e generiche punture di spillo ormai è tempo perso...

irina ha detto...

Riscossa Cristiana, Dario Pasero, Nostra maggior Musa (Riflessioni “minime” sulla Commedia dantesca) / X –

"...per colpa di “colui che siede, che traligna” ( Paradiso XII v. 90), cioè esce dalla linea (< trans lineare) retta, dal giusto cammino: in una parola “sbaglia”..."


Anche noi, oggi, abbiamo colui che siede,che traligna. Tempi post-moderni con antiche, proprie, sempreverdi mancanze.

Anonimo ha detto...

- L'ho letta , avrei almeno quattro domande da fargli .
- I pappagalli dovrebbero essere quelli che pregano ripetendo preghiere di altri , non fatte con parole proprie che scaturiscono dal cuore .
- Infine la percepisco come una occasione persa per evangelizzare parlando della disgrazia della perdita della amicizia con Dio , far capire bene che il vero tesoro della nostra vita e' stare nell'amore del Signore e non perdere mai questo amore . Questa e' la ricchezza , tutto il resto passa in secondo piano . Istruzioni per rimanere nell'amore ? Non pervenute . Inoltre l'occasione era ghiotta per ribadire ai Sacerdoti e ai fedeli di attenersi , durante la S. Messa , ai documenti emanati dalla CC , stigmatizzando chi si inventa il culto da fare a Dio , pregare con toni sommessi , non dimenandosi e/o alzando le voci come i pagani . Il popolo ha diritto a ricevere il culto della Chiesa Cattolica e non del singolo prete . " Cio' che per le precedenti generazioni era sacro , anche per noi e' sacro ".

Anonimo ha detto...

Dio conosce oguno di noi ( visto che ci ha creati ) ed anche la diversa sensibilita' di ciascuno .

Ci sono purtroppo dei genitori che rimproverano sempre i figli pensando di far loro del bene , di stimolarli a far meglio : " Tizio e' migliore di te , sei un buono a nulla , sei un incapace , vergognati , somaro ecc. ecc."
Come faccio ad amare il prossimo mio se lo derido con questi appellativi :" facce da cetrioli , inespressivi , pappagalli , pensa di smuoverci ?

Luisa ha detto...



" Luisa, diciamo solo che interrogarsi su quello continue e generiche punture di spillo ormai è tempo perso..."

Già perchè anche se il numero di chi apre gli occhi, di chi ha smaltito la sbornia iniziale, di chi comincia ad avere il mal di mare e-o i conati di nausea, sta aumentando di giorno in giorno, il papa venuto da quasi la fine del mondo continua imperterrito la sua azione, un`esortazione apostolica e le sue noticina qua, una lettera apostolica o a dei vescovi argentini là, un`intervista dopo l`altra, la sua è una corsa in avanti come se sapesse di non aver tempo da perdere, può contare sull`aiuto dei suoi turiferari che sfornano libri su libri a sua lode e gloria, e sa di contare anche sull`immensa e crassa ignoranza della grande maggioranza, della massa chiamata "popolo di Dio", sono troppo contenti di avere un papa che parla come loro, che non solo non li disturba esigendo cambiamenti o pentimenti ma che dice che quel che conta è quel che la loro coscienza considera essere bene o male.
E inatnto io mi domando che cosa resterà ancora in piedi dopo il passaggio di Bergoglio.

Alex da Roma ha detto...

Mi associo all'Anonimo delle 01:18 e a sacerdos quidam

Eminenza Reverendissima, iil problema non è solo AL? Ne è consapevole? O al netto di AL tutto il resto va bene? Eminenza, ringraziamo del dono della FSSPX, che non vi è dubbio sono certamente Chiesa Cattolica più e meglio della neo chiesa "falsa" conciliare. Eminenza, la ringraziamo per quello che ha sentito di dover fare fino ad oggi e per essersi esposto, ma non le pare che occorrerebbe passare dalle parole/interviste ai fatti che lei stesso ricordo aveva promesso per la data di febbraio 2017 ormai da tempo trascorso? Nel frattempo, in assenza di atti coraggiosi da parte dei principi della Chiesa, sono stati i laici a doversi esporre e a far sentire la loro voce con una correzione che evidenzia i profili di eresia. Basta con le interviste, ne abbiamo abbastanza. Grazie.

Anonimo ha detto...

Tanta reiterata, sconfinata, candida ingenuità di fronte a chi non solo ha già dichiarato con i fatti inequivocabili tabula rasa ma sta velocemente procedendo alla sua cristallina e miticolosa attuazione manu militari non cessa di sorprendermi ogni volta. Dopo una decina di volte che si attua lo stesso schema lo sappiamo vero come andrà a finire?
Miles

irina ha detto...

Pappagalli, perchè? Perchè ripetitivi nelle parole e nei fatti?

Il sole ripete il suo corso, le stelle anche, le montagne stanno ferme e/o si muovono molto lentamente, le piante crescono, gemmano, fioriscono, fruttificano, ferme e sempre nello stesso modo, gli animali si muovono, si nutrono, si riproducono sempre nello stesso modo, seguendo il ciclo delle stagioni fisso, del corso del sole fisso, della luna fisso. Queste a grandi linee sono le regole della natura, dette leggi, che sono ferree. L'uomo nel mangiare, nel lavorare, nel riposare s'è dato sempre una regola. Così anche nel pregare. Gesù Cristo anche Lui pregava ed ha insegnato a noi a pregare. Le parole delle preghiere sono quelle, ci vengono insegnate fin da piccoli e noi le ripetiamo e per ognuno di noi, ad un certo punto, quelle parole si inverano nella nostra vita, vivono in noi che di più belle non avremmo potuto mai trovare. Nell'alternanza ripetitiva della preghiera, del lavoro, del riposo il monachesimo ha scoperto la realtà delle ore, delle leggi della liturgia, delle leggi della natura, delle leggi della cultura che ha poi passato umilmente di mano a noi per farci ricchi dei tesori conservati e trasmessi, ripetendo. Creativo è solo Dio. Noi costruiamo con quello che ci è stato trasmesso, tanto più bella sarà la nostra opera quanto più avrà rispettato le leggi che sono intrinseche ad essa; chi vuol far col suo non può che darci il suo vomito, come tanta pseudo arte oggi dimostra ampiamente. E questo è tutto ampiamente dimostrato nella vita religiosa, dove la liturgia è stata abbandonata nel bolo del ministro e della comunità presunti creativi entrambi.

Anonimo ha detto...

Dal 2007 al ------) 2017 = Grazie a Dio !
Grazie alla Sua infinita pazienza ( specialmente con me ). Credo fermamente , Credo nel granello di senapa...
https://gloria.tv/article/fvNJ4yNuqHwB1oiC4AsWKQQcz

Anonimo ha detto...

Come in cielo così deve essere in terra . Punto
http://blog.messainlatino.it/2017/11/utrecht-olanda-la-chiesa-di-san.html

Anonimo ha detto...

Questa tesi è già stata rifiutata da Giovanni Paolo II, che di fronte alla proposta di alcuni teologi e padri, nel Sinodo del 1984, di introdurre una distinzione tripartita dei peccati – veniali, gravi e mortali –dichiarò, nell’esortazione post-sinodale Reconciliatio et paenitentia, che nella dottrina della Chiesa il peccato grave si identifica col peccato mortale. Ecco le sue parole: «La tripartizione potrebbe mettere in luce il fatto che fra i peccati gravi esiste una gradazione. Ma resta sempre vero che la distinzione essenziale e decisiva è fra peccato che distrugge la carità e peccato che non uccide la vita soprannaturale: fra la vita e la morte non si dà via di mezzo…Perciò, il peccato grave si identifica praticamente, nella dottrina e nell’azione pastorale della Chiesa, col peccato mortale» (Reconciliatio et paenitentian. 17).

http://itresentieri.it/per-rocco-buttiglione-una-contro-amichevole-critica/

Marisa ha detto...

Cara Luisa, non lo sa nessuno.

Ci sostiene solo la fede che il timone della barca di Pietro in realtà è tenuto saldamente in mano da Nostro Signore.

Marisa ha detto...

Cara Irina, le leggi da lei descritte sono quelle della Natura, dell'Ordine cosmico e dell'equilibrio.

La desestabilizaciòn è TUTTO un altro paio di scarpe.