giovedì 20 aprile 2017

Benedetto XVI sul “fondamentalismo islamico”

In occasione dei 90 anni di Joseph Ratzinger, lo Stato e la Chiesa della Polonia hanno tenuto a Varsavia un convegno sul tema: "Il concetto di Stato nella prospettiva dell’insegnamento di Joseph Ratzinger / Benedetto XVI".
E nel messaggio che il "papa emerito" ha inviato il 15 aprile al presidente e ai vescovi della Polonia si legge:
"Il tema scelto porta autorità statali ed ecclesiali a dialogare insieme su una questione essenziale per il futuro del nostro continente. Il confronto fra concezioni radicalmente atee dello Stato e il sorgere di uno Stato radicalmente religioso nei movimenti islamistici, conduce il nostro tempo in una situazione esplosiva, le cui conseguenze sperimentiamo ogni giorno. Questi radicalismi esigono urgentemente che noi sviluppiamo una concezione convincente dello Stato, che sostenga il confronto con queste sfide e possa superarle".
Appare evidente la contraddizione con il successore... Tuttavia resta da approfondire il fatto che parli di radicalismi al plurale. Perché ogni fede (compresa quella cristiana) ha in sé fondamenti che non possono essere messi in discussione. Ѐ importante che Ratzinger abbia focalizzato e posto il problema. Ma un problema è anche mettere sullo stesso piano - sia pure in forma generica - il radicalismo cristiano e quello musulmano (cosa che purtroppo non ha mancato di fare esplicitamente Bergoglio1): il che è erroneo e crea confusione. Innanzitutto perché il cristianesimo propone, mentre l'islam impone e lo fa con la violenza di un regime teocratico che il nostro Signore Crocifisso non genera né insegna, mentre ha già vinto la morte... Tocca ai "Suoi" fecondare la storia, nel Suo Nome, innanzitutto non rinnegandoLo.

Mi si fa notare che il discorso di Ratzinger verte chiaramente sui 'radicalismi' dei movimenti islamisti. Ringrazio e ne convengo. In ogni caso il mio invito ad approfondire i 'radicalismi' (fermo restando il fatto che il termine mi ha evocato l'improvvido parallelo del successore che andava e va rettificato) evoca anche la questione dello 'stato laico'. Perché, alla fine, 'laico' diventa 'laicista' nonché nichilista, mentre la Catholica una concezione convincente dello Stato ce l'ha e non la deve sviluppare ma promuovere. Non a caso un vescovo fedele esclamava: "Lo hanno detronizzato"! E ovviamente si riferiva al Signore.
Centrata l'osservazione di P. Pasqualucci: «Ancora una volta, manca qualcosa nelle esternazioni dell' Emerito, che Dio lo conservi: noi cattolici, noi cristiani non abbiamo già tutti gli elementi di una "convincente" concezione cristiana e cattolica dello Stato? Dobbiamo ancora "svilupparla"? Dico gli "elementi" poiché non si tratta, ovviamente, di riproporre sic et simpliciter il modello medievale dello Stato, con il suo tipico incontro-scontro di Papato e Impero, di gerarchia e anarchia feudal-comunale, etc. etc, così dipendente quel modello da irripetibili situazioni storiche. Si tratta di contrapporre un ideale cristiano di Stato, basato su di un ideale cristiano di società, ossia, per ciò che riguarda lo Stato in senso stretto, di riformare in senso cattolico certe istituzioni politiche ed economiche, tanto per cominciare. E per quanto riguarda il rapporto Stato-società, di riproporre i valori morali cattolici, a cominciare da quello della famiglia, da quelli di un'etica personale improntata all'idea del sacrificio e del dovere etc. Ratzinger non dà un'indicazione precisa, sembra affidarsi all'evoluzione dei tempi, il suo rilievo resta nel generico, anche perché, riproporre l'ideale del vero Stato cristiano significherebbe contraddire il principio spurio del "dialogo", che anche per Ratzinger è stato ed è articolo di fede».
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1. “L’idea di conquista è inerente all’anima dell’Islam, è vero. Ma si potrebbe interpretare, con la stessa idea di conquista, la fine del Vangelo di Matteo, dove Gesù invia i suoi discepoli in tutte le nazioni”. (Bergoglio, L'Osservatore Romano 17 maggio 2016).
Aberrante attribuire a Nostro Signore un intento di “conquista” belligerante proprio, invece, di Maometto che ha brandito e fatto brandire spade grondanti sangue da secoli, ha guidato eserciti. Mentre il Signore Gesù invia i "suoi" discepoli alla conquista di anime da salvare. E li invia inermi, con queste parole : “Vi mando come pecore in mezzo ai lupi” (Matteo 10, 16). 

74 commenti:

Anonimo ha detto...

Sicura di aver interpretato correttamente? Mi pare sia molto chiaro nell'indicare "concezioni radicalmente atee dello Stato e il sorgere di uno Stato radicalmente religioso nei movimenti islamistici".

Anonimo ha detto...

Gli bastano dieci righe per centrare senza tanti giri di parole e senza infingimenti PC il problema dell'Occidente nei confronti dell'Islam, esplosivo, appunto, ma quanti leaders europoidi hanno il coraggio di dirlo? In Pakistan hanno chiesto la testa di Asia Bibi per riparare ad un torto subito da fedele islamico, attendo fiducioso dure parole di condanna e dimostrazioni di vicinanza da parte del vdr.......Anonymous.

Gederson Falcometa Zagnoli Pinheiro de Faria ha detto...

Benedetto XVI e Francesco sembrano non essere membri della stessa Chiesa. Anche questa contradizione se basa sul uno fondamentalismo: l'unita nella pluralità (che in questo pontificato mostra dei limiti). In qualche modo, come vediamo, anche la Chiesa Conciliare ha dei fondamentalismi (e fondamentalismi alla rovescia). Distacco per il fondamentalismo della predica della accoglienza senza criteri degli immigranti. È questo che genera in Europa la minaccia di uno Stato Islamico. Nessuno può ignorare che con l'immigrazione di massa se sta accogliendo una cultura e una religione diversa nel proprio paese e nel proprio continente. In questo punto la questione passa per la considerazione di ciò che è fondamentale nella missione del Papa: conservare ciò che ha rimasto di cattolico nell'Europa o cancellargli tramite lá predica di una accoglienza assoluta e senza criteri di immigranti musulmani.

Per finire, ricordo il P. Paolo Siano, FFI e la denuncia che ha fatto dello fondamentalismo di sinistra che sta al potete rovesciando la Chiesa. Non compete allo Stato la discussione sul fondamentalismo all'interno della Chiesa. Tale fondamentalismi sono chiari in questo pontificato, come per esempio fare dei viaggi per comemorare i 500 anni della Riforma Protestante e cancellare il Viaggio al Brasile per comemorare i 300 anni dell'aparizione della Madonna in Aparecida.

Anonimo ha detto...

Questo è parlare delle realtà di oggi con sapienza e con tanto equilibrio, altro che invitare i mussulmani in tutte le salse.

Blas ha detto...

Leggete bene! quando parla di due radicalismi si riferisce allo stato ateo e allo stato islamico non a quello cristiano. Quello cristiano lo da come soluzione a quegli altri due.

irina ha detto...

Con parti diverse in commedia, sono tutti attori della global film, a mio parere. I fratelli maggiori tengono in mano gli sghei, i minori si occupano delle scene di massa, i secondi fanno i cretini da rieducare, gli altri, con ruoli vari, guastatori.

Anonimo ha detto...

E' vero che ci sono i fondamentalismi in tutte le religioni, sono diverse le conseguenze . Anche nello sport bisogna imparare i fondamentali per poi sviluppare le tecniche, es. nel calcio o nel tennis i fondamentali sono necessari. Nella boxe anche, e bisogna distnguere quando si usano i fondamentali per fare male

Anonimo ha detto...

Il 20 aprile 1884 Sua Santità Leone XIII pubblica l’Enciclica “Humanum genus” sulla Massoneria, nemica del Regno di Gesù Cristo, la Chiesa Romana, e fautrice del Regno di Satana. Scriveva il sapientissimo Pontefice: «Insinuandosi sotto specie di amicizia nel cuore dei Principi, i Frammassoni mirarono ad avere in essi complici ed aiuti potenti per opprimere il Cristianesimo; e a fine di mettere nei loro fianchi sproni più acuti, si diedero a calunniare ostinatamente la Chiesa come nemica del potere e delle prerogative reali. Divenuti con tali arti baldanzosi e sicuri, acquistarono influenza grande nel governo degli Stati, risoluti per altro di crollare le fondamenta dei troni, e di perseguitare, calunniare, discacciare chi tra' sovrani si mostrasse restio a governare a modo loro. Con arti simili adulando il popolo, lo trassero in inganno. Gridando a piena bocca libertà e prosperità pubblica; facendo credere alle moltitudini che dell'iniqua servitù e miseria, in cui gemevano, tutta della Chiesa e dei sovrani era la colpa, sobillarono il popolo, e lui smanioso di novità aizzarono ai danni dell'uno e dell'altro potere. Vero è bensì che dei vantaggi sperati maggiore è l'aspettazione che la realtà: anzi oppressa più che mai la povera plebe vedesi nelle miserie sue mancare gran parte di quei conforti, che nella società cristianamente costituita avrebbe potuto facilmente e copiosamente trovare. Ma di tutti i superbi, che si ribellano all'ordine stabilito dalla provvidenza divina, questo è il consueto castigo, che donde sconsigliatamente promettevansi fortuna prospera e tutta a seconda dei loro desideri, trovino ivi appunto oppressione e miseria».

Marcello ha detto...

I "radicalismi" sono in riferimento ai suddetti "movimenti islamistici" e non alla religione cattolica.

peter ha detto...

L'analisi di Benedetto XVI mi sembra chiara e realistica, sicuramente lontana da quella del suo Successore!

Anonimo ha detto...

"Per quale motivo lo Stato italiano è in grado di spendere denaro per ripopolare paesi colpiti dagli effetti della globalizzazione, sostenuta dalle nostre politiche, ma non è in grado di trovare dei luoghi di soggiorno per i senzatetto italiani?"
(di Pietro Ciapponi)

Anonimo ha detto...

A proposito di fondamentalismo islamico, un altro mistero è che con la scusa di combattere la matrice sunnita walabhita si son fatte le guerre a quei Paesi (pochi rispetto al resto del Medio Oriente) dove ad essere maggioranza sono gli sciiti. Quindi di fatto si è alleati con i sunniti.
Argomento del giorno è il sequestro del giornalista Del Grande (schierato contro Assad), per il quale oggi l'Italia si mobilita (a modo loro). Sono andato a leggere qualche articolo d suo blog. Il vomito.
Guardate come incensa il radicalismo sunnita, guardate come parla benevolmente di combattenti, chiaramente mercenari, dipinti come eroi e martiri.
Il mondo oggi ha una scala di valori completamente rovesciata.

Giuseppe M.

Anonimo ha detto...

"Gli bastano dieci righe"

Vero. A dimostrazione ulteriore che certi discorsi lunghi e traballanti sono fatti apposta per dire e non dire.

E sui "radicalismi" anch'io leggo come Blas e Marcello.

--
Fabrizio Giudici

mic ha detto...

I "radicalismi" sono in riferimento ai suddetti "movimenti islamistici" e non alla religione cattolica.

Questo discorso di Ratzinger sui 'radicalismi' islamici è chiaro.
Il mio invito ad approfondire i 'radicalismi' (fermo restando il fatto che il termine mi ha evocato l'improvvido parallelo del successore che andava e va rettificato) evocava anche la questione dello 'stato laico'. Perché, alla fine, 'laico' diventa 'laicista' nonché nichilista...
Non a caso un vescovo fedele esclamava: "Lo hanno detronizzato"! E ovviamente si riferiva al Signore...

Anonimo ha detto...

Ogni volta che può parlare due minuti (ricordate l'eucharistomen?) o scrivere dieci righe, brilla luminoso nel grigiore di chi vorrebbe farlo dimenticare. L'invidia è un brutto peccato.

Anonimo ha detto...


"@ Un concezione convincente dello Stato, da sviluppare..", senza ulteriore determinazione

Da sviluppare tra gli opposti estremismi, per usare il linguaggio politico di un tempo. Si intende: noi cattolici dobbiamo sviluppare "una concezione convincente dello Stato" che si opponga da un lato allo Stato laico senza Dio, che vede solo nel popolo la fonte della sovranità, dall'altro alla teocrazia barbarica dello Stato musulmano, che è la ummah o "comunità dei credenti" organizzata politicamente e militarmente per schiacciare tutto ciò che non è musulmano.
Ancora una volta, manca qualcosa nelle esternazioni dell' Emerito, che Dio lo conservi, 90 e oltre, per carità: noi cattolici, noi cristiani non abbiamo già tutti gli elementi di una "convincente" concezione cristiana e cattolica dello Stato? Dobbiamo ancora "svilupparla"?
Dico gli "elementi" poiché non si tratta, ovviamente, di riproporre sic et simpliciter il modello medievale dello Stato, con il suo tipico incontro-scontro di Papato e Impero, di gerarchia e anarchia feudal-comunale, etc. etc, così dipendente quel modello da irripetibili situazioni storiche.
Si tratta di contrapporre un ideale cristiano di Stato, basato su di un ideale cristiano di società, ossia, per ciò che riguarda lo Stato in senso stretto, di riformare in senso cattolico certe istituzioni politiche ed economiche, tanto per cominciare. E per quanto riguarda il rapporto Stato-società, di riproporre i valori morali cattolici, a cominciare da quello della famiglia, da quelli di un'etica personale improntata all'idea del sacrificio e del dovere etc.
Ratzinger non dà un'indicazione precisa, sembra affidarsi all'evoluzione dei tempi, il suo rilievo resta nel generico, anche perché, riproporre l'ideale del vero Stato cristiano significherebbe contraddire il principio spurio del "dialogo", che anche per Ratzinger è stato ed è articolo di fede.
PP

mic ha detto...

Grazie PP,
hai esposto efficacemente ciò che anch'io vedo nello stesso modo e qui su ho solo accennato senza articolare :)

peter ha detto...

Riformare in senso cattolico le istituzioni politiche ed economiche dello Stato,riproporre i valori morali cattolici quali la famiglia, l'etica personale e sociale, riaffermare le radici cristiane dell'Europa, un programma coraggioso e "rivoluzionario" per uomini dotati di buon senso.

Luisa ha detto...

" E per quanto riguarda il rapporto Stato-società, di riproporre i valori morali cattolici, a cominciare da quello della famiglia, da quelli di un'etica personale improntata all'idea del sacrificio e del dovere etc. Ratzinger non dà un'indicazione precisa, sembra affidarsi all'evoluzione dei tempi, il suo rilievo resta nel generico"
Dunque secondo PP ancora una volta mancherebbe qualcosa alle esternazioni "dell`Emerito"....
!?!

Ma come può PP dire che Benedetto XVI non avrebbe riproposto "i valori morali cattolici, a cominciare da quello della famiglia, da quelli di un'etica personale improntata all'idea del sacrificio e del dovere etc"?
Ma se è stata una delle sue battaglie centrali e prioritarie per le quali è stato combattuto, sbeffeggiato dai suoi nemici, come si può dimenticare che Benedetto XVI con il suo Magistero, con il suo insegnamento chiaro e il suo coraggio di andare controcorrente ha infuso coraggio a chi come in Francia è sceso in piazza per difendere la famiglia, i valori morali cattolici?
D`accordo l`anticipo di antipatia ma talvolta il troppo storpia.

Anonimo ha detto...

PP e mic

A me pare che ormai quello che c'è ora è marcito e sta cadendo a pezzi (potente segno, consentitemi questa incidentale, i ponti che crollano), ma non mi è per niente chiaro, in concreto, dove andremo a parare (e come). Mi sono chiari gli elementi di partenza, gli ingredienti, ma non riesco a vedere che forma prenderà la torta. Se qualcuno lo ha chiaro, me lo spieghi :-) E se non lo ha chiaro nessuno, allora è evidente che abbiamo veramente bisogno di "sviluppare" qualcosa...

--
Fabrizio Giudici

Alfonso ha detto...

Fabrizio Giudici: quanto buon senso nel tuo commento. Rispetto a me, sei però troppo ottimista! Non abbiamo nessuna certezza che vedremo uscire a breve una torta dal forno. Mi sa che i pasticcieri attualmente in attività sforneranno un amorfo pasticcio inedibile.

Anonimo ha detto...

http://www.libertaepersona.org/wordpress/2017/04/maria-elena-boschi-apre-il-sinodo-dei-giovani-e-un-cattolico-che-puo-fare/

peter ha detto...

Partire dal Vangelo, dalla Tradizione, sull'esempio della grande esperienza monastica,
per formare l'uomo di domani. Il futuro non potrà essere la distruzione, la schiavitù, ma un nuovo umanesimo alla luce del Vangelo. Quando la società, i poteri occulti, non avranno più nulla da offrire all'uomo se non la morte, la droga, il non senso, inevitabilmente, per l'istinto naturale di sopravvivenza,l'uomo troverà le risorse necessarie per una nuova rinascita. Sarà il tempo della saggezza del Vangelo. So che per molti è difficile credere in questo...!

tralcio ha detto...

Deformata reformare; reformata confirmare; confirmata conformare; conformata transformare.
In un'epoca che mortifica i gesuiti in tante loro espressioni, è bello riprendere l'intuizione sapiente del fondatore, sviluppando la conversione dall'uomo vecchio al nuovo.
Il demonio è stato abilissimo ad impadronirsi di questo tesoro, imbrogliando la nostra superbia, fino a fare del "discernimento degli spiriti" un minestrone di caos, licenze, abbagli, sbagli e indecenze, che -partito per andare a Dio- è finito diritto verso l'io.

Il marciume evidente che cade a pezzi abbisogna di una riforma, che sia perseverante nel conformarsi al vangelo (non al mondo) per trasformare l'uomo secondo la volontà di Dio.
Un'operazione del genere è impossibile ad un uomo autoreferenziale: servono fede in Gesù, virtù evangeliche, comandamenti, preghiera, digiuno, conversione e una Chiesa per amministrare in pienezza i sacramenti.
Bisogna seguire il Maestro, portare la croce, morire a noi stessi e risorgere a vita nuova.

Dio ama tutti e ci ama davvero, ma non può amare il peccato che Lo contraddice. Per il peccato invece c'è l'ira (Col 3,6). Non come volontà di punirci con compiacimento, ma come ritiro della grazia, morte spirituale, cuore indurito che non può più vedere Dio. E' pienamente giustizia divina, mentre resta disponibile, a chi si pente, la misericordia.
In che cosa consiste l'ira di Dio? Disgrazie e sofferenze in questa vita (e in purgatorio) o persino la dannazione eterna. Di chi facciamo la volontà siamo figli.

Solo la luce di Cristo può farci vedere L'ORRORE del peccato e solo la sua grazia può sorreggerci nella metanoia, TRASFORMANDOCI nella coscienza che torna ad avere un cuore purificato dalla logica del mondo e del suo principe malefico. Solo l'uomo nuovo è a immagine di Dio. Viceversa l'uomo precipita nel vuoto del nulla.

Dal diario di Santa Faustina Kowalska (VI quaderno)

Scrivi: sono TRE VOLTE SANTO e ho orrore del più piccolo peccato.
Non posso amare un'anima macchiata dal peccato, ma quando si pente, la Mia generosità non ha limiti verso di lei. La Mia Misericordia l'abbraccia e la perdona. Con la Mia Misericordia inseguo i peccatori su tutte le loro strade ed il Mio Cuore gioisce quando essi ritornano da Me. Dimentico le amarezze con le quali hanno abbeverato il Mio Cuore e sono lieto per il loro ritorno.
Dì ai peccatori che nessuno sfuggirà alle Mie mani. Se fuggono davanti al Mio Cuore
misericordioso, cadranno nelle mani della Mia giustizia.
Dì ai peccatori che li attendo sempre, sto in ascolto del battito del loro cuore per sapere quando batterà per Me. Scrivi che parlo loro con i rimorsi di coscienza, con gli insuccessi e le sofferenze, con le tempeste ed i fulmini; parlo con la voce della
Chiesa, e, se rendono vane tutte le Mie grazie, comincio ad adirarMi contro di essi, abbandonandoli a se stessi e dò loro quello che desiderano...

irina ha detto...

" Il confronto fra concezioni radicalmente atee dello Stato e il sorgere di uno Stato radicalmente religioso nei movimenti islamistici, conduce il nostro tempo in una situazione esplosiva, le cui conseguenze sperimentiamo ogni giorno."

Il fatto che il Cristianesimo abbia impregnato di sè la cultura occidentale per due millenni non consente di chiamare nessuno ateo. Quelli che si definiscono tali denunciano con ateismo, una loro presa di distanza da un contesto in cui il Cristianesimo nei suoi punti di forza, di debolezza, di Fede e di apostasia è stato ed è presente. Come dire , io non respiro questa aria. Sì, puoi anche voler cambiare aria ma non sarà facile trovare un'aria non contaminata dal Cristianesimo. Dell'Islam so pochissimo, non so dire quanto di natura sia religioso e quanto sia bellicoso.Anche l'Islam conosce il Cristianesimo, molti si convertirono e si convertono, malgrado i tempi grami. Ma anche se ci chiamano Crociati, per disprezzo forse, dimostra che dei Crociati anche loro si ricordano. Ne hanno sentito parlare nel male, ma forse anche nel bene. Quindi direi che nessuno e degli atei nostrani, nè degli Islamici contemporanei ignora Gesù Cristo. Fanno finta, per dileggiarLo. A Lui dispiace. Per loro, che si perdono il meglio. E anche a noi, a me , dispiace perchè loro, veramente, si perdono il meglio. Se questa società, sé-dicente atea, si guardasse intorno, con onestà intellettuale a cui di tanto in tanto accenna, dovrebbe ammettere che non è un bel vedere. Che la laicità senza il Signore è banale come il male. Gli islamici, sarà una mia fissa, dovrebbero imparare ad usare le mani per lavorare. Quella bellicosità vestita religiosamente, troverebbe i canali giusti per esprimersi in modo originale. Non è certo dignitoso lasciare dietro di sè sempre e solo il deserto. Morti e teste tagliate. La prima conquista che dovrebbero fare è quella della loro terra da curare e coltivare. Curare ed educare i loro bambini, senza usare delle loro donne come maxi organi di riproduzione infinita. Per conquistare che? Se poi dove passano lasciano rovine e deserto, dietro di loro? Quindi ognuno valuti se accogliere Gesù Cristo, che fanno finta di ignorare e/o dileggiano, ha delle controindicazioni pericolose per la vita e per il quieto vivere operoso, virtuoso, nella terra che il Creatore a loro assegnato.

irina ha detto...

" Il confronto fra concezioni radicalmente atee dello Stato e il sorgere di uno Stato radicalmente religioso nei movimenti islamistici, conduce il nostro tempo in una situazione esplosiva, le cui conseguenze sperimentiamo ogni giorno."

Il fatto che il Cristianesimo abbia impregnato di sè la cultura occidentale per due millenni non consente di chiamare nessuno ateo. Quelli che si definiscono tali denunciano con ateismo, una loro presa di distanza da un contesto in cui il Cristianesimo nei suoi punti di forza, di debolezza, di Fede e di apostasia è stato ed è presente. Come dire , io non respiro questa aria. Sì, puoi anche voler cambiare aria ma non sarà facile trovare un'aria non contaminata dal Cristianesimo. Dell'Islam so pochissimo, non so dire quanto di natura sia religioso e quanto sia bellicoso.Anche l'Islam conosce il Cristianesimo, molti si convertirono e si convertono, malgrado i tempi grami. Ma anche se ci chiamano Crociati, per disprezzo forse, dimostra che dei Crociati anche loro si ricordano. Ne hanno sentito parlare nel male, ma forse anche nel bene. Quindi direi che nessuno e degli atei nostrani, nè degli Islamici contemporanei ignora Gesù Cristo. Fanno finta, per dileggiarLo. A Lui dispiace. Per loro, che si perdono il meglio. E anche a noi, a me , dispiace perchè loro, veramente, si perdono il meglio. Se questa società, sé-dicente atea, si guardasse intorno, con onestà intellettuale a cui di tanto in tanto accenna, dovrebbe ammettere che non è un bel vedere. Che la laicità senza il Signore è banale come il male. Gli islamici, sarà una mia fissa, dovrebbero imparare ad usare le mani per lavorare. Quella bellicosità vestita religiosamente, troverebbe i canali giusti per esprimersi in modo originale. Non è certo dignitoso lasciare dietro di sè sempre e solo il deserto. Morti e teste tagliate. La prima conquista che dovrebbero fare è quella della loro terra da curare e coltivare. Curare ed educare i loro bambini, senza usare delle loro donne come maxi organi di riproduzione infinita. Per conquistare che? Se poi dove passano lasciano rovine e deserto, dietro di loro? Quindi ognuno valuti se accogliere Gesù Cristo, che fanno finta di ignorare e/o dileggiano, ha delle controindicazioni pericolose per la vita e per il quieto vivere operoso, virtuoso, nella terra che il Creatore a loro assegnato.

mic ha detto...

Luisa,
non c'è nessun troppo. Ci sono argomenti. Può far male ma la realtà va guardata com'è.
Che poi Benedetto, per alcuni aspetti restauratori, sia stato avversato oltre misura è dolorosamente noto.

Luisa ha detto...

Mi dispiace, cara Maria, ma in due post PP ha criticato Benedetto XVI senza fondamento logico tanto le parole dell`allora cardinale Ratzinger (post precedente) sulla coscienza e di Benedetto XVI in questo post erano e sono chiare.
Mi ripeto, ma pretendere che Benedetto XVI non avrebbe riproposto "i valori morali cattolici, a cominciare da quello della famiglia, da quelli di un'etica personale improntata all'idea del sacrificio e del dovere etc" è semplicemente menzognero, non è un argomento e non riflette la realtà oggettiva ma la realtà vista, in questi due casi precisi, con un filtro deformante.
So che su questo argomento le nostre opinioni non convergono ma non è un problema, la libertà e il rispetto ci permettono di vivere e oltrepassare queste divergenze!

irina ha detto...

L’Italia “che sta per Gabriele”, Regeni e le due Vanesse. Un’Italia speciale.
Maurizio Blondet 20 aprile 2017

mic ha detto...

Luisa,
non c'è nessun troppo. Ci sono argomenti. Può far male ma la realtà va guardata com'è.
Che poi Benedetto, per alcuni aspetti restauratori, sia stato avversato oltre misura è dolorosamente noto.

Anonimo ha detto...

@ Sviluppare qualcosa; cosa? L'idea e la prassi dello Stato cristiano

Noi stiamo parlando da un punto di vista cattolico, non da quello "del soggetto in generale".
E il discorso viene a cadere (meno male) sul problema concreto dello Stato. Per un cattolico, ci può essere un solo tipo di Stato valido: quello cristiano. Pertanto, nella presente crisi di tutti i valori, il cattolico dovrebbe riproporre l'ideale dello Stato cristiano. Stiamo sempre parlando dei valori, del dover-essere. Bisogna pur aver chiari i principi ai quali ispirarsi, le mete, gli ideali per i quali battersi.
Ora, il messaggio citato di Ratzinger su questo punto appare incompleto poiché incita appunto a 'sviluppare'qualcosa di nuovo nel senso di un concetto di Stato, che sappia contrapporsi al decadente modello laico e a quello maomettano. Giustissimo. Ma perché non dice apertamente Ratzinger che tale Stato "da sviluppare" altro non può essere che lo Stato cristiano? Se non lo dice uno che è Papa Emerito, chi lo deve dire?
Comunque, il qualcosa da sviluppare per noi non può essere altro che la teoria e l'ideale dello Stato cristiano. Questo mi sembra già un punto chiaro da cui partire anche se non sembra affatto ovvio ai più, anche tra i cattolici. Mi sbaglio, forse?
E lo Stato cristiano non può evidentemente significare un "ritorno al Medio Evo", cosa priva di senso. Nè può significare uno Stato aggiornato ai valori della laicità morente ma tanto più ostile. Può solo significare la trasformazione della società e dello Stato attuali in senso cristiano, come si suol dire, "affinché Egli regni". Non quindi il dialogo, l'incontro con tutti, perché tutti devono essere felici, come pare a loro. No: in primis il bene comune, compito dello Stato (cristiano) che deve cooperare indirettamente con la Chiesa (tornata a Cristo) perché ognuno possa salvarsi l'anima. Perciò: in primo luogo, estinzione della Riv. Sessuale, in tutti i suoi ripugnanti aspetti, mediante l'uso dell'educazione e della forza, come è proprio dello Stato, con le opportune leggi e sanzioni.
Non posso scrivere un saggio, mi fermo qui. Ho cercato di dare alcune indicazioni concrete. PP

Anonimo ha detto...

@Luisa

Non so se è come l'ho capita io, ma non ho colto nelle parole di PP - in questa circostanza, so che è generalmente critico - un rimprovero rivolto a BXVI per non aver richiamato il popolo cattolico ai princìpi non negoziabili. Io ho capito che queste cose, gli "elementi", che io ho poi chiamato "ingredienti" per la metafora della torta, secondo PP BXVI li ha proposti. Il punto è che non c'è una visione su come impastarli. Se vuole, magari PP può confermare o smentire se ho capito bene.

Per esempio: Ruini aveva un'idea sul rapporto tra cattolici e politica. In pochi anni, si è rivelata anacronistica e ha raccolto poco (un rilancio in calcio d'angolo per la legge 40, che già era poca cosa e comunque è stata smantellata). Però almeno un'idea da discutere c'era: si poteva appoggiare, riformare, contestare e proporne altre in contrasto. Oggi? (ovviamente non considero neanche Galantino e la CEI, che possono al massimo essere considerati un cabaret).

Notare che oltretutto la questione va chiaramente oltre al problema "chi votiamo", "come ci organizziamo politicamente", eccetera. Nel breve termine queste domande possono avere un senso, ma - mi riallaccio al mio commento precedente - è proprio il sistema nel suo complesso che non sta più in piedi. Cosa vedremo in futuro? Sempre una democrazia, non basata sul liberalismo (però fatico ad immaginarmela)? Un altro tipo di struttura? Come certe del passato? O totalmente nuova? Ratzinger, o altri, hanno un'idea pur vaga? Oppure non ne hanno nessuna?

Può essere anche normale così, per il momento. Può far parte della punizione divina, per far rendere conto tutti del vicolo cieco in cui ci siamo cacciati. Ma, anche in questo caso, mi aspetterei un'autorità religiosa che lo faccia presente: figlioli, ci siamo messi in grossi guai e nessuno sa come uscirne; pregate il Padreterno perché ispiri qualcuno.

--
Fabrizio Giudici

Anonimo ha detto...

http://www.aldomariavalli.it/2017/04/16/sulla-bocca-e-in-ginocchio-ecco-perche/

Anonimo ha detto...

http://www.adnkronos.com/fatti/esteri/2017/04/20/russia-mette-bando-testimoni-geova-sono-estremisti_ZLeSyZ63J1cbVF0OGO4HGJ.html

peter ha detto...

E' noto che Benedetto XVI sia stato avversato oltre misura. La sua abdicazione è stata la drammatica conseguenza di opposizioni e ostilità che ne hanno minato le forze fisiche e morali. Da uomo saggio e razionale ha compreso che per il bene della Chiesa era necessario mettersi da parte onde evitare ulteriori scandali e attacchi trasversali. Un grande Uomo!

Luigi Rmv ha detto...

Precisato il riferimento ai radicalismo a cui si riferiva il vero Papa BXVI, rammento che il vero problema del cattolicesimo - come osservato da Matia tempo fa - è che non c'è piu' radicalismo nei fedeli cattolici.
Un problema opposto a quello dei mussulmani, in quanto sono opposti e incompatibili i testi sacri, le società, tutto.

Chi è radicale e fondamentalista nel Vangelo, diventa un santo, un buono e comunque un individuo migliore.

Il radicalista islamico, invece, diventa un violento sopraffattore, o comunque un aspirante dominatore, legittimato a dissimulare e mentire per far predominare l'Islam; anche se pacifico, il mussulmano vero aspira alla dominazione mondana, con sistemi mondani, ricevendo un premio mondano anche dopo la morte, cioè parte del bottino di guerra del"generale"Allah: le sempre/vergini eterne per fare sesso eterno.

Cio'perché Maometto era un guerriero di questo mondo, mente Gesù è un guerriero di un altro Regno, il Suo, che non è di questo mondo.
Il regno dell'Amore assoluto, divino, opposto al mondano, nemico del mondano, raggiungibile solo se se si rinuncia alla mondanità, se si rinnega se stessi portando una croce.

Accomunare i due sotto un 'unico Dio non cattolico', come fa il Bergoglio, è quindi innanzitutto un disonesto e voluto travisamento della realtà, una colossale menzogna che però ha tanta presa a va di moda.

Menzogna malvagia, che da l'illusione di creare una pacificazione sociale, mentre in realta' la pregiudica, premiando il piu' violento mussulmano, che viene fatto immeritatamente passare per pacifico e moderato, e criminalizzando il pacifico cristiano, perche' 800 anni prima fu violento per difendersi dai violenti mussulmani.

Per fortuna, la maggior parte dei mussulmani sono persone comuni che vogliono lavorare e vivere in pace, ma solo se interpretano il Corano in modo modernista.

E comunque non c'è da fidarsi affatto di loro, anche se pacifici, perché ovviamente, anche i pacifici non disprezzerebbero di diventare la religione di maggioranza e avere la conseguente predominanza politica e sociale, che stanno raggiungendo a passi veloci.

Infatti Erdogan invita i mussulmani a fare tanti figli nelle nostre terre, minacvia di farci arrivare altri immivrati, definendo ciò esplitamente la sua vendetta contro i crociati.

Adesso hanno ucciso una guardia francese a colpi di kalasnicov in un altro attentato nel cuore di Parigi.

Anni di terrorismo, sopraffazione numerica con immigrazione incontrollata e numero di figli, rivendicazione di diritti che loro negano, o resistenza alle norme e regole dei Paesi che li accolgono, strumentalizzazione dei senti di colpa, vittimismo.

Ci hanno dichiarato guerra con mezzi non convenzionali e gli imbecilli ci cascano, illudendosi anche di essere apprezzati dai mussulmani permla loro apertura mentale.
Altro che fobia, questa è la triste verità.



Gederson Falcometa ha detto...

"Ratzinger non dà un'indicazione precisa, sembra affidarsi all'evoluzione dei tempi, il suo rilievo resta nel generico, anche perché, riproporre l'ideale del vero Stato cristiano significherebbe contraddire il principio spurio del "dialogo", che anche per Ratzinger è stato ed è articolo di fede".

Caro PP,

Osservo appena che, se in questo testo Ratzinger non dà un'indicazione precisa, in altri, come Papa, ha dato l'indicazione della "laicità positiva". Questa diffesa è stata una costante nel tempo del suo pontificato, vede:

Nel viaggio agli USA (aprile 2008) Sandro Magister ha pubblicato il testo "Primo giorno del papa negli USA. Contro gli abusi sessuali e per l'America "modello di laicità positiva". Dove se può legere il testo firmato da Joseph Ratzinger:

Laici per amore della religione
http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/197841.html

Nel viaggio in Francia (settembre 2008) ha incoraggiato la "Laicità positiva":

Benedetto XVI incoraggia la Francia verso la “laicità positiva”
http://www.fidesvita.org/articoli-vari/benedetto-xvi-incoraggia-la-francia-verso-la-%E2%80%9Claicita-positiva%E2%80%9D.html

Altri testi:

La laicità dello Stato secondo Benedetto XVI (parte I)
https://it.zenit.org/articles/la-laicita-dello-stato-secondo-benedetto-xvi-parte-i/

DISCORSO DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI AI PARTECIPANTI AL CONVEGNO NAZIONALE
PROMOSSO DALL’UNIONE GIURISTI CATTOLICI ITALIANI
https://w2.vatican.va/content/benedict-xvi/it/speeches/2006/december/documents/hf_ben_xvi_spe_20061209_giuristi-cattolici.html

Anche ho fatto una ricerca per vedere se trovava alcuna diffesa di Ratzinger o Benedetto XVI dello Stato Cattolico, ma non gli ho trovato. Quindi, se tratta veramente da quello che lui ha detto quando dice:

"Si tratta di contrapporre un ideale cristiano di Stato, basato su di un ideale cristiano di società, ossia, per ciò che riguarda lo Stato in senso stretto, di riformare in senso cattolico certe istituzioni politiche ed economiche, tanto per cominciare. E per quanto riguarda il rapporto Stato-società, di riproporre i valori morali cattolici, a cominciare da quello della famiglia, da quelli di un'etica personale improntata all'idea del sacrificio e del dovere etc".

La costante predicazione di una laicità positiva non ripropone allo Stato e alla Società i valori morali cattolici, a cominciare da quello della famiglia, da quelli di un'etica personale improntata all'idea del sacrificio e del dovere etc". La laicità positiva secondo spiega il testo "Laicità positiva" (http://www.culturacattolica.it/attualit%C3%A0/in-rilievo/ultime-news/2008/09/28/laicit%C3%A0-positiva) è:

"La laicità positiva è aperta alla religione e si pone in dialogo con chi la professa; la laicità negativa la esclude, l’avversa, in quanto la ritiene causa di mali".

Indietro a questo concetto di "laicità positiva" esiste un forte sapore di deismo...

Per finire, guardando a oriente, come ha scritto D. Elia, vediamo la Russia. La concezione di Stato dell'attuale Russia, nonostante i problemi dell'Ortodossia, è molto meglio che le concezioni di laicità che hanno trionfato nell'Ocidente. Ricentemente Putin ha espulso della Russia i Testimoni di Geovà (prima aveva espulso la Chiesa della Scientology). Non conosco la relazione con l'Islam, ma la libertà religiosa certamente non è intesa come nell'Occidente. Chiaro che le condizioni storici e sociali della Russia sono diversi, ma S. Pio X, quando ha perso la Francia, ha conservato la dottrina del Stato Cattolico: non ha fatto dei compromessi...

Un caro saluto dal Brasile

Luisa ha detto...


Ringrazio Fabrizio per la sua attenzione, non intendo continuare ad alimentare una specie di dialogo di sordi, in effetti se personalmente, pur nel mio affetto , rispetto e stima immensi per Benedetto XVI, so riconoscere e accetto le perplessità e domande suscitati da certi suoi silenzi, parole o atti, osservo che per taluni anche riconoscere il benchè minimo merito o valore (perfino come teologo) a Benedetto XVI è missione impossibile, qui manca qualcosa, là si sottolinea le "gravi carenze della sua teologia personale, altrove ancora si considera che "Nel porgere i concetti non è sempre chiaro per sua carenza di formazione", altrove ancora un autore che non cito lo considera eretico e una calamità per la Chiesa cattolica....

Io posso solo dire che è grazie alla cristallina chiarezza e profondità del suo Magistero che ho potuto accettare e capire certi concetti che mi erano indigesti,
ripeto che pretendere che Benedetto XVI non ha "riproprosto i valori morali cattolici, a cominciare da quello della famiglia, da quelli di un'etica personale improntata all'idea del sacrificio e del dovere etc." è una controverità manifesta, la sua battaglia per la famiglia, per i defunti valori non negoziabili, per la tolleranza zero contro la pedofilia nel clero, il proporre il Santo Curato d`Ars come modello per i sacerdoti, gli hanno attirato l`odio dei sistemi di potere compreso quello di molti suoi confratelli.

Ovunque è andato sempre e con coraggio Benedetto XVI ha difeso i valori che la società oggi calpesta, facendolo ha dato coraggio e ha rinforzato l`identità dei cattolici e la "fierezza" di proclamarsi tali.
Per questo non posso accettare che si dica che sui quei valori Benedetto XVI non avrebbe dato "un'indicazione precisa" e che "il suo rilievo resta nel generico".
Fin dall`inizio del suo Pontificato Benedetto XVI ha ripreso nel suo insegnamento le basi della nostra fede, facendolo, unendo fede e ragione, ha permesso ai cattolici, in particolare i giovani e le famiglie, di dar ragione della loro fede, di poter dialogare partendo da un`identità forte e radicata in Cristo.
Sì perchè non viviamo su un`isola deserta popolata da soli cattolici, se non siamo del mondo siamo nel mondo e con qual mondo dobbiamo dialogare, il che non vuol dire abdicare, sottomettersi, fare compromessi, rinunciare ai fondamenti della nostra fede, non era certo quello il modo di porsi di Benedetto XVI e non è quello il messaggio che ha passato.

Anonimo ha detto...

Tutta la mia vita deve essere una preparazione alla seconda venuta del Signore .
Lamentarsi sempre rientra nell'ampia gamma della superbia .
Domande fondamentali
a) Cosa ne e' stato della tua vita ?
b) Che ne e' adesso di te ?
c) I tuoi pensieri , parole , desideri , agire , durante la giornata sono degni di Paradiso ?

Petrus LXXVII ha detto...

Pienamente condivisibile PP (post h: 22.56). Però consentitemi di osservare che se Ratzinger ha posto come indirizzo per istituire uno stato convincente "che non sia ateo" - dunque si deve presumere che debba essere sostenuto da valori religiosi - e "che non sia islamico", quali altri possibilità potrebbero essere contemplate per concepire uno stato fondato su valori religiosamente validi che non siano quelli dell'Islam? Il Buddismo? L'induismo? La New Age? Suvvia.. Ratzinger ha fornito solo la direttrice argomentativa, ma sono i convenuti al convegno a dover dare contenuto a tale direttrice e mi pare ovvio che siano stati chiamati a farlo in senso cristiano.

Luigi Rmv ha detto...

Condivido in pieno con Luisa.

Aggiungo anche che non c'è alcun "deismo" nella frase di BXVI riportata dal Gederson Falcometa:
"La laicità positiva è aperta alla religione e si pone in dialogo con chi la professa; la laicità negativa la esclude, l’avversa, in quanto la ritiene causa di mali".

E'un dato di fatto, una realtà constatata, che non si può negare.
BXVI non ha mai aperto a nessun deismo.
Nella laicità positiva è possibile proporre, divulgare, annunciare il Vangelo, nella laicità negativa - che purtroppo è quella dominante - no.

Chi vuole andare oltre, vuole in relta' IMPORRE la religione cattolica e il Vangelo a chi non è credente, andando contro il Vangelo e la missione affidata da Cristo.

Idealizza uno Stato teocratico, come avvenuto in passato, situazione che danneggia la Chiesa, che la macchia di colpe temporali e fornisce il pretesto per farle addossare esclusivamente tutte le colpe, anche non sue, come storicamente avvenuto.

Cio' perche', come dice bene Luisa:
"...non viviamo su un`isola deserta popolata da soli cattolici, se non siamo del mondo siamo nel mondo e con il mondo dobbiamo dialogare, il che non vuol dire abdicare, sottomettersi, fare compromessi, rinunciare ai fondamenti della nostra fede..."

E questa pacifica convivenza e dialogo, anche nel conflitto e confronto civile, può essere garantita dalla "laicità positiva" di cui parlava giustamente BVI

Purtroppo il problema è un altro:
non esistono stati con una "laicità positiva" - che è poi la vera laicità - ma solo stati laicisti decisamente anti/cattolici, che amano protestanti, modernisti e islamici fino al punto di rinnegare i principi della vera laicità di cui si riempiono la bocca.

Anonimo ha detto...


@ La "laicità positiva" di Ratzinger, nella sua vaghezza, conduce tuttavia ad una visione deistica

Caro Gederson,
Grazie per l'attenzione e l'indicazione delle fonti. Lei dice bene: la prospettiva è quella del deismo, tipica del resto dell'impostazione del rapporto tra Stato e Chiesa che emerge dal Vaticano II, impostazione dalla quale Ratzinger non si è discostato (nonostante le sue critiche alla modernità) e che sicuramente non dispiace alle Logge, almeno a quelle più moderate. La "laicità positiva" per R. è quella che si pone in rispettoso dialogo con la religione, è "aperta alla religione". Ma che vuol dire, "aperta alla religione"? Forse che un san Pio X o un Pio XII avrebbero accettato una simile nozione di "laicità positiva"? E il concetto di Stato che ne discende? Non credo proprio.
Siamo sempre nel vago, quando si deve andare all'essenza della cosa: "aperto alla religione" non ricorda il modo come, sulla base della Gaudium et Spes, si menziona oggi il matrimonio: comunità di vita degli sposi "aperta alla vita"? Aperta alla vita, ma fare figli secondo natura è ancora o no il fine p r i m a r i o del matrimonio?

Ora, il soggetto laico "aperto alla religione" si limita a "dialogare" con essa, non diventa cattolico; ossia, in quanto soggetto pubblico, autorità che deve provvedere al governo e al bene dei suoi cittadini non ha, in questa prospettiva, l'obbligo morale di convertirsi a Cristo. E come può averlo, se, come ha tranquillamente ammesso lo stesso Ratzinger, oggi, dopo il Concilio, non si crede più che la Chiesa cattolica sia l'única arca della salvezza?
E Ratzinger ci crede, che solamente la Chiesa cattolica sia l'arca della salvezza? Lui parla spesso in terza persona. Ma confessare candidamente che la Gerarchia non crede più in questo articolo di fede, non è come dire (lo ripeto) che la Gerarchia non crede più in se stessa, che ha tradito la missione per la quale Cristo l'ha istituita? E difatti, non ha rinunciato a convertire?
Il santo curato d'Ars cosa avrebbe detto, di fronte alla frase di Ratzinger? Ma non è stato proprio l'Emerito ha riproporre giustamente la figura di quel santo come modello del sacerdote? L'importanza del fatto mi sembra di averla rilevata in articoli di diversi anni fa, assieme al altri meriti di Benedetto XVI. Come si concilia, allora, il deismo (vaticansecondista) sotteso alla nozione della "laicità positiva" con la giusta erezione del Santo d'Ars a modello sacerdotale? Non si concilia, sono le contraddizioni della mentalità modernista, già rilevate a suo tempo da san Pio X.
PP

Luisa ha detto...


"Joseph Ratzinger, un teologo che sa dare ragione alla fede e comunicare la Verità"

http://www.acistampa.com/story/joseph-ratzinger-un-teologo-che-sa-dare-ragione-alla-fede-e-comunicare-la-verita-5878#.WPdzF-MAaws.twitter

La Pasqua e' passata ha detto...

Anime senza amore e senza sacrifici superbe e presuntuose che hanno solo il calore bastante per mantenersi in vita .
Meditare sulla Madonna ed in particolare sull’Ecce, Fiat, Magnificat e Adveniat, caratteristiche indispensabili per vivere un’autentica vita sacerdotale, tutta amore verso Dio e prestazione misericordiosa verso il prossimo .

Anonimo ha detto...

Dunque dunque, apprezzo i commenti di Giudici,e Luigi Rmv, che mi paiono equilibrati e non provocatori, a quel che ho capito io la laicità positiva che Ratzinger, e da cardinale e da papa proponeva, era tesa ad ottenere un maggiore spazio 'politico' per la religione cristiana che in taluni stati europei, o è avversata ferocemente in nome della laicité, o è tenuta sotto controllo dai governi che di fatto stipendiano e inquadrano i ministri di culto che non hanno alcuna voce in capitolo, veniamo agli ex paesi roccaforte del cattolicesimo, Spagna e Italia, sono ridotti come ben si può vedere, quindi inutile farsi illusioni su eventuali partiti cattolici radicali, per favore, non è possibile, anche noi siamo caduti nelle grinfie dei powers that be, poi adesso passerà l'eutanasia di stato che verrà applicata con o senza consenso, aborto e divorzio sono passati con governi sedicenti cristiani, quindi.....l'Islam va diviso in Corano, libro sacro dettato direttamente da Dio a Maometto tramite l'Arcangelo Gabriele, poi c'è la Sunna che sono le 'imprese' di Maometto, leggasi conquista armata e feroce per imporre la shaaria ovverosia legge islamica cui nessuno può sottrarsi, nemmeno i mussulmani pacifici, pena la loro stessa decapitazione, quanto alla definizione crociati non dipende dalle crociate, ma dalle croci che ci sono su molte bandiere europee e da quelle che svettano sui campanili e che loro stanno distruggendo allegramente nel totale silenzio e disinteresse dei media che contano, al sig. Giudici dico che più che torta si tratta di frittata caduta per terra e quindi irrecuperabile. Noi possiamo fare nulla, se non pregare singolarmente, partiti credibili da votare non ce ne sono, e men che meno politici affidabili, sono tutti venduti, se ira divina sarà, cerchiamo almeno di salvare la nostra anima e già sarebbe tanto. Lupus et Agnus.

Anonimo ha detto...

Non credo, peter, abbia abdicato per quello che tu dici; altrimenti dovremmo riconoscere che tale scelta sia stata un fallimento completo in quanto quegli attacchi cui ti riferisci non avvengono più semplicemente perché più non servono. Personalmente ritengo che il "bene della Chiesa" in quell'abdicazione vada letto in una chiave diversa, anche se tuttora non evidente.
M

Gederson Falcometa ha detto...

Caro PP,

Sono d’accordo con la sua critica a Joseph Ratzinger. Inoltre a laicità lui ha diffeso anche il liberalismo, come se può leggere nella prefazione del libro del Senatore Marcello Pera “Perchè dobbiamo dirci cristiani”:

“Caro Senatore Pera,

in questi giorni ho potuto leggere il Suo nuovo libro Perché dobbiamo dirci cristiani. Era per me una lettura affascinante. Con una conoscenza stupenda delle fonti e con una logica cogente Ella analizza l’essenza del liberalismo a partire dai suoi fondamenti, mostrando che all’essenza del liberalismo appartiene il suo radicamento nell’immagine cristiana di Dio: la sua relazione con Dio di cui l’uomo è immagine e da cui abbiamo ricevuto il dono della libertà. Con una logica inconfutabile Ella fa vedere che il liberalismo perde la sua base e distrugge se stesso se abbandona questo suo fondamento. Non meno impressionato sono stato dalla Sua analisi della libertà e dall’analisi della multiculturalità in cui Ella mostra la contraddittorietà interna di questo concetto e quindi la sua impossibilità politica e culturale. Di importanza fondamentale è la Sua analisi di ciò che possono essere l’Europa e una Costituzione europea in cui l’Europa non si trasformi in una realtà cosmopolita, ma trovi, a partire dal suo fondamento cristiano-liberale, la sua propria identità. Particolarmente significativa è per me anche la Sua analisi dei concetti di dialogo interreligioso e interculturale”.

Il titolo dal prefazio scritto da Benedetto XVI è “Non se può parlare di dialogo in senso stretto con le religioni. Urge un dialogo tra le culture che da esse scaturiscono”. Credo essere questo un po confuso, perchè nella predica della “laicità positiva” sta il dialogo tra religioni, qui già se deve fare un dialogo tra le culture che da esse scaturiscono. Il curioso è che in un’altro branno di Joseph Ratzinger, nell’intervista a Vittorio Messori, in Jesus, novembre 1984, p 72, se può leggere:

“«Il problema degli anni sessanta era di acquisire i migliori valori espressi da due secoli di cultura liberale»

Nel prefazio del libro di Marcello Pera non appare qualcosa in più da quanto affermava nell’intervista di 84 a Messori? Inoltre a questo il liberalismo è una cultura natta dal protestantesimo, quindi, come può stare radicata nella sua essenza l’immagine cristiana di Dio? La Chiesa attraverso il magistero dei Papi ha combattuto durante secoli il liberalismo. Come vedere questo?

Il giornale Sìsì Nono ha fatto un’analise dal libro di Marcello Pera dal titolo “Ratzinger: un’enigma risolto” che può essere letto nell’indirizzo:

http://www.doncurzionitoglia.com/Ratzinger_enigma_risolto.htm


Gederson Falcometa ha detto...


In ciò che dice rispetto alla “Laicità positiva”, questa ci propone la “Libera Chiesa in libero Stato”, formula offerta alla Chiesa per Camille Cavour che la Chiesa ha riffiutato. La Chiesa può tollerare una “laicità positiva” nella questione di fatto ma non può farlo nella questione di diritto. Questo è il punto centrale del problema delle dottrine dei rapporti tra Chiesa e Stato. Non serve a Dio un Stato aperto alle religioni che allo stesso tempo promulga delle legge contra la legge divina. Uno Stato che fa delle legge contra la divina, come vediamo fare lo Stato moderno tramite le legge di aborto, omosessuale e altri, se fa un’altro “Dio” e quindi, siamo in una sorta di neo-manicheismo pratico.

La dottrina veramente cattolica del rapporto tra Chiesa e Stato è quella da tolleranza religiosa. Questa può essere letta nel testo “Le relazioni tra la Chiesa e lo Stato e la tolleranza religiosa” dove se può leggere lo schema conciliare “De Ecclesia” fatta per la Comissione teologica presiedutta dal cardinale Ottaviani, e può essere letta nell’indirizzo:

http://disputationes-theologicae.blogspot.com.br/2010/03/un-limite-teologico-dellabbe-claude.html

Raccomando a quelli che vogliono approfondire lo studio, in questa materia, la lettura dei testi del Padre Matteo Liberatore, S.J.:

CAPO I. — CONDIZIONE DELLA CHIESA RIMPETTO ALLO STATO.Concetto liberale http://progettobarruel.comuf.com/novita/12/Liberatore_Chiesa_e_Stato_I.html

CAPO I. — CONDIZIONE DELLA CHIESA RIMPETTO ALLO STATO.Concetto cattolico
http://progettobarruel.comuf.com/novita/12/Liberatore_Chiesa_e_Stato_II.html


CAPO I. — CONDIZIONE DELLA CHIESA RIMPETTO ALLO STATO. Confutazione del concetto cattoliberale
http://progettobarruel.comuf.com/novita/12/Liberatore_Chiesa_e_Stato_V.html

Cerca il liberalismo raccomando la lettura del testo del Padre Henry Ramierè, S.J. dal titolo “La questione del liberalismo riguarda i più gravi interessi ed i più fondamentali dogmi del cristianesimo”:
http://progettobarruel.comuf.com/novita/12/Ramiere_liberalismo_I.html

Per finire, “laicità positiva o negativa” i musulmani vogliono vivere la Sharia in Europa. E in alcuni luoghi, come nell’Inghilterra, già ci sono 85 tribunale musulmani che fanno l’applicazione della Sharia, come se può vedere nel video:

https://www.youtube.com/watch?v=jWvsy3Yl8HU

Se i musulmani vogliono e già vivono in alcuni paesi la Sharia, perchè noi cattolici non possiamo?

Un caro saluto dal Brasile

Gederson Falcometa ha detto...

Correzione:

Dove se legge:

"Se i musulmani vogliono e già vivono in alcuni paesi la Sharia, perchè noi cattolici non possiamo vivere secondo le legge della Chiesa?"

Il certo è:

"Se i musulmani vogliono e già vivono in alcuni paesi la Sharia, perchè noi cattolici non possiamo vivere secondo le legge della Chiesa?"

Chiedo scusa e con questo correzione finisco la mia partecipazione nel blog.

Dio benedica a tutti voi!

Un caro saluto dal Brasile

Alfonso ha detto...

A proposito de "il principio spurio del "dialogo", che anche per Ratzinger è stato ed è articolo di fede".
Certamente, per Ratzinger il "logos" è stato ed è articolo di fede, così come modestamente anche per me. Sollecitato dalla discussione, ho riletto queste riflessioni sul suo pensiero che ne rilevano la profonda sapienza.
1) "Il Pontefice non nega l’interesse di un dialogo teologico, che per i musulmani si è concentrato sul ruolo reciproco della Bibbia e del Corano o su come l’islam vede la figura di Gesù Cristo, per gli ebrei sul significato della nozione di alleanza fra Dio e il suo popolo e sul ruolo dell’Antica Alleanza con il popolo ebraico dopo la venuta di Gesù Cristo e la Nuova Alleanza con la Chiesa. Temi certamente interessanti per gli specialisti, e non solo. E tuttavia più volte Benedetto XVI ha mostrato i limiti di un dialogo teorico, buono quasi esclusivamente per gli accademici e per i congressi. In un mondo segnato da tante tragedie e violenze il dialogo più urgente e più concreto – quello che va al di là degli specialisti e coinvolge anche le persone comuni, quello che davvero può risolvere qui e ora i problemi e i conflitti – non può che partire dalla ragione. Se ogni religione argomenta esclusivamente dalla sua fede un confronto è certo possibile, ma raggiungere un consenso è del tutto aleatorio. Se tutti invece argomentano dalla ragione – che non è né cristiana né ebraica né musulmana, e che i credenti e i non credenti hanno in comune – trovare un consenso almeno su alcuni principi minimi della legge naturale, della legge di ragione, è possibile. Ed è il consenso su questi principi che può evitare le tragedie e le violenze che hanno segnato il XX secolo e continuano a segnare il XXI. Sta qui la vera svolta nel dialogo inter-religioso di Benedetto XVI, il Papa della ragione. Le polemiche contingenti non dovrebbero offuscare questo grande insegnamento.ntrinsecamente irragionevoli, e sono anche alle radici degli orrori delle ideologie."

Alfonso ha detto...

Segue: 2) "La questione del rapporto tra ragione e religione, e la ricerca di un giusto rapporto tra le due, è per Ratzinger al centro degli stessi sforzi per realizzare la pace. "Non vi è pace vera nel mondo senza una vera pace tra ragione e fede, perché senza pace tra ragione e religione le fonti della morale e del diritto si inaridiscono". Esistono infatti due opposte patologie che vanno affrontate e sanate entrambe, perché entrambe costituiscono pericoli mortali per la pace e per l'umanità nel suo insieme.
La patologia della religione trasforma la divinità nell'espressione di interessi o gruppi particolari. L'immagine di Dio diventa partigiana. Il bene è ciò che serve alla propria affermazione. Sono le basi del fanatismo religioso che per le stesse premesse da cui si muove diviene particolarmente brutale e cieco.
La patologia della ragione rinnega Dio. E' il caso delle ideologie totalitarie, che escludendo Dio, volevano costruire l'uomo nuovo e il mondo nuovo, guidati solo dalla ragione.
Lo sviluppo spirituale dell'Occidente tende a restringere e ad appiattire la stessa nozione di ragione, per cui si considera razionale solo ciò che è verificabile, ciò che è controllabile a livello sperimentale. La religione e la morale sono ristrette all'ambito soggettivo. Non esistono più criteri comuni, oggettivi, di moralità. Il bene e il male dipendono dal calcolo delle conseguenze.
La minaccia che incombe sulla religione è la manipolazione della fede in Dio e della nozione di Dio. Ma una ragione che taglia i ponti con Dio per confinarlo nell'ambito della soggettività perde ogni bussola e apre la porta alle forze della distruzione.
Solo una ragione che è aperta a Dio, solo una ragione che non confina la morale nella sfera della soggettività può rispondere efficacemente alla manipolazione della nozione di Dio e alle malattie della religione e offrire rimedi.
Dio è lui stesso Logos - senso, ragione, parola": è per questo che l'uomo può aprirsi a lui con la ragione e insieme affermare una ragione "che non sia sorda alle dimensioni morali dell'essere".
Solo una ragione che riconosce Dio, che si apre a Dio, può evitare quelle patologie che l'hanno drammaticamente sviata e distorta nell'ultimo secolo, travolgendo milioni di uomini e continuando a profilare scenari abnormi per il futuro.
Penso che si possa affermare che il punto d'arrivo dell'analisi di Ratzinger sugli orientamenti della società europea occidentale, tanto nel discorso di Caen quanto e soprattutto in quello di Subiaco, stava nella proposta rivolta ai non credenti di operare come se Dio ci fosse (veluti si Deus daretur), per dare così a tutte le nostre cose quel sostegno e quel criterio di cui hanno urgentemente bisogno.
Proposta ulteriormente rinforzata dall'osservazione che solo recuperando il senso e la portata delle proprie radici cristiane l'Occidente potrà davvero rispondere alla sfida delle culture ostili e far fronte alla minaccia di quella patologia della religione rappresentata dal terrorismo islamico.
Solo il riferimento a Dio permette agli uomini e alle società dell'Occidente di sottrarsi da quell'abisso cui erano altrimenti avviati.
Per Ratzinger lo Stato laico che nasce dall'ispirazione cristiana offre un corretto equilibrio tra ragione e religione, e per questo si oppone al laicismo ideologico che mira a stabilire uno Stato della pura ragione, che ha reciso le sue radici storiche e perciò non sa più che esistono fondamenti morali che si impongono e devono imporsi alla ragione.

Pax Christi ha detto...



"34 Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; non sono venuto a portare pace, ma una spada. 35 Sono venuto infatti a separare il figlio dal padre, la figlia dalla madre, la nuora dalla suocera: 36 e i nemici dell'uomo saranno quelli della sua casa". Matteo 10, 34-36


"Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore." Giovanni, 14, 27

"Appare, da quanto siamo venuti considerando, che la vera pace, la pace di Cristo, non può esistere se non sono ammessi i princìpi, osservate le leggi, ubbiditi i precetti di Cristo nella vita pubblica e nella privata; sicché, bene ordinata la società umana, vi possa la Chiesa esercitare il suo magistero, al quale appunto fu affidato l’insegnamento di quei princìpi, di quelle leggi, di quei precetti.

Ora tutto questo si esprime con una sola parola: « il regno di Cristo ». Poiché regna Gesù Cristo nella mente degli « individui » con la sua dottrina, nel cuore con la sua carità, nella vita di ciascuno con l’osservanza della sua legge e l’imitazione dei suoi esempi. Regna Gesù Cristo « nella famiglia » quando, formatasi nella santità del vero e proprio Sacramento del matrimonio da Gesù Cristo istituito, conserva inviolato il carattere di santuario, dove l’autorità dei parenti si modella sulla paternità divina, dalla quale discende e si denomina; l’ubbidienza dei figli su quella del fanciullo Gesù in Nazareth; la vita tutta quanta s’ispira alla santità della Sacra Famiglia. Regna infine Gesù Cristo « nella società civile » quando vi è riconosciuta e riverita la suprema ed universale sovranità di Dio, con la divina origine ed ordinazione dei poteri sociali, donde in alto la norma del comandare, in basso il dovere e la nobiltà dell’ubbidire. Regna quando è riconosciuto alla Chiesa di Gesù Cristo il posto che Egli stesso le assegnava nella società umana, dandole forma e costituzione di società, e, in ragione del suo fine, perfetta, suprema nell’ordine suo; costituendola depositaria ed interprete del suo pensiero divino, e perciò stesso maestra e guida delle altre società tutte quante: non per menomare l’autorità loro, nel proprio ordine competente, ma per perfezionarle, come la grazia perfeziona la natura, e per farne valido aiuto agli uomini nel conseguimento del fine ultimo, ossia della eterna felicità, e con ciò renderle anche più benemerite e più sicure promotrici della stessa prosperità temporale.

È dunque evidente che la vera pace di Cristo non può essere che nel regno di Cristo: « La pace di Cristo nel regno di Cristo »; ed è del pari evidente che, procurando la restaurazione del regno di Cristo, faremo il lavoro più necessario insieme e più efficace per una stabile pacificazione.

Così Pio X, proponendosi di « restaurare tutto in Cristo », quasi per un divino istinto preparava la prima e più necessaria base a quella « opera di pacificazione », che doveva essere il programma e l’occupazione di Benedetto XV. E questi due programmi dei Nostri Antecessori Noi congiungiamo in uno solo: la restaurazione del regno di Cristo per la pacificazione in Cristo: « La pace di Cristo nel regno di Cristo »; e con ogni sforzo Ci studieremo di attuarlo, unicamente confidando in quel Dio, che nell’affidarCi questo sommo potere, Ci prometteva la sua indefettibile assistenza". Lettera Enciclica di Sua Santita Pio XI

Luigi Rmv ha detto...

Grazie Alfonso, bell'intervento, a conferma dell'alto livello di Papa Ratzinger, un vero Papa, che ha saputo centrare il punto nevralgico dei rapporti tra Stato, Chiesa e altre religioni, cioè il rapporto equilibrato tra fede e ragione, senza bisogno di manipolare, rinnegare e tradire la fede cattolica come fa Francesco I.

Le reazioni esagitate e violente di laicisti e mussulmani al discorso di Ratisbona lo confermano.
La patologia nel rapporto con tra fede e ragione genera i mali bene evidenziati da Ratzinger e ben riportati da Alfonso.

Non a caso il Divino Maestro ci insegna a non confondere le cose di Dio e quelle di Cesare.
Non si e' sacrificato per fondare un 'partito cattolico' e dar battaglia ai poteri temporali, ne' ha voluto una cerchia di fanatici con lo scopo di imporre il Vangelo negli stati temporali, punendo con la spada chi non vuole, come hanno fatto Maometto e i suoi seguaci sino alll'Isis.

Alcuni poteri temporali imposero la religione cristiana con la spada, è storia, ma non facevano parte del Vangelo questi progetti teocratici terreni.
Furono iniziativa di alcuni potenti della terra nelle varie epoche, talvolta per difesa, come le crociate, altre volte per predominio e motivazioni che non avevano in realta' nulla a che fare con Cristo risorto.
Favoriti da errori o abusi di alcuni uomini di Chiesa, non lo si nega.
Forse anche permessi da Dio per proteggere la Sua Chiesa in epoche crudeli e brutali, in cui i nemici venivano annientati, sterminati e schiavizzati.
E i cristiani ne sanno qualcosa, ancora oggi.

I poteri che imposero la religioe cristina, però, spesso in conflitto con il papato, erano ispirati da tornaconti personali che non avevano nulla di cristiano.
Usavano la Chiesa e Dio, lo piegavano al servizio delle loro brame di potere terreno.

"Il mio Regno non è di questo mondo" ci insegna molto sul punto.
La Sua Chiesa, cioè quella cattolica, serve a elevare le anime a ben altri livelli, come bene supremo, senza per questo negare a Cesare ciò che gli spetta, cioè i nostri doveri di cittadini di uno stato terreno.
Anche obbedire alle leggi terrene, non in contrasto con la volontà di Dio, rientra nel fare la volontè un dono a Dio,

Il conflitto con il mondo del cristiano, e' una conseguenza del seguire Cristo con coerenza e santità, non è fine a se stesso, o finalizzato a imporre il Vangelo per forza anche chi non lo vuole accogliere, a chi lo calpesta con le sue zampe di porco.

Anche l'azione politica per contrastare leggi contrarie all'ordine naturale delle cose voluto da Dio, per il cittadino cattolico, non è finalizzata a realizzare una teocrazia cattolica, ma a rendere un servizio a Dio, anche a costo del martirio, sempre ispirato allo scopo di servirlo umilmente per la salvezza delle anime.
Guai a perdere di vista il fine ultimo, a farsi troppo coinvolgere dalla battaglia su cose di questo mondo.

Luigi Rmv ha detto...

Intanto sentite cosa dice l'u,timo vescovo esorcista sull'islam

http://www.ilgiornale.it/news/cronache/lultimo-vescovo-esorcista-ditalia-satana-si-serve-allah-e-1387678.html

Non ho mai dubitato sull'influenza satanica nell'islam.
Ma c'è anche da tremare al pensiero che, in Italia, è l'ultimo vescovo che esorcizzare direttamente.

La carenza degli esorcisti è un problema cruciale, sintomo piu' grave della crisi della fede cattolica, apocalittico direi.

Luisa ha detto...

Come si possa dedurre da queste parole:

" Ella analizza l’essenza del liberalismo a partire dai suoi fondamenti, mostrando che all’essenza del liberalismo appartiene il suo radicamento nell’immagine cristiana di Dio: la sua relazione con Dio di cui l’uomo è immagine e da cui abbiamo ricevuto il dono della libertà. Con una logica inconfutabile Ella fa vedere che il liberalismo perde la sua base e distrugge se stesso se abbandona questo suo fondamento",

che Benedetto XVI avrebbe difeso il "liberalismo", così come è inteso nel linguaggio comune, resta per me un mistero!
Come sempre una prefazione chiara che fa anche la differenza fra dialogo interculturale, e dialogo interreligioso, parole del resto che gli avevano attirato una volta ancora gli strali del corretto-pensiero.
Ringrazio Alfonso.

Anonimo ha detto...


@ Dialogo e Logos - Deismo di Ratzinger

1. Il "dialogo" è una cosa, il "Logos" un'altra. Per noi cattolici il Logos è il Verbo incarnato e non il semplice principio di ragione. E'pertanto molto di più. Il Verbo incarnatosi unicamente nell'individuo storicamente esistito Gesù di Nazareth, ebreo, della stirpe di Davide. Rispetto al Logos, il dialogo si situa in posizione nettamente subordinata.
Il "dialogo" appartiene alla predicazione del Cristo, al messaggio che il Cristo ci espone con parole umane ma sempre in quanto Logos o Verbo incarnato, consustanziale al Padre: "Colui che Dio ha mandato dice parole di Dio, perché Dio gli concede lo Spirito senza misura" (Gv 3, 34); "chi ascolta la mia parola e crede in Colui che mi ha mandato, ha la vita eterna e non viene alla condanna, ma è passato da morte a vita" (Gv 5, 24). Fides ex auditu, dunque, come specifica san Paolo (Rm 10, 17 ss). Ma il "dialogo" qui può essere inteso in un solo modo: come discorso, ragionamento, immagine che, parlando al cuore e alla mente, all'anima, mira alla conversione a Cristo, a far diventare cristiani cioè cattolici. Il fine del "dialogo", per un cattolico, può esser solo questo. Ogni altro modo di concepire il dialogo, in quanto strumento di diffusione della Rivelazione, è per l'appunto "spurio" e si trasforma, da dialogo con l'errante per convertirlo, a dialogo con l'errore, cosa che fatalmente "converte" i fedeli all'apostasia. Come sta succedendo. O no?

2. Proprio i passi di Ratzinger-Pera citati dimostrano un 'impostazione razionalista e quindi deistica. Ratzinger si appella alla ragione per trovare una intesa comune fra le c.d. 3 grandi religioni monoteistiche: l'uso giusto della ragione dovrebbe consentirci di trovare dei principi minimi in comune, come quelli della legge naturale, per opporci (nel dialogo interreligioso comune) alle derive della società moderna. Questo sarebbe il vero "liberalismo". Ora, simile prospettiva ricorda quella della tolleranza di tipo illuministico, sarebbe senz'altro piaciuta ai Lessing ("Nathan il Saggio") e ai Voltaire, ma è allo stesso modo astratta ed improponibile. Basti pensare che l'islam non conosce il concetto di legge naturale, elaborato in primis da greci e romani. Il volontarismo coranico, accoppiato al suo determinismo assoluto, fa dell'individuo un pupazzo nelle mani di Allah, entità tenebrosa e crudele, che tutto ha prestabilito. E il giudaismo la riconosce la legge di natura, nel senso nostro? Quale giudaismo, poi? PP

Luisa ha detto...

"Ma il "dialogo" qui può essere inteso in un solo modo: come discorso, ragionamento, immagine che, parlando al cuore e alla mente, all'anima, mira alla conversione a Cristo, a far diventare cristiani cioè cattolici. Il fine del "dialogo", per un cattolico, può esser solo questo. Ogni altro modo di concepire il dialogo, in quanto strumento di diffusione della Rivelazione, è per l'appunto "spurio" e si trasforma, da dialogo con l'errante per convertirlo, a dialogo con l'errore, cosa che fatalmente "converte" i fedeli all'apostasia. Come sta succedendo. O no?"

Quando entro in dialogo con una persona che non condivide la mia fede, o non ne ha alcuna, non lo faccio con la volontà, con l`intenzione di convertirla, la ascolto e la rispetto nella fede nella quale è nata, come io sono nata cattolica, se poi la mia testimonianza, la gioia che potrà vedere e sentire quando parlo di Cristo, del dono che ho ricevuto alla mia nascita, smuoverà qualcosa in lei, le darà voglia di alimentare quella fiammicella che si è forse accesa, non per merito mio, non potrò che esserne felice e renderne grazia, ma, e senza eludere o rifiutare quella possibilità, l`inizio, il primo passo, la prima parola, l`intenzione, non erano orientati all`obiettivo di convertirla.
È grave dottore?:)

Anonimo ha detto...

"The pre-Communist Russian belief is that he will come disguised as the Great Humanitarian; he will talk peace, prosperity and plenty not as means to lead us to God, but as ends in themselves …

The third temptation in which Satan asked Christ to adore him and all the kingdoms of the world would be His, will become the temptation to have a new religion without a Cross, a liturgy without a world to come, a religion to destroy a religion, or a politics which is a religion–one that renders unto Caesar even the things that are God’s.

In the midst of all his seeming love for humanity and his glib talk of freedom and equality, he will have one great secret which he will tell to no one: he will not believe in God. Because his religion will be brotherhood without the fatherhood of God, he will deceive even the elect. He will set up a counterchurch which will be the ape of the Church, because he, the Devil, is the ape of God. It will have all the notes and characteristics of the Church, but in reverse and emptied of its divine content. It will be a mystical body of the Antichrist that will in all externals resemble the mystical body of Christ …

But the twentieth century will join the counterchurch because it claims to be infallible when its visible head speaks ex cathedra from Moscow on the subject of economics and politics, and as chief shepherd of world communism".


(Fulton J. Sheen, Communism and the Conscience of the West [Bobbs-Merril Company, Indianapolis, 1948], pp. 24-25) Roman Catholic Man: https://www.romancatholicman.com/things-accelerate-toward-the-end-prophecy-of-archbishop-fulton-sheen/

mic ha detto...

È grave dottore?:)

Quello che è grave è che non si vuole capire che il dialogo è uno strumento delle culture non delle fedi. le fedi non dialogano.
Inoltre si stava parlando dell'atteggiamento pubblico nei confronti di questi temi, non del comportamento privato.
La nostra fede annuncia e propone, l'islam impone. punto. Il dialogo è un'illusione (anche se è il nuovo 'mantra' conciliarista), soprattutto quando si pretende di prendere come denominatore comune un non meglio identificato "dio unico" che tutti quanti adoreremmo (che purtroppo non manca di affermare neppure la mens subtilis di Ratzinger per altri versi commestibilissimo). Il che non solo è erroneo ma rinnega il Padre nostro che ci si è rivelato nel Nostro Signore Gesù Cristo e genera nel Figlio, con lo Spirito Santo (cioè nella vita Trinitaria) chi accoglie il Figlio e VIVE in Lui una vita di fede autentica. Il resto è spazzatura... Ci abbiamo scritto pagine e pagine.
Sul discorso dello Stato (il problema è consequenziale al nuovo impianto modernista) bisognerebbe scrivere un trattato e per ora bisognerebbe riuscire a cogliere dalle note essenziali di PP gli elementi che lui ha così chiaramente fornito.
Io non ho il tempo né l'energia (e neppure li cerco perché sono stufa di ripetere ad nauseam le stesse cose) per scrivere un articolo chiaro e limpido per illustrare tutti i punti che mi vengono in mente.
Sarebbe bene far questo, ma non ce la faccio e vi rimando a questi due documenti reiteratamente segnalati sulla libertà religiosa (e dunque si parla anche del "dialogo") e sulla erronea affermazione sul cosiddetto Dio unico dei monoteismi...

http://chiesaepostconcilio.blogspot.it/p/e-corretta-laffermazionedel-medesimo.html
http://chiesaepostconcilio.blogspot.it/p/2.html

Inoltre il discorso del 'dialogo' è sviluppato anche nel tema del 'falso ecumenismo qui:
http://chiesaepostconcilio.blogspot.it/p/continuo-nellesame-di-alcuni-dei-punti.html

Chi ha pazienza può consultarli. Si tratta di testi tratti dal cap. IV del mio saggio che raccoglie gli elementi essenziali (non è un trattato accademico) dei 'bachi' conciliari. Sto aggiornando e rielaborando i contenuti anche alla luce degli sviluppi successivi al 2012 (anno della pubblicazione) e al terribile spartiacque del 2013...

Anonimo ha detto...


@ Un "dialogo" che non abbia l'obiettivo di convertire cotraddice il Vangelo

Quando Cristo risorto comanda agli Apostoli: "Andate dunque e fate miei discepoli tutti i popoli, battezzandoli etc." ( Mt 28, 19) aggiungendo "insegnando loro ad osservare tutte le cose che io ho comandato a voi" (ivi), questo comando, come è stato sempre inteso? Che la missione della Chiesa consiste nell'insegnamento di ciò che ha detto Gesù affinché si convertano, diventino cioè cristiani, per la salvezza della loro anima. La "conversione", il diventare cattolici (unica forma ortodossa di cristianesimo) è il requisito fondamentale per la salvezza (tranne i casi di battesimo di desiderio, conosciuti solo allo Spirito Santo).

Ora, la conversione ha proprio nel "dialogo", rettamente inteso, uno dei suoi strumenti principali. Non l'unico, perché l'altro è da sempre l'esempio della santità individuale che dobbiamo dare nella nostra vita individuale ("L'esempio è la miglior predica").
Un dialogo il cui fine resta sempre la conversione sarà impostato in modo diverso da un dialogo il cui fine è la mutua collaborazione delle religioni, per realizzare la "pace nel mondo".
Il fine di Nostro Signore non era la "pace nel mondo" ma la salvezza delle anime, la vita eterna per ciascuno di noi (come intenzione sua, di Cristo); un fine sovrannaturale. Se si toglie questo fine sovrannaturale, viene meno la ragion d'essere stessa della Chiesa. Tutto il Nuovo Testamento non è forse un "dialogo" per convertire noi peccatori, improntato allo spirito di carità, nonostante i gravi e severi moniti che contiene?
Del resto, cosa ha detto san Paolo, perorando la sua causa di fronte al Tetrarca Agrippa e al procuratore Festo, ai quali aveva descritto l'Apparizione sulla via di Damasco? "Credi tu ai Profeti, o Re Agrippa?...Io so che tu ci credi - Agrippa gli rispose - Manca poco che tu mi persuada a farmi cristiano - Che manchi poco o molto, soggiunse Paolo, piaccia a Dio che non soltanto tu, ma anche tutti quelli che oggi mi ascoltano, diventino tali, quale sono io, ad eccezione di queste catene [di detenuto in attesa di giudizio]!"(Atti, 26, 27 ss.). PP

Anonimo ha detto...


@ Sulla nozione dell'uomo in senso liberale

--Il mio intervento precedente si è incrociato con quello di Mic, con la quale concordo integralmente.
--Ringrazio Gederson per la documentazione indicata, estremamente utile.
--Giustamente anche Mic ci ricorda che non dobbiamo confondere il dialogo fra le culture con quello tra le religioni, le quali, tra l'altro, non dialogano. Infatti, se ognuna di loro si ritiene portatrice di una verità assoluta, il "dialogo" potrà essere solo strumentale o finto o farsesco. E come ha ricordato Gederson, non è poi possibile separare la cultura dalla religione, dato che una cultura sarà sempre segnata dai suoi rapporti con la religione di appartenenza.
--Sul rapporto tra Stato e Chiesa come appare dalle considerazioni di M. Pera, in relazione a Ratzinger, sembra di capire che la "laicità positiva" dello Stato sarebbe quella che permette al liberalismo di ritrovare la sua vera natura, se è vero che alla sua essenza "appartiene il suo radicamento nell'immagine cristiana di Dio, la sua relazione con Dio di cui l'uomo è immagine".
Su quest'affermazione avrei qualcosa da obiettare. Il liberalismo storicamente ha fatto valere un'esigenza indubbiamente valida, quella del (giusto) riconoscimento della libertà individuale, della libera proprietà, del governo della legge, della rappresentatività delle istituzioni politiche. Però quest'esigenza, incarnata ad un certo punto dalle esigenze e capacità della borghesia in ascesa, è stata fondata sull'individuo in quanto tale, rigettando il dogma del peccato originale e i limiti che da ciò provenivano all'individuo stesso. Rigettando a ben vedere proprio la nozione cristiana di individualità, razionale ma che abbisogna di salvezza con l'aiuto della Grazia.
"La libertà è coscienza di sé, del proprio infinito valore spirituale; e lo stesso riconoscimento altrui procede da questa immediata rivelazione: solo chi ha coscienza di essere libero è capace di riconoscere altri uomini liberi. C'è qui, in questo nucleo soggettivo della libertà, una forza di diffusione e di organizzazione che attraversa e anima gradualmente tutta la compagine sociale e politica, per tornare infine al suo centro e arricchire la sua libertà iniziale con la liberazione di tutto un mondo. Ecco il vero sviluppo del liberalismo, l'anima di ogni altro sviluppo" (G. De Ruggiero, Storia del liberalismo europeo, 1925, ried. Feltrinelli, 1962, p. 15).
In questa (hegeliana) definizione della libertà individuale come coscienza di sè, coscienza del valore assoluto di se stessa in quanto Spirito, non si vede francamente il collegamento con "l'immagine cristiana del Dio creatore dell'uomo": appare piuttosto il divinizzarsi dell'uomo, in quanto autocoscienza di sè come individuo e del divenire storicamente determinato in "figure" dello Spirito.
In questa autodefinizione di sé come l'Assoluto è il germe della posteriore involuzione e decadenza, che oggi ha assunto il carattere aberrante a tutti noto.
PP

Luisa ha detto...

"Quello che è grave è che non si vuole capire che il dialogo è uno strumento delle culture non delle fedi. le fedi non dialogano."

Non è forse quel che ha scritto Benedetto XVI nella sua prefazione al libro di Pera?

"Inoltre si stava parlando dell'atteggiamento pubblico nei confronti di questi temi, non del comportamento privato."

Non so se mic si riferisce al mio ultimo commento, se così è vorrei dire che non ho "parlato" del mio comportamento privato ma ho reagito al commento di PP delle 10:43.
E che ci sia, mi sia, permesso di non condividere l`opinione di PP anche sulle note definite "essenziali" da lui fornite, libera espressione del suo pensiero.

mic ha detto...

Ci mancherebbe che uno non sia libero di non condividere.

Gederson Falcometa ha detto...


@Luisa,

Il libro che Ratzinger fa il prefazio è stato intitolato “Perchè dobbiamo dirci cristiani”, ma non tratta del cattolicesimo, si del liberalismo, natto dell’eresia protestante. Quindi, dobbiamo dirci cristiani per le nostre radice protestante, è questo che ci propone il libro e l’immagine cristiana di Dio che appartiene all’essenza del liberalismo. Il liberalismo secondo le condannazione della Chiesa fa dell’uomo un’altro Dio, quindi, è impossibile vedere nell'immagine cattolica di Dio una qualche essenza dal liberalismo. Forse, per questo Ratzinger se referisce all’immagine di Dio, e non parla di somiglianza, nel liberalismo l’uomo è uguale a Dio. Tanto che nella tradizionale Gesù è venuto al mondo per rivelare Dio agli uomini, ma nella teologia di Ratzinger, Gesù è venuto per rivelare l’uomo al proprio uomo, come se può leggere:

“possiamo davvero stemperare la cristologia (il parlare di Cristo) nella teologia (il parlare di Dio); o non dovremmo invece fare una appassionata propaganda in favore di Gesù come uomo impostando la cristologia sotto forma di umanismo e di antropologia? Oppure l'autentico uomo, proprio per il fatto di essere integralmente tale, dovrebbe esser Dio, e conseguentemente Dio essere un autentico uomo? Sarebbe mai possibile che il più radicale umanesimo e la fede nel Dio rivelante qui vengano ad incontrarsi, anzi giungano a confluire uno nell’altra?” Introduzione al Cristianesimo, p. 165; la parola «uomo» nel testo originale è in corsivo.

Quindi, Gesù è il verbo che se ha fatto carne o l’uomo che se è fatto Dio?

L’insegnamento di Ratzinger non fa discernimento tra credenti e non credenti, tutti ricevono da Dio la libertà. Questo è vero? Non, no è vero, il dono della libertà è datto ai cristiani, non ai liberali. Se tutti ricevono i meriti delle redenzione senza credere in Cristo, torniamo alla questione recente di un’altro post. Ratzinger non vede nella crocefissione dal Signore un sacrifizio espiatorio. Dice, falsamente, che questa credenza è cominciato con S. Anselmo, ma il Santo ci dice nel libro “Perchè Dio uomo?” la ragione per la quale il Verbo se è fatto carne. Lei che è una ratzingeriana convita, può mostrare a noi dove Ratzinger presenta risposta alla domanda di S. Anselmo?

Devo dire che nel prefazio al libro di Marcello Pera, Ratzinger, risponde alla domanda sollevata da un testo di altro autore, Mons. Lefebvre. Il grande Vescovo che ha combattuto Ratzinger e il Concilio Vaticano II ha scritto un testo dal titolo: Per rimanere cattolico devo diventare protestante? Giudicando per il prefazio al libro di Pera, la risposta è: Sì, per rimanere cattolici secondo Ratzinger/Pera, dobbiamo dirce liberali, cioè protestante. In questo non ha nessuno mistero, quando se legge la risoluzione dall’enigma fatto per il giornale Sìsì Nono:


“Ratzinger: un’enigma risolto”

http://www.doncurzionitoglia.com/Ratzinger_enigma_risolto.htm

La formula di Pera nel libro è: cristianismo=protestantesimo.

Gederson Falcometa ha detto...

"La patologia della religione trasforma la divinità nell'espressione di interessi o gruppi particolari".

Il popolo giudeo è l'espressione della rivelazione nel Antico Testamento, e il popolo cristiano è l'espressione della Nuova ed Eterna Alleanza. Quindi, i due popoli ai quale sono stati consegnati la rivelazione subiscono da una patologia che fa diventare i suoi interesse o il fatto di essere scelti da Dio (gruppi) l'espressione della divinità? Non, è il contrario ?

Mic, ha detto bene quando ha parlato dei fondamentalismi. Oggi diffendere uno Stato Cattolico è anche fondamentalismo. Basta vedere qui tanta confusione e tanta opzione per la "laicità positiva".

La pace non verrà del dialogo intereligioso, verrà della conversione della Russia, promessa della Madonna!

Gederson Falcometa ha detto...

PARAGRAFO III.
Liberalismo dei «cattolici liberali»

Consiste nella emancipazione dell’ordine civile rispetto all’ordine religioso, dello Stato rispetto alla Chiesa, considerata non come una verità di diritto, ma come offerta, in pratica, di un eccellente «modus vivendi».
Il liberalismo dei cattolici liberali sfugge a ogni classificazione, e ha una sola nota distintiva e caratterizzante, quella di una perfetta e assoluta incoerenza (pp. 55-63).
a) Questa incoerenza è evidente nel termine stesso «cattolico liberale», dal momento che liberale implica «emancipazione», cattolico implica «sottomissione».
b) E' non meno evidente nella opposizione che i suoi partigiani pongono tra principi e pratica (i principi, che pretendono di accettare, sono solamente regole pratiche d'azione, che rifiutano precisamente di ammettere). Lo stesso accade dell’opposizione tra convenienza di diritto e utilità di fatto, per esempio della collaborazione della Chiesa e dello Stato, di cui ammettono di diritto la convenienza e di cui negano di fatto l’utilità.
Con l’incoerenza, si può dare come nota del cattolicesimo liberale la mania delle confusioni, per esempio tra tolleranza e approvazione.
La prova di questa affermazione si può trarre anzitutto dal nome stesso di cattolico liberale. Il cattolico, infatti, professa che l’uomo è stato creato per questo fine: lodare il Signore, onorarlo, servirlo secondo la volontà divina, e così salvare la propria anima; che tutto in questo mondo non ha altra ragione d’essere che quella di aiutarlo a realizzare questo fine; che, di conseguenza, bisogna mettere da parte la prosperità della vita presente, se la si può ottenere, soltanto con la perdita della propria anima; bisogna fare della vita presente una preparazione della vita futura; bisogna subordinare i beni temporali ai beni eterni; bisogna, quindi, che il potere che presiede alle cose temporali sia sottomesso al potere superiore incaricato da Dio, con la promessa di un’assistenza perpetua, di procurare il fine eterno. Ora, il liberale è attaccato agli immortali principi del 1789, e il principio rivoluzionario per eccellenza, dice Louis Veuillot (cfr. Illusion libérale, par. 33), «è ciò che l’educazione rivoluzionaria dei conservatori del 1848 chiama la secolarizzazione della società; è ciò che la franchezza rivoluzionaria del Siècle, dei Solidaires e del signor Quinet, chiama brutalmente l’espulsione del principio teocratico; è la rottura con la Chiesa, con Gesù Cristo, con Dio, con ogni riconoscimento, con ogni ingerenza, e con ogni comparsa dell’idea di Dio nella società umana».

Questa affermazione è confermata anche dall’esame delle ragioni addotte dai cattolici liberali.

Continua...

Gederson Falcometa ha detto...

Costoro distinguono tra i principi astratti e la loro applicazione: riconoscono, certamente, l’unione e la subordinazione necessarie tra i poteri; ma, dicono, altro è l’oggetto della speculazione, altro quanto si realizza in concreto, così diverso dalle condizioni della teoria. In questo modo, pensano di avere soddisfatta la verità, relegandola nel mondo delle astrazioni. Ma questi principi, detti astratti, riguardano o no la morale, costituiscono la norma degli atti umani e la regola dell’operazione buona, cioè dell’operazione che, in una società umana, è diretta secondo le esigenze del fine? E, se sono norme pratiche, non è il massimo dell’incoerenza ammetterle senza volere che vengano applicate? Dal fatto che l’ordine concreto delle cose differisce dalle condizioni ideali della teoria, ne segue che le cose concrete non avranno mai la perfezione dell’ideale, ma non ne segue niente di più. Con il modo di argomentare dei cattolici liberali, si proverebbe ugualmente bene che i precetti relativi alle virtù devono restare sul terreno puramente speculativo, perché la condizione umana non li può realizzare perfettamente. Si potrebbe anche dimostrare che le scienze matematiche non possono e non devono assolutamente essere applicate alle arti, con il pretesto che il triangolo ideale, esatto, geometrico, non esiste in concreto, oppure perché la prova sperimentale contraddice sempre il rigore del calcolo.
I liberali distinguono tra il diritto e il fatto, tra ciò che dovrebbe essere di diritto, e ciò che è, di fatto, utile alla Chiesa. A sentire loro, il regime dell’unione è sempre stato, di fatto, dannoso alla Chiesa. La Chiesa non ha mai avuto tanti mali quanto al tempo dei vescovi con il foro esterno, dei principi protettori, come attestano le lotte ininterrotte con gli imperatori di Bisanzio, con i Cesari germanici, con i re di Francia, d’Inghilterra, di Spagna: «La Chiesa perisce per gli appoggi illegittimi che si è voluta dare. E venuto il momento, per essa, di cambiare principi: i suoi figli gliene devono far sentire la necessità. Bisogna che rinunci a ogni potere coercitivo sulle coscienze. Più nessuna alleanza tra la Chiesa e lo Stato» (Louis Veuillot, Illusion libérale, par. 14). I1 rimedio sarebbe dunque soltanto la libertà. Ma, in primo luogo, se principi a priori enunciano un ordine istituito e stabilito da Dio, è impossibile che sia più utile per la Chiesa trascurarlo. In secondo luogo, gli inconvenienti che vengono segnalati provano solo che l’uomo, per la sua perversità, spesso corrompe le istituzioni divine, ma non che queste devono, per tale ragione, essere respinte e messe da parte. In terzo luogo, l’argomento storico pecca per omissione: si limita a elencare i mali del regime di unione, senza dire anche i beni enormi che la Chiesa ha ricavato dalla protezione dei principi. In quarto luogo, non dice nulla dei mali tanto gravi quanto numerosi che derivano normalmente dallo stato di separazione, come ne può testimoniare l’esperienza attuale. In quinto luogo, niente mostra meglio l’incoerenza dell’argomentazione dei cattolici liberali, della loro conclusione ultima, che propone il ricorso alla libertà: la libertà, pronta al male, predisposta alla irreligione, è la causa di ogni male, ed essa viene presentata come rimedio.

Continua...

Gederson Falcometa ha detto...

I liberali riprendono: indubbiamente l’unione e la subordinazione dei poteri sono auspicabili in sé, ma sono ormai impossibili, poiché sono ripugnanti per lo spirito moderno, ed è inutile urtarlo; la prudenza, dunque, comanda di accettare il nuovo stato di cose, sia per impedire un male più grande, sia per ottenere i migliori effetti possibili. Ma a questo punto si palesa una incoerenza ancora maggiore delle precedenti, perché tende a spostare il problema. Il problema tra i liberali e noi, infatti, non sta nel sapere se, data la malizia del secolo, bisogna sopportare con pazienza quanto non dipende da noi, e lavorare, nello stesso tempo, per evitare mali maggiori e per fare tutto il bene che è ancora possibile fare; ma il problema è proprio se conviene approvare questa condizione sociale a cui porta il liberalismo, decantare i principi che sono il fondamento di questo stato di cose, promuoverli con la parola, la dottrina e le opere, così come fanno i cattolici detti liberali.

Estratto dal testo "Il cardinale Billot sul liberalismo", http://www.totustuustools.net/pvalori/billot_liberalismo.htm

Luisa ha detto...


@ "Un "dialogo" che non abbia l'obiettivo di convertire cotraddice il Vangelo"

Ahimè, la diagnosi del dottore non è grave, è gravissima: vado contro il Vangelo se quando "dialogo" cioè , nella mia città dove sono circondata da non cattolici, quando parlo con loro non VOGLIO convertirli, se ho l`ardire di pensare che forse sarà la mia testimonianza di vita ad accendere una piccola fiamma, ad agire per "attrazione" come diceva Papa Benedetto.
Cercherò di convertirmi:)

peter ha detto...

Si parla tanto e a sproposito del dialogo. Il dialogo vero impone il rispetto reciproco, un pari grado di civiltà, una volontà comune di superare le incomprensioni e i pregiudizi.
Il "dialogo" falso e mascherato, figlio della menzogna, propagato per fini abominevoli, non è uno strumento delle culture o delle fedi, ma il bubbone avvelenato delle potenti lobby politico-finanziare mondialiste!

Anonimo ha detto...


"@ Sullo Stato cristiano

-- Da questa e simili discussioni sembra evidente che i nostalgici di Ratzinger (sembrano farne addirittura una questione personale se uno è costretto a criticarlo, anche se la critica riguarda certe sue idee, non la persona) sono nei fatti difensori del Concilio e della Messa Novus Ordo. Difensori della linea ufficiale a proposito del Concilio, che è a ben vedere quella di Ratzinger: un adattamento cum grano salis (si capisce) alla realtà del nostro tempo, un aggiornamento senza strappi rivoluzionari, alla Bergoglio. Temo che da questi "nostalgici" non possa venire alcun contributo positivo (per quel poco che sta a noi) alla soluzione della crisi della Chiesa; anzi, contribuiscono (senza volerlo, si intende) alla confusione dominante. Sed de hoc satis.
-- Mi permetto di abusare ancora della pazienza dei lettori perché vorrei soffermarmi un momentino sul concetto dello "Stato cristiano". Da certi interventi, non solo di oggi, mi pare di capire che ci sia un malinteso: quando parlo di "Stato cristiano" (concetto caduto nell'oblio) si crede che io proponga la teocrazia. Ma non è così. Lo Stato cristiano è quello Stato che, nei suoi principi fondamentali, nelle sue leggi e nella sua prassi, si ispira ai principi del Cristianesimo, quale che sia la sua forma di governo (monarchia, aristocrazia, repubblica, se vogliamo restare a quelle classiche).
Lo Stato cristiano presuppone una società cristiana e nello stesso contribuisce a crearla, con la sua azione di governo. In questo Stato, la libertà religiosa è limitata, nel senso che la religione ufficiale è solo il cristianesimo (il cattolicesimo) mentre le altre sono "culti ammessi" (Statuto Albertino) a meno che non siano immorali.
Non c'è teocrazia perchè Chiesa e Stato sono distinti e autonomi, quanto alla loro sfera di competenza, ma non separati quanto al fine, nel senso che anche lo Stato deve contribuire per la sua competenza alla salvezza delle anime (fine precipuo della Chiesa) organizzando il perseguimento del bene comune temporale (suo scopo precipuo) in un determinato modo (ordine pubblico, moralità pubblica, lotta al vizio, proibizione del divorzio, dell'aborto etc., tutela della vera religione e delle altre, in quanto culti ammessi, non però su un piano di uguaglianza, etc.).
Questo è il modo tradizionale di concepire il rapporto tra Stato e Chiesa, al quale il Vat. II ha sostituito una prospettiva che sembra riproporre la separazione di lamenaissiana e cavourriana memoria.
PP

Sacerdos quidam ha detto...

@ "E' grave dottore?".

Certo che se - ad esempio - il dottor Fleming si fosse tenuta per sé la sua scoperta della penicillina, limitandosi ad aspettare che qualcuno si incuriosisse della cosa per fargliela conoscere, non avrebbe mostrato una grande fiducia nella sua efficacia e nella sua utilità...

Ovvio che se poi uno pensa che le malattie mortali (le false religioni) non esistono o sono solo leggeri stati di malessere, e che tutti gli esseri umani sono in fondo in discreta salute, non riterrà necessario somministrare il farmaco salvavita (la Verità cattolica).

Questo appunto è il terribile errore che è a fondamento della nouvelle théologie - a partire dal 'soprannaturale naturalizzato' del de Lubac - e che è fatto proprio da tutti i suoi adepti. E che sta picconando la Santa Chiesa Cattolica e perdendo le anime.



marius ha detto...

Quando entro in dialogo con una persona che non condivide la mia fede, o non ne ha alcuna, non lo faccio con la volontà, con l`intenzione di convertirla, la ascolto e la rispetto nella fede nella quale è nata, come io sono nata cattolica, se poi la mia testimonianza, la gioia che potrà vedere e sentire quando parlo di Cristo, del dono che ho ricevuto alla mia nascita, smuoverà qualcosa in lei, le darà voglia di alimentare quella fiammicella che si è forse accesa, non per merito mio, non potrò che esserne felice e renderne grazia, ma, e senza eludere o rifiutare quella possibilità, l`inizio, il primo passo, la prima parola, l`intenzione, non erano orientati all`obiettivo di convertirla.
È grave dottore?:)


Cara Luisa,
siamo tutti intrisi di una mentalità che è l'essenza del brodo vaticansecondista in cui siamo nati o cresciuti.
Ci viene naturale concepire la missione così come ci è sempre stata propinata, mettendo in primo piano un rispetto assoluto per la persona, quasi che essa non debba essere disturbata nella sua concezione della vita e del mondo, perché la sua concezione è sacrosanta tanto quanto la mia.

Non dico che non bisogna essere prudenti e affabili, ci mancherebbe, ma questo non è l'unico approccio possibile. Ci sono invece certamente anche situazioni in cui è necessario testimoniare con decisione senza tanti preliminari.

Ma quel che è peggio è che questo grande tatto rischia di diventare esso stesso l'obiettivo, che invece dovrebbe essere l'annuncio del Vangelo, la Buona Novella; annuncio che così si perde per strada, sostituito da una testimonianza-che-che-attrae-e-che-convince-per-osmosi.

Il primo passo quindi, si trasforma in quello che, quasi per definizione, non deve contenere l'annuncio.
Fatalmente il primo diventa anche il secondo passo, il terzo e così via, finché ormai non sappiamo più quale sia il momento propizio per esprimersi chiaramente, per timore che sia ancora troppo presto, col rischio di violentare la libertà del prossimo e così rovinare tutto.
Tutto cosa?
L'idillio del bel rapporto intrapreso e la possibilità di una conversione, che evidentemente dipende solo dall'armonia che siamo riusciti a instaurare e a mantenere fino a quel momento.

Per concludere. non è che l'approccio di ascolto e di rispetto tutto proteso nell'ascolto sia sbagliato, anzi, al contrario.
Ma quel che ci frega è proprio l'esclusione, in questa prima fase dell`inizio, nel primo passo, nella prima parola, dell'intenzione di convertire la persona, di annunciarle il Vangelo, la quale potrebbe aver bisogno di una parola chiara ed efficace proprio al primo impatto, può darsi che aspetti da noi solo quello, che ne abbia una sete ardente, mentre noi non ce ne accorgiamo neppure perché siamo tutti intenti a rispettare la nostra metodologia dell'incontro.

Metodologia che corrisponde in pieno a quella di Bergoglio, anche se detta da lui ci suona male.
L'avesse detta il nostro amato BXVI non ce ne saremmo accorti, perché da lui sarebbe suonata così bene!

Luisa ha detto...

"la quale potrebbe aver bisogno di una parola chiara ed efficace proprio al primo impatto, può darsi che aspetti da noi solo quello, che ne abbia una sete ardente, mentre noi non ce ne accorgiamo neppure perché siamo tutti intenti a rispettare la nostra metodologia dell'incontro."

Grazie Marius per la tua attenzione, credimi che quando incontro persone che hanno un`altra religione, e tu sai che nella città dove vivo sono la maggioranza, se o quando dovessimo venire "a parlare di religione", non ho nessuna metodologia, posso solo offrire la mia presenza totale e intera che permette innanzitutto l`ascolto, l`attenzione, dall`incontro può scoccare una scintilla, forse grazie alle parole, alla gioia trasmessa, alla testimonianza di vita coerente, posso offrire una presenza consapevole dello sguardo del Signore su di noi.
Ma devo essere una cattolica molto sui generis perchè, e mi ripeto lo so, non vado verso una persona, non la accolgo, con l`intenzione di convertirla, non vado mascherata, testimonio la mia fede, ma è il Signore che opererà.