giovedì 7 luglio 2016

Lo scandaloso elogio di Bergoglio a Lutero, sulla giustificazione /1

Ringraziamo Paolo Pasqualucci per questa sua puntuale nota. Per i molti precedenti sul blog, vi rimando all'indice degli articoli pubblicati. Segue la II Parte.

Lo scandaloso elogio di Bergoglio a Lutero,
sulla giustificazione

Nell’ultima conferenza stampa aerea rilasciata da Bergoglio, durante il volo di ritorno dalla visita in Armenia, interrogato a proposito delle celebrazioni con i luterani per il 500mo centenario della Riforma protestante, egli ha detto: 
“Io credo che le intenzioni di Martin Lutero non fossero sbagliate. In quel tempo la Chiesa non era proprio un modello da imitare: c’era corruzione, c’era mondanità, c’era attaccamento ai soldi e al potere. E per questo lui ha protestato. Poi era intelligente ed ha fatto un passo avanti, giustificando il perché facesse questo. Ed oggi luterani e cattolici, con tutti i protestanti, siamo d’accordo sulla dottrina della giustificazione: su questo punto tanto importante lui non aveva sbagliato. Lui ha fatto una “medicina” per la Chiesa, poi questa medicina si è consolidata in uno stato di cose, in una disciplina etc.”[1].
Ciò che colpisce come un’autentica mazzata, in queste parole, è l’affermazione che oggi, dopo decenni di “dialogo”, cattolici e protestanti luterani e non, sono d’accordo sulla dottrina della giustificazione.  Concorderebbero anche i cattolici nel sostenere che “su questo punto tanto importante Lutero non aveva sbagliato”.

Ma non è sempre stato questo uno dei punti di completa rottura di Lutero con la dottrina insegnata nei secoli dalla Chiesa? Vale a dire il fatto che egli propalasse una dottrina della salvezza, o della “giustificazione del peccatore” di fronte a Dio, mediante la sola fede con l’esclusione del contributo delle opere e quindi del nostro libero arbitrio. Il Tridentino, a conclusione del suo Decreto sulla giustificazione, del 13 gennaio 1547, inflisse 33 anatemi con relativi canoni, il 9° dei quali recita:  
Se qualcuno afferma che l’empio è giustificato dalla sola fede, così da intendere che non si richieda nient’altro con cui cooperare al conseguimento della grazia della giustificazione e che in nessun modo è necessario che egli si prepari e si disponga con un atto della sua volontà:  sia anatema”[2].
La dottrina qui condannata è notoriamente quella di Lutero. Ed ora il Papa in persona ci viene a dire che “su questo punto tanto importante Lutero non aveva sbagliato? Il presente pontefice in che conto tiene le definizioni espressamente dogmatiche del Concilio di Trento? In nessuno, evidentemente. Ma bisogna dire che non tiene in alcun conto l’intera dottrina della Chiesa sul punto, poiché il Tridentino non ha fatto altro che ribadire, spiegandola e chiarendola, la dottrina sempre professata dalla Chiesa. E bisogna anche chiedersi, di fronte ad affermazioni del genere: qual è il livello di preparazione teologica di papa Bergoglio?

Tuttavia, le stupefacenti dichiarazioni di Bergoglio non devono sorprendere più di tanto. Egli non fa altro che trarre le ovvie ed esplicite conclusioni da quanto affermato nella Dichiarazione congiunta sulla giustificazione [qui - qui], perfezionata poco tempo fa, alla fine di un “dialogo ecumenico” con i Luterani iniziatosi nel 1994 proprio con l’intenzione di arrivare ad una Dichiarazione del genere; dialogo sviluppatosi pertanto con la completa approvazione dei due Papi precedenti: Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. Risulta forse che essi vi si siano opposti? Una loro chiamata in correità non è come minimo dovuta?

Lo straordinario elogio di Papa Francesco a Lutero, elogio nel merito della dottrina eretica di quest’ultimo, mostra quanto sia vera la recente dichiarazione di mons. Bernard Fellay, Superiore Generale della FSSPX,  esser cioè la Chiesa devastata oggi da errori molteplici e gravi, insegnati dagli stessi Pastori, ivi compreso il Papa.

Verità fondamentali vengono negate o svuotate di significato, si cerca l’accordo dottrinale esplicito con gli eretici e scismatici, addirittura la Somma Autorità della Chiesa elogia apertamente i fondamenti stessi delle loro dottrine! Infatti, l’eresia della sola fides quale procacciatrice di salvezza, senza bisogno del concorso delle opere meritorie che Dio vuole da noi, con l’osservanza di tutti i Dieci Comandamenti, e pertanto con la cooperazione del nostro libero arbitrio all’opera della Grazia in noi, costituisce il principio fondamentale di tutto il sistema luterano ed anzi dell’intero Protestantesimo. 

Difensori della fede, dove siete? Per quanto tempo, ancora, continuerete a tacere?
Paolo Pasqualucci
Segue la II Parte
_______________________________
1. Testo ripreso dal sito Riscossa Cristiana, articolo di M. Faverzani, del giugno 2016, p. 2 di 2; originariamente nel sito Corrispondenza Romana.  Il testo riproduce il parlare a braccio del Papa, nel suo spesso infelice italiano, come riportato dalla stampa internazionale.  Corsivi miei. 
2. Giuseppe Alberigo (a cura di), Decisioni dei Concili Ecumenici, tr. it. di Rodomonte Galligani, UTET, 1978, p. 553; DS 819/1559.

36 commenti:

Anonimo ha detto...

Non ci stupiremo se, la vanità umana, penetrata nei vertici della Chiesa, permetterà che le norme ecclesiastiche vengano corrotte, trasgredendo i Comandamenti della Legge di Dio (magari con la "riforma delle riforme" dei riti della S.Messa) quando è ormai evidente che, la dottrina cristiana autentica, non è più creduta e insegnata nemmeno dal pontefice. Il 2017 sta svelando, in tutta la sua portata rivoluzionaria, le riforme e i festeggiamenti che si vogliono anteporre all'autentico invito di Maria, Madre della Chiesa, proprio nel centenario delle sue apparizioni a Fatima.

Luigi Rmv ha detto...

Giuda traditore ha dato il suo bacio, è l'agnello parla come la bestia.

Da quello che dice Bergoglio, dunque, si deduce che i peccati degli uomini di Chiesa di allora, come di quella di adesso, giustificano la protesta e il conseguente cambio di della dottrina e della Parola.
L'interpretazione personale e soggettiva prevale su quella oggettiva del Vangelo.

Fermo restando che nella Chiesa del '500 non erano tutti corrotti, mondani, attaccati ai soldi e al potere: tra i tanti c'era anche un certo Sant'Ignazio che pur essendo contemporaneo di Lutero non mi risulta abbia seguito i suoi "intelligenti" i passi avanti.

"E per questo lui ha protestato. Poi era intelligente ed ha fatto un passo avanti, giustificando il perché facesse questo".

Quindi chi fa i passi avanti nella Chiesa è intelligente, se ne deduce che colui che non li fa, anche se si chiama Sant'Ingazio da Loyola, tale non è.

Aggiungo che Lutero non si è limitato a spiegare il motivo della sua protesta per corruzione e malcostume, ma ha cambiato la Dottrina affermando che Dio giustifica tutti senza sforzo da parte nostra.

Inoltre non ha fatto solo questo "passo in avanti" (verso l'inferno), ma tanti altri:
1. l'ostia non è il rinnovo del sacrificio di Cristo ma è un pezzo di pane commemorativo,
2. la Bibbia può essere interpretata da ciascun credente;
3. non esiste il primato di Pietro (coerente con l'assenza di una dottrina unica).
4. la Madonna (o "postina") non è vergine;
5. i Santi non sono esempi e non hanno alcun potere di intercessione;

Secondo logica saranno questi i prossimi passi che Bergoglio farà fare alla Chiesa cattolica.

Evidentemente, non si è fatto pastore protestante perchè era più ambizioso: voleva entrare nella Chiesa cattolica per cambiarla e portarla ad essere protestante.

E ci è riuscito perchè in folta compagnia di traditori.

A me basta il mio fiuto da pecora, quello di cui parla Bergoglio: la sua voce non la conosco, non mi piace affatto, non è la voce di Gesù e non ci vuole un fine ed erudito teologo per capirlo, ma solo una fede sincera e fedele, pur con tutti i miei numerosi peccati che continuerò a confessare anche se mi verrà a dire che non sono più tali.

Non riesco più nemmeno a pregare per Bergoglio, il Signore ha deciso di lasciarlo fare, così sia.









Anonimo ha detto...

http://m.ilgiornale.it/news/2016/07/05/lunione-europea-censura-le-critiche-anti-islam-su-facebook/1279590/

Anonimo ha detto...

Dott. Pasqualucci,
premetto che concordo con lei in merito ai predecessori di Bergoglio. Di recente, tuttavia, Socci in un suo articolo difende Ratzinger dall'accusa. Mi piacerebbe un suo commento se fosse possibile, per chiarire.

http://www.antoniosocci.com/samizdat-2a-puntata-grande-scontro/#more-4557

irina ha detto...

Oggi, leggendo l'introduzione di un libro su la mistica musulmana, ho avuto una rapida panoramica di quanto vasta sia stata l'influenza di tutte le eresie cristiane e quanto di esse si ritrovi e ritorni anche nelle eresie attuali; così ho concluso tra me:
1)Nella trasmissione della Fede bisogna esser rigorosi ed essenziali senza lasciarsi dietro zoppicanti nè sul piano dogmatico nè su quello morale.
2)Sarebbe necessario fare due grandi indici uno su tutte le opere cattolicamente garantite, certe.
Un altro indice con tutte quelle opere aperte a discussioni, interpretazioni e via divenendo.
L'unico grande problema che oggi pochissimi, forse nessuno,è in grado di fare una valutazione affidabile. Ricordo che tutti i giornali, secondo le proprie tendenze,ogni settimana presentano libri e ristampe da non mancare o curiosità di argomento vario.Sono certa per averli visti che, fino a qualche anno fa, in Inghilterra i libri certi per l'infanzia e l'adolescenza erano segnalati da un bollino colorato. Tornando al mondo cattolico sappiamo quanta e quanto profonda sia la decadenza della Compagnia di Gesù un tempo fonte sicura di ortodossia.

Paolo Pasqualucci ha detto...


@ Sulla difesa di Ratzinger fatta da Socci, a proposito della Dichiarazine comune

1. Sono andato a leggere l'articolo di Antonio Socci da lei gentilmente segnalato. Per il punto in esame, l'Autore si limita a riportare la dichiarazione dello stesso Ratzinger, secondo la quale il documento comune del 1998, "non implica affatto che "siamo d'accordo sulla dottrina della giustificazione"". Certo, e' singolare (annoto) che si faccia un "documento comune" su un articolo di fede per affermare che "non siamo d'accordo". Se non siamo d'accordo e restiamo non in accordo, perche' fare un documento in comune? Non nascera' tale documento confuso e contraddittorio? Il principio di non-contraddizione Ratzinger, per via della sua formazione intellettuale non tomista, non lo ha mai amato.
Ma, a prescindere da quest'aspetto, se si va a consultare la versione finale di questa Dichiarazione comune, sul sito del Vaticano, troviamo che si cerca in tutti i modi di stabilire un accordo tra due concezioni di per se' antitetiche. Questo accordo vuole esprimere una "comprensione comune" della giustificazione, una vera e propria quadratura del circolo. Questa comprensione comune, nell'autentica fornita da Papa Francesco, significa che "Lutero non si era sbagliato" nelle sue eresie. A mio avviso, difficile dargli torto.

2. La Dichiarazione e', a mio modesto avviso, tutta fasulla. Opera un "trasmutazione" dei concetti catotlici tradizionali . Per esempio, leggiamo: Chiesa cattolica e Chiese luterane. La setta luterana e'diventata Chiesa? Spiega la nota n. 9 della Dichiaraz. : "Nella prsente Dich. il termine "Chiesa" e' adoperato nel senso secondo il quale esso e' compreso da ciascuna delle due Chiese coinvolte nel dialogo, senza alcuna pretesa di risolvere le questioni ecclesiologiche che a detto termine sono collegate" (p. 21/22). Ora, per i luternai esiste solo la Chiesa invisibile e la Chiesa cattolica non e' vera Chiesa; per la vera dottrina cattolica i luterani sono solo una setta eretica, non piu' assistita dallo Spirito Santo proprio perche' eretica. Quale "dialogo" puo' esistere tra due entita' che si negano reciprocamente il titolo di vera Chiesa di Cristo? E chiamare "Chiesa" i luterani non serve solo a far confusione?

3. Nell'Introduzione, par. 5, si legge: "le Chiese luterane e la Chiesa cattolica che lo sottroscrivono [il documento] sono ormai in grado di enunciare una comprensione comune della nostra giustificazione operata dalla grazia di Dio per mezzo della fede in Cristo. Questa Dich. non contiene tutto cio' che si insegna in ciascuna Chiesa sulla giustificazione; tuttvia essa esprime un consenso su verita' fondamentali della dottrina della giustif., mostrando come elaborazioni che permangono diverse non sono piu' suscettibili di provodare condanne dottrinali" (p. 2/22). Ora: "comprensione comune"; "consenso su verita' fondamentali della dottrina della giustif.": difficile poi continuare a sostenere che Lutero avesse avuto torto.

Anonimo ha detto...

"Io credo che le intenzioni di Martin Lutero non fossero sbagliate" ricorda tanto: la strada per l' inferno è lastricata di buone intenzioni. I peccati non si giudicano più, ma le intenzioni, si devono giudicare, secondo la nuova dottrina della nuova chiesa. Come al solito è tutto capovolto. Per compiere il Bene, non bastano le buone intenzioni, dovrebbe saperlo Bergoglio, chi ha cattive intenzioni può redimersi e in realtà compiere buone azioni che meritano il paradiso mentre chi parte con buone intenzioni, può anche finire male... le buone intenzioni se arrivano a diffamare la dottrina cristiana, il Sommo Bene, sono solo una copertura, usata in modo subdolo per giustificare un'azione o un pensiero che in fondo, la coscienza sente come sbagliato. Ci vuole coraggio a proclamare la Verità "credo in Dio" e compiere azioni buone ma se si possiede solo il proprio " io credo " contano di più le intenzioni, poiché le azioni non possono che seguire l'io istitntivo e peccatore, senza più desiderio di essere salvato e così, la via per il deragliamento.....è sempre più vicina.

Anonimo ha detto...

".......non sono piu' suscettibili di provocare condanne dottrinali"

quindi ciò che prima era considerato eresia ora é invece ritenuto ortodosso ?

riforma nella continuità dell'unico sedicente soggetto Chiesa.


Anna

mic ha detto...

Non condivido certe posizioni estreme, ma è un contenuto che val la pena conoscere.

http://www.radiospada.org/2015/07/summorum-pontificum-perche-falli-loperazione-fregatura-della-tradizione/

Anonimo ha detto...

http://chiesaepostconcilio.blogspot.it/2012/09/benedetto-xvi-una-sintesi-purificatrice.html

Una cerniera, tra cattolici e protestanti, esiste e si chiama Martin Lutero. “Non è forse il monaco agostiniano di Erfurt a svolgere questa funzione tra le nostre chiese, poiché egli appartiene a entrambe?”, chiese un anno fa il presidente del consiglio della chiesa evangelica tedesca, Nikolaus Schneider, poche ore dopo che Benedetto XVI aveva partecipato nella città dove Lutero visse dal 1505 al 1511 a una celebrazione ecumenica. Il Papa non ebbe motivo di pensarci su troppo. Per lui era ed è così, e lo ha dimostrato poche ore fa, chiudendo a Castel Gandolfo l’edizione 2012 del “Ratzinger Schülerkreis”, il seminario coi suoi ex alunni dedicato quest’anno ai rapporti tra cattolici e protestanti a partire da un libro del cardinale Walter Kasper “Raccogliere i frutti”, una summa del rapporto tra le chiese cristiane. L’idea che il Papa ha messo in campo è una: purificare la memoria. Dice il..presidente del “Ratzinger Schülerkreis”: “A castello è stata sviluppata l’idea di un ‘mea culpa’ di ambo le parti. Il Papa ha sempre avuto l’idea che fosse necessaria questa purificazione. I fatti storici non possono essere cancellati, però la differenza sta nel come si guardano: cancellare il veleno di questi conflitti è un vero risanamento”.

… le tappe sono già programmate: nel 2017 ha luogo il cinquecentesimo anniversario della Riforma, un’occasione ghiotta per un doppio “mea culpa” preludio di una nuova età. Ha detto recentemente Schneider: “Forse non ci sarà una riabilitazione formale, ma una rivalutazione di fatto della figura di Lutero l’abbiamo sentita molto chiaramente dalla bocca del Papa a Erfurt. Sarebbe fantastico avere anche una rivalutazione della sua teologia”.

Per Ratzinger l’ecumenismo …è .. stato …un ritorno all’essenziale, a “ciò che unisce”, ha detto a Erfurt, e cioè a quell’“interrogativo su Dio” che fu centrale anche nella vita di Lutero, la domanda su chi sia Dio e chi sia l’uomo innanzi a lui. Perché “in fondo”, dice lo storico Alberto Melloni, “l’agostiniano Ratzinger vive davanti a Dio lo stesso dramma che visse Lutero. E qui cattolici e luterani possono tornare a incontrarsi”.

Ratzinger, soprattutto da cardinale prefetto, ha lavorato per la ricomposizione delle divisioni. Il suo atto più decisivo fu la spinta per la firma della Dichiarazione congiunta sulla dottrina della giustificazione…. Una dichiarazione che limò le differenze …per Ratzinger la radice tra le due chiese è viva, occorre soltanto riconoscerla, appunto purificarla..."

Anna

Anonimo ha detto...

Ringrazio di cuore il Dott.Pasqualucci per la lucida e coerente (cattolica) analisi.Emergono sempre con più chiarezza i nessi tra Concilio-postConcilio ( con i relativi papi) e la crisi attuale della Chiesa.
In cordibus Jesu et Marie

lister ha detto...

"posizioni estreme", mic?

Beh, forse non sarà corretto definirla "fregatura" ma un "contentino" a quei poveri babbei fissati per la Tradizione, sì. E regalando quel "contentino", li ha fregati "dimenticandosi" di dare disposizioni affinché quel Motu Proprio fosse rispettato e contemplato da tutto il clero, ovunque nel mondo.
E non se ne vergogna il “fine teologo”, il “brillante professore”, nonché "perito conciliare" rivelando:
"Questo Motu proprio è semplicemente un atto di tolleranza (ecco il "contentino"), ai fini pastorali, per persone (i babbei) che sono state formate in quella liturgia (antichi!), la amano (ma guarda un po'!), la conoscono, e vogliono vivere con quella liturgia ('sti fissati!). È un gruppo ridotto (quattro gatti...babbei) poiché presuppone una formazione in latino, una formazione in una cultura certa (babbei ma eruditi)".
Ci fa questa concessione ma questo Rito è Straordinario, mentre la Messa in volgare -meglio se in dialetto, con schitarrate e "Bella ciao" di contorno-, adatta per il volgo, per il popolo bue, rimane Rito Ordinario.

Non teneva conto il "perito", all'epoca del conciliabolo con gli altri "periti", dell'esistenza del messalino Latino-Italiano e che, trovandosi all'estero e, volendo recarsi a Messa, all'ignorante bastava quel messalino per poter seguire la Funzione: ora non ci capisce un'acca di quella Messa eretica!
Bah, forse è meglio così...

Anonimo ha detto...

Nel reportage c’è anche la testimonianza Lamiya Aji Bashar, una yazida 18enne scappata nel marzo scorso che ora abita dagli zii a Baadre, nel nord dell’Iraq. Ha perso un occhio e ha la pelle rovinata dall’esplosione della mina che ha ucciso le sue due compagne di fuga di 8 e 20 anni. Nonostante tutto questo si considera fortunata: «Ringrazio Dio perché sono riuscita ad andarmene via da quegli infedeli». Aveva provato più volte a liberarsi, ogni volta è stata ripresa e punita. «Anche se avessi perso entrambi gli occhi, ne sarebbe valsa la pena, perché sono sopravvissuta». Lamiya era stata rapita nell’estate del 2014 a Kocho, nei pressi di Sinjar. I combattenti dell’Isis se la scambiavano fra loro, tutti l’hanno violentata e picchiata. «Da qualche parte, dice, la sua sorella di 9 anni, Mayada, è ancora prigioniera».

http://www.tempi.it/vergine-bella-12-anni-prezzo-12-500-dollari-presto-sara-venduta#.V36Jz5OLR3k

mic ha detto...

Lister,
del rischio del contentino sono (ed ero) ben consapevole, delusa già a suo tempo proprio da quella dichiarazione sulla quale esternai la mia costernata preoccupazione al momento delle domande, all'epoca del primo Convegno Summorum (2008), presenti mons. Perl, il card. Hoyos e mons. Bux, chiedendo che ne pensassero. Non c'è stato, per tutta risposta, che un imbarazzato invito alla pazienza... Da far cadere le braccia, fin da allora.
Del resto mi sono lamentata abbastanza anch'io, ma ho cercato anche di smuovere le acque, mettendo nero su bianco, tra l'altro, anche questa proposta, caduta nel nulla a causa di un "umile" curiale che non ha voluto farla sua...
http://chiesaepostconcilio.blogspot.it/2010/10/cura-danime-straordinaria-legata-alla.html

Quando l'ho formulata ci credevo. Ora ho smesso anche di credere ai curiali.

Tornando alla 'pazienza' tirata in ballo dai soloni di allora, devo dire che non mi è affatto congeniale, ma ora preferisco sottolineare l'aspetto provvidenziale dello sdoganamento. Di critiche ne faccio quanto basta. Credo che, oggi, più che continuare a lamentarsi ed a lanciare critiche già fin troppo note e reiterate negli anni (questo blog ne è costellato) sia il momento dell'azione: resistere promuovendo per quanto possibile. Non sono pochi i sacerdoti (e anche i seminaristi) che hanno risposto e continuano a rispondere.
Del resto in questo articolo ho detto la mia anche sul card. Sarah e sull'"ibrido". Credo che per ora possa bastare senza andare ad usare la benzina buttata sul fuoco da altri.

mic ha detto...

Vedo che ho sbagliato pagina dell'inserire il link sopra.
Ora sposto questi interventi in quella sull'anniversario del Summorum.

Anonimo ha detto...

CVII? l'analisi pecca nella parentesi solo ipotizzando che potrebbe essere BXVI il difensore dei dogmi (com'è possibile definirlo tale dopo il colpo secco -da tutti conosciuto- dato al dogma del papato con le sue dimissioni e la CREAZIONE dell'emerito doppio papa? Difensori dei dogmi sono quelli come voi, come noi, come altri , non ratzingerhttp://antimassoneria.altervista.org/quello-che-pensa-la-massoneria-del-concilio-vaticano-ii/




Anonimo ha detto...

L’eresia di Lutero sulla giustificazione non consiste solo nella negazione del libero arbitrio e della necessità delle opere per la salvezza. C’è anche – ancor più eversiva della fede ortodossa e gravida di conseguenze tragiche – la concezione estrinsecistica del “simul justus et peccator”: secondo Lutero, la grazia non cambia realmente, ontologicamente, l’uomo, facendolo da peccatore santo, ma lo lascia nella sua corruzione, che Dio si limita, per i meriti di Cristo, a “coprire”, a non imputargli. È una concezione di chiara derivazione scotistica e occamistica, sia detto con buona pace dei seguaci cattolici del dottor sottile, spesso stimabilissimi. È, a ogni modo, un’eresia.

Ora il papa ci viene a dire che sulla giustificazione Lutero aveva ragione: incredibile! Forse però si capisce perché il Bergoglio propende in morale, da buon gesuita, per il lassismo: in fondo, per lui anche i giustificati sono ancóra, luteranamente, peccatori, nel senso più radicale della parola: come pretendere quindi che la grazia vinca la natura? Se ha ragione Lutero, è vero il contrario: Dio non ci libera, non ci cambia nell’intimo e nel profondo, chiude solo un occhio. E noi siamo sempre nel nostro fango.

Maso

Anonimo ha detto...

Grazie dott. Pasqualucci, la chiarezza della verità.

irina ha detto...

Però non siete aggiornati, sono anni che girano biografie di Lutero positive(da leggere all'inglese)che vengono smerciate a tutte le suore e frati e preti del mondo. L'aureola è da molto che gli è stata messa in capo. I consacrati cattolici germani o hanno resistito ad oltranza o hanno ceduto senza tante storie. Anche qui da noi non si scherza molti furono i protestanti, bastava essere contro la Chiesa Cattolica per sentirsi a posto con la coscienza e con la società. Ora è diverso perchè la chiesa è stata protestantizzata quindi è in auge presso tutte le persone di indole protestataria e tutte le società segrete e manifeste.

Anonimo ha detto...

OK va bene i cattolici, oltre a essere notoriamente corrotti, cattivissimi, falsi, ipocriti ecc. ecc. si sono anche sbagliati per 500 anni e di chissà cos'altro sono stati colpevoli fino alla venuta di Bergoglio. Allora perchè non sciogliere ufficialmente e del tutto la baracca?
C'è qualcuno che è in grado di dirmi come si fa a dirsi "cattolici" con tanto di Chiesa sostenendo contemporaneamente che si crede in una religione sbagliata o finta e che sono giuste le altre religioni alle quali quindi ci si deve omologare?
Miles

Paolo Pasqualucci ha detto...

@ Ancora sulla famigerata Dichiarazione comune, per vedere se contiene un'esplicita eresia.

Se Mic me lo consente, ritorno sul rapporto tra la fede e le opere, di cui sopra, al "sola fides".

LA DOTTRINA ORTODOSSA DELLA CHIESA - 1.

La giustificazione viene cosi' "descritta" dal Tridentino: "il passaggio [translatio] dallo stato in cui l'uomo nasce figlio del primo Adamo [stato dominato dal peccato originale] allo stato di grazia e di adozione dei figli di Dio, per mezzo del secondo Adamo, GC nostro Salvatore". Tale passaggio necessita del Battesimo, anche solo di desiderio "conformemente a quanto sta scritto: 'Se uno non rinascera' per acqua e Spirito Santo, non puo' entrare nel Regno di Dio'" (Decr. sulla giustificaz., par. IV, tr. it. R. Galligani, in "Decisioni dei Concili Ecumenici", a cura di G. Alberigo, UTET, 1978, p. 539). Ne segue che "l'inizio della giustificazione negli adulti prende le mosse dalla Grazia preveniente di Dio, per mezzo di Gesu' Cristo", che e' "una chiamata che essi ricevono senza alcun merito". (Si noti: Grazia preveniente di Dio e non solo proveniente da Dio). Tale "chiamata", cioe' la Grazia, li "dispone ad orientarsi verso la loro giustificazione". E come? "Accettando e cooperando liberamente alla stessa grazia". Abbiamo, allora che: " Dio tocca il cuore dell'uomo con l'illuminazione dello Spirito Santo" mentre "l'uomo non resta inerte subendo quella ispirazione, che egli puo' anche respingere", anche se, "senza la grazia divina non puo', con la sua libera volonta', rivolgersi alla giustizia dinanzi a Dio" (cap. V, pp. 539-540). Non puo', cioe', salvarsi con le sue sole forze (pelagianesimo).

La "causa meritoria" della nostra giustificazione e' NS Gesu' Cristo, il quale "ci ha meritato la giustificazione con la sua santissima passione sul legno della croce e ha "soddisfatto per noi Dio Padre", cioe' la sua ira per l'offesa di Adamo ed Eva (ivi, p. 541 cap. VII). Ed ecco il passaggio che mostra la connessione inscindibile tra la fede e le opere buone.

"Quantunque infatti nessuno possa esser giusto, se non colui al quale vengono comunicati i meriti della passione del Signore Nostro GC, cio', tuttavia, in questa giustificazione del peccatore, si opera quando, per merito della stessa santissima passione, l'amore di Dio viene diffuso mediante lo Spirito santo nei cuori [Rm 5, 5] di coloro che sono giustificati e inerisce loro. Per cui nella stessa giustificazione l'uomo, con la remissione dei peccati, riceve insieme tutti questi doni per mezzo di GC nel quale e' innestato: la fede, la speranza e la carita'. Infatti la fede, qualora non si aggiungano ad essa la speranza e la carita', non unisce perfettamente a Cristo ne' rende membra vive del suo corpo. Per questo motivo e' assolutamente vero affermare che la fede senza le opere e' morta ed inutile [Giac. 2, 17, 20] e che in Cristo non valgono ne' la circoncisione ne' la incirconcisione, ma la fede operante per mezzo della carita' [Gal 5,6 ]" (ivi, p. 542).
Le buone opere, richieste da Dio, sono dunque meritorie per la nostra salvezza, esse completano la nostra fede, fanno vedere se sia autentica o no. Il concetto di merito comporta quello di "ricompensa", della vita eterna come ricompensa promessa da Dio al giusto. [SEGUE]

Anonimo ha detto...

Quando santa Bernadette riferì che la Madonna le aveva chiesto di sacrificarsi per i peccatori, le fu chiesto se sapesse di che cosa stava parlando. Esattamente: «Chi sono i peccatori?». E la ragazzina, semianalfabeta e nota per non essere molto acuta, rispose: «Quelli che amano il peccato». Notare: non quelli che fanno il peccato, ma quelli che lo amano. La profondità teologica di questa risposta impressionò i prelati inquirenti. Infatti, esistono persone che amano talmente quel che la Chiesa chiama “peccato” da essere disposti a sacrificarsi per esso, arrivando a praticare una sorta di ascesi alla rovescia

http://www.lanuovabq.it/it/articoli-quegli-apostoli-del-male-asceti-alla-rovescia-16694.htm

Paolo Pasqualucci ha detto...


@ Ancora sulla Dichiarazione comune etc.

LA DOTTRINA ORTODOSSA DELLA CHIESA - 2

Nel par. finale del Decreto, il XVI, il Tridentino si occupa specificamente "del merito delle buone opere e del modo di questo merito". Riporto un passo:

"Percio' a quelli che operano bene fino alla fine [Mt 10, 22] e sperano in Dio deve proporsi la vita eterna, sia come grazia promessa misericordiosamente ai figli di Dio per i meriti del Cristo Gesu', sia come ricompensa da darsi fedelmente, per la promessa di Dio stesso, alle loro opere buone e ai loro meriti. Questa e' infatti quella corona di giustizia che, dopo la sua lotta e la sua corsa, l'Apostolo diceva essere stata messa da parte per lui e che gli sarebbe stata data dal giusto giudice, e non a lui solo, ma anche a tutti quelli che amano la sua venuta [2 Tm 4, 7-8]". (tr. it. cit., p. 550).

Il "merito" dunque e la "ricompensa". "Sii fedele sino alla morte e ti daro' la corona della vita" (Ap 2, 10) ha detto NS risorto in visione a S. Giovanni Evangelista. Una frase che mi ha sempre fatto una grande impressione. Ricompensa eterna per la fede che si attua nel comportamento di vita insegnato da NS, teso, nonostante le cadute, i peccati (di cui ci siamo pentiti e che ci sono stati perdonati), a fare la volonta' di Dio in tutto, sino all'ultimo.
Invece per i Luterani e soci le opere sono solo "frutto e segno della giustificazione conseguita", mediante la fede nell'aver la Croce di Cristo gia' conseguito la nostra giustificazione: e'questa fede solamente a salvarci ed e' peccato attribuire la salvezza anche alle opere! S. Giacomo si sarebbe dunque sbagliato ed anche S. Paolo, in tanti suoi passi! Pertanto gli anatemi del Tridentino su questo punto fondamentale:

"24. Se qualcuno afferma che la giustizia ricevuta non viene conservata ed anche aumentata dinanzi a Dio con le opere buone, ma che queste sono solo frutto e segno della giustificazione conseguita, e non anche causa del suo aumento: sia anatema".

"25. Se qualcuno afferma che in ogni opera buona il giusto pecca almeno venialmente, o (cosa ancor piu' intollerabile) mortalmente, e quindi merita le pene eterne, e che non viene condannato solo perche' Dio non gli imputa a dannazione quelle opere: sia anatema".
(Si tratta di un tipico concetto luterano, conseguente all'errore iniziale: se la Croce ci ha gia' giustificati e basta questa fede a salvarci, chi fa le opere buone per esser giustificato pecca di superbia, quasi si mettesse al posto del Cristo in croce. La Bolla Exurge Domine con la quale Leone X condanno' 41 errori di Lutero, fulmino' appunto anche i seguenti: 31. In omni opere bono iustus peccat. 32. Opus bonum optime factum est veniale peccatum. (DS 771-2; 1481-2). Qui si esprime la tipica "passivita'", il "fatalismo" luterano, che nello stesso tempo nutre tuttavia un individualismo esasperato, che si traduce nell'errore del "libero esame").

"32. Se qualcuno afferma che le opere buone dell'uomo giustificato sono doni di Dio, cosi' da non essere anche meriti di colui che e' giustificato, o che questi con le buone opere da lui compiute per la grazia di Dio e i meriti di Gesu' Cristo (di cui e' membro vivo), non merita realmente un aumento di grazia, la vita eterna e il conseguimento della stessa vita eterna (posto che muoia in grazia) ed anche l'aumento della gloria: sia anatema".

Cio' ribadito, vediamo ora se c'e' un'eresia nella Dichiarazione comune. [SEGUE]


Rr ha detto...

Miles,
se sciolgono la baracca, come campano ? Chi li intervisterà, chi venderà i loro libri, chi li inviterà a conferenze, convegni, meetings, lagando peofumate parcelle ( oh, non alorp sirettamente, ma a qualche Fondazione, Istituzione, Associazione,ecc.ecc, dove magari lavorano i nipoti, cugini, parenti varii). Se tutti diventano protestanti, chi se lo fila ? Chi si fila in Italia i protestanti, ma anche in Francia o Spagna? Ormai neanche in Germania ed in Inghilterra se li filano, quindi...
Quindi tengono in piedi la baracca, finché non la soffierà via il Vento della collera divina.

Paolo Pasqualucci ha detto...


@ Ancora sulla Dichiarazione congiunta sulla giustificazione etc.

C'E' UN'ERESIA NELLA DICHIARAZIONE? C'E', a mio modestissimo avviso

Vediamo. Il sito della Chiesa Evangelica Luterana in Italia, cita l'art. 15 della Dichiarazione, che contiene appunto una professione di fede comune alle due "Chiese":

"Insieme [Cattolici e Luterani] crediamo che la giustificazione e' opera di Dio uno e trino. Il Padre ha inviato il Figlio nel mondo per la salvezza dei peccatori. L'Incarnazione, la morte e la resurrezione di Cristo sono il fondamento e il presupposto della giustificazione. Pertanto, la giustificazione significa che Cristo stesso e' nostra giustizia, alla quale partecipiamo, secondo la volonta' del Padre, per mezzo dello Spirito Santo. Insieme confessiamo che non in base ai nostri meriti, ma soltanto per mezzo della grazia, e nella fede nell'opera salvifica di Cristo, noi siamo accettati da Dio e riceviamo lo Spirito Santo, il quale rinnova i nostri cuori, ci abilita e ci chiama a compiere le buone opere".
(Testo sul sito del Vaticano).
Commento della Chiesa Luterana it., di seguito: "Siamo dunque salvati non per nostra iniziativa ma per l'iniziativa di Dio, non per le nostre buone opere o meriti presunti, ma per la grazia e l'amore di Dio, non perche' siamo stati giusti, ma perche' Dio ci rende partecipi della giustizia di Cristo [...] La giustificazione si attua concretamente in una persona gia' nel momento in cui crede, cioe' quando pone la sua fiducia in Cristo e nell'amore di Dio. La giustificazione e' dunque del tutto incondizionata, l'uomo non deve fare niente, ma semplicemente si affida a Dio. Anche la fede non e' da comprendere come opera ma e' l'accettazione passiva dell'opera di Dio".

Dunque: nel par. 15 della Dichiarazione Congiunta i luterani vedono riaffermato sic et simpliciter il principio loro della "sola fides". E come dar loro torto? Non dice il testo che "s o l t a n t o per mezzo della grazia e nella fede nell'opera salvifica di Cristo, noi siamo accettati da Dio"? E che, ricevuto in tal modo lo Spirito Santo, siamo in grado di "compiere le buone opere", le quali dunque sono declassate a "frutto e segno della giustificazione conseguita" (Tridentino), cioe' gia' conseguita "sola fide"?

Nel par. 37, l'eresia non e' meno clamorosa, perche' vi si dice apertamente che: "Insieme confessiamo che le buone opere - una vita cristiana nella fede nella speranza e nell'amore - sono la conseguenza della giustificazione e ne rappresentano i frutti". La "conseguenza", i "frutti" della giustificazione gia' conseguita per fede: proprio la tesi condannata espressamente dal Tridentino! SE NON SONO ERESIE QUESTE, QUALI LO SONO? [FINE]

Paolo Pasqualucci ha detto...


@ Ancora sulla Dichiarazione Congiunta - Fonti

Ho dimenticato di dare gli estremi del Commento della Chiesa Luterana italiana. Si trova nel sito "Chiesa Evangelica Luterana in Italia" (http://www.chiesaluterana.it) e si intitola: "Giustificazione per sola grazia". Piu' precisamente: www.chiesaluterana.it/teologia/giustificazione-per-sola-grazia/

A questo punto, vale la pena di riportare un passo dello stesso Lutero nel suo celebre scritto "Della liberta' del Cristiano", del 1520.

"Predicare Cristo significa nutrire l'anima, giustificarla, liberarla e renderla salva, se avra' creduto alla predicazione. La fede sola, infatti, insegna l'uso salvifico ed efficace della parola di Dio: 'Se tu confesserai con la tua bocca che Gesu' e' il Signore e crederai nel tuo cuore che Dio lo ha risuscitato dai morti, sarai salvo" (Rm 10, 9) e in 10, 4 : "Cristo e' il termine della legge, per giustificare chiunque creda"; e ancora:: "Il giusto vivra' della sua fede" [sempre Rm 1, 17 - tr. it.]. Infatti, la parola di Dio puo' essere assunta e onorata solo per mezzo della fede, ma non per mezzo delle opere. Percio' e' chiaro che l'anima ha bisogno, per vivere e giustificarsi, della sola parola di Dio, e che e' giustificata per mezzo della sola fede senza alcuna opera. Se, infatti, potesse esser giustificata in qualche altro modo, non avrebbe bisogno della parola, e percio' neanche della fede. Ma la fede non puo' assolutamente svilupparsi nelle opere, intendo dire, cioe', che se tu presuma di giustificarti per mezzo di esse, quali che siano: equivarrebbe a zoppicare in due parti, adorare Baal e baciare la mano di Dio, il che e' la massima iniquita', come dice Giobbe" [Giob., 31, 27 - tr. it.]. (testo in: M. Lutero, "Le 95 tesi", Ediz. Studio Tesi, Pordenone, 1984, tr. it. I. Pin, pp. 21-57; p. 24).

Come e' stato notato, Lutero isola dal contesto alcuni concetti di S. Paolo, da lui elaborati nella confutazione del legalismo dei Farisei, e li inserisce nella sua propria concezione pessimistica dell'uomo, a suo dire corrotto senza speranza dal peccato originale, ragion per cui (sragiona egli) nessuna "opera" potrebbe mai salvarlo. Stabilisce pertanto (assurdamente) quella che sembra una contraddizione insanabile tra le opere e la fede e predica una concezione sbagliata della natura umana, considerata totalmente malvagia ed impossibile di vero rinnovamento spirituale. In tal modo, mostra di non aver fiducia nella Promessa divina di salvezza, che pur ci richiede "le opere buone". Come spiega il Tridentino: "Dio, infatti, non comanda l'impossibile; ma quando comanda ti ammonisce di fare quello che puoi [Agost., De Nat. et Gratia, 43 (50)] e di chiedere quello che non puoi, ed aiuta perche' tu possa : i suoi comandamenti non sono gravosi [1 Gv 5, 3], il suo giogo e' soave e il peso leggero [Mt 11, 30]." (tr. it. cit., p. 545).
Invece, per L.: la "sola fede" ci libera da tutti i nostri peccati, e in questo e' la "liberta'" acquisita dal cristiano. "Capito questo, saprai che ti e' necessario Cristo, il quale per te ha subito la passione ed e' stato resuscitato perche', credendo in Lui, tu divenissi un altro uomo grazie a questa fede, liberato da tutti i tuoi peccati e giustificato per meriti altrui, cioe' dal solo Cristo" (Sulla liberta' etc., p. 24).

Anonimo ha detto...

Scusate il fuori tema, ma il cardinale Schonborn ha chiarito "definitivamente" il senso di Al:

“È evidente che si tratta di un atto di magistero! È una Esortazione apostolica. È chiaro che il Papa qui esercita il suo ruolo di pastore, di maestro e dottore della fede, dopo avere beneficiato della consultazione dei due Sinodi. Penso che, senza dubbio alcuno, si debba parlare di un documento pontificio di grande qualità, di un’autentica lezione di sacra doctrina, che ci riconduce all’attualità della Parola di Dio. Amoris laetitia è un atto del magistero che rende attuale nel tempo presente l’insegnamento della Chiesa”.

Adesso che diranno Burke, Schneider, Livi...

RR ha detto...

Un'esortazione apostolica NON è un'enciclica, e tanto meno un dogma. Una è pastorale, gli altri due sono dottrinali. Non credo che Schönborn ignori la differenza, quindi, esprimendosi così, alimenta solo confusione e dubbi.
Farebbe meglio a dire che l'AL a lui piace tanto, perché finalmente non si vergognerà più dei suoi nobili genitori divorziati. L' AL ha sanato una sua vecchia feritache tanto ha inciso su di lui, ma NON è Magistero.

RR ha detto...

E notate come il chiarimento di Schönborn non avviene sull'Osservatore Romano, su Avvenire o Fanghiglia cristiana, ma sul Corriere della Sera,che deve aver bruciato sul tempo Repubblica.

Luigi Rmv ha detto...

Per Rr:
"Farebbe meglio a dire che l'AL a lui piace tanto, perché finalmente non si vergognerà più dei suoi nobili genitori divorziati. L' AL ha sanato una sua vecchia feritache tanto ha inciso su di lui, ma NON è Magistero".

Sono d'accordissimo, anche altri cardinali lo hanno confermato e dichiarato, ma 'tra adetti ai lavori', silenziati perche' privi del sostegno laicista.

Il problema, però, è che se lo dice un cardinale modernista sul Corriere della Sera, e nessuno di pari 'grado' e con lo stesso megafono lo smentisce, il messaggio che passa è che quanto affermato dal papa in AL è assistito dall'infallibilita'.

Ai nostri tempi si lavora così, non conta se è magistero o no, conta quello che la gente crede e i modernisti della banda di Bergoglio sono molto ben addestrati in comunicazioni di massa e le usano senza scrupoli, come Bergoglio insegna.
In altri termini, ha detto una menzogna sapendo di mentire, ma lo ha fatto per propaganda.
A noi non ci incanta, ma attendiamo fiduciosi ...i 'cardinali coraggiosi'

Anonimo ha detto...

Sì RR, ma nelle chiese viene regalata e spiegata all'altare come un dogma, parola di papa(?) e amen, non ci si pone neppure il dilemma e poi, suvvia, ma quali divorziati, risposati, ridivorziati, conviventi e conniventi, anche chi va 1 volta all'anno in chiesa fa la comunione e a nessuno passa per la testa di chiedere se......francamente me ne infischio dei problemi personali di Tizio e Caio, basta ipocrisie, o è peccato o non è, non si possono fare casi specifici maanchisti, per quelli bastano ed avanzano i pollitici de noantri, se sono eresie ne dovranno rispondere al Giudice, ma mi sa che non ci credano più da molto tempo, quindi facessero outing e non solo quello delle inclinazioni sessuali che ci frega un cappero dei Charamsa, ce ne sono in giro......Anonymous.P.S. Repubica è in caduta libera e adesso sono chiuse le scuole e non si può regalarla.....

Rr ha detto...

Al lettore medio del Corriere del Papa non frega un fico secco, è solo che poi la notizia o il commento sono ripresi dai TG ascoltati anche dai Cattolici , che al Papa danno ancora ascolto perché è Papa, al Papa in generale intendo, non a questo in particolare.
Serve semmai a spaventare gli eventuali oppositori silenti si, ma comunque attivi a livello parrocchiale ed episcopale.
Facessero outing, hai detto bene, credo che in generale si prenderebbero due piccioni con una fava. Come osserva Mundabor, se senti un prete parlare in un certo modo dei peccati contra Sextum, è perché lui lo viola alla grande, ma non ha ancora avuto il coraggio di confessarlo. Se parlano tanto e solo di misericordia,accompagnamento, pastoralita', è perché ci hanno l'amante, femmina o maschio che sia.
Non mi risulta tuttavia che la regalino in tutte le parrocchie l'AL, almeno in quelle di mia conoscenza. E meno male.

Anonimo ha detto...

Ci sono differenti livelli di magistero, un'esortazione apostolica non è un'enciclica, ma è magistero.

nonna

Anonimo ha detto...

rr

il chiarimento di Schönborn è stato solo ripreso dal Corriere della Sera, l'originale è su " la civiltà cattolica" rivista in cui nulla appare senza approvazione del papa ( e questo fin dalla sua fondazione ). Quindi direi che il parere di Schönborn rispecchia quello della Santa Sede e non si può liquidare come ininfluente
nonna

Anonimo ha detto...

The intentional ambiguity of AL, upon reflection, it's become pretty clear that PF document on marriage and family, is marked by ambiguity, and that's intentional on the Holy Father's part, I think. That explains why, in just the last couple of days, we've had very different interpretations of the document from two prominent leaders of the Church, Arch. Chaput, of Philadelphia and Card. Schoenborn of Vienna and from many other commentators as well. The good news is, that because of this ambiguity, people can do just about whatever they want. The bad news is that, because of this ambiguity, people can do just whatever they want. Go figure!
Bish. Thomas Tobin, Providence - Rhode Island.

Rr ha detto...

Nonna,
so bene che c'è dietro la Civiltà cattolica, gesuitante gesuitando.
Ma guarda caso l'intervista la riprende il Corriere, non il Messaggero, il Roma o il Giornale. E so anche che un'esortazione apostolica è un atto di magistero, ma come può notare, uso la minuscola.
Personalmente tutto quello che dice e scrive il VdR lo considero o improvvisato o NON farina del suo sacco, ma comunque NON Magistero, ma nella miglior delle ipotesi "fuffa" neomodernista e marxistegginte di bassa lega e conio, scientificamente e filosoficamente "unsound", nella peggiore eresia bella e buona. Oltre che espressione di codardia, perché se volevano introdurre il divorzio cattolico, potevano farlo apertamente. Tanto di Tommasi Mori e Giovanni Becket non se ne vedono. E pensare che la pena di morte in Europa non c'è più !
Qquindi non è ininfluente, NON È CATTOLICO, forse neanche protestante.