mercoledì 20 aprile 2016

La sconcertante risposta del cardinale Burke all'esortazione del Papa ... ha perfettamente senso

Mi soffermo su una interessante e cauta puntualizzazione di LifeSiteNews - tradotta e pubblicata di seguito - sulla recente posizione del card. Burke sull'Esortazione post-sinodale, da noi riportata qui e commentata qui nella discussione su un precedente articolo.

In un primo momento anch'io sono rimasta delusa. Poi ho pensato e detto che è stato un modo saggio per non opporsi frontalmente con conseguenze imprevedibili.

Secondo il card. Burke, come troverete sottolineato nell'articolo sotto riportato, il documento non fa appello all'autorità necessaria per indurre cambiamenti. Tuttavia questo non elimina il problema, più volte ribadito, della inevitabile deformazione provocata dalla prassi, comunque innestata e confermata nelle ambiguità e negli elementi di rottura già individuati. Penso sia deleterio continuare a ignorarlo. L'autore, in conclusione, vi accenna con cautela.

Nel suo articolo integrale il cardinale scrive che quel che vale è solo l'insegnamento costante della Chiesa ed è questo che dovrebbe essere portato avanti da sacerdoti coraggiosi. Ha aggiunto che il papa non punisce chi non ubbidisce, dal momento che ha lasciato esortazioni aprendo un dibattito.

È una situazione anomala che in fondo non fa altro che riprodurre i meccanismi conciliari: il cambiamento indotto dalla prassi, per effetto del nuovo linguaggio soggettivo e storicista che ha eliminato l'intento, lo stile e la forma definitori. Finché non si prenderà atto di questo, gireremo intorno al problema senza risolverlo, mentre lo iato generazionale e dottrinale (perché la prassi una dottrina, più o meno implicita, alla fine la esprime) non farà che aumentare. E già credo che i livelli di guardia siano stati abbondantemente superati. Ma ci sono i presupposti per resistere. Bisognerebbe però che la pastorale tradizionale potesse avere i suoi spazi oggi asfittici e marginalizzati quando non soffocati. Sono necessari quindi pastori di riferimento dai quali i sacerdoti in difficoltà nell'applicare i nuovi indirizzi possano ricevere concreto insostituibile appoggio oltre che guida. Cosa che finora non si è vista.

Lo esprimo qui in termini sommari, ma è questo il punctum dolens che va affrontato e sviluppato.
Ciò che non mi pare sia stato messo sufficientemente in evidenza è che l'affermazione de jure del cardinal Burke non scalfisce un de facto che il de jure lo ha già eliminato. Ora, infatti, e proprio con questo documento, un cambiamento si determina: non è più l'Autorità che si esprime in chiave definitoria basata sulla Parola e sulla Tradizione e illumina le coscienze perché si adeguino alla verità, ma sono le coscienze in cammino, mediante un discernimento segnato dalla gradualità, che raggiungono la verità. Praticamente il primo e grave risultato di questo documento, cui hanno già aperto la via i motu proprio dell'8 dicembre, è il rovesciamento del Magistero, e dei suoi principi-guida; il che avviene traghettando la Chiesa docens:
  1. dalla norma chiara e definitiva come principio fondante da calare nella situazione concreta per l'applicazione pratica della realtà oggettiva, con cura pastorale mai venuta meno.
  2. nel magistero del popolo e dei sacerdoti, che parte dalla situazione concreta per incontrare la norma morale, trovando le vie d'uscita nella interpretazione in base alla situazione soggettiva che rischia di rappresentare un vicolo cieco e una situazione destabilizzante a tutti i livelli. Con l'aggravante delle applicazioni difformi essendo esclusa esplicitamente una normativa generale di tipo canonico, applicabile a tutti i casi (AL. n. 300). E dunque il nuovo magistero, teoricamente non vincolante, riceverà autorevolezza e incisività dal basso e sarà applicato (e in molti casi già lo è):
    1. caso per caso per effetto della precarietà posta dal prevalere della coscienza soggettiva contrassegnata da una fragilità senz'appello totalmente deresponsabilizzata e deresponsabilizzante, che si concretizza nella pastorale dei casi particolari (n.300)
    2. paese per paese che (tanto per fare un esempio la situazione dell'Africa non è quella della Germania) fa venir meno l'unità di governo de la Catholica / universale per effetto della frammentazione provocata dal decentramento e soluzioni inculturate in base alle quali può cambiare, evolvendosi, la norma (n.3).
Sostanzialmente, la soggettività eretta a principio. Non più una norma uguale per tutti e dappertutto, "una" nell'insegnamento, come "una" è la Fede; "una" nel governo per garantirne l'applicazione univoca mirante alla salus animarum e non al consenso e all'adeguamento alle mode del tempo.[1] Ed ecco lo slittamento di paradigma: ciò che la Chiesa considera peccato grave diventa mera "irregolarità"; ciò che la Chiesa considera un comandamento diventa un semplice "ideale"; ciò che la chiesa una volta ha affermato autorevolmente ora porge timidamente, indicando, suggerendo, non più definendo e neppure censurando.
Certo l'insegnamento costante e intangibile della Chiesa c'è e tale resta ed è quello che non vogliamo abbandonare; ma non c'è chi lo traduce in prassi autorevolmente. È questo il vicolo cieco da cui al momento sembra difficile uscire.
Comunque anch'io mi sono detta che certamente il cardinal Burke non ha detto la sua ultima parola. E spero tanto che sia davvero così. (Maria Guarini)
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1. Il papa aveva già chiarito queste tendenze nella Esortazione Evangelii Gaudium, il programma di questo pontificato: "Sottolineo che ciò che intendo qui esprimere ha un significato programmatico e dalle conseguenze importanti". Anche l'EG, a dire del card. Burke: "Lo stesso Papa afferma al principio del documento che non è magisteriale, perché offre solo indicazioni sulla direzione verso cui condurrà la Chiesa... Per questo c'è bisogno di una presentazione attenta ai fedeli, spiegando loro la natura e il peso del documento. Nell'Evangelii gaudium ci sono affermazioni che esprimono il pensiero del Papa. Le riceviamo con rispetto, ma non insegnano una dottrina ufficiale" [qui].
Nella EG (n.32) la questione del 'decentramento' era affrontata con estrema chiarezza nel seguente passaggio: "Ancora non si è esplicitato sufficientemente uno statuto delle Conferenze episcopali che le concepisca come soggetti di attribuzioni concrete, includendo anche qualche autentica autorità dottrinale. Un'eccessiva centralizzazione, anziché aiutare, complica la vita della Chiesa e la sua dinamica missionaria".
Al riguardo ci soccorre anche il pensiero del cardinale Müller , da lui espresso reiteratamente: l'idea di "delegare alcune decisioni dottrinali o disciplinari sul matrimonio o la famiglia alle conferenze episcopali è assolutamente anticattolica", visto che le conferenze episcopali locali – pur avendo autorità su determinate questioni – "non costituiscono un magistero affiancato a un Magistero, senza il Papa e la comunione con tutti i vescovi"
Vedi anche: Consolidamento della sinodalità e del conciliarismo? Il C9 e la "decentralizzazione" della Chiesa - Conciliarità, Sinodalità. Come cambia la Chiesa? - Permanere nella verità di Cristo

La sconcertante risposta del cardinale Burke all'esortazione del Papa... 
ha perfettamente senso

11 aprile 2016 ( LifeSiteNews ) - Il Card Burke ha reso pubblica la sua tanto attesa prima risposta all'esortazione apostolica di Papa Francesco, Amoris Laetitia - e penso che sia giusto dire che non è come ce la si sarebbe aspettata.

Certo, non è il 'fuoco e fiamme' demolitore del testo che alcuni dei suoi devoti potrebbero aver previsto, o sperato. In effetti, i primi due paragrafi possono anche essere interpretati da alcuni come un rimprovero pungente ai molti articolisti cattolici conservatori che hanno criticato l'esortazione.

Posso sbagliarmi (vedi sotto). Ma lo si può pensare se non si legge attentamente tutta la risposta del cardinale Burke. In effetti, se ci è stato detto che dobbiamo "leggere il testo completo" prima di rispondere a ciò che ha scritto Papa Francesco, il consiglio vale anche per il ponderato editoriale del cardinale.

Venendo al dunque, il punto del cardinale Burke è essenzialmente questo: smettere di dire che l'esortazione apostolica è una rivoluzione nell'insegnamento della Chiesa, perché non può esserlo, dal momento che è non magisteriale e quindi per definizione non ha l'autorità di cambiare l'insegnamento o la prassi della chiesa, e dire che lo ha fatto provoca scandalo.

Puntualizzando ancor meglio: l'esortazione non può cambiare l'insegnamento della Chiesa, e quindi non lo ha fatto. Punto.

A prima vista, l'argomento colpisce il lettore... beh ... questo il punto. "Che dire di tutti quei brani controversi!" Cioè. "che ne pensa?" E, a tale riguardo, semplicemente il cardinale non ha nulla da dire - almeno, non ancora. In realtà, ciò che colpisce di più della risposta di Sua Eminenza è che egli fa riferimento a malapena al testo dell'Esortazione, per niente. Ai fini della tesi del cardinale, il documento avrebbe potuto sostenere che la luna è fatta di formaggio blu, o che sarebbe pastoralmente utile per i cattolici saltare su un piede solo tre volte al giorno.
E ciò ha perfettamente senso se ci si rende conto che il cardinale nei confronti del documento ha un approccio da canonista cattolico. Non è interessato (ancora) a far parte della schiera di coloro che con i loro scritti dibattono sull'interpretazione del testo a volte travisato. Per ora egli è interessato a porre freno alla confusione rispondendo ad una domanda molto specifica: esattamente quale autorità potrebbe avere l'esortazione nel proporre nuove prassi dottrinali o pastorali.

La sua conclusione è: nessuna.

Egli ha formulato essenzialmente lo stesso argomento (con qualche sfumatura di differenza) espresso in questo fine settimana dal quotato canonista Edward Peters: cioè, l'esortazione apostolica non fa appello all'autorità necessaria  per cambiare l'insegnamento o la prassi della Chiesa sulla comunione, e quindi non importa ciò che possa apparire che essa dica. Se le parole del documento sembrano dire qualcosa di diverso: [bisogna] riferirsi al diritto canonico e all'insegnamento costante della chiesa e interpretarlo alla luce di questo.

Coloro che colgono i primi due paragrafi della risposta di Burke come un chiaro rimprovero di quei cattolici conservatori che hanno apertamente criticato alcune sezioni dell'esortazione, a mio avviso, mancano il nocciolo della questione. Dopo aver letto l'intero editoriale di Burke, diventa sorprendentemente chiaro che l'obiettivo primario del suo rimprovero è, infatti, la corrente liberale dei media, degli articolisti e delle pubblicazioni cattoliche, come l'America Magazine e il National Catholic Reporter, che hanno salutato l'esortazione come una ben accetta rivoluzione.

Ho il forte sospetto che il cardinale Burke avesse in mente qualcuno del calibro dell'Arcivescovo "progressista" Cupich, che ha salutato l'esortazione come un "elemento rivoluzionario", o del prete gesuita James Martin, che questo fine settimana consola un tale che vive un "matrimonio" gay che si è lamentato perché la Chiesa afferma che egli "vive nel peccato." "Questo è un linguaggio superato," ha detto allegramente al tizio P. Martin in un post su Facebook.

Questo è il tipo di fraintendimento che ritengo il cardinale Burke intenda soprattutto riprendere.

Non solo questa interpretazione rende maggiormente il senso di tutto ciò che conosciamo sulle vedute del cardinale Burke, ma essa trova consistente supporto nel testo dello stesso editoriale di Sua Eminenza. Infatti, nella frase di apertura, egli rimprovera in particolare i "media di tendenza dominante" che, insieme ad "alcuni media cattolici," attribuiscono all'esortazione "un cambiamento radicale rispetto alla dottrina e alla prassi della Chiesa". I "media di tenenza dominante" non deplorano un supposto "radicale scostamento" dalla dottrina della Chiesa, mentre sono essi a celebrarlo.

I difensori del papa faranno notare che il cardinale incoraggia i cattolici a ricevere l'esortazione con "profondo rispetto". Significativamente, però, egli chiarisce immediatamente che tale rispetto non richiede l'acquiescenza totale. In realtà, l'esatto contrario:
Alcuni commentatori confondono tale rispetto con l'obbligo di dover "credere per fede divina e cattolica" (Canon 750, § 1) tutto quanto contenuto nel documento. Ma la Chiesa cattolica, pur insistendo sul rispetto dovuto al ministero petrino come istituito da Nostro Signore stesso, non ha mai affermato che ogni espressione del Successore di Pietro dovrebbe essere ricevuta come parte del suo magistero infallibile.
Certo, si dice che il cardinale Burke allora dedica circa 2.000 e più parole per sostenere a fatica che l'esortazione apostolica è semplicemente la "riflessione personale" di un papa, invitando i pastori ad interpretare il documento solo alla luce dell'insegnamento magisteriale consolidato, sottolineando che ciò che la chiesa insegna è quanto alcuni hanno detto che l'esortazione mina dando rilievo alle prassi pastorali che molti hanno sostenuto modificate dal documento, e senza dire una sola parola positiva sul contenuto effettivo dell'esortazione stessa. In effetti, l'unica volta che si riferisce esplicitamente al testo è per criticare l'uso frequente della parola "ideale" per far riferimento all'insegnamento della Chiesa sul matrimonio.

Questa non mi sembra la risposta di un uomo che pensa che tutto va bene, e che vuole che tutti gli altri pensino altrettanto. Il cauto contenimento della sua prosa giuridica cela con tutta evidenza le preoccupazioni più profonde di ciò che ha scritto qui. Il suo interesse primario, per ora, è quello di arginare la marea di scandalo sollecitando una maggiore moderazione nell'interpretazione del documento.

Naturalmente, il fatto che il cardinale attendibilmente intendesse provocare in primo luogo alcune pubblicazioni e scrittori cattolici liberali, non significa che non avesse anche l'intenzione di mettere in guardia gli scrittori "fedeli" sulla possibilità di causare a loro volta scandalo col sopravvalutare l'autorità o l'impatto dell'esortazione. Anzi, dovremmo affrontare le nostre cronache e i nostri scritti sull'esortazione con timore e tremore - per non correre il rischio, nel nostro zelo eccessivo per la verità, di aumentare involontariamente la confusione, suggerendo che il documento cambi più di quanto davvero non faccia.

Quella di scrivere durante un pontificato di confusione è sempre stata una posizione difficile per uno giornalista cattolico. A me personalmente, è capitato spesso che nel bel mezzo della scrittura di un articolo per esprimere la mia opinione su l'una o l'altra dichiarazione foriera di confusione di Papa Francesco, ho semplicemente abbandonato l'articolo scritto a metà, per paura di aggravare i danni. Invece ho portato la mia confusione nella preghiera, e ho chiesto la saggezza di parlare solo quando farlo aiuterebbe a condurre le persone a Cristo e alla sua Chiesa, e di tenere per me le mie opinioni in caso contrario.

Certo, ci saranno (e ci sono) alcuni che denunciano la risposta del cardinale come eccessivamente debole, in rapporto alla crisi nella vita della Chiesa che credono l'esortazione apostolica rappresenti.

Vorrei tuttavia condividere queste preoccupazioni. Dopo tutto, mentre il cardinale è certamente tecnicamente corretto nell'affermare che l'esortazione non ha l'autorità giuridica di rovesciare l'insegnamento della Chiesa o di introdurre formalmente nuove prassi pastorali - non c'è dubbio che essa ha il potere di creare nell'opinione pubblica l'impressione di aver cambiato l'insegnamento o la prassi della chiesa: e questo può essere l'unico tipo di autorità che alla fine conta.

Ma qualcosa mi dice anche questa non sarà l'ultima parola che sentiremo dal cardinale Burke in materia.
[Traduzione a cura di Chiesa e post-concilio]

35 commenti:

Epiphanio ha detto...

La riforma del CIC per la dicchiarazione di nullità è pure tecnicamente corretta, come la risposta del Card. Burke. Mi sembra ci sia un articolo di Mons. Livi che è pure tecnicamente corretto e cauto riguardo alle affermazioni del Papa in AL. In questo modo si possono spiegare le affermazioni più strane faccendo notare che il senso delle parole è diverso del loro significato. Le definizioni non sono possibili in un discorso "pastorale" intriso di storicismo poiché non ha alcun fondamento stabile, si potrebbe dire che c'è una specie di platonismo che divide i due mondi, del divenire e dell'ideale, cioè la prassi e la dottrina, cercando di conseguenza il dialogo e i punti comuni, solo che per una mente progressista questi due termini vengono in qualche modo identificati, la prassi è il divenire della dottrina e questa si realizza nella prassi, dunque, una specie di monismo. Ora, in quale senso si dice che la dottrina non si tocca? Nel senso delle parole. Le parole, pertanto, sono in funzione di questa visione: esse non possono esprimere niente di definitorio, e se lo fanno, esprimono solo una convinzione.

Cesare Baronio ha detto...

Sua Eminenza ha certamente ragione in punta di diritto. Ma come in molti hanno osservato, questo non toglie il fatto di gravità inaudita che Bergoglio affermi una dottrina eterodossa. Che non possa farlo legittimamente, è questione canonica. Che però riesca ad ottenere lo scopo, è sotto gli occhi di tutti.

Un paragone calzante potrebbe essere questo. In un conflitto militare, per convenzione i due schieramenti indossano divise ben riconoscibili. Ora, se il comandante di un esercito non indossa le mostrine regolamentari, o ha deciso di scendere in battaglia in pantofole, questa sarà forse un'infrazione dell'etichetta, ma quel comandante verrà comunque obbedito dalle sue truppe, e l'arma che impugna spara e uccide anche quando egli è in tuta da jogging e non indossa la mimetica. Eppure Burke ci dice: "Attenzione, se un generale di corpo d'armata non indossa i gradi e la divisa com'è prescritto nel Regolamento, agisce a titolo personale e non come capo dell'esercito". Ma quel generale, anche se infrange il Regolamento (ed è evidente che se ne infischia di faro), quando impugna un'arma la usa per ammazzare, e quell'arma spara e uccide chiunque, non solo i nemici. Non è che miracolosamente inizia a sparare a salve solo perché quel generale la rivolge verso i propri ufficiali o sulla truppa che gli obbedisce.

Disquisire sull'autorità da attribuire all'Amor laetitiae mi pare che eviti il nocciolo del problema, come se appunto stessimo parlando della legittimità del suo comportamento, e non delle disastrose conseguenze che tutto ciò comporta. Abbiamo capito che a Sua Eminenza sta a cuore salvare l'infallibilità del Magistero, ma mentre si preoccupa di farlo par non cogliere - o forse, diplomaticamente, finge di non voler cogliere - che sul soglio c'è un personaggio che insegna vere e proprie eresie. E questo va ben oltre l'aspetto meramente canonico.

irina ha detto...

Mi sembra che si stia facendo una mondiale terapia di gruppo . Se sono onesti per arrivare a ciò che si è sempre insegnato, se sono disonesti per cambiare tutto quello che si è sempre insegnato senza darlo a vedere.
A mio parere il metodo non aiuta: perchè occorre un tempo infinito per confrontarsi con tutti i se e i ma di tutti; perchè ogni caso alla fine è unico, irripetibile. Solo confrontandosi personalmente con la norma divina, chiara e indiscutibile, la persona può tirarsi fuori da tutte le sue ed altrui perplessità. Lavoro duro e doloroso, prima di tutto perchè bisogna raddrizzare la coscienza, la qual cosa è impossibile se Gesù Cristo non ti sostiene. Se la coscienza non si rettifica si continua a torcerla.Ricordare il proverbio:" il medico pietoso fece la piaga verminosa" L'allisciamento di gruppo porta al compromesso, porta a raccontarsi una storia equo- solidale che rafforza i legami con i sodali e allenta quelli con Dio, Uno e Trino.La Verità, che la coscienza può reggere solo se legata a Cristo, è un bisturi che rafforza i legame con Dio e pone i legami con gli altri esseri umani al posto che a loro compete.

Anonimo ha detto...

Scusate io sono una povera cristiana non adulta, posso comunque dire che mi sento sempre piu' sconcertata? Non solo l'articolo qui sopra mi lascia perplessa, ma leggo che anche Mons. Negri ringrazia il papa per questa esortazione, che secondo Padre Cavalcoli (sull'Isola) dice che va bene cosi', veramente fa un lungo discorso che non sto qui a riportare, insomma posso dire che ci capisco poco? Una ignorante.

irina ha detto...

Pensiero di N.Gòmez Dàvila da porre come citazione di ingresso alla AL:

"Fino a ieri l'uomo non meritava di essere chiamato animale razionale.
La definizione era inesatta finchè l'uomo inventava di preferenza atteggiamenti religiosi e comportamenti etici,compiti estetici e meditazioni filosofiche.
Oggi, invece, l'uomo si limita a essere animale razionale, vale a dire inventore di ricette pratiche al servizio della sua animalità"(Tra poche parole, p.227)

Anonimo ha detto...

Oh, certo, la risposta del cardinale sarà sicuramente corretta e forse eviterà, al momento, una divisione dolorosa, ma io sono convinta che l'Esortazione sia gravissima, portatrice di enormi danni per la Chiesa. Il senso del peccato è cambiato, inutile arrampicarsi sugli specchi. Non è la salvezza delle anime la cosa più importante per un cristiano? Allora, cosa sono tutti questi discorsi buonisti che escono da S.Marta? Da cristiana (forse non adulta anch'io) esprimo tutta la mia dolorosa perplessità per un capo della Chiesa che parla in modo così volutamente ambiguo creando confusione quando ci sarebbe enorme bisogno di chiarezza. Dico anche che un papa che porta a Roma 12 musulmani e nessun cristiano è uno schiaffo ai cristiani perseguitati che non sembrano stare molto a cuore a questo pontificato. Nessuna spiegazione mi convince perchè, adulta o non adulta, non credo di essere priva di capacità di giudizio.

RR ha detto...

Sec.me l'unica spiegazione possibile, razionale, a tutto quello che sta succedendo, è che i cardinali, non tutti, ma una buona parte, si sono resi conto di essere stati turlupinati (mi tengo sull'elegante) al Conclave, non possono ammetterlo pubblicamente, se no tutti capiscono come funzionano veramente i conclavi, e sperano solo che Bergoglio faccia come ha a volte annunciato, o comunque alluso, cioè se ne torni in due-tre anni a Baires, oppure che la "vis sanatrix naturae" ci metta una pezza. A quel punto cercheranno di eleggrne uno un po' meglio (e non ci vuole molto) che rimedi ad alcuni dei più clamorosi errori. Nel frattempo molti fedeli avranno aperto gli occhi sulle cause remote di simile sfracello, e saranno più disposti ad accogliere un altro "BXVI".
E' anche possibile che, come successe dopo la guerra, vinta dall'URSS, molti cardinali e vescovi, anche quelli non modernisti di partenza, si siano convinti che il mondo, il saeculum, ha vinto, ed abbiamo paura di esser fatti prigionieri. Come al solito sono indietro, non di 200 anni, come disse il famigerato gesuita di Milano, ma di alcuni anni: nel mondo occidentale (che è quello che conta, con buona pace dell'Africa in crescita o dell'Asia sempre sul punto di esplodere, e tralasciamo per carità l'America latina) stanno crescendo idee, movimenti, fazioni politiche, che si stanno orientando sempre più "a destra" per usare una vecchia distinzione ormai superata. Diciamo che il pendolo ha cominciato ad oscillare nell 'altro senso. Si ritroveranno nuovamente spiazzati, e non capiranno perchè. Si attenessero sempre alla Stella Polare che è Gesù, non temerebbero nulla, comunque il pendolo oscilli.
Oppure stanno aspettando che nel deliro di potenza che ormai lo attanaglia, ne faccia una veramente grossa, tale che sia infine il "Popolo di Dio " a chiederne l' impeachment".
Nei commenti dei giornali, sui blogs, nelle chiacchiere da bar, in TUTTO il mondo cattolico e non solo, sempre più persone si chiedono: - Fino a quando abuserà della nostra pazienza ? -

cattolica ha detto...
Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.
pastori, dove andate ? ha detto...

...e come se tutto ciò non bastasse, leggete un po' qui:

"Amoris Laetitia, un manuale di misericordia"

di Don Guillaume de Tanoüarn, IBP

http://www.unavox.it/ArtDiversi/DIV1486_Don-de-Tanouarn_AL_Un_manuale_di_misericordia.html

...che delusione, amici della Tradizione!

articolo "commissionato" da Roma ? temo che dall'IBP c'era da aspettarselo, visto che in questi anni non hanno mai osato criticare l'indirizzo cv2ista delle gerarchie.....
dunque non basta celebrare la Messa antica, se poi si esalta pubblicamente quel regime che sta facendo a pezzi il cattolicesimo e la sua Santa Tradizione !
chi mai ci difenderà dai lupi, con coraggio e perseveranza, senza defezionare un istante, costi quel che costi, come Gesù chiede ai suoi fedeli apostoli di pascere il Gregge, in tutti i secoli ?

Vincenzo Sasso ha detto...

Fino a che i cattolici e innanzitutto i Vescovi e i teologi proseguiranno sulla via del "non-scontro" non si arriverà da nessuna parte, i confini concessi (perché si tratta sempre di una "gentile concessione" e non di diritto) alla Tradizione saranno sempre più sottili, perché così il mondo della Tradizione si presenta come l'ambiente del fissismo, della fissazione patologica, del puntiglio inconsistente che rivela "durezza di cuore". Mentre bisogna riconquistare piena legittimità alla retta ragione, oltre che alla Fede. "Perciò uscite di mezzo a loro
e riparatevi, dice il Signore, non toccate nulla d'impuro" (2Cor 6,17).

Si ripete lo schema della Riforma protestante: i conservatori non combattono, sono disposti a cedere se gli si dà la possibilità di non tradire apertamente la Fede. Ma così facendo l'asticella della "moderazione" e dell'"accettato" si sposta sempre più a sinistra. Un giorno ci si sveglia protestanti.

Luisa ha detto...


"Vorrei tuttavia condividere queste preoccupazioni. Dopo tutto, mentre il cardinale è certamente tecnicamente corretto nell'affermare che l'esortazione non ha l'autorità giuridica di rovesciare l'insegnamento della Chiesa o di introdurre formalmente nuove prassi pastorali - non c'è dubbio che essa ha il potere di creare nell'opinione pubblica l'impressione di aver cambiato l'insegnamento o la prassi della chiesa: e questo può essere l'unico tipo di autorità che alla fine conta."


Effettivamente, parole, parole, tante parole senza dubbio corrette ma intanto i FATTI parlano e che cosa ci dicono i fatti?
Ci dicono che non solo i progressisti si sono impadroniti del testo e passano all`azione, che il giornale dei vescovi sostiene e offre le sue pagine a chi parla di novità e cambiamento radicale, ma che il popolo è convinto che Bergoglio ha cambiato tutto e che ora i divorziati risposati possono comunicarsi, che le unioni omo hanno la loro dignità, ecc.ecc., questo e questo solo passa nei FATTI, sul terreno.
I testi del card. Burke chi li legge?
Ê per questo che a mio umile avviso ci vuole un`opposizione e una resistenza franca e inequivocabile, senza giri di parole, senza linguaggi criptati e troppo difficili da capire, facendolo si rischia di aumentare la confusiuone?
E da quando in qua ricordare e riaffermare con forza la Verità della Parola del Signore puù creare una pericolosa confusione?
La sola confusione che dobbiamo temere è quella che provocano documenti ambigui, VOLUTAMENTE ambigui, suscettibili di essere interpretati in mille modi e spesso oopposti.
L`AL non è ambigua, il metodo è subdolo ma l`intento è chiaro, la novità c`è per ammissione stessa di Bergoglio.
Allora che si alzino voci coraggiose, di che cosa hanno paura ?
Conta di più il rispetto di un papa che all`evidenza non ha finito di imprre la sua volontà novatrice o il rispetto della Parola del Signore e della propria coscienza più forte di ogni paura?


Anonimo ha detto...


@ Il cardinale Burke e' soprattutto un canonista - Speriamo in mons. Schneider

Concordo pienamente con l'analisi di Maria Guarini. Il cardinale Burke, per formazione e temperamento e' soprattutto un canonista. Dal punto di vista del diritto canonico, le sue affermazioni sono indubbiamente fondate. E non sono prive di importanza, perche' di fatto delegittimano il documento papale sul piano dottrinale, prendendo spunto da quanto affermato nel documento stesso, che si pone come una sorta di "istruzione aperta", per cosi' dire. Certo e' singolare che un'Esortazione papale sia dichiarata non vincolante sul piano dottrinale da uno dei canonisti attualmente migliori, da un cardinale. Cio' fa' di per se vedere che nel documento c'e' qualcosa che non va, altrimenti perche' un intervento di questo tipo da parte del cardinale?
L'intervento del cardinale non entra nel merito del documento, si limita ad una fase ancora preliminare. Ma come e' possibile non entrare nel merito di un documento rivoluzionario e distruttore del genere? Se il cardinale Burke non entrera' nel merito non dovremo comunque fargliene una colpa. Lui ha comunque gia' fatto molto per la difesa della retta dottrina. Entrare nel merito significa, non possiamo negarlo, mettersi in contrasto aperto con il Papa. E cio', nonostante tutto, richiede un coraggio concesso a pochi.
Del resto, il documento e' lungo e complesso. Un suo studio completo richiede del tempo. Speriamo che dal suo attuale silenzio emerga come novello Atanasio mons. Schneider. Ne basterebbe uno, uno solo, tra i vescovi, che contestasse pubblicamente la deriva dominante. parvus

Anonimo ha detto...

Luisa, sono d'accordissimo. Tacere è ormai una colpa e sintomo di ipocrisia o paura. Il problema è che non si sa chi debba iniziare....Noi, poveri cristiani, preghiamo ed esprimiamo la nostra preoccupazione, ma chi ci ascolta? Serve una voce "alta" che trovi il coraggio necessario. Spero che Dio abbrevi questo tempo così nefasto per l'umanità.
Marta

Mazzarino ha detto...

La penso come RR. Vado anche un po' oltre. Credo che l'AL sia stata alla fine concordata da tutti, in cambio della garanzia di sopravvivenza. Infatti tutti la vedono come la vogliono vedere. L'importante è che a tuttoggi il debito ai comunisti sudamericani è stato pagato volentieri con la Laudato Si, quello ai protestanti tedeschi altrettanto volentieri con questa Al. In questo momento è interesse dei già gratificati compari che l'imbarazzante Bergoglio finisca out. Così possono procedere motivati e tranquilli. Bergoglio è ormai out, può divertirsi ancora per un pò a picconare la Chiesa Cattolica Romana che odia con tutto il suo cuore. Lo lasciano fare "purchè la dottrina non cambi" e forse in cambio di qualche elemosina (ancora da ottenersi) a chi non concorda. Il vero Giuda, Schomborn, si prepara e promette. Tutti sono ammessi alla greppia, purchè non si dichiarino fuori. E così un comodo cupio dissolvi continuerà. E' vero, sta cambiando il vento, ma è sempre un vento che aborrisce NSGC. E a quel vento da tempo la chiesa apre le vele. Certo sarà costretta a deviare (di poco) la rotta che resta orientata a lidi luterani. Ma bene che vada a Cossiga Bergoglio seguirà uno Schomborn Martinazzoli, poi arriverà addirittura un Buttiglione Taglee poi il vento ricambierà e di nuovo un Prodi Marx. L'importante è che nel tragitto non fugga nessuno. Il segreto è sfinire tutti pian pianino. Liturgia e solida predicazione cattolica preconciliari! Il resto è colla per topi.

ilfocohadaardere ha detto...

Cesare Baronio: "Disquisire sull'autorità da attribuire all'Amor laetitiae mi pare che eviti il nocciolo del problema, come se appunto stessimo parlando della legittimità del suo comportamento, e non delle disastrose conseguenze che tutto ciò comporta"

Personalmente credo che non si debba dimenticare che ogni persona (anche principe della Chiesa)ha la sua propria "forma mentis" ed attitudine specifica, che gli deriva dalla formazione e dai "carismi" suoi propri (diciamola così, in senso più spirituale e meno tecnico). Il cardinale Burke, che senza dubbio è un uomo molto spirituale e pio, è (tuttavia) anche e sopra tutto, da un punto di vista più terreno e tecnico,un "giurista-canonista" (già Prefetto della Suprema Segnatura Apostolica).Credo che nell'attuale situazione,che trovo caotica proprio e soprattutto dal punto di vista formale-giuridico (con una forma di ipocrisia e di "desistenza dall'autorità",con tutte le ricadute sostanziali e spirituali nella vita della Chiesa militante), le sue dichiarazioni e prese di posizione "asciutte" e formali siano preziose in un modo che ancora probabilmente è difficile capire a fondo.La risposta all'arbitrio della "doxa", dell'eteroprassi,della confusione indotta e che trova nella diffusa (spesso ad arte) "ignorantia legis" il suo "brodo colturale", credo che sia esattamente (nell'ambito di azione proprio di un Cardinale o di un Vescovo con responsabilità di dirigere il popolo sulla retta via)un approccio piuttosto formale e giuridico.Contro i "circiterismi" imperanti (Bergoglio e Galantino, si può dire che ne sono emblemi?),la presa di posizione asciuttamente giuridica e perciò soprattutto (anche se non unicamente: "et...et" cattolico docet) formale, credo sia davvero l'arma più efficace (umanamente e tecnicamente parlando: poi,sappiamo che senza preghiera,sacrifici spirituali, offerta e fede, ovviamente "da voi non potete nulla...") e temuta dai "lupi travestiti da pastori", e per tutti coloro che, da "mercenari",espongono al male il gregge.Non a caso il card. Burke è stato preventivamente allontanato e reso (nei loro progetti) "inoffensivo": è evidentemente temuto per il suo approccio serio, sapiente e rigoroso alle questioni (unito ad una evidente vita spirituale che lo sostiene ed "unge").Approvo l'approccio di Mic.Forza Cardinal Burke, preghiamo in unione spirituale con lei.

ilfocohadaardere ha detto...

Aggiungo: non sottovalutiamo la portata e l'efficacia di una dichiarazione che, pur con formale ed intelligente (e prudente) rispetto,de facto annichilisce (un birbante come me, potrebbe arrivare a dire:"ridicolizza"...) la portata normativo-giuridica della "AL". Crediamo che una dichiarazione ermeneutica come questa del cardinale Burke (sottolineo: Prefetto emerito del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica e grande amico e fidato e strettissimo collaboratore di papa Benedetto XVI; uno dei "grandi cardinali" a cui Ratzinger recentemente fece cenno riguardo al percorso della S. Messa VO), non abbia importanti e concrete conseguenze in chi discretamente la legge?In Vescovi, altri Cardinali, sacerdoti, e laici? Secondo me, nell'era del "tutto e subito ed ora" (che sicuramente internet alimenta), rischiamo di non comprendere fino in fondo la portata dei fatti a cui assistiamo...C'è una evidente corrente di rottura (finalmente?!) conclamata, e una altrettanto evidente volontà rivoluzionaria nella Chiesa visibile, e ci sono "reazioni" sempre più chiare e forti (ma sempre intelligenti e prudenti: "colombe e serpenti"...) e calibrate attentamente da parte di grandi personaggi fedeli alla Chiesa di Cristo, cioè alla Catholica. Questo ci da grande speranza.

ilfocohadaardere ha detto...

p.s. non avevo letto l'intervento di Parvus, che aveva già praticamente detto tutto...

Luisa ha detto...

Sapete della soddisfazione di Schönborn perchè l`AL ha seguito la prassi già in uso a Vienna sulla Comunione ai divorziati risposati?
Cinque tappe, cinque domande...


"Cardinal Schönborn said in that presentation the document makes some “organic development” of the Church’s pastoral practice for remarried divorcees. He said the following day in Austria that he was happy that the document had adopted his 5-step program in Vienna. The program involves a series of five questions a priest must ask divorced and remarried couples to see how merciful and correctly they have behaved before, it can be inferred, they are able to receive Holy Communion. The Pope also told the reporters that he did "not remember" footnote 351, but added: "For sure if it’s something general in a footnote it’s because I spoke about it, I think, in Evangelii Gaudium." Today, Jesuit Father Antonio Spadaro, a close adviser to the Pope, announced on his Facebook page that he had written a guide to Amoris Laetitia. In a clear effort to disagree with Cardinal Raymond Burke and others who argue, based on the Pope’s own words in the document, that the exhortation is not a magisterial act, Father Spadaro said it is “loud and clear an important act of the magisterium (for those who really want to understand).” It follows his comments last week in La Civilta Cattolica, the Jesuit periodical that he edits and which is cleared by the Secretariat of State, that he believes the exhortation opens the door to Holy Communion for remarried divorcees.

http://www.ncregister.com/blog/edward-pentin/ewtns-world-over-panel-highlights-problems-with-amoris-laetitia/#ixzz46S6SIb4a

Alfonso ha detto...


Mazzarino ha detto...La penso come RR. Vado anche un po' oltre.
Mi associo ad entrambi. Un plauso specifico lo meritano le seguenti frasi che trovo sublimi:
- "Bergoglio è ormai out, può divertirsi ancora per un pò a picconare la Chiesa Cattolica Romana che odia con tutto il suo cuore"
- "Oppure stanno aspettando che nel deliro di potenza che ormai lo attanaglia, ne faccia una veramente grossa, tale che sia infine il "Popolo di Dio " a chiederne l' impeachment".
- La "Vis sanatrix naturae" ci metta una pezza". Se si dovesse verificare questa eventualità, penso proprio che si potrà ricordare questa citazione : "Quanto insignificante appare un uomo pur d'alto rango di fronte alla storia universale!"
Avendo fra le mani "La Storia dei Papi" di Juan Maria Laboa, riporto queste citazioni:
la "massa in parte indefinita dei cristiani" , un "Cristianesimo disperso e confuso" potè "trasformarsi in una società organizzata e cosciente" , divenire Chiesa, solo quando si ebbe "una professione di fede - Il Credo - costitutiva della comunità e accettata da tutte le Chiese come espressione della tradizione degli apostoli" e un governo episcopale sufficientemente forte da ricondurli all'unità" .
"La Chiesa basò l'autorità e la fedeltà della sua dottrina e del suo insegnamento sulla successione apostolica".
"Gli apostoli erano i responsabili autorizzati alla trasmissione della dottrina di Gesù, e i vescovi, loro successori in linea diretta, erano i custodi più affidabili di tale lascito."
"La fede era un insegnamento ereditato e fedelmente tramesso, come un lascito ".
"Fedeltà all'insegnamento degli apostoli ".
Chiedo : quali di queste condizioni ancora sussistono?

mic ha detto...

“Se io vengo percosso sulla guancia destra, la perfezione evangelica mi propone di offrire la sinistra. Ma se si attenta alla verità, la stessa perfezione evangelica mi fa obbligo di adoperarmi a ristabilirla: perché, dove si estingue il rispetto per la verità, comincia a precludersi per l’uomo ogni via di salvezza.”
Servo di Dio P. Tomas Tyn O.P.

Anonimo ha detto...

https://www.facebook.com/margheritimastino/

Di Bergoglio voi, mai, avete capito niente. Ma io, lo dico sfidando anche le ironie, sempre e tutto ho capito, da prima che diventasse papa.
I fessi, per buona fede, o i furbi, in malafede, davvero credono che bisogna fare le pulci ai documenti di Bergoglio per capirne le rette e persino ortodosse intenzioni. Documenti: se così posso definire le cose firmate da Bergoglio, cioè cose dove c'è di tutto e tutto in contrapposizione, ogni paragrafo annulla l'altro, e lui lo sa e si diverte (perché si è sempre divertito così: a creare confusione, a mettere gli uni contro gli altri, in pratica col divide et impera... e lo confermò pure un cardinale di prima linea, in sede privata), lui sa che i suoi documenti dicono tutto e nulla, dicono e disdicono al tempo stesso. Lo sa. E se ne fotte di questo, anzi è questo che gli serve: quella confusione che gli permette di lanciare il RICHIAMO DELLA FORESTA.... anzi della giungla inestricabile... che immediatamente da quelli in malafede, ossia dai suoi amici che fanno da piantoni e avanguardisti per aprire brecce, corrisponde a un

ROMPETE LE RIGHE.

Questa è la funzione e missione di Bergoglio, a questo servono i suoi documenti e lui lo sa: a dire in modo contorto e quindi sibilino "Roma non comanda più, la dottrina non è più vincolante, adattatevi alle vostre esigenze".
Esigenze che niente altro sono che desiderio, seduzione, sensualità. In una parola: SATANA. Che in pompa magna è entrato in quel tempio che in pochi mesi raderà al suolo dopo averlo divelto e strappato in mille pezzi. Compiuto il suo sacrilegio che mira dritto all'Eucarestia. La sua nemica storica e formidabile, prima e ultima. E da lì colpire l'universalità, ossia la natura stessa della Cattolica. Qui non siamo più in attesa del peggio, il peggio è stato inaugurato e riga dritto, trionfo dopo trionfo, e non si fermerà di certo...

Anna

Luisa ha detto...

"Qui non siamo più in attesa del peggio, il peggio è stato inaugurato e riga dritto, trionfo dopo trionfo, e non si fermerà di certo..."

Il matrimonio -> la Comunione -> il primato petrino -> si passerà al celibato sacerdotale, dopo aver messo la sua impronta rivoluzionaria sui capisaldi della nostra fede, il vescovo di Roma potrà ritornare in pace in Argentina, io ho fatto il mio lavoro adesso tocca a voi mettere a frutto la mia semina.

Silvano M. ha detto...

ma il cardinale Muller? sparito dai radar mò cè shoborn promosso a profeta della nuova chiesa misericordiosa in contrapposizione della chiesa della paura dai vari Pio XII in giù.

mic ha detto...

Un collage di affermazioni cattoliche del papa preso a pretesto per stigmatizzare chi lo prenderebbe a bastonate senza motivo.
http://www.uccronline.it/2016/04/21/papa-francesco-mai-compromessi-con-il-peccato-se-vogliamo-la-misericordia-di-dio/

Anonimo ha detto...

Silvano M.,
Muller sembra, come dire, un po' troppo con gli attibuti per andar bene di questi tempi. Schoenborn ha più le physique du role, se cosi si puo dire, senza essere volgari.

Anonimo ha detto...

Mic,
quello e uno dei siti piu normalisti che ci siano. Lascialo perdere, non leggerlo neanche, è tempo perso.

irina ha detto...

Questi detti e contraddetti richiamano per un verso il mito platonico dell'auriga con il cavallo bianco ed il cavallo nero, qui non si va nell'iperuranio ma sembra che ci si voglia, molto umanamente, parare le terga. Si vuole introdurre il cavallo nero ma, il cavallo bianco è il solo che ha le carte in regola e gli si da quindi tutto lo spazio che compete alla parte nobile della famiglia.
I due cavalli possono essere la comunicazione rivolta contemporaneamente a due gruppi diversi di ascoltatori. Entrambi diretti nell'iperuranio, leggi luogo tipo paradiso. Il cavallo problematico è quello nero che in paradiso di regola non conduce.Su questo ho fatto alcune ipotesi:a)il cavallo nero sono vizi da redimere e che,dominati, hanno la forza di far ascendere; b)in questo supposto paradiso si può entrare sia col cavallo bianco sia col cavallo nero, con il cavallo nero si entra attraverso un metodo, una tecnica, con il cavallo bianco si entra per Grazia;c)non si tratta proprio del paradiso ma del luogo ove operano le potenze dell'aria; d)questa zona è accessibile all'uomo sia santo sia peccatore.Il punto (d) ha avuto le sue conferme da quando l'oriente è stato conosciuto da un numero sempre maggiore di europei. Molti sacerdoti conoscono queste tecniche, verosimilmente le usano e sanno che molti laici le conoscono e le usano anche. Termini come vuoto sono termini orientali, T. Merton ne scrisse trattando dello zen ma non è stato il solo.E così tante altre tecniche alle quali diverse volte ho fatto cenno per quel poco che ne so. Questa immersione nelle tecniche orientali, nel migliore dei casi, ha reso molti sacerdoti agnostici. Questa forse è stata la più grande tentazione per i sacerdoti di ogni tempo e molti ci sono caduti. Forse dietro le quinte del Vaticano II si muoveva questo spirito orientale iniziatico, della tecnica iniziatica, la stessa forse dietro il modernismo e via elencando ovunque dove gnosi, conoscenza, ed iniziazione sono intrecciate. Questo come breve cenno di quello che può esserci nella mente degli estensori della AL. Ritengo che Gesù Cristo sia semplicemente bypassato da tutti coloro che sono rimasti impigliati in una di queste fascinazioni ora abbozzate.

Anonimo ha detto...

Sulla questione del "mai compromessi col peccato" che è stata detta dal Papa è un'altra delle sue innumerevoli giravolte tattiche visto il suo pontificato i peccati li sta cambiando e sostituendo con altri e a differenza di Gesù si limita a dire "va (che va tutto bene)" omettendo sistematicamente il "e non peccare più" proprio perchè come nel caso dell'adulterio o dei rapporti omo non li considera più peccati come prima.
Gli unici "peccati" riconosciuti da Bergoglio sono quelli politici, ideologici, gli stessi dei Poteri mondiali come per esempio essere contrari alla immigrazione pianificata, indiscriminata e senza regole o altro dello stesso genere.
Bergoglio non ha il concetto di peccato come di qualcosa che fa male alla persona e quindi Gesù ci dice di evitare ma li intende come imposizioni interessate di una Chiesa sorpassata e dura di cuore. Che è la stessa cosa sostenuta dai salotti radical-chic e mediatici del Mondo.
Miles

Anonimo ha detto...

>Alfonso 21 aprile 2016 15:18: temo di no. Per quanto possa rincarare la dose sparandola grossa non solo i catto progressisti ma i normalisti, (facciamo un 90% dei cattolici e un 99% della gerarchia?) accetterebbero/ribalterebbero la cosa senza alcun problema come hanno fatto fino ad ora. Non faccia affidamento su un loro ripensamento o minimo dubbio.
Miles

Anonimo ha detto...

Ma questi esaltatori del dialogo, del discernimento, dell'accompagnamento, della Misericordia (falsa) un tanto al chilo, dov'erano quando quei matrimoni sacramentali andarono in crisi, quando le pecorelle del loro gregge cominciarono a smarrirsi?
A farsi un selfie con l'Imam o la pastora protestante di turno, a dialogare con atei laicisti, immagino; di tutto pur di non fare i veri pastori.
Marco Gori

Gederson Falcometa ha detto...

"È una situazione anomala che in fondo non fa altro che riprodurre i meccanismi conciliari: il cambiamento indotto dalla prassi, per effetto del nuovo linguaggio soggettivo e storicista che ha eliminato l'intento, lo stile e la forma definitori".

Il grande problema è che adesso questi meccanismi conciliari sono applicati al proprio Vangelo...

Gederson Falcometa ha detto...

"San Pio X nell’enciclica Jucunda sane (12 marzo 1904) spiega che il mezzo con cui gli eterodossi s’infiltrano nella Chiesa consiste nell’applicare una regola d’azione prudenziale ai princìpi o al dogma, confondendo il piano teoretico o della verità con quello pratico o dell’agire umano. Ora, continua papa Sarto, la Prudenza è una virtù morale, che aiuta ad applicare i princìpi al caso pratico e a risolvere quest’ultimo alla luce del principio senza svilire il principio rendendolo valido solo se praticamente utile. Quindi, trasporre confondendoli la Prudenza o la pratica al livello dei princìpi ed abbassare il principio dal livello teorico a quello pratico ha conseguenze disastrose: dal punto di vista teoretico annacqua il principio ed erode il dogma; dal punto di vista pratico può degenerare sia in lassismo che in rigorismo come vedremo oltre". L’UOMO ‘ANIMALE POLITICO’, D. Curzio Nitoglia

Questo è il vero problema di fondo...

Stefano78 ha detto...

Forse quello che sto per scrivere potrebbe sembrare superficiale e sbrigativo, ma non credo lo sia affatto.

Innanzi a questi elementi di "prassi pastorale" nella Chiesa, in cui inserire la AL ultima, con tutte le ambiguità e le autentiche problematicità (per usare un eufemismo) conosciute, io credo che si potrebbe fare una cosa. Tale cosa credo la si potrebbe fare anche per i documenti del Vaticano II che risultano "problematici" anch'essi: IGNORARE E ANDARE AVANTI. Compreso il valore e il tenore di tali "prassi", e riconosciute nella loro effettiva identità, in certi casi e ad un certo momento, esaurita l'analisi, credo che la risposta (non solo per noi fedeli, anche per i pochi gerarchi avveduti) possa essere la NON CURANZA. Vale a dire, l'insegnamento della Tradizione immutabile, IGNORANDO (letteralmente) tutto ciò che vi si oppone. Qualsiasi cosa sia, chiunque la opponga.

Stefano78 ha detto...

In questo senso il Card. Burke è andato intelligentemente al nocciolo della situazione: IGNORARE, semplicemente. Inquadrare e, dopo, IGNORARE. E andare AVANTI. E' tempo gravissimo: davvero difendere il deposito della Fede immutabile sembra essere la priorità assoluta

Josh ha detto...

mentre sto facendo tutt'altro, mi viene in mente un versetto cui non pensavo minimamente e chissà quant'è che non lo leggo, S. Paolo è come sempre diretto ed è una risposta alle miriadi di paragrafi e note dell'Amoris Laetitia, icastico e breve e lo scrivo. Riguarda ovviamente le prime nozze, le "altre" nemmeno sono contemplate.

"Il matrimonio sia rispettato da tutti e il talamo sia senza macchia. I fornicatori e gli adùlteri saranno giudicati da Dio."

è in Ebrei 13,4.....