venerdì 30 ottobre 2015

Magister: 'Kasper contro Ratzinger'. Ma è davvero così?

Brevi notazioni suscitate dalla lettura di Sandro Magister oggi: Kasper contro Ratzinger, la disputa che non finisce mai - Francesco l'ha rinfocolata e il sinodo non l'ha risolta. Nei paragrafi sui divorziati risposati la parola "comunione" non c'è. Ma il papa potrebbe introdurla lui, d'autorità.
Era palpabile l'insoddisfazione di papa Francesco per come il sinodo è andato a finire. Nel discorso e nell'omelia di chiusura se l'è presa ancora una volta con l'"ermeneutica cospirativa", con l'arida "fede da tabella", con chi vuole "sedersi sulla cattedra di Mosè per giudicare con superiorità i casi difficili e le famiglie ferite" [...] [di questo abbiamo parlato qui - e qui]
Segue un excursus efficace delle tappe e dinamiche che si sono prodotte nell'ultimo anno, comprese le resistenze dell'ala non liberal più forti del previsto. E dunque si arriva qui:
... è a questo punto che nel circolo "germanicus", dominato da Kasper, matura la decisione di ripiegare su una soluzione minima, ma che è ormai l'unica ritenuta ancora presentabile in aula con probabilità di successo: quella di affidare al "foro interno", cioè al confessore assieme al penitente, il "discernimento" dei casi in cui consentire "l'accesso ai sacramenti". È una soluzione che lo stesso Benedetto XVI non aveva escluso, sia pure come ipotesi ancora bisognosa di "ulteriori studi e chiarificazioni". E infatti la sottoscrive nel circolo "germanicus" anche il cardinale Gerhard Müller, prefetto della congregazione per la dottrina della fede e ratzingeriano di ferro. [...] [Fine citazione Magister]
Parliamo spesso dei prodromi e non manchiamo di approfondire gli elementi che ci hanno portato alla temperie attuale. Anche grazie alle notazioni di Magister c'è qualcosa che non si può ignorare:
... I fedeli devono essere aiutati ad approfondire la loro comprensione del valore della partecipazione al sacrificio di Cristo nella Messa, della comunione spirituale... D’altronde l’Esortazione “Familiaris consortio”, quando invita i pastori a ben distinguere le varie situazioni dei divorziati risposati, ricorda anche il caso di coloro che sono soggettivamente certi in coscienza che il precedente matrimonio, irreparabilmente distrutto, non era mai stato valido. Si deve certamente discernere se attraverso la via di foro esterno stabilita dalla Chiesa vi sia oggettivamente una tale nullità di matrimonio. La disciplina della Chiesa, mentre conferma la competenza esclusiva dei tribunali ecclesiastici nell’esame della validità del matrimonio dei cattolici, offre anche nuove vie per dimostrare la nullità della precedente unione, allo scopo di escludere per quanto possibile ogni divario tra la verità verificabile nel processo e la verità oggettiva conosciuta dalla retta coscienza. [corsivi miei] (Congregazione per la dottrina della fede, Lettera ai vescovi circa la recezione della comunione eucaristica da parte di fedeli divorziati risposati (1994)

... E poi, quanto a queste persone, dobbiamo dire – come lei ha detto – che la Chiesa le ama, ma esse devono vedere e sentire questo amore. Mi sembra un grande compito di una parrocchia, di una comunità cattolica, di fare realmente il possibile perché esse sentano di essere amate, accettate, che non sono «fuori» anche se non possono ricevere l’assoluzione e l’Eucaristia: devono vedere che anche così vivono pienamente nella Chiesa. Forse, se non è possibile l’assoluzione nella Confessione, tuttavia un contatto permanente con un sacerdote, con una guida dell’anima, è molto importante perché possano vedere che sono accompagnati, guidati. Poi è anche molto importante che sentano che l’Eucaristia è vera e partecipata se realmente entrano in comunione con il Corpo di Cristo. Anche senza la percezione «corporale» del Sacramento, possiamo essere spiritualmente uniti a Cristo nel suo Corpo. E far capire questo è importante. (Benedetto XVI, Intervento in occasione dell'incontro mondiale delle famiglie, 2 giungo 2012)
Oltre che nelle suggestioni già evocate, sia pure in maniera più soft, l'inganno è nella parola d’ordine 'misericordia' di chi afferma di non apportare novità alla dottrina ma solo maggiore comprensione per i divorziati risposati, da valutare caso per caso. Ma è proprio in quel “da valutare caso per caso”, che nel foro interno la Chiesa non ha mai trascurato, che si colloca la 'dicotomia' attuale tra due diverse visioni della fede.

Perché non affermare apertis verbis che Cristo è venuto a portare all’uomo - attraverso la sua morte e risurrezione - la salvezza dalla schiavitù del peccato, che è all'origine di ogni altra schiavitù e significa una vita ontologicamente diversa da quella solo umana, orientata dalla Legge sì, ma che fa i conti con la ferita originaria che inclina al male e rende fragili e incostanti, incapaci di salvarsi da soli? È per questo che Cristo Signore dice: "Senza di me non potete far nulla". E dunque si impone la scelta o con Cristo o senza di Lui. E allora, esiste un quid che non dipende dalla durezza di cuore dei pastori, ma da un dato di fatto. E non c'entra il 'foro interno' che può essere valutato solo individualmente nella cura spirituale dei singoli casi. La Chiesa nell'affermare e insegnare i principi, deve tener conto del 'foro esterno' e del pubblico scandalo che ne deriva, anche se oggi non è più visto come tale e sono in molti che tendono ad uniformarsi al lassismo imperante. Se ci si mettono pure i vescovi con in testa il papa, che senso ha cercare un‘unione intima col corpo di Cristo che si è infranta se si vuol continuare a tenerla infranta?

In questi casi negare la comunione non è una forma di punizione, ma una semplice constatazione della verità che, insieme alla misericordia, offre anche pienezza di giustizia. Invece, con la dolciastra misericordia indirizzata al peccato e non solo al peccatore, chiunque abbia scelto di vivere secondo criteri umani, pur con tutta la comprensione per le difficoltà che si possono incontrare, non viene messo in condizioni di ricevere e accogliere la vera Buona Notizia della salvezza in Cristo con Cristo e per Cristo che, in questi casi  - e non solo in essi ma anche in tutte le altre situazioni di peccato che rompono la relazione con Dio -, esige ("neppure uno iota...."), ma rende contemporaneamente possibile (il compimento...), la conversione e un cambiamento di vita. Il reinserimento nella vita di grazia è conseguente e non può prescindere da questo. E ciò non consente di affermare in un documento, sia pure consultivo: «Essi ...possono vivere e maturare come membra vive della Chiesa».

17 commenti:

cattolica ha detto...

Potrei avere un chiarimento? Se io sono in peccato mortale non posso ricevere la Comunione, qualsiasi peccato sia. Se non sono pentita ovviamente. Se non sono pentita io mi autos-comunico quindi. Esco dalla comunione dei Santi che è la Chiesa. Sono menbra morte, tralcio secco. Non membra vive. E' errato?

Luisa ha detto...


Mi domando come Jorge Bergoglio fa per non stancarsi delle sue parole così stucchevolmente ripetitive, giorno dopo giorno ci presenta un immagine di Nostro Signore che è solo amore, la sua dialettica ci presenta una misericordia slegata dalla giustizia divina, è vero, Nostro Signore è infinitamente misericordioso ma è anche infinitamente goiusto, non dice ti amo, ti perdono e va, continua così , dice va e non peccare più.
Un piccolo dettaglio assente dalla dialettica bergogliana.
Ieri era il turno della chioccia, oggi quello del Padre che" ci mette il suo cuore per ciascuno di noi. E quando Dio perdona, perdona come Padre e non come un impiegato del tribunale, che legge una sentenza e dice: “Assolto per insufficienza di prove”.
Non poteva l`altrettanto stucchevole picca contro la legge e chi la riafferma e applica.

mic ha detto...

Cattolica, a che pro la sua domanda? Non ha letto l'articolo?

Anonimo ha detto...

C'è una pur minima possibilità che i pensieri di Dio siano totalmente opposti ai vostri?

Sapienter nescius

mic ha detto...

C'è una pur minima possibilità che qualcuno capisca che non formuliamo pensieri 'nostri', ma mutuati dalla Rivelazione che abbiamo ricevuto nella Chiesa?

E quali sarebbero i 'pensieri di Dio' che il nescius (ma Sapienter) sembra conoscere?

Anonimo ha detto...

C'è chi le chiama "rischiose eccezioni" ed esordisce citando Chesterton

“La Chiesa aveva ragione nel rifiutare anche le eccezioni. Il mondo ha ammesso le eccezioni, e le eccezioni sono diventate la regola”. Così scriveva quell’incredibile penna cattolica di Chesterton.
...
http://www.libertaepersona.org/wordpress/2015/10/il-sinodo-e-quelle-rischiose-eccezioni/

gianlub ha detto...

Quello che non riesco a capire, del pur bravo vaticanista Magister, come faccia a continuare a ripetere che il documento sinodale non altera la Dottrina. Ma Magister lo avrà letto il par 84 dove si parla dei divorziati risposati in termini di appartenenza al Corpo di Cristo e "membra vive"? (non vi sarà scritto il termine Comunione ma il significato è il medesimo). Sono molto perplesso anche sul fatto che il Card Muller (prefetto Congregazione Dottrina della Fede) abbi potuto sottoscrivere ciò che è uscito dal Circulus germanico.

Felice ha detto...

Mi sembra evidente che quasi tutti (non solo Bergoglio e Kasper, ma anche Ratzinger e Muller) non ritengano che chi vive more uxorio con una persona che non e' suo coniuge vive abitualmente in stato di peccato mortale, e per di più sono occasione di scandalo per gli altri cristiani (ricordiamoci il simpatico discorso di Gesù del tuffo in mare con tanto di macina da mulino legata al collo). Se non la pensassero così probabilmente non suggerirebbero neppure la comunione spirituale, ma solo pentimento e mortificazione. Salvo i pochi più legati alla vera tradizione (Burke e Sneider su tutti) mi sembra che gli altri siano tutti malati, più o meno gravemente, di modernismo.

Luisa ha detto...

In un`intervista data a Match Schönborn dice chiaramente che caso per caso i divorziati risposati potranno comunicarsi, usa lo stesso linguaggio di Bergoglio , sono tutti diventati dei suoi cloni?
Non parla solo di un secondo ma di un terzo matrimonio e dell`importanza del ruolo di chi accompagnerà quelle coppie nel "cammino di accompagnamento religioso". Accompagnante che, esaminando nel contempo con oggettività la loro situazione precedente, se c`era un vero matrimonio che li metterebbe in una situazione irregolare, e avendo chiarito questo punto, dirà se possono o no accedere alla comunione.

Bisogna analizzare ogni caso, non ci sono ricette, dice Schönborn.
E la Parola del Signore dove La mette?
Come La considera?
Dipende ed è sottoposta alle circstanze, alla cultura del momento e del luogo?

Del resto, dopo aver detto che non ci sono ricette, Schönborn ha aggiunto che Bergoglio incoraggia a esaminare con attenzione il contesto, la diversità culturale e sociale della chiese locali, della regione, del Paese.
Ma non c`è nessuna relativizzazione della Dottrina, noooo.

RAOUL DE GERRX ha detto...

O.T. En France, le gugusse Barbarin et sa pasteurette confirment à tours de bras. C'est pas beau, ça ?

http://laportelatine.org/vatican/compromissions/barbarin_pasteure_confirment_151017.php

Felice ha detto...

Altro aspetto, secondario fin che si vuole, ma sicuramente odioso, saranno le disparità di trattamento che la "valutazione caso per caso" inevitabilmente comporta. Situazioni identiche, o almeno analoghe, verranno trattate diversamente da pastori aventi diversa sensibilità. Se l'uomo si mette al posto di Dio, sostituendo le proprie convinzioni alla Sua giustizia, non può che produrre il male.

Rr ha detto...

Io continuo a non capire, oppure io vivo in un altro pianeta. Su quello dove evidentemente mi trovo, esistono coppie sposate da decenni, gia' nonni, che continuano a essere mariti e mogli. Molti sono cattolici praticanti, molti sono cattolici poco praticanti, alcuni non sono cattolici. Poi conosco coppie separate, alcune divorziate: nessuna di queste è cattolica praticante, ma neanche cattolica poco praticante. Hanno cominciato a non andare più a Messa, hanno finito per non essere più credenti , ma un po' agnostici, e puff, si sono separati. Alcuni hanno divorziato. Nessuno sembra angustiato dal problema dell' esclusione dalla " vita della Chiesa". Proprio non ci pensano alla vita della Chiesa.
Ora io vivo a Milano, lavoro in un ambientedi classe media, ma ho pazienti di tutte le fasce sociali, sono ancora legata alla mia città natale, forse un po' meno secolarizzata, ma imsomma non mi pare di vivere nell' Ottocento, ne' in mezzo agli Amish.
Quindi a me sembra tutto un gran polverone per sfasciare la Chiesa e finir per protestantizzarla, ma non certo perché il problema dei divorziati risposati sia cosi numericamente importante.
Rr

Anonimo ha detto...

Beh, allora siamo 2 Amish, ricordati che non possiamo avere bottoni, attenta al camice......CVD a nessuno frega niente dei divorziati prima di tutto a loro stessi di esserlo, né della chiesa, né della frequenza e nemmeno alla gente 'normale' frega niente e dei divorziati risposati, dei compagni e compagne che mi pare tornare indietro ai tempi rosso cupo, si focalizza un falso problema per non fare capire o vedere quello vero e cioè che la chiesa non esiste più, è ininfluente, piace a lecchini professionisti, loggionisti, vip, pippari e tutti coloro che vogliono apparire, non esiste più scandalo perché la gente non crede più a niente, va tutto bene, è di moda e poi guai al politico scorretto, tutti proni davanti agli idoli, mi sovviene di Bacone, ho letto un frase bellissima detta da un anglicano al collega cattolico dell'ordinariato ' Benvenuto a casa' dice tutto.......la percentuale di tutte le chiese cristiane in EU è pari al tasso di rendimento dei nostri BOT........andiamo avanti pure....Lupus et Agnus.

Felice ha detto...

E' anche un'esigenza economica dei vescovi di area tedesca. Devono tutelare i proventi della tassa sul culto, che permette loro un'esistenza dorata. E la permette anche al Vaticano, essendo la Conferenza Episcopale Tedesca il secondo sponsor della Santa Sede, seconda solo alla Conferenza USA. Questi vescovi non credendo più a peccato, novissimi, presenza reale, dannazione eterna e altre cose simili, vogliono solo garantirsi un'esistenza agiata su questa terra. E per questo non devono scontentare i loro fedeli, che, se privati della possibilità di accostarsi ai sacramenti perché coinvolti in unioni irregolari, non avrebbero più motivo per pagare questa esosissima tassa.

Anonimo ha detto...

Bè, in effetti, di code fuori dalla chiesa composte da divorziati risposati che anelano a partecipare, non ce ne sono granché, confermo. non so se i matrimoni si sfascino prima o dopo la perdita della fede, ma le due cose sono legate, di solito.
Anche io come Rr a Milano, patria di certo modernismo fintocattolico, tutta questa esigenza non la vedo. Di coppia incasinata ma apparentemente in crisi mistica (si fa per dire) ne ho conosciuta una sola. Si sono anche piantati, credo, alla fine. Costoro volevano partecipare a tutti costi a tutte le attività parrocchiali, dando un sacco di scandalo e confondendo non poco i ragazzi dell'oratorio; lui faceva tranquillissimamente la Comunione perché un giovane pretino presuntuosissimo gli aveva detto hintà sua che poteva farlo, invocando la cavolo di epikeia... un altro di quelli che si credon più misericordiosi di Nostro Signore. Un precursore, direi, visto che il vdR era ancora a Baires...
Insomma, questa palla dei divorziati risposati che vogliono comunicarsi è comeun po' come quella degli invertiti: 4 gatti la cui situazione qualcuno vuole strumentalizzare per arrivare a ben altro; là ricche fecondazioni e uteri in locazione, nonché sovvertimento antropologico verso il nulla più totale, qui stravaccamento della dottrina per giungere al grande sogno anticristico, l'eliminazione dell'Eucaristia (passando per l'eliminazione della confessione sacramentale).
humilitas

Riccardo Abbà ha detto...

Descrizione magistrale; non si poteva dir meglio.

Gederson ha detto...

"Kasper contro Ratzinger, la disputa che non finisce mai"

Una cosa chiara nel Sinodo è che sarà presente nel post Sinodo, é che la parola "pastorale" non ha lo stesso significato per tutti l'autorità della Chiesa. Qui me domando:

Quale il significato sarà usato per giudicare caso per caso?

Non solo la disputa fra Kasper contro Ratzinger non finisce mai, anche la disputa ermeneutica non finisce mai. Se si considera la falsa soluzione dell"ermeneutica della riforma nella continuità e della rottura, nel Sinodo ambedue ermeneutiche stavano rappresentati. Ma come dopo 50 anni l'ermeneutica della rottura ha libertà nella Chiesa? Forse, una volta che esiste l'ermeneutica della riforma nella continuità, esiste anche una ermeneutica della riforma nella discontinuità che per il semplice fatto di essere di riforma trova libertà nella Chiesa.