martedì 3 giugno 2014

Tornare al Sacrificio per salvare il Sacramento

Editoriale di giugno di Radicati della Fede

 Giugno è il mese del Corpus Domini. È il mese della grande festa dedicata tutta a Gesù eucaristico. Anche noi, come tutte le parrocchie, ci apprestiamo a celebrarla Domenica 22 Giugno, visto che in Italia il Giovedì della solennità non è più giorno festivo. Lo faremo soprattutto con la processione solenne dopo la Messa cantata, portando per le vie del paese l'Ostia Santa.

 Dovrebbe essere questa la processione più importante dell'anno, perchè in essa non si porta una statua venerata della Beata Vergine Maria o di un santo, non si porta una reliquia, ma Gesù stesso, vivo e vero nel SS. Sacramento; vivo e vero con il suo Corpo Sangue Anima e Divinità. Questa processione dovrebbe essere solennissima, colma di adorazione e di sacro rispetto per il Signore che passa.

 Sicuramente molti sentiranno affiorare delle decise e malinconiche considerazioni: ormai nei nostri paesi non è più così, non si riesce a fare più il Corpus Domini di una volta; un tempo sì che tutte le strade erano addobbate, le pareti del percorso tutte coperte dai drappi più belli; e vi ricordate poi gli altari delle soste? Si faceva a gara per farli uno più bello dell'altro! E la gente come si inginocchiava...!

 Sì, non è più così. Oggi, se va bene, quella del Corpus Domini è la processione del piccolo resto dei credenti che adorano ancora la SS. Eucarestia. Per la processione della Madonna forse c'è da sperare in qualche cristiano in più, ma per il Corpus Domini...!
 Sono tutte considerazioni realiste, ma sbaglieremmo se ci fermassimo lamentosamente solo ad esse, senza andare più a fondo.

 Perché si è perso lo spirito di adorazione? Perché l'animo di tantissimi battezzati non riconosce più il Signore che passa [e rimane] nell'Ostia Santa?

 Molti tra i “conservatori” diranno che tutto è stato causato da alcuni fattori: dallo spostamento dei tabernacoli nelle chiese, che dagli altari sono stati relegati in qualche altro angolo; dal non fare più la genuflessione; dal ricevere la comunione in piedi e sulla mano; dalla riduzione se non scomparsa del digiuno eucaristico, ecc...
 Tutto vero, ma non siamo ancora alla causa più profonda, quella vera.

 Tutto ha inizio da una disastrosa riforma del rito della Messa, seguita al Concilio Vaticano II.

 Con la scusa di tradurre nella lingua parlata la Messa, nel 1969 questa fu cambiata radicalmente, praticamente rifatta, epurata da tutti gli espliciti riferimenti al Sacrificio Propiziatorio, e questo per piacere ai Protestanti.
 Di fatto la Messa si trasformava sempre più in una Santa Cena, fatta, praticamente, solo perché preti e fedeli si cibino alle “due mense”, della Parola e del Corpo di Cristo; in una parola, la Messa fatta per fare la Comunione.
 Scomparve così nel vissuto del popolo cristiano il fatto centrale e determinante: il Sacrificio di Cristo in Croce. Per questo Gesù ha istituito l'Eucarestia, perché sia perpetuata la Sua offerta sulla Croce, quella offerta che sola cancella i peccati e placa la giustizia divina. Ogni giorno, nelle chiese del mondo, è necessario che sia offerto il Sacrificio di Cristo, perché il mondo si salvi dall'abisso.

 Ma cosa c’entra tutto questo con la presenza di Gesù nell’Ostia, con l’adorazione, con il Corpus Domini? Semplice, se la Messa non è più intesa come l'oblazione di Cristo sull'altare della Croce, ma solo come pasto sacro, è messa in pericolo anche la presenza stessa di Cristo nell'Eucarestia.

 Un grande autore scriveva:

 Ci sono due grandi realtà nella messa, che sono il sacrificio e il sacramento. Queste due grandi realtà si realizzano nello stesso istante, nel momento in cui il prete pronuncia le parole della consacrazione del pane del vino. Quando ha terminato le parole della consacrazione del prezioso sangue, il sacrificio di Nostro Signore è realizzato e Nostro Signore è in quel momento pure presente, il sacramento di Nostro Signore è anch'esso lì. (...) Questa separazione mistica delle specie del pane e del vino realizza il sacrificio della messa. Dunque, queste due realtà sono realizzate dalle parole della consacrazione. Non si può separarle. Ed è ciò che hanno fatto i protestanti; hanno voluto solamente il sacramento senza il sacrificio. Non hanno né uno né l'altro, né il sacramento né il sacrificio. E questo è il pericolo delle messe nuove. Non si parla più del sacrificio; sembra che si prescinda dal sacrificio. Non si parla più che dell'Eucarestia, si fa una «Eucarestia», come se non vi fosse che un pasto. Si rischia bene di non avervi più né l'uno né l'altro. E' molto pericoloso. Nella misura che il sacrificio scompare il sacramento scompare anch'esso, perché ciò che è stato presentato nel sacramento, è la vittima. Se non c'è più il sacrificio, non c'è più vittima.

 “Se non c’è più il Sacrificio, non c’è più la Vittima”: parole pesanti ma logicissime, secondo fede. Senza inoltrarci in delicatissime considerazioni sacramentarie, possiamo tranquillamente dire che almeno nel vissuto dei cristiani si è proprio provocato questo: l’offuscamento del carattere sacrificale della Messa ha fatto perdere la coscienza della presenza sostanziale di Cristo nel Sacramento.

 A MESSA ANTICA corrisponde la sottolineatura e del Sacrificio propiziatorio e della presenza sostanziale di Cristo nell’Ostia Santa.

 A MESSA NUOVA corrisponde la sottolineatura del banchetto eucaristico, della santa comunione e... guarda caso... la quasi scomparsa dello spirito di adorazione.

 Non è proprio un caso: se non c’è più il Sacrificio, non c’è nemmeno più la Vittima, non c’è Gesù presente.

 Ecco perché è sbagliato arginare il disastro liturgico con qualche semplice lavoro di “maquillage”, magari riportando i segni esterni dell'adorazione - incenso, candele, balaustre e inginocchiatoi... grandi adorazioni anche notturne... - senza preoccuparsi di tornare al corretto rito della Messa, alla Messa della Tradizione.

 Sbaglia chi si ferma ai segni esterni, giocando con un sentimento vago della tradizione, facendo leva sulla sola estetica che inganna. La questione è tornare alla chiarezza, tutta cattolica, del Sacrificio Propiziatorio espresso nella Messa, quella giusta.

 Il tornare alla Messa giusta sanerà anche la processione del Corpus Domini, e sanerà prima ancora la vita dei cristiani, chiamati a partecipare al Sacrificio di Cristo con tutte le fibre del proprio essere.

31 commenti:

Anacleto ha detto...

IL RAPPORTO DELLA CELEBRAZIONE EUCARISTICA CON LA CENA E CON LA RISURREZIONE.
Premessa la certezza della fedeltà biblica riguardo al vero svolgimento dei fatti, dei messaggi e dei significati che la Bibbia stessa descrive, sia nel Vecchio come nel Nuovo Testamento, rimane da chiarire, se la Celebrazione eucaristica è più attaccata all'ultima Cena di Gesù, che a suo turno attualizza i misteri della Redenzione, o vuole contemplare tutta l'attività di Dio Uno e Trino, partendo dal Rito della Cena, ma superandolo e fermandosi sulla Domenica della Risurrezione.
Se l'accento fosse posto sulla ripetizione della Cena, con le sue attualizzazioni chiamate in linguaggio nuovo "memoriale", si accentuerebbe automaticamente la Passione, il Sacrificio, la teologia dell'“In persona Christi", “in nomine Patris", il celebrante come "Alter Christus" e l'importanza del celebrante - come strumento e sacerdote - nel rito: è il caso della Messa di Rito latino. Se l'accento venisse messo sull'attualizzazione di tutta la Rivelazione con il centro nella Vita, la Passione e la Resurrezione di Cristo, contemplate nei gesti del Culto, si accentuerebbe automaticamente l'aspetto epicletico del Culto, il ruolo di Dio Uno e Trino ed il carattere semplicemente diaconico del celebrante: è il caso dei Riti originari e di quelli orientali, ancora oggi.
Questi due atteggiamenti sono stati radicalizzati, sia dalle polemiche del passato, come nel presente dalla pacifica e passiva loro accoglienza, nelle diverse teologie.
Veramente è sparita la terza possibilità, semplicemente orazionale, quella originaria, in cui l'accento era messo sui Gesti Sacri e sul Ringraziamento: ciò che contava era il Cristo presente, vivo e risorto, celebrato in un mare di gioia estatica: l'Adorazione Eucaristica latina, la Festa del Corpus Domini ricordano questo tipo di atmosfera. Si deve aggiungere, che tutto il peso di queste problematiche trae l'origine dalla convinzione della Presenza Reale eucaristica, frutto dell'opera divina e dei riti correttamente celebrati. Presenza che è anche sacrificio vero, superamento di tutti i sacrifici dei culti religiosi, biblici o extra-biblici, altrimenti - come nel caso dei riti della Riforma - tutto sarebbe più semplice: la Messa non sarebbe diversa in essentia dalla Liturgia Horarum.
(P. L. Dragu Poppian, Storia della Liturgia, p. 313)

Col NOM, nella maggioranza dei casi, l'atteggiamento dei sacerdoti e dei fedeli è forse meno "adorante" di quanto non lo fosse durante i vespri domenicali del VO, un tempo di precetto e oggi, di fatto, spariti.

mic ha detto...

Anacleto,
ribadisco quel che ho scritto ieri in risposta a quanto dicevi tu che ha suscitato una replica. Quella risposta è il succo di tutto. Per cui ribadisco e completo.

Romano scriveva: Non è vero: non celebriamo un giorno... adoriamo la Santissima Trinità in grata memoria di tutto ciò che il Figlio ha fatto... ogni giorno della Sua Vita terrena...

Credo che il discorso di Anacleto volesse mettere in risalto due estremi: banchetto (Cena Protestante / Giovedì Santo) sacrificio (Passione /Venerdì Santo)

Sotto questo aspetto è vero che noi celebriamo la Domenica : il giorno del Signore (la nuova Pasqua e definitiva), consapevoli che celebriamo la donazione di sé di Cristo fatta al Padre.

La glorificazione di Dio è il primo scopo intrinseco dell'Eucaristia che è sacrificio di lode, di ringraziamento, di supplica e di espiazione. Il sacrificio ha una precedenza logica di fronte al suo effetto sacramentale: prima si glorifica Dio, per mezzo di Cristo, poi si riceve l'effetto della grazia.
E la glorificazione è stata attuata da Cristo Signore per mezzo della Croce stat Crux dum volvitur orbis: è questo il gesto indicibile che ha ripristinato la comunione col Padre infranta dalla disobbedienza di Adamo e inaugurato la "Creazione nuova" in Cristo, suggellata dalla Risurrezione e ricollocata alla destra del Padre con L'Ascensione; per cui è stato possibile fondare e animare la Chiesa perennemente con lo Spirito del Signore Risorto, che rende presente e operante la SS. Trinità nella natura umana Redenta.

... tant'è che nell'unde et memores ricapitoliamo:
... Perciò, in memoria, o Signore, della Santa passione del Cristo tuo Figlio, nostro Signore, della sua resurrezione dal soggiorno dei morti e anche della sua ascensione nella gloria dei cieli... :

Il sacrificio, in cui Gesù Cristo si offre a Dio in quanto uomo, porta con sé un'efficacia infinita a causa dell'unione ipostatica dell'umanità di Cristo con la persona del Verbo: siccome il Cristo crocifisso è il Figlio di Dio incarnato, la sua offerta al Calvario è la massima glorificazione possibile di Dio. Ed è evidente che in questo c'è anche tutta la sua vita terrena e tutta la sua opera di redenzione, rigenerazione (Risurrezione) e ricapitolazione passata presente e futura......

mic ha detto...

Né accento sul banchetto né sul sacrificio, dunque. Nè sulla Croce né sulla Risurrezione; ma solo coesione logica e ricapitolazione di TUTTO il "Mistero Pasquale", che suppone l'Incarnazione del Verbo, inteso correttamente e nella sua interezza....

mic ha detto...

Dice Anacleto:
Se l'accento fosse posto sulla ripetizione della Cena, con le sue attualizzazioni chiamate in linguaggio nuovo "memoriale", si accentuerebbe automaticamente la Passione, il Sacrificio, la teologia dell'“In persona Christi", “in nomine Patris", il celebrante come "Alter Christus" e l'importanza del celebrante - come strumento e sacerdote - nel rito: è il caso della Messa di Rito latino.

L’Eucaristia non ripete la Cena ma riattualizza il sacrificio del Calvario. È vero che la Messa nasce nell’Ultima Cena, come anche questo papa ha ricordato a Santa Marta il 10 febbraio scorso, dicendo però che "è proprio l'Ultima Cena".

Di fatto è lì l’istituzione dell'Eucaristia. Tuttavia essa non riproduce e non ricorda la Cena, ma ciò che il Signore ha compiuto e ci ha consegnato: è da lì che Egli porta i Suoi direttamente sul Calvario, dove a breve si compirà il Sacrificio. Ce lo dice anche dal verbo espresso al futuro nella formula consacratoria “effundetur” = sarà versato - e non versato - riferito al Sangue già transustanziato da Gesù al termine della Cena, che non è solo un convivio, sia pure trattandosi attendibilmente della Cena pasquale ebraica; ma trasporta appunto al Calvario, il luogo del Sacrificio del vero Agnello. È questo il Novum, l’inedito, che dobbiamo custodire e vivere e che rende possibile il riscatto e la risurrezione nobis (per noi) e per i molti che faranno questo in Sua memoria, non solo ritualmente, ma da veri adoratori in spirito e verità.

È questo che non è più significato pienamente nella liturgia riformata, nella quale come segno più che eloquente, persino l'Altare è sostituito da una mensa mentre quel versato, usato al passato nella traduzione in lingua volgare, sembra narrare più che compiere.

Enrico ha detto...

L'eresia è una verità impazzita.

mic ha detto...

Olè, Enrico :)

C'è poco da scherzarci. Ma tanto per alleggerire un attimo...

Anonimo ha detto...

http://remnantnewspaper.com/web/index.php/fetzen-fliegen/item/657-reports-of-demonic-possession-increasing-since-new-rite-of-exorcism


Sembra che la mancanza di conoscenza su tutto che riguarda la Redenzione ha contributo anche per indebolire il rito nuovo di esorcismo...secondo l'articolo un terzo delle richieste per sacerdoti a Roma sono per esorciste...ma il rito nuovo è invalido per scacciare i demoni..

Romano

Anonimo ha detto...

Mic,

Quando ho detto "Non è vero ..."

ho voluto di farci ricordate l'essenza della Messa, secondo le Parole del Signore: fate questo in commemorazione di Me....

Non ha detto: fate questo in memoria di sto per fare...

Quindi, ritengo che l'essenza della Messa è proprio l'adorazione di Dio Padre tramite il Figlio e nello Spirito Santo...perche la commemorazione si distingue dalla memoria...

la memoria nel senso di atto, è atto naturale...la commemorazione come atto è atto fatto rituale...

è nel senso ebraico biblico, in quale N.S.G.C. ha parlato: rito significa sempre l'adorazione di Dio....

Quindi, l'essenza della Messa non e commemorazione o memoria di un giorno, neanche dei tre giorni...

Romano

Enrico ha detto...

Per tornare sull'argomento.
Il dramma è che dall'oblio del sacrificio eucaristico discende l'oblio del sacrificio cristiano tout court, ossia del concreto atteggiamento spirituale e pratico dei cristiani.
La vita cristiana in questo modo diventa disperata e insopportabile.
Con il sacrificio la vita è un purgatorio in terra: il vestiboli del cielo.
Senza il sacrificio è l'inferno in terra.

Anonimo ha detto...

Attenti sembrate non cogliere: se non c'è il Sacrificio non c'è più nemmeno la Vittima, è in forse la Presenza Eucaristica nella realtà, non solo nella coscienza dei fedeli.

Marco Pedranzini ha detto...

Per riallacciarmi all'intervento di Romano qui sopra, adorazione è riconoscere Dio creatore e causa prima di tutto ciò che è, anche della nostra salvezza, per l'azione sacrificale di Cristo e quindi riconoscere l'uomo quale creatura di tutto bisognosa e che può solo, con l'assenso del proprio libero arbitrio, permettere alla Grazia di portare ai frutti che altrimenti restano solo in potenza.
L'uomo perfetto Cristo Gesù usa la sua libertà nel compiere l'opera del Padre, che è in Lui come Lui, Verbo Eterno è nel Padre, del Padre ne è Immagine, è di Lui compiacimento eterno, così come eternamente ed in modo infinito procede da questa assoluta, perfetta e intima relazione Mente-Verbo lo Spirito Santo che vivifica la Chiesa perciò Santa, ed i suoi membri quando adorano in Spirito e Verità ri-conoscendo (conoscendo sempre e di nuovo) l'opera della nuova Creazione, certo iniziata materialmente con l'Incarnazione e completata infine con l'Ascensione, passando (Pasqua) per la Passione, Morte, Resurrezione.
Tutto ciò nella S.Messa è reso presente e percepibile ai nostri sensi come solo la Sapienza increata sa fare, quindi non opera d'uomo, ma opera di Dio, per la Sua Gloria causa finale di tutta la storia.

Perdere la dimensione adorante dalla quale tutto discende, porta a perdere tutto il resto, in primis l'aspetto sacrificale del rito e poi tutto il resto non ultimi gli aspetti che traducono nelle opere quanto si crede (per Fede - grazia - e anche con la ragione - grazia anche qui), e a creare una barriera all'azione dello Spirito, perché significa perdere la propria libertà, non volgere più lo sguardo a Chi ci è infinitamente superiore ma a quanto ci è inferiore.

Anonimo ha detto...

l'editoriale sottolinea drammaticamente ALTRO: se non c'è più il Sacrificio, non ci sarà più la Vittima...ma non nella coscienza dei fedi, ma nella REALTA', ecco perché occorre tornare alla Messa tradizionale.

Annarè ha detto...

Grazie al cielo la Messa cattolica non è sparita, bisogna solo decidersi ad andarci anche se costa sacrificio. E magari che chi di dovere (sacerdoti) si schieri dalla parte della buona Messa, sia per fare un grosso favore alle anime, ma specialmente per onorare Dio come si conviene.

Anonimo ha detto...

perché cestina i commenti su Sacrificio- Vittima? è il cuore dell'editoriale, i commenti finora travisano

mic ha detto...

Non ho cestinato un bel niente. Dia il tempo alla moderazione di intervenire.

Poi mi dica dov'è che è travisato il concetto di Sacrificio-Vittima.

Riporto qui il commento di Turiferario in un precedente thread, che sottoscrivo in pieno, il cui succo credo comunque emerga da quanto detto sopra:

Be', la Messa è prima di tutto ripetizione incruenta del sacrificio di Cristo, e fra l'altro penso sia lo stesso anche per gli ortodossi. Ma è evidente che il sacrificio si ripete in una luce che è quella della resurrezione: il protagonista (vittima ma anche celebrante) non è un morto ma un vivente. Dire che si celebra "solo" la passione mi pare una banalizzazione sconcertante, per non dire una mistificazione. E' vero che l'occultamento del significato sacrificale ha di fatto ridotto la Messa a una commemorazione o a un momento di edificazione assembleare, ma questo lo andiamo ripetendo da tempo.

mic ha detto...

Così come andiamo ripetendo da tempo che la Messa è Azione del Signore, fatto che si riattualizza ad ogni celebrazione (e non semplice 'memoria' o 'commemorazione', ma nel senza ebraico di Ziqqaron, ricordo che non è operazione della mente ma riattualizzazione di un fatto, appunto)

Per questo mettevo in risalto come la "nuova formula" lo faccia apparire più "narrazione" che "azione"...

Enrico ha detto...

Qui nessuno ha parlato di "coscienza dei fedeli", con un linguaggio che tradisce solo chi lo usa.
Si è parlato di sacrificio con un estremo senso del reale, tipicamente cattolico.
Non è sfuggita a nessuno l'allusione di don Alberto alle "delicatissime considerazioni sacramentarie".
L'Anonimo vuole solo riaprire la discussione sulla validità del NO. Discussione francamente inutile, oltre che noiosa.

mic ha detto...

Inoltre ripetiamo ancora che il Signore non ci porta solo sul Calvario, ma anche oltre una tomba vuota, con tutte le conseguenze, anche e soprattuto di autentica adorazione non solo nel rito...

Anacleto ha detto...

@ Mic

Non so se è una mia impressione, ma la comprensione da parte degli amici del blog dell'essenza della s. Messa si sta aprendo rispetto a qualche tempo fa e si considera non tanto il "mistero pasquale", che purtroppo è un'espressione abusata dai modernisti, ma la presenza della SS. Trinità tutta intera, che "prende dimora presso di noi" (cfr. S. Giovanni 14, 23): questo è stato possibile solo attraverso il Sacrificio della Croce, che - essendo al di là del tempo e dello spazio - viene ripresentato come fosse attuale in ogni sacra liturgia validamente e legittimamente celebrata.
Il Sacrificio è unico, il superamento della morte è definitivo ed il ritorno dell'umanità accanto a Dio, dalla cui vicinanza era stato cacciato a causa del peccato di superbia, è ora possibile per tutti coloro che credono ed "adorano in spirito e verità" (cfr. S. Giovanni 4, 24).

hpoirot ha detto...

... ma l'ortodossia non é un'eresia guarita.

mic ha detto...

ma la presenza della SS. Trinità tutta intera,

Ma dove c'è Cristo Signore, non c'è sempre la Trinità tutta intera?

Enrico ha detto...

Fili redemptor mundi ... Deus.

Enrico ha detto...

Triteismo? Monarchianismo patripassiano?
E poi il Sacrificio "al là fuori del tempo e dello spazio". Come è possibile a queste condizione una "storia" della salvezza? Non la si riduce in un'immagine dell'al di là, come in un'icona orientale?
Ma a questo punto Dio non poteva salvarci con un battito della palpebre, invece che sacrificare cruentemente l'Unigenito?

Non scrivo per provocare, ma per approfondire.

mic ha detto...

il Sacrificio della Croce, che - essendo al di là del tempo e dello spazio -

Ben detto Enrico...

mic ha detto...

Anacleto,
al di là del tempo e dello spazio sono in realtà tutte le sottigliezze che continui a propinarci - che non ho pubblicato e non pubblico - perché mi preme rimanere sui fondamentali e non ci serve quel tipo di disquisizione che rischia di portare fuori strada.
Tanto più con uno strumento che si presta più per una comunicazione immediata che per la "contemplazione", che comunque è ben lontana anche da una vivisezione indagatoria.

mic ha detto...

@Romano

Sembra che la mancanza di conoscenza su tutto che riguarda la Redenzione ha contributo anche per indebolire il rito nuovo di esorcismo...secondo l'articolo un terzo delle richieste per sacerdoti a Roma sono per esorciste...ma il rito nuovo è invalido per scacciare i demoni..

Pare normale che un sacerdote debba pagare dai 250 ai 500 euro per un "corso" presso l'Ateneo Regina Apostolorum, su "esorcismo e preghiera di liberazione"??

http://www.sacerdos.org/english/articulos/articulo.phtml?id=14126

Con una prevalenza di "consulenti tecnici", tipo criminologi, psicologi, avvocati, ecc. (questioni che certamente è bene conoscere, s'intende).... Non dovrebbe essere prevalente la formazione spirituale, con esperienza sul campo?

Ricordo una vecchia intervista di padre Amorth, che affermava di esser dovuto tornare alle antiche formule latine, a causa della scarsa efficacia del formulario nuovo...

mic ha detto...

Ed è ciò che hanno fatto i protestanti; hanno voluto solamente il sacramento senza il sacrificio. Non hanno né uno né l'altro, né il sacramento né il sacrificio. E questo è il pericolo delle messe nuove. Non si parla più del sacrificio; sembra che si prescinda dal sacrificio. Non si parla più che dell'Eucarestia, si fa una «Eucarestia», come se non vi fosse che un pasto. Si rischia bene di non avervi più né l'uno né l'altro. E' molto pericoloso. Nella misura che il sacrificio scompare il sacramento scompare anch'esso, perché ciò che è stato presentato nel sacramento, è la vittima. Se non c'è più il sacrificio, non c'è più vittima.

Il lettore voleva certamente sottolineare questo punto dell'articolo proposto.

Pensavo che emergesse chiaramente da tutti i nostri discorsi, anche precedenti.

Emerge chiaro anche da qui: un link citato in una discussione anche ieri

http://chiesaepostconcilio.blogspot.it/2013/08/enfasi-su-una-nuova-concezione-del.html

Emanuele ha detto...

Nella catechesi di oggi, la Messa non è più insegnata come Sacrificio che si rinnova.
Come si evince nel blog di Costanza Miriani,nelle lezioni alle prime comunioni, tenute da Padre Botta.
https://www.youtube.com/watch?v=d1AVAE4LXkU
https://www.youtube.com/watch?v=_0FD2NSZXUU
Emanuele

Marco Pedranzini ha detto...

"..Ed è ciò che hanno fatto i protestanti; hanno voluto solamente il sacramento senza il sacrificio. Non hanno né uno né l'altro, né il sacramento né il sacrificio.."

Questo è quello che succede quando si nega una parte della Verità: la conseguenza logica è che la si nega tutta, magari tale negazione "totale" non è immediatamente percepibile, ma c'è già e con questa anche tutti i danni che da ciò conseguono.
Si può ipotizzare che il tempo che intercorre tra la negazione "parziale" e la conclamazione totale della negazione sia dato all'eretico di turno e/o ai suoi seguaci per ravvedersi; però più passa questo tempo e più la riparazione necessaria aumenta di magnitudo, è più "grande", appunto perché il tarlo che erode la possibilità di conoscere la Verità nella persona che non rifiuta questo tarlo, ha lavorato più a lungo. Quindi è un tempo in cui la Grazia continuamente chiama alla conversione ma è anche un tempo in cui il rifiuto di questa aggrava la situazione.
Questo è quanto succede, nello specifico, rifiutando il senso sacrificale della S. Messa e quindi la Vittima, e quindi la necessità della Vittima, e perciò la "Felix culpa" e quindi la storia della salvezza, quindi la salvezza e alla fine il Salvatore cioè Dio. Tanto più si vive in questo errore tanto più si sprofonda in esso, ma la conversione è sempre possibile.

In questo ci conferma quanto dice S. Agostino e cioè che a nulla vale agli eretici essere d'accordo con lui (con S. Agostino, cioè con i veri credenti) anche su molti punti della Fede a causa della separazione che invece c'è su altri (anche se fossero solo pochi).

Anonimo ha detto...

Se avessi scoperto prima dell'esistenza della S.Messa in rito extra-ordinario (così come viene chiamata adesso), mi sarei fatto prete.

Basemarom.

Rr ha detto...

A proposito di ortossi, ultimo articolo di Magister
Rr