domenica 29 settembre 2013

Crisi dei Francescani dell’Immacolata: una via per la pacificazione

Un lettore mi invia questo suo articolo sulla vicenda dei Francescani dell'Immacolata, che pubblico volentieri. Esso segue la precedente efficace sintesi di Campari & De Maistre e propone una soluzione, forse la migliore praticabile. Ovviamente l'attuazione pratica dovrebbe partire dalle iniziative di chi è coinvolto e se ne volesse assumere la responsabilità e l'onere. I fedeli hanno fatto sentire ufficialmente la loro voci, ma purtroppo sono stati finora - ed è passato un lungo periodo - ignorati. E' un regime tirannico che, come credenti fedeli alla Tradizione, non ci assicura e non ci conforta. Attendiamo pregando. Non si tratta di un "caso" isolato, ma di una vicenda emblematica e relative conseguenze che ricadono e ricadranno sulla Chiesa tutta.

Da quando, a luglio scorso, è stato reso pubblico il Decreto di Commissariamento dell’Istituto dei Frati Francescani dell’Immacolata, è sorto un dibattito pubblico piuttosto acceso tra i fautori del Decreto e i suoi oppositori, tra la linea del Fondatore Padre Stefano Manelli e quella dei 5 sacerdoti che hanno fatto, a torto o a ragione, ricorso alla Congregazione dei Religiosi.

Nelle ultime settimane, tale dibattito pubblico ha preso dei toni molto accesi e indubbiamente eccessivi, con attacchi incrociati, insulti gratuiti, vere e proprie diffamazioni a mezzo stampa, ma soprattutto a mezzo web e per il tramite di Facebook. Tutto è iniziato ad aggravarsi con la pubblicazione del Questionario che il Visitatore Apostolico aveva inviato ai frati professi e che conteneva delle domande capziose e poco benevole verso l’operato del Consiglio Generale dell’Ordine.

La spaccatura quindi si è ingrandita velocemente, fino a diventare insuperabile con la nomina del tutto inattesa di Padre Alfonso Bruno a Segretario Generale dell’Istituto, con un ruolo de facto assai simile a quello del Superiore Generale o almeno del Con-Superiore assieme a padre Fidenzio Volpi, il cappuccino che esercita l’ingrato compito di Commissario, a nome e per conto della Congregazione dei Religiosi.

Tra i difensori dei Francescani dell’Immacolata, delle scelte liturgico-pastorali di Padre Manelli e contrari alla nomina di padre Bruno, sono scesi in campo, con argomenti diversi, lo storico Roberto de Mattei, il filosofo Mario Palmaro, i saggisti Francesco Agnoli, Lorenzo Bertocchi, Cristina Siccardi, Francesco Colafemmina e Alessandro Gnocchi, Maria Guarini. Tutte figure ben note e assai meritevoli nel mondo cattolico e pro life. Sommando gli articoli o anche solo i libri scritti da questi autori in difesa della Chiesa, della morale cristiana e del cattolicesimo, ci sarebbero da riempire varie pagine di formato A4.

Favorevoli al Commissariamento dei Frati dell’Immacolata e alla nomina di Padre Alfonso Bruno a Segretario Generale si è schierato pubblicamente, tenacemente e ripetutamente, solo il vaticanista della Stampa Andrea Tornielli, scrivendo vari articoli sul blog Vatican Insider.

Occorre essere chiari e dire la verità, la quale non è sempre equamente bilanciata tra due parti in lite. Infatti, se le figure più autorevoli dell’Istituto – come i padri Gabriele Pellettieri (co-fondatore), Bernardino Abate (Economo Generale), Bernardo Moso e Ignazio Manfredonia (Assistenti Generali), Alessandro Apollonio (Procuratore Generale), Massimiliano Maffei (Postulatore Generale), Serafino M. Lanzetta (Incaricato per l’Editoria), Settimio Manelli (Superiore del Seminario) hanno preferito il silenzio e la prudenza  –  padre Alfonso, ha agito diversamente, e sulla sua pagina Facebook, ha criticato aspramente uno ad uno, tutti i difensori dell’operato di padre Manelli. Ovvero proprio di colui che, ispirato dall’alto, ha avuto la grazia fondazionale dell’Istituto (1970) ed ne ha ottenuto il riconoscimento canonico, di diritto pontificio, da parte di Giovanni Paolo II (1990). 

Da tutte le polemiche intercorse si evince una semplice verità: non è contro veri o presunti abusi di Padre Stefano che i 5 firmatari della denuncia volevano opporsi, ma contro la tendenza del Fondatore a sposare una linea teologica, ascetica e liturgica piuttosto “tradizionale”, la quale pur “nell’adattamento”, “alle mutate condizioni dei tempi”, comportasse altresì il “ritorno alle fonti di ogni vita cristiana e alla primitiva ispirazione degli istituti” (come insegna il decreto Perfectae Caritatis del Vaticano II, al n. 2). Infatti molti ordini, nella storia, hanno avuto scissioni tra una parte di “stretta osservanza” e una parte di osservanza meno stretta (così sono nati i trappisti, i cappuccini, i camaldolesi, etc.).

Ormai sembra impossibile una ricomposizione tra i “manelliani”, fedeli al fondatore e alla linea liturgica seguita da quest’ultimo a seguito del motu proprio Summorum Pontificum (2007) e gli “alfonsiani” che parlano di un padre Stefano, un tempo venerato, come preda di “Lobby esterne”, “strumentalizzato dai tradizionalisti”, etc. etc. In verità padre Stefano rappresenta in questo momento storico la linea della “stretta osservanza” e se vogliamo il “ritorno alle fonti” del francescanesimo; i suoi oppositori, ora guidati da padre Alfonso, costituiscono coloro che perseguono l’adattamento alle “mutate condizioni dei tempi”.

La soluzione dunque non pare essere altra che una serena separazione tra le due componenti dell’Istituto. Solo la formazione di due Istituti Francescani nel 2014 potrebbe garantire la serenità, la pace spirituale dei giovani novizi e la libertà dei sacerdoti di orientarsi verso l’una o l’altra forma di vita, quella del Fondatore padre Manelli o quella del Ri-fondatore padre Bruno.

Può sembrare ad alcuni una soluzione pilatesca, ma ci pare l’unica strada percorribile oggi, con una certa soddisfazione per le esigenze degli uni e degli altri.
Manlio Rossi

52 commenti:

giuseppe ha detto...

Conclusione paradossale: pacificazione = divisione! Complimenti!
In realtà si tratta della soluzione auspicata fin dal primo momento da De Mattei, il quale aveva capito perfettamente l'antifona.
Occorre ammettere che il "dibattito pubblico" non è tale, perché si riduce a una sequela di attacchi da parte dei tradizionalisti che si sono visti sfilare l'osso e non potranno più trasformare i F.I. in un'altra dependance cripto-lefebvrista con la scusa della Messa V.O..
Pazienza, si rassegnino...

Louis Martin ha detto...

Giuseppe,

qui nessuno è "cripto-lefebvrista", qui è tutto pubblico: tutti onoriamo pubblicamente l'opera di mons. Lefebvre.

Ipse Venena Bibas!

mic ha detto...

Conclusione paradossale: pacificazione = divisione! Complimenti!

A me pare realistica. Si tratta di una soluzione, che serve alla "pacificazione" degli animi, ed è semplicemente realistica perché esiste una divisione constatata difficilmente sanabile.

In realtà si tratta della soluzione auspicata fin dal primo momento da De Mattei, il quale aveva capito perfettamente l'antifona.

Mi pare che, se ha prefigurato questa ipotesi, De Mattei sia stato sufficientemente realista per trarre le conclusioni più ovvie, dati i fatti.

Occorre ammettere che il "dibattito pubblico" non è tale, perché si riduce a una sequela di attacchi da parte dei tradizionalisti che si sono visti sfilare l'osso e non potranno più trasformare i F.I. in un'altra dependance cripto-lefebvrista con la scusa della Messa V.O..

Questo linguaggio denota un sentire decisamente di parte.
Non credo che sia qualificabile come "attacco" quanto ognuno di noi ha di volta in volta affermato a sostegno e piuttosto a difesa di qualcosa di sacro e inalienabile. Oltretutto in presenza di una "legge universale" che sancisce un diritto che è stato violato e viene tuttora misconosciuto.

Il mondo della Tradizione (gli -ismi li lasci da parte, per favore) non ha nessun osso da conservare: ha un Rito sacro da difendere e un dialogo da portar avanti con pastori sordi alle istanze che vengono presentate da anni.
Non c'entra nulla il riferimento alla Fraternità di S. Pio X (i lefebvristi, né cripto né altro, non esistono se non nella vulgata spregiativa di certe persone). E' ovvio che nel mondo della Tradizione si riscontrino rivendicazioni in comune con quanto sostenuto dalla Fraternità di San Pio X, che è composta di cattolici-e-basta e non ha seguito nessuna nuova dottrina.

Pazienza, si rassegnino...

La rassegnazione non appartiene a chi lotta per ciò - o meglio per Chi - ama e in cui crede. Il resto di questa brutta storia è nelle Sue mani...

Giano ha detto...

Intanto ringrazio Mic perchè è tra le pochissime persone che hanno il coraggio di fare informazione circa il caso pietoso a cui i ribelli interni FI hanno costretto P. Manelli.

Questo da' fastidio ai più, vogliono infatti mettere il silenziatore al caso. Ho letto alcune critiche chhe le rivolgono alcuni soloni che si spacciano per "filosofi" e pure tradizionalisti e quasto basta, per capire a quali livelli di demonizzazione sono capaci e stanno portando avanti.

Per quanto riguarda le preposizioni del commento del blogger giuseppe, cui riferisce specifiche accuse verso i Tradizionalisti che si sarebbero visti "sfilare l'osso" vorrei ricordare che l'"OSSO IN QUESTIONE E' LA S. MESSA TRIDENTINA.

E' evidente che lui quest'osso ce l'ha sul gozzo.

Con ciò superfluo replicare a commenti di tal si fatta, che denotano malafede.

Non tutti i fedeli Tradizionalisti che son cattolici e basta, hanno le fette di prosciutti agli occhi.

La vicenda è apparsa chiara sin da subito, chi lo nega mente.

La soluzione della divisione mi pare sacrosanta.

Chi vuol seguire il nuovo p. Bruno lo faccia e lasci in pace coloro che hanno tutto il DIRITTO DI SEGUIRE IL VERO PADRE FONDATORE P. Manelli.

Anonimo ha detto...

La divisione potrebbe essere una Saluzione ma in estremo. Dopo che il Commissario avrà attuato le sue strategie per ricomporre e rinsaldare l' unità se dovesse fallire ovviamente la divisione potrebbe essere una soluzione, come pure lo scioglimento dell' Istituto e la dispersione dei frati in altre famiglie religiose. Ma se avete letto il Decreto dovreste sapere che la Chiesa adesso vuole "ricomporre" non dividere. Auspicare una separazione in queste condizioni, all'inizio di un ccommissariento, è irreale. Come in una qualsiasi famiglia, quando tra coniugi sorgono problemi, prima il giudice tenta di pacificare e, se non ottiene nessun risultato, solo alla fine di un periodo di anni autorizza il divorzio

Anonimo ha detto...

Sì è l'unica soluzione: ognuno evidentemente a casa sua perché le posizioni sono inconciliabili e gli scismatici spalleggiati dai modernisti vogliono deviare i, naturale e normale sviluppo di una sincera spiritualità francescana che, in quanto tale arriva naturalmente alla Tradizione. L.Moscarfò

mic ha detto...

Come in una qualsiasi famiglia, quando tra coniugi sorgono problemi, prima il giudice tenta di pacificare e, se non ottiene nessun risultato, solo alla fine di un periodo di anni autorizza il divorzio

Avendo messo al timone colui che appare il portavoce degli artefici della crisi, il passare degli anni servirà al giudice-congregazione e ai "guastatori" di finir di compiere la loro opera.
Anche perché nel frattempo risultano silenziati e messi all'angolo gli elementi fedeli alla Tradizione, accusati perfino di non "sentire cum ecclesia".
C'è piuttosto da chiedersi di "quale chiesa" e di quale "sentire" si stia parlando, se può essere inficiato dalla fedeltà al Rito bimillenario della Chiesa universale...

mic ha detto...

Chi vuol seguire il nuovo p. Bruno lo faccia e lasci in pace coloro che hanno tutto il DIRITTO DI SEGUIRE IL VERO PADRE FONDATORE P. Manelli.

Intanto padre Manelli tace.
Se il giudice-congregazione lascerà la situazione degradarsi come abbiamo visto dai recenti sviluppi, la spiritualità tradizionale e qualunque voce critica del concilio sono a rischio...

maura ha detto...

Sono d'accordissimo con Giano ore 19:26 ! Sig. Giuseppe per favore , cerchiamo di aiutare !! Mi scusi : se questo Ordine e' stato fondato da P.Manelli , la regola approvata da GPII e' quella di Padre Manelli . Ora se Padre Manelli e' capace di intendere e di volere , vuol dire che altri gli hanno scippato l'Ordine da lui fondato ! Pertanto sarebbe il caso che questo Don Bruno e i seguaci uscissero da questo Ordine , perche' non vi si riconoscono , e fondassero un altro Ordine con un'altra regola ! Mic io sono pronta a firmare una petizione visto che e' impossibile ricomporre ..

rosa ha detto...

Caro anonimo,
un giudice tenta di pacificare i coniugi, non esautorandone uno dalla famiglia e dalla cura e dei figli, e mandando un commissario...il paragone è improponibile. C'erano problemi ? Intanto si fa la visita pastorale "de visu" e non con un questionario (ridicolo). Si va, si vive per un po' insieme ai frati, si va magari all'improvviso senza annunciarsi prima, onde cogliere "sul fatto" eventuali errori, e dopo mesi e mesi, magari anche 2-3 anni, e nel frattempo il Padre superiore si sarà ritirato data l'età, si decide. Dov'è finita la prudenza,la saggezza, il "tacere e sopire, sopire e tacere", intendendo con questo evitare provvedimenti pubblici clamorosi e forieri di denunce, controdenunce ed anche pettegolezzi ? Un intervento così presupporebbe che P. Manelli ed i suoi si siano macchiati di colpe gravi, gravissime, per la salute dell'anima dei frati e dei fedeli. Ma fin'ora l'unica cosa venuta fuori è che celebravano, e non sempre, la Messa antica ed avevano introdotto nello studio il vecchio Breviario. Quello cattolico, non il Libro della common prayer anglicano o il Talmud o il Corano !
E poi si se commissaria, si "fa fuori" tutta la dirigenza presente, quindi anche il caro P. Bruno. Personalmente ritengo che in una Congregazione religiosa, il comunicare, il tenere il website, ecc, dovrebbero essere affidati ad un laico di provata Fede, mentre i religiosi dovrebbero occuparsi di fare i religiosi, cioè pregare, dire la Messa, e compiere opere di carità spirituale e materiale. Io ho assistito ad una Messa NO in Ognissanti, che mi ha molto edificata (ero con mio marito, che alla conclusione ha detto: finalmente una vera Messa)... Ho scoperto poi che il celebrante era uno dei Frati FI di cui avevo letto su Mil. Peccato, mi sono detta, che non ce ne siano a Milano, così saprei dove andare a seguir Messa, anche NO.
Comunque se le cose per gli FFI ed in generale continuano come sembrano iniziate dal 13 marzo. l'FSSPX avrà un boom di frequenze...
Rosa

Alfredo ha detto...

P. Stefano è tenuto "segregato" a Casalucense (p. Bruno ha un grande affetto per colui che l'ha cresciuto e premiato con posti di rilievo!); p. Apollonio spedito a Fatima; un altro giovane frate, divenuto sacerdote un anno e mezzo fa, forse per la sola colpa di celebrare in rito antico e di stare dalla parte dei buoni, mandato dall'Italia in Camerun...
E leggetevi i pezzi deliranti che la nuova "gestione" scrive sul profilo facebook e su mediatrice.net. Semplicemente folli!

Luisa ha detto...

Il livore che sta trasudando dagli spazi internettiani gestiti, tutti, da p. Bruno è veramente deprecabile.

Anonimo ha detto...

Aspettiamo. E preghiamo. Roma non vuol certo dividere iFI piuttosto li vuole "rieducare" (sic). Se nel 2014 ci sara' il capitolo previsto gli stessi frati decideranno se silurare il fondatore o la sua impostazione o se silurare i congiurati. A quel punto chi verra' silurato abbandonera' i FI.

Anonimo ha detto...

Padre Manelli tace perchè è stato costretto agli "arresti domiciliari" a Frigento dai "pacificatori" dell'ordine. Non può uscire di casa nè comunicare con nessuno, ivi compreso il ramo femminile dell'ordine. La situazione è molto più grave di quello che trapela dai media...

rosa ha detto...

1984...nella Chiesa!!
rosa

maura ha detto...

Secondo me , coloro che tacciono , in primis Padre Manelli , come S.Teresa del Bambino Gesu' : pregano , soffrono e offrono ...

Anonimo ha detto...

Questa poi è troppo grossa!!!
Stamani alle 10, 30 ha celebrato in diretta TV in una S Messa lunghissima che includeva la prima professione di almeno 40 laici.
Poi è stato visto nel pomeriggio festeggiare con tanti terziari e infine fino a sera ha ricevuto in persone e famiglie in parlatorio.
Questo lo dico perché c'ero

Anonimo ha detto...

"Stamani alle 10, 30 ha celebrato in diretta TV in una S Messa lunghissima che includeva la prima professione di almeno 40 laici."

Scusate, ma non era stato esautorato da superiore o ho capito male io?

Anonimo ha detto...

gli concedono comunque alcune cose.... ma sono le ultime. E poi non possono colpirlo in modo così palese!....

Dante Pastorelli ha detto...

Roma vuol "normalizzare" la congregazione dei FI. Ormai è noto che p. Manelli è praticamente agli arresti domiciliari e che i frati fedeli cominciano ad esser esiliati: il frate trasferito da Bologna in Camerun a fare il vice-parroco non è l'unico esempio. Fra poco toccherà a parecchi altri. I buoni frati saranno dispersi nel mondo e la cricca modernista trionferà. Ai teologi intelligenti e colti sarà proibito di scrivere.
La divisione in due tronconi non credo sia realizzabile, perché un ramo ortodosso e fiorente di vocazioni ben difficilmente potrà ottener l'approvazione canonica: fa paura. E la S. Messa fa paura anch'essa: solo in tre luoghi è stata auotorizzata a quanto mi risulta.
I buoni frati obbediranno, come sempre han fatto, e pregheranno, continueranno la loro missione, i loro sacrifici sicuri che la verità prima o poi tornerà a splendere. La loro serenità nell'abbandono in Cristo è esemplare. Certamente non mancherà chi presenterà per le debite vie ricorsi motivati a chi di competenza. Ma più in là non si andrà dalla parte sana dell'Ordine. Ribellioni e scissioni non ne vedo all'orizzonte.

Giano ha detto...

gli concedono comunque alcune cose.... ma sono le ultime. E poi non possono colpirlo in modo così palese!....

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Esatto!!!

Questo grazie al rumore di quanti non si lasciano intimorire da chi vorrebbe mettere il silenziatore alla faccenda.

Inoltre tali concessioni servono a deligittimare, chi ha denunciato il sopruso.

E chi sono queste persone "pettegole" come è stata definita la gentilissima Mic, o le " mezze tacche" di studiosi alla De Mattei alla Siccardi, che si sono permessi di analizzare il commissariamento volto a colpire in primo luogo la S. Messa Cattolica Tridentina?

Ma ovvio i nuovi "pelagiani" come li definisce Bergoglio e chi senno?

Tutto programmato...bisogna avere i prosciutti negli occhi per non vedere e/o accontentarsi di così poco come la celebrazione pubblica di S. Messe.

Quel che conta e che resta agli atti è il suo allontanamento dall' Ordine da lui stesso fondato.

Anche se fosse lui stesso a dire che è tutto Ok e che il commissariamento è cosa buona e giusta o si autodenunciasse di ciò che alcuni lo accusano, personalmente non crederei a una virgola.

Alle persone disabilitate possono estorcere tutto ciò che vogliono questo è ciò che penso.

la violenza e l'aggressività del mondo modernista è noto non già da ora.

Le dimissioni di Benedetto XVI sono e restano ancora un mistero, anche se spontanee.

by Tripudio ha detto...

La separazione è l'esito più giusto, perché abbandona i progressisti a sé stessi (a cosa serve mai oggi un'ennesima branca francescana "progressista"?), e riconsegna al carisma di padre Manelli il maltolto e la dignità.

Se la separazione si rivelasse inevitabile, vedremo diabolicamente in azione i modernisti nel tentar di fare il maggior danno possibile al carisma originale di padre Manelli.

Superior stabat lupus...!

Dante Pastorelli ha detto...

Luis Moscardò,
proprio perché i modernisti romani spalleggiano i ribelli la formazione di un altro ordine di indirizzo tradizionale sarà osteggiato. La maggioranza dei frati e soprattutto la totalità o quasi delle suore e delle monache, che son toste, seguirebbero p. Manelli. Ti sembra realistico che Roma si dia la zappa sui piedi? Magari Nostro Signore li obbligasse a tal passo!

Anonimo ha detto...

...caro dante, sarà allora la fine dell'Istituto.

Anonimo ha detto...

Romano,

essend che i FI sono instituto di diritto pontifico, se c'è mai una divisione, la parte che ritiene la stessa forma di vita, regole, constituzione e norme rimane di diritto pontifico; la parte che cambia, comincia di capo come associazione pubblica...

Quindi, P. Bruno e compagni saianora!



Dante Pastorelli ha detto...

...caro dante, sarà allora la fine dell'Istituto
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I buoni frati pregano e, pur essendo consapevoli dei rischi che non tanto loro personalmente corrono, perché sono abituati alla disciplina ed alla sofferenza, ma la congregazione corre, non opereranno per una traumatica scissione. Naturalmente ogni decisione - che io credo sarà di dolorosa obbedienza - sarà presa quando tutte le strade saranno esperite nei rapporti con la S. Sede. Pur nell' "esodo" imposto dai nuovi dirigenti, resteranno spiritualmente uniti e continueranno, in forma diversa, la loro missione di annunciar la buona novella e di portar le anime a Dio. Pronti a "ritrovarsi" in una temperie meno ostile se non proprio più favorevole.
Ora c'è da attender le mosse di Roma che saranno analizzate con grande umiltà e attenzione.
Mi sembra pressoché assolutamente improbabile che Roma accetti di riconoscer un nuovo istituto - nato da una scissione - di tendenza tradizionale. Almeno nell'attuale situazione della Chiesa.
Noi, che non siamo frati, abbiamo il dovere di seguir gli eventi ed esprimer il nostro parere, ma senza pretendere e cercar di fomentare la disobbedienza dei buoni frati o addirittura atti di ribellione. Alla fine obbedienza e Diritto prevarranno.

Giano ha detto...

Noi, che non siamo frati, abbiamo il dovere di seguir gli eventi ed esprimer il nostro parere, ma senza pretendere e cercar di fomentare la disobbedienza dei buoni frati o addirittura atti di ribellione. Alla fine obbedienza e Diritto prevarranno.


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E intanto tante anime si perderanno....come sta succedendo da 50 anni a questa parte, grazie a un malinteso senso di obbedienza.

E sempre grazie al malinteso senso di obbedienza la S. Messa Tridentina quindi il vero culto e Sacrificio a Dio è stato disarcionato e sepolt sotto una spessa coltre di fango. Le Chiese trasformate in capannoni e in luoghi da riunioni sindacali.

Se nella storia della Chiesa, tutti avessero avuto il senso di obbedienza, com'è inteso oggi la Chiesa sarebbe stata affossata nel giro di pochi anni.

Non confondiamo la falsa obbedienza con il dovere altrimenti è dar una mano ai nemici.

Non saranno certo i laici a fomentare la ribellione, ma il buon senso e il coraggio quando e come Dio solo lo sa.

Anonimo ha detto...

"Mi sembra pressoché assolutamente improbabile che Roma accetti di riconoscer un nuovo istituto - nato da una scissione - di tendenza tradizionale. Almeno nell'attuale situazione della Chiesa.
Noi, che non siamo frati, abbiamo il dovere di seguir gli eventi ed esprimer il nostro parere, ma senza pretendere e cercar di fomentare la disobbedienza dei buoni frati o addirittura atti di ribellione. Alla fine obbedienza e Diritto prevarranno."

Questo è parlare con intelligenza, con fede e realtà della situazione. Io a volte leggendo i post mi domando: ma questi che auspicano una divisione la intendono nella Chiesa o fuori dalla Chiesa? Perché se intendono divisione dei FI ma con la parte scissa (qualunque sia) che rimanga nella Chiesa Cattolica è ovvio che l'operazione sarebbe soggetta all'approvazione, avvallo e regolarizzazione di Roma (e questo sarebbe contrario al Decreto che casomai chiede ai frati di ritrovare la comunione fraterna e l'unità interna). E' la Chiesa che può determinare certe soluzioni, non possono essere i frati, specialmente adesso che c'è un Commissario Apostolico. l'unica scissione possibile è per i frati quella di uscire dalla Chiesa Cattolica e andare verso altri lidi.... Dio non lo voglia!

Anonimo ha detto...

oppure Dio lo voglia!
Mi pare che la situazione critica pochi l'abbiano capita...Se l'autorità stessa non ti protegge...è meglio svincolarsene. ....ma lo capirai dopo...

Dante Pastorelli ha detto...

Giano già vede le anime perdute: è chiaro che ha il filo diretto col Padre Eterno.
I buoni frati continueranno a ben formare i loro fedeli, a dar loro il cibo spirituale ed i mezzi per la salvezza come han sempre fatto. Certo in una condizione intimamente più dolorosa, ma di un dolore consegnato al Signore e che, pertanto, sarà vissuto in serenità.
Quanto al passar ad altri lidi, questa evenienza è gioco dialettico inutile.
Non so se, com'è stato detto da qualcuno, il mio sia un parlar con intelligenza ecc. Io guardo, constato la realtà, ho degl'indizi sicuri.
Chi pensa ad un allontanamento da Roma per aderir alla S. Pio X resterà deluso. Che poi sia un bene od un male non lo può dire un semplice osservatore dei tristi avvenimenti.
Chi vive perennemente in un alone apocalittico dica quel che vuole.

Giano ha detto...

Giano già vede le anime perdute: è chiaro che ha il filo diretto col Padre Eterno.

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Veda, il filo diretto col Padre Eterno ce l'ha anche lei.

Sia io che lei su questo non possiamo sapere, ma è oggettivo il fatto che da 50 anni a questa parte molti hanno perso il sensu fidei. A lungo andare questo contesto e modo di vivere di fatto fa perdere la fede.

L'alimento alla fede, non sono le belle parole o il sentimentalismo che vige in ogni angolo della Chiesa, alimentato da gruppetti ecclesiali che innalzano l'io nascosto e fissano gli aderenti in una dimensione già celestiale.

Le prove non mancano, come non mancano i frutti di certi fenomeni madonnari.

Lei se la sente di dire che in un simile contesto non ci siano anime perse?

Lei pensa che tutti abbiano la possibilità di frequentare li boni frati che contineranno a ben formare i fedeli?

Lei pensa che, per formare i fedeli bastino belle parole?

Lo stesso che come dire che con questo papa sono aumentate le confessioni...ho ripreso il confessionale perchè questo papa mi piace....

L'apocalittico senso non lo vedo io, sono i fatti oggettivi che lo richiamano.

Ripeto il malinteso senso dell'obbediebnza in questi anni ha mietuto vittime onorevoli e continuerà a farlo, senza avere il diretto filo con il padre Eterno.

Primo la S. Messa Tridentina e di conseguenza la fede verace ed ortodossa che malgrado tutti i difetti che molti ad ora vorrebbero attribuire, se paragonata a quella sentimentalista dei giorni nostri era Fede con la F maiuscola.

Il sentimentalismo e la vaga o scarsa conoscenza della Dottrina Cattolica anche sull'obbedienza mietono vittime in continuazione.

Dante Pastorelli ha detto...

GIANO
Io il filo diretto, per sapere cosa faccia o farà e come giudichi il Padre Eterno, guardando nel cuore degli uomini, come valuti le loro azioni in particolari contesti, non ce l'ho. E' una prerogativa tua e te la lascio volentieri.
La Fede, e non i sentimentalismi, si coglie in chi la vive anche nei periodi di prova, soprattutto di prova.
Come fa ad esprimere un giudizio sull'agire futuro di questi buoni frati se questo futuro ancora non è iniziato e siamo ancora in una situazione di passagggio, che peraltro mi preoccupa e molto? Chi ha vera Fede - si pensi a p. Pio -riesce a formar bene i fedeli anche nella persecuzione e nelle gabbie che certa autorità crea.
Quanto alla perdizione delle anime in questi 50 anni, si sono perdute quelle che hanno voluto perdersi: si ricordi le condizioni per cui un comportamento sia peccato. E smettila di ergerti a giudice di tutte le anime, perché non sei Iddio. E reputo di aver più che sufficienti motivi per affermar ciò.
Il fatto è che quelli come te vedono la salvezza soltanto nella S.P.X o nel sedevacantismo, a seconda delle scelte di campo. E i FI a queste sponde - salvo qualche rara eventuale eccezione - non approderanno.
Trovo assolutamente inaccettabile l'atteggiamento di chi giudica e manda prima ancora di vedere quale sarà la conclusione del commissariamento, prima di vedere il comportamento dei frati alla fine del commissariamento e prima di seguirne i metodi educativi, di conoscere gli strumenti che useranno ed i frutti che otterranno dopo le decisioni romane.
Di una cosa son certissimo: che questi buoni frati - il tuo sarcasmo sui "li boni frati" è indecente - sapranno trovare la loro strada per servire Dio e gli uomini, Dio e la Chiesa. Non è tirando loro la tonaca per un verso o per l'altro che li si possa aiutare. Lasciateli pensare e pregare. E preghiamo per loro anche noi.

Giano ha detto...

Caro Dante PASTORELLI le ho dato del lei e non vedo perchè mi debba apostrofare col tu e soprattutto perchè mi faccia dire ciò che non ho detto.

1) Non ho scritto che li boni frati debbono andare nella FSSPX, e non vedo su che base lei mi accusi di sedevacantismo. Mi pare che quando scrive lei sia solito lanciare molti strali
2) Io non ho giudicato, ho espresso un legittimo parere e concordo con la soluzione della divisione fra le due anime. Che avvenga o meno, non sarò io a deciderlo, come del resto non sarà certo lei a farlo.

Il suo attacco ad hominem non l'ho gradito, né quando mi ha accusato di apocalittico pensiero, né tantomeno adesso che alza il tono con il termine di sedevacantista.
Lei pensi ciò che più le aggrada, io mi attengo ai fatti oggettivi, visti e strarivisti in questi 50 anni e passa.

mic ha detto...

Non riesco a capire come e perché le persone arrivino così spesso ad accapigliarsi fra loro, anziché continuare a ragionare e discutere sui rispettivi pensieri e punti di vista.

Anonimo ha detto...

Accade per via dell'ego umano, mic. E accade a noi tutti, solo che ce ne accorgiamo maggiormente quando ad accampare le ragioni dell'ego sono gli altri.

Ma oltre all'accapigliamento ci sono anche le rispettive ragioni, con i relativi argomenti. E nel caso di specie, quelle di Dante Pastorelli sono più meglio circostanziate e più convincenti.

mic ha detto...

Accade per via dell'ego umano, mic. E accade a noi tutti, solo che ce ne accorgiamo maggiormente quando ad accampare le ragioni dell'ego sono gli altri.

Delle ragioni dell'ego sono consapevole, come pure del fatto che accade a noi tutti, ogni volta che non riusciamo a andare oltre...

Quello che vorrei, a prescindere dalla maggiore o minore ragionevolezza delle rispettive argomentazioni, è che si riesca a dominarsi un po' di più. Vale ovviamente anche per me che ogni tanto càpita che "prendo d'aceto", come si dice a Roma... ;)

Anonimo ha detto...

"Di una cosa son certissimo: che questi buoni frati sapranno trovare la loro strada per servire Dio e gli uomini, Dio e la Chiesa. Non è tirando loro la tonaca per un verso o per l'altro che li si possa aiutare. Lasciateli pensare e pregare. E preghiamo per loro anche noi."

Grazie! con l'aiuto di Dio, dell'Immacolata e la vostra preghiera riusciremo a venirne fuori, a salvaguardare la Carità, a servire la Chiesa. Tutto a Gloria di Dio

Dante Pastorelli ha detto...

In altre pagine ho letto commenti che invitavano esplicitamente i FI ad entrare nella Fraternità, come ordine ad essa collegato o addirittura ad inserirsi in un ordine francescano amico.Morgon? Non ricordo più, ma s'è questo si tratta di un istituto in rottura con mons. Fellay.
Giano ha lasciato commenti che, esposti sotto una citazione d'un mio intervento, è chiaro a chi si riferiscano quando punta il dito contro l'obbedienza malintesa e falsa obbedienza che porta le anime - le vede lui - alla dannazione.
Vedi MIC se leggi senza prevenzioni, anche quel ch'è contenuto nelle domande a me rivolte, puoi renderti facilmente conto di cosa si accusano i frati. Ed io non ci sto a questo gioco per cui la vera obbedienza è soltanto quella che piacerebbe ai gruppetti radicali: la disobbedienza a Roma, il rovesciamento dei tavoli. L'etichettatura dei frati come incapaci di continuare a svolgere la loro missione di formazione religiosa, di formazione sacerdotale ecc. ecc.
Quanto al tu, GIANO, te lo do perché in genere qui ci si dà tutti del tu. Aggiungo, però, posso dar del Lei solo a persone che conosco, che non si nascondono nell'anonimato e che stimo. Alle ombre no. Mai.
Ci si renda conto che sono proprio interventi di questo tipo, come altri che ho letto che sono strumento utilissimo nelle mani dei modernisti per presentare i FI come guida dei lefebvriani e dei sedevacantisti.
In un momento delicato come quello che i FI stanno attraversando, e per il quale chiedono preghiere, siamo liberi di esprimere il nostro dolore e la nostra critica per l'atteggiamento dei frati ribelli e di quella parte della gerarchia che ha dato loro man forte. Ma i buoni frati meritano rispetto e devozione. E sul loro comportamento attuale e futuro comprensione e la massima prudenza.
La mia impressione è che i buoni frati debbano star attenti anche a palrlar a telefono e ad usar il PC: non mi meraviglierebbe, di questi tempi, che fossero controllati.
Quando dico: quelli come te ecc. ecc. naturalmente mi riferisco al contenuto dei commenti ch'è tipico dei lefebvriani williamsoniani (basta veder quel che scrivono o disegnano) non alla persona che non so se militi o meno in questo o in quel campo.

Anonimo ha detto...

La mia impressione è che i buoni frati debbano star attenti anche a palrlar a telefono e ad usar il PC: non mi meraviglierebbe, di questi tempi, che fossero controllati.

Ci ha visto lungo...

Federico ha detto...

.....chissà! Forse Dio, lasciando che i migliori venissero mandati in esilio ha girato a Suo favore un "tiro mancino" del diavolo.....è sicuro che in Camerun o in altre parti del mondo dove costoro venissero mandati sarà portato un vero Cattolicesimo, con l'aiuto e la protezione della Madonna.

Dante Pastorelli ha detto...

Ci ha visto lungo...
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La mia è solo una supposizione. Mi auguro che nella realtà sia tale e tale resti.
Come mi auguro che per il loro bene si eviti ogni tentativo di lefebvrizzar i FI. I danni sono incommensurabili. Certo non ai miei occhi ma agli occhi di chi da tempo manovra sott'acqua ed ora è venuto a galla.

Marco Marchesini ha detto...

A mio avviso la questione si riduce a questa. Il NOM è buono in sé ed esprime la dottrina cattolica in maniera chiara?
A seconda della risposta a questa domanda che il singolo frate di orientamento tradizionale si pone si delineano due scenari:

1) Sì: il NOM è teologicamente piò povero, ma esprime chiaramente la dottrina cattolica. A questo punto il frate accetterà la proibizione del VO e cercherà di celebrarlo nei limiti concessi dall'obbedienza ad un autorità comunque fermamente ostile al VO. Proverà a chiedere rispettosamente la libertà di celebrare il VO, ma accettando qualunque decisione di tale autorità. Così come cesserà dalle critiche anche moderate ai testi del Concilio, visto che ormai questo non è più accettabile da Roma. Come criticare i testi di un Concilio approvato da Papi Santi? Al limite sono permesse le critiche agi abusi e agli eccessi dei progressisti.

2) No: il NOM è un rito che non esprime la dottrina cattolica e può essere anche usato senza problemi da un pastore protestante. A questo punto il frate uscirà dall'Ordine ed entrerà nella FSSPX. E' la scelta che ha fatto coerentemente anche un mio carissimo amico. Di conseguenza non ci saranno più limiti per celebrare il VO, criticare i testi del Concilio e le nuove procedure di beatificazione/canonizzazione.

Quello che ormai non sarà più possibile per i frati francescani dell'Immacolata è la soluzione intermedia: celebrare liberamente il VO, ritenendolo teologicamente migliore del NOM, comunque buono in sé. L'unica eccezione sarà la presenza di gruppi stabili di fedeli numericamente consistenti e soprattutto la presenza della FSSPX alla quale Roma vuole sottrarre i fedeli.

Dante Pastorelli ha detto...

FEDERICO, non se è un divino tiro mancino, ma sulla continuità della missione nella verità e nella carità ci metto la mano sul fuoco sicuro di non bruciarmela.

mic ha detto...

Caro Dante, quelli che vengono chiamati "tentativi di lefebvrizzare" mi sembrano dettati più da pregiudizio. Se anche ci fossero rapporti con la FSSPX, sarebbero normali rapporti di osmosi tra forze amanti della tradizione che condividono contenuti fondamentali e non componenti ideologiche o di fronda, almeno tra le componenti più equilibrate della Fraternità e i misuratissimi FI, ai quali di certo non appartengono atteggiamenti da duri e puri che non favoriscono la migliore comunicazione.
Per il resto, dobbiamo solo attendere e pregare. Quel che abbiamo ritenuto giusto dire perché la questione va ben oltre il caso particolare lo abbiamo detto.

maura ha detto...

Quello che piu' salta agli occhi e' il dolore del Padre Fondatore per la divisione dei suoi figli ! S.Michele aiuti coloro che hanno sbagliato a rinsavire !

Dante Pastorelli ha detto...

MIC, non ho parlato di problemi generali, ma solo del contesto FI.
Gl'inviti che si rivolgon ai frati di aderir alla Fraternità, come mi sembra d'aver detto chiaramente, non solo non sono ad essi graditi ma sono un'arma micidiale nelle mani dei modernisti che voglion rivoltare la congregazione.
Quel ch'è giusto è stato detto nei post, nei commenti s'è andati davvero molto oltre a tutto danno della causa dei FI. Questi commenti arivano a chi saprà usarli contro i frati.
Vedo che la mia esortazione alla prudenza ed alla cautela per evitar mali peggiori non la si vuol capire. Amen.

Dante Pastorelli ha detto...

Allo stato il quadro rappresentato da Marco è umanamente attendibile.
Ma noi sappiamo che all'opera c'è Chi è ben al di sopra dellì'umanità, delle sue vedute, delle sue costrizioni e delle sue vigliaccherie. Prima o poi quest'opera più alta darà i suoi frutti.

Marco Marchesini ha detto...

E' vero i modernisti sono contenti se qualche frate passa alla FSSPX, così come all'opposto sono contenti se quasi tutti i frati obbediscono all'ordine di Roma. Purtroppo è Roma che ha l'autorità ed è schierata con i modernisti. Quindi loro hanno ragione ad essere contenti, dal loro punto di vista. Non c'è più ora un Papa amico della Tradizione. Questo è il dato di fatto.
L'unico modo per scontentare i modernisti è un cambio di Papa, oppure se tutto l'ordine avesse disobbedito, tranne i pochi ribelli. In questo caso è vero che sarebbero partiti sanzioni, ma sarebbe stato fumo negli occhi per Roma il vedere che un intero ordine fiorente non accettare di lasciarsi trattare a quel modo.

La scelta di mons. Lefebvre è stata diametralmente opposta a quella dei frati obbedienti di fronte all'ordine di Roma amica dei modernisti. Anche a lui è stato ordinato di smetterla in nome dell'obbedienza.

Quale è la scelta che ha portato o porterà buoni frutti? Solo tra molti anni sapremo chi ha fatto la scelta giusta in questi momenti difficili. Personalmente penso che la scelta dell'obbedienza ad ogni costo sia deleteria, visto che ormai non mi fido più di Roma.
E' un giudizio personale sia chiaro.

Dante Pastorelli ha detto...

L'obbedienza ha risvolti giuridici e morali.
Non è mai lecito ubbidire ai superiori che impongan cose contrarie alla legge divina o ecclesiastica. E pure si può resistere all'obbedienza se i superiori ordinino cose che non entran nella sfera della loro giurisdizione.
Ma il comportamento dei superiori illecito giuridicamente e moralmente dev'esser comprovato e reale e non soggettivo o presunto.
I FI, almeno nella parte che riteniamo sia la grande maggioranza, sapran da sé valutare con retta coscienza gli ordini superiori, per il bene del loro ordine e dei fedeli loro legati.
Io rispetterò la loro scelta qualunque essa sia, anche quella che a me non fosse gradita. Non siamo noi che dobbiam dir loro come debban comportarsi.
Una volta che abbiamo espresso il nostro disappunto, la nostra amarezza per la divisione se non proprio eterodiretta certo eterosostenuta, e dopo aver offerto doverosamente ai buoni frati la nostra solidarietà e la nostra vicinanza spirituale, abbiamo anche il dovere di lasciarli meditare, pregare, valutare tutte le strade che possan favorire la loro missione sacerdotale in comunione con la Chiesa.

Dante Pastorelli ha detto...

Caro Marco, tutti i nostri giudizi sono personali, salvo le nostre affermazioni che riportano esattamente la dottrina cattolica.

Dante Pastorelli ha detto...
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Marco Marchesini ha detto...

Caro Dante, è vero.
Nel caso dei frati l'ordine di chiedere l'autorizzazione al VO va contro il Summorum Pontificum:

Art. 2. Nelle Messe celebrate senza il popolo, ogni sacerdote cattolico di rito latino, sia secolare sia religioso, può usare o il Messale Romano edito dal beato Papa Giovanni XXIII nel 1962, oppure il Messale Romano promulgato dal Papa Paolo VI nel 1970, e ciò in qualsiasi giorno, eccettuato il Triduo Sacro . Per tale celebrazione secondo l’uno o l’altro Messale il sacerdote non ha bisogno di alcun permesso, né della Sede Apostolica, né del suo Ordinario.

23. La facoltà di celebrare la Messa sine populo (o con la partecipazione del solo ministro) nella forma extraordinaria del Rito Romano è data dal Motu Proprio ad ogni sacerdote sia secolare sia religioso (cf. Motu Proprio Summorum Pontificum, art. 2). Pertanto in tali celebrazioni, i sacerdoti a norma del Motu Proprio Summorum Pontificum, non necessitano di alcun permesso speciale dei loro Ordinari o superiori.