venerdì 7 giugno 2013

L'eredità del latino

Speriamo che quanto auspicato da questo articolo de L'Osservatore Romano risulti efficace sul campo, perché non basta istituire Accademie. Poi occorre anche promuovere, gestire e rendere obbligatoria l’applicazione dei provvedimenti. Se mai si comincia, fin dai seminari, lo iato generazionale che va sempre più allargandosi sarà sempre più difficile da colmare.

«Senza pensare a un ripristino universale dello studio del latino in tutte le scuole, almeno i seminaristi e quanti si preparano al sacerdozio è bene che conoscano i fondamenti del latino, come eredi privilegiati di un'eredità unica nel cammino secolare della Chiesa nella nostra Europa occidentale»: così il gesuita GianPaolo Salvini conclude -- nel numero in uscita della «Civiltà Cattolica» -- il suo articolo dedicato alla Pontificia Accademia di Latinità istituita lo scorso 10 novembre da Benedetto XVI con il motu proprio Latina lingua. [Qui discorso inaugurale del presidente e altri testi qui e qui]

Ragionando su quanto il presidente dell'Accademia, il rettore dell'università di Bologna Ivano Dionigi, scrisse il 22 novembre su «L'Osservatore Romano» (nell'articolo Il latino è morto. Viva il latino), Salvini sottolinea l'importanza della nuova istituzione culturale perché se è vero che non si possono ignorare tendenze culturali inarrestabili, è anche vero che non si deve «buttare a mare il vero e proprio tesoro costituito dal latino e da quanto esso ha rappresentato nei secoli e rappresenta tuttora».

Non a caso la Chiesa usa ancora il latino in alcune grandi celebrazioni internazionali «per sottolineare la sua universalità e il suo legame irrinunciabile con la propria tradizione». (©L'Osservatore Romano 31 maggio 2013).
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[Vedi anche: Il Latino, una lingua sacra da preservare
e contenuti di alcune pagine fisse del blog (in alto nella colonna di destra)]

4 commenti:

mic ha detto...

Riporto dal thread precedente:

E' stato un vero e proprio scempio eliminare il latino dalla liturgia (andando oltre la SC). Bastava introdurre il volgare per le letture (e per la preghiera dei fedeli nel NO).
Altrettanto per l'abbandono del latino come lingua universale della Chiesa, che tra l'altro avrebbe permesso a chiunque di sentirsi a casa propria in ogni celebrazione in tutto il mondo.
Invece, l'avversione per la lingua rispecchia l'avversione per la Liturgia antica e per la Tradizione.

Marco P. ha detto...

Non credo neppure io che l'uso del vernacolare sia una soluzione. Se è vero che il latino in sé è strumento, mezzo e non fine, ci è però dato, credo, anche per poter praticare delle virtù: anzitutto quelle teologali di Fede, Speranza e Carità, massimamente nella S. Messa, assistendovi cattolicamente. Poi quelle cardinali, dalle quali deriva l'umiltà di usare e fare anche ciò che non ci è umanamente chiaro ma che è chiaramente voluto dal Cielo. Se è vero come è vero che il latino è la lingua della Chiesa, e che la Chiesa è Cattolica, quindi universale, usare una lingua diversa in funzione del luogo nel quale ci si trova, fa perdere questo carattere se non altro per quanto consta alla sensibilità materiale (l'udito), e poiché anche i sensi ci sono dati per poter risalire attraverso la nostra componente materiale (il corpo) a quella spirituale (l'anima) e vivere pienamente come persone, cioè cercare le cose di Dio per significargli il nostro amore e il nostro totale abbandono alla Sua Volontà, ecco che il risultato di una S. Messa Cattolica Apostolica Romana in Italiano, Francese, Russo, Arabo, etc, andrebbe in ultima analisi a detrimento della Carità; quindi senza creare idoli, è necessario però prudentemente utilizzare i mezzi per il fine per cui ci sono dati.

Quanto al passaggio ad oriente, mi trovo d'accordo con Juan de San Mattia, bisogno considerare che se è vero che la S. Messa è stata violentata come tutti sappiamo grazie al contributo decisivo dei protestanti, sotto l'egida degli emissari massonici a tutti noti, è anche vero che è per la smania di riconciliarsi con gli orientali che non è stato condannato il comunismo nel Vaticano II, ed il maggior sforzo ecumenico (ecumenico nell'accezione conciliare di dialogo: tesi, antitesi, sintesi, e non ecumenismo come ritorno all'ovile dell'unico e Vero Pastore) è rivolto proprio verso gli ortodossi che però in quanto scismatici non possono costituire un approdo per chi vuol custodire la vera Fede.

Umanamente soluzioni non se ne vedono; sarebbe, credo, superbo poter uscire dalla voragine in cui ci troviamo con le nostre forze. Siamo anche noi feriti dal peccato originale e solo il Signore può salvarci. L'andamento dei colloqui Vaticano/FSSPX è un esempio lampante di tutto ciò.
Chi è fedele al Signore, si farà condurre da Lui nel deserto per un tempo che sarà riconducibile ai 40 anni dell'esodo e che solo a posteriori si capirà essere stato tale e dovrà essere sempre fedele senza rimpiangere la schiavitù se non vorrà essere estirpato e gettato via, quindi chi vorrà accordi tra Verità e menzogna dovrà rispondere alla domanda: quale accordo tra Cristo e Belial? poi dovrà decidere da quale parte stare. Questo è quello che sta succedendo.

Anonimo ha detto...

"Non a caso la Chiesa usa ancora il latino in alcune grandi celebrazioni internazionali «per sottolineare la sua universalità e il suo legame irrinunciabile con la propria tradizione». "

Vi risulta?

seraafino ha detto...

Quanto al passaggio ad oriente,
AATTENZIONE!!
Passaggio a ORIENTE, Non vuol dire buttarsi nelle braccia degli scismatici foziano-bizantini!
Esistono i greco-cattolici. Oggi, casua crollo del muro ed immigrazione, è anche relativamente facile trovare Messe orientali CATTOLIche, anche un po' in tutto l'Ovest