lunedì 8 ottobre 2012

I 4 fini della Santa Messa e i Canoni di Trento che sintetizzano la dottrina perenne



I canoni del Concilio di Trento sul santissimo sacrificio della Messa sintetizzano, in poche linee, la dottrina perenne della Chiesa:

Can. 1. Se qualcuno dirà che nella Messa non si offre a Dio un vero e proprio sacrificio, o che essere offerto significa semplicemente che Cristo ci viene dato in cibo: sia anatema.      

Can. 2. Se qualcuno dirà che con le parole: “Fate questo in memoria di me” [Lc 22,19; I Cor 11,24] Cristo non ha costituito i suoi apostoli sacerdoti o non li ha ordinati perché essi e gli altri sacerdoti offrano il suo corpo e il suo sangue: sia anatema [cf * 1740].

Can. 3. Se qualcuno dirà che il sacrificio della Messa è solo un sacrificio di lode e di ringraziamento, o una semplice commemorazione del sacrificio offerto sulla croce, e non un sacrificio propiziatorio; o che giova solo a chi lo riceve; e che non deve essere offerto per i vivi e per i morti, per i peccati, le pene, le soddisfazioni e altre necessità: sia anatema [cf *1743].

Can. 4.Se qualcuno dirà che col sacrificio della Messa si bestemmia o si attenta al sacrificio di Cristo consumato sulla croce: sia anatema [cf. *1743].

Can. 5. Chi dirà che celebrare le messe in onore dei santi e per ottenere la loro intercessione presso Dio, come la chiesa intende, è un’impostura: sia anatema [cf. *1744].

Can. 6. Se qualcuno dirà che il canone della Messa contiene degli errori, e che, quindi, bisogna abolirlo: sia anatema [cf *1745].

Can. 7. Se qualcuno dirà che le cerimonie, i paramenti e gli altri segni esterni di cui si serve la chiesa cattolica nella celebrazione della Messa, sono piuttosto provocazioni dell’empietà, che manifestazioni di pietà: sia anatema [cf *1746].

Can. 8. Se qualcuno dirà che le Messe nelle quali solo il sacerdote si comunica sacramentalmente sono illecite e, quindi, da sopprimere: sia anatema [cf 1747].

Can. 9. Se qualcuno dirà che il rito della chiesa romana, secondo il quale parte del canone e le parole della consacrazione si profferiscono a bassa voce, è da condannarsi; o che la Messa deve essere celebrata solo nella lingua del popolo; o che nell’offrire il calice l’acqua non deve essere mischiata col vino, perché ciò sarebbe contro l’istituzione di Cristo: sia anatema [cf *1746; *1748s].

12 commenti:

Domenicano ha detto...

Mic, puoi dirmi da dove hai preso l'immagine, per favore?

mic ha detto...

L'ho presa dal retro di un Opuscolo dell'Ordinario della Messa edito dalle Parrocchie Santa Maria della Pietà, via San Vitale, 112, Bologna - San Venanzio Martire, Stiatico di San Giorgio in Piano

Daniele Di Geronimo ha detto...

Bello, bello, bello!

Che differenza con le immagini presenti nei libri di catechismo di oggi...

Areki ha detto...

I canoni del Concilio di Trento sulla Santa Messa sono di una attualità sconcertante.

Leggendoli e rileggendoli con attenzione si percepisce chiaramente l'allontanamento impressionante dalla dottrina cattolica rappresentato da come oggi si celebra e si spiega la Messa: un banchetto, una festa della comunità, una cena fraterna....

I canoni di trento sono un testo su cui far meditazione

don gianluigi ha detto...

Soprattutto stride con l'attuale NO il can.9 che si erge a difesa del sacro silenzio durante il Canone, mentre l'Istitutio del nuovo messale afferma il contrario, che, cioè per sua natura, essendo una preghiera presidenziale, deve essere recitata (oggi anche cantata) a voce alta.
Ecco compiuto il passaggio da un atto sacrificale e quindi sacro, a una narrazione che, come avviene in una cena, tutti devono udire.

Anonimo ha detto...

Il decreto che precede questi canoni è di notevole importanza perchè mette al centro della Messa la Pasqua:

Celebrata, infatti, l’antica Pasqua, - che la moltitudine dei figli di Israele immolava in
ricordo dell’uscita dall’Egitto -, istituì la nuova Pasqua, e cioè se stesso, da immolarsi
dalla chiesa per mezzo dei suoi sacerdoti sotto segni visibili, in memoria del suo
passaggio da questo mondo al Padre, quando ci redense con l’effusione del suo sangue, ci
strappò al potere delle tenebre e ci trasferì nel suo regno

mic ha detto...

Il decreto che precede questi canoni è di notevole importanza perchè mette al centro della Messa la Pasqua:

I documenti conciliari (e la predicazione successiva) nominano molte volte il "mistero pasquale", quasi come se fosse una sottolineatura tutta conciliare. E tuttavia non esplicitano mai, mettendo l'accento sulla Risurrezione, che il "Mistero Pasquale" è sempre stato al centro della Rivelazione Apostolica e che esso comprende Passione-Morte-Risurrezione, consentendo l'Ascensione e l'Invio dello Spirito del Signore Risorto che ancora anima la Sua Chiesa... Si è oltrepassato quindi il Sacrificio, dimenticando che la Croce è ineludibile per il 'passaggio'=Pasqua alla Risurrezione (La Creazione Nuova restaurata da Cristo). E il Santo Sacrificio è stato trasformato in convivio fraterno, sostituendo anche visibilmente l'Altare con una 'mensa'...

Rivelativa la traduzione del tutto arbitraria, prima della comunione: "Signore non sono degno di partecipare alla tua mensa", mentre la formula liturgica originaria, tratta dal vangelo, ha tutt'altro significato: "Domine, non sum dignus ut intres sub tectum meum".

E' ben diverso l'atteggiamento interiore indotto: quello del commensale, che partecipa al banchetto, rispetto a chi si prepara ad accogliere nel suo intimo il Signore nel contesto del Santo Sacrificio del Calvario ripresentato al Padre ad ogni Eucaristia.... Che poi la comunione col Signore -che è il Risorto- ci introduca anche nel banchetto escatologico degli ultimi tempi (che sono i nostri: quelli della sua prima venuta), questo è un altro discorso, che non può eludere l'Offerta e il Sacrificio, che diventano anche i nostri, in Lui.
Hanno trasformato (modificando perfino l'Offertorio) il momento più sacro e solenne della storia umano-divina, da Actio mirabile indicibilmente drammatica e salvifica di Cristo sotto l'Altare, in festa della comunità intorno ad una mensa ...

annarita ha detto...

Quasnti anatemizzati oggi e sono specialmente quelli che si dicono obbedienti e che danno degli scismatici agli altri.

Dante Pastorelli ha detto...

Scrive Areki: I canoni di trento sono un testo su cui far meditazione
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Voi sacerdoti avete la possibilità di meditarli insieme ai vostri fedeli nel corso dell'omelia.


Dante Pastorelli ha detto...

Il decreto che precede questi canoni è di notevole importanza perchè mette al centro della Messa la Pasqua
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Certo, è la nuova Pasqua. Non più ricordo, memoriale, zikaron, ma Sacrificio che si rinnova sacramentalmente sull'altare, Sacrificio vero, latreutico, satisfattorio e propiziatorio per i vivi e i defunti. Nella S. Messa Cristo è realmente presente, in Corpo, Sangue, Anima e divinità, è Cristo morto e resuscitato. Ma la Resurrezione è conseguenza della morte. Anch'essa è causa efficiente, dice S. Tommaso, della redenzione, ma la Passione e morte oltre che causa efficiente è anche causa meritoria. E quindi il primato della redenzione è nel Sacrificio.
L'insistere troppo sulla resurrezione e sul banchetto a dano del Sacrificio fa cadere nell'errore di un malinteso mistero pasquale proprio di alcune sette.
Condivido, pertanto, il commento di Mic.

Areki ha detto...

Ringrazio il prof. Pastorelli per la bella idea che mi ha dato.

In questo anno della fede sarà opportuno rivedere cosa ha detto il Concilio Tridentino sulla Santa Messa e così implicitamente far capire ai fedeli che il concilio vaticano II su questo come su altri punti va "integrato" con cose ben più sostanziose.....

Francesco Bernardini ha detto...

Signore non sono degno di partecipare alla tua mensa", mentre la formula liturgica originaria, tratta dal vangelo, ha tutt'altro significato: "Domine, non sum dignus ut intres sub tectum meum".

Sono anni che faccio notare la differenza, d'altra parte penso che venga dalla risposta del centurione a Gesù e quindi si tratta di traduzione errata, ovviamente "ad arte". Se non fosse per il "momento" diverso della Messa e meno "sacro" se vogliamo dire; l'erroe è ancora più sottilmente eretico del " per tutti" volendo insistere sull'antroponcentrismo della Messa: sono io che partecipo e non sei Tu che vieni a me, se va bene siamo alla pari.