venerdì 11 marzo 2011

Liturgia in continua evoluzione? Nuovo 'attacco' alla Tradizione da parte dell'Osservatore Romano

Parto da una premessa per nulla estranea all'argomento presentato nel titolo, che sviluppo nell'esposizione successiva.

Premessa

Stiamo assistendo a grandi mutamenti anche nell'architettura sacra, emblema dell'iconoclastia del Sacro della nostra epoca. Il nostro Osservatorio sul Cammino neocatecumenale ci spinge a tornare sulla liturgia e sulla trasformazione delle chiese insieme allo stravolgimento degli spazi sacri per mezzo della "nuova estetica" kikiana. Si può facilmente constatare dalle foto facilmente reperibili di tante chiese fondate dal CN, come lungo l'asse principale della navata siano disposte in linea retta: il fonte (un pozza) battesimale, l'altare, l'ambone e da ultimo la sede presidenziale.
Questa disposizione non è casuale o semplicemente estetica, ma risponde ad un preciso criterio simbolico dell’iniziatore, atto a creare un forte senso conviviale per mezzo delle eucaristie neocatecumenali. Secondo lui, la chiesa-parrocchia (in sostanza, la Comunità NC che dovrà inesorabilmente sostituirvisi) è vista come una donna partoriente: l'altare rappresenta la pancia della donna; sulla mensa eucaristica, infatti, si svolge la «santa cena» e non si ripresenta al Padre, in modo incruento, l’offerta del sacrificio di Gesù, morto per la nostra salvezza ma ci si nutre del Suo Corpo e il Suo Sangue con riferimento alla Pasqua ebraica piuttosto che all’ultima Cena. L'ambone rappresenta la bocca della donna (dall'ambone infatti si proclama la parola del Signore); infine c’è la sede presidenziale che rappresenta la testa della donna. Il fonte battesimale è l’utero. Il presbitero è il semplice presidente dell'assemblea celebrante, una sorta di primus inter pares il cui carisma è quello semplicemente di ministro del culto. Viene a mancare la figura tradizionale dell’Alter Christus. Il sacerdote non presenzia più in vece di Cristo, ma simboleggia il Cristo, mentre il sacerdozio comune dei fedeli sostituisce, diluendolo sempre più, quello ministeriale. Se a qualcuno potesse venire in mente che "la donna" rappresenti Maria Mater Ecclesiae, se lo tolga subito dalla mente, perché essa rappresenta "la comunità", una sorta di ipostatizzazione di nuovo conio nella Chiesa di Cristo.

Tradizione negata e ulteriormente attaccata
Tutti questi elementi, estranei ad un autentico culto cattolico, trovano tuttavia delle assonanze nelle sperimentazioni favorite dal leitmotiv dell'ala progressista della Chiesa: "una costante preoccupazione della grande Tradizione cristiana: trasmettere fedelmente il nucleo della fede, aggiornando le sue forme celebrative per renderle comprensibili e significative nella vita della gente di ogni epoca."

Ho tratto queste parole da un articolo apparso sull'Osservatore Romano di questi giorni su un recente convegno svoltosi a Roma [vedi testo integrale], che risulta un condensato del pensiero dominante dell'ideologia vaticanosecondista in fatto di architettura e liturgia. I contenuti, peraltro fumosi e fortemente inneggianti all'innovazione sempre all'insegna dello spirito-del-concilio, ci sconcertano e ci allarmano non poco, visto il fatto che recentemente anche il Cardinal Canizares ha dichiarato che la "riforma della riforma" - che pare definitivamente abbandonata per lasciare il posto al "nuovo movimento liturgico" che viene "dal basso" [ne abbiamo già parlato qui] - significherebbe il recupero di una piena aderenza e "completamento" del dettato conciliare in tema di liturgia, ripreso proprio dall'Osservatore Romano. Eccone alcuni brani:
L'alto medioevo ci insegna che l'evoluzione del rito avviene stando dentro la storia
Storia del cristianesimo e liturgia; continuità e trasformazione nella liturgia; primi secoli fra tradizione e innovazione sono le tre tematiche che hanno attraversato e riassunto il convegno "Liturgie e culture tra l'età di Gregorio Magno e Leone III. Aspetti rituali, ecclesiologici e istituzionali" che si è svolto il 24 e 25 febbraio all'Università Europea di Roma. Pubblichiamo le conclusioni del vicedirettore del nostro giornale.

[...] Ma la liturgia è questione di vita o di morte per la Chiesa che, se non riesce a portarvi i fedeli e in modo che siano essi stessi a compierla, ha fallito il suo compito ed ha perso il suo diritto ad esistere.
[...]
Sarebbe importante una stagione nuova di entusiasmo e di sforzi da parte dei liturgisti convinti della bontà della riforma conciliare per comunicare meglio natura e senso della riforma stessa e allargare una cosciente e attiva partecipazione all'eucaristia e agli altri sacramenti. Spiegare la flessibilità già contenuta nel Messale romano approvato e l'importanza di una completa ricezione dell'ecclesiologia del Vaticano II e della Dei Verbum per sintonizzarsi seriamente con la liturgia della Chiesa. Nell'età della comunicazione multimediale e digitale l'afasia liturgica è un controsenso e una zavorra per la credibilità dell'annuncio cristiano.
[…]
La Chiesa ha bisogno ancora di tanti che si dedichino con passione alla liturgia e che sappiano mettere al centro della storia e del significato della vita la ricerca di Dio, come don Luigi Della Torre (1930-1996), un grande liturgista e pastore della diocesi del Papa. È stato uno di quei preti felici della propria vocazione e perciò liberi di spirito che meglio hanno tradotto in Italia la riforma liturgica conciliare in una nuova vita ecclesiale. Egli può suggerire un metodo e un percorso pastorale concreto. Era convinto che la liturgia proposta nella Sacrosanctum concilium fosse il catechismo per eccellenza di una buona vita cristiana perché la preghiera della Chiesa adegua la mente e il cuore dei fedeli alla Parola di Dio e spinge chi nel nostro tempo vi partecipa con sincerità, all'imitazione di Cristo.
Bene, un accenno al background di Don Luigi Della Torre, cui si riferisce Di Cicco:
“…soprattutto negli anni del dopoconcilio in cui era statu nascenti, il Cammino neocatecumenale attrasse esponenti di rilievo del rinnovamento liturgico e della cultura cattolica progressista. Fra questi simpatizzanti della prima ora vi fu don Luigi Della Torre, valente liturgista, parroco a Roma della chiesa della Natività in via Gallia, vicino al pensatore cattolico comunista Franco Rodano. La chiesa della Natività, col successivo parroco, ebbe rivoluzionata l´architettura del suo interno in conformità ai dettami di Kiko.”
Fonte: http://www.chiesa.espressonline.it/dettaglio.jsp?id=765
Non mi soffermo sui singoli brani riportati, che trovano risposta nelle riflessioni che seguono, ma non posso non estrarre il termine “afasia”, che mi ha colpito come uno schiaffo (nella trascrizione sopra l’ho contrassegnato in grassetto). Se si è costretti a constatare un’“afasia liturgica”, si ha la prova evidente che in quella liturgia manca una Presenza, quella della Parola Viva, che parla e crea contemporaneamente, cioè nostro Signore in Corpo Sangue Anima e Divinità, il vero Protagonista della celebrazione. E aggiungo una chiosa:

L'articolo è pieno di tante belle parole, alcune anche auspicabili; ma se la Liturgia Eucaristica scaturita dal Concilio Vaticano II (è poi così vero leggendo meglio la Sacrosanctum concilium?) è il più evidente frutto della 'nuova Pentecoste':
  • non ci sfiora nessun dubbio, visti i risultati?
  • è necessaria soltanto un'azione apologetica da parte dei liturgisti o non anche un recupero di sana dottrina negli insegnamenti rivolti ai fedeli e nelle loro espressioni cultuali?
  • se le fughe in avanti sono state minoritarie perché ancora si attendono nuove espressioni attraverso il “nuovo movimento liturgico”?
  • se la salus animarum sosteneva e spingeva il Consilium, può esser solo frutto della generale scristianizzazione il fatto che dal 1970 almeno il 50% dei praticanti ha lasciato la Chiesa nella pratica e nelle convinzioni?
  • è proprio così ininfluente il modo di porsi della preghiera ufficiale della Chiesa?
  • è proprio così ininfluente la ecclesiologia proposta, direi in maniera subliminale, dalla Liturgica Riforma?
  • Riforma? Non ci ricorda qualcosa?
Riporto la riflessione - risale al 2007, ma rimane attualissima - di un nostro interlocutore col quale siamo entrati in dialogo autentico e che ora è ‘fuori’ dal cammino nc:
“Perché nel cuore e nella mente della gente c'è questo bisogno di “platealità”, cioè rendere una Liturgia accattivante? La risposta, credo, sta nel fatto che il materialismo ha comunque talmente permeato la nostra vita, che si è perso completamente il senso del Mistero sacro. Non si va ad una Liturgia perché è un avvenimento che interessa i piani spirituali e che quindi ci proietta nell'Assemblea Celeste, ma ciò che conta è la forma; una forma che deve essere piacevole e può esserlo solo se il cerimoniale viene adattato ai nostri gusti.
Tanto per restare in tema-blog, è chiaro che le celebrazioni nell'ambito del CN incorporano molto di questo bisogno che l'uomo ha di adattare la Liturgia ai propri gusti, introducendo segni e modi di comportamento nuovi. Non voglio con questo alimentare nuove polemiche, ma mi sembra che anche il dire “riscopriamo le origini” sia come congelare l'azione del Signore nella storia appunto alle origini.
Infatti o consideriamo che il Signore interviene nella storia soprattutto attraverso la Liturgia e che pertanto è lo Spirito Santo a guidare i cambiamenti attraverso i secoli illuminando la Chiesa (intesa in questo caso necessariamente come Papa, Cardinali e Vescovi ed ai quali si deve obbedienza). Il resto è inventiva personale, forse anche buona ma siamo nel campo della discrezionalità del singolo individuo.”
Siamo stati sempre consapevoli, e lo abbiamo ripetutamente sostenuto, che proprio il clima conciliare ha favorito la proliferazione del cammino nc, mentre l'attuale cultura egemone modernista ne ha favorito un'approvazione a dir poco anomala. Un'anomalia che sta contribuendo non poco all'inquinamento della nostra Chiesa.

Prima del Concilio c'era una visione teocentrica della vita, della religione, del mondo. Dal Vaticano II, la visione è diventata antropocentrica. “Cosa serve all'uomo?”, al posto di che culto dare a Dio?” in cui c'è tutto ciò di cui ha bisogno l'uomo in Dio.

Stiamo parlando della Chiesa 'visibile', peraltro non di tutta. Diciamo che parliamo della Chiesa che ha preso in mano un potere che governa impropriamente con la 'pastorale', cioè con la prassi (distorta) anziché con una dottrina definitoria e in continuità con la Tradizione. Quella parte di Chiesa, che dobbiamo riconoscere nostro malgrado mutata, NON PUO' essere LA CHIESA, ma una sua contraffazione.

A questo punto non ho risposte, se non affidar tutto al Signore e custodire la Fede, cercando di diffonderla finché posso. Infatti non dò per scontato che la 'mutazione' di cui è stata oggetto la Chiesa, per il fatto che al momento appare vincente e maggioritaria, è la parte da cui stare. La Verità non sta nel consenso dei più e, solo scegliendo secondo coscienza, scegliamo secondo Verità. Se scegliessimo secondo la moda del tempo, lo faremmo a nostro rischio e pericolo... E’ per questo che, per quanto mi riguarda, ho rinunciato da un pezzo, e realisticamente, a riporre speranze in questa 'pastorale' apostata che ha potuto ritenere ammissibile quella che non è altro che una pseudo-rivelazione non apostolica. Non posso che prenderne atto; ma non potrò mai aderirvi né in coscienza né in spirito e verità...

E tuttavia a questo punto mi preme puntualizzare la sempre maggiore evidenza delle due (e forse più, purtroppo) anime riconoscibili nella Chiesa visibile del nostro tempo, nella quale è ormai difficile orientarsi e districarsi dal garbuglio di innovazioni e mistificazioni spacciate per spirito conciliare, che la cultura egemone sta continuando a tessere e portare avanti, tentando di delegittimare qualunque voce cerchi di 'mostrare' le Verità cattoliche senza travestimenti né modernisti né da cosiddetta 'nuova pentecoste'.

E mi preme anche sottolineare come queste diverse anime si siano di fatto alleate coniando la vulgata di un tanto fantomatico quanto improbabile “protestantesimo Tradizionalista” ponendosi come “conservatori”... del Concilio! Infatti i conservatori di oggi sono coloro che intendono conservare il cosiddetto spirito del concilio facendo di esso - che ha messo in un angolo i Dogmi assoggettandoli ad una assurda evoluzione - un intoccabile nuovo "superdogma"...

Osservo che il termine “conservatore" non si addice alla Tradizione, che 'conserva' nel senso che 'custodisce', il "Depositum Fidei" Apostolico; ma nello stesso tempo non conserva alcun tipo di fissismo, che non le si addice in quanto essa è VIVA nel senso, insegnato da mons. Gherardini, della “continuità evolutiva”, che esclude tutti quei criteri immanentistici che si sono imposti, dall’Illuminismo ad oggi, sia alla filosofia che alla teologia. Gli Apostoli ci hanno lasciato quanto da Cristo avevano ricevuto ratione ecclesiae, non i carismi personali ma le verità riguardanti la Fede e la Chiesa. So di averlo già detto, ma repetita iuvant.

I Padri la chiamano Traditio Dominica o Traditio Apostolica “lo Spirito Santo vi ricorderà tutte le cose che vi ho insegnato io” (Gv 14, 26). L’insufflatio dello Spirito [Presente nella Chiesa: dove c'è il Figlio, c'è anche il Padre e lo Spirito Santo] non ha per oggetto una o più, ma “quaecumque dixero vobis”: tutte le cose, acquisizioni sempre più approfondite, nova et vetera (Gv 16,13).

8 commenti:

jonathan ha detto...

E quello sarebbe il 'giornale del Papa'? Andiamo bene! C'è da sperare che siano più numerosi, come immagino, i lettori di questo blog che di quel giornale.

Se invece di osservare il loro untuoso ombellico, fossero davvero attenti ai segni dei tempi, si accorgerebbero, quasti osservatori romani, che lo spirito del concilio sta implodendo sui suoi fallimenti clamorosi. E che il popolo di Dio, del quale tanto sembrano preoccuparsi, non ha alcun bisogno di 'celebrare' liturgie suadenti e di estetiche multicolor. Di innovazioni (ancora?) e di fantasie varie. Cosa ancora deve accadere perché se ne convincano?

mic ha detto...

purtroppo il "giornale del Papa", conformemente del resto a quello dei vescovi: "Avvenire", non è nuovo a performances del genere!

Viator ha detto...

Così condensa il suo commento il moderatore di MiL, Enrico:

Disprezzo per le "pie devozioni"; Concilio Vaticano come nuova Pentecoste (e naturalmente più importante per il nostro tempo di Nicea o Calcedonia); tradizionalismo come "nostalgia del passato" e "ritualità priva di anima", che ostacola "l'impegno per la giustizia e per la pace; "preghiera liturgica partecipata attivamente da tutte le componenti del popolo di Dio" che "ha precedenza sulle devozioni"; popolo di Dio da educare 'a celebrare'; orrore per il fatto che talvolta si effettuino confessioni durante la celebrazione eucaristica; "Chiesa diventata più sensibile al dialogo per la ricomposizione di tutti i credenti in Cristo, in ascolto di ogni esperienza religiosa che cerca Dio nei modi più disparati, attenta ai diritti dell'uomo, alla libertà religiosa". Eccetera.
L'articolo che segue è un condensato dei più triti, dei più vieti luoghi comuni, che perfino un progressista con un minimo di amor proprio si vergognerebbe di propinare così acriticamente. La prosa che leggerete sembra presa da un manualetto delle Paoline edito negli anni Settanta. E invece, è il vicedirettore dell'Osservatore romano, in questo 2011 cominciato sotto cattivi auspici, che ci propina così tante scempiaggini, con ogni probabilità commissionate dagli "editori" in Segreteria di Stato.

Anonimo ha detto...

per fortuna l'OR non ha tanti lettori, anzi è in profonda crisi

mic ha detto...

Mi risulta che il convegno, che doveva essere unicamente di studio e approfondimento su "Liturgie e culture tra l'età di Gregorio Magno e Leone III. Aspetti rituali, ecclesiologici e istituzionali", si è trasformato, grazie anche alla presenza di relatori come Sodi, in un panegirico della "piena applicazione del concilio"...
In ogni caso lo stesso giornale del Papa, che ha dato spazio a questa enfasi, non ha degnato di commenti il convegno sul Vaticano II (aspetti teologico - filosofico - pastorali) organizzato a dicembre scorso dai Francescani dell'Immacolata.

Anonimo ha detto...

Perchè considerate il concilio causa della crisi?
E' l'uomo e la società che sono cambiati, la gente è più esigente e meno facile da convincere. Non bastano più le devozioni, il rosario e le indulgenze per sentirsi a posto.

La Chiesa si è adeguata e provvede voi rimanete pure ingessati nella tradizione

Alessio ha detto...

Non mi è facile dare il mio contributo. Eviterò alcuni argomenti.

iniziando, il termine afasia suona male a sentirlo, leggendo poi il significato sul vocabolario sono quasi svenuto...
Sinceramente se non sai cosa ci stai facendo (o meglio a cosa stai assistendo e poi partcipando, ripeto poi), è chiaro che poi "non trasmette".

E qui vorrei commenate la frase clou:

"Ma la liturgia è questione di vita o di morte per la Chiesa che, se non riesce a portarvi i fedeli e in modo che siano essi stessi a compierla, ha fallito il suo compito ed ha perso il suo diritto ad esistere."

La liturgia è questione di vita o di morte per il CRISTIANO! E una Chiesa che adegua la sua liturgia per "attrarre" fedeli finirà semplicemente per avere inizialmente gli edifici pieni, ma di gente che poi non SA COSA FARCI; e quando tu non sai cosa ci stai a fare in un posto, prima o poi te ne vai e diventi ateo.

Liturgia in continua evoluzione? perchè no, se va nella direzione della perfezione divina. Decisamente no, se va nella direzione della imperfezione umana.

Ma attenzione a disdegnare l'assiduità alla litugia, di qualunque ambiente si stia parlando. evidentemente è possibile trovarvi Cristo anche lì.
(e con questo chiudo per questo tread, altrimenti è zuffa ;) )

Al.

mic ha detto...

rispondo all'ultimo Anonimo.

Non mi sembra che si sostenga che la crisi che sta attraversando la Chiesa dipenda dal Concilio. Troppi fattori vi concorrono, molti dei quali già presenti da secoli e polarizzatisi nell'illuminismo.
Certo, il concilio è stato il "cavallo di Troia" di molti inquinamenti, per effetto delle sue ambiguità e per una 'pastorale' innovativa che non ha adeguato e rinnovato ciò che era da rinnovare, ma ha arbitrariamente rifondato, partendo da criteri antropocentrici; il che è ampiamente dimostrato in queste pagine.

Quanto all'affermazione del 'cambiamento' dell'uomo, io sono convinta che non sia esatta. Sono cambiate molte abitudini, la tecnologia ha introdotto innegabili progressi materiali e nuove frontiere di esperienza; ma non mi sembra che siano cambiate le "domande fondamentali" e le esigenze, i bisogni più intimi e profondi dell'uomo o che ad essi sia stata data una risposta.
Le domande dell'uomo forse oggi restano sommerse dal bombardamento mediatico cui è sottoposto e affiorano spesso nell'angoscia e nella violenza incontrollate, frutto del nichilismo che è l'estrema conseguenza della negazione di Dio o del fanatismo, che è la conseguenza del dare ascolto a risposte sbagliate, che portano "altrove".

Ma la risposta noi l'abbiamo trovata nella Rivelazione che ci introduce al rapporto con una Persona, Gesù Signore nella sua Chiesa, nella quale non viviamo una tradizione 'ingessata', come lei sostiene. L'autentica Tradizione è vivente, nel senso di una evoluzione non disancorata dalle Radici, perché vivo è il Signore Risorto di cui è portatrice.

Concludo con recenti parole di Mons. Gherardini nel suo ultimo libro: "Se vuoi conoscere la Chiesa non ignorare la Tradizione. Se ignori la Tradizione, non parlare mai della Chiesa."