sabato 26 marzo 2011

Corrispondenza-confronto tra p. Giovanni Cavalcoli e P. Serafino Lanzetta sul Vaticano II

Il dibattito si è aperto il 13 gennaio 2011 con una Lettera aperta - da parte di Padre Giovanni Cavalcoli, OP a Padre Serafino M. Lanzetta, FI - che esprime riserve di ordine teologico in ordine alle questioni sviluppate dal convegno organizzato dai Francescani dell'Immacolata sul Concilio Vaticano II.

Padre Lanzetta risponde il 16 gennaio, con una Lettera aperta ricordando che le difficoltà sono riconducibili al modo di intendere il concetto di infallibilità del magistero e quindi all'esercizio magisteriale del Vaticano II, inteso come unicum e declinato nei suoi 16 documenti.

Il dibattito prosegue con altri scritti. Ho ritenuto, quindi, opportuno raccogliere i testi in un unico documento per comodità di consultazione, trattandosi di un'occasione importante per l'allargamento della discussione, che non mancherà di portare i suoi frutti. È bene che si continui a parlarne, ma soprattutto che se ne traggano piste di riflessione e di approfondimento.

E' proprio per questo che, nel registrare questo interessante confronto che ci introduce nel cuore dei problemi sul tappeto, mi permetto di inserire alcune chiose nell'intento di contribuire ad alimentare il dibattito anche qui sul blog perché si allarghino gli orizzonti della discussione e si faccia strada la consapevolezza delle ragioni, spesso negate, dell'attuale crisi nella nostra Chiesa.

Nel corso dei secoli molte sono state le insidie da affrontare per custodire e trasmettere il Depositum fidei apostolico, arricchito degli approfondimenti della Fede viva della nutrita schiera dei Padri e dei Santi e spesso proprio anche dal confutare e rigettare le eresie di volta in volta emergenti. Assistiamo quindi alla contrapposizione tra la fede della Chiesa e le varie eresie di ogni tempo. "Dopo il Vaticano II, però, -scrive P. Lanzetta- si assiste a qualcosa di nuovo: è la stessa Chiesa ad essere colpita da una profonda crisi. Una crisi d’identità. È nel suo interno che si mettono in discussione i dogmi: o li si vuole superare in nome di un meta-dogmatismo o – ciò che sembra abbia prevalso – li si vuole arrestare ad ogni costo al Vaticano I, per dare una svolta nuova all’Assise ultima: quella della conciliarità. Che presto diventa neo-conciliarismo."

Emerge chiaramente che p. Cavalcoli fa parte di quella schiera di teologi che manifestano la precisa volontà di riscattare il Concilio sia dai modernisti che dai tradizionalisti. Ciò rischia tuttavia di partire da una assolutistica presunzione di infallibilità del concilio, ritenendo le novità dottrinali già di per sé un avanzamento della Tradizione; per cui diviene necessario collocarsi oggi dopo di esse per riconoscere la Tradizione nel suo stadio avanzato in ragione del Concilio. E così la verifica delle innovazioni, ritenute infallibili, appare inutile o la si nega nel timore che risulti pregiudicata la bontà del Concilio. In sostanza non si vuol tener conto della peculiarità del Vaticano II, ovvero della sua natura, del suo fine e del diverso livello dei suoi documenti, e così si dogmatizzano tutti i suoi insegnamenti.

Ma, come sostiene p. Lanzetta, l’infallibilità si rivela solo nel magistero obbligante tutta la Chiesa, che richiede un atto di fede teologale, in ragione appunto della irreformabilità della dottrina. Per le altre dottrine bisogna tener conto dello spirito (della natura e del fine) del Concilio, e vedere in unità la materia trattata e il modo di esprimersi. Sembra fuori luogo attribuire sic et simpliciter la definizione di infallibile alle diverse dottrine/insegnamenti del Concilio. Il magistero ordinario perché autentico però rimane vincolante e richiede l’ossequio dell’intelletto e della volontà, pur essendo soggetto ad eventuali revisioni con l’ausilio della teologia, in ragione di una comprensione accresciuta dei dati.

Inoltre, sempre secondo P. Lanzetta, "non sono le innovazioni che, in quanto tali, fanno avanzare la Tradizione. È piuttosto la Tradizione, che progredendo in ragione del nuovo, in uno sviluppo omogeneo, dà alle cose nuove lo statuto teologico di dottrine o di insegnamenti, in ragione di quanto detto poc’anzi in riferimento al magistero, statuto che può ascendere fino al grado ultimo di irreformabilità. È la Tradizione ovvero la Chiesa-mistero, che accoglie le innovazioni ma al contempo le precede nel suo esserci già, a livello ontologico e cronologico. Questo può apparire un pensiero fissista, ma è quanto dire: c’è prima la Chiesa e poi la sua comprensione, prima Dio e poi l’uomo. Non è per il fatto che siamo di fronte ad un assise conciliare insegnante in modo solenne che avanza necessariamente la Tradizione."

6 commenti:

Cerco un cattolico ha detto...

cerco di capire perchè nella chiesa succedono cose come l'ultima iniziativa che riprende il nome ebraico di "cortile dei gentili" per dialogare col mondo e con gli esponenti della cultura laica e secolarizzata, che a mio parere, distoglie risorse ed energie ad un vero Annuncio. La conseguenza è la permanenza nel relativismo etico e dottrinale.

Non mi pare che S. Paolo, quando ha dialogato con coloro che sull'Aeropago avevano eretto la statua al "Dio ignoto", abbia cercato il dialogo fine a se stesso o addirittura accattivante, ma abbia invece approfittato per annunciare Cristo. Che poi siano stati in pochi ad accoglierlo è un altro discorso...

Forse questo non è un OT perchè credo che l'aria che tira nasca proprio dal concilio di cui si parla qui

jonathan ha detto...

Si discute ancora sulle premesse, ossia definire i contorni di fallibilità del concilio per essere legittimati a intervenire e correggere. E mi sembra che si stia fermi sulle due posizioni qui proposte, di fatto inconciliabili. Il punto di vista di Cavalcoli consentirebbe però di fare un passo avanti, superando le premesse. ‘riscattare il Concilio sia dai modernisti che dai tradizionalisti’ non è forse il modo più equilibrato e salutare di declinare l’ormai archiviata, a quanto pare, ermeneutica della continuità? Ritenere ‘le novità dottrinali già di per sé un avanzamento della Tradizione’ non vanifica a mio parere ‘la verifica delle innovazioni’, ma può essere un punto di partenza ragionevole e necessario per poter fare un passo avanti e identificare, proprio rispetto a quelle novità, le distorsioni e gli abusi partoriti. Questo non significherebbe dommatizzare il concilio, ma solo andare avanti, con e oltre il concilio.

mic ha detto...

‘riscattare il Concilio sia dai modernisti che dai tradizionalisti’ non è forse il modo più equilibrato e salutare di declinare l’ormai archiviata, a quanto pare, ermeneutica della continuità?

il problema, mi sembra, è come Cavalcoli intende riscattare il Concilio sia dai modernisti che dai tradizionalisti, perché lo fa affermandone l'infallibilità e quindi la indiscutibilità.
Questo significa che tutte le innovazioni, anche quelle patentemente non in continuità andrebbero accettate in quanto ritenute già di per sé - e quindi senza necessità di sottoporle a verifica - un avanzamento della Tradizione. Forse è ciò che spiega l'ermeneutica della continuità affermata e non dimostrata dal Papa. In questa ottica si pone "Il discorso mancato" di Mons. Gherardini.

Stiamo constatando, da parte non solo dei novatori ma anche del Trono più alto, il 'rifiuto' della verifica in ragione di una assurda super-dogmaticità di fatto attribuita al Vaticano II, mitizzato come evento e come "nuovo inizio", e non visto come insieme di documenti, ai quali non può essere attribuito lo stesso livello di infallibilità, sia per le materie trattate che per i modi non dogmatici di trattarle.
Ciò determina un'adesione qualitativamente articolata; ma questo sono in pochi a volerlo riconoscere, soprattutto tra coloro che attuano la mitica 'pastorale', ed è proprio questo che crea il mare magnum di problemi nei quali siamo immersi.

mic ha detto...

Mi scrive P. Serafino:

...Veda sul sito Riscossa Cristiana il recente e brillante articolo di Gherardini sul magistero ecclesiastico e la riposta solita di Calvacoli.

Metto il link ai titoli per chi ha interesse ad approfondire

stettino ha detto...

Ho avuto anche io uno scambio epistolare con p. cavalcoli, egli accusa il suo confratello Schillebeecx di essere eretico (giustamente) ma lui non si distacca poi così tanto dalla linea dei domenicani progressisti.
Quando si nega il principio di identità si entra nel relativismo e nelle contro filosofie idealistiche ecc.
Dogmatico=dogmatico, pastorale=pastorale principio di identità base di ogni ragionamento logico corretto dogmatico=pastorale negazione del principio di identità inizio dell' idealismo e del relativismo cartesiano in poi.

mic ha detto...

anch'io, Stettino, ho interrotto la mia corrispondenza, perché Cavalcoli è irriducibilmente fermo sulle sue posizioni e non è possibile dialogare.

Condivido la tua visione dei principi...